Oggi il nostro giro d’Italia virtuale tocca la meravigliosa Liguria: tanti bei paesini ricchi di storia e bellezze naturali, che sicuramente andremo a visitare non appena il periodo difficile sarà solo un ricordo! Buona lettura!
A cura di Cristiano Fabris
Era il 1983 quando Loredana Bertè cantava “il mare d’inverno, è un concetto che il pensiero non considera, è poco moderno, è qualcosa che nessuno mai desidera” e invece osservando l’entroterra della Costa Ligure di Ponente c’è da meravigliarsi. E’ davvero bello vivere questo lembo di terra, tra borghi, miti e leggende, storia e buona cucina. Un unico imperativo su tutti: mettete scarpe comode e armatevi di macchina fotografica o liberate la memoria del cellulare.
DOLCEACQUA
Sull’origine del nome esistono due filosofie di pensiero. La prima in cui “acqua dolce” deriva dal latino “villa dulciaca”, fondo rustico di età romana ottenuto dal nome personale “Dulcius” (dolce), trasformato in seguito in “Dusàiga”, attuale nome dialettale e nella forma “Dulcisacqua”, denominazione ufficiale nei primi documenti del XII – XIV secolo. La seconda spiegazione accredita l’origine del paese ai Celti, che l’avrebbero chiamato “Dussaga”, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua. Quel che è certo è che il primo documento che cita Dolceacqua risale al 1151; infatti fu proprio nel XII secolo che i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello alla sommità dello sperone roccioso che domina strategicamente la prima strettoia e la biforcazione della valle verso Rocchetta Nervina e la val Roia da un lato e la media e alta val Nervia dall’altro lato, controllandone di fatto gli accessi. Nel corso dei secoli seguenti, ai piedi del castello, venne sviluppandosi l’abitato della Terra, seguendo le linee di livello ai gironi concentrici attorno alla rocca e collegati fra loro da ripide rampe. Questa particolare architettura è da visitare con un buon paio di scarpe da ginnastica per passeggiare nei vicoli e stradine. Il cuore della storia di Dolceacqua s’identifica, però con le vicende del Castello e della Signoria dei Doria e che vi consigliamo di non perderne la visita.
VALLORIA: UNA PORTA PER ENTRARE NEL MONDO DEL PASSATO.
A 15 km da Imperia, scoprirete Valloria, definito il paese delle porte dipinte per via proprio un vero artista-inventore che, da autodidatta, riuscì anche a creare un singolare violino, nonché una macchina fotografica con autoscatto.

TRIORA: SUPERSTIZIONE E BUON CUCINA
Risalendo la Valle Argentina in circa 30 minuti di auto da Arma di Taggia si arriva a Triora. La varierà di paesaggi si deve al vasto territorio che oscilla con altitudini da 458 mt. ai 2.153 mt. sul livello del mare. Due sono le attrazioni più caratteristiche e famose della località: le streghe e il pane. Le prime hanno un legame indissolubile sin dall’anno 1587 in cui una terribile carestia si diffuse a Triora e sulla sua vallata. Le coltivazioni e i raccolti vennero distrutti ed una grave epidemia colpì allevamenti e bestiame, creando problemi spesso alla popolazione del paese. In un’epoca dove la lotta al paganesimo era molto forte e la paura serpeggiava, fu facile avvallare l’idea che la causa della carestia fosse opera del demonio che agiva attraverso le streghe. Per il Consiglio degli anziani di Triora, con il benestare dell’Inquisitore di Genova, ogni donna che non rientrasse nei canoni di “morale” del tempo fu identificata e segnata come “strega”, quindi come colpevole dei mali di cui era afflitto l’intero paese. Iniziarono così le persecuzioni, il delirio pervase la gente, la caccia alle streghe incominciò: l’uso di corda e fuoco furono all’ordine del giorno e si dovette assistere ad un susseguirsi di tremende torture finalizzate a far confessare le povere accusate. Tutto ciò è arrivato a noi tra realtà e fantasia: ritroviamo però tra i carrugi del Borgo e presso il Museo Etnografico e della Stregoneria diverse testimonianze di quel passato. Non potete lasciare Triora senza aver mangiato suo famoso e celeberrimo “pane”: ancora oggi è una vera prelibatezza, ricercata dagli estimatori! Apprezzato e conosciuto per le sue caratteristiche uniche (è uno dei “37 Pani d’Italia”) ed è preparato con tre diversi tipi di farine ricche di fibre e proteine: si presenta nella sua caratteristica forma tonda e larga e con la crusca sul fondo. Tagliato a fette, si sposa con qualunque tipo di pietanza, ma è strepitoso spalmato con i formaggi locali.
Nelle passeggiate pomeridiane lungo le vie di Triora oltre alla vista un altro senso potrebbe venire stimolato: l’olfatto. Potrà capitare che veniate rapiti da un delizioso profumo “accogliente”, e se cercherete la fonte di questa tentazione, raggiungerete il forno che quotidianamente, tutti i pomeriggi, prepara il “nostro” Pane di Triora.
BUSSANA: IL PAESE DEGLI ARTISTI
Una violenta scossa il 23 Febbraio 1887 colpì l’entroterra sanremese, danneggiando gravemente il paese di Bussana: numerose furono le abitazioni che subirono gravissimi danni. Tra queste ci furono l’antico Castello e la Chiesa di S. Maria delle Grazie (poi di S. Egidio). La chiesa in particolare presentò danni strutturali: fu eretta nel 1652 in stile barocco al posto di un precedente edificio medievale esistente già alla fine del XIV secolo. Chi sopravvisse al sisma, dopo aver vissuto in abitazioni precarie, decise di abbandonare il borgo creandone uno nuovo e come conseguenza, il comune di Sanremo chiuse ogni accesso al paese. In questo modo si conservò intatto il cuore ferito del borgo medievale, rimase per decenni vuoto e disabitato, sino all’insediamento – che iniziò negli anni 60 – della comunità di artisti. Furono proprio loro, provenienti da tutto il mondo, che iniziarono a dare vita al borgo. Attratti dalla particolarità del luogo, gli artisti, hanno iniziato
un recupero degli edifici meno danneggiati, dando vita, poco alla volta, ad un vero tesoro storico e artistico. Nasce così una comunità internazionale di artisti, con numerose botteghe artigiane. Ve ne accorgerete quando arriverete a Bussana perdendovi tra vicoli e viuzze, catturati da scultori, pittori ed anche da alcuni punti di ristoro. Tutto assumerà una caratteristica e una forma magica, quasi fuori dal tempo.

Dove sostare in camper:
Area Camper Park Nervia: Via Primo Maggio;18033 Camporosso (IM) Cell. 328 0386624 info@camperparknervia.com www.camperparknervia.com L’area è completamente attrezzata con tutti i servizi (carico e scarico delle acque, elettricità, wifi gratuito, acqua calda ai servizi gratuita, ristorante e bar). Dispone di 67 piazzole adatte per le caravan e per i camper e due zone riservate alle tende. Tutta la struttura è video sorvegliata gli amici a 4 zampe sono i benvenuti.
Il presente articolo è tratto dalla nostra rivista GRATUITA Turismo all’Aria Aperta.







