Il Camping Club Pesaro compie 30 anni e per festeggiare ha scelto Gradara, alla quale è legato dal ricordo del grande Raduno Nazionale, svoltosi nell’ormai lontano 1998, al quale parteciparono oltre 200 equipaggi.
Gradara è meta turistica assai nota per due ragioni: la connessione letteraria con il famoso episodio di Paolo e Francesca, descritto da Dante nel V° canto dell’Inferno, e l’intrinseca suggestione del luogo. Si può dire che i versi della Divina Commedia (Quando leggemmo il disiato riso / essere baciato da cotanto amante / questi, che mai da me non fia diviso / la bocca mi baciò tutto tremante) abbiano reso Gradara una sorta di capitale degli innamorati. E in effetti la pietà e l’umanità con cui Dante contempla il peccato d’amore di Paolo e Francesca ha rappresentato, nei secoli, un vertice assoluto dalla letteratura amorosa. Così si spiega la intensa frequentazione della rocca e la silenziosa e un po’ commossa visita alla stanza dell’innamoramento e alla botola per la quale i giovani amanti tentarono la fuga dalla vendetta del marito di lei, Gianciotto Malatesta.
Oltre la rocca, di forma quadrata, con torri agli angoli e poderoso mastio poligonale sul lato nord-est, iniziata nel XIII secolo e restaurata nel 1923, provvista di armeria e sala di tortura, è tutto il borgo a piacere per la compattezza e la buona conservazione. Di grande suggestione è la cinta muraria trecentesca, sulla quale s’affaccia un’ampia porta dalla quale si sale verso il vecchio Municipio, ora sede della Ludoteca. Dal mastio della rocca si scorge uno splendido panorama della vallata fino al mare.
La Rocca di Gradara, nelle Marche, è un eccellente esempio di castello medievale e rinascimentale, con ai piedi un bel borgo antico. La sua fama, però, è dovuta anche alla tragedia di Paolo e Francesca, che ispirò uno dei più celebri canti della Divina Commedia dantesca.
STORIA, FASCINO E LEGGENDA DI UN BORGO MEDIEVALE – Gradara è un luogo incantato. Alta sopra una collina verdeggiante, a dominio della pianura e della costa, è una delle mete preferite dai villeggianti del vicino litorale adriatico. Le sue origini risalgono ai primi anni dopo il Mille, anche se le prime notizie documentarie si hanno solo nel XII secolo.
Gradara è una delle più compiute espressioni di una tipologia urbanistica, un tempo assai frequente, di cui oggi sono rimasti relativamente pochi esempi: quella rocca o castello feudale a cui si ‘intestano’ le mura di un abitato, così che le due fortificazioni si rafforzino a vicenda, essendo intimamente collegate. Ed è una delle pochissime in cui si può ancora rivivere l’esperienza di camminare su tutto il giro delle mura, così come succedeva nel medioevo. Furono i Malatesta a farvi erigere prima una cinta muraia per proteggere l’abitato e successivamente, sulla parte più alta del colle, la rocca signorile.
La rocca, con il suo massiccio perimetro quadrangolare rafforzato da torri angolari con apparato a sporgere, è molto suggestiva. Il suo aspetto attuale è frutto dei restauri compiuti negli anni Venti del Novecento, quando furono aggiunti anche gli arredi e le suppellettili attualmente visibili all’interno: qui si trovano anche numerose opere d’arte di notevole valore.
Nel 1463 Gradara passò agli Sforza i quali, con ogni probabilità, le diedero l’aspetto che ancora oggi in parte conserva. Agli Sforza seguirono i Della Rovere, finche nel 1632 il borgo passò tra i diretti domini della Chiesa. Dopo alcuni secoli di decadenza, la rocca fu restaurata nel 1920.
LE TORRI SCUDATE – Tra i vari artifici studiati nel corso del tempo a scopo difensivi, uno dei più caratteristici è la torre ‘scudata’, che si può tuttora vedere nella cinta muraria del borgo di Gradara. Si tratta, in sintesi, di una torre che si presenta all’esterno in forma quadrata, ma che invece è a forma di “C”, in quanto mancante della parete verso l’interno. Così se un assalitore riusciva, nonostante gli sforzi dei difensori, a impadronirsi della torre, non poteva usarla contro gli originari possessori. Anzi, si trovava esposto senza riparo al tiro dei difensori. Molto usato fin dall’epoca classica, questo tipo di torre ebbe particolare fortuna nelle cinte urbane medievali, dove i tratti di mura da difendere erano lunghi e poteva capitare facilmente che un punto venisse conquistato.
TRAGEDIA DELLA GELOSIA – Il ‘pezzo forte’ della visita alla rocca di Gradara è, per la maggior parte dei turisti, la cosiddetta camera di Francesca, dove si sarebbe svolta la tragedia della gelosia cantata da Dante, nel quinto canto dell’Inferno della Divina Commedia. La sorte di Paolo e Francesca, gli innamorati traditi da un libro galeotto e colti sul fatto da un marito geloso, commuove ancor oggi tutti coloro che si affolano a visitare la rocca.
Francesca, figlia di Guido Minore da Polenta, andata in sposa nel 1275 a Gianni ‘il Ciotto’ (lo Sciancato) Malatesta, signore di Rimini, fu sorpresa in flagrante adulterio con il cognato Paolo e uccisa con lui dal marito, presumibilmente tra il 1283 e il 1286. e poco importa che l’ambiente e la rievocazione non siano certi. Tutti soggiacciono al fascino del borgo degli innamorati, dove si consumò la loro passione.
LA ROCCA E IL BORGO: INSOLITA SCOPERTA
Sulla porta della ‘torre dell’Orologio’, accesso al borgo, si trova lo stemma della famiglia Malatesta, signori di Gradara per duecento anni.
La rocca con le mura e le torri angolari, è stata pesantemente restaurata negli anni Venti del Novecento. Pur condotto con i criteri dell’epoca, oggi discutibili, questo restauro ha permesso la salvaguardia della fortificazione, altrimenti destinata alla decadenza. L’interno della rocca conserva, in alcune sale, affreschi rinascimentali. Merita una visita la ‘cappella’, il cui altare è ornato da una terracotta invetriata eseguita da Andrea della Robbia.
Il Museo storico cittadino ospita, fra l’altro, un’interessante raccolta di armi e la stanza delle torture.
Alla Pinacoteca comunale è esposta una pala di Giovanni Santi, padre di Raffaello Sanzio, la Madonna e Santi, risalente al 1484.
PROGRAMMA DEL RADUNO CAMPER
Venerdì 16 marzo
(serata) Arrivo degli equipaggi in Piazzale Paolo e Francesca (messo a disposizione dal Comune) Coordinate GPS:
N 43° 56’ 26.76 E 12° 46’ 17.82.
Sabato 17 marzo
prosegue arrivo degli equipaggi;
ore 10:30
incontro con le guide e partenza con bus per Fiorenzuola di Focara a nel Parco Naturale del San Bartolo
sosta e visita della località,
ritorno a Gradara alle 12,30 circa.
Pranzo Libero
Ore 15:00
incontro con le guide alla Porta dell’Orologio per una interessante e simpatica passeggiata raccontata, con visita del museo storico e del camminamento di ronda
Al termine incontro con dame e cavalieri, armigeri e donzelle per una gustosa e insolita merenda medievale e degustazione di prodotti tipici.
ore 18:00 Sala Comunale adiacente il parcheggio di Piazzale Paolo e Francesca: celebrazione dei 30 anni del Camping Club Pesaro
a seguire cena presso il Ristorante Hostaria del Castello, con il seguente menù:
• antipasto all’italiana
• Ravioletti di magro alle verdure
• Strozzapreti all’Hostaria
• Cosciotto al forno in bellavista
• insalata e patate al forno
• Dessert
• Bevande (vino bianco e rosso della casa, minerale, caffè)
– Serata danzante musica dal vivo, dj e animazione.
Domenica 18 marzo
ore 10:00 Visita guidata del Castello e della Mostra;
ore 13:00 pranzo libero.
SCAMBIO SALUTI E FINE DEL RADUNO
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
ENTRO IL 9 MARZO.
Costi di partecipazione
Quota obbligatoria:
– per ogni camper: € 10,00 comprendente sosta e partecipazione al raduno;
– per ogni persona: € 25,00 per partecipazione alla cena di sabato sera.
Quote facoltative (per persona):
pacchetto giornaliero del sabato (visite guidate di Fiorenzuola di Focara e Gradara come da programma: € 13,00.
Ingresso alla Rocca di Gradara: adulti € 4,00, da 18 a 25 anni € 2,00; under 18 e over 65 gratis
Visita guidata della Rocca: € 2,50
Per info e prenotazioni:
Bonelli tel. 349 0800489
info@campingclubpesaro.it
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
(Dante Alighieri, Inferno V, 100-108)







