Longiano, nel cuore della Romagna, uno dei borghi italiani più belli, che incanta e sorprende il visitatore. Si fregia giustamente di essere bandiera arancione Tci
Longiano può considerasi senza presunzione il cuore della Romagna, quella “vera ed autentica” a pochi chilometri dal mare, circondato da vigneti, frutteti, oliveti e posizionato su ridenti colline che declinano dolcemente verso la pianura che porta all’Adriatico, Longiano è una cittadina di impianto medioevale ove i caratteri romagnoli sono rimasti veri ed autentici che sono molto apprezzati dai turisti che la visitano.
La sua vocazione culturale, i numerosi musei, la sua amenità, il senso di ospitalità dei suoi cittadini, danno vita ad uno dei centri collinari più pregevoli. Tutto questo, unito all’organico impatto storico – architettonico coniugato alla sublime posizione paesaggistica le hanno fatto vincere nel 1991 il premio della rivista Airone col patrocinio della comunità europea quale “villaggio ideale d’ Italia”.
Le origini di Longiano sono lontane, da far risalire alla discesa in Italia dei Longobardi. Nel 1059 un’antica pergamena attesta la presenza di un’importante roccaforte a difesa della popolazione dalle incursioni barbariche, ma solo più tardi, attraverso patti di alleanza con i Riminesi, il castello di Longiano assurgerà ai suoi splendori diventando nobile residenza dei Malatesta e baluardo difensivo dei territori riminesi.
Dal 1463 al 1519 appartenne allo Stato Pontificio, tranne quattro anni di dominio veneziano (1503- 1506); nel 1519 Leone X concesse Longiano in feudo perpetuo al Conte Guido Rangoni di Modena. Nel 1790, subì la sorte della Romagna tutta, cadendo sotto la sovranità di Napoleone Buonaparte fino al 1814. Anche Longiano attraversò le vicende belliche legate ai moti risorgimentali: un cippo ricorda lo storico passaggio di Garibaldi che in fuga da Roma fu aiutato da alcuni Longianesi a raggiungere il mare di Cesenatico. Durante l’ultimo conflitto mondiale Longiano fu caposaldo della Linea Gotica e subì violentissimi bombardamenti che produssero gravi danni.
A testimonianza di quei tragici eventi, rimane ancora oggi, aperto al pubblico, il rifugio bellico che attraversa con i suoi cunicoli l’intera collina che sorregge il Castello. A Longiano la bellezza del patrimonio storico-artistico si coniuga con l’estetica del paesaggio, artefice un’agricoltura praticata nel rispetto dell’ambiente e delle risorse di una fertile collina conosciuta da secoli per la bontà dell’olio, del vino e per la ricca produzione di frutti.
I campi coltivati come giardini, attraversati da suggestive strade rurali, sono ottimi itinerari per una passeggiata in bicicletta o a piedi, magari rinfrescandosi presso le antiche Fonti cesaree a Felloniche, lungo la valle del fiume Rubicone o presso l’antico frantoio di Balignano, dove le olive di produzione locale danno il migliore olio delle nostre zone. Non meno rinomati sono i vini prodotti nelle cantine locali dalle uve di Sangiovese, Trebbiano e Albana dolce ed i piatti tradizionali tra i quali la piada romagnola e un saporito prosciutto.
Da Visitare: Il Castello Malatestiano, che con la sua imponenza si trova nella zona più alta della ridente cittadina romagnola. Un’antica pergamena del 1059 attesta che era stato edificato nella zona un importante castello a scopo di difesa.
La postazione divenne sempre più importante e fu alleata dei riminesi di cui difese i territori.Dopo l’unità d’Italia, l’interno del castello fu totalmente ristrutturato procedendo alla decorazione pittorica della Sala dell’Arengo e quelle adiacenti per opera dei pittori Giovanni Canepa e Girolamo Bellani. Sul soffitto di queste sale sono ritratti personaggi illustri della storia Longianese. Collegiata di S. Cristoforo,la prima Chiesa risale a poco prima dell’anno Mille.
Viene ricordata nella bolla del 1144 dal Papa Lucio II (fu consacrata il 6 agosto 1195 da Ugone, Vescovo di Rimini). Alla fine del seicento fu riedificata la chiesa attuale e consacrata nel luglio del 1712 dal Card. Devia. Il Papa Benedetto XIV il 21 settembre 1744 la elevò a “Collegiata Insigne”. Nel 1711 fu costruito il campanile. Ornano la chiesa opere preziose: Centino, di Antonio Lilio, di Benedetto Coda, di Gian Gioseffo del Sole, di Mariano Urbinelli ed il bassorilievo in terracotta del Graziani (1853).
Oratorio San Giuseppe, voluto dalla Confraternita degli Agonizzati – o di S.Giuseppe appunto – e la cui data d’inizio di costruzione risale al 1703. Ciò che colpisce, anche all’occhio più profano, è la nobile armonia dell’edificio, con una rigorosa pianta a croce greca: la facciata, in buono stato di conservazione, è in mattoni a vista, con un portale finemente giocato con i soprastanti occhi e finestre munite di pregevoli inferiate in ferro battuto.
Chi sale i pochi gradini d’accesso non può non rimanere stupito dalla ricchezza ed eleganza della decorazione interna. Gli ornati e gli stucchi sottolineano gli elementi architettonici in maniera copiosa, incorniciando i vani con un sontuoso repertorio di valve di conchiglie, mascheroni, capitelli, volute intrecciate di fiori, frutta e putti angelici.
Le buone condizioni statiche e manutentive si devono ai lavori di ripristino che hanno preceduto l’apertura del Museo, ciò ha consentito, innanzitutto, di valorizzare questo edificio architettonico e le sue preziose opere interne.
Al suo interno si trova il Museo d’Arte Sacra che raccoglie una molteplice gamma di reperti che al di là della loro qualità estetica, concorrono tutti a evidenziare il valore incrollabile della cultura religiosa.
Così ripercorriamo velocemente dipinti più colti, come “l’Assunta e i Santi Antonio Abate e Girolamo” attribuita al pittore ravennate Giovanni Battista Barbiani (1593 – 1650), il “Crocefisso fra il Santo Girolamo e Monaca”, anonimo dei primi anni de ‘600; il ritratto di Francesco Manzi, arcivescovo e legato pontificio d’Avignone; dall’Oratorio della Vergine di Loreto proviene un’anonima Madonna nera e arcaicizzante di datazione incerta, così come d’ignoti è il “S. Francesco che riceve le stigmate”.
Rifugio bellico singolare testimonianza dell’ultimo conflitto mondiale che attraversa nel sottosuolo tufaceo l’intero borgo medievale. Fu scavato nella primavera del 1944 all’avvicinarsi del fronte, poteva contenere 2.000 persone e la sua volta è separata dalla sovrastante piazza Malatestiana da 22 m di terreno.
I lavori iniziarono dalla Porta del Ponte, per la vicinanza di un’aia in cui trasportare la terra. Il tracciato non è rettilineo, perchè lo scavo fu eseguito ad occhio. Santuario SS. Crocifisso La primitiva chiesa, probabilmente di stile gotico, più piccola ma forse impreziosita di pitture del ‘300 di scuola riminese, subì varie vicende, finché nel 1755, per un cedimento del terreno, resasi pericolante, fu demolita. Il 18 marzo 1764, il longianese mons. Francesco Manzi consacrava la nuova (attuale) costruzione, realizzata su progetto dell’arch. Pietro Borboni, riminese. È di stile neoclassico, “perfetto nelle linee e nelle misure, e di un’eleganza sobria e controllata. All’interno l’immagine del Crocifisso è di scuola giuntesca, dipinta su tela applicata a tavola, del sec. XIII ed il presbiterio decorato.
La seconda domenica di novembre si svolge la festa del ringraziamento. Museo del Territorio è nato nel 1986.ed allestito presso la sede di un vecchio asilo infantile, raccoglie circa 3.000 reperti tipologicamente differenti e provenienti non solo dal territorio longianese ma da quello più ampio dell’intera Romagna. Fondato sulle donazioni di centinaia di cittadini, rappresenta una interessante vetrina, per i giovani ed i meno giovani, di quello che era la vita quotidiana di queste terre sin dal ‘600 ad oggi.
Organizzato secondo lo schema dei mestieri -fabbro, falegname, muratore, contadino- e dei lavori delle donne –vita domestica, tessitura, cura dei figli- il Museo si sviluppa su due piani creando un percorso completo e coinvolgente attraverso il tempo dei nostri padri. Spicca, inoltre, una raccolta di piante topografiche risalenti ai primi dell’800 dove si possono riconoscere, nominati in maniera diversa, i luoghi della zona.
Gli appassionati dei motori, così significativi per la storia e la cultura della Romagna, potranno trovare le Vespe e le Lambrette così importanti una volta per il lavoro e per i momenti di svago. Il lavoro dei campi trova uno spazio considerevole con la raccolta di aratri, seminatrici, attrezzi per la vinificazione e per l’allevamento degli animali da cortile, oltre che per la millenaria arte dell’apicoltura.
Visitare questo Museo è un viaggio nel passato che incuriosisce e fa consapevoli di essere parte un una grande storia comune. Museo Italiano della Ghisa ospitato nella chiesetta settecentesca di Santa Maria delle Lacrime, la Fondazione Neri, espone alcuni degli esemplari più significativi della sua collezione.
Il visitatore viene immediatamente catturato dalla bellezza dei candelabri in ghisa insolitamente esaltati dal mattone a vista dell’edificio. In passato, tra la secondametà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, questi elementi erano destinati ad illuminare le nostre città; oggi sopravvivono per raccontare la storia di un materiale tanto affascinante quanto sconosciuto.
La visita si completa con una ricca collezione di picchiotti per porta e un interessante corredo fotografico relativo agli oggetti esposti: foto d’epoca e recenti, cartoline storiche, pagine di cataloghi che riprendono più elementi o singoli dettagli.
Museo “Tito Balestra” è situato all’interno del Castello Malatestiano e contiene una raccolta d’arte moderna e contemporanea più ricche dell’Emilia Romagna, dedicata all’arte del Novecento italiano, costituita grazie alla passione e all’impegno di Tito Balestra, poeta, collezionista e osservatore pungente della quotidianità di una generazione che faticosamente stava emergendo dalle ceneri della seconda guerra mondiale.
Ricchissima la collezione (2302 opere, tra olii, grafiche e sculture) da Mafai a Rosai, da De Pisis a Sironi, fino a Guttuso e Vespignani. Mino Maccari, -Senza Titolo-, 1943, linoleografia In particolare la collezione è ricca di un’ingente mole di opere di Mino Maccari (1800 fra olii e grafica) che, come è noto, è stato artista centrale nella storia della pittura italiana del secolo scorso.
Si segnala inoltre la presenza di una sezione di opere grafiche di artisti stranieri tra i quali: Chagall, Goya, Matisse e Kokoschka. Nel settore dello spettacolo teatrale, il restauro del Teatro E. Petrella, edificato nel 1870 e riaperto nel 1986, costituisce un’ originale ed attiva esperienza che ha portato e porta a Longiano i migliori interpreti della prosa, della danza, della musica e della canzone d’autore per prove e debutti nazionali.
Oggi questa esperienza si è estesa, oltre le mura del teatro, all’ interno del paese, nelle suggestive piazzette del centro storico, nella capiente arena estiva e nelle sale recentemente recuperate del Centro Polivalente San Girolamo.
Gastronomia Le specialità gastronomiche della cucina longianese sono sostanzialmente quelle semplici e gustose della Romagna. Dominano le tavole cappelletti, passatelli, tagliatelle al ragù, lasagne, strozzapreti, maltagliati e via dicendo.
Tra i secondi classici annoveriamo arrosti, coniglio con patate al forno, castrato, selvaggina e maiale in umido o ai ferri, ed il pregiato galletto di primo canto fritto con pomodoro (Luca Goldoni).
Informazioni Utili
Ufficio turistico dal mercoledì al venerdì: 9.30 – 12.30; sabato domenica: 9.30 – 12.30 e 15.00 – 18.00 Tel: 0547 665484 mail: iat@comune.longiano.fc.it Sito internet: www.comune.longiano.fc.it – www.terredelrubicone.it
Castello Malatestiano e Museo Balestra: dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 15 alle 19, chiuso lunedi. Ingr. ? 3,00 (soci Touring/FAI ? 2,00) tel.0547.665850 – 665420 sito:www.fondazionetitobalestra.org
Museo Italiano della Ghisa: sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.00 tel. 0547 652171 – 652172 www.museoitalianoghisa.org
Museo del Territorio: sabato, domenica e festivi dalle ore 14,30 alle ore 18,00. o su appuntamento presso l’Ufficio Cultura del Comune (0547-666457) www.longiano. it/museoterritorio.htm
Rifugio bellico con museo linea gotica all’interno: aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto per info Comune di Longiano, uff. cultura tel. 0547.666457-665860
Colleggiata San Cristoforo: aperta tutti i giorni dalle 8 alle 12 e dalle 15,30 alle 18
Museo arte Sacra/Oratorio San Giuseppe: aperto Sabato, domenica e festivi dalle 15,30 alle 18 oppure su appuntamento presso l’Ufficio Cultura del Comune (0547-666457)
Come arrivare a Longiano: si trova in provincia di Forlì-Cesena, a 179 metri sul livello del mare, in prossimità della statale 9 via Emilia. Dall’autostrada A14 Bologna-Ancona si esce ai caselli di Cesena (sud) o Rimini nord, entrambi a 14 chilometri dal borgo. In treno, le stazioni più vicine sono quelle di Cesena, Gambettola e Savignano sul Rubicone.
Area sosta camper: In via Circonvallazione, sotto i giardini pubblici, illuminata (vicino al centro) Via Balignano, 956 presso frantoio Turchi (a pagamento). tel.0547.665555 Coordinate GPS: 44° 5’ 17” N 12° 20’ 23” E (a circa tre Km dal paese)
Testo e foto di Pier Francesco Gasperi








