Di Véronique Angeletti
L’Aragona è la meta ideale per il turista itinerante. Per chi, con la vacanza lenta, a contatto con la natura, vuole conoscere un territorio e, attraverso i suoi luoghi di cultura, la sua gente. Qui, niente nuance ma solo sfaccettature. Perfino la lingua, l’aragonese, con la sua pronuncia più simile al latino e i suoi suoni arcaici, ostenta la ricca identità di una terra da leggere come un romanzo.
Magari come quelli dello scrittore Luis Zueco, il Ken Follett ispanico, aragonese doc. Conosciuto per aver restaurato da cima a fondo il Castillo de Grisel e quello di Bulbuente dove è possibile andare a trovarlo. Le sue trame intrecciano misteri e suspense ed esplorano i temi della conoscenza, del potere e della fede. Le chiavi con cui aprire alcune porte di una regione orgogliosa del suo passato e superbamente contemporanea come si vede nell’audacia con cui felicemente in ogni grande e piccola città concilia l’antico e il moderno.

Emblematico il capoluogo, Saragozza. Nella roadmap vanno assolutamente inseriti le due cattedrale, quella della Basilica di Nostra Signora del Pilar, gioiello del Barocco, centro mariano, capitale dell’Ispanità (occhio ai buchi lasciati dai cannoni e dalle bombe e non uscire senza il nastro benedetto della misura del pilastro su cui è apparsa la Madonna) e quella del Salvatore (La Seo) costruita sulla moschea principale dell’antica città musulmana di Saraqusta. Od ancora l’ Aljaferia o il Palazzo detto della Gioia, suggestivo edificio islamico che risulta quello più settentrionale d’Europa. Interessanti, il museo dedicato a Goya, quello degli arazzi e l’Acquario.
Ma è d’obbligo dedicare del tempo a luoghi che sarebbero un peccato non visitare perché consentono di entrare nel vero mood della città. Il “Patio de la Infanta”, un cortile gioiello del Rinascimento, ricostruito dopo essere stato venduto ad un antiquario francese ed oggi custodito nel modernissimo palazzo della Fundación Ibercaj. Fonde amore e astrologia, arte ed esoterismo, politica e storia dando origine ad una rara e inattesa simbologia. Soffermarsi sulla modernissima fontana che celebra il legame tra Spagna e l’America Latina nella Plaza del Pilar dove le Caravelle di Colombo sono tre monoliti di cemento vestiti di marmo; entrare nel Museo tutto di vetro che custodisce l’antico Foro romano dove si svolgeva la vita amministrativa ed economica di Caesaaugusta oggi cuore pulsante di eventi culturali. Il Mercato Centrale dei prodotti tipici con la sua architettura ispirata alla modernità dell’ingegnere Gustave Eiffel ma che apre le porte alla bontà della cucina aragonese e poi non si può non fare un giro notturno, andare di sgabelli in sgabelli assaggiare i tapas nel quartiere El Tubo tra calle de los Estébanes, calle Mártires e calle Cuatro de Agosto.
Per chi costruisce la vacanza intorno ad eventi-pretesti, suggeriamo “Vive Latino”, l’entusiasmante festival dedicato alla musica latina il 5 e 6 settembre 2025 (vivelatino.es/info-edicion-2025/) e, dal 4 al 13 ottobre, l’emozionante celebrazione della Festa del Pilar. Il 12 è la festa della Madonna del Pilar, patrona della città. Sin dalle prime ore del mattino si svolge l’Offerta dei Fiori con migliaia di persone provenienti da tutto il mondo ma esclusivamente vestite con i loro costumi tipici che raggiungono la piazza del Pilar per depositare davanti alla Madonna milioni di fiori. Il 13 ottobre, l’Offerta dei Frutti e al tramonto, il Rosario di Cristallo, una processione con carri e lanterne di cristallo che illuminano le strade di Saragozza.

Comunque, visitare l’Aragona è vivere una Spagna più segreta, davvero autentica, e lasciarsi cullare da storie di principati, di comunità diverse che fondono le loro armonie e di amori eterni. Conviene dedicare un bel momento ad Albarracìn, eletto il borgo più bello della Spagna, patrimonio Unesco. Un centro storico con imponenti mura, dalle strette vie acciottolate, con case medievali piramidali, una volta capitale dei piccoli stati di Taifa. Fa parte d’un parco culturale, luogo di arte rupestre e riserva naturale dei Monti Universales, area privilegiata dai grandi rapaci. Per i golosi, poco distante c’è uno dei caseifici (visitabile) più premiati al mondo (www.quesodealbarracin.es). Poi, c’è Teruel, la città degli amanti Diego e Isabel a cui è dedicato un Mausoleo e delle cinque Torri, massima espressione dello stile mudéjar aragonese, corrente architettonica che ha disseminato l’abitato di monumenti che mescolano motivi moreschi con elementi di ispirazione spagnola-cristiana.
Un altro fil rouge pretesto per costruire il viaggio è il vino tinto, è la Ruta de la Garnacha. Tre denominazioni di origine, Calatayud, Campo de Borja e Cariñena, degustazioni in cantine, osterie e cucina tipica. Merita la sosta il Palazzo dei Conti di Bureta per vivere gli ambienti di una famiglia nobile. (turismodearagon.com/ficha/bureta/).
Nel sito areasac.es l’elenco delle aree di sosta con tutti i servizi.
Nota della Redazione: Ringraziamo per il prezioso contributo (testo e foto) Véronique Angeletti.







