Il nostro tour tra le meraviglie d’Italia oggi fa tappa al Sud: vi portiamo alla scoperta di Sant’Agata di Puglia (FG), dove potremo andare a rilassarci una volta che l’attuale momento delicato sarà solo un ricordo. Sistematevi comodi, sul vostro divano di casa, e godetevi questa lettura!
A cura di Tania Turnaturi
Il vento non dà tregua a Sant’Agata di Puglia. Turbina con sordo fragore intorno all’abside di San Michele Arcangelo, accompagnando i festeggiamenti di San Biagio e della Santa Patrona. Il belvedere si apre sulla vallata zeppa di metallici fiori dai lunghi petali, le pale del più grande parco eolico della penisola, fino all’“ultimo orizzonte” verso il confine con Basilicata, Molise e Campania. L’integrità ambientale dei Monti Dauni è testimoniata dalle numerose Bandiere Arancione di comuni che racchiudono valori storici radicati nel territorio, fra cui alcuni Borghi più belli d’Italia. La posizione è strategica lungo la valle del Cervaro, costeggiata dalla Strada Regia delle Puglie che collegava la Capitanata a Napoli. L’Appennino pugliese, degradando verso dolci colline e rigogliose foreste, è punteggiato di borghi in pietra dalle quiete atmosfere paesane in cima ai quali svetta un castello, una rocca, una torre. Terra accogliente e pudica e tuttavia aspra, di radi collegamenti e arcaici tratturi, che spinge all’emigrazione ma incanta il visitatore con la variabilità dei panorami intessuti di un reticolo di acque, campi biondi di grano, vallate verdi di pascoli, borghi antichi. Il vento racconta la storia di varie popolazioni: dauni, romani che costruirono ponti e acquedotti, bizantini che incastellarono le vette, normanni che innalzarono torri difensive, svevi che edificarono poderose cinte murarie e maestose cattedrali, templari e crociati, angioini e aragonesi che introdussero la transumanza, tutti lasciando vestigia del loro passaggio.
Roccaforte longobarda, normanna, sveva, angioina, il castrum Artemisium da cui i romani controllavano il passaggio verso la via Appia (così chiamato per la presenza di un tempio dedicato ad Artemide), fu ribattezzato Sant’Agata nel 592 in seguito al passaggio delle reliquie della santa catanese per volere di Papa Gregorio Magno. Con grande devozione, il 5 febbraio i santagatesi preparano piccoli pani azimi a forma di seni che ricordano il martirio della santa eponima a cui furono strappate le mammelle. Deposti in grandi ceste e benedetti nella chiesa di San Michele Arcangelo, vengono distribuiti in paese dalle Agatine (ragazze che indossano il saio e il manto). Il 3 febbraio, nella stessa chiesa (ricostruita in stile neoclassico dopo il terremoto del 1930, che dell’antica struttura longobarda mantiene solo la cappella di San Biagio) vengono benedette le panelle di San Biagio, legate con nastri colorati e poi distribuite a tutte le famiglie; legato al collo il nastro preserverà dalle malattie della gola.

Il vento turbina sul più bel panorama dei Monti Dauni abbracciando il Tavoliere, l’Irpinia, il Vulture, donando l’appellativo di “Loggia delle Puglie”. L’aria salubre, la suggestione del luogo e gli eleganti prospetti dei palazzi gentilizi le hanno valso la Bandiera Arancione, marchio di qualità ambientale.
Sulla piazza la cabina telefonica dismessa è una “Bibliocabina” zeppa di libri disposti su scaffalature da scambiare gratuitamente, iniziativa di BookCrossing per incentivare la lettura con piccole biblioteche di strada. Sant’Agata appartiene al circuito culturale “Borghi della Lettura” e ha ottenuto dal MiBAC il riconoscimento di “Città che legge 2018/19”. Inerpicandosi, antiche chiese lungo la cinta muraria, palazzi signorili con sontuosi portali in pietra e chiavi di volta scolpite con stemmi nobiliari, l’antico frantoio ipogeo seicentesco con macina in pietra usata fino al 1927, il forno a paglia, la normanna chiesa di San Nicola, la romanica Sant’Andrea Apostolo e la “Piazzetta della Lettura” con una minuscola cavea dipinta come una biblioteca. Ancora su, fino al castello che dà il benvenuto con l’effigie del condottiero normanno Agatone, cui il barbiere recise la gola per impedirgli di esercitare lo “Ius primae noctis” con la sua giovane sposa, ci racconta il sindaco Luigi Russo. Intorno alla roccaforte, in età medievale si sviluppò un nucleo di abitazioni disposte a ventaglio con viuzze ripide tracciate sui tetti delle case sottostanti, rinserrate dalla cinta muraria su cui si aprivano cinque porte. Le folate di vento ci conducono su altre vette dei Monti Dauni.
A Deliceto la possente mole del castello normanno-svevo abbraccia l’abitato disposto intorno ad anelli sovrapposti. Il presidente della Pro Loco Benvenuto Baldassarro racconta che sull’originario nucleo longobardo, edificato per sottrarre la popolazione alle incursioni saracene, si sviluppò la struttura difensiva normanna di cui resta l’alta torre quadrangolare, il “donjon” dove si apre l’ingresso che immette nel cortile centrale. Nel corso di trasformazioni e ampliamenti, l’iniziale pianta triangolare divenne trapezoidale con l’inserimento di imponenti torrioni circolari. Fu feudo degli Altavilla e marchesato dei Piccolomini. Dal cortile ci conduce al museo contadino allestito nelle scuderie e agli alloggi dei feudatari al piano sovrastante. Nel bosco di Valle in Vincolis, fuori dal paese, il Convento della Consolazione dove oggi vive la comunità mariana “Oasi della pace” di sacerdoti e suore, è luogo di santità. Sant’Alfonso de’ Liguori giunto nel 1744 coi Padri Redentoristi, ricostruì il vecchio convento e compose la pastorale “Quanno nascette Ninno” in napoletano, da cui deriva il canto natalizio “Tu scendi dalle stelle”. Vi soggiornò anche San Gerardo Maiella che modellò a mano il busto in carta pesta “Ecce Homo”.

Ad Ascoli Satriano, teatro dello scontro tra Pirro e i Romani nel 279 a.C. per il controllo della Magna Grecia, è stato scavato il più imponente parco archeologico della civiltà dei Dauni, sul Colle del Serpente. Il sito di Faragola, dove è emerso un insediamento rurale con un villaggio altomedievale e una grande villa tardoantica decorata da marmi policromi e dotata di un rarissimo stibadium semicircolare con decorazioni, recentemente è stato compromesso da un violento incendio che ha irreparabilmente danneggiato un patrimonio archeologico di inestimabile valore. Nel complesso monumentale di Santa Maria del Popolo, il Museo civico archeologico “P. Rosario” espone marmi rinvenuti nei dintorni e lo stupefacente gruppo in marmo turco policromo dei Grifoni che azzannano una cerva, il trapezophoros che sosteneva una mensa rituale, probabile corredo funerario di una ricca tomba a camera dauna del IV sec. a.C. Rinvenuto clandestinamente negli anni ’70 e acquistato illegalmente dal Paul Getty Museum di Malibù da trafficanti internazionali, dopo alterne vicende nel 2010 è rientrato in Italia insieme a un bacino rituale decorato. In cima alla collina, il palazzo ducale conserva poco dell’antico castello. Il tracciato viario bizantino di Bovino (tra i Borghi più belli d’Italia e Bandiera Arancione) è acciottolato con pietre di fiume. Oltre l’arco della cinta muraria romana, costeggiando palazzi gentilizi in pietra dalle bianche facciate con portali in pietra decorati da mascheroni e la cattedrale di stile romanico-pugliese, si giunge sullo sperone del castello ducale che domina il vallo, infestato fino all’unità d’Italia dalle scorrerie dei briganti. Roccaforte romana, poi baluardo difensivo longobardo e bizantino come attesta la torre “a cavaliere”, fu eretto alla fine del Mille dal generale normanno Drogone. I duchi Guevara, che vi abitarono fino al 1961, lo trasformarono in dimora gentilizia e centro culturale. Oggi vi è esposto il tesoro del Museo diocesano ricco di oreficeria antica con reliquari e ostensori, paramenti, statue e numerose tele. A Palazzo Pisani il Museo civico “G. Nicastro” espone reperti dalla preistoria al medioevo, preziose stele antropomorfe e monumenti funerari megalitici in pietra scolpita del III millennio a.C., epigrafi, ceramiche, monete.

Tra sorgenti e verdissimi boschi che rendono l’aria salubre, Accadìa, dalle probabili origini sannite, è uno scrigno di pietra che rivela grotte preistoriche, strade romane e fortificazioni sveve. Soggetta a terremoti, quello del 1930 determinò un’ingente emigrazione. L’Arco di Porta di Capo immette nel Rione Fossi che evoca i Sassi di Matera, cuore medievale del nucleo urbano con stradine selciate e vicoli tortuosi, mosaico di grotte e case scavato nella roccia a forma di chiocciola, abbandonato dopo il terremoto del 1962. Oggi è utilizzato per eventi culturali e per il Festival internazionale del blues a luglio. Sulla piazzetta la fontana monumentale neoclassica su cui è apposto un pannello bronzeo raffigurante l’assedio del 1462 delle truppe aragonesi cui gli abitanti resistettero strenuamente, e la Torre dell’Orologio. Tra le roverelle secolari del Bosco Paduli percorsi trekking ed escursionistici, anche a cavallo. Protesa verso il confine lucano, Rocchetta Sant’Antonio è segnata dalle lotte tra longobardi e bizantini e dal dominio dei normanni. Nel centro storico, tracce medievali e rinascimentali tra le prospettive delle viuzze. Del castello bizantino di Sant’Antimo resta una torre diroccata dopo il terremoto del 1456, ma si erge imponente e dal profilo inusuale il rinascimentale Castel d’Aquino (privato) con la torre merlata ogivale, simile alla prua di una nave spazzata dal vento. Sulla rampa che sale alla sommità si incontra la chiesa madre tardo barocca con campanile cinquecentesco e l’interno impreziosito da ricchi altari marmorei. Di fronte il Seggio, ambiente in pietra con archi su colonne scolpite, dove si svolgevano le udienze del feudatario. L’habitat incontaminato della valle dell’Ofanto che scorre ai suoi piedi le ha fatto ottenere la Bandiera Arancione.
Il presente articolo è tratto dalla nostra rivista GRATUITA Turismo all’Aria Aperta.







