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Home News Viaggi On The Road

Isole di sogno nella Charentes-Maritime

admin by admin
16 Febbraio 2012
in Viaggi On The Road
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Isole di sogno nella Charentes-Maritime
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Alla scoperta di fantastiche, magiche e inimmaginabili perle atlantiche ricche di storia, tradizioni, feste gioiose e prelibati alimenti senza dovere percorrere mezzo globo.

La perla, gioiello prezioso figlio del mare, è per eccellenza simbolo di bianco candore come esprime magnificamente Dante attraverso le parole “perla bianca in bianca fronte”.
Tale verso trasformato in “perle bianche in fronte azzurra” si confà a illustrare in senso metaforico le splendide isole prospicienti La Rochelle nel Poitou-Charentes, una sorta di arcipelago di cui ho ammirato le due più grandi anche se resto con il desiderio di vedere l’Ile d’Aix, indicata qualche tempo fa dal quotidiano inglese Guardian tra le venti piccole isole più incontaminate e selvagge d’Europa.

Ovunque segreti da scoprire e carpire nei chilometri di spiagge, dune maestose, zone di marea, foreste e saline affascinanti da comprendere e amare. L’Atlantico con il suo fascino misterioso, segreto e selvaggio nei secoli ha esercitato sugli uomini una seduzione diversa rispetto al Mediterraneo più dolce e sodale: chiunque vi si rechi per bagnarsi o scoprirlo deve informarsi e sapere come si articola la costa in quanto esistono luoghi in cui gli addetti al controllo costiero esortano a non nuotare, mentre altri sono assolutamente sicuri.

Isole di sogno nella Charentes-Maritime

Le mete sono ghiotte e per prepararmi a questa esplorazione magnifica e affascinante anche per la varietà degli stimoli decido di rinfrancare lo spirito e non solo in un luogo ricco di storia e d’arte nell’amatissima e intima La Rochelle in cui cerco tutte le occasioni per tornare.
Eccomi comodamente sistemata in una poltrona a bermi un delizioso ‘pineau’ rosa, pensando all’ingegno dei produttori del ‘cognac’ che da questo prodotto ‘faro’ del territorio, diversificandone la produzione, hanno creato un nettare divino. Mi trovo nel patio dalle tonalità alabastro dell’Hotel La Monnaie, un’elegante e austera dimora, costruita nel XVII secolo e destinata per parecchio tempo a zecca: dopo un lungo abbandono, è acquistata nel 1988 e trasformata in albergo.

Nel gennaio 2010 una nuova gestione, l’attuale, decide che i clienti devono essere accolti nell’arte, dalla hall fin nelle stanze, ciascuna concepita come un’opera d’arte unica, e persino nei bagni, e con questa filosofia lo rinnova. Sculture e pitture sono elegantemente distribuite e ogni elemento architettonico, decorativo e d’arredamento è concepito come arte: arte e libri, ‘sale della vita’ secondo i creatori di questo singolare hotel dall’atmosfera calorosa di una casa di amici. Il luogo confidenziale e dallo charme unico va visitato, anche se non si soggiorna, per ammirare questa interessante e affascinante sintesi tra design e classico, anzi dialogo armonioso tra lo spirito dell’antica dimora e l’anima degli attuali abitanti.

Le nuove tecnologie vi sono utilizzate in modo capillare, ma con assoluta discrezione così da essere scorte solo da occhi molto attenti. Ritemprata e corroborata da questa sosta, affronto, aiutata da un cielo magnifico e dall’aria tersa, il maestoso, scenografico, ardito ed elegante ponte-viadotto (circa 3 chilometri) che conduce all’Ile de Ré – soprannominata “isola bianca” per la luminosità, il colore delle case e il sale prodotto fin dall’antichità – originariamente un arcipelago formato da più piccole isole unite nei secoli da alluvioni naturali e da dighe costruite dall’uomo. Posta in una posizione strategica invidiabile, per secoli è stata ambita dagli Inglesi e oggi si estende per una trentina di chilometri dove sono sparsi deliziosi villaggi rimasti come una volta.

Pur essendo collegata dal 1988 al continente, mantiene intatta la sua essenza isolana autentica e affascinante. Classificata sito protetto, accoglie chi vi giunge con le sue casette bianche dalle persiane verdi e dai tetti di argilla rossa spesso abitate da pescatori e affacciate su strette stradine ornate di cespugli di malvarosa, con le sue saline, le sue ostriche e una flora e una fauna tanto ricca da contare in alcune zone più di trecento specie di uccelli. Le strade sono percorse anche da biciclette il cui alto numero rivela un’ampia rete ciclabile con più di 100 chilometri di piste. Certo che chi sceglie di venire nell’isola in bici risparmia anche il pedaggio…

Altro re dell’isola oltre la bici è il cavallo che permette una fruibilità ottimale della natura. Alla ricerca di chicche, anche se tentata dalle numerose strutture in cui avvengono alcune fasi dell’allevamento di ostriche e molluschi, mi dirigo verso L’Oursine de Ré a La Flotte dove complici l’ottima qualità dell’acqua del mare e competenza professionale Yvan Legall, esperto biologo, insieme con la famiglia si dedica all’allevamento con alghe fresche e all’inscatolamento di ricci marini e di molluschi; veramente una sorpresa inaspettata.

Tutto sembra scorrere più lentamente anche nel caratteristico villaggio di S. Martin de Ré – cinto dalle fortificazioni (con due imponenti porte monumentali) di Vauban, sommo ingegnere militare dei tempi del Re Sole – dove lungo il porticciolo consumo un gustosissimo pasto a base di pesce con l’occhio che segue divertito il lento scomparire delle barche per effetto della marea. Mi innamoro di questo dolcissimo paese, ma sembra che sia l’ultima di una serie di personaggi famosi e non i quali lo hanno eletto quale luogo di vacanze.

La bellezza dei luoghi e l’attenta conservazione dell’ambiente mi spingono alla ricerca approfondita di alcuni camping dove vivere a stretto contatto con la natura e così arrivo al Camping Sunêlia Interlude (www.interlude.fr), che ha appena ricevuto 5 stelle (il primo dell’isola), posto lungo una spiaggia sabbiosa all’interno di un parco paesaggistico. Visitandolo, malgrado i numerosi comfort, sento la natura che parla invitandomi seducente a fermarmi, ma prevale la tentazione di arrivare al mitico  Faro delle Balene posto sul punto più alto dell’isola: 55 metri… verso l’Oceano aperto.

Il panorama si rivela superiore alle aspettative anche se non salgo i 257 gradini (a chiocciola) che mi darebbero emozioni maggiori, ma solo per questioni di tempo: avendolo sarei rimasta a godermi una marea completa, osservando meglio l’ampio paesaggio e le chiuse per pesci (ecluses à poissons), caratteristiche anche dell’isola di Oléron, griglie di ferro poste tra gli scogli per intrappolare i pesci. Scopro attraverso numerosi souvenir raffiguranti ‘asini con cappelli da giardiniere e pantaloni a righe o a quadretti’ l’antica usanza nelle saline di fare loro indossare mutandoni per salvaguardarli dai morsi di zanzare e dalle erbe pungenti.

Mentre ritorno, lo sguardo meno pressato si sofferma su vigneti e orti che scorrono veloci insieme a fuggitive foreste e mi fermo rapita dall’incanto cromatico del tramonto sulle saline. Rifletto sulla ‘professione del salinaio’ che stava per scomparire e arrivo all’Ecomuseo delle saline che trovo chiuso: la contemplazione è nemica degli orari… Riesco ancora a curiosare nel Camping La Côte Sauvage – Les Balcons verts (www.village-center.fr) più semplice del precedente, ma non meno affascinate, anzi, tutto è all’insegna del più profondo rispetto per l’ecologia e conseguentemente del risparmio energetico.

Rivolgendosi alla saggezza degli antichi e più precisamente a quella dei Mongoli che da secoli si difendono dal clima ostico grazie a tende circolari – gher in mongolo e yurta in russo rivestite di feltro e dal tetto a calotta simile a quello degli igloo con sulla sommità un’apertura rotonda chiudibile, dalla Mongolia ne sono state fatte arri- vare alcune veramente isolanti rispetto alle nostre tradizionali: un’esperienza da non perdere. Con dolcezza nostalgica lascio questo paradiso per andarne a Onthe Road Ile de Ré Faro di Chassiron sull’isola di Oléron scoprirne un altro nell’intima e riservata Ile d’Oléron, la più grande delle isole francesi sull’Atlantico, unita anch’essa alla terraferma tramite un viadotto (gratuito) di tre chilometri.

Nessun paragone con l’Ile de Ré: come le persone ciascuna ha la sua personalità. Innumerevoli i tesori: la copiosità della flora e della fauna, il verde delle estese e selvagge foreste di pini marittimi e lecci, le dune con sempreverdi, sparti pungenti e fiori color malva, i villaggi di pescatori, il vivace e colorato porto della Cotinière il più famoso e importante per la pesca di specie pregiate dove si ‘batte’ il pesce (mai visti nei vari mercati prezzi così bassi), le saline e gli allevamenti di ostriche (parchi di ostricoltura) da cui arrivano (anche in Italia) buona parte di quelle coltivate in Francia.
La mitezza del clima ne fa da gennaio a marzo il regno della mimosa, albero d’origine brasiliana portato nel 1892 dalla Costa Azzurra da una coppia 62 TURISMO all’aria aperta per il loro giardino.

Ogni anno a Saint Trojan les Bains, in febbraio (nel 2012 il 17, 18 e 19) dal 1959 si tiene la Festa della mimosa con carri decorati con questi fiori dal colore del sole, bande, gruppi folcloristici e sfilata con la ‘regina della mimosa’, adolescente eletta in dicembre e cena danzante al termine. Per l’occasione vengono allestite 3 aree per roulotte e camper (seguire i cartelli in legno con il simbolo bianco della roulotte).

Nel cuore della collinare pineta demaniale di St Trojan ammiro il Camping Indigo Oléron Les Pins (www.camping-indigo.com) ben attrezzato e caratterizzato da costruzioni in legno e tela anche negli spazi comuni in sintonia con il territorio che lo accoglie: veramente un camping naturale. Non lontano da due spiagge, offre l’oppor- tunità di passeggiate nel bosco e ha la fortuna di avere vicino il delizioso Trenino (P’tit train) di Saint Trojan funzionante da aprile a settembre, ma aperto per la Festa della mimosa.

Si tratta di un piccolo treno allegro e colorato a scartamento ridotto che percorre circa una trentina di chilometri tra andata e ritorno attraversando luoghi non raggiungibili con la strada in mezzo al bosco, costeggia la baia di Gatseau e giunge oltre le dune al Pertuis de Maumusson. Ciò che è straordinario è che si tratta di un treno ecologico in quanto la motrice utilizza un biocarburante: 30% olio alimentare di scarto o esausto e 70% gasolio mescolati da un piccolo apparecchio in dotazione alla ferrovia.

Non deve fare meraviglia la presenza di questa chicca in quanto sia Rè, sia Oléron nella prima metà del ‘900 erano dotate di una rete ferroviaria (37 chilometri la prima e più di 40 la seconda) a scartamento ridotto, poi smantellata. Mi ritempro grazie a una straordinaria abboffata di ostriche al Port des Salines di St. Trojan: devo confessare di averle sempre detestate, ma queste di Oléron sono diverse e così per la prima volta in vita mia non solo le ho mangiate, ma ho anche abbondato…

Alla ricerca del perché di questa palese differenza di gusto, scopro che sull’isola l’affinamento delle ostriche avviene in marais – bacini utilizzati per la produzione di sale – abbandonati da cui traggono sapori e sostanze che le rendono uniche al mondo. Mi reco a Fort Royer, parco ostricolo e naturale risalente alla fine del XIX secolo: delle 50 casette utilizzate nel passato ne rimangono in attività solo otto e c’è la possibilità di compiere lunghe visite didattiche. Mi si apre un mondo nuovo, una cultura ampia e interessante che richiede una permanenza più lunga e mentre visito il locale Museo, l’alta marea sale invadendo il pavimento: togliersi le scarpe è un’ottima soluzione per continuare a curiosare.

Gli ostricultori usavano zoccoli in legno e chi compie una visita accurata deve avere stivali impermeabili e può scoprire tra l’altro che lungo gli argini di contenimento crescono piante edibili e benefiche per l’uomo. Il tempo scorre inesorabile e mi rendo conto di avere ancora tantissimo da vedere, ma non posso fare aspettare l’aereo. Compio ancora una rapida puntata al Camping Les Gros Joncs (www.camping-lesgros-joncs.com)  che è iperaccessoriato, ha persino un’allettante e varia SPA. Riparato dalle dune, offre soluzioni per tutte le tasche e gusti per chi vuole, pur essendo immerso nella natura, ogni comodità per grandi e piccoli. Mentre mi avvio verso l’aeroporto il mio occhio vaga assetato di novità, ma la ragione placa i desideri sicura che sceglierò presto di tornare in questi luoghi da favola, a un passo da casa.

Info: www.iledere.com, www.ile-oleron-marennes.com

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