Viaggiare in camper significa andare incontro alla libertà. E’ il mezzo ideale specie per chi ha una famiglia con bambini piccoli, un mezzo che ti permette di fermarti dove vuoi, in qualsiasi momento. Dove la vita di bordo è molto meno monotona rispetto che in auto o in treno, poichè chi non guida può davvero trascorrere il tempo in tanti modi diversi.
Il racconto che segue è quello del mio viaggio di nozze, la prima esperienza in camper con Silvia e le nostre due bambine, Eleonora e Sofia, di 9 e 7 anni. Un’esperienza vissuta quindi da assoluto profano (o quasi) dell’autocaravaning. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, è stata un’esperienza entusiasmante, che è piaciuta tantissimo anche alle bambine. Nonostante il viaggio sia stato lungo, impegnativo e in costante movimento. 5.700 chilometri in sette paesi d’Europa: dalla Provenza alla Danimarca. Fermandosi in aree di sosta o in luoghi scelti a caso, con il denominatore comune di essersi rivelati posti sicuri oltrechè belli.
Il camper, un Sun Living Lido S13 su Fiat Ducato 130 multijet, l’abbiamo noleggiato alla B&B di Pozzonovo, ditta che ogni anno rinnova il parco macchine. Il nostro camper era stato immatricolato a maggio, sapeva ancora di nuovo. 110 euro al giorno, a chilometraggio illimitato. E’ la tariffa di luglio. Ma in giugno di euro se ne spendono 85. Si è rivelata facile anche la gestione tecnica del mezzo, comprese le operazioni di carico e scarico acque. In viaggio si ha un’autonomia globale di due giorni.
Il 4 luglio siamo partiti all’ora di cena e ci siamo fermati in un parcheggio di Bra (Cuneo), la patria dello Slow Food. Il giorno seguente siamo entrati in Francia attraverso il suggestivo itinerario del Col di Tenda, ridiscendendo quindi la spettacolare valle del Roja dove molti borghi conservano cognomi italiani, in quanto alla Francia quella zona (Briga e Tenda) è stata ceduta solo dopo la seconda guerra mondiale. Tappa a Sospel, cittadina di pietra ai piedi di quel Col de Turini (poi affrontato) che rimane un mito del Rally di Montecarlo. E’ dove Munari e Mannucci nel 1972 sulla mitica Lancia Fulvia Hf costruirono il loro trionfo. Dopo tante valli impervie scavate da torrenti, abbiamo sostato a Puget Théniers in riva ad un fiume. Area attrezzata, con possibilità di scarichi di acque nere e bianche. E relativo rifornimento. 3,50 euro a notte la sosta.
Il 6 luglio è stato dedicato alla civettuola Castellane, alle spettacolari Gorges du Verdon, le gole europee che assomigliano a quella create dal Colorado al Grand Canyon. Quindi la meno attraente Pertuis, gemellata con Este.
Il 7 luglio abbiamo vissuto l’incanto della lavanda in fiore. nella zona di Sault ci sono distese a perdita d’occhio lungo i crinali tondeggianti delle colline: capiamo perchè Van Gogh si innamorò della Provenza. La salita al leggendario e pietroso Mont Ventoux, tempio del Tour de France, è stata anche un omaggio al Petrarca che vi salì a piedi nel 1351. Q
uindi le romane Vaison la Romaine ed Arles. Quest’ultima per il suo spirito gitano è stata definita da Picasso la più spagnola delle città francesi. L’arena romana ospita ancora oggi corride, ma sono incruente. Il toro non viene ucciso.
Salutiamo la Provenza l’8 luglio con la visita al castello di Tarascone. Lungo trasferimento fino a Cluny in Borgogna, dove ancora ci si chiede perchè Napoleone fece quasi completamente distruggere l’imponente e straordinaria abbazia fondata undici secoli fa dall’abate Brunone. Lì vicino c’è Taizé, con il suo centro di spiritualità frequentato da giovani di tutto il mondo.
Il 9 luglio raggiungiamo la Germania, Rust, l’Europa Park, la Gardaland tedesca… Parco divertimenti creato dalla famiglia Mack dove c’è di tutto e di più. Emozioni da brivido. Con qualche limite l’area camping.
L’11 luglio attraversando il sereno Lussemburgo, il sud del Belgio (tappa nel prezioso borgo fiammingo di Zoutleeuw), raggiungiamo Eindhoven, la città della Philips (il cui fondatore è morto a 100 anni poco tempo fa).
Abbiamo pernottatto nella piazzetta di un quartiere dal design nuovo e tradizionale al tempo stesso, con parco giochi al centro… Quindi ci siamo piacevolmente smarriti nel parco delle fiabe, a Efteling, vicino a Tilburg.
Un sogno immerso nel verde. Un intreccio di incantesimi e attrazioni varie. Quindi il parco etnografico Openlicht Museum ad Arnhem, dove rivive la vecchia Olanda. Il 13 luglio sosta nell’amata Rotterdam, dove quando studiavo ho fatto il cameriere. Imperdibile l’escursione con lo Spido nel porto più grande del mondo e quella a Kinderdijk, fra i suoi 19 mulini storici, simbolo stesso dell’Olanda. Rotterdam, laboratorio urbanistico, ci strega con le sue architetture avveniristiche. Breve tappa ad Amsterdam, con sosta al Museo dell’Ajax allo stadio Arena. Quindi Volendam, il borgo peschereccio più caratteristico d’Olanda, dove si possono fare anche le foto in costume tradizionale, zoccoli compresi.
Grande assaggio di aringhe fresche. Ad Enkhuizen visitiamo lo Zuidersee Museum, la cui parte all’aperto propone anche animazioni su antiche attività artigianali. Un contesto molto suggestivo. A Gienthoorn, raggiunta dopo aver percorso una diga lunga 32 chilometri, c’è la Venezia olandese, con casette da favola con ponticello d’accesso che quasi galleggiano sull’acqua, mimetizzate fra il verde e tanti fiori.
Il 16 luglio lungo trasferimento autostradale fino a Billund in Danimarca, attraversando l’estremo nord della Germania e l’immensa città-porto di Amburgo. Il giorno seguente l’entusiasmante visita a Legoland, un mondo fatto di mattoncini Lego con miniature di città e attrazioni di ogni genere. Una giornata spesa bene. Infine il lungo rientro (1.700 km in due giorni), con un’unica tappa con sosta notturna nel grazioso borgo di Tauberrettersheim, in Franconia, lungo la Romantische Strasse. Il paradiso delle piste ciclabili. L’ultima immagine colta è quella del castello di Neuschwanstein, in Baviera. E’ il castello che ha ispirato Disney nel creare il proprio simbolo.
Per noi l’icona finale di un viaggio indimenticabile.
Da sogno.
Un sogno vissuto nella nostra “casetta con le ruote”, il camper.






