A cura di Riccardo Fraternali
Il 2021 ha segnato le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che nella Divina Commedia descrisse luoghi e personaggi storici delle Marche, veri e propri punti focali della narrazione, trasformandoli, sospesi tra mito e poesia, in icone e simboli della letteratura universale.
Il magico viaggio nei luoghi marchigiani cantati da Dante Alighieri nella Divina Commedia inizia nel cuore del Montefeltro, dove si erge lo splendido Eremo camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana, circondato da rigogliose faggete alle pendici del Monte Catria, scenario naturalistico ideale per numerose escursioni alla scoperta di scorci mozzafiato. Il monastero, cantato dal Sommo Poeta nel Paradiso, è fortemente legato alla guida carismatica di San Pier Damiani, ispiratore della congregazione dei camaldolesi. Tra le bellezze millenarie che colpirono lo stesso Dante, spiccano la chiesa a croce latina, lo scriptorium e il chiostro, oltre ai 7 mila volumi della biblioteca, l’orto botanico e l’antica farmacia, dove acquistare prodotti naturali della tradizione.
Sarà emozionante scivolare dolcemente lungo le pendici collinari fino a scorgere il mare dalle imponenti mura fortificate del borgo di Gradara, dove riecheggiano storie di amori tragici e struggenti che hanno fatto la storia della letteratura come quello di Paolo e Francesca, uccisi per adulterio e destinati così a volteggiare eternamente nell’Inferno dantesco. L’eco della loro passione, nata leggendo insieme il “libro galeotto” risuona ancora nei corridoi del castello fino alla famosa Camera di Francesca, tra passaggi segreti, torri merlate, affreschi e opere d’arte, come la tela di Giovanni Santi, padre di Raffaello e la pala in terracotta invetriata di Andrea Della Robbia. Le viuzze a spina di pesce del borgo sono da sempre teatro di sorprendenti rievocazioni storiche, spettacoli di falconeria, botteghe artigiane dove assaggiare prodotti tipici come i Tagliolini con la Bomba o il croccante Gradarino.

Poco distante, immancabile è la vista sull’Adriatico che si gode dal promontorio di Fiorenzuola di Focara, borgo immerso nel verdeggiante Parco Regionale del Monte S. Bartolo, ricco di sentieri suggestivi per trekking in bici o a piedi a caccia di ginestre e orchidee selvatiche. Data l’altezza delle rocce di falesia a strapiombo sul mare, l’Alighieri narra fosse luogo utilizzato dai sicari dei Malatesta per sbarazzarsi dei nemici, come ai malcapitati Guido Del Cassero e Angiolello da Carignano, “i due miglior da Fano”, come descritti dal Poeta.
Percorrendo la costa verso sud s’incontra Fano, città legata alle sorti di un altro personaggio illustre, Jacopo del Cassero, la cui anima è incontrata nel Purgatorio. Le sue spoglie riposano nella Chiesa di S. Domenico, dov’è affisso un epitaffio in marmo ispirato ai versi danteschi. Testimoni dell’illustre passato della città sono la monumentale porta d’ingresso al centro storico, l’Arco romano di Augusto circondato dai Giardini del Pincio, la Rocca fortificata e la scenografica ex Chiesa di S. Francesco a cielo aperto.
Volgendo il cammino lungo il corso del fiume Esino s’incontra Jesi, dove, nell’estate del 1472, venne pubblicata la prima edizione a stampa della Commedia, per mano del tipografo jesino Federico Dé Conti, il primo in assoluto a concepire l’idea di dare alle stampe l’opera dantesca. La capitale della Vallesina e del Verdicchio DOC ancora oggi sorprende per la secolare diffusione dell’artigianato locale, le cui arti sono tramandate nelle tante botteghe di orafi, mastri pellettieri e vetrai. Passeggiando nell’antica trama urbana, un intreccio di vicoli e piazzette, si possono ammirare maestose residenze nobiliari, come Palazzo Pianetti sede della Pinacoteca civica, con i capolavori di Lorenzo Lotto, l’imponente Teatro Pergolesi, la Biblioteca Planettiana e la monumentale Piazza Federico II, dove si narra nacque il grande Imperatore, al quale Dante nei Canti X e XIII dell’Inferno dimostra ammirazione per la straordinaria abilità politica.

Sull’onda della poesia delle strofe dantesche si scorge così la bella Senigallia, con la sua Rocca Roveresca, connubio tra forza e armonia rinascimentale, e la famosa ‘Spiaggia di Velluto’, che ne fa una delle mete preferite per i bagnanti, grazie ai rinomati ristoranti e all’elegante centro storico. Da qui, in un baleno ci si trova nell’incantevole scenario naturalistico del Parco Regionale del Monte Conero, che custodisce la chiesetta di S. Maria di Portonovo a pochi metri dal mare. L’ipotesi è che qui, o nel vicino Santuario della Santa Casa di Loreto, possa avervi soggiornato in ritiro spirituale proprio il camaldolese Damiani.
Cavalcando lunghi crinali coltivati a ulivi si giunge a Fermo, città che colpì il Poeta per le particolari inflessioni dialettali degli abitanti. Così, dopo aver ammirato la straordinaria Sala del Mappamondo e l’Adorazione dei Pastori del Rubens, custodite nella pinacoteca civica, si può passeggiare sul Girifalco con l’imponente Cattedrale dell’Assunta.
Volgendo lo sguardo a ovest si scorgeranno le colline di Urbisaglia, l’antica città di Urbs Salvia romana, trasformata in pochi secoli da importante snodo commerciale con monumentali architetture, tra cui il teatro e l’anfiteatro romano, a borgo fortificato, e per ciò ricordata nella Commedia, assieme a Senigallia, quale esempio della caducità terrena.
Giunti ai confini con il Regno, parafrasando lo stesso Dante, ci si può avventurare in un trekking fluviale in canoa alla scoperta della ricca avifauna della zona sul Fiume Tronto, che storicamente delimita il confine marchigiano, menzionato da Dante nel Paradiso per tracciare le terre su cui avrebbe governato il Re franco Carlo Martello.

D’amicizia e poesia, scene di vita Dantesca
Ecco un itinerario non di natura squisitamente letteraria, ma che testimonia il passaggio di Dante nelle Marche e racconta luoghi che hanno avuto un ruolo chiave nella sua vita, e in quella di persone a lui care.
Molti non sanno ad esempio che a Mercatello sul Metauro, nella minuta frazione di Castello della Pieve, antico avamposto difensivo, nel lontano 1301 Carlo di Valois fratello del re di Francia e il politico fiorentino Corso Donati decretarono l’esilio di Dante. E’ lecito chiedersi se egli avrebbe mai scritto la Divina Commedia in assenza di esilio, impegnato com’era nella vita politica. Nell’antico borgo, che conserva ancora le caratteristiche case in pietra originale, a ricordare il tragico, ma forse in certa misura “fortunato” evento, vi è una targa affissa sulla torre del castello.
Sorvolando gli appennini della marca anconetana s’intravede Sassoferrato, cittadina alle pendici degli Appennini nota per il Museo Archeologico di Palazzo dei Priori, con i reperti rinvenuti nella città romana di Sentinum. Qui nel medioevo venne trascritto uno dei codici più antichi e importanti tra quelli esistenti della Divina Commedia, il Laurenziano, risalente ben al 1355.

E’ così la volta di Ancona, città ben nota a quel tempo ai mercanti fiorentini che si servivano del suo porto per gli scambi commerciali con la Dalmazia. A ben vedere, il novellista rinascimentale Giovanni Sercambi, in una delle sue novelle parla proprio di un Dante che avrebbe camminato verso il Capoluogo dorico per far ritorno nella natia Toscana. Chissà se anche lui rimase stregato dal panorama regalato dalla romanica Cattedrale di S. Ciriaco, che domina il porto antico, su cui spicca l’Arco di Traiano del 115 d.c. Dal Duomo, l’accesso al centro cittadino è veloce; s’incontra dapprima il Museo Nazionale Archeologico delle Marche, ubicato nel cinquecentesco Palazzo Ferretti e, passando davanti al classicheggiante Teatro delle Muse, si raggiunge Piazza del Plebiscito, il ‘salotto cittadino’, su cui s’affacciano la Chiesa di S. Domenico e la Pinacoteca, con capolavori di Crivelli, Tiziano, Lotto e Guercino.
D’altrettanta bellezza si riempiono gli occhi una volta raggiunta Macerata, città dotta e conviviale. Qui abitò uno dei più cari amici di Dante, nonché collega, Cino da Pistoia, che contribuì alla diffusione della poetica del Dolce Stil Novo. Non è difficile immaginare i due a passeggiare lungo le antiche mura che racchiudono il centro storico, con la Loggia dei Mercanti, la Torre dell’Orologio, la Sala dell’Eneide di Palazzo Buonaccorsi, egregiamente affrescata e, infine, l’Arena Sferisterio, splendido esempio d’architettura neoclassica, sede di un’importante stagione lirica estiva.

Se si rimane con la mente ai paesaggi dolci e accomodanti della marca maceratese, è facile pensare che Dante abbia fatto visita alla vicina abbazia cistercense di Chiaravalle di Fiastra, senza dubbio di grande attrattiva per gli umanisti del tempo. L’antico monastero è oggi circondato da una rigogliosa riserva naturale, ideale per attività all’aperto come picnic, birdwatching e passeggiate grazie ai percorsi ciclopedonali immersi nel verde. Il fulcro centrale è la chiesa a tre navate, composta da pilastri e capitelli scolpiti dagli stessi monaci con i materiali provenienti dalle rovine romane della gloriosa Urbs Salvia, l’odierna Urbisaglia, città che impressionò Dante al suo passaggio per le imponenti architetture imperiali.

Sorpresa e divertimento infine devono averlo toccato durante la permanenza presso la curia pontificia nei dintorni di Fermo, per la parlata tipica della zona, dialetto citato in un’altra famosa opera, il De Vulgari Eloquentia, di quella che un tempo era definita la marca inferiore. Documenti storici inoltre raccontano di un certo Jacopo Alinghieri in esilio in quel periodo nella città del Girifalco e delle cisterne romane, lasciando fortemente supporre che si trattasse proprio di suoi figlio maggiore.







