Nel centro storico, perfettamente conservato, si erge maestoso il Palazzo Ducale che conta 900 stanze (per estensione, in Europa, è secondo solo al Vaticano). Questo complesso monumentale ha saputo fronteggiare egregiamente anche l’ultimo terremoto: i lievi danni subiti sono in via di guarigione e i turisti possono ugualmente visitarlo
Ma chi sono questi Gonzaga che, in una notte del 1329, conquistarono cruentemente Mantova, già Feudo di Matilde di Canossa, e ne ressero le sorti fino al 1708, allorquando subentrarono a più riprese gli austriaci e i francesi, fino a che nel 1866 Mantova fu annessa all’Italia?
Le indiscusse attitudini diplomatiche degli uomini che si succedettero nel governo della città e i matrimoni che questi contrassero con le più eminenti famiglie nobili dello stivale consentirono ai Gonzaga, e ai rispettivi rami cadetti, di governare con successo per 379 anni.
Mantova si può definire un museo a cielo aperto per il patrimonio architettonico e artistico che negli anni si è sviluppato in tutta la città sin da quando i Gonzaga ne assunsero il governo. I secoli di maggiore splendore di questa dinastia sono il XV e il XVI, gli anni in cui a Mantova, come a Roma e a Firenze, il rinascimento ed il manierismo si impongono nelle arti e nell’ architettura.
Il duca Federico II Gonzaga è uno dei più importanti mecenati dell’ epoca. Il Vasari definì Mantova ”la piccola Roma”.
Nel centro storico, perfettamente conservato, si erge maestoso il Palazzo Ducale che conta 900 stanze ( per estensione, in Europa, è secondo solo al Vaticano). Questo complesso monumentale ha saputo fronteggiare egregiamente anche l’ultimo terremoto: i lievi danni subiti sono in via di guarigione e i turisti possono ugualmente visitarlo.
L’uomo che ha dato un’impronta particolare al volto artistico della città si chiama Giulio Romano, architetto di professione e pittore (allievo di Raffaello, di cui termina i lavori incompiuti quando questi muore), che lascia Roma e il Vaticano per trasferirsi a Mantova (1524 ) alla corte di Federico II Gonzaga. Giulio Romano è l’ artefice assoluto di Palazzo Te (nome che non ha nulla a che vedere con l’omonima bevanda ), una villa nata per soddisfare gli ozi del Gonzaga che, all’epoca, non era collegata via terra con Mantova.
Venne edificata in mezzo ad uno dei quattro laghi che allora circondavano la città e proprio questo lago è l’unico che, in seguito, fu prosciugato ed ora Palazzo Te, un tempo difeso da magnifici giardini, lo si può raggiungere comodamente a piedi. Sono passati 500 anni da quando la villa fu completata e oggi più che mai grazie alle nuove tecnologie percepiamo la bellezza e lo splendore delle pitture rinascimentali e manieristiche con le quali Giulio Romano ha decorato le pareti e i soffitti delle innumerevoli stanze di cui è composta.
Il 7 Giugno 2013 è una data storica per Palazzo Te: rinasce completamente a nuova vita, non per mano di eccelsi restauratori, ma grazie all’innovazione tecnologica che si impadronisce dell’ opera pittorica di Giulio Romano e ce la restituisce come il pittore la concepì. Non più luci fluorescenti , (non più luci) al neon ,non più luci) catalitiche che, purtroppo, non hanno mai reso giustizia ai dipinti.
Oggi, la nuova illuminazione al Led, realizzata da un artista della luce come l’azienda IGuzzini, consente ai visitatori di assistere ad un miracolo: ammirare tutti i dipinti come Giulio Romano li ha realmente eseguiti e, quindi, cogliere quelle sfumature e quei particolari che mai le luci tradizionali avevano reso possibile. Questo vuol essere un invito a recarsi a Mantova per vedere o rivedere il vecchio, ma nuovo, Palazzo vestito a festa, con le luci al Led che finalmente rendono giustizia un’opera d’arte fra le più rappresentative del rinascimento italiano.
Non mancano certo i riscontri e gli attestati internazionali che, a giusta ragione, esaltano le qualità artistiche di Mantova, la quale figura nella rosa delle città italiane candidate a diventare capitale europea della cultura. Ma, il riconoscimento di maggior prestigio, l’intera città di Mantova lo ha ricevuto dall’ UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che l’ha insignita, insieme alla vicina Sabbioneta, del titolo di “Patrimonio della Umanità”. Non è un titolo onorifico di quelli che si comprano a tavolino e per cui valgono le raccomandazioni.
L’istruttoria è lunga, complessa, ha regole ben precise e una commissione internazionale nominata da 197 paesi aderenti all’UNESCO sancisce l’ammissione dei siti che possiedono peculiarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale. Sabbioneta e Mantova hanno entrambe superato a pieni voti l’istruttoria e, dal 2008 possono fregiarsi del titolo di “Patrimonio della Umanità”. www.mantovasabbioneta-unesco.it
Le due città distano tra di loro trentatré chilometri, ma sono accomunate artisticamente dall’ arte rinascimentale che pur tuttavia assume in ciascuna di esse connotazioni specifiche: Mantova è una città le cui tracce risalgono all’epoca romana, rinnovata, nei secoli XV e XVI attraverso opere urbanistiche, architettoniche e di ingegneria idraulica con il contributo di architetti della fama di Leon Battista Alberti e Giulio Romano e di pittori come Andrea Mantegna.
Sabbioneta, dal canto suo, rappresenta la costruzione di una città interamente nuova, secondo la visione moderna e funzionale del Rinascimento. Le mura difensive, la pianta a scacchiera delle vie e la disposizione degli spazi pubblici e dei monumenti ne fanno uno dei più importanti esempi di città ideale costruita in Europa. Entrambe rappresentano due momenti essenziali della pianificazione del territorio e degli interventi urbanistici attuati dai Gonzaga nei loro possedimenti. Fra il 1559 ed il 1587 Mantova contava 43000 abitanti, quanti ne conta ora.
Mantova ha una prerogativa che non ha nessun’ altra città italiana. In epoca rinascimentale era praticamente un’ isola circondata a 360° da quattro laghi, che la proteggevano e la difendevano. In seguito, come ho già scritto , per consentirne lo sviluppo urbanistico, uno di questi laghi fu prosciugato. Dei tre restanti, il Lago Superiore è attualmente l’unico navigabile, ma tutti sono frequentati per scampagnate a piedi e attraversati da piste ciclabili. Il Lago Superiore, in cui la navigazione é praticata dai “barcaioli del Mincio “(www.fiumemincio.it), fa parte integrante del Parco Naturale del Mincio.
Qui, le zone ricoperte dai canneti sono intersecate da un dedalo di canali navigabili, un tempo sfruttati da numerose famiglie che ricavavano un misero reddito dalle canne e dalla pesca, attività ora cadute in disuso. I canneti oggi sono il rifugio ideale di uccelli come l’airone rosso, il falco di Palude, il mignattino e ospitano la tartaruga d’ acqua. E’ ricco anche di piante acquatiche, in particolare all’ inizio del secolo fu introdotto il fior di loto, originario dalla Cina. I fiori di color rosso… sbocciano in luglio ed agosto e galleggiano nell’ acqua. Nei mesi estivi il lago diventa una riserva di caccia per fotografi in cerca di scatti “impossibili
Per le escursioni con le barche si parte dal porticciolo di Grazie, a Curtatone, luogo famoso per la presenza del Santuario delle Grazie, eretto nel 1399 da Francesco Gonzaga. Le pareti laterali della chiesa, gotico ad una navata, sono un susseguirsi di statue e manichini in varie pose e situazioni rappresentanti episodi di pericolo scampato, realmente avvenuti o attributi a questo Santuario. La sagrestia ospita i quadri che riproducono i miracoli ottenuti dai credenti. Il lago è navigabile da marzo ad ottobre e su prenotazione anche durante l’ inverno. Si possono programmare le partenze anche da Mantova. Un’ ora di Lago Superiore, comprese le spiegazioni della guida: 8 €, cifra veramente irrisoria.
Sabbioneta, che con Mantova condivide il titolo di “Patrimonio dell’ Umanità“, fu edificata ex novo nel XVI secolo, ad opera di Vespasiano, un uomo che nasce ricco, intelligente, ama le arti e porta un cognome prestigioso: Gonzaga. Educato alla corte spagnola, potrebbe vivere di rendita e invece si specializza nelle attività più prestigiose del momento: é uomo d’armi e architetto, abile nel fortificare le città. Questo gli consente di viaggiare e di mietere onori militari presso le corti imperiali europee che gravitavano in Italia.
Si sposa tre volte per via degli eredi maschi che tardano a venire e, contestualmente, acquisisce cospicue ricchezze. La sua passione nascosta, ma non troppo, è quella di fare della sua Sabbioneta una città perfetta e, certo, non gli mancano le doti a tale scopo. Con Vespasiano, questa città di provincia diventa una piccola città imperiale, con il meglio degli accorgimenti urbanistici ed architettonici in auge a quell’epoca. Nei secoli successivi l’impianto urbanistico non ha subito particolari rifacimenti tanto che, oggi noi, visitandola, retrocediamo di 500 anni di civiltà e veniamo catapultati nella Sabbioneta del XVI secolo.
Di questa esperienza subliminale dobbiamo ringraziare Vespasiano, uomo certamente eclettico a cui la storia ancor oggi non ha reso pienamente giustizia.
Gli ultimi studi non ancora pubblicati sull’ argomento hanno individuato una lettura della nascita di Sabbioneta non ancora emersa ufficialmente. Vespasiano, statista, diplomatico e provetto architetto, costruisce la città anche a sua immagine e somiglianza, non lasciando nulla al caso. Tali dati sono emersi esaminando elementi esoterici che si riferiscono alla sua persona, inseriti volutamene nella costruzione della città.
Verrebbe da fare un paragone: come i faraoni egiziani fecero edificare monumentali piramidi anche a simbolo della loro immortalità per passare alla storia, così Vespasiano concepisce la città di Sabbioneta anche a futura memoria della propria persona. E sembra che ci sia riuscito, tanto è vero che siamo qui a parlarne.
Sabbioneta viene edificata nel secolo rinascimentale per eccellenza, il XVI. Questo è il motivo dell’ accostamento con Mantova : due città rinascimentali a confronto che vanno viste per ciò che le accomuna e, in pari tempo, le distingue.
L’Ufficio del Turismo mette a disposizione dei visitatori, dietro pagamento, una guida turistica che ne illustra i principali monumenti. Prendete al volo questa occasione: solo così potrete diventare cittadini onorari della città e conoscere finalmente l’illustre concittadino Vespasiano attraverso le opere architettoniche e artistiche da lui concepite e commissionate per renderla “una città ideale” (1556-1591), così recitano i testi ufficiali. I luoghi dove vi condurrà la guida sono : Il Palazzo Ducale, il Teatro all’ Antica di Vincenzo Scamozzi (1588 – 90) che costituisce il primo esempio di teatro stabile ed autonomo della età moderna e il Palazzo Giardino. Quest’ultimo era la villa destinata allo studio ed al riposo di Vespasiano ed ingloba una galleria di 96 metri, una delle più lunghe d’Italia, dipinta da Giuliano Campi nel 1558.
La Sinagoga, del 1824, testimonianza di un’ attiva comunità ebraica già favorita all’ epoca di Vespasiano. Incontrerete Vespasiano anche girovagando perle strade, fermandovi nelle piazze e nei giardini, guardando le facciate dei palazzi, camminando lungo le mura: tutto ruota intorno alla sua figura. Mantova e Sabbioneta sono collegate da un autobus appositamente predisposto per consentire ai turisti di visitarle entrambe, dato che rappresentano due esempi complementari della medesima espressione dell’arte rinascimentale italiana.
Testo di Lamberto Selleri. Foto di Lucrezia Argentiero













