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Turismo Itinerante
Home Non categorizzato

Te la do io la Scandinavia prima parte

admin by admin
01-Gen-1970
in Non categorizzato

Il nostro amico Giuliano ci racconta il Suo viaggio in camper alla scoperta della penisola Scandinava, toccando le città più belle, ricca di monumenti storici e luoghi d’arte, tra paesaggi incantevoli e strade mozzafiato. Avendo scritto un Diario di Viaggio molto dettagliato, abbiamo deciso di dividerlo in più parti. Gustatevi questa bellissima prima parte.

Davvero si sentiva la necessità dell’ennesimo diario su un viaggio a Capo Nord? Se Dante si fosse posto una domanda del genere, non avrebbe mai scritto la Divina Commedia: in fondo il panorama letterario era abbondantemente coperto. Ciascuno aggiunge o toglie qualche cosa a ogni itinerario e, l’insieme, offre più opportunità di scelta a chi cerca uno stimolo per una vacanza dal grande impatto emotivo.

Finalmente la Scandinavia. Doveva essere la comprimaria di un lungo viaggio compiuto lo scorso anno, ed è diventata la protagonista di quello di quest’anno. (vedi diario:PianoB, Finlandia e Rep.Baltiche). Col senno di poi direi che forse è stato meglio così, perché ci ha consentito di dedicare più tempo ai luoghi visitati e di aggiungere qualche tappa.

Anche in questa occasione mi sono ritrovato grato debitore nei confronti di vari colleghi che per fortuna, nei loro diari, non lesinano su consigli e informazioni. E siccome io onoro i miei debiti, eccomi a rendere parte del “ben” tolto ad altri che volessero percorrere in sicurezza e tranquillità un sentiero ormai ben tracciato.

Era il maggio odoroso quando abbiamo deciso di aggiungere l’ultimo tassello al mosaico di un’Europa continentale ormai interamente visitata nel corso di molti anni. Questa volta c’era poco da scegliere come itinerario di avvicinamento: oltre 1200 Km. di ininterrotta autostrada che attraversa schietta come i cipressi di Bolgheri l’Austria e la Germania e cioè Verona, Brennero, Rostock da cui ci siamo imbarcati per Trelleborg, l’alfa e l’omega del nostro viaggio.

Ho notato che la maggior parte dei colleghi fa il viaggio in senso anti orario. Noi abbiamo preferito “Buscar el levante por el poniente” perché se fossero sorti dei problemi, preferivamo sacrificare qualcosa della Svezia o della Finlandia piuttosto che la Norvegia, il principale obiettivo. In realtà non cambia nulla, il viaggio è sempre lo stesso.

Il percorso si è sviluppato partendo dal lato sud occidentale della Svezia, per poi entrare in Norvegia e portarci, dopo avere attraversato lo spettacolare centro sud, verso la costa con i suoi incredibili fiordi che sembrano l’opera sublime delle merlettaie di Bruges. Dopo averla risalita fino a Capo Nord, siamo entrati nel nord della Finlandia e, dopo essere scesi fino a Rovaniemi, siamo tornati in Svezia visitando anche la parte orientale di questo bellissimo Paese, le cui città, su tutte Stoccolma, ci hanno riservato inaspettate sorprese.

Il lungo tratto di avvicinamento si è svolto senza particolari problemi: la Felix Austria e la Germania ci hanno accolto con un sole splendido e un caldo africano e, nonostante i numerosi cantieri, abbiamo potuto procedere abbastanza rapidamente. Ci siamo imbarcati a Rostock (54.15047/012.09894 piazzale di imbarco, si può anche dormire. Check in prima di imbarcarsi) con un cielo ostinatamente grigio che si è mantenuto tale anche a Trelleborg (55.372551/013.147757 porto di arrivo e ripartenza) da cui siamo usciti in fretta per arrivare a Malmö, la prima vera tappa del nostro itinerario.

Abbiamo trascorso la notte in un tranquillo parcheggio (55.57606/012.91340), non lontani dal lunghissimo ponte di Öresund, da dove con il 34, che fa capolinea nel parcheggio, si arriva fino in centro. Volendo, e forse è anche preferibile, ci si può spostare in uno di quelli del centro commerciale a due passi dal Turning Torso e magari passarci anche la notte in sicurezza (55.610747/012/981530). Anche se raramente le stravaganze architettoniche mi prendono più di tanto, devo riconoscere che il grattacielo mi ha impressionato piacevolmente, come l’insieme dell’intera area e il grande parco dove è ubicato.

Anche il centro città fa la sua bella figura con quel mescolare antico e moderno che a me piace molto. Ho notato che non molti inseriscono Malmö nel loro itinerario, ed è un peccato perché merita senz’altro una visita. Una della cose che mi ha colpito particolarmente è stato un grande parco in centro nel quale siamo entrati per riposarci. In effetti è un luogo di riposo: quello eterno, però.

All’interno la gente passeggiava tranquilla nei vialetti tra le lapidi in mezzo ad alberi maestosi come fosse la cosa più naturale del mondo. Io sono tutt’altro che appassionato di storie gotiche, ma vi garantisco che non ha assolutamente l’aria triste e lugubre che ci si potrebbe aspettare.

Peccato che il bel palazzo del municipio fosse in restauro e interamente coperto dalle impalcature, ma il resto del centro è godibilissimo. Interessanti gli affreschi nella cattedrale, cosa piuttosto rara nei paesi scandinavi o in quelli protestanti. Abbiamo anche avuto il nostro assaggio di pioggia svedese, cosa che ci ha dato l’occasione per visitare la stazione in un bell’edificio del XIX secolo.

Partenza per Lund dove ci siamo sistemati in un silenzioso parcheggio un po’ defilato (55.72066/013.19103). La severa cattedrale nasconde inaspettate sorprese, dalla cripta ricca di colonne di pietra attorno alle quali sono fiorite leggende curiose, come quella del Gigante Finlandese, oppure le belle ed enormi lapidi lavorate finemente e la stupefacente cupola sull’altare a mosaico in stile bizantino che sembra quella di Ravenna: una cosa più unica che rara da queste parti.

Il museo all’aperto Kulturen consente di conoscere uno spaccato interessante del passato e del modo di vivere degli svedesi, dalle case agli interni con gli arredi e gli attrezzi dell’epoca. Davvero ben organizzato. Nel suo genere, è gradevole anche il candido palazzo dell’Accademia, in stile neo classico con qualche orpello di troppo.

In centro ce ne sono altri dalle forme un po’ particolari tipo Castello di Neuschwanstein: sembra che fosse diventato di moda tra gli architetti del XIX secolo cimentarsi in stravaganze stilistiche che rompevano con le rigorose simmetrie del passato (Gaudì docet). Se nel vostro itinerario pensate di includere l’interessantissimo sito archeologico di Tanum, vi consiglio di valutare una deviazione verso la graziosa Fjallbacka (58.600133/013.190953) che dista solo una manciata di chilometri.

Noi ci siamo arrivati dopo una lunga tirata sotto un ostile cielo grigio e con un fortissimo vento contrario, giusto all’ora di cena. Ci hanno accolto un limpido sole, evidentemente più ostinato delle nuvole, e un cielo con ampi scorci di azzurro, condizione ideale che ci ha indotti a rimanere nel porticciolo con la magnifica vista della baia e dei colori del tramonto sui tetti rossi delle case: molto romantico. Non volendo perderci l’alba, abbiamo trascorso la notte nel quieto parcheggio del porto.

Non ha nulla di particolare dal punto di vista architettonico o artistico, ma ha una posizione magnifica con il golfo protetto da piccole isole alberate ed è un bel borgo di pescatori, anche se adesso sembrano essersi tutti riconvertiti nel ben più redditizio ruolo di ristoratori.

Belle le case, tutte di legno dai rilassanti colori pastello bianco, azzurro o beige, con le finestre senza tende da cui fanno bella mostra le immancabili abat jour e le ceramiche di rigoroso color bianco. I magazzini e le rimesse in riva al mare sono invece di colore rosso cupo e tutte sono raggruppate nel poco spazio che c’è tra il mare e la rocciosa collina che le sta alle spalle. Su tutto domina la massiccia chiesa protestante, situata sulla sommità del paese. Dopo averla girata con calma ci siamo diretti alla vicina Tanum (58.700465/011.340750), dove è possibile dormire nel grande parcheggio vicino al museo.

Si tratta di un vasto sito archeologico in cui sono state ritrovate delle splendide incisioni rupestri sui massi che affiorano dal terreno, visibili compiendo un piacevole itinerario nel bosco che ricopre l’intera collina. Molte di queste incisioni hanno una evidente simbologia erotica, per la gioia degli amanti del genere, ma l’interpretazione proposta sul loro reale significato in taluni casi mi sembra un po’ cervellotica, come spesso accade quando la psicanalisi invade campi che non le competono e finisce fatalmente per spalmare di miti greci le parti intime.

La magnifica giornata ci ha consentito di visitarlo con calma e a fondo, come pure la ricostruzione di un villaggio dell’età del bronzo. Su queste ricostruzioni ho alcune perplessità: vedere un signore barbuto che, il sabato e la domenica, se ne sta accovacciato e vestito di pelli a scheggiare amigdale ad uso e consumo dei turisti e magari dal lunedì al venerdì insegna Filosofia Teoretica all’Università, mi fa sentire un po’ preso per i fondelli.

Visto che oggi Giove non è Pluvio e sembra essere dalla nostra parte, approfittiamo della lunga giornata di sole e ventilata per portarci in un paio ore fino a Oslo (59.897590/010.769838). Uno spartano campeggio su un terreno ondulato che costa più dell’Hilton e offre meno della Pensione Mariuccia. Cara Norvegia, anzi, carissima Norvegia.

E non è solo una dichiarazione d’affetto. In questo Paese costa anche chiedere “quanto costa”. Trattandosi di un viaggio di oltre un mese e per non sovraccaricarci oltre il ridicolo di indumenti, abbiamo programmato di sostare nei campeggi circa una volta alla settimana, giusto il tempo per fare il bucato: a Oslo sarebbe stato più conveniente riacquistarla nuova, la biancheria. Appena fuori dal campeggio con i bus 74 o 34 si arriva in centro a Jerbanetorget e da lì può iniziare la visita della città. Il centro è decisamente molto movimentato; ci sono praticamente tre centri commerciali in palazzi vicini che sono collegati tra loro da due ponti pedonali sotto i quali scorre un traffico abbastanza intenso. Molte le cose interessanti da vedere sparse nella città.

La decantata cattedrale, che non è come sembra dalle guide, il venerdì apre dalle 16 alle 6 di mattina: forse organizzano dei pigiama party. Sarei curioso di vedere chi la frequenta di notte. Il palazzo reale è assai sobrio rispetto ad altri del genere che ho visto, ed è inserito in un parco pubblico più grande dei giardini reali. La mia impressione è che si tratti di una scelta precisa: si può essere re anche senza tante ostentazioni di sfarzo. Molto movimentata la lunga ed elegante “via dello struscio” che lo collega alla cattedrale, con alcuni edifici del XIX secolo e qualcuno forse un po’ più antico.

Ci sarebbero da visitare il museo vichingo e quello di Munch, un artista che mi piace ma che riesco a prendere a piccole dosi, come Kubin o Schiele e tutti quelli che trattano l’angoscioso tema della depressione e delle fragilità umane con toni così drammatici. Consigliato agli stomaci forti. Belli, ordinati e curati i giardini, un lavoro che abbiamo visto svolgere prevalentemente da donne e non casualmente a mio avviso, a cominciare dal Frognerparker; squadrato e severo il municipio dove si assegna il Nobel per la Pace e alle cui spalle partono i battelli che portano nelle isolette del golfo; dalla forma curiosa il Parlamento.

Di cose da vedere ce ne sono e l’efficientissima rete di trasporti aiuta a muoversi agevolmente. Chi ha problemi a digerire gli extra comunitari e i Rom deve assolutamente venire a Oslo. Ce ne sono dovunque e di ogni provenienza e il centro è pieno di mendicanti che frugano nei bidoni della spazzatura, o addirittura li presidiano ferocemente, per recuperare le lattine e rivenderle. In confronto, da noi sono rose e fiori. Ce la siamo girata con comodo seguendo i suggerimenti della guida sotto un cielo ingrugnato e, pur non entusiasmandoci, non ci ha deluso.

Cosa mi è piaciuto di più? La più improbabile delle amazzoni: una bellissima bionda che faceva la guardia davanti al palazzo reale, armata di un fucile mitragliatore con tanto di baionetta innestata e del più seducente e disarmante dei sorrisi. Quanto di meno marziale si possa immaginare.

Oslo è stata la base di partenza per la nostra scoperta della Norvegia, da cui siamo partiti armati di pinne, fucile ed occhiali. Fucile ed occhiali non ci sono serviti, ma le pinne senz’altro. Abbiamo sgranato un rosario di giorni di pioggia, non forte ma continua.

Purtroppo, come temevamo, abbiamo dovuto rinunciare alla progettata scarpinata sul Preikestolen e alla magnifica vista del Lysefjord dal Pulpit Rock: era una delle cose a cui tenevamo di più, ma il pessimo tempo ci ha fatto desistere, con nostro sommo dispetto. La prospettiva di camminare cinque o sei ore sotto la pioggia non ci è sembrata molto allettante. Una cosa del genere ci era accaduta lo scorso anno in Finlandia, un sacco di chilometri per niente. Stavolta, almeno, ci siamo risparmiati il lungo trasferimento.

Abbiamo visitato la chiesa in legno di Heddal (59.579647/006.822089) che, come altre già viste, è molto bella all’esterno e di una candida semplicità al suo interno. Dipinti e sculture lignee sono piuttosto naif e riflettono una devozione rurale nella quale si mescolano la fede cristiana con le leggende norrene. Dentro è più piccola di quanto appaia da fuori, ma merita una visita. Quindi, invece di scendere verso il Preikestolen, abbiamo dovuto scegliere se arrivare a Bergen con la 40 passando da Geilo o prendere la E 134 per Roldal, che qualcuno ha definito “una strada da incubo” e non capisco il perché: forse aveva mangiato pesante.

È una splendida strada panoramica da cui si vedono vallate stupende, un altipiano con ancora la neve, i laghetti ghiacciati e con delle fragorose cascate a due passi dalla strada. Le capanne in legno che vedete nella foto, inserite in uno scenario da film, vengono affittate dai pescatori di salmoni. Innumerevoli le soste a fare foto e filmati e, persino, qualche ridicolo selfie. Lungo la strada ci siamo fermati a visitare anche la chiesa di Roldal (59.830976/006.822089). Deludente per essere quella che, secondo le guide, è tra le più antiche, ma a vederla sembra assai rimaneggiata.

In ogni caso, alcune foto anche a lei, giusto per non inimicarci qualche santo protettore. Nottata sotto una pioggia battente nel parcheggio di un supermercato appena scesi dal traghetto che da Arsnes porta a Gjermundshamn, a cui si arriva prendendo la 551 dopo Odda e poi la 48: si risparmiano molti chilometri per arrivare a Bergen (60.354209/005.358907) nel comodissimo c.s. con elettricità. Vicino c’è la fermata del tram che fa capolinea in centro.

Colazione da Tiffany. Accompagnati da una fastidiosa pioggerella, che da queste parti è una costante, siamo andati in centro e stavamo per cedere alle tentazioni esposte sui banchi dell’animatissimo mercato del pesce, quando mi sono accorto me la sarei cavata più a buon mercato comprando un solitario: è maggiore il rischio di essere scippati da qualcuno che ti vede acquistare il pesce che a prelevare col bancomat.

Decisamente zaini, ombrelli, giacche a vento non sono l’armamentario ideale per visitare una città e scattare foto, ma sono riuscito comunque a farne qualcuna discreta. Molto pittoresca la Bryggen, coloratissimo quartiere di casupole in legno, e le antiche case che si affacciano sul porto.

La fortezza è certo da prendere in considerazione, così come la chiesa e i giardini. Abbiamo rinunciato alla salita con la funivia perché le nubi erano talmente basse da inghiottirsi metà della collina e così fitte da potersi fregiare dell’appellativo di nebbia. Potete inserirla nel vostro viaggio tranquillamente, non vi deluderà, anche se alla fine le tenere odi sulle pioggerelline di Marzo o nel Pineto avranno perso molto del loro fascino poetico.
“Si sta tra i fiordi trafitti da un raggio di sole, ed è subito pioggia”.

Non me ne voglia l’ottimo Quasimodo per la rozza parafrasi della sua celeberrima ode, ma da queste parti è così. Partiti da Bergen, siamo giunti a Flåm (60.864243/007.112068) accusando i primi sintomi della “Sindrome della talpa”: occhi semi chiusi e un vago senso di disorientamento alla luce. Abbiamo percorso almeno la metà della strada sottoterra, ma la parte esterna è stata incantevole. La strada scorre ai piedi di scoscese montagne, da cui precipitano irruenti cascate.

Poi, improvvisamente, si aprono in ampie e inaspettate vallate attraversate da rapidi torrenti che, esondando nei tratti pianeggianti, hanno formato dei piccoli laghi da cui escono per rientrare nel loro alveo e riprendere la corsa impetuosa verso il mare. Un paradiso per gli amanti del rafting. Sui prati e sui pendii più bassi pascolano piccole greggi di pecore piuttosto basse e tozze, ma che sembra diano un buon latte e della lana di pregio. Lungo il percorso, nelle molte aree di sosta, è facile trovare pullman carichi di turisti armati di fotocamere che riprendono l‘affascinante panorama. Fino ad ora abbiamo incrociato più camper che auto e non siamo in alta stagione.

La sue attrattive sono la straordinaria Flåmsbana, che supera un notevole dislivello su una lunghezza di soli 6 km. su un totale di 20 km. e di essere all’apice di uno dei rami del favoloso Sognefjorden. Lungo il percorso della ferrovia ci sono anche delle fermate ed è possibile scendere o salire se si vuole percorrerne una parte a piedi o in bici. Lo spettacolo che offre è da brividi, in particolare la grandiosa cascata di Kjofossen e i 21 micidiali tornanti all’altezza di Nåli, che si inerpicano ripidi a fianco di una cascata di notevole altezza. In porto era attraccata una nave della Costa Crociere dalla quale sono scesi un esercito di giapponesi che hanno preso d’assalto il treno per l’imperdibile esperienza.

Come noi, del resto. Abbiamo trascorso la notte in un’area di sosta (60.890306/007.148237) poco lontano da Flåm in direzione Borgund. Addormentarsi e svegliarsi sulla riva di un fiordo, di fronte a una cascata che sgorga dal fianco della montagna dalle cime ancora innevate che si rispecchiano nelle sue limpide acque, non ha prezzo…per tutto il resto c’è la carta di credito.

Se poi aggiungiamo che all’ora di pranzo ci siamo parcheggiati di fronte a un ghiacciaio (61.481717/006.745813) dalle incredibili sfumature azzurre, penso che giornata migliore non poteva esserci. Aveva ragione un collega francese conosciuto in Danimarca qualche anno fa: nessun panorama vale quelli della Norvegia, perché qui tutto è panorama.

Poco dopo Flam, abbiamo imboccato il Laerdalstunnelen lungo quasi 25 km. Bisogna vederlo per rendersi conto di che opera si tratta. Giunti a Borgund (61.048636/007814087) abbiamo visitato la bella e antica stavkirke e poi abbiamo proseguito verso Byrkjelo prendendo un breve traghetto da Fodnes a Mannheler.

Poi, costeggiando per un lungo tratto l’Innvikfjorden, su fino a Briksdalsbre (61.665038/006.819221) dove abbiamo cenato con davanti agli occhi il ghiacciaio e a fianco una poderosa cascata. Abbiamo trascorso la notte nel parcheggio immerso nel bosco, per poi fare, il giorno dopo, la facile escursione fino al ghiacciaio. Una giornata favolosa, cominciata bene e finita meglio. La lunga strada per arrivare fino a qui è un susseguirsi di lunghe gallerie, ma offre scorci unici.

Non amo i superlativi perché tendono ad essere fuorvianti, ma è difficile sottrarvisi in Norvegia. Ad ogni curva, cambia il panorama ed è un susseguirsi di cartoline ognuna più bella dell’altra. Cascate che sgorgano dai fianchi delle montagne, cime ancora innevate da cui scendono acque che ripercorrono millenari sentieri scavati nella roccia , torrenti che si diramano in rivoli tra gli alberi e i massi nelle radure, una vegetazione quanto mai varia, tappeti di muschio a ricoprire le rocce e lo spettacolo dei fiordi con le montagne riflesse nell’acqua. Hai voglia di rinunciare ai superlativi.

A noi piace la musica, non solo ascoltarla, ma anche canticchiare in camper mentre si viaggia. Le più gettonate in questi giorni sono state: “Singing in the rain” di Gene Kelly, “Sono fuori dal tunnel” di Caparezza. Costruire strade in Norvegia deve essere stata un’impresa titanica: le montagne sono traforate come una forma di emmenthal. Non ho mai trovato una strada allagata, e non è certo mancata l’acqua.

Di buon’ora siamo saliti fino alla base del Glasier con una salutare camminata di poco più di un’ora. Il torrente che scende dal ghiacciaio compie balzi impressionanti prima di arrivare a valle. Lungo il percorso, nei pressi di enormi massi graffiati dal ghiaccio, un cartello indica il punto in cui arrivava 250 anni fa: si è ritirato in maniera impressionante, quasi dimezzato addirittura.

Rimane sempre uno spettacolo imponente, però qualche considerazione sui mutamenti climatici certo la stimola. Ad un certo punto è comparso in cielo qualcosa di luminoso e mia moglie, che ha una memoria migliore della mia e ricorda ancora come è fatto, ha detto che si trattava del sole. Per me era un UFO. Dopo poco è scomparso. Potremmo avere avuto ragione entrambe.

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