Sole accecante, mare cristallino, sale sulla pelle, peperoncino, la Calabria è questo ed innumerevoli altre cose ancora. Una costa lussureggiante che nasconde calette e lunghe distese di sabbia dorata; pianure, massicci altipiani e parchi nazionali; castelli, manieri, torri d’avvistamento, testimonianze di invasioni antiche, così come del valore strategico dei suoi approdi. Ed ancora primizie culinarie, eccellenze enologiche e cultura millenaria che si fondono in appena 300 km di superficie, incorniciata da quasi 800 km di costa. Ancora sconosciuta dagli stessi italiani, questa regione racchiude in sé un entroterra che si presta alla scoperta. Così Yescapa, la piattaforma europea di camper sharing tra privati, è andata in avanscoperta, a bordo del suo van, per raccontare 5 piccoli borghi, perle di profonda bellezza. In attesa di poter tornare, tutti insieme, a fare quello che ci piace di più: viaggiare!
Oriolo
Abbarbicato su uno sperone di roccia dell’entroterra cosentino, a circa 500 metri d’altezza, il borgo medievale di Oriolo domina la valle del Ferro, solcata dal fiume da cui prende il nome. Le sue origini si attestano intorno al X secolo, come conseguenza delle invasioni saracene in Calabria: i cittadini della costa per proteggersi dalle continue incursioni degli invasori, si rifugiarono in questa località dando vita alla sua fortezza difensiva. Intatto il piccolo borgo che si anima oltre le mura d’ingresso, i cui palazzi nobiliari accompagnano i visitatori lungo il percorso che conduce all’imponente Castello Aragonese. Recentemente restaurato, il maniero dei Sanseverino da Salerno, conserva l’originaria struttura con due delle quattro torri di guardia e il mastio. Al suo interno è possibile visitare sale affrescate con ricostruzioni delle ambientazioni d’epoca, oltre alle diverse sale come quella delle armi e quella delle sculture in legno. Accanto ad esso la Chiesa Madre, di origine normanna, custodisce le reliquie di San Giorgio e di San Francesco da Paola.

La Piana di Sibari – Corigliano-Rossano
Stretta tra il mar Jonio, la Sila ed il Monte Pollino, si srotola la più estesa tra le pianure Calabresi, quella di Sibari. Il suo nome prende origine dalla città greca Sybaris, una delle prime colonie greche in Italia, fiorente potenza mercantile nel VII sec. a.C.. Distrutta dalla vicina Crotone nel 510 a.C., la città e il territorio ad essa annesso svilupparono agricoltura e pastorizia diventando, a partire dagli anni 50’, fiore all’occhiello dell’intero Mezzogiorno con la coltivazione di riso, agrumi e olio d’oliva. Rinomate le località di Corigliano e Rossano, fuse in un unico Comune a partire dal 2017, in cui è possibile visitare il Palazzo Ducale, fortezza dell’XI secolo ancora dagli interni sontuosi e le Chiese di Sant’Antonio da Padova, la cui cupola si riveste di maioliche gialle e azzurre e San Francesco di Paola, in stile romanico, fondata nel 500. Rossano invece si fa custode del famoso Codex Purpureus Rossanensis, evangeliario greco del V-VI secolo, all’interno della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita e del Museo della liquirizia Amarelli, testimonianza di una tradizione familiare che da circa 4 secoli produce la celebre liquirizia.

Fiumefreddo Bruzio
Percorrendo la litoranea tirrenica, in un susseguirsi di paesini che da Paola seguendo il profilo del mare, si arriva a Fiumefreddo Bruzio: un piccolo borgo abbarbicato sul mare, i cui intrecci di stradine conducono ad alcune tra le più belle terrazze panoramiche della costa. Da qui nelle giornate libere da foschia è possibile estendere lo sguardo sia verso la Sicilia, con le Isole di Stromboli, Salina, Lipari, sia verso il Cilento con il faro di Capo Palinuro che occhieggia nella notte. Il Castello della Valle del 1201 è la prima tappa arrivati in paese. Distrutto dai francesi nel 1807, oggi l’antica torre normanna accoglie i visitatori con i resti della sua facciata e le sale interne, affrescate con insolente ardore dal pittore siciliano Salvatore Fiume che realizzò anche il portale in bronzo e la volta della minuscola Chiesa di San Rocco. Del 1540 la Chiesa Matrice invece custodisce il Miracolo di San Nicola di Bari di Francesco Solimena, tra i dipinti emblematici del Barocco Italiano. Accanto ad essa, le dimore nobiliari di Mazza e De Ponzio rievocano ancora il prestigio di un tempo. Per gli amanti delle escursioni alle spalle del borgo si erge il Monte Cocuzzo, la vetta più alta della Catena Costiera Paolana, da cui si diramano sentieri, grotte e panorami mozzafiato.

Gerace
La leggenda narra che fu uno sparviero a indicare il punto esatto dove erigere il borgo, distante dalle incursioni saracene. Così nacque Gerace, Ierakos, lo sparviero – questo il significato derivante dal greco – borgo medievale della Locride, all’interno del Parco nazionale dell’Aspromonte. Dall’anima normanna e bizantina, Gerace è la sintesi perfetta data dalla bellezza della mescolanza: stili differenti si susseguono nei meravigliosi palazzi, nelle chiese, lungo gli stretti vicoli che raccontano secoli di storia, cultura e religiosità. La Città dalle 100 Chiese o la Gerusalemme dello Jonio così era anche definita, perché sede dell’Episcopato e della maestosa Cattedrale, la più grande del Meridione. Ad oggi di quelle 128 chiese ne restano soltanto 17 ma non per questo il suo fascino è intaccato. Tutto racconta la sua leggiadra eleganza: le piazzette, i ricchi portali, le bifore moresche della Casa aragonese, le botteghe dei vasai ricavate nel tufo dello sperone. Per visitarla basta passeggiare tra i diversi nuclei di cui si compone il borgo: il Borgo Maggiore, la Piana, il Borghetto e il centro storico. La Cattedrale, dichiarata monumento nazionale bizantino-romanico-normanno, ricorda più una fortezza che una luogo di culto: austera e primitiva, accoglie al suo interno, suddiviso in tre navate, il bassorilievo raffigurante l’Incredulità di San Tommaso e l’altare del Sacro Cuore di Maria del 1771. Nelle immediate adiacenze i resti di una delle più importanti colonie di Magna Grecia.

Serra San Bruno
Fondata intorno al 1095 per ospitare gli operai che lavoravano alla costruzione della Certosa di Santo Stefano e dell’Eremo di Santa Maria nel Bosco per volere del monaco Bruno di Colonia (San Bruno), la cittadina rimane tutt’oggi strettamente legata alla presenza del monastero: il primo d’Italia e il secondo in Europa dopo quello di Grenoble, in Francia.
Situata sull’altopiano delle Serre Calabre, tra la Sila e l’Aspromonte, il paese si divide tra il centro storico detto Terravecchia e Spinetto, edificato quest’ultimo dopo il terremoto del 1783. Intatta nelle architetture settecentesche dei suoi palazzi, caratterizzate da portali in granito lavorato, loggette in legno scolpito e ringhiere in ferro battuto, richiama il sapore delle località alpine grazie al suo bosco millenario che rappresenta una meta privilegiata per gli appassionati di escursioni. Emblema del luogo è la Certosa che a seguito dei numerosi terremoti fu ricostruita, nel 1889. Seguendo il repertorio romanico e barocco, la Certosa fu arricchita con nuovi ambienti e con il restauro delle preesistenze cinquecentesche ancora in piedi: il Refettorio, la Sala del Capitolo, la Biblioteca e la Cappella delle reliquie.

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