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Cinque giorni in Cilento

admin by admin
11 Marzo 2021
in Turismo
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Cinque giorni in Cilento
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Spesso gli italiani confondono il Cilento con il Salento, in fondo l’assonanza è simile, ma nella realtà sono due terre differenti. La prima molto modaiola, gettonata negli ultimi anni dalla massa, la seconda invisibile ai più, eppure un vero scrigno di storia, enogastronomia, arte e dove l’ospitalità è solo uno dei motivi per cui sceglierla come meta. Il Cilento è quel tratto di costa Campana, che parte dal Paestum e arriva sino a Sapri. Occupata dai Greci, dagli Etruschi e poi dai Romani, rappresenta un angolo ancora poco sfruttato dal turismo di massa in particolar modo durante il periodo invernale. Eppure, a novembre inoltrato c’è ancora chi si tuffa nelle splendide acque di Acciaroli, Agropoli e della Marina di Castellabate. C’è chi si perde nella lunga spiaggia di Marina di Ascea oppure chi passeggia tra i templi di Paestum e i resti archeologici di Velia. Il camper è il benvenuto in ogni luogo, basta pensare che alcuni hotel mettono a disposizione il proprio parcheggio per sostare la notte e al mattino far colazione all’interno dell’hotel. Al di fuori dei mesi di luglio e agosto in tutte le località si può sostare tranquillamente in camper senza arrecare alcun disturbo. È una terra dove secondo l’immaginario comune collettivo, le persone sono “ruvide” e dure come la crosta del pane secco e invece diventano morbide una volta che la crosta viene a contatto con l’acqua. Così nasce uno dei piatti tipici della zona: l’acqua sale. Un’antica quanto semplice ricetta, in cui i pescatori portavano in barca il pane duro, pomodori tagliati e mozzarella. Durante la pesca, intingevano il pane nell’acqua salata del mare e lo mangiavano con il pomodoro e la mozzarella. E allora siete pronti per partire a scoprire le perle, la storia e la cucina del Cilento?

 

CASTELLABATE

Patrimonio mondiale dell’umanità, Castellabate è anche uno dei borghi più belli d’Italia. Arroccato su una collina a 280 metri sul livello del mare, in una posizione affascinante che domina la costa e che si estende tra i Promontori di Licosa, Castellabate nasce nel 1123 quando Costabile Gentilcore, IV Abate della Badia di Cava, ottenne il permesso di far costruire una fortezza per difendere la popolazione dai continui attacchi dei pirati Saraceni. A ridosso della fortezza che ben presto inizia ad essere chiamata il castello dell’Abate, furono costruite le prime case e poi tutto il bordo che anticamente era chiuso da cinque porte: Porta di Mare, Porta Cavalieri, Porta Sant’Eustachio, Porta la Chiazza e Porta de li Bovi. Il centro storico di Castellabate si caratterizza per i vicoletti e scale intervallati da spettacolari slarghi e scorci che lasciano senza fiato. Vi consiglio di salire dall’accesso più noto, ovvero dal Belvedere di San Costabile, uno slargo panoramico particolarmente affascinante al tramonto quando i colori del mare del cielo si fondono tra di loro. Il cuore del centro storico è la piazza 10 ottobre 1123 così chiamata in riferimento alla data della posa della prima pietra del Castello. Per tutti in gergo è la Piazzetta e offre un bellissimo per la presenza di palazzi risalenti a varie epoche, ciascuno dotato di una cappella privata dove i nobili proprietari assistere alle funzioni religiose. Inoltre nel 2009 Castellabate divenuto divenuta famosa per il film Benvenuti al sud, la commedia italiana di enorme successo diretta da Luca Miniero e interpretata da Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro e Valentina Lodovini. Nel film sulla famosa piazzetta si affaccia un ufficio postale, mentre nella realtà trovate un bar. La casa il direttore postale Alberto, era Palazzo Perroni nell’omonima Piazza accanto alla quale c’è una lapide che lo aveva tanto spaventato suo arrivo “Qui non si muore”. Non lasciate Castellabate senza aver visto le frazioni marine. Santa Maria collegata alla costruzione del Porticciolo detto anche Porto delle Gatte che già nel XII secolo era punto di grande interesse economico e di sviluppo commerciale di Castellabate. Santa Maria la frazione più popolosa del comune è la località balneare d’eccellenza non solo il mare cristallino ma anche le spiagge di sabbia finissima. L’altra marina è quella di San Marco, un borgo marinaro di storia millenaria, testimoniata da ritrovamenti di reperti archeologici, ha il cuore nel suo antico porto che era uno scalo di approvvigionamento per le imbarcazioni lungo il litorale che congiungeva le due grandi città greche di Velia e Paestum. È un territorio di grande interesse storico, non a caso in una suggestiva grotta immersa che si trova lungo la passeggiata che collega San Marco a Santa Maria, sono stati ritrovati reperti dell’epoca paleolitica e una necropoli. Giunti a questa marina, godetevi un momento di romanticismo con il tramonto dal Belvedere di San Costabile. Uno spettacolo unico di colori su cui si affaccia, l’isola di Licosa. Percorrete i tanti sentieri immersi nel silenzio e nella natura come quello dal porto di San Marco sino a Punta Licosa. Oppure quello dalla terrazza dei Trezeni sino alla Frazione del Lago Rissa. E dopo una passeggiata, l’appetito sarà arrivato: allora sedetevi in una delle terrazze che trovate nei ristoranti di San Marco e godetevi il mare, il sole , il pesce e i prodotti della terra di questo angolo d’Italia.

POLLICA

Si ha la sensazione di fare un salto indietro nel tempo! Pollica è uno dei luoghi dove la porta di casa resta aperta, le chiavi dell’auto nel cruscotto e nulla e nessuno tocca qualcosa. Si tratta di un piccolo comune di circa 2500 abitanti situato sulla costa del Cilento a metà tra Castellabate e Casalvelino. Votato principalmente al turismo balneare soprattutto per nelle frazioni di Pioppi e di Acciaroli, possiede in realtà una sua anima nei borghi dell’entroterra. L’attuale centro urbano si sviluppa intorno alla Chiesa di San Nicola risalente al XVI secolo anche se i primi insediamenti sul territorio fanno risalire addirittura all’ottavo secolo. Visitare Pollica vuol dire innanzitutto, non lasciarsi sfuggire Acciaroli che, sin dalla metà del secolo XII, ha sempre costituito un importante snodo commerciale costiero con parecchie strutture recettive ed è la località più nota nel territorio comunale per via dell’importante porto turistico. Le sue origini sono a ricercarsi quando alla foce del torrente Mortelle esisteva un approdo naturale anche per le navi di grosso carico. Tale approdo rimase attivo fino al 14esimo secolo, quando poi venne distrutto per poi rinascere ed essere ricostruito nell’attuale sede di Pioppi. Il borgo si raccoglie lungo il versante collinare con una struttura urbana tipica degli insediamenti difensivi. I nuclei abitativi infatti sono l’uno accanto all’altro assumendo così una forma di un unico corpo massiccio e solido. Molto caratteristici sono alcuni angoli del paese impreziositi di antichi archi e Torri, Nella parte più bassa del paese invece nel secolo scorso furono edificati i palazzi gentilizi, ma la vera ricchezza sta nel fatto che ancora oggi, Pollica conserva la sua antica struttura urbanistica che lo rende particolarmente caratteristico soprattutto nei quartieri di San Biase e Valle, dove molte case si adornano di torrioni difensivi posti a guardia di massicce porte carraie. Queste consentono il passaggio di una sola persona alla volta. Le case sono costruite secondo uno stile esessenziale e testimoniano la fusione con la campagna e la natura circostante. Inoltre vi consiglio, di non farvi scappare una visita al castello dei Principi Capano e la pittoresca e la possente Torre a pianta quadrata che si erge su tre piani e domina piccolo centro abitato. Molto suggestivi sono anche gli ambienti di servizio del Castello rimasti intatti nella loro semplicità. Il Castello ospita il Centro Studi della Dieta Mediterranea. Se non siete ancora stanchi, vi suggerisco di vedere il convento di Santa Maria delle Grazie, edificato nel 1611 per volere dei principi Capano, poi si sviluppò successivamente. Il convento è al centro della festa del 2 di luglio dove la Madonna viene portata in processione, preceduta da una sontuosa sfilata di portatrici, ovvero donne comuni che reggono in equilibrio sulla testa degli affascinanti oggetti votivi. Se poi amate la buona tavola e la corretta alimentazione, vi suggerisco di fare tappa all’Ecomuseo Dieta Mediterranea. Cinque le sale espositive, con pannelli descrittivi e video, tra cui quella dedicata ai sensi, con installazioni per il gusto, il tatto e l’olfatto. Pollica vuol dire anche non dimenticarsi del mare perché Pollica rientra tra le prime 10 località di eccellenza turistica balneare italiana premiato con ben 5 Vele Legambiente con bandiera blu. A tal proposito, non dimenticate di visitare neppure il Museo Vivo del Mare ospitato presso il Castello Vinciprova di Pioppi con ben tre sale, dodici vasche che ricostruiscono gli habitat marini tipici delle Coste Cilentane. Sono quindi parecchie le motivazioni per visitare Pollica, ovviamente con il camper al seguito.

Pollica, Museo del Mare

PAESTUM: LA BELLEZZA!

La bellezza, il fascino e tutta la forza di secoli di storia sono racchiusi nel Parco Archeologico di Paestum. È quella che definirei la tappa storica per eccellenza. Un vero tesoro di rara bellezza con un’area archeologica perfettamente mantenuta e un museo ricco di reperti storici. Paestum, fu uno dei centri principali della Magna Grecia e le sue origini risalgono addirittura al Paleolitico, mentre le tracce più evidenti risalgono all’età del Bronzo, con la cultura del Gaudo. SpinaGaudo è il nome della località vicino alla foce del Sele dove durante degli scavi nel 1944, fu individuata la necropoli. La cultura del Gaudo che si è sviluppata nel Sud Italia durante l’età del rame (eneolitico), parte proprio nell’area di Paestum, vicino al mare e si espanse a ventaglio verso l’interno come testimoniato dalle necropoli ritrovate a Mirabella Eclano, Eboli e Buccino. Successivamente intorno al 600 a.C., coloni greci provenienti da Sibari, vi fondarono una città a cui diedero il nome di Posidonia. Edificarono il grande santuario di Era poco a nord, presso la foce del fiume Sele. Alla fine del V secolo a.C. Paestum fu conquistata dai lucani, sotto i quali visse un periodo di prosperità e raggiunse la massima espansione territoriale; nel 273 a.C. i romani vi stabilirono una propria colonia, cambiando il nome della città con quello attuale. In età imperiale Paestum iniziò una lunga e progressiva decadenza, fino al definitivo abbandono, nell’VIII secolo, a causa dell’impaludamento della zona che la rendeva inospitale e inagibile alla vita quotidiana. Cuore della visita a Paestum e la zona archeologica e il Museo, da cui si osserva la città nel suo antico splendore riportata solo parzialmente alla luce attraverso gli scavi archeologici. Delimitata da imponenti mura (VIII secolo a.C.), ospita lungo la direttrice del cardo romano gli edifici principali: a nord si trova il tempio di Atena del 500 circa a.C. al centro si estende l’area pubblica con l’Ecclesiasterion dove avvenivano le assemblee politiche, il foro con il comizio, il tempio della Triade Capitolina (Capitolium) e la basilica. Alle spalle del foro trovate l’anfiteatro (I secolo a.C.) e un ginnasio ellenistico con una grande piscina. A sud era situato il grande santuario urbano di Era, con due magnifici templi dedicati alla dea, del 540 circa. a.C., e quello chiamato “di Nettuno”, del 460 a.C. I due templi, insieme a quello di Atena, costituiscono un complesso eccezionale, molto ben conservato e che testimoniamo uno dei più alti esempi dell’ordine dorico in Occidente. A ovest sono emersi dagli scavi, vari isolati dell’impianto ortogonale, con abitazioni di età ellenisticoromana. Prospicente ai templi, trovate il Museo archeologico nazionale di Paestum che merita assolutamente una tappa dedicata per scoprirne il contenuto, magari insieme ad una guida. Realizzato nel 1952, è articolato in varie sale: accoglie preziose testimonianze della vita quotidiana e dell’attività artistica e artigianale della città greca e poi della colonia latina, ma ciò che vi toglierà il fiato saranno le lastre dipinte della cosiddetta Tomba del Tuffatore e diversi frammenti di pitture funerarie del IV secolo a.C. A questo punto se sarete stanchi di camminare, non c’è rimedio migliore che rilassarsi al mare. Godersi i 12 km di costa dove corre la pineta e le spiagge sabbiose che si alternano con spazi liberi e con stabilimenti balneari.

AGROPOLI: LA PORTA DI ACCESSO AL PARCO NAZIONALE DEL CILENTO

Acciaroli, ph Quintino Di Vona

Patrimonio mondiale dell’Unesco e bandiera blu per la qualità delle sue acque, Agropoli è l’ultima tappa che vi consiglio in Cilento. Agropoli (Aru in dialetto cilentano), è una cittadina che affonda le proprie radici in epoca antichissima: deriva il proprio nome dalla posizione geografica di Città Alta, su un promontorio a picco sul mare. Potrebbe essere l’antica acropoli di Paestum, come testimonia la presenza di un tempio dedicato a Poseidone. In età romana sul litorale dell’attuale San Marco si sviluppò poi un borgo Marittimo chiamato Hercula, utile Approdo per servire la città vicina di Paestum che aveva problemi di insabbiamento del porto. Nel sesto secolo i Bizantini fortificarono questo sito dandogli il nome di Acropolis. Dopo secoli di alternanza tra dominazione Bizantina Saracena, il feudo di Agropoli passa ai San Felice, nobile famiglia napoletana e solo poi nel corso dell’ottocento, venuta meno l’incubo delle invasioni, Agropoli inizia l’espansione. Oggi Agropoli conserva intatto il suo centro antico con le sue stradine, le piazzette negli antichi Portali e gran parte del circuito delle mura difensive. Vi si accede a piedi percorrendo la caratteristica salita degli Scaloni la tipica scala leggera “ad un passo in mezzo con un gradino basso e largo”. Molto ben progettato il famoso portale del 600, di ingresso sul quale si nota lo stemma degli ultimi fondatori degli ultimi feudatari di Agropoli. Ciò che però rappresenta la città, il suo vero simbolo è il castello angioinoaragonese che si erge Maestoso sul promontorio incastrandosi con il punto più alto del borgo antico mentre la sua base triangolare si estende verso l’area collinare. Attualmente è sede di importanti eventi culturali ed è visitabile tutto l’anno.

 

Il presente articolo è tratto dalla nostra rivista GRATUITA Turismo all’Aria Aperta del NOVEMBRE 2019.

Vi invitiamo a cliccare QUA per accedere all’archivio e consultare gratuitamente tutti i numeri della rivista.

 

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