Per chi si trovasse in vacanza in Romagna, tra la spensierata dolce vita rivierasca e gli straordinari silenzi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, e volesse fare un’esperienza diversa, visitando un luogo unico, a pochi chilometri dall’uno come dall’altra, pronto a rivelare quasi ad ogni angolo insospettabili tesori d’arte e di storia, non può mancare di fare una visita alla città di Forlimpopoli. Città natale di Pellegrino Artusi, l’autore de “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” (il libro di cucina più noto in Italia ed uno dei più diffusi al mondo), la città di Forlimpopoli è nota soprattutto per le sue sagre dedicate al mondo del gusto, dalla Segavecchia a metà di marzo (che festeggia l’arrivo della primavera col taglio di una “vecchia” dal cui ventre escono in abbondanza dolci e frutta secca) alle Feste Artusiane di fine giugno, che vedono l’intera città trasformarsi in una straordinaria sequenza ininterrotta di ristoranti, aree mercato e palcoscenici teatrali in cui cibo e cultura si stimolano e confrontano senza sosta.
Ma Forlimpopoli merita una visita tutto l’anno per andare a scoprire luoghi straordinari. Vi diamo alcune idee.
➊ l’imponente Rocca Trecentesca che affaccia sulla piazza principale della città, uno dei complessi difensivi meglio conservati di tutta la Romagna, tanto che ne è ancora possibile percorrere per intero il camminamento di ronda. La rocca fu eretta tra il 1361 e il 1363 sulle rovine di una cattedrale romanica, con cui ha finito per instaurare ad un dialogo unico: la corte interna della rocca coincide infatti con lo spazio riservato alle navate della cattedrale (tanto che se si guarda con attenzione il selciato è ancora possibile vedere i punti di elevazione delle colonne che le dividevano, suggerendo l’idea di una chiesa a cielo aperto) mentre i tre lobi in cui era suddivisa l’abside penetrano suggestivamente dentro il Museo Archeologico ricavato nei seminterrati della Rocca stessa. Il Museo archeologico, che conserva numerosi mosaici di epoca romana ed un’ampia raccolta di anfore che prendono il nome dalla città per la loro peculiarità morfologica, non è però l’unica sorpresa nascosta dalle mura di severi mattoni della Rocca. Dal Salone delle Feste al primo piano fu infatti ricavato ad inizio Ottocento un piccolo teatro a doppio ordine di balconi (poggianti su esili colonnine di ghisa) che colpisce ancora oggi per la sua eleganza ed armonia trasportando immediatamente il visitatore (e lo spettatore) indietro nel tempo, agli anni ruggenti del cinema, che rappresenta oggi la sua attività principale.
➋ Casa Artusi, ovvero il primo centro culturale italiano dedicato alla cucina domestica nel nome di Pellegrino Artusi, autore di uno dei più celebri manuali di cucina del mondo, “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, oltre che figura di primo piano del processo di costruzione dell’identità nazionale italiana per via gastronomica. Casa Artusi, ospite del complesso monumentale quattrocentesco della Chiesa dei Servi, oltre a promuovere la cultura del cibo attraverso l’organizzazione di corsi e di convegni, cura una biblioteca specialistica sulla gastronomia associata alla biblioteca personale di Artusi, esposta al piano terra insieme alle principali suppellettili della casa fiorentina dello studioso, lasciate dallo stesso in eredità alla città. Tappa d’obbligo è poi la ‘sala convegni’ di Casa Artusi, che
non è in realtà altro che la Chiesa dei Servi stessa, con la sua originale aula ellittica caratterizzata da un ricco apparato esornativo di gusto prevalentemente tardo-barocco, sulle cui pareti è possibile ammirare un’Annunciazione (1533) di Marco Palmezzano e diverse opere del secondo Cinquecento di Livio Modigliani, tra cui le portelle dell’organo, che risale alla stessa epoca, posto in una cantoria lignea con balconata decorata a sua volta con strumenti musicali.
➌ la Basilica dedicata al Santo Patrono della città, ovvero San Rufillo, il cui primo impianto è databile fra il VI e l’VIII-IX secolo d.C. Più volte rinnovata nei secoli, nel primo Ottocento ha assunto le attuali forme neoclassiche secondo il progetto dell’architetto forlivese Luigi Mirri. Ma i suoi principali tesori risalgono al Cinquecento e sono: all’interno le tele di Luca Longhi e di Francesco Menzocchi e, all’esterno, i due straordinari sepolcri in pietra d’Istria dei signori di Forlimpopoli Brunoro I e Brunoro II Zampeschi, che accolgono il visitatore sotto il pronao di accesso al tempio.
➍ l’insolita possibilità di cenare in una chiesa sconsacrata. La chiesa di San Nicola, con la sua ardita cupola settecentesca, gestita da metà Seicento e per tutto il Settecento dalla Confraternita della Buona Morte insieme all’annesso ospedale, fu infatti sconsacrata già ad inizio Novecento per farne un magazzino e da una decina d’anni ha visto l’alternarsi di diversi ristoranti, tutti accomunati oltre che dalla cura nella preparazione delle pietanze, dalla particolare suggestività dell’ambiente, ripartito su due piani pur nel sostanziale rispetto delle forme architettoniche originali

➎ un Museo dedicato alla Moto Guzzi, ideato da Elio Brunelli (ex Presidente della Commissione Nazionale Manifestazioni Moto dell’ASI) insieme a Vero Tumidei (grande meccanico forlimpopolese) ed Augusto Farneti (esponente di rilievo internazionale del motociclismo storico). Il Museo ospita oltre 50 moto storiche della Guzzi, più una sezione dedicata alla storia della Lambretta e della Ducati non
ché alle Moto Guzzi che hanno servito lo Stato attraverso vari enti e corpi militarizzati.
➏ la palazzina di foggia razionalista dell’Acquedotto dello Spinadello, poco lontana dal Centro Storico, nella frazione di Selbagnone, ma già immersa nell’Oasi Naturalistica dei meandri del fiume Ronco. L’edificio venne realizzato nel 1932, nel passaggio dallo stile eclettico a quello razionalista ed è caratterizzato da due semplici parallelepipedi, scanditi da ampie finestre rettangolari con infissi in ferro, prive di decori. La facciata è sovrastata da una torretta e animata dalla scritta tridimensionale «Acquedotto Spinadello» in caratteri futuristi. Trasformata in un centro visite, funge da accesso al Parco dei Meandri del Fiume Ronco, un vero e proprio scrigno di biodiversità, riconosciuto a livello europeo, che nei suoi 230 ettari presenta molteplici habitat protetti, in cui trovano ospitalità numerose specie di pesci (come lasca e vairone), anfibi (come i tritoni), rettili (come l’ormai rara testuggine palustre), uccelli (come il martin pescatore e il tarabusino) e mammiferi (come la puzzola, il capriolo, le Istrici e i tassi). Una citazione merita poi, sempre nella frazione di Selbagnone, l’imponente villa settecentesca dei marchesi Paulucci-Merlini, anche se al momento non è visitabile. Immersa in un parco maestoso impreziosito da diversi alberi secolari, fra i quali spiccano imponenti cedri del Libano e una rara ginkgo-biloba, la villa conserva un salone ‘passante’ a triplo volume su cui si apre un ampio soffitto decorato da Giuseppe Marchetti e Vincenzo Del Buono, considerata una delle decorazioni più raffinate e suggestive conservate nelle ville ‘di delizie’ delle colline tra Forlì e Cesena. Ma il vero motivo di attrazione della villa – anche a porte chiuse – è la leggenda che avrebbe voluto tra i suoi ospiti a metà Settecento Carlo Goldoni, che avrebbe quindi preso spunto proprio dalla figura del suo proprietario, il marchese Cosimo Merlini, noto per certa sua goffaggine, per delineare la divertente figura del “marchese di
Forlipopoli” (piccola distorsione del nome voluta dal commediografo?), improbabile pretendente di Mirandolina ne “La locandiera”.
Da non perdere infine, tra gli eventi temporanei ma fissi nel corso dell’anno, insieme alle manifestazioni centrate sulla cultura del cibo come le Festa Artusiana e la Segavecchia
• la rassegna di cinema estivo all’aperto all’interno della Rocca Ordelaffa (che vanta lo schermo più grande della Romagna)
• la rievocazione storica dei festeggiamenti ordinati nel 1568 dalla contessa Battistina Savelli per il ritorno dello sposo Brunoro II Zampeschi dalla Francia, dove aveva vittoriosamente combattuto gli Ugonotti, che si tiene il secondo weekend di settembre
• i due festival dedicati alla musica popolare, entrambi in estate, uno a metà di agosto, di rilievo nazionale che viaggia verso la 26^ edizione, ed uno internazionale dedicato al didjeridoo, a metà di luglio, che richiama ogni anno gli amanti di questo strumento da tutta Europa, costruendo un inedito ponte tra l’Italia e l’Australia nel nome della cultura popolare.

Per altre info: https://www.forlimpopolicittartusiana.it/informazioni-turistiche/









