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Food Social Impact: l’evento organizzato dal Gruppo Food

Impatto ambientale, qualità dei prodotti alimentari e condizioni socio-economiche: in ambito sostenibilità i punti discussi da esperti di retail e industria

admin by admin
09-Ott-2025
in News, Turismo
Food Social Impact: l’evento organizzato dal Gruppo Food

Franca D. Scotti

Alla domanda su quanto sia praticabile per il settore agroalimentare ridurre la propria impronta ambientale nei prossimi cinque anni, emerge una valutazione positiva espressa da oltre l’84% dei rispondenti. Mitigare gli effetti negativi generati lungo la filiera italiana è una delle sfide che il comparto è chiamato ad affrontare. E, anche se il percorso sarà lungo e articolato, tra gli stessi addetti ai lavori aleggia una nota di ottimismo. 

È questo quanto viene sottolineato da un sondaggio svolto dal Gruppo Food sulla sua business community – formata da 18.500 imprese appartenenti all’industria alimentare e GDO ottenendo risposte da un campione rappresentativo del settore. 

I risultati sono stati presentati nel corso del Food Social Impact, evento annuale organizzato dal Gruppo Food, dal titolo “True food cost accounting: misurare l’impatto per governare il cambiamento nella filiera agroalimentare”. 

Per l’occasione è stato presentato in anteprima l’Indice di Impatto Socio-ambientale della Filiera Agroalimentare (ISFA), condotto da Up2You, società benefit e B Corp che crea soluzioni e percorsi personalizzati per rendere la sostenibilità un vantaggio competitivo per le aziende, e commissionato da Gruppo Food. L’ISFA è il primo indicatore per la misurazione e valorizzazione sistematica dei costi nascosti dei prodotti alimentari, non evidenziati dalla contabilità tradizionale. Fornisce informazioni complete e chiare per supportare l‘efficientamento e la transizione verso catene del valore più resilienti, eque e salutari per persone e biodiversità.

Affrontando a 360 gradi i temi della sostenibilità, BNL BNP Paribas ha illustrato il ruolo della finanza per accelerare il cambiamento verso modelli di sviluppo responsabili, mentre SIG ha sottolineato l’evoluzione del packaging e Geoside ha evidenziato le opportunità offerte dalla transizione energetica. 

Il Gruppo Food ha deciso di indagare il sentiment della sua ampia business community su 3 aspetti che confluiscono nel concetto di “sostenibilità”: ambiente, nutrizione e condizioni socio – economiche.

Esaminando nello specifico il contesto prettamente ecologico, sono il consumo di energia (53%) e quello dell’acqua (42%) ad emergere come i fattori ambientali che hanno maggior impatto ma non vengono inclusi nei prezzi reali. Emissioni di gas serra (35%) e gestione dei rifiuti (27%) seguono, mentre l’uso del suolo è considerato marginale (7%). 

La responsabilità del comparto agroalimentare si traduce anche nella qualità nutrizionale dei suoi prodotti – un tratto distintivo ed elemento di riconoscibilità a livello internazionale per il Made in Italy.

E, secondo gli esperti, la “vera qualità” si costruisce a monte della filiera, più che nelle fasi finali come suggerito dai dati. Infatti, produzione agricola/allevamento (78%) e trasformazione industriale (56%) sono viste come leve principali mentre distribuzione e consumo sono ritenute meno incisive (<5%). 

Investigato anche il costo sanitario derivante dalle malattie legate a diete non equilibrate (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, ecc.). Per la gran parte del campione, ovvero il 64%, gli oneri sanitari dovrebbero essere inclusi nei prezzi al consumatore a riprova di una sensibilità verso le questioni sociali e la richiesta che sempre più dovrebbero essere tenute in considerazione dalle politiche alimentari.

In ultimo, nel sondaggio, è stato preso in considerazione anche il fattore umano. Condizioni di lavoro precarie/sfruttamento (62%); bassa redditività per i produttori agricoli (53%) e disuguaglianze nell’accesso a cibo sano e nutriente (42%) sono le voci che secondo gli esperti rappresentano i “costi nascosti” più significativi nella filiera. Ancora una volta, comparti primari – come carne e salumi (71,1%) e ortofrutta (68,9%) – vengono percepiti come le filiere che presentano le maggiori criticità sociali nel contesto italiano ed europeo. 

Riflettori puntati poi sull’ambiente, con la sessione dal titolo “Pillar ambiente | l’impronta ecologica del piatto” dove il confronto si è focalizzato su strategie pratiche e innovazioni necessarie per mitigare gli effetti sull’ecosistema nelle diverse fasi della filiera: dalla produzione primaria alla distribuzione. 

Anche il settore del packaging non si sottrae a queste logiche e Davide Forlini, Marketing Manager Italy & South-East Europe di SIG ha commentato: “Il packaging può rappresentare un elemento strategico per contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale. Le confezioni in cartone per bevande e alimenti minimizzano l’’impronta di CO₂, grazie all’impiego della carta come materia prima principale, all’efficienza logistica e alla capacità di conservare a lungo gli alimenti senza necessità di refrigerazione. In linea con il nostro impegno verso la sostenibilità, SIG compie un ulteriore passo avanti con il lancio della nuova confezione SIG Terra Alu-free + Full barrier: una struttura semplificata, priva di strato di alluminio, che garantisce stessa protezione e shelf-life del prodotto assicurando una sostanziale riduzione delle emissioni”.

Contribuire a ridurre le emissioni è possibile attraverso specifiche scelte operative e tecnologiche che riguardano anche l’aspetto energetico, come spiegato da Fabio Tentori, CEO di Geoside: “Il nostro obiettivo è affiancare le imprese agroalimentari nel trasformare l’efficienza energetica in un motore di crescita e innovazione. La transizione energetica non è solo un traguardo da raggiungere, ma uno strumento per rendere le aziende più forti, competitive e sostenibili. Grazie a soluzioni concrete – dalla progettazione e realizzazione degli interventi, all’utilizzo dell’Energy Performance Contract con cui Geoside effettua l’investimento iniziale per il cliente, il presidio e supporto normativo e molto altro ancora – accompagniamo le imprese in un percorso che riduce consumi ed emissioni e allo stesso tempo migliora la produttività. I dati lo dimostrano: un impianto fotovoltaico ben dimensionato può coprire dal 30% al 70% del fabbisogno energetico, con risparmi fino a 200 euro per ogni MWh autoconsumato. È la prova che sostenibilità ed efficienza non sono un costo, ma un vantaggio competitivo concreto per guardare al futuro con fiducia”.

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