Di Isotta Bartoletti
La mostra-evento sul Beato Angelico viene considerata tale per l’eccezionalità delle opere esposte, visibili a Palazzo Strozzi e nel Museo di San Marco. La seconda sede, il convento (oggi Museo), è il luogo dove il frate domenicano visse per la maggior parte della sua vita e affrescò le celle dei confratelli e altri spazi. Fino al 25 gennaio 2026 Palazzo Strozzi ospita circa 140 opere provenienti da Musei internazionali e dalle collezioni più prestigiose. L’eccezionalità consiste nell’aver ricomposto pale d’altare che con la soppressione degli ordini religiosi, voluta da Napoleone, erano state smembrate e vendute a pezzi. Un esempio per tutti: quella detta di San Marco, è stata parzialmente ricostruita con 17 elementi su 26, provenienti da 9 diversi musei. Questo spiega i quattro anni di preparazione che stanno dietro l’esposizione. Accanto all’enorme lavoro di recupero delle opere c’è il restauro. Non è possibile pensare che dopo tanti secoli e mille traversie i dipinti siano arrivati a noi immacolati. Sono stati eseguiti grazie al sostegno finanziario di Fondazioni no-profit come Friends of Florence, creata da due sorelle americane. Nei 30 interventi di ripulitura e consolidamento dei supporti lignei rientra la Deposizione Strozzi. Sono riemersi i colori originali, la caratterizzazione delle figure, il prato fiorito, lo splendore dell’oro e dell’azzurro ottenuto dai preziosi lapislazzuli. Un capolavoro che lascia senza parole.

Guido da Pietro, nato a Vicchio nel Mugello nel 1395, si era trasferito a Firenze col fratello, per poi prendere il nome di Giovanni da Fiesole. Fu allievo di Lorenzo Monaco e inizialmente lavorò come miniaturista, sue le decorazioni sul Messale 558 visibile nella splendida Biblioteca del convento. Il termine Angelico gli derivò dalla fede, da quanto sia stata fondamentale nella sua vita e nel lavoro scelto, dipinse solo scene tratte dal Vangelo. Prese i voti nel 1420, diventando frate domenicano, poi priore. Beato lo diventò nel 1982 quando Papa Giovanni II gli attribuì l’onore di un gradino prima della santità. Conobbe sicuramente gli artisti del suo tempo come il rivoluzionario Masaccio che nell’affresco La cacciata dal Paradiso dipinge Adamo ed Eva secondo i rivoluzionari canoni rinascimentali. Sono nudi e la loro umanità è vista come una tragedia reale. L’uomo diventa l’artefice del proprio destino, non più vittima di un disegno divino. Il tema del Giudizio Universale, al contrario, viene interpretato dal Beato Angelico secondo i collaudati canoni medievali: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra divorati da orrendi mostri, lo spartiacque fra i due opposti lo fanno i sepolcri aperti, realizzati attraverso una perfetta prospettiva rinascimentale. La committenza differenziava le sue opere, sfarzosi i dipinti, pieni di spiritualità gli affreschi del convento, edificio ricostruito dal mecenate Cosimo I de’Medici, lo stesso che si era appropriato di Palazzo Strozzi dopo avere sconfitto Filippo Strozzi in battaglia e averlo spinto al suicidio. Pur avendo visto quanto il potere temporale e quello religioso fossero spietati nella difesa dei privilegi, non mise mai in discussione la fede cattolica. Chiamato a Roma nel 1445 dal pontefice Eugenio IV, affrescò la Cappella Niccolina in Vaticano, lavorò anche per il suo successore Niccolò V. Morì a Roma il 18 febbraio 1445 ed è sepolto nella chiesa della Minerva.
Info: https://www.palazzostrozzi.org/archivio/mostre/angelico/







