Ci scrive Miranda, una nostra lettrice, segnalandoci e consigliando agli amici del sito una località appena visitata da con il marito a bordo del loro camper. In occasione del recente ponte dal 25 al 27 aprile, quale appartenente ad un camper club provincia di Venezia con mio marito abbiamo organizzato una visita ad Aiello del Friuli il paese delle Meridiane, Gemona con visita alla Latteria Turnaria di Campolessi e poi visita al Mulino Cocconi, località Ospedaletto di Gemona, Borgo Molino e a Pesariis il paese degli orologi.
Vi prego di pubblicizzare queste zone perché sono molto belle e interessanti da visitare. Vi segnalo che ad Aiello del Friuli, l’associazione Navarca il cui Presidente sig. Pantanali Aurelio che si può contattare all’indirizzo pantanaliaurelio@libero.it ci ha fatto da guida, presiederà alla premiazione della meridiana più bella in occasione della festa delle meridiane che si terrà la prima domenica di giugno.
Per chi volesse partecipare a questa festa può parcheggiare presso i nuovi campi sportivi situati tra Joannis ed Aiello. Come riferimento serra Bearzot e segnaletica Protezione Civile. Il parcheggio è tranquillo. Per Gemona del Friuli l’area di sosta è in piazzale Monai. Per le visite sia alla latteria che al mulino si può contattare la sig.ra Etelca al seguente indirizzo info@ecomuseodelleacque.it, mentre per Pesariis, parcheggio c/o il campo sportivo prima di entrare in paese sulla sx c’è l’indicazione campi sportivi, si può contattare la Sig.ra Annalisa al seguente indirizzo info@prolocovalpesarina.it.
Alcune foto (clicca su una della galleria per ingrandire)
VISITARE AIELLO
Visitare Aiello significa fare un itinerario insolito e curioso per scoprire ed ammirare le meridiane che vi sono presenti. Sono antichi orologi solari che hanno scandito il tempo dei nostri antenati e che tutt’ora segnano il nostro, parlano all’uomo moderno ricordandogli di vivere intensamente ogni attimo della propria esistenza. Lungo il percorso si possono ammirare tante meridiane, una diversa dall’altra, ognuna con le proprie caratteristiche, particolarità e motto scelto dal proprietario.
Da ciò ne deriva che le meridiane possono rappresentare anche uno specchio nel quale si riflette il ricco patrimonio culturale di un popolo, una particolare finestra sul mondo rurale, sulle tradizioni, sulla religiosità, sul nostro passato e perfino sul nostro futuro. Incontriamo il sig. Aurelio all’ingresso del cortile della Civiltà Contadina del Friuli Imperiale. Qui si possono vedere le meridiane ad ore antiche dette anche ineguali perché la durata si differenziava dall’alba al tramonto dall’estate all’inverno.
Ad ore canoniche adottate dai frati Benedettini nel VII-VIII secolo per l’esigenza di dividere il giorno in momenti precisi in cui dedicarsi alla preghiera Le meridiane ad ore islamiche che indicano l’istante in cui il fedele deve recitare le preghiere e sono: all’alba, nell’istante subito dopo il mezzogiorno, a metà pomeriggio, al tramonto e all’inizio della notte. Le babiloniche un sistema orario formato da 24 intervalli uguali e costanti durante l’anno. Le italiche o ore del tramonto e come riferimento hanno il tramonto del sole .D’oltralpe che fu imposta dall’impero d’Austria dopo il trattato di Campoformido.
Camminando per il centro si ammirano meridiane a riflessione disegnate su pareti in ombra. I raggi del sole si riflettono in uno specchietto opportunamente posizionato e orientato che produce sul quadrante una piccola macchia di luce. La sfera armillare formata da anelli metallici graduati che costituiscono alcune parti di antichi strumenti astronomici e consentono di osservare il moto dei pianeti oppure di leggere l’ora solare e tante altre.
Terminata la visita ad Aiello e le sue meridiane ci si sposta alla volta di Gemona del Friuli.
Sabato 26 aprile giornata favorevole per la biciclettata programmata per le due visite. Alle 9 appuntamento con la signora Etelca , anche lei in bicicletta, che ci accompagna alla latteria turnaria di Campolessi per assistere alla lavorazione del latte. Prima di entrare ci racconta qualcosa suqueste latterie. Questa tradizione un tempo era diffusa in tutto il Friuli. Si gestiva il latte in modo economico e facile. Un’usanza antica di mettere insieme il latte di più famiglie e caseificare collettivamente. In queste latterie il socio manteneva la proprietà del prodotto finale e lo commercializzava in proprio..
La settimana era scandita attribuendo ciascuna giornata di lavorazione a un determinato socio in funzione della quantità di latte conferita, chi portava più latte aveva diritto a più di una giornata di lavorazione. Le forme una volta asciugate venivano ritirate dal socio che provvedeva a stagionarle c/o la propria struttura e poi alla commercializzazione. Con l’andar del tempo si è avviato il processo di trasformazione da latteria turnaria a latteria sociale. Il socio invece di ritirare il prodotto di sua pertinenza riceveva un compenso in denaro proporzionale al latte conferito o al prodotto lasciato al casaro per la commercializzazione.
Il sistema basato sul cooperativismo subì un progressivo abbandono dal dopoguerra e con il terremoto del 1976 la ricostruzione delle strutture stesse ha portato alla chiusura di molte latterie e al concentramento degli allevamenti. La latteria di Campolessi mantiene la lavorazione turnaria. Dal 1908 questa latteria ancora oggi produce ottimi formaggi.
Il suo formaggio, visto il modello di turnazione dei soci, la lavorazione a latte crudo e il rigido protocollo di produzione che bandisce qualsiasi alimento non adatto all’alimentazione bovina, è nuovo presidio slow food grazie alla valorizzazione e sostegno esercitata dall’ecomuseo delle acque.
Terminata la visita alla latteria si riprendono le biciclette e si pedala fino al Mulino Cocconi in località Ospedaletto di Gemona Borgo Molino. Qui ci accoglie il direttore del museo sig. Maurizio che ci spiega il territorio circostante e la sua formazione. Il territorio denominato Campo di Osoppo – Gemona è una piana collocata al centro del Friuli e delimitata dai rilievi prealpini e dalle alture dell’Anfiteatro morenico.
È una pianura in buono stato di conservazione, caratterizzata da un insieme di ambienti naturali di notevole valore ecologico.
La zona rappresenta la testimonianza diretta di eventi geologici importanti, derivando dal riempimento di un enorme lago, profondo fino a un centinaio di metri, formatosi con il ritiro del ghiacciaio del Tagliamento avvenuto circa 10.000 anni fa. L’antica massa lacustre non è scomparsa del tutto Infatti ha lasciato segni della sua presenza rintracciabili osservando i vari fenomeni naturali che hanno avuto origine dal suo riempimento.
Il lago vive ancora sotto forma di una falda freatica che si estende a pochi metri di profondità, il cui deflusso in parte bloccato per la presenza di depositi morenici poco permeabili, da origine all’affioramento delle acque in un articolato sistema di risorgive. Dopo la presentazione del territorio, ricco di acqua, il sig. Maurizio ci parla un po’ del mulino. La struttura ha origini antichissime,.
Già nel 1431 funzionava in località Borgo Molino un mulino con sega di proprietà di de Brugnis ( altri 8 mulini si contavano nella zona alimentata dalle acque del Tagliamento).
La famiglia Cocconi divenne proprietaria fin dall’inizio del secolo XIX. Dopo il terremoto del 1976 il mulino fu ricostruito tenendo conto del suo aspetto originario, semplice ed austero. Al pianoterra, sede del museo, si localizza il mulino idraulico utilizzato per la macinazione dei cereali e granaglie. Delle originali tre macine in pietra ne rimane una sola (funzionante fino al 1973) assieme ad un mulino a cilindri in ghisa risalente alla fine dell’800.
Vi è conservato un campionario di strumenti, oggetti, reperti utilizzati un tempo nell’industria molitoria.
Il Mulino è sede di un centro didattico ambientale per tutti coloro che si interessano e si occupano di tematiche ambientali. È sede anche di un centro di documentazione sulle acque che si occupa sul recupero del valore della natura, dell’ambiente, del paesaggio e del valore della memoria, legati all’acqua. Durante la visita la sig.ra Etelca ci offre del pan di sorc, un pane a base di una miscela di farine di mais cinquantino (il sorc in lingua friulana), segale, frumento e fichi secchi. La cottura avveniva nei forni comuni dei paesi o presso i forni delle famiglie più abbienti.
I cereali erano coltivati in loco: segale, frumento tenero e tanto mais, una varietà di tipologie e di colori, in gran parte accomunati da una caratteristica: svilupparsi e maturare in un lasso di tempo breve circa di 50 giorni e per questo detti “cinquantini”.
Inutile dire che è stato molto apprezzato. Ritorno ai camper e pranzo. Pomeriggio dedicato alla visita di Gemona con audio guida. Mentre gli amici girovagavano per il centro, la sottoscritta si è rifugiata nel museo della memoria a visionare il filmato sul terremoto del 76. Le immagini di un territorio dopo una tale devastazione sono impressionanti. Paesi distrutti , persone che hanno perso tutto in pochi attimi, familiari, amici, case, arte, tutto perduto per un capriccio della natura.
Mi ha colpita molto sentire il rumore della scossa registrato per caso da un ragazzo che aveva lasciato aperto il microfono. Urla, oggetti che cadono e il terrore nel pianto dei bambini poi il silenzio e……….la devastazione. Rientrati ai camper ci siamo trasferiti a Pesariis
Domenica 27 aprile ritrovo con la sig.ra Annalisa davanti al Museo degli Oorologi, Questo museo è una delle poche realtà del genere in Italia. Gli orologi qui conservati assumono notevole importanza anche per la valorizzazione della cultura locale.
Il percorso espositivo del museo presenta un centinaio di esemplari, di varie epoche e provenienze, quasi tutti di proprietà di Prato Carnico. Ci sono reperti rarissimi risalenti al 600 per giungere ai moderni orologi .Si osservano orologi da parete, da torre, a lettura diretta, timbratori. Una buona parte di questi orologi riporta il marchio fratelli Solari di Prato Carnico.
Già ne sec XVII Pesariis era un centro artigianale. L’arte fabbrile già diffusa e pregiata costituiva il presupposto fondamentale per l’evolversi della meccanica finalizzata alla lavorazione degli orologi. Orologi a pendolo venivano fabbricati dalle famiglie che forse avevano imparato l’arte durante i periodi di migrazione in Germania e in Boemia. Nel 1725 inizia l’attività dei Fratelli Solari e nella metà del 700 i Solari si imposero sul mercato grazie alla loro capacità imprenditoriale.
La visita prosegue tra le stradine del Borgo. Il precorso all’aperto dell’orologeria monumentale integra e completa il Museo dell’Orologeria Pesarina con un itinerario espositivo di orologi studiati e progettati per rappresentare in varie forme artistiche il trascorrere e la misurazione del tempo.
Orologi ad acqua, meridiane, carillon, orologi astronomici calendari e stellari arricchiscono il centro storico di Pesariis, che conserva le sue vie in ciottolato e pregevoli edifici, esempi tipici ma ormai rari della classica architettura carnica del 1500-600, tra questi la casa Bruseschi una delle famiglie più antiche e importanti del paese carnico.
L’edificio è a schiera su tre paini e i suoi arredi evocano le vicende umane e le consuetudini della famiglia Pesarina, permettendo al visitatore di comprendere come fosse organizzata la vita domestica in Carnia in un contesto padronale ma pur sempre legato al mondo agricolo.
All’interno si ammirano manoscritti, utensili da cucina ,mobili finemente lavorati e i tessuti. Al piano terra la cucina rappresentava il centro dell’attività familiare dove c’è il fogolar (focolare), di rilievo la pania o madia del 1400 e l’acquaio in pietra sopra il quale c’è una piattaia in legno scolpito con un motivo a serpente che fungeva anche da secchiaio.
La scala che porta al primo piano ha esempi di iconografia sacra raffiguranti san Benedetto, santo al quale era devota la famiglia Bruseschi.
Al primo piano lo studio di Giovanni Bruseschi di professione avvocato. Sul tavolo sono posati fascicoli di cause, estimi e registri della minuta contabilità. Poi la stanza da letto con un inginocchiatoio a dimostrare la devozione della famiglia.
Spero aver fatto cosa gradita inviandovi queste informazioni porgo cordiali saluti Miranda
Miranda e Francesco
















