Custodire la pace, amare la terra, riconoscere dignità a ogni creatura: in un tempo segnato da conflitti, crisi ambientali e divisioni sociali, il messaggio di Francesco continua a interpellare le coscienze. Ecco perché, in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, è stato costituito il Comitato cittadino permanente “Francesco a Gubbio”, nato dalla collaborazione tra Comune di Gubbio, Diocesi Eugubina e Famiglia francescana, un’iniziativa unica nel suo genere voluta per rilanciare, valorizzare e custodire nel tempo l’identità francescana della città.
Gubbio è uno dei luoghi simbolo della vita di Francesco. Qui il Santo trovò rifugio e conforto dopo la rottura con il padre, qui visse tra i lebbrosi e i poveri e sempre qui avvenne il celebre incontro con il Lupo, l’episodio diventato una delle immagini più luminose della fraternità universale e scelto per il logo identificativo del progetto. L’abbraccio di Francesco con il Lupo è un gesto potente di riconciliazione che ancora oggi risuona come messaggio universale di pace, dialogo e rispetto per il creato. “Francesco a Gubbio” nasce dunque per riscoprire e raccontare questa profonda eredità spirituale attraverso un ricco programma di eventi, convegni, mostre, spettacoli teatrali, percorsi liturgici, cammini spirituali e iniziative comunitarie, tutti ispirati ai valori di san Francesco: fraternità, ecologia integrale, cura degli ultimi, non violenza e spiritualità del creato.
Al centro del progetto il racconto dell’abbraccio di Francesco con il Lupo, episodio narrato dai Fioretti e diventato simbolo universale di fraternità e riconciliazione, capace ancora oggi di parlare a un tempo segnato da divisioni e conflitti.
Il sindaco Vittorio Fiorucci ha illustrato la nascita del Comitato permanente e il ruolo dell’amministrazione comunale: “Non celebriamo solo un anniversario. Costruiamo oggi un nuovo patto tra Gubbio e il messaggio di Francesco: pace, fraternità, custodia del creato. Gubbio è la seconda patria di San Francesco: qui il Santo ha concretizzato la sua scelta più importante, indossando il saio. La nostra città è stata una tappa fondamentale del suo percorso spirituale e vogliamo valorizzare tutti gli aspetti che lo hanno caratterizzato. Il lupo, che da belva diventa compagno di viaggio, è una metafora più che mai attuale e significativa e forse il tema più importante che possiamo trasmettere”.

GLI EVENTI PRINCIPALI
“Francesco e Frate Lupo. L’arte racconta la leggenda dell’incontro”
Dal 27 settembre all’11 gennaio 2026 Gubbio ospita una mostra di straordinario rilievo, dedicata a uno degli episodi più celebri e simbolici della vita di San Francesco: l’incontro con frate lupo. L’esposizione, intitolata: “Francesco e Frate Lupo. L’arte racconta la leggenda dell’incontro”, è promossa dal Comune di Gubbio, dalla Chiesa Eugubina, dal Museo Civico di Palazzo dei Consoli e dal Museo Diocesano di Gubbio, con l’organizzazione e il sostegno di Opera Laboratori.
L’esposizione riunisce per la prima volta oltre cento opere tra dipinti, sculture, ceramiche, manoscritti, incisioni e libri illustrati, provenienti da musei, archivi, biblioteche e collezioni private italiane ed estere. Si potranno ammirare, tra gli altri, capolavori di Gerardo Dottori e significative testimonianze della ceramica eugubina del Novecento, fino alle interpretazioni contemporanee di artisti che hanno riletto in chiave attuale il simbolo di Francesco e del lupo.
La mostra rappresenta il cuore pulsante delle celebrazioni per l’Ottavo Centenario della morte del Santo, in programma tra il luglio 2025 e il dicembre 2026.
Info: https://www.francescoagubbio.it/francesco-e-frate-lupo/
“Gubbio francescana tra storia e memoria”
Il 6 e 7 novembre 2026 Gubbio ospiterà un convegno scientifico di alto profilo dedicato al tema “Gubbio francescana nel XIII e XIV secolo”, con l’obiettivo di indagare, attraverso le fonti storiche, la presenza e l’eredità del francescanesimo nella comunità eugubina. Il progetto, a cura di Alberto Luongo (Università di Roma – Tor Vergata) e Antonio Montefusco (Université de Lorraine – Francia), vedrà la partecipazione di studiosi italiani e internazionali che affronteranno, da prospettive diverse, il profondo legame tra San Francesco, l’Ordine dei Minori e la città di Gubbio. Tra i temi trattati: le origini dell’insediamento minoritico, le fonti documentarie locali, l’arte e l’architettura ispirate al messaggio del Santo, la predicazione e la letteratura medievale e moderna legata alla sua figura. Particolare attenzione sarà dedicata anche al simbolo per eccellenza del francescanesimo eugubino: il Lupo di Gubbio, tra leggenda e realtà storica. Un appuntamento imperdibile per comprendere il valore universale del francescanesimo a partire da una città che ne fu testimone e protagonista.

I LUOGHI DI SAN FRANCESCO A GUBBIO
Vi invitiamo a scoprire i luoghi legati alla vita e alla memoria di San Francesco ad Gubbio, città che lo accolse per prima agli inizi del 1207.
Chiesa di Santa Maria della Vittorina
La chiesa sorge a Gubbio dove, secondo la tradizione, San Francesco ammansì con il segno della croce il lupo che terrorizzava la città intorno al 1222. L’episodio miracoloso, narrato nei Fioretti, è uno dei più conosciuti al mondo e sulla veridicità storica si è dibattuto a lungo. È possibile che il lupo, o la lupa, sia metafora di un bandito riconciliato con la città da Francesco, ma moltissimi studiosi parlano di un animale vero.
Appena arrivato a Gubbio il frate di Assisi non aveva una fissa dimora, solo nel 1213 il beato Villano, vescovo della città, concederà ai frati di stabilire una sede nell’antica Santa Maria della Vittoria. La costruzione originaria della chiesetta si fa risalire al secolo IX, nel punto in cui gli eugubini avevano battuto i saraceni. Per questo era stata chiamata Vittorina. A navata unica, venne arricchita nel Quattrocento da affreschi e nel Seicento da quattordici quadretti dedicati alla Madonna.

Chiesa di San Francesco della Pace
Edificata nella prima metà del 1600 nel luogo dove, secondo la tradizione, il lupo di Gubbio è vissuto fino alla sua morte, la chiesa è situata in via Savelli ed è tuttora in custodia all’Università dei Muratori e Scalpellini che si occupò della sua costruzione.
Al suo interno è visibile la pietra, attualmente usata come mensa per l’altare, sopra la quale, secondo la tradizione, Francesco predica al popolo eugubino e stipula il patto tra il popolo stesso e il lupo. Su di essa è scritto: “Havendo San Francesco con la santa croce humiliata fuor di Gubbio quella lupa che homini e bestie divorava con stupor del populo la menò qua et su la presente pietra predicando si fece dare la fede con la zampa con patto di non far più danno alcuno et con patto d’esser dalla città nutrita sì che attutti poi obbediente nella vicina grotta habitava”.
All’interno sono conservati anche i Ceri ‘mezzani’ e le statuette di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio collocate in cima ai Ceri nella celebre festa del 15 maggio.
Chiesa di San Francesco
Tra le prime chiese dedicate al Poverello c’è quella eugubina di San Francesco. Non si conosce la data d’inizio dei lavori per l’edificazione della chiesa e del convento annesso, ma la costruzione è fortemente voluta dagli eugubini subito dopo la morte del Santo, per il profondo legame e la devozione nei suoi confronti.
La Chiesa si impone immediatamente per la grandiosità (una tra le più grandi dell’Umbria) e per l’elegante architettura. La struttura basilicale a tre navate è stata realizzata all’esterno con conci di pietra bianca e rosata, di rara luminosità nei giorni di sole, mentre all’interno i pilastri ottagonali e i cicli pittorici dell’abside non scalfiscono la sobrietà d’insieme della chiesa francescana.
La cappella di sinistra ospita uno dei cicli pittorici tardogotici più importanti dell’Umbria: opera di Ottaviano Nelli, eseguita tra il 1408 e il 1413 e dedicata alla Vergine. Nella cappella di destra, invece, sono presenti i resti dell’antico fondaco dove, secondo la tradizione, l’amico “ritrovato” Spadalonga veste Francesco con il primo saio, l’abito dell’ordine che si diffonderà in tutto il mondo insieme al messaggio del Poverello. Accanto alla chiesa sorge un grande convento che, proprio per la sua ampiezza, è definito Centocelle.

Chiesa di Caprignone
Sui ruderi di una chiesa risalente alla fine dell’undicesimo secolo e di un tempietto pagano situato a nord dell’attuale Pieve di Caprignone, i francescani ricostruiscono una chiesa più grande e un piccolo cenobio che, già al tempo della fondazione, entrano a far parte della custodia eugubina. Delle due costruzioni, oggi è visibile la chiesetta mentre dai pochi resti del monastero è possibile intuire l’orientamento e la dimensione della struttura. Si narra che la piccola chiesina abbia ospitato nel 1223 il primo capitolo dell’Ordine dei francescani convocato fuori da Assisi.
Ci sono più tesi sull’origine del nome Caprignone: un significato pagano che riporta alla tradizione longobarda di immolare una capra, oppure il riferimento al tempio della divinità Cupra.
Eremo di San Pietro in Vigneto
Percorrendo una strada sterrata piena di ciottoli, si incontra il monastero benedettino di San Pietro in Vigneto. L’abbazia, situata lungo la via municipale che nel tredicesimo secolo collega Assisi a Gubbio, appariva più una fortificazione che un edificio religioso. Costruita dai benedettini con materiali recuperati dalle rovine di un tempio pagano dedicato a Marte Ciprio, era un rifugio perfetto per i pellegrini che, stremati dal cammino e dalla fame, la scorgevano da fondo valle e vi trovavano l’accoglienza dei religiosi di Montelabate.
Per oltre due secoli l’enorme struttura venne abitata da un solo monaco, fino all’annessione alla Mensa capitolare dei canonici di Gubbio nel 1463. Anche oggi San Pietro in Vigneto è abitato. Negli ultimi anni, l’eremo è stato recuperato e rilanciato dell’eremita padre Basilio Martin, che ha offerto a lungo la sua assistenza spirituale ai pellegrini in sosta di preghiera. Ora il luogo accoglie viandanti e pellegrini, grazie alla presenza di un laico, Stefano Giombini.

Abbazia di Vallingegno
L’affascinante abbazia benedettina di San Verecondo di Spissis svetta sulla collina di Vallingegno ed è citata in alcuni documenti a partire dal dodicesimo secolo. Verecondo era un giovane cavaliere gallico convertito al cristianesimo che venne martirizzato nel settimo secolo.
La chiesa, una delle maggiori dei dintorni, il monastero e il campanile a vela, eretto sulla muratura della torre, formano il complesso attuale. All’imponente struttura ben visibile anche da lontano sono legati molti fatti della vita di Francesco. Molto accreditata è la ricostruzione che fa coincidere l’abbazia con il luogo in cui Francesco cerca rifugio, dopo essere stato aggredito nei pressi di Caprignone. L’accoglienza del priore non è delle migliori: i monaci si trovano davanti un mendicante sporco, intirizzito, lacero e gli riservano le mansioni di sguattero. “Chiede l’elemosina come un mendico e la riceve come uno spregevole sconosciuto”, scrive San Bonaventura. Anni dopo, quando la sua fama diventa grande in tutto il territorio, il priore torna a chiedergli perdono. Così nei frequenti passaggi verso La Verna, Francesco riceverà spesso ospitalità proprio a Vallingegno.
Si narra, poi, che nella stalla del monastero Francesco si commuove per la morte di un agnellino ucciso dal morso di una scrofa crudele. Il Santo non sa perdonare l’animale e gli lancia una maledizione: la scrofa muore dopo tre giorni di sofferenze.
Abbazia di San Benedetto Vecchio
In collina, lontano dal centro abitato di Pietralunga, il pellegrino incontra l’abbazia di San Benedetto Vecchio (San Benedetto de Podio). Risalente all’XI secolo, è fondata dal monaco eremita e dottore della chiesa San Pier Damiani. A causa dei continui rimaneggiamenti cui è stata sottoposta, la struttura basilicale non conserva più l’aspetto originario, del quale rimangono soltanto le decorazioni scultoree delle cornici sopra i pilastri.
Si vuole che San Francesco sia passato per l’abbazia di San Benedetto di Podio. Fatto è che il padre Luca Waddingo nei suoi Annali, tomo I – carta 280, dice che il Serafico Padre nel retrocedere dall’Alvernia nel 1224 transitò per Gubbio, e la strada comunale che in quei tempi dalla Verna e Città di Castello conduceva a Gubbio era quella di Pietralunga e di San Benedetto Vecchio sulla quale s’incontravano il monastero di San Benedetto – uno dei più fiorenti del territorio eugubino – e due case ospitaliere presso i fiumi, cioè nella villa di San Benedetto Vecchio chiamata “de Massis” e l’altra in parrocchia di Loreto che tuttora mantiene il nome di Ospitaletto.
Biscina
Nella valle del Chiascio, tra i pendii boscosi si incontra Biscina. Il castello valse la vita di Guidubaldo da Montefeltro, riscattato dalla prigionia alla fine del Quattrocento con centomila ducati e due castelli, tra i quali proprio Biscina. Feudo dei conti di Coccorano nell’antichità, il maniero si trova tra Gubbio, Perugia e Assisi. L’imponente costruzione domina la valle del Chiascio, sin dal dodicesimo secolo. Passata attraverso varie proprietà, tra cui i Montefeltro, signori di Gubbio nel quindicesimo secolo, oggi si presenta in tutta la sua monumentalità per le notevoli dimensioni dell’intero complesso, solenne e inespugnabile, contraddistinto da una magnifica torre merlata alla guelfa. Le vicende di Biscina, già al tempo di Francesco, sono legate a numerosi domini: la costruzione è nelle bramosie di molti poiché rappresenta un punto di avvistamento straordinario per debellare gli attacchi dei nemici. Oggi è sede di un’azienda agrituristica.

Per maggiori informazioni: www.francescoagubbio.it







