“Un paragone possibile tra Matisse e Caravaggio possiamo trovarlo nella loro maniera espressiva. Matisse è il fondatore dei Fauves, che in italiano traduciamo in belve, quindi in ribelli. Caravaggio era un vero ribelle, lo era contro il classicismo, contro il manierismo, lo era in favore di una pittura completamente diversa, nuova. La pittura della realtà, ma anche dell’immaginario che, attraverso il realismo diventa fattivo, diventa credibile”.
Con queste parole Alberto Bertuzzi, storico dell’arte e curatore, insieme al professor Francesco Gallo Mazzeo, della mostra “Caravaggio e i Maestri della Luce”, ha trovato un collegamento tra gli artisti Henri Matisse e Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, in occasione della conferenza stampa di presentazione delle mostre in programma nei prossimi giorni al Museo della Fanteria e dell’Esercito italiano a Roma.
In ordine cronologico, ad aprire sabato 28 febbraio al pubblico, è stata la mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”. La rassegna, che conta 114 opere ed illustra il lungo periodo artistico del pittore francese maestro del Fauvismo, è divisa in quattro sezioni e intende porre l’attenzione sull’ultimo periodo di Matisse, forse il più florido ed originale della carriera dell’artista. Così la curatrice dell’esposizione Vittoria Mainoldi: “Il visitatore troverà una mostra che disvela un lato meno conosciuto della produzione di Matisse, il padre del fauvismo, ma è stato un artista che in età matura, a oltre 70 anni, ha avuto una nuova giovinezza, un periodo di enorme creatività che trova espressione attraverso i papier découpé. Questa mostra ripercorre esattamente questo ultimo periodo della carriera di Matisse che, dal mio punto di vista, è creativo se non di più rispetto al primo Matisse e questo è abbastanza un unicum, in realtà, nella storia dell’arte. Matisse, a causa di un tumore che lor rende infermo costretto su una sedia a rotelle, inizia una nuova parentesi, una parentesi che da un lato potrebbe sembrare forzosa, cioè non posso più dipingere, non posso più stare in piedi, devo trovare dei mezzi per esprimermi diversi. Ma in realtà è la sintesi del suo percorso artistico vero e proprio. Matisse non abbandona il colore, non abbandona il disegno, semplicemente trova un altro mezzo per esprimerlo, le forbici. Inizia a dipingere grandi fogli di carta a guazzo, quindi dando un fondo di pigmento bianco e a ritagliare queste enormi superfici colorate e ricomporre forme. Questo ultimo periodo di Matisse culminerà in una di quelle che è forse tra le opere più famose della storia dell’arte del Novecento e sicuramente il libro d’artista più famoso della storia in assoluto: Jazz, di cui noi qui presentiamo la serie completa, e che porterà appunto questa tecnica dei papier découpé alla sua massima espressione”.

Il 7 marzo, invece, l’apertura al pubblico, sempre al Museo della Fanteria, della mostra “Caravaggio e i Maestri della luce”. 23 le opere che consentiranno al visitatore, in un percorso diviso in sei aree tematiche, di immergersi nel mondo straordinario del caravaggismo, esplorando l’influenza del Caravaggio su un’intera generazione di artisti. Queste le dichiarazioni in conferenza stampa dei due curatori.: Alberto Bertuzzi: “Caravaggio ha nella luce non solo il suo leitmotiv, ma la punta forte della sua pittura. Ci sono delle grandi personalità che interpretano la luce e che interpretano altri aspetti della sua poetica. L’aspetto, per esempio, religioso. Ci si meraviglia che un uomo così violento abbia potuto esprimere una religiosità così intima, profonda, umana. Conosciamo nella storia dell’arte le grandi botteghe degli artisti. Giotto che impara alla bottega di Cimabue e Leonardo alla bottega del Verrocchio, per citare degli esempi che noi tutti conosciamo. Ma Caravaggio non ha certamente una bottega, è un solitario. Quelli che noi chiamiamo i caravaggeschi sono coloro che, o sono i suoi seguaci, oppure i suoi amici che ammirano la sua pittura e vengono coinvolti dalla sua poetica. E poi ci sono gli imitatori. Noi in questa mostra abbiamo deciso di esporre i caravaggeschi”.
Francesco Gallo Mazzeo: “Il Caravaggismo è l’incipit della modernità, modernità anche nel modo di lavorare. Il caravaggismo moltiplica le fonti della luce in modo che ci fosse una innaturalezza totale. E la modernità è questo. È il passaggio dal visibile, che io vedo e riproduco, a un invisibile che non c’è. Caravaggio stravolse le grandiose leggi della rappresentazione e aveva inaugurato non rappresentazione nuova, ma una presentazione. Quello che appare di Caravaggio è la presentazione di qualche cosa che esiste”.









