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Arriva a Milano una mostra dedicata al genio di due grandi artisti: Kounellis | Warhol – La messa in scena della tragedia umana: la classicità di Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol.
Ben lontani dal voler ridurre i due maestri dell’arte contemporanea a una medesima matrice e respingendo ogni sovrapposizione che possa appiattirne la singolare identità, l’esposizione si presenta come un’occasione di riflessione critica su Jannis Kounellis ed Andy Warhol, con le loro differenze ideologiche ed estetiche, ma anche con le loro tangenze culturali e comune tensione nei confronti della potenza e del mistero della spiritualità.
Il progetto espositivo in Galleria Fumagalli include anche un importante approfondimento presso il Museo San Fedele di Milano che ospiterà dal 12 dicembre un inedito dialogo tra l’opera permanente di Jannis Kounellis allestita nella cripta (Senza titolo, Svelamento, 2012) e un’opera di Andy Warhol in prestito per l’occasione.
La mostra sarà arricchita da un’estesa pubblicazione che raccoglie contributi critici e memorie personali di importanti autori quali, fra gli altri, Andrea Dall’Asta SJ, Demetrio Paparoni, Gianni Mercurio, Arthur Danto, Gerard Malanga, Lóránd Hegyi, Luca Massimo Barbero, Vincent Fremont, Franco Fanelli, Annamaria Maggi, Sandro Barbagallo. Il volume si correda di un significativo apparato di immagini fotografiche autoriali e sarà presentato dopo l’apertura della mostra.
Jannis Kounellis (Il Pireo, Grecia, 1936 – Roma, 2017) e Andy Warhol (Pittsburgh, Pennsylvania, 1928 – New York, 1987) hanno segnato in modo radicale il loro tempo, lasciando un’impronta profonda nella storia dell’arte. A un primo sguardo, sembrano incarnare due archetipi inconciliabili: l’alfa e l’omega di due visioni artistiche, due concezioni della realtà che si sono confrontate e, talvolta, scontrate. Le loro traiettorie si sono sviluppate in parallelo, ma in universi quasi distinti: Jannis Kounellis immerso nell’ombra e nel peso della materia, Andy Warhol nell’abbaglio fluorescente della superficie dell’immagine.

A Cuneo la mostra “Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione”
Con la mostra La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione, Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo inaugurano un nuovo capitolo della collaborazione che dal 2022 porta a Cuneo grandi protagonisti della storia dell’arte. L’esposizione, a cura di Francesca Cappelletti ed Ettore Giovanati, sarà visitabile al Complesso Monumentale di San Francesco dal 22 novembre 2025 al 29 marzo 2026. Il progetto espositivo si avvale del Patrocinio del Ministero della Cultura, ed è stato realizzato con il supporto organizzativo di MondoMostre.
A partire dalla figura di Scipione Caffarelli Borghese (1577–1633), tra le personalità più significative del panorama culturale della Roma del Seicento, la mostra racconta la nascita di una nuova idea di collezionismo: sistematico, visionario, capace di anticipare il gusto e le tendenze artistiche del tempo.
Attraverso una selezione di capolavori provenienti dalla Galleria Borghese – raramente esposti al pubblico – il percorso restituisce la straordinaria parabola di un collezionista che fece della sua raccolta un teatro del bello e della conoscenza.
Gli spazi del Complesso Monumentale di San Francesco ospitano dipinti rappresentativi delle diverse scuole pittoriche italiane tra Cinquecento e Seicento, offrendo al visitatore una panoramica sulle trasformazioni che segnano il passaggio dal Rinascimento al Barocco.
Tra le opere esposte figurano il Ritratto di frate domenicano di Tiziano Vecellio, Autunno e Primavera di Jacopo Bassano, il Ritratto di uomo attribuito a Raffaello, la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista e angeli di Battista Dossi, la Fuga in Egitto del Cavalier d’Arpino, e il Sonno di Gesù di Lavinia Fontana, prima donna a ricevere commissioni pubbliche di rilievo nella Roma di inizio Seicento.
La mostra si conclude con la sezione dedicata ai grandi maestri del Barocco: la Danza campestre di Guido Reni, l’Autoritratto in età matura e la Capra Amaltea di Gian Lorenzo Bernini, emblemi della sua prodigiosa versatilità tra pittura e scultura.
Discendente di una famiglia senese affermatasi a Roma nel tardo Cinquecento, Scipione Borghese fu nominato cardinale nel 1605, anno dell’elezione al soglio pontificio di suo zio Camillo Borghese, papa Paolo V. La sua raccolta, tra le più ambiziose dell’epoca, riuniva sculture classiche e moderne, dipinti del Rinascimento e opere contemporanee, riflettendo un gusto colto e internazionale.
La mostra offre così una riflessione sul collezionismo come pratica culturale e politica, in cui l’arte diventa strumento di rappresentazione e di potere, ma anche di dialogo tra epoche diverse.
Complesso Monumentale di San Francesco
Via Santa Maria, 10, 12100 Cuneo CN
fondazionecrc.it
Orari
Martedì – venerdì: 15.30 – 19.30 (al mattino aperto su prenotazione per scuole e gruppi);
Sabato – domenica: 10 – 19.30 con orario continuato.

Arte e perizia, materia ed estro si fondono in un’unica grande storia: quella del gioiello italiano. Il Museo del Gioiello di Vicenza la racconta con la nuova esposizione “Gioiello – Italia. Materia Tecnica Arte. Tra Antico e Moderno”, ideata e curata da Paola Venturelli, studiosa di riconosciuta fama internazionale. La mostra, che apre al pubblico da oggi, 28 novembre, sarà visitabile fino alla fine del 2027. Allestita all’interno della Basilica Palladiana, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1994, segna l’apertura di un nuovo ciclo espositivo per il Museo — il primo in Italia e uno dei pochi al mondo dedicato esclusivamente all’arte del gioiello.
Di straordinario rilievo per la qualità e il fascino iconico delle opere esposte e per le prestigiose collaborazioni con Musei e Fondazioni, la mostra esalta l’eccezionalità del gioiello italiano in un racconto continuo che si snoda nelle sei sale del Museo attraverso undici tappe. Un viaggio che attraversa oltre due millenni di storia — dal V secolo a.C. ai primi anni del XXI—per svelare come arte, tecnica e materia si intreccino in capolavori senza tempo. Le oltre 150 opere raccolte, tra gioielli singoli e parure, ma anche oggetti d’uso come borsette, trousse, contenitori preziosi, tre dipinti e due ceramiche apule del 330- 310 a C., ritmano tale percorso, cronologico e tematico insieme. I materiali, oro, corallo, pietre dure, vetro, micromosaico, gemme e materiali non convenzionali, unite alle tecniche di lavorazione trasmettono la pluralità espressiva del gioiello italiano e la sua capacità di coniugare artigianalità, inventiva e innovazione. La perfezione tecnica e artistica si manifesta davanti agli occhi del visitatore: la difficilissima granulazione etrusca rivive in una parure del secondo Novecento, stimolando innovative interpretazioni in una più recente opera.

Museo Archeologico Nazionale “Massimo Pallottino”.
A Castelfranco Veneto (TV) la mostra “Portofranco”
Dopo due anni di ricerca e di dialogo con artisti italiani e internazionali con l’obiettivo di dare vita a un ecosistema culturale multidisciplinare e partecipativo, dal 15 novembre 2025 apre negli spazi ritrovati di Palazzo Soranzo Novello a Castelfranco Veneto (TV) la mostra “Portofranco” a cura di Rossella Farinotti, promossa e realizzata da NOT Titled YET in collaborazione con il Comune di Castelfranco Veneto e con il contributo di Camera di Commercio di Treviso-Belluno.
Ex dimora settecentesca e successivamente sede bancaria fino agli anni Duemila, Palazzo Soranzo Novello si offre al pubblico nella sua duplice natura: spazio sospeso tra memoria e reinvenzione, tra atmosfere barocche e suggestioni moderniste, tra saloni veneziani e ambienti plasmati dall’estetica degli anni Settanta. Questo gioco di riflessi e contrasti, tra antico e contemporaneo, costituisce il filo conduttore della mostra, incarnato nel tema del doppio, che ritorna tanto nella storia architettonica quanto nelle opere esposte.
Il percorso si articola lungo gli ampi spazi di accesso e i tre piani del Palazzo e si accompagna a un public program che prevede talk, performance, laboratori, percorsi di accessibilità, residenze e collaborazioni con realtà artigiane ed eccellenze locali. Attraverso le opere di 23 artisti – alcune appositamente concepite per l’occasione – “Portofranco” restituisce al pubblico un luogo dalla storia stratificata, che dal Medioevo al 2017 (anno in cui la banca è fallita) ha custodito infinite vicende e identità, e che oggi si rigenera come laboratorio culturale in evoluzione, pronto ad accogliere il futuro Museo Civico di Castelfranco Veneto.
Le opere costruiscono una narrazione corale, un’esperienza immersiva, che attraverso molteplici linguaggi– pittura, installazione, scultura, video, fotografia, performance – e una relazione diretta con il luogo, esplorano i temi della memoria, della trasformazione, del rapporto tra spazio intimo e collettivo, tra eredità storica e immaginazione futura.
Dai lavori di giovani emergenti ad autori internazionali dalla carriera consolidata, il progetto invita il pubblico a un’esperienza costantemente segnata dalla dualità, riflesso non solo nella storia e nelle stratificazioni del Palazzo, ma anche nella visione unitaria del progetto curatoriale e nella lettura autonoma di ciascuna opera.
Particolarmente significativi sono gli interventi di artisti che hanno deciso di misurarsi con gli spazi più emblematici dell’edificio: Maurizio Cattelan realizza due installazioni site-specific allestite in luoghi e anfratti connotati, oltre ad una emblematica e ironica scultura da trovare nelle sale settecentesche; Adam Gordon con un grande dipinto che raffigura una presenza surreale e inquieta, introduce una tensione che si bilancia con la seria ironia di Thomas Braida, capace di trasformare un paesaggio apparentemente classico in un’immagine monumentale e dissacrante; Silvia Mariotti frammenta gli ambienti includendo la natura come soggetto di riappropriazione, mentre le fotografie di Guido Guidi, attente al territorio della Castellana, diventano tracce visive nel percorso. Si aggiungono le opere di Silvia Negrini, piccoli dittici realizzati ex-novo con la tecnica dell’incisione, che guidano il visitatore da una sala all’altra, i lavori di Marco Bongiorni, che rievocano atmosfere sedimentate nella storia recente del luogo e, attorno a loro, opere di artisti come Vincenzo Agnetti, Rachele Calisti, Flavio Favelli, Agata Ferrari Bravo, Anna Galtarossa, Goldschmied & Chiari, Agnese Guido, Duane Hanson, Sacha Kanah, Francesca Mirabile, Marta Ravasi, Fabio Roncato, SC_NC, Raoul Schultz, Vedovamazzei e Zoe Williams animano gli spazi del Palazzo per tre mesi, andando a costruire una comunità d’arte temporanea.

Koons, Balla, Dalì, McCurry e Ghirri: il grande contemporaneo emoziona l’Emilia
L’Emilia si conferma laboratorio culturale di primo piano, capace di attrarre grandi nomi dell’arte contemporanea e di trasformare ogni mostra in occasione di sviluppo territoriale. A Parma, Piacenza e Reggio Emilia, un calendario espositivo di assoluto rilievo ridisegna la mappa del turismo culturale regionale, consolidando quella strategia di sistema che Visit Emilia (www.visitemilia.com) ha saputo costruire negli anni attraverso la rete Cultura e Castelli.
Il progetto, che unisce castelli, musei, teatri, borghi e operatori privati delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, trova nella stagione espositiva autunnale la sua più compiuta espressione. L’obiettivo dichiarato è trasformare le visite “mordi e fuggi” in soggiorni strutturati, generando ricadute economiche significative sul territorio e rafforzando l’identità culturale di questo autentico scrigno di storia e tradizioni.
PARMA
Parma riserva straordinarie sorprese per gli amanti dell’arte del Novecento. Fino al 1° febbraio 2026, Palazzo del Governatore ospita “Giacomo Balla, un universo di luce”, una retrospettiva senza precedenti dedicata al maestro del Futurismo. La mostra, curata da Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini, presenta oltre 60 opere della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, mai esposte prima nella loro interezza.
L’esposizione su Balla rappresenta un viaggio attraverso l’evoluzione artistica del “Leonardo da Vinci del XX secolo”, come amava definirsi l’artista torinese. Dalle prime opere del realismo sociale e divisionista, passando per la rivoluzionaria stagione futurista con le celebri “Compenetrazioni iridescenti” e le ricerche sul dinamismo, fino alla produzione figurativa degli anni Quaranta. Il percorso in 13 sale include capolavori come “Nello specchio” (1901-1902), che fece esclamare a Giacomo Puccini “Questa è la mia ‘Bohème’!”, e il potente ciclo “Dei viventi”, con opere drammatiche come “La pazza” e “I malati”.
Dal 22 novembre 2025 al 12 aprile 2026, a Palazzo Pigorini la mostra “In viaggio attraverso le fotografie di McCurry”: uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea arriva nel cuore di Parma con il suo sguardo unico sul mondo. Saranno esposte anche le sue immagini più celebri in un originale allestimento in cui le fotografie saranno accostate per affinità di soggetti, emozioni e atmosfere, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi, anche lontanissimi tra loro.
Fino al 1° febbraio 2026 Palazzo Tarasconi accoglie Salvador Dalì. La mostra “Dalì tra arte e mito” ospita circa ottanta opere provenienti da collezioni private di Belgio e Italia. Disegni, sculture, ceramiche, boccette di profumo, incisioni, litografie, documenti, libri e fotografie dove sogno e realtà si fondono in narrazioni che spazzano via ogni logica convenzionale. A completare il percorso, anche opere di altri autori che hanno condiviso con Dalí l’idea di un’arte dal carattere onirico e surreale.
PIACENZA
A dare il tono della stagione è Jeff Koons, maestro indiscusso dell’arte contemporanea, a Fiorenzuola d’Arda con “Balloons and Wonders”. Fino al 6 aprile 2026, Palazzo Bertamini Lucca ospita le iconiche sculture Balloon, compreso il celebre “cane palloncino” blu in porcellana, simbolo di un’estetica che ha rivoluzionato il rapporto tra arte colta e cultura popolare. La mostra immersiva promette di coniugare meraviglia estetica, riflessione critica e partecipazione collettiva, elementi che caratterizzano la poetica koonsiana.
REGGIO EMILIA
Chiude il quadro Reggio Emilia. “La costruzione della città moderna: gli archivi degli architetti del ‘900 a Reggio Emilia”, dal 22 novembre 2025 all’8 febbraio 2026 è l’esposizione che si terrà a Palazzo da Mosto sull’evoluzione urbana della città, con uno sguardo approfondito sugli archivi lasciati dai principali protagonisti dell’architettura e dell’urbanistica reggiana del secolo scorso. Tra cui quelli provenienti dagli archivi della Biblioteca Panizzi – con i disegni originali di Guido Tirelli, Pietro Cavicchioni, Prospero Sorgato, Carlo Lucci, Osvaldo Piacentini e della Cooperativa Architetti e Ingegneri e Antonio Pastorini – a cui sono aggiunte, grazie alla disponibilità degli eredi, gli archivi di Eugenio Salvarani ed Enea Manfredini.
Il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dedica al grande maestro della fotografia “Luigi Ghirri. Lezioni di fotografia/Progetto, esercizi e variazioni. Luca Capuano e Stefano Graziani”. La mostra prende spunto dalle lezioni che Luigi Ghirri tenne dal 1989 al 1990 all’Università del Progetto di Reggio Emilia. Una occasione per riflettere non solo sugli aspetti connessi all’insegnamento del medium fotografico, ma sui processi di conoscenza mediati dalle immagini e, in particolare, su quelli creativi. Nelle lezioni, che per Ghirri assomigliano più alla stesura di una carta geografica che a un percorso lineare, l’autore alterna momenti dedicati alla rilettura del proprio lavoro e alla storia delle immagini, ad altri caratterizzati da esercitazioni su diversi argomenti. Fino al 1° marzo 2026.

Dal 20 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 i Musei Nazionali di Lucca, nella Casermetta di Villa Guinigi e nelle sale di Palazzo Mansi, e il Museo Palazzo Galeotti di Pescia ospitano Il pittore del Re. Luigi Norfini nell’Italia del Risorgimento, la prima grande mostra monografica dedicata a Luigi Norfini (Pescia 1825 – Lucca 1909), in occasione del bicentenario della nascita.
Figura centrale nella costruzione dell’immaginario risorgimentale e protagonista della vita culturale toscana di fine Ottocento, Norfini torna oggi al centro dell’attenzione con un progetto che ne riscopre la modernità e il ruolo di interprete della nuova identità nazionale.
Curata da Luisa Berretti, Emanuele Pellegrini ed Ettore Spalletti, l’esposizione rappresenta un’occasione unica per rivivere una stagione cruciale dell’arte italiana. Dislocata in più sedi, trova il cuore del progetto nella Casermetta del Museo Nazionale di Villa Guinigi: qui sono riuniti, per la prima volta, numerosi dipinti del maestro, messi a confronto con opere dei protagonisti della pittura del Risorgimento – come Giovanni Fattori, suo amico e coetaneo, Silvestro Lega, Telemaco Signorini – insieme a prestiti provenienti da musei di Milano, Torino e Firenze e da collezioni private, molti dei quali mai esposti al pubblico. Tra questi, alcuni sono di proprietà degli eredi del pittore, senza i quali questo progetto non si sarebbe potuto realizzare con la stessa completezza.
Il percorso, il cui allestimento è a firma di Luigi Cupellini, trova un ideale completamento nelle opere di Norfini conservate nella collezione permanente del Museo Nazionale di Palazzo Mansi, sempre a Lucca, e in quella del Museo Civico di Palazzo Galeotti a Pescia, recentemente riallestito, dove si trovano dipinti e disegni dell’artista.
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Giuseppe Bezzuoli, Norfini partecipò alle Guerre di Indipendenza come volontario a Curtatone, realizzando una serie di disegni direttamente sul campo che restano tra le testimonianze più vive del Risorgimento. Legato alla Casa Savoia e alle istituzioni accademiche fiorentine e lucchesi, di quest’ultima ricoprì anche il ruolo di direttore, svolse un’intensa attività pubblica, organizzando mostre e promuovendo la salvaguardia del patrimonio artistico. A Lucca, città della maturità, divenne un punto di riferimento per la cultura figurativa locale e nazionale.
Una vicenda tutta da riscoprire: quella di un artista capace di dare un volto all’Italia che stava nascendo, autore di grandi quadri di battaglia e raffinato ritrattista della nuova borghesia e dei primi sovrani d’Italia. Nel corso di oltre mezzo secolo, Norfini contribuì a definire il linguaggio visivo della Toscana ottocentesca, unendo impegno civile e sensibilità artistica.
Tra le opere emblematiche spiccano soprattutto le due monumentali battaglie in prestito rispettivamente dal Museo Nazionale del Risorgimento di Torino e da quello di Milano: la prima, intitolata Vittorio Emanuele II e gli zuavi. Vittoria di Palestro (1863), che verrà restaurata in occasione della mostra dal Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale, e la seconda, Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant, ferito alla mano sinistra continua a dare ordini alla sua artiglieria, detta anche La Battaglia di Novara (1859). Il dialogo tra i due grandi dipinti offrirà l’occasione di immergersi letteralmente nelle passioni e negli ideali del Risorgimento italiano.
In occasione dell’esposizione sarà pubblicato un catalogo edito da Maria Pacini Fazzi Editore.
INFO:
Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi
Via della Quarquonia 4, Lucca
sito web: https://cultura.gov.it/luogo/museo-nazionale-di-villa-guinigi
Orari di apertura: martedì-sabato: dalle 12.00 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.00);
1ª e 3ª domenica del mese e aperture straordinarie.
Lucca, Museo Nazionale di Palazzo Mansi – (2° piano) itinerario mostra
Via Galli Tassi 43, Lucca
sito web: https://cultura.gov.it/luogo/museo-di-palazzo-mansi
Orari di apertura: venerdì e sabato: dalle 12.00 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.00);
1ª e 3ª domenica del mese.
Pescia, Museo Palazzo Galeotti
Piazza Santo Stefano 2, Pescia
sito web: www.museoliberoandreotti.it
Orari di apertura: martedì e giovedì: dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.30.
Sabato e domenica: dalle 15.30 alle 18.30

Il Centro Espositivo Comunale di Cecina (LI) ospiterà la mostra “Pablo Picasso – I suoi poster”
Dall’8 dicembre 2025 al 1° marzo 2026 il Centro Espositivo Comunale di Cecina (Li) ospita una mostra di rilevanza internazionale: “Pablo Picasso – I suoi poster”, un’esposizione unica nel suo genere che presenta, in prima assoluta per l’Italia, 58 manifesti originali creati dal leggendario artista, provenienti dalla famosa Collezione Röthlisberger, universalmente riconosciuta come una delle due collezioni più complete al mondo.
La mostra, curata da Alessandro Schiavetti, Direttore del CEC, e realizzata in stretta collaborazione con la Kulturstiftung Basel H.Geiger (KBH.G), è il coronamento di un desiderio espresso dalla fondatrice della KBH.G, Sibylle Piermattei-Geiger, che rimase affascinata dalla collezione dopo averla vista a Basilea.
L’esposizione è un’opportunità irripetibile per ammirare e conoscere un aspetto fondamentale, eppure meno famoso, della produzione dell’artista: la sua potente opera grafica destinata alla cartellonistica. Mentre in tutto il mondo Picasso è conosciuto per essere il fondatore del Cubismo, per le sue opere surrealiste, per il “Periodo Blu” e soprattutto per essere l’autore del capolavoro Guernica, questa mostra svela il Picasso “comunicatore”.
Negli anni ’50 e ’60, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’artista scelse infatti il manifesto come strumento per rendere la sua arte fruibile al maggior numero possibile di persone, portandola fuori dai musei e nelle strade.
Frutto di oltre trent’anni di ricerca appassionata del collezionista svizzero Werner Röthlisberger, la raccolta in mostra a Cecina è un tesoro che evidenzia la potenza creativa di Picasso nel trasmettere messaggi visivi diretti e incisivi. Con circa 150 manifesti originali a suo nome, Picasso ha creato uno dei portfoli di manifesti più completi della storia dell’arte, oltre cinquanta dei quali sono opere grafiche originali.
L’esposizione, che ha già affascinato il pubblico di rinomate istituzioni culturali europee, in Svizzera, Francia, Grecia e Germania, racconta l’universo grafico di Picasso in quattro sezioni tematiche.
La prima, Ceramic posters, è un omaggio alla città di Vallauris, dove Picasso visse e lavorò per dieci anni, e ai suoi ceramisti. Peace posters, la seconda sezione, racconta il suo potente impegno civile nella realizzazione dei manifesti dedicati alla pace tra cui l’iconica colomba per il Congresso Mondiale di Pace di Parigi del 1949. La terza parte, Bullfighting, è dedicata a una delle più grandi passioni di Picasso: la corrida. Infine, Posters for various exhibitions, l’ultima sezione, che dimostra l’impegno per la cultura, promuovendo le sue mostre o quelle di artisti a lui vicini.
I manifesti di Picasso, con i loro colori vivaci, le linee decise e una notevole semplificazione di tratti e motivi, esprimono l’audace creatività dell’artista ma anche la sua capacità di comunicare visivamente in modo sorprendente e immediato. Traendo ispirazione dalla sua esperienza personale e dagli eventi culturali e politici, Picasso usava i manifesti per entrare in contatto diretto con il pubblico, promuovendo il suo impegno per la pace e la cultura e cercando di provocare una reazione attraverso messaggi semplici e chiari.

‘Luce che affiora’: un viaggio da Rembrandt a Guarneri nel cuore di Urbino
Dal 20 dicembre 2025 al 25 gennaio 2026, la Galleria Albani dei Musei Civici di Urbino accoglie la mostra Luce che affiora. Riccardo Guarneri in dialogo con Rembrandt, promossa dal Comune di Urbino e realizzato in collaborazione con la Rete Museale Marche Nord, la Gallery Rosenfeld di Londra e l’associazione culturale L’Arte in Arte e il sostegno di Next S.r.l.
Riccardo Freddo e Luca Baroni si accostano insieme per la prima volta ad Urbino una selezione di 20 incisioni originali di Rembrandt van Rijn, maestro assoluto della luce e del chiaroscuro, e un nucleo significativo di opere di Riccardo Guarneri, considerato il maestro della pittura analitica italiana: un’occasione di dare continuità al dialogo fra patrimonio storico e ricerca artistica contemporanea, tra presente e passato, nel segno della ricerca interiore.
Il percorso espositivo nasce da un episodio fondativo della biografia di Guarneri: l’incontro giovanile, negli Anni ’50, con le opere di Rembrandt durante un viaggio nei Paesi Bassi, esperienza che ne ha orientato in modo decisivo l’indagine sulla luce, sulla rarefazione del colore e sulla costruzione percettiva della superficie pittorica. Le venti incisioni del maestro olandese, provenienti da una collezione privata del territorio urbinate, offrono un quadro eloquente dell’evoluzione dell’incisore nell’uso del chiaroscuro e costituiscono un riferimento imprescindibile nel contesto europeo. Tra i fogli esposti figurano alcuni dei titoli più celebri della grafica rembrandtiana, come Inno di Simeone (Presentazione al tempio) (ca. 1640), La négresse couchée (1658), Autoritratto con Saskia (1636), Autoritratto con cappello di piume (1638), L’angelo appare ai pastori (1634), Donna che bagna i piedi in un ruscello (1646), Erudito nello studio (1652).
Ma Luce che affiora non è solo una mostra: è un invito a rallentare. A Urbino – città dove la luce del Rinascimento ha scritto alcune tra le pagine più alte della storia dell’arte – si incontrano due sguardi lontani nel tempo ma sorprendentemente vicini nel modo di interrogare ciò che accade tra ciò che si mostra e ciò che si cela.

“Steve McCurry – Umbria”: fino al 6 maggio la grande mostra fotografica a Montefalco (PG)
Un appuntamento non solo espositivo, ma in grado di generare valore culturale e sociale sul territorio: questo lo spirito dietro a “Steve McCurry – Umbria”, la mostra fotografica organizzata e prodotta da Maggioli Cultura e Turismo, in programma dal 4 dicembre al 3 maggio 2026 al Complesso Museale San Francesco di Montefalco (Pg). A 10 anni dalla prima esposizione, il grande fotografo americano torna a raccontare in 60 scatti, molti dei quali inediti, una terra straordinaria, una delle tante che, in Italia, racchiudono storie, tradizioni e una bellezza autentica facendo dell’Italia un luogo unico nel panorama internazionale.
Il percorso espositivo, curato da Biba Giacchetti, unisce poesia e realtà, attraversando paesaggi, riti, volti, comunità e quell’atmosfera sospesa che rende l’Umbria un luogo di profonda suggestione. Promossa dal Comune di Montefalco con il contributo della Regione Umbria, la mostra rinnova un legame artistico e umano con il territorio. “Sentivo che era giunto il momento di tornare in un luogo che mi aveva dato così tanto – dice McCurry. – Tornare a Montefalco con immagini note e con una serie di inediti è stato come chiudere un cerchio o, forse, aprirne uno nuovo: c’era ancora molto da dire sullo spirito di questa regione e volevo condividerlo“.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni svela la propria collezione con la mostra Collezione d’arte. Da Signorelli a Burri che apre al pubblico il prossimo 12 dicembre 2025 negli spazi di Palazzo Montani Leoni a Terni.
Dal ricco patrimonio della Fondazione, costituito da oltre 1100 opere d’arte, è stata condotta un’attenta selezione di quelle più rappresentative, in un percorso che si snoda in ordine cronologico, tenendo conto dei collegamenti stilistici tra i vari artisti e toccando le principali epoche della storia dell’arte dagli inizi del XIV agli esordi del XXI secolo.
La mostra Collezione d’arte. Da Signorelli a Burri, curata da Anna Ciccarelli direttore della Fondazione e fortemente voluta dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione, presieduto dal Presidente, avvocato Emiliano Strinati, testimonia un viaggio lungo otto secoli di creatività artistica, dalle radici Medievali, al Rinascimento fino alle avanguardie del Novecento. Attraverso quarantacinque opere viene presentato al pubblico un piccolo “Museo della memoria artistica”, un ponte ideale tra la grande tradizione rinascimentale e la ricerca contemporanea.
Il percorso prende avvio con alcune testimonianze del Trecento e del Quattrocento, con opere della cerchia di Taddeo Gaddi, prosegue poi con i maestri del Cinquecento, con dipinti provenienti dalle botteghe del Perugino e di Tiziano, nonché di mano di Luca Signorelli, testimone della grande stagione rinascimentale umbra e toscana, presente in mostra con una preziosa tavola che rivela il suo straordinario senso plastico e la tensione drammatica delle figure.
Seguono i dipinti del barocco italiano e del caravaggismo di Antiveduto Gramatica, Artemisia Gentileschi e Mattia Preti e di scuola fiamminga con Sebastian Vrancx, in cui si colgono le trasformazioni della pittura tra eleganza formale e ricerca di nuovi effetti luministici.
Il Settecento veneziano è documentato con una elegante veduta di piazza San Marco di Francesco Guardi, che apre poi allo spazio dedicato ai paesaggisti d’oltralpe come Claude Joseph Vernet, Verstappen e van Bloemen che hanno omaggiato il territorio umbro con le splendide raffigurazioni della Cascata delle Marmore.
La sezione dedicata all’Ottocento e al primo Novecento documenta l’evoluzione del gusto borghese e del sentimento del vero, dalla pittura romantica, al realismo e all’impressionismo, fino ai fermenti del primo dopoguerra. In mostra due opere straordinarie di Alfred Sisley, riconosciuto come uno dei grandi maestri del paesaggio impressionista, e del “padre” del movimento, Camille Pissarro.
Nel nucleo di opere degli artisti del secondo Novecento, spiccano Alberto Burri e Agostino Bonalumi.
Infine, la mostra si chiude con una sezione in onore dei grandi maestri umbri o attivi nel territorio nel Novecento: Piero Gauli, Ardengo Soffici, Ugo Castellani, Umberto Prencipe, Amerigo Bartoli, Orneore Metelli e Aurelio De Felice.Corredano la mostra una piccola galleria con i Ritratti di cardinali e personaggi insigni del XVII-XIX secolo, uno splendido orologio in bronzo Luigi XVI, sculture di Vincenzo Gemito e un’opera in ceramica del contemporaneo Piero Gauli.
La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Anna Ciccarelli. L’allestimento della mostra è a cura dello Studio Sciveres Guarini.

Sassari accoglie l’Impressionismo con la mostra “Luce, Natura, Libertà. I Pionieri del paesaggio”
“Questa mostra a Sassari, sull’Impressionismo, presenta degli aspetti unici, a cominciare dal fatto che abbiamo in esposizione delle opere che non sono mai state mostrate al pubblico, perché provengono da collezioni private francesi e riguardano soprattutto una parte dell’Impressionismo e la Scuola di Barbizon. Altra particolarità è rappresentata dalla presenza di due quadri di Claude Monet del tutto singolari, il primo, Tempête à Sainte-Adresse, è un’opera che presenta un Monet agli esordi, ancora legato alla visione romantica del paesaggio, mentre l’altro, Le Pêcheurs de Poissy, espressione dell’artista Monet maturo, è un bozzetto preparatorio per il quadro che, tuttora, è esposto al Museo del Belvedere di Vienna”.
Con queste parole lo storico dell’arte Alberto Bertuzzi, curatore della mostra Luce, Natura, Libertà. I pionieri del paesaggio: da Barbizon agli Impressionisti, ha evidenziato le particolarità della rassegna dedicata al movimento artistico francese dell’800 che, da sabato 29 novembre al 1° febbraio 2026 accoglie i visitatori al Padiglione Tavolara di Sassari. L’esposizione, ideata e realizzata dall’Associazione Culturale Aurea Natur, con la collaborazione di Fondazione di Sardegna e Comune di Sassari, il patrocinio di Città Metropolitana e dell’Università degli Studi di Sassari, viene ospitata per la prima volta in Sardegna.
Tre le sezioni che compongono il percorso espositivo, con 66 opere realizzate da 31 artisti che sono stati, ciascuno a suo modo, un punto di riferimento per la nascita e lo sviluppo dell’Impressionismo, dai primi fermenti rivoluzionari antiaccademici passando attraverso la Scuola di Barbizon, fino alla piena maturazione del movimento impressionista e alla sua eredità. Dipinti a olio, disegni, tecniche miste, acquerelli, litografie e matite su carta si succedono in una galleria artistica che vede la centralità di nuovi soggetti, in particolare del paesaggio, e un diverso modo di raffigurarli. Gli artisti, impegnati in sperimentazioni di pittura en plein air, favorita anche dall’introduzione del tubetto di colore (1841), sono osservatori nuovi della natura, talvolta serena altre impetuosa, della luce e del movimento, ma anche del contesto urbano, ora elegante, ora mostrato nella crudezza delle contraddizioni sociali della Belle Époque.

Dal Detroit Institute of Arts arriva al Museo dell’Ara Pacis una selezione straordinaria di cinquantadue capolavori, dei grandi maestri dell’arte europea dal XIX al XX secolo. In mostra i pionieri dell’impressionismo Degas e Renoir, i protagonisti delle avanguardie parigine Matisse e Picasso, passando per le innovazioni di Van Gogh e infine arrivando agli sperimentatori dell’arte tedesca come Kandinsky e Beckmann.
Da giovedì 4 dicembre 2025 a domenica 3 maggio 2026, il Museo dell’Ara Pacis ospita la grande mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Radio Partner Dimensione Suono Soft, Mobility Partner Atac e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
L’esposizione, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, presenta gli straordinari dipinti provenienti dal Detroit Institute of Arts, una delle maggiori istituzioni museali degli Stati Uniti.
La selezione riunita al Museo dell’Ara Pacis comprende un insieme di capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione e oggi finalmente in Italia, che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno. Attraverso il dialogo tra luce e colore, natura e città, realtà e astrazione, la mostra ripercorre un arco temporale in cui la pittura europea mette in discussione i modelli accademici e, sperimentando nuove modalità di osservazione, apre la strada alle rivoluzioni artistiche del Novecento.
La prima sezione, ricca di opere emblematiche, restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona (1874) di Pierre-Auguste Renoir, scelto come visual della mostra, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e un dipinto di Max Liebermann che, pur realizzato nel 1916, testimonia la persistenza e la vitalità della poetica impressionista oltre i confini della Francia.
Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo. La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione; mentre, le opere di Renoir restituiscono un artista profondamente trasformato dalla rilettura della tradizione. I due dipinti di Vincent Van Gogh interpretano la realtà attraverso una pennellata ritmica e vibrante, comunicando con forza lo stato emotivo dell’artista. In questi anni, come osservava il critico inglese Roger Fry coniando il termine “postimpressionismo”, l’opera d’arte si emancipa dal rapporto diretto con il reale e si configura come un’armonia autonoma, parallela al mondo visibile.
La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse. Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità. I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano invece un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più sensuale e dilatata, influenzata dall’opera di Renoir. Completano questo panorama parigino le opere cubiste di María Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.
In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Tre dipinti — di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.
Con Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, Roma accoglie un nucleo di opere che raramente lascia gli Stati Uniti, un viaggio attraverso cinquant’anni di creatività europea che riunisce i protagonisti della modernità. Una mostra che non solo restituisce la ricchezza delle collezioni americane, ma ricostruisce l’intreccio di visioni, sperimentazioni e rivoluzioni che hanno definito la pittura tra Ottocento e Novecento europeo.
Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) – 00186 Roma
Orari
Tutti i giorni 9.30-19.30
24 e 31 dicembre 9.30-14.00
1° gennaio 2026 11.00-20.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

A Palazzo Reale di Napoli la mostra che rende omaggio al grande Totò
Nella sede di Palazzo Reale a Napoli, Sala Belvedere, da domani 31 ottobre fino al 25 gennaio 2026, aprirà la mostra Totò e la sua Napoli, l’inedita esposizione che celebra il grande legame inscindibile tra Totò e Napoli in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli. Proprio in virtù di questo forte legame si è scelto di ospitare, nella città da lui tanto amata, questa mostra che omaggia uno dei suoi figli più illustri e simbolo universale di napoletanità e genialità comica, come prima tappa di un progetto che proseguirà a New York nella prossima primavera, proseguendo idealmente quel ponte culturale tra Napoli e il mondo che l’attore ha sempre rappresentato.
La mostra Totò e la sua Napoli è promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi Totò, con la collaborazione di Rai Teche e Archivio Storico Luce.
Il progetto è a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola ed è organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.
Totò e la sua Napoli si propone di far affiorare quel legame tra Antonio de Curtis e la città dove si è formato il suo sguardo, affinato il suo linguaggio comico e costruito quel volto inconfondibile ma provvisorio, pronto a cambiare fattezze, come ogni maschera che si rispetti. Come emerge dall’esposizione, è impossibile parlare di Totò senza parlare di Napoli, la grande sorgente della sua attorialità ma anche della sua personalità. Della sua capacità di essere uno, nessuno e centomila.
Di fatto Totò – come sostiene Marino Niola – “riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”.
La faccia di Totò era un qui pro quo. Come ogni maschera che si rispetti. La sua asimmetria, da virgola fuori posto, gli dava quell’aria stralunata, da burattino cubista. “Dicono che ho la faccia triste. Non ce l’ho triste. Ce l’ho storta perché mi sono rotto il naso”. Lo ripeteva spesso per prendere le distanze da quelli che facevano troppa filosofia sulla sua comicità. A chi lo considerava un cugino di Pulcinella o un nipote di Arlecchino, lui rispondeva con un’alzata di spalle che voleva dire “Ma mi faccia il piacere!”
Così ogni volta il principe de Curtis si nascondeva dietro il personaggio che lui era e non era, tanto che parlava di sé in terza persona. “Totò è un buffone serissimo. Incontrandomi per la prima volta mi disse che avevo proprio la faccia che serviva a lui”. “Uno snobismo plebeo e insieme una sprezzatura aristocratica – dice il curatore – come quella dei grandi attori della Commedia dell’Arte che si facevano ritrarre con la maschera in mano e mai sul volto, per sottolineare quell’impercettibile abisso che li separa. Per far capire che il personaggio non è la persona, ma il suo doppio. E in questo, Totò era la maschera perfetta di Napoli, una città-mondo che è facile riconoscere ma che è difficile conoscere”. Popolata com’è di marionette stralunate, di parole in libertà, di caratteristi h24, di personaggi in cerca di autore “ricchi di guai, di beffe subite, di appetiti arretrati”. Che lui ha trasformato in una umanissima metafora che fa di Partenope un luogo dell’anima e proietta Napoli oltre Napoli.
Il visitatore potrà ripercorrere il suo mondo e la sua storia attraverso documenti originali, manufatti, ricordi, fotografie, filmati, costumi, installazioni mediali, ricostruzioni scenografiche, manifesti e locandine, giornali, testimonianze di coloro che lo hanno amato.
La mostra si articola in sezioni tematiche che ripercorrono la vita e la carriera dell’artista: Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli. Ci sarà spazio anche per i focus su Il Principe di Bisanzio e Gli amori di Totò.

Gibellina (TP) – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026: al via tanti eventi
Presentata a Roma Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. La cerimonia ufficiale di inaugurazione si svolgerà giovedì 15 gennaio 2026: data simbolica che coincide con l’anniversario del terremoto del 1968 che devastò Gibellina e la Valle del Belìce.
Per tutto il 2026, la città sarà animata da un articolato calendario di mostre, residenze, eventi, progetti e attività incentrati sul valore sociale dell’arte e sulla cultura come strumento di rigenerazione e bene comune.
Portami il futuro nasce come iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i numerosi centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, con l’obiettivo di attrarre sul territorio artisti, operatori culturali e visitatori dall’Italia e dal mondo.
Il progetto punta a generare processi virtuosi di progettazione integrata e partecipata, in cui sarà centrale il coinvolgimento diretto dei cittadini, chiamati a essere protagonisti sia nella relazione con gli artisti ospiti, sia nella definizione condivisa del futuro della città.
Organizzate in cinque aree di intervento – Mostre; Residenze; Arti performative; Educazione e partecipazione; Simposi, conferenze e giornate di studio – le attività della manifestazione si articolano in un ampio insieme di iniziative: mostre, laboratori, percorsi partecipativi e residenze, nuove produzioni e podcast, programmi dedicati alle arti performative e al cinema, simposi, conferenze e giornate di studio, che propongono una visione di futuro fondata sulla bellezza comevalore condiviso, capace di generare comunità.
Un programma ricco e articolato, che non si esaurisce in un calendario chiuso di mostre e attività programmate, ma che intende definirsi come processo generativo, capace di evolversi ed espandersi nel tempo grazie al confronto, alla partecipazione e ai processi innescati dal dialogo costante tra artisti e comunità.

Vi ricordiamo inoltre che nelle vicinanze di tutte queste zone potrete usufruire degli sconti esclusivi riservati da molti esercizi turistici ai possessori della nostra Tessera Turit.
Buon fine settimana!







