Si può davvero dire di aver visitato un luogo, senza poterne raccontare i sapori? Se è vero che noi siamo quello che mangiamo, è vero altrettanto che i prodotti di una terra non possono che somigliare a quella terra stessa, ai suoi abitanti e alle loro abitudini.
Schietta, severa e senza fronzoli è la natura valdostana, ambiente complesso e variegato che, sviluppandosi su un dislivello verticale di quasi 4.500 m, dà vita a pietanze altrettanto schiette, altrettanto severe, altrettanto prive di fronzoli.
What grows together, goes together: il principio cardine alla base di ogni corso da sommelier, che ben si presta tanto agli abbinamenti della ricca viticoltura valdostana, quanto all’accostamento dei prodotti ai paesaggi che questa regione è in grado di offrire. Non è soltanto una questione di note olfattive, di consistenza al palato, di bianchi o rossi e di fermi o frizzanti: ai prodotti della cucina valdostana va abbinata anche la vista giusta.
È una questione di sensorialità, il cibo.
E se alla bontà di un ricco tagliere, riflesso dell’anfiteatro montano che ci circonda, si aggiunge il piacere del contatto diretto con la terra, il déjeuner à la valdôtaine diventa davvero un’opera d’arte che, i sensi, li coinvolge tutti.

Merenda valdostana: quando il cibo racconta del territorio
È possibile raccontare una merenda valdostana quasi come un gioco di geografia sensoriale: ogni prodotto è una piccola cartina tornasole del territorio da cui proviene. Ecco, quindi, che il déjeuner à la valdôtaine non è più un semplice spuntino: è un rito, un modo di riconoscersi montanari anche solo per un’ora, anche se si è turisti.
Bastano un tavolo di legno vivo, un coltello a lama fissa, un calice, e…
– La Fontina DOP
La regina indiscussa. Latte intero di vacca valdostana pezzata rossa o nera, allevata in alpeggio. È burrosa ma con un carattere che non fa sconti, proprio come i pascoli d’alta quota: verdi solo in estate, ma capaci di regalare aromi che ti restano addosso. Dove gustarla? Gli abitanti di ciascuna delle valli che compongono questa regione, giurano che è la loro quella più buona. Tocca dar ragione a ciascuno di loro!
– Il Lardo d’Arnad DOP
Qui si scende di quota, nei prati di Arnad, dove la stagionatura non è solo tecnica ma tradizione millenaria. Dolce e profumato di erbe e spezie locali, viene servito spesso su fette di pane nero di segale: la morbidezza che incontra la ruvidità, come le valli che scendono a strapiombo dai monti.
– Il Jambon de Bosses DOP
Prosciutto crudo stagionato a 1.600 metri, nel villaggio di Saint-Rhémy-en-Bosses, al confine con la Svizzera. L’aria rarefatta e balsamica lo rende diverso da qualsiasi altro prosciutto: asciutto, intenso, con sfumature resinose. È la prova che la montagna non è mai neutra, ma lascia il suo marchio inconfondibile.
– Mieli di montagna
Castagno, rododendro, tiglio, millefiori d’alta quota. Il miele valdostano è specchio di un calendario naturale non semplice, per le api: breve, capriccioso, potentissimo. Ogni cucchiaio è l’anima di una stagione, racchiusa in vetro.
– Pane nero di segale
Umile e indispensabile. Resiste come un’istituzione nel recupero dei forni comunitari, quelli che si accendono ancora nei villaggi per cuocere decine di pagnotte destinate a durare tutto l’anno. È un pane che sa di comunità, di fuoco condiviso e di frugalità contadina. Lo pan ner non è mai banale: arricchito con noci, cumino o castagne, regala un aroma che si spande per i borghi e rimane nell’aria per giorni. Nel finesettimana di 18/19 ottobre 2025 una festa lo celebra con l’iniziativa Forni Aperti: i villaggi tornano a impastare insieme, tra laboratori, degustazioni e pagnotte fresche vendute appena sfornate. Ma soprattutto è un tempo di incontro: ci si ritrova fianco a fianco, accogliendo chi arriva da fuori, attratto dalla curiosità, dai sapori e dalla voglia di imparare un gesto antico.
Qui la lista dei forni che parteciperanno alla manifestazione.

– I vini valdostani
Piccoli vigneti strappati alle rocce, terrazzamenti che sembrano sfidare la gravità. Nebbiolo che qui si chiama Picotendro, Prié Blanc cresciuto a piede franco a 1.200 metri, Petite Arvine che regala sapidità estrema. Sono vini che sanno di verticalità, di equilibrio precario, di resistenza.
Diverse aziende offrono la possibilità di abbinare alla visita in cantina una degustazione dei migliori prodotti della tradizione. Qui l’elenco: Aziende visitabili

Ecco quindi la merenda valdostana: non un buffet turistico, ma un mosaico in cui ogni pezzo ha il colore della sua terra e la voce della sua gente.







