Intrigante percorso attraverso giardini piccoli e grandi alla ricerca di una quiete e serenità provenienti dal contatto con la natura che l’uomo di oggi sta riscoprendo
Niente di più piacevole e rilassante che camminare nel verde della natura ammirandone le infinite varietà e sentendone gli intriganti profumi e la voce discreta con cui racconta del suo adoperarsi da sempre per decorare in modo variegato, elegante e utile il pianeta in maniera che tutti gli esseri ne possano fruire. Si sa che l’unico a non essere mai contento è l’uomo per sua natura soddisfatto solo quando lotta per raggiungere qualcosa di nuovo, salvo poi, ottenutala, riprendere l’anelante e avventurosa corsa del vivere cercando.
Così, una volta abbandonato il nomadismo e diventato stanziale, ha modificato pian piano il paesaggio utilizzando porzioni di natura non solo per coltivare quanto di edibile conosciuto, ma anche per decorarle seguendo gusti e regole diverse a seconda dei secoli e delle culture. Non pretendo di insegnare qualcosa sulle diverse tipologie di giardini, ma di imparare insieme a chi legge a riconoscerle sulla base di alcune semplici osservazioni. Si sa dell’esistenza di giardini presso tutte le antiche civiltà: per esempio Persia, Egitto, Grecia, Roma, Bisanzio, Paesi islamici, Cina e Giappone.
Nel Medioevo sono i monaci a costruire ‘giardini dei semplici’ per la coltivazione di erbe officinali e nel XIII secolo i patrizi iniziano a realizzare giardini all’interno delle loro dimore, il cosiddetto hortus conclusus, determinando la nascita dell’arte del giardinaggio che trova un’espressione compiuta nelle ville rinascimentali italiane. Nasce così il giardino all’italiana curato, ordinato e caratterizzato da regolarità dei viali – assi prospettici di cui si studiano i panorami – da giardini pensili e scenografiche scalinate e da un’attenzione spiccata verso l’ars topiaria che consiste nel potare arbusti e alberi secondo forme geometriche.
Profondamente influenzato dal precedente, nel ‘600 il giardino alla francese, privo di terrazzamenti a causa del suolo prevalentemente pianeggiante, cura con attenzione viste prospettiche e i parterre de broderie: ricami disegnati sulle aiuole con sabbie colorate e piccole siepi di bosso nano. Del ‘700 il giardino all’inglese, diverso dai precedenti per l’illusorio e apparente aspetto naturale, quasi selvaggio, elimina l’ars topiaria e fonde giardino e paesaggio (landscaping) a volte creando false rovine e tempietti: chi lo percorre scopre continuamente sorprese senza mai giungere a una visione d’insieme.
Antichissimo il giardino cinese, risalente a ca. 3000 anni, di cui si conoscono gli stupefacenti parchi imperiali e i raffinati parchi privati: acque, colline, alberi, fiori, corridoi, cortili e tavole con iscrizioni sono armoniosamente distribuiti garantendo al visitatore piacere estetico determinato dalla ricerca di armonia tra cielo e uomo. Derivato anche dal precedente, il giardino giapponese presenta in modo equilibrato gli elementi base cioè pietra, piante e acqua: quattro gli stili tra cui una versione a secco nella quale pietre e ghiaia simboleggiano fiumi, mare e montagne.
Dal passato al presente risulta interessante, facendo un discorso dal micro al macro, scoprire le infinite realtà che l’eclettica Italia offre al riguardo del verde: può essere anche un orto con caratteristiche estetiche tali da divenire un particolare tipo di giardino. Mi riferisco all’Alto Adige dove il gruppo ‘Gallo Rosso’ comprende realtà autentiche e storiche e insieme intime e raffinate come a esempio, nei pressi Merano, il maso Oberhaslerhof (tel. 0473 212396, www.oberhaslerhor.com) che possiede un orto-giardino secolare la cui forma è quella data dai monaci nel XIV secolo.
Si tratta di una vera e propria chiccha al cui interno Priska Weger coltiva con amore – seguendo metodi naturali, recuperando e custodendo erbe officinali, ortaggi, piante e frutti non solo comuni, ma che stanno scomparendo: dalla malva verticillata al crisantemo commestibile, al pomodoro che rimane verde anche maturo fino alle carote gialle e a quelle viola e alle cipolle che crescono appese in aria. Come negare la sensazione di piacevolezza e di pace che si provano passeggiando sui sentieri di ghiaia tra infiniti disegni e fragranze del centinaio di varietà vegetali che vi crescono riportando a epoche perdute che non bisogna dimenticare? Verde privato e pubblico fruibile non in ogni momento da parte di tutte le persone che ancestralmente provano attrazione per la natura e le buone abitudini del passato di cui, deprivate nelle colate di cemento urbane, sentono il richiamo. È pur vero che sempre più vengono coltivati fiori et similia in vasi di terracotta o altro materiale, surrogati dei giardini descritti, ma non basta.
Il desiderio e bisogno atavico di toccare, contribuire a fare e vedere crescere anche qualcosa di edibile c’è sempre stato: pensiamo alle pianticelle di rosmarino, salvia, origano… micro giardini dei semplici che molti conservano gelosamente sui propri balconi. Ora è nata una nuova sfida, pare dalla Francia, ma comunque rivisitata in Italia da parecchie iniziative tra cui Ortodamare (che giocando con i termini esprime non solo amore per questa nuova tipologia di angolo verde, ma ricorda il momento in cui passeggiando in riva al mare è ‘spuntata’ l’idea): vedere crescere davanti ai propri occhi ortaggi quali pomodori e insalatina, rucola compresa, Ecco allora il sito www.ortodamare.com che presenta un ‘Kit’ e si prefigge di creare schiere di cittadinicontadini.
Nessuna meraviglia se tali ambizioni sono incrementate dall’arrivo dalla Francia di una nuova razza particolare di gallinella: si può tenere sul terrazzo e offre indubitabili vantaggi in quanto non canta, fa un uovo al giorno e soprattutto tiene compagnia. Niente incremento delle liti condominiali salvo forse qualche protesta se non si tiene ben pulita la ‘corte’ e chissà una trasformazione dell’architettura urbana in relazione a tali nuove mode. Tali novità stanno dilagando a livello planetario e se ne sentono di tutti i colori. Nella nostra penisola numerosissimi sono i giardini di ampiezza e tipologia varie di cui alcuni privati, legati ad antiche dimore, e altri pubblici, comunque tutti condizionati dagli alti costi di manutenzione.
Allo scopo di favorirne la visibilità attraverso iniziative che aiutino a raccogliere fondi è nato il network Grandi Giardini Italiani (www.grandigiardini.it) che in 15 anni di lavoro è giunto a comprendere 83 giardini di 12 regioni oltre al vicino Canton Ticino e a Malta e si è garantito l’appoggio di sponsor di rilievo come Bayer, Clabermeteo, Credit Suisse e Torsanlorenzo Gruppo Florovivaistico. Gli aderenti sono privilegiati in quanto iniziative ben pubblicizzate per mezzo di ottime ed esaurienti guide cartacee e del web sensibilizzano l’opinione pubblica inducendola a visitare luoghi in sé fantastici e meravigliosi.
Bisogna anche riconoscere che non tutti i proprietari di giardini possono permettersi di investire somme e che oggi, visti i costi della mano d’opera, è difficile e a volte eroico permettersi un giardino. Difficile pertanto scegliere alcuni esempi dettati comunque da assoluta casualità nella speranza che tutti comprenda- no l’impegno nel portare avanti qualsiasi spazio verde che comunque va sempre guardato con ammirazione e rispetto pensando a ciò che sta dietro.
In Piemonte, oltre agli amati giardini di Venaria Reale, meno noti risultano i giardini del Castello di Pralormo (TO), appartenente ai Beraudo, famiglia insignita nel ‘600 del titolo di conte, che vantano nel XIX secolo un personaggio come il conte Carlo la cui madre Anna Maria Tommasina aveva già affidato al Piossasco, architetto dei giardini e botanico, l’incarico di un progetto straordinario, ma mai realizzato. Carlo, diplomatico e politico dell’età albertina, è stato promotore di un intervento di rilievo sul castello al fine di trasformarlo in dimora di rappresentanza e sul giardino di rose del XVI secolo, posto a sud, che Xavier Kurten, esperto ‘paesaggista’ di corte (stava lavorando al parco della Reggia di Racconigi) converte in parco romantico all’inglese elencando, come da autografo conservato, le specie da piantare.
Così cedri, aceri, pruni, tassi, tigli, lillà e spiree, posti in modo sapientemente naturale tale da lasciare squarci sullo scenario delle montagne rendono il passeggiare attraverso i sentieri curvilinei ameno in ogni stagione e fresco d’estate in un territorio caratterizzato da una certa aridità. Al riguardo è interessante la presenza di due laghetti che raccolgono le acque piovane utilizzate ancora ora per il giardino senza dovere ricorrere ad altre fonti.
A fine ‘800 vengono aggiunte un’Orangerie a due piani con scuderia, una deliziosa serra in vetro e ferro dei parigini Fratelli Lefebvre e la Castellana, imponente fabbricato rurale; inoltre l’introduzione di bamboo, plateaux a roselline e altre specie arricchisce ulteriormente il giardino che risplende oggi in virtù di una godibilissima fioritura a rotazione: lillà, ireos, boule de neige, ciliegi giapponesi, peonie, rose… Se si aggiungono i più di 75.000 tulipani e narcisi olandesi – piantati ad autunno inoltrato da 10 persone – che fioriranno dal 31marzo al 1° maggio durante la manifestazione Messer Tulipano (tel. 011 884870/8140981, www.castellodipralormo.com), si ha un’idea del tripudio di colori per chi visita il giardino in tale periodo.
L’evento giunto alla XIII edizione – è organizzato ogni anno da Consolata, intraprendente moglie di Filippo Beraudo di Pralormo, appassionatasi durante un viaggio in Olanda di tali fiori che dopo la manifestazione vengono dati agli abitanti di Pralormo i quali li ripiantano nei loro terreni creando in Piemonte una ‘micro Olanda’. Iniziativa encomiabile non solo per i risvolti estetico sociali, ma anche economici che hanno permesso di effettuare importanti interventi di restauro atti a presentare gli ambienti interni al pubblico con un ritorno decisamente positivo.
Durante questa edizione tra i numerosi eventi collaterali di particolare rilievo nella ‘serra francese’ la fioritura di una collezione di Orchidee Vanda e a latere nell’antica Orangerie una collezione di varietà rare e seducenti di questo raffinato fiore di cui verranno disvelati curiosità, miti, leggende, antiche storie e credenze. E per rimanere nel tema del rinato interesse per l’orto giovani architetti e paesaggisti, basandosi sulle potenzialità cromatiche e scenografiche delle verdure, presentano una varietà incredibile di Orti Urbani offrendo consigli a grandi e piccoli affinché non solo arricchiscano di verde gli spazi cittadini, ma riapprendano i ritmi della natura e i sapori autentici contro il diffuso uso di destagionalizzare frutta e verdura con risultati tragici sul gusto.
Infine, tra le altre proposte ghiotte e intriganti la coltivazione di fiori edibili insieme a verdure e la lotta biologica a parassiti attraverso la vicinanza di piante oltre a un’infinità di allettanti offerte anche golose: insomma c’è da accontentare un po’ tutti anche i 4zampe accettati e rispettati per i quali non mancano ciotole di acqua fresca. Esperienza suggestiva che riporta alla mente una sorpresa inaspettata all’interno della città di Verona dove ho scoperto il giardino di Palazzo Giusti (045 80340299), incantevole esempio di giardino all’italiana, esistente dalla fine del XV secolo, che nel tempo ha subito parecchie trasformazioni in parte annullate dal restauro del 1930.
Posto al centro della città, grazie al suo verde articolato e ben disposto mi ha fatto godere di una temperatura ottima tanto che non ho provato fatica a percorrere il suggestivo viale di cipressi che culmina sotto l’intrigante mascherone e a salire lungo il declivio terrazzato cui si accede Giardini di Pralormo – tulipani attraverso scalinate mentre lo sguardo scorre sul complesso labirinto (uno dei più antichi d’Europa), aiuole, statue come quella femminile, opera di Alessandro Vittoria, e altre di Bernardino Ridolfi, interessanti epigrafi latine e siepi di bosso fino al panoramico ‘belvedere’. Progettato come sfondo a Palazzo Giusti e visitato nei secoli da ospiti illustri, è inserito nel nuovo itinerario di 10 giardini “Ferma il tempo. Visita un Giardino Veneto”.
Testo di Wanda Castelnuovo – Foto dai singoli Giardini







