Di Isotta Bartoletti
La mostra forlivese al San Domenico ha come filo conduttore il mito di Narciso. Parte dall’antichità per arrivare ai giorni nostri e nelle 122 opere esposte ripercorre la storia del ritratto e dell’autoritratto nella vastità delle sue interpretazioni. I dipinti e tanto altro provengono dalle più importanti gallerie nostrane ed estere. Sono esposti libri, compreso le Metamorfosi di Ovidio del 1522, statue, gessi, busti in marmo… Il tema dello specchio è fra i più ricorrenti, ne sono esposti alcuni incisi provenienti dal mondo antico e altri collocati nell’allestimento per fare del visitatore un emulo di Narciso. Il bellissimo giovane, protagonista di un racconto ripreso dalla mitologia greca, morì per troppo amore verso sé stesso, nel tentativo di abbracciare la sua immagine riflessa nell’acqua. Nel tempo sono state date infinite versionidi questo mito, quella psicologica inclusa. Incantano le parole del curatore e direttore generale Gianfranco Brunelli sulla bellezza... che non è possesso ma contemplazione e se cerchi di possederla, come Narciso muori.

Innumerevoli le figure femminili ritratte allo specchio… e alcune maschili. Nel Medioevo lo specchio veniva definito “vetro riflettente” (prodotto dal 1250), considerato un attrezzo del demonio, col divieto di specchiarsi per “vani compiacimenti”. Nel 1500 Tiziano Vecellio non si fece condizionare dai veti religiosi quando dipinse una sensuale Venere come allegoria della Vanità. Dal 1400 in poi gli artisti determineranno la cultura del tempo rifiutando il ruolo di mero artigiano. Oggi possiamo conoscere i volti di Michelangelo, Caravaggio, Bernini, Rembrandt… in autoritratti o ritratti, come l’inquietante volto di Caravaggio dipinto da un anonimo nel 1617, il compiaciuto Rubens, Ingres a 78 anni… La vanità di Narciso è insita in molti di questi. Antonio Canova in un eccesso di autostima trasforma le sue reali fattezze (modeste) in quelle di una divinità dell’Olimpo (busto in marmo). Non furono da meno tanti altri che attraverso il ritratto divulgavano la propria immagine ricavandone successo e fama. In quello di Giacomo Leopardi, dipinto da Domenico Morelli nel 1845, la delicatezza del volto nasconde il resto del corpo sfigurato dalle malattie. La sua breve vita sarà un inno al desiderio di bellezza e amore condiviso in una visione romantica dove la natura è spesso matrigna. Sono molte le opere che fanno meditare sull’animo umano. Imperdibile la visione del calco in gesso raffigurante la Pietà (Bandini), dove Michelangelo, nella veste di Nicodemo, sorregge la figura di Cristo.In seguito saranno gli eventi storici e gli infiniti movimenti artistici a seppellire un tipo di pittura e una figura di artista che spessosi era messo al servizio di regimi totalitari. Nel secondo Novecento le priorità saranno altre, dopo due guerre mondiali il desiderio più grande fu quello di recuperare un benessere economico e uno stile di vita sempre più edonista. In un autoritratto, Gustave Moreau, per la prima voltasi ritrae accanto ad una macchina fotografica, strumento che cambierà definitivamente il modo di dipingere. Finiti i tempi delle Accademie e del classicismo, riprodurre quello che si vede è alla pari di quello che si sente (impressionisti, simbolisti…) e il figurativo quasi scompare o si adegua. De Chirico si autoritrasse in alcuni poco attraenti nudi, negando un’idea di bello nel quale nessuno più credeva. Il ritratto o autoritratto in seguito verrà realizzato con materiali più disparati come il legno per Mario Ceroli, ma soprattutto video da Marina Abramovic ai giorni nostri. Dal 2000 cambiamenti epocali modificano la vita di ognuno di noi, smartphone e social network occupano per molti la maggior parte del tempo. Il selfie (autoritratto) diventa il modo il più praticato di far sapere a tutti chi siamo e cosa vogliamo… a pagamento gli influencer. Oggi strumenti più complessi come ChatGPT di Open Ai elaborano immagini virtuali che raccontano e volendo, manipolano la realtà fino a condizionare democratiche elezioni (è già successo). E’ l’inizio di una nuova storia di cui non riusciamo nemmeno ad immaginare il finale.

Info: Tel: 0543 36217 – www.mostremuseisandomenico.it
Forlì, piazzale Guido da Montefeltro 12







