Situata a 203 m sul livello del mare, Sessa Aurunca con una superficie di 163 km² è il primo comune della provincia di Caserta per estensione territoriale. Fino al 1975 – anno in cui alcune frazioni si staccarono per costituire un’amministrazione autonoma – era il comune più grande d’Italia.
Sessa ha origini antichissime, il primo insediamento risalirebbe al VIII sec a.C., e sembra abbia fatto parte della Pentapoli aurunca, una federazione di cinque città fondate dagli Aurunci e distrutte dai Romani durante la Guerra Latina, per essere – poi – rifondate da questi ultimi quali colonie di diritto romano.
Recenti scavi hanno riportato alla luce reperti archeologici estremamente interessai, quali la statua del Dio Nilo o la Matidia Minore, in marmo bianco e grigio, di età Adrianea, attualmente conservati nel Castello Ducale della città, futura sede del Museo Civico e di una grande Biblioteca che ospiterà, tra l’altro, pregevoli incunaboli.
Gli scavi del 2001 hanno restituito gli antichi splendori al Teatro Romano gradito a Vibia Matidia, passata alla storia come Matidia Minore, che si fece raffigurate al centro della scena in veste di Aura, circondata dagli altri membri della famiglia imperiale. Il teatro – costruito nel I secolo d. C. e restaurato ed ampliato nel II secolo d. C. – poteva contenere più di 3.500 spettatori con una scena di circa 30 metri e una cornice naturale all’orizzonte di impareggiabile bellezza, il golfo di Gaeta. Oggi tra luglio ed agosto vi si realizza la Rassegna teatrale “I Luoghi della Memoria”.
Famosa per la sua Cattedrale Romanica, il centro medievale e uno dei più antichi Convitti italiani, l’Agostino Nifo, fondato nel 1865, la cittadella è conosciuta nei circuiti turistici soprattutto per i riti sacri che caratterizzano il periodo pasquale. Molto vicina alla tradizione andalusa, Sessa – come altre città del Sud Italia, quali Taranto, Sorrento, Trapani, Molfetta ed Enna – diviene, durante la Settimana Santa, “teatro a cielo aperto”.
Qui, infatti, va in scena “ De Passione Domini”: La passione di Nostro Signore. Una commistione di misticismo, tradizioni e sacralità fanno della “Settima Santa” di Sessa Aurunca uno spettacolo unico, quasi una ricerca etnografica sul tema: religiosità popolare ancestrale.
Particolarmente coinvolgenti sono i riti del Mercoledì Santo, il cosiddetto Ufficio delle Tenebre e la suggestiva processione del Venerdì, con immensi falò agli angoli delle strade ed un commovente canto – polivocale, a tre voci, – il “Miserere”, il Salmo 51 della Bibbia, composto da re Davide pentito per aver mandato a morire in guerra il marito della sua concubina.
Tra le manifestazioni turistiche più interessanti bisogna menzionare il Gran Torneo dei Quartieri, organizzato in settembre, in cui la contrapposizione degli atleti dei vari quartieri è affiancata dalla gara dei balestrieri, lo spettacolo degli sbandieratori e dalla sfilata del Corteo storico, che da vita al Medioevo sotto le stelle.
Interessante è anche il Festival internazionale di sculture di sabbia -“L’Arena d’Arte”, organizzato a Baia Domizia, , che ogni anno propone temi nuovi che staziono dall’unità d’Italia alla mitologia locale, suscitando l’interesse di artisti del calibro di Leonardo Ugolini, campione del mondo di sculture di sabbia nel 1998, lo scultore giapponese Katsuico Chaen, soprannominato il “Samurai della sabbia”, l’architetto e designer urbano Edith Van de Wetering e tanti altri.
Situata alle pendici del vulcano spento del Roccamonfina l’area è caratterizzata da un’orografia tipica delle colline vulcaniche, con una pianura (la piana di Sessa Aurunca) di origine alluvionale e generatasi lungo il corso del fiume Garigliano. L’agricoltura delle terre aurunche è la tipica agricoltura delle colline mediterranee, dunque viti ed olivi.
Sebbene il settore agricolo non costituisca l’attività economica principale del territorio, si calcola che il 30% della popolazione sia coinvolta nella coltivazione dell’olivo, pur se non come prima attività.
Da queste terre, fino alle pendici del Massico, proviene il vino Falerno già decantato da autori antichi, quali Plinio, Orazo, Marzale e Petronio e ritenuto un dono del dio Dioniso alle ospitali genti del luogo.
L’olivocultura costituisce la produzione agricola principale. La presenza in loco di varietà autoctone – quali la Sessana”, tipica del territorio, e la “Corniola”, la “Itrana” e la “Tenacella”, proprie dei territori limitrofi – nel passato rappresentavano una delle ricchezze principati del territorio aurunco. Oggi un consorzio “Terre Aurunche DOP” tutela e disciplina la produzione dell’olio extravergine di oliva locale.







