Di Bruno Mohorovich
Appena vi si giunge con l’auto, che vi si giunga dalla vicina Perugia o dalla Toscana, ci si trova immersi da subito nel suo pittoresco centro storico ove, tra strade larghe e vicoli, si respira la Storia di una città che, come riportano le cronache, si pone geograficamente come località di confine tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana. Città della Pieve ha saputo sfruttare a suo vantaggio questa posizione strategica. C’è chi vede nella sua pianta urbana, già definita nella seconda metà del Duecento, la forma di aquila in volo verso Roma, in omaggio all’imperatore Federico II di Svevia, sotto la cui protezione la città sfidò le nemiche guelfe Orvieto e Perugia.
Città della Pieve domina la vallata consentendo di spaziare lo sguardo sulle verdi colline umbre e la Val di Chiana e permette al visitatore di andare alla scoperta di edifici medievali, botteghe artigianali: per la curiosità del turista segnaliamo via del Cocciaro, sede botteghe e fornaci artigiane dei cocciari, ossia fabbricanti di vasi; via delle Forbici, dove un antico bassorilievo in pietra affisso sul muro di una casa per chi proviene da Via del Barbacane ( che deve il suo nome al rincalzo difensivo delle mura medioevali prospicienti. Era chiamata anche Via del Funaro, per la presenza di botteghe di funai) , riportante un paio di forbici, fa supporre che qui si aprivano le botteghe dei sarti, o ancora via delle Nottole, la cui denominazione deriva dalle botteghe di artigiani costruttori di botti;
nottola, infatti, è un particolare legno utilizzato nella costruzione di botti.

Ma quella che sicuramente attrae è la via Baciadonne, un vicolo/ strettoia largo appena 80 centimetri che, come si evince dal nome, “costringeva”…ad un gradevole bacio rubato.
La città è suddivisa in terzieri, Borgo Dentro, Casalino e Castello, attestate dal periodo dei Comuni (1200-1250) e corrispondevano alle parrocchie e confraternite: San Pietro per il Castello, Santa Maria dei Bianchi per il Casalino, SS. Nome di Gesù per il Borgo. E il Palio dei Terzieri è la manifestazione medievale che si tiene ogni Ferragosto; Culmine della festa è la rievocazione dell’antica Caccia del Toro, ove, i terzieri si sfidano al tiro con l’arco mirando su sagome a forma di toro chianino, collocate su una pedana circolare mobile. I tori sono tre, uno per terziere, addobbati con i colori di appartenenza.
Ma non si può scindere il nome della città dal suo più illustre rappresentante, quel Pietro Vannucci, detto “Il Perugino”, uno dei massimi rappresentanti dell’Umanesimo e il più grande rappresentante della pittura umbra nel XV secolo., che ha frequentato le botteghe del Verrocchio e di Leonardo, ed essere lui stesso maestro di Raffaello. Quanti volessero fare una capatina a Perugia, potrebbero visitare il Collegio del Cambio,con un ciclo di decorazioni nella sala dell’Udienza e recante l’autoritratto del pittore.
Di lui si può ammirare a Città della Pieve “L’adorazione dei Magi”affresco conservato nell’ Oratorio di Santa Maria dei Bianchi; tra le altre opere visitabili “ la deposizione dlla croce” a Santa Maria dei Servi, commissionato dalla Compagnia della Stella e “Il battesimo di Cristo” all’interno della cattedrale intitolata ai Santi Gervasio e Protasio; la cattedrale è stata costruita nel luogo dove sorgeva l’antica Pieve, attorno alla quale si è sviluppato il borgo medievale e nei cui pressi si erge Palazzo della Corgna, le cui stanze con alte volte a padiglioni e gli scaloni monumentali della residenza signorile custodiscono affreschi manieristi di Salvio Salvini e del Pomarancio, con raffigurazioni mitologiche, scene sacre e decorazioni a grottesche.

Tra cotanta bellezza, che spande la sua aura fin sulle sponde del sottostante Lago Trasimeno, non si può non segnalare la ricchezza enogastronomica che fa capo alle varie locande e ristoranti che s’affacciano sulle sue vetuste vie, il cui principale gioiello da apporre sul palato è lo zafferano, che oltre ad essere un gustoso ornamento di prelibati piatti, godeva di grande attenzione legata all’uso dei pigmenti ricavabili dalla pianta, impiegati in modo particolare nella tintura di panni (lana, velluti e sete) e filati, di cui a lungo la città fu un importante centro produttivo.
Famosissimi erano infatti i panni e i damaschi di Città della Pieve e le preziose sete colorate con lo zafferano «che anche “il Perugino” pare utilizzasse per rendere in affresco l’inimitabile riflesso dorato dei tessuti tinti con quest’oro naturale» [Buseghin 2004: 77-79].
Riflessi che vanno ad illuminare, tra le tante manifestazioni culturali, la quarta edizione del festival “Poesia Trasimeno”, organizzato dalla Bertoni Editore / poesia edizioni in collaborazione con gli enti locali e con il Centro Europeo di Cultura Letteraria. Due giorni, in cui poeti provenienti da ogni parte d’Italia si confrontano sullo stato della poesia, declamando i loro versi e presentando le loro ultime novità editoriali. L’edizione di quest’anno, che che si tiene presso l’ex Chiesa di Sant’Agostino nella sala Polivalente l’11 e 12 ottobre, vanta anche la presenza di due scrittrici di livello internazionale quali la giapponese Mari Kashiwagi e la performer italo – svizzera Lucilla Trapazzo. Momento fondante della manifestazione la premiazione del Concorso poetico che ha visto la partecipazione di un considerevole numero di adesioni.

Tra il verde delle colline e il rosso dei tramonti, legati dal filo dell’arte e della poesia che questi luoghi sanno far apprezzare, Città della Pieve attende lo sguardo curioso e indagatore del visitatore, certo che quando riprenderà la via del ritorno, occhi e cuore saranno sazi e desiderosi di farvi ritorno, consci che la beltà che trasuda dalle antiche strade, non stanca mai.







