Cronaca dell’ incontro. Visto che io c’ero – dall’ inizio alla fine – faccio un piccolo resoconto:
Giovedì: la pecora ci ha lasciati, non ci sono altri avvenimenti degni di nota.
Venerdì: la pecora veniva trasformata in arrosticini, non fidandomi tantissimo di Onofrio che prometteva di aver affilato i coltelli ma non si faceva vivo.
Nel frattempo Elena avvisava che Adriano era malconcio e la torta camperina non c’ era. Comincio ad impastare un po’ di pasta brisè per fare delle tortine rustiche per consolarci della mancanza dei Briasco.
Nel pomeriggio arrivano i Michelotti, portano con sè la cena, orecchiette fatte a mano “dalla mi socera“, dice Marco, con polpettine fritte, ci perdiamo in chiacchiere, il piacere di ritrovarsi è troppo grande,dimentico la cucina e rimaniamo senza contorno e senza dolce.
Aspettiamo stoicamente Onofrio per cena, si mangia in orario decisamente meridionale, poi a sorsi di Chianti si fanno le ore piccole.
Sabato: i più mattinieri riescono ad alzarsi alle dieci, rimetto mano alle tortine ma a metà del ripieno si decide di andare “almeno” a visitare Sulmona, l’ unico posto dove il fango non arriva alle ginocchia (piove già da due giorni); pranzo in gelateria in previsione della mangiata serale, alle 3 finalmente mi decido a cucinare. Le tigelle, ricetta di Monica, cominciano a lievitare, Onofrio finalmente mantiene fede agli impegni e prepara il gras pistà. Antonella pietosamente mette mano alle tortine che giungono a cottura mentre arriva Jana.
Non so come la cucina comincia a riempirsi di roba, salumi, bottiglie di liquori, damigiane di vino, dolci vari, mentre le mie spianatoie sono immortalate da decine di foto!
Non c’ è più posto dove appoggiare nulla, bisogna cominciare a consumare, così prima ancora che arrivi Paolo già si comincia a sbocconcellare qua e là, finchè arriva lei, la mozzarella!
Gabriele conserva l’ acqua, per rimetterci quelle avanzate..illuso! Comincia la serata con l’apertura della bottiglia di Umberto, alcuni coraggiosi bevono volentieri, altri bisognerà costringerli. Jana smette di parlare solo mentre beve il suo intruglio annacquato, ma anche gli altri si danno da fare, i bambini sono tranquilli, o siamo noi che facciamo più chiasso di loro?
Nel frattempo la moglie di Paolo continua a lucidare il lavello come se lo dovessi rivendere domani.
Alla fine il rito del fragolino di Ignazio ci porta alla conclusione delle serata, ma è solo una breve pausa per riposare un po’.
La domenica in cortile appena svegli già si ricomincia a chattare on line e così, complice il maltempo, arriva l’ ora di pranzo e gli avanzi del giorno prima bastano a sfamare più di 20 persone; ci concediamo qualche bicchiere di vino in meno, i discorsi convergono naturalmante sui futuri incontri, sui prossimi viaggi, tengo gelosamente in dispensa le bottiglie dei liquori per non “appesantire” le palpebre e cominciano le partenze.
Un pomeriggio di viaggio per tutti tranne che per me, che invece di occuparmi del lercissimo pavimento mi tuffo con grandissimo piacere nel sacco di lane dalla Vanda e comincio a dipanare.
Fine della cronaca, adesso cosa mi bevo? Un melecotogne o un limoncino?
Ale(AQ)






