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A Palazzo Marino di Milano la grande mostra di Natale in Sala Alessi fino al 12 gennaio
Torna a Palazzo Marino l’appuntamento di Natale ormai tradizionale con la grande arte italiana e internazionale che ogni anno regala ai milanesi un’esposizione straordinaria, gratuita e allestita in Sala Alessi, il grande e storico salone di rappresentanza del Comune di Milano.
Per tutte le feste e fino al 12 gennaio 2025, i milanesi e i sempre più numerosi turisti potranno ammirare un grande capolavoro del Rinascimento italiano ed europeo: La Madonna con il bambino e i santi Simone e Giuda, nota come “La Madonna di San Simone” di Federico Barocci, una grande pala d’altare proveniente dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.
La mostra “Federico Barocci, La Madonna di San Simone” è promossa e prodotta dal Comune di Milano grazie al contributo di Intesa Sanpaolo, partner istituzionale che da anni, insieme al sostegno di Rinascente, affianca l’Amministrazione in questo progetto annuale. La mostra è curata da Luigi Gallo e Anna Maria Ambrosini Massari, mentre l’organizzazione è affidata a Civita Mostre e Musei. Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira.
Orari di apertura al pubblico
Tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 20.00
(ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura)

Nell’ambito di una programmazione coerente, attenta alla qualità delle scelte e all’impegno scientifico, Palazzo Zabarella prosegue il dialogo internazionale con importanti istituzioni museali di fama mondiale. È ora la volta della prestigiosa collaborazione con la Città di Grenoble che attraverso il suo Museo, tra i più importanti in Europa, ha messo a disposizione una significativa selezione della sua ricca raccolta di disegni, svelando una parte della collezione finora inesplorata.
La straordinaria selezione proposta a Palazzo Zabarella curata da Guy Tosatto, già alla direzione del museo di Grenoble, riunisce 47 artisti e più di 130 opere, offrendo l’opportunità di scoprire le diverse tecniche e i differenti linguaggi che hanno caratterizzato la scena artistica contemporanea a Parigi, che è stato il grande laboratorio della modernità. Dalla matita al carboncino, dalla tempera all’acquerello, alla gouache o al collage, dalla figurazione all’astrazione, i protagonisti delle avanguardie sperimentano su carta composizioni, forme, figure, talvolta accostamenti cromatici, con la libertà espressiva e l’immediatezza creativa proprie di queste tecniche.
L’esposizione si articola in cinque sezioni abbracciando un arco temporale compreso tra il 1900 ed il 1960. Vengono indagati i principali movimenti artistici che hanno segnato la prima metà del XX secolo: dal neoimpressionismo all’espressionismo d’impronta fauve, dal cubismo al ritorno all’ordine, dalla ribellione dadaista al sogno surrealista fino all’astrazione. Emergono attraverso una serie di capolavori le personalità di Matisse, Picasso, Chagall, Miró, Signac, Bonnard, Vuillard, Modigliani, Rouault, Delaunay, Arp, Balthus, Calder, Tobey. Vengono pure esplorate le contaminazioni tra poesia, letteratura e arti visive come nel caso dei disegni sperimentali di Artaud, Klossowski, Cocteau e Michaux.
Considerando che solitamente le opere su carta non sono facilmente visibili al pubblico per ragioni legate alla loro conservazione, la mostra di Palazzo Zabarella costituisce senza dubbio una preziosa occasione per confrontarsi con la dimensione più immediata e spontanea della creazione, con il lato più intimo e privato di ciascun artista.
Orario:
Dal martedì alla domenica 10.00 – 19.00
La biglietteria chiude alle 18.15
Palazzo Zabarella
Via degli Zabarella 14, Padova

A Genova la prima mostra in Italia dedicata a Berthe Morisot
La mostra “Impression, Morisot” è la prima grande mostra in Italia sulla figura di Berthe Morisot (1841 – 1895) allestita a Palazzo Ducale di Genova dal 12 ottobre 2024 al 23 febbraio 2025. L’esposizione rientra nel calendario delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario dell’impressionismo, inclusa nella stagione commemorativa avviata dal Museo d’Orsay di Parigi, organizzata in collaborazione con il Museo di Belle Arti di Nizza e con prestiti inediti degli eredi di Berthe Morisot.
La mostra è un progetto di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con Electa, anche editore del catalogo, sostenuta dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova, con i patrocinio dell’Ambasciata di Francia, ed è curata da Marianne Mathieu, tra le più rinomate esperte dell’opera di Berthe Morisot e studiosa della storia dell’impressionismo, protagonista di molte scoperte scientifiche in questo ambito.
Più di 80 opere, tra dipinti, acqueforti, acquerelli, pastelli, cui si aggiungono documenti fotografici e d’archivio, molti dei quali inediti, consentono di ripercorrere la vita dell’artista, che ha saputo conciliare vita familiare e carriera artistica, e intrattenere fecondi rapporti con i più grandi artisti dell’epoca come Renoir, Monet, Manet, Degas ma anche con figure di intellettuali quali Mallarmé e Zola. La mostra riserva novità scientifiche correlate ai soggiorni sulla Riviera tra 1881 – 1882 e 1888 – 1889 e all’influenza della luce mediterranea sulla sua opera.

La Pinacoteca Civica “Il Guercino” di Cento ospita una mostra su Ubaldo Gandolfi
La Pinacoteca Civica “Il Guercino” di Cento ospita una raffinatissima mostra dedicata al grande pittore Ubaldo Gandolfi, che fu tra i protagonisti dell’arte italiana del grande Settecento.
“Sentimento e ragione nella pittura del grande Ubaldo Gandolfi” è il titolo dell’esposizione che si ricollega idealmente alla importante mostra che la città dedicò nel 2002 all’artista e al fratello suo Gaetano, esponenti di spicco della cultura dell’età dei Lumi. La mostra riscosse significativo successo in ragione della qualità superba delle opere esposte, provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti, e fu l’occasione per rendere l’ex-chiesa di San Lorenzo, che attualmente ospita le tele faentine del Guercino, una sede espositiva.
Al grande artista rende omaggio Cento creando un focus su due magnifici dipinti che sono custoditi presso la Pinacoteca, una Annunciazione di radiosa bellezza e la pala d’altare dedicata a San Gaetano da Thiene che fu acquisita in occasione della mostra del 2002.
Ubaldo Gandolfi, nato a San Matteo della Decima nel 1728, piccola località prossima a Cento, nei primi tempi della sua vita conobbe e ammirò le tele del Guercino, che furono, con quella centese di Ludovico Carracci, pure custodita presso la Pinacoteca, i suoi primi modelli; trasferitosi a Bologna per frequentare l’Accademia Clementina di Pittura, Scultura e Architettura, su quella prima base di conoscenza costruì il suo percorso, studiando e ristudiando i grandi precedenti cinque-secenteschi della scuola locale, la pittura di luce e colore dei veneti, le novità del contemporaneo. Si formò così, in virtù del talento e dell’assiduità nell’esercizio della mente e della mano, uno stile inconfondibile per poetica e forza espressiva, il cui valore fu riconosciuto nell’Europa cosmopolita del suo tempo, che pianse la prematura sua scomparsa del 1781.

Al Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca la mostra “Visse d’Arte” di Corrado Veneziano
In occasione del Centenario della scomparsa di Giacomo Puccini, il Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca – la città natale del celebre compositore – ospiterà, nel foyer e nel ridotto, la mostra pittorica “Visse d’Arte” dell’artista Corrado Veneziano. La mostra inaugurerà in una data altamente simbolica, domenica 22 dicembre, giorno della nascita di Puccini, dalle ore 17 fino alle ore 22.00 e sarà visitabile fino al 18 gennaio 2025.
L’esposizione, curata da Francesca Barbi Marinetti, Cinzia Guido e Sonia Martone, è l’unica mostra pittorica di un autore contemporaneo inclusa nel programma ufficiale delle celebrazioni Puccini 100. Dopo aver esordito a Roma presso il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali e aver viaggiato tra Bruxelles, L’Aquila, Montecarlo, Rabat e Bogotà, l’appuntamento lucchese rappresenta l’ultima tappa del 2024, offrendo un importante ponte verso il 2026, anno del centenario della prima rappresentazione di Turandot.
Le opere esposte – circa 20 tele a olio di grande impatto – evocano l’intero repertorio lirico pucciniano, con un’originale tensione figurativa che si intreccia alla raffinatezza della musica. Dodici di queste opere richiamano visivamente i capolavori di Puccini: dalle note sul pentagramma che diventano onde, corde, rami o scale, ai personaggi femminili iconici – Tosca, Turandot, Manon, Butterfly, Suor Angelica, la Fanciulla del West – che si stagliano in una dimensione pittorica evocativa e potente. L’arte di Veneziano dialoga con il mondo pucciniano attraverso un percorso visivo ricco di simboli e suggestioni: un omaggio ai luoghi amati da Puccini (Roma, Firenze, Parigi, le Fiandre, la Foresta Nera, Nagasaki, Pechino) e alle sue figure liriche, trasformando la forza melodica delle opere in capolavori pittorici eterei e contemporanei.
Il Teatro del Giglio Giacomo Puccini, cuore pulsante della tradizione pucciniana, si conferma la cornice ideale per questa esposizione, dove il visitatore potrà immergersi in un viaggio visivo che esplora la complessità e la magia del linguaggio del compositore lucchese. In anteprima assoluta, saranno presentate anche nuove tele dedicate a Turandot, principessa “della Cina al tempo delle favole”, simbolo del capolavoro incompiuto di Puccini.

Ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi (Macerata) la mostra “The Saving Light” di Nidaa Badwan
Nidaa Badwan, artista palestinese residente in Italia, è la vincitrice della settima edizione del Premio Pannaggi/Nuova Generazione 2024. In occasione di questo riconoscimento l’artista è la protagonista della mostra The Saving Light, allestita al piano nobile dei Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi a Macerata, con il patrocinio dell’Università di Macerata, dell’Accademia di Belle Arti e del Comune di Recanati.
La mostra si compone di fotografie site specific che l’artista ha realizzato proprio immaginando un dialogo con Palazzo Buonaccorsi, luogo che essa stessa definisce “dello spirito, impregnato di vicende personali, storia, magia e simboli”: più che mai in questi scatti emerge la componente teatrale del lavoro di Nidaa, un personale punto di vista con cui interpretare il reale, un’esclusiva mise en scène attraverso la quale si dischiude il segreto di sé e del mondo che ci circonda.
Nelle sale del Palazzo si susseguono immagini che fanno rivivere i fasti dei tempi che furono e dei racconti qui conservati, i ricordi degli spazi e dell’umanità che ci ha vissuto emergono come scintille di luce che si fanno largo nel fondo oscuro, in un perfetto equilibrio tra memoria e modernità. La mostra è aperta fino al 30 marzo.

Nelle opere di Carola Masini e Patrizia Molinari la materia è al centro della mostra “Materia Mater”, in programma a Palazzo Trinci, a Foligno, da domani, sabato 14 dicembre fino al 2 marzo. Le installazioni – in vetro e terracotta – sono parte integrante del percorso museale e motivo di un confronto concettuale tra le artiste, dedite entrambe all’uso della materia come strumento comunicativo: dalle sculture-installazioni in vetro “lucente” della Molinari, alla “calda” terracotta usata dalla Masini.
La mostra “Materia Mater”, organizzata da Coopculture in collaborazione con il Comune di Foligno, curata da Romina Guidelli e Francesca Barbi Marinetti, è articolata in più piani nel museo folignate: si sviluppa dal pozzo del piano terra fino ai grandi saloni del piano nobile, come a voler creare un tempo nuovo, ascensionale, contemporaneo. E’ uno slancio che invita alla scoperta degli scorci concessi dalla maestosa architettura del Palazzo mentre muove il pensiero verso i concetti di creazione, continuazione e memoria, caro alle artiste. “La Materia è Madre e protagonista di un attraversamento fisico e concettuale di un luogo antico, ma ancora vivo. Ogni antico mattone che resiste alla storia rinnova il ricordo della vite che lo hanno ‘toccato’”, è stato sottolineato nel corso della presentazione della mostra.
Nelle terrecotte di Carola Masini c’è il profumo di usanze antiche. Memorie bambine si muovono davanti all’installazione “Conchylium”, oggetti dall’animo femminile racchiuso in forme femminili che tornano in contrasto ai profili maschili ospitati nell’opera “Umanità”. Un abito dismesso di carte e stoffa è l’opera “Come un abito”: ecco la ‘Sposa del Tempo’. Di “lei” resta l’abito sapientemente sgualcito dall’artista. L’anima si manifesta in quello che resta quando il corpo scompare.

A Roma una mostra per festeggiare i 110 anni della Maserati
Il Museo Nicolis di Verona protagonista a Roma della mostra “Maserati: 110 anni di storia – La Leggenda delle Corse e del Gran Turismo” grazie alla prestigiosa collaborazione istituzionale con ACI Automobile Club d’Italia e ACI Storico.
Nella città più visitata d’Italia, sono quattro i modelli iconici del Nicolis che resteranno esposti in Galleria Filippo Caracciolo a Roma fino al 18 gennaio 2025 per rendere omaggio a uno dei marchi che ha contribuito allo sviluppo dell’industria automobilistica italiana.
La Maserati 3500 GT Spider “Vignale” del 1960, firmata dal genio creativo di Giovanni Michelotti, con il suo design distintivo cattura l’essenza della “Dolce Vita”, evoca eleganza, leggerezza e i piaceri di quell’epoca. La Maserati 3500 GTi Touring del 1962 un elegante e potente coupé, che rappresenta il primo modello ad iniezione della Casa del Tridente. Molto apprezzate dal pubblico anche la Maserati Ghibli 4700 “Ghia” del 1972, frutto del talentuoso Giorgetto Giugiaro, considerata ancora oggi una delle massime icone del design italiano di quegli anni; in ultimo la Maserati Indy America 4700 Vignale del 1970, la naturale evoluzione della Mexico presentata al Salone di Torino del 1968. Con un vano motore di grandi dimensioni, suggeriscono la potenza da 4.700 di cilindrata che ha determinato i successi commerciali di ambo i modelli.
Insieme al Museo Nicolis in mostra anche la Maserati 250F del 1954 del MAUTO di Torino, con cui il celebre pilota Juan Manuel Fangio conquistò il campionato del mondo di Formula 1 proprio nel 54’. Il Museo Nicolis è APERTO al pubblico da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00 con orario continuato.

“En Scène, Yves Saint Laurent”: a Roma una mostra dedicata allo stilista francese
La Fondazione Nicola Del Roscio in collaborazione con il Musée Yves Saint Laurent di Marrakech e il Musée Yves Saint Laurent di Parigi presenta da sabato 6 dicembre 2024 a venerdì 7 marzo 2025, presso i propri spazi di Via Francesco Crispi a Roma, il progetto espositivo “En Scène. Yves Saint Laurent. Costumi e scene per balletto, teatro e music-hall”, con la curatela del designer Stephan Janson.
La mostra porta per la prima volta a Roma in un unico allestimento una selezione di disegni, bozzetti, schizzi di scena per balletto, teatro e music-hall realizzati da Yves Saint Laurent (1936-2008), esplorando la profonda passione che lo stilista, iconica leggenda della moda, ha nutrito per la scena lungo la sua intera esperienza creativa.
Le opere presentate provengono dalla vasta collezione di tessuti, disegni, fotografie e documenti del Musée Yves Saint Laurent Paris / Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent di Parigi. Il percorso espositivo include circa sessanta disegni che rappresentano modelli di scenografie e costumi che vanno dal 1959, per il balletto “Cyrano de Bergerac”, al 1978, anno in cui fu presentata al Théâtre de l’Athénée la commedia di Jean Cocteau “L’Aigle à deux têtes”. Anche il music-hall è illustrato da vari bozzetti, tra cui quelli per “Le spectacle Zizi Jeanmaire”, presentato in anteprima al Teatro Eliseo di Roma nel novembre 1963.

“Memorabile. Ipermoda”: al MAXXI di Roma la moda nella sua forma d’arte
“Memorabile. Ipermoda”, a cura di Maria Luisa Frisa e in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana, ha aperto al pubblico il 27 novembre al MAXXI nella più scenografica delle sue gallerie. A dieci anni dalla mostra Bellissima, l’esposizione segna un nuovo capitolo nel dialogo tra moda e museo, con un perfetto intreccio in cui il progetto espositivo e quello editoriale si completano in un’opera autonoma.
La mostra, attraverso una ricca collezione di abiti, accessori, materiali d’archivio e video, racconta la moda come strumento per riflettere sul presente. Tali elementi diventano una lente per indagare le questioni che la moda pone oggi, dimostrando la sua capacità di rispondere e adattarsi ai cambiamenti sociali, politici, economici e culturali.
La mostra propone una serie di “stazioni” in cui gli abiti costruiscono relazioni inaspettate fra loro, dove i pezzi straordinari della haute couture dialogano con esperienze più indipendenti, senza gerarchie. Memorabile. Ipermoda è l’occasione per poter ammirare i virtuosismi di Viktor&Rolf, protagonisti dell’immagine guida della mostra, insieme alla couture di Christian Dior nell’interpretazione di Maria Grazia Chiuri e a quella inaspettata di Schiaparelli secondo Daniel Roseberry, e di Balenciaga secondo il progetto di Demna Gvasalia; le esplorazioni concettuali di Jonathan Anderson e quelle politiche di Virgil Abloh per Louis Vuitton; le visioni del maschile secondo Thom Browne e Craig Green; la grande stagione contemporanea della moda italiana, dai protagonisti più affermati come Giorgio Armani, Miuccia Prada (che ora condivide la direzione creativa del suo marchio con Raf Simons) e Dolce&Gabbana (che riattivano l’archivio collaborando con Kim Kardashian), fino alle esperienze più recenti, da Alessandro Michele nella sua interpretazione di Valentino, passando per Marni secondo Francesco Risso, fino alla nuova generazione di designer rappresentata da ACT N°1 e Marco Rambaldi.
Alcuni oggetti ritmano il percorso espositivo, sottolineando le atmosfere della mostra: in particolare, lo straordinario carapace in bronzo e ottone decorato con monete d’argento e gemme realizzato da Bvlgari su ideazione dell’artista Francesco Vezzoli è un oggetto spettacolare e monumentale, che ci fa riflettere sull’oscillazione sempre attuale del gusto fra massificazione e radicale individualismo.

A Palazzo Barberini di Roma esposizione del Ritratto di monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio
Dal 23 novembre 2024 al 23 febbraio 2025, un prestito storico proveniente da una collezione privata verrà ospitato negli spazi delle Gallerie Nazionali di Arte Antica: nella Sala Paesaggi di Palazzo Barberini il Ritratto di monsignor Maffeo Barberini, attribuito dai principali studiosi a Caravaggio, sarà esposto al pubblico per la prima volta.
Nel ritratto Maffeo Barberini è seduto su una poltrona collocata di sbieco ed è illuminato da un fascio di luce che converge dal basso, emergendo potentemente da uno spazio nudo ed essenziale. Il monsignore, nei suoi trent’anni, indossa una berretta e un abito talare nei toni del verde, sopra una veste bianca plissettata. Il braccio sinistro è poggiato al bracciolo della sedia e con la mano stringe una lettera piegata, mentre in primo piano, evidenziato dalla luce, è appoggiato alla poltrona un rotolo di documenti.
La testa con lo sguardo impaziente, la bocca socchiusa e il gesto quasi improvviso che compie con la mano destra, che buca lo spazio, raccontano una personalità dinamica, suggerendo che stia dando un ordine a qualcuno fuori dalla scena. La raffinata sperimentazione cromatica, il modo di impostare la figura in diagonale rispetto al fondo, i contrasti di chiaro e scuro, il disegno delle mani arrotondate, la luminosità dell’epidermide e la tecnica di costruzione degli occhi sui quali è applicata una pennellata di biacca che dà intensità allo sguardo, sono le cifre dell’autografia del Merisi evidenziate da tutta la critica.
Con pochi tratti, Caravaggio raffigura un Ritratto in movimento e rivela lo stato d’animo e la personalità del protagonista, un intellettuale della più alta sfera sociale, monumentale nella sua presenza, ma privo di retorica.
L’opera – presentata per la prima volta da Roberto Longhi nell’articolo Il vero “Maffeo Barberini” del Caravaggio, pubblicato nel 1963 sulla rivista Paragone – è stata indicata dallo studioso come un elemento fondamentale per comprendere la ritrattistica di Caravaggio, utile a colmare una lacuna considerevole nella produzione del periodo romano del maestro, poiché suoi ritratti sono rarissimi e per la quasi totalità sono andati perduti o distrutti.
Secondo Longhi l’opera, riemersa a Roma senza documentazione, era stata conservata per secoli nella collezione dei Barberini, prima di entrare in una raccolta privata, probabilmente a seguito della dispersione del patrimonio negli anni Trenta.
Dalla corrispondenza tra Roberto Longhi e Giuliano Briganti (pubblicata nel 2021) è emerso che fu inizialmente Briganti a scoprire e attribuire il Ritratto a Caravaggio, cedendo poi a Longhi il diritto di pubblicazione. In una lettera del 2 luglio 1963, Longhi confermava quanto accaduto, offrendo a Briganti la possibilità di pubblicare l’opera. Tuttavia, nel settembre dello stesso anno, fu Longhi a pubblicare l’opera senza menzionare Briganti, ma lodando il restauro effettuato da Alfredo De Sanctis. Anche Federico Zeri accolse l’attribuzione a Caravaggio. Nella Fototeca dello studioso, conservata all’Università di Bologna, una fotografia del dipinto contenuta nel fascicolo intitolato a Caravaggio ha sul retro la scritta autografa di Zeri con l’indicazione della sua provenienza dal mercante e conoscitore d’arte romano Sestieri, già curatore della Galleria Barberini.
Da quando è riemersa nel 1963, l’opera, per le sue caratteristiche autografiche e la qualità eccezionale del ritratto, è stata accettata unanimemente dalla critica (da ultimi: Cappelletti, Zuccari, Terzaghi, Papi, Vodret, Christiansen and Schütze), già Mia Cinotti, autrice di una delle monografie caravaggesche più complete nel 1983, dopo un approfondito esame dell’opera resa possibile dalla disponibilità del proprietario, la aveva inserita nel catalogo del Merisi.

“Impressionisti e la Parigi fin de siècle è una mostra di studio e di ricerca, che serve a capire cosa c’è dietro l’Impressionismo, senza effetti speciali e grandi capolavori che vengono dai musei francesi e che sono, evidentemente, il riferimento inevitabile per chiunque voglia conoscere l’Impressionismo”. Vittorio Sgarbi, curatore dell’esposizione che da sabato 23 novembre ha aperto le porte a Napoli alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, ha così definito l’esposizione, aggiungendo: “Ma è anche una mostra molto severa, rispetto a quello che c’è dietro, quindi, sarà utile venire a vederla per capire il percorso che hanno fatto i pittori per diventare gli impressionisti che vediamo a Parigi e, quindi, è una mostra di avvio alla celebrazione degli Impressionisti”.
La rassegna, prodotta da Navigare Srl in collaborazione con Polo Culturale Pietrasanta e Lapis Museum e patrocinata da Regione Campania e Città di Napoli, è una esposizione dal carattere antologico in omaggio al rivoluzionario movimento artistico francese nato 150 anni fa, con la prima esposizione parigina che ne segnò il debutto ufficiale sulla scena mondiale, il 15 aprile 1874.
Le 69 opere esposte, realizzate da 40 artisti prevalentemente francesi, sono suddivise in 3 sezioni, secondo gli allestimenti voluti dal co-curatore Stefano Oliviero, che tracciano la storia delle origini e le evoluzioni dell’Impressionismo, sullo sfondo della Parigi di fine secolo, vivace e luminosa protagonista di epocali cambiamenti.

Mostra “Impressionisti e la Parigi a fin de siécle” a cura di Vittorio Sgarbi.
Foto: Stefano Renna
“The World of Banksy”: con Turismo Itinerante alla mostra di Napoli a prezzi speciali
E’ in corso da ottobre a Napoli uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, “The World of Banksy – The Immersive Experience”: la mostra vi aspetta fino al 4 maggio presso l’Arena Flegrea indoor, situata nella prestigiosa Mostra d’Oltremare, in Viale John Fitzgerald Kennedy, 54.
Con l’incredibile maestria di Banksy, l’artista di Bristol famoso per il suo approccio provocatorio e la sua abilità nell’incanalare il pensiero critico attraverso l’arte, questa mostra promette di essere un viaggio emozionante e stimolante nel cuore della creatività contemporanea.
Dopo aver lasciato un’impronta indelebile in città come Roma, Milano e Torino, e aver percorso un itinerario che ha attraversato Parigi, Barcellona, Praga, Bruxelles e Dubai, le opere di Banksy giungono finalmente a Napoli, una città vibrante e accogliente, dove ogni giorno nuove esperienze attendono i viaggiatori provenienti da ogni parte del globo.
La mostra immersiva presenta oltre 30 opere dell’artista, tra cui spiccano “Ozone Angel”, “Steve Jobs”, “Napoleon” e “Waiting In Vain”, affiancate da creazioni e murales realizzati da giovani artisti anonimi provenienti da tutta Europa. Il percorso espositivo offre uno sguardo ravvicinato a più di 130 opere che narrano il mondo dell’enigmatico artista britannico, celebre per la sua presa ironica su temi politici e sociali. Accanto alle opere iconiche che hanno reso Banksy un punto di riferimento globale, la mostra include una sezione video speciale che svela la storia e il messaggio sociale dietro i celebri murales disseminati per le strade del mondo.
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Si riportano i seguenti prezzi agevolati:
– €10 per adulti anziché €14.50 (giorni infrasettimanali) e €7 per bambini 6 – 12 anni (giorni infrasettimanali).
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NB: I biglietti con questi prezzi ridotti saranno acquistabili solamente alla cassa mostrando la versione cartacea o la versione online della Turit Card in corso di validità.

Oltre sessanta opere di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) invaderanno per i prossimi sette mesi le sale della Gran Galleria della Reggia di Caserta. Dal 27 novembre al 30 giugno, il museo del Ministero della Cultura, Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, accoglie uno degli artisti italiani contemporanei più prolifici e influenti, interprete del radicale rinnovamento del linguaggio artistico nonché protagonista dell’Arte Povera.
La mostra “Metawork” prende il nome dall’opera Metawork-United Portraits presentata per la prima volta proprio in occasione dell’esposizione. Realizzata a partire dai ritratti fotografici di otto cittadini di Cittadellarte, essa riesce a ricombinarli tramite un programma di intelligenza artificiale consentendo quel passaggio che caratterizza il lavoro di Pistoletto già nei Quadri specchianti, dalla dimensione individuale a quella collettiva.
L’esposizione è prodotta dal Museo Reggia di Caserta e da Opera Laboratori, in collaborazione con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e Galleria Continua, e offre un profondo viaggio nel concetto visionario di “metamorfosi” e “interconnessione” dell’artista biellese.

Vi ricordiamo inoltre che nelle vicinanze di tutte queste zone potrete usufruire degli sconti esclusivi riservati da molti esercizi turistici ai possessori della nostra Tessera Turit.
Buon fine settimana!







