Di Angelica Pantera – In Europa il mercato del caravanning ha registrato nel 2011 un aumento delle immatricolazioni nuove, sia pure a macchia di leopardo. Ne hanno approfittato, in particolare, Svezia, Norvegia, Germania, Belgio e Francia. In Italia la situazione è, purtroppo, ben diversa.
Di certo non è per nulla diminuito l’amore per il turismo all’aria aperta, ma sicuramente anche il caro carburante ed il pedaggio autostradale limitano gli spostamenti di caravan e camper. Allora, dobbiamo approfittare della crisi economica per stimolare tutti ad un diverso e più razionale impegno per risalire la china?
Il camper è il mezzo che attira sempre potenziali nuovi acquirenti, che puntano soprattutto sul nuovo.
Il 55% circa dei camper/ caravan utilizzati è di proprietà della famiglia, mentre il 25% è un prestito di parenti o amici. Ogni equipaggio utilizza il proprio veicolo ricreazionale per effettuare annualmente, 12-17 uscite annuali, soggiornando circa 48 notti nel proprio veicolo; di queste 17 notti le trascorre nelle aree di sosta. Chi, invece, ha noleggiato un camper, ha trascorso mediamente 12 notti. Ogni equipaggio, quando viaggia, sostiene una spesa media giornaliera di circa € 70,00 al giorno, pari a poco più di € 3.360,00 all’anno.
Se moltiplichiamo tale importo per il numero degli autocaravan in circolazione (circa 250.000), vedremo che i camperisti spendono quasi € 840.000.000,00 all’anno.
Per la vacanza più lunga, il 51% sceglie la tenda/bungalow, il 36% il camper ed il 13% la caravan. Il 60% sia degli italiani che dei tedeschi porta con sé mezzi di trasporto (biciclette, scooter, ecc.) o attrezzi sportivi (surf, canoe, ecc.). Il 7% circa viaggia con persone disabili. Pertanto il settore del turismo all’aria aperta può contare in Italia sempre su numeri e fatturati di tutto rispetto. Ciò nonostante non riusciamo a far uscire il settore da una crisi che sta colpendo sempre più Costruttori e rete di vendita.
Da tempo Confedercampeggio auspica che possa esserci una tavola rotonda – una tavola di concertazione – magari con la partecipazione del Ministro al Turismo, dei Costruttori di v.r. e di tende, dei Gestori dei campeggi, dei Concessionari di vendita e, perché no, con la partecipazione di questo storico, più diffuso ed ultrasessantennale Ente morale, per discutere il futuro del v.r. in Italia, tenendo presente che occorre ricercare ed ottenere la solidarietà e la collaborazione di tutto il comparto.
Occorre – oggi più che mai – uno nuovo strumento legislativo per combattere la concorrenza e per migliorare “in senso lato” il servizio di accoglienza, anche nell’interesse dei gestori dei campeggi e delle aree di sosta. Occorre intervenire subito per aggiornare norme obsolete.
L’apertura di nuovi campeggi, o la ristrutturazione degli stessi, incontra prevedibili difficoltà burocratiche; ma anche la diffusione delle aree di sosta incontra l’ostracismo delle grandi città. L’ultima Legge Quadro che si è occupata del turismo (con particolare riferimento a quelli che un tempo si chiamavano “complessi ricettivi complementari”) risale al 1983; dopo di allora solo alcune leggi nazionali e un vuoto quasi totale, in parte colmato da disarmoniche leggi regionali.
Una legge che riconosca l’importanza del turismo all’aria aperta, così come è stato auspicato – grazie al nostro interessamento – dalla Federazione Internazionale del Campeggio e del Caravanning/ F.I.C.C., e che stimoli un moderno servizio di accoglienza, così come avviene in Europa, in favore di quanti vogliono praticare, per uno o più giorni, il turismo all’aria aperta (anche nell’interesse dei turisti diversamente abili e di quelli accompagnati da animali).
Una legge che incentivi in qualunque modo i Comuni, con vocazione turistica, a prevedere insediamenti di campeggi o aree di sosta e che coordini l’attività delle Regioni e dei Comuni, principali protagonisti della polita turistica locale. Libertà di movimento non deve significare sosta indiscriminata dei camper, ma nemmeno libertà dei Sindaci ad emanare ordinanze di divieto, quasi sempre ritenute illegittime dall’Autorità Giudiziaria e dal Ministero delle Infrastrutture.
In Italia abbiamo – riconosciute dagli Enti locali – poco più di 1.240 aree di sosta, ma il totale deve essere raddoppiato tenendo conto anche delle oltre 1.600 aree di sosta libere e funzionanti. Si aggiungano gli oltre 1.000 agriturismi predisposti ad accogliere i camperisti. Il fenomeno delle aree di sosta (potrebbero essere paragonate ai campeggi con una stella di un tempo?) non è stato molto sentito in Europa (tranne in Francia), in quanto ovunque il campeggio è ritenuto un luogo sicuro con tariffe non elevate e ben accettate.
L’assurdo è che, in Europa, si fa l’impossibile per attrarre i campeggiatori italiani perché sono quelli che spendono di più e che soggiornano nei campeggi da tre stelle in su; amano godere della bellezza dei posti; apprezzano la gastronomia locale e spendono circa €.70,00 procapite/giorno.
Ecco, allora, che ancora una volta sollecitiamo nuovi accordi tra Concessionari e Costruttori affinché, con mirate campagne promozionali ed incentivanti, si possano adeguare gli standard produttivi e di vendita (sarebbe auspicabile l’adozione di nuovi criteri per la valutazione del valore di un veicolo usato).
Ovviamente, la rete di assistenza dovrebbe rapidamente adeguarsi alla nuova realtà, attraverso un diverso contatto e cura dei rapporti post-vendita con il cliente, come avviene per il mondo dell’auto. Ciò richiederà la creazione di un Albo Professionale dei Concessionari, determinando nuovi criteri per l’attività degli stessi (anche per poter acquisire un eventuale riconoscimento di rappresentante del Costruttore), subordinatamente al rispetto di nuovi standard qualitativi minimi.
Ma occorre anche che i Costruttori e la rete di vendita invitino le Società finanziarie a ricercare nuovi ed aggiornati criteri per la concessione del credito al consumatore, magari evitando formule estremamente lunghe nei finanziamenti e che non consentirebbero al nuovo acquirente di poter effettuare, in breve tempo, ulteriori investimenti economici.
Se vogliamo uscire dalla crisi settoriale dobbiamo tutti credere che la nostra “grande industria”, imparata la lezione, non pensi più in piccolo, ma si adegui alle esigenze del cliente campeggiatore se non vuole ulteriormente assistere ad un “bagno di sangue” a vantaggio del prodotto non italiano.





