{"id":32795,"date":"2016-01-29T16:56:08","date_gmt":"2016-01-29T15:56:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/?p=32795"},"modified":"2016-02-02T10:23:39","modified_gmt":"2016-02-02T09:23:39","slug":"usa-in-camper-42-indimenticabili-giorni-negli-states","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/usa-in-camper-42-indimenticabili-giorni-negli-states\/","title":{"rendered":"Viaggio in USA: 42 indimenticabili giorni negli States"},"content":{"rendered":"<p><strong>I nostri amici Maurizio e Stefania ci accompagnano negli stati uniti alla scoperta dei grandi Parchi dell&#8217;ovest (da Yellowstone al Grand Canyon), ma anche New York, San Francisco, Los Angeles, San Diego e la mitica Route 66: 42 indimenticabili giorni negli States.<\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\">PREMESSA<\/strong><\/p>\n<p>Era una vita che sognavamo di visitare i grandi parchi dell&#8217;ovest degli USA e finalmente ci riusciamo, coinvolgendo anche i figli e aggiungendoci una settimana a New York. Compiremo la prima parte del viaggio (New York e i parchi del nord-ovest) in due; i figli ci raggiungeranno a Los Angeles per la seconda parte (i parchi del sud-ovest). Decidiamo di compiere il viaggio con la formula macchina + albergo (pi\u00f9 spesso motel) scartando l&#8217;ipotesi camper + campeggio (che a noi, vecchi camperisti, sarebbe stata la pi\u00f9 congeniale).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32798\" alt=\"USA\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/USA.jpg\" width=\"600\" height=\"367\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/USA.jpg 600w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/USA-300x183.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/USA-400x244.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p>Infatti dopo aver fatto una simulazione dei costi la prima formula \u00e8 risultata molto pi\u00f9 conveniente a causa dell&#8217;alto costo dell&#8217;affitto di un camper e del fatto che mentre gli alberghi potevano essere prenotati con largo anticipo (e cos\u00ec abbiamo fatto cominciando sin da gennaio) non sempre era possibile per i campeggi e, pertanto, ogni giorno si sarebbe dovuto andare alla caccia di un campeggio fin dalla mattina mentre noi arrivavamo, ovviamente, nel posto in cui pernottare, il pomeriggio\/sera, con il rischio (quasi certo) di non trovarlo (a Yellowstone, ad esempio, erano tutti completi).<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">I tragitti da New York a Denver e da Salt Lake City a San Francisco (enormemente lunghi) sono stati fatti in aereo. Utilissime le Lonely Planet &#8220;New York City&#8221; e &#8220;Stati Uniti \u2013 I grandi Parchi&#8221;, indispensabili le cartoville di Ne<\/span><\/p>\n<p>w York e San Francisco del Touring Club Italiano (per Los Angeles ci faceva da guida nostro figlio). Altrettanto indispensabili sono le mappe, contenenti sia la pianta del parco con tutti i percorsi e punti di interesse ma, anche, cenni storici e foto che vengono fornite gratuitamente nei Visitor Center e all&#8217;ingresso dei parchi nazionali. Da tener presente anche il servizio sulla Route 66 contenuto nel n\u00b0430 di PleinAir.<\/p>\n<p>Come in nostri precedenti appunti di viaggio (pubblicati su vari siti, in particolare su quelli per camperisti) ci siamo proposti il fine di fornire quelle informazioni che riteniamo utili (percorsi, situazione delle strade, trasporti delle citt\u00e0, info sui motel e ristoranti, \u2026), spesso non reperibili sulle guide ma, a nostro parere, importanti, nonch\u00e9 giudizi (ovviamente sempre soggettivi) su citt\u00e0, parchi e quant&#8217;altro. Per info storiche e descrizione approfondita di luoghi e monumenti fanno pi\u00f9 testo le guide turistiche sopra menzionate.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>DIARIO<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>21 luglio New York<\/strong><br \/>\nPartenza da Fiumicino alle 10.40, arrivo alle 13.50 locali; fila di 90&#8242; al controllo passaporti e traffico, tanto traffico (70&#8242;) per arrivare in albergo, dopodich\u00e9 cominciamo ad &#8220;assaggiare&#8221; la Grande Mela: capatina al Rockfeller Center e salita al Top of the Rock, dove ritiriamo il New York City Pass (vedi NOTE &#8211; Costi). Dalla terrazza lo sguardo spazia su Central Park e sulla citt\u00e0. Il tempo \u00e8 coperto e l&#8217;afa si fa sentire.<br \/>\nNota1: avevamo scelto un albergo (Hotel Five44) che avesse, nella stanza, un angolo cottura cos\u00ec da potersi preparare la cena in camera.<\/p>\n<p>Nota2: Per facilitare la visita e gli spostamenti a New York sono molto utili queste applicazioni:<br \/>\n&#8220;Top of the rock&#8221;: \u00e8 una visita virtuale sullo skyline di New York che si vede dal grattacielo, ci sono i nomi di edifici e strade;<br \/>\n&#8220;Subway Map: NYC&#8221; \u00e8 la mappa della metro di New York consultabile anche senza rete;<br \/>\n&#8220;Bus Checker&#8221; un trova linea per gli autobus: pu\u00f2 essere utile per vedere dei luoghi andando da un posto ad un altro\u00a0 (noi ci abbiamo fatto tutta la 5th,\u00a0 quando siamo andati dal MET al Flatiron);<br \/>\n&#8220;MTA Weekender&#8221;: \u00e8 la mappa dinamica della metro, come &#8220;Maps&#8221; individua dove sei, le stazioni metro chiuse per lavori e le linee utilizzabili nel weekend,\u00a0che sono spesso molto diverse da quelle feriali (come fermate e stazioni aperte). Noi l&#8217;abbiamo utilizzata tantissimo anche perch\u00e9 in metro c&#8217;\u00e8 wi-fi quasi dovunque. \u00c8 importante consultarla perch\u00e9 molte linee di metro a New York sono express e saltano molte fermate per essere pi\u00f9 veloci a raggiungere, ad esempio, Brooklyn e Bronx, ma allo stesso tempo \u00e8 facile capire la direzione perch\u00e9 l&#8217;indicazione generalmente \u00e8 &#8220;Downtown&#8221; e &#8220;Uptown&#8221; rispetto alla conformazione di Manhattan;<br \/>\n&#8220;Explorer&#8221; \u00e8 l&#8217;app del Museo di Storia Naturale dove vedere le varie esposizioni presenti e scegliere quale visitare;<br \/>\n&#8220;9\/11&#8221; \u00e8 l&#8217;app del museo dell&#8217;11 settembre.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32799 alignleft\" alt=\"NY\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY.jpg\" width=\"448\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY.jpg 448w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY-400x266.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>22 luglio New York (Upper West Side<\/strong>)<br \/>\nVediamo (solo dall&#8217;esterno) gli edifici del Lincon Center poi un salto al supermercato ebraico Zabar&#8217;s dove facciamo una seconda colazione; buono l&#8217;espresso, anche se era un bicchierino colmo (ma avevamo voglia di caff\u00e8).<\/p>\n<p>Il supermercato adiacente ha una gran variet\u00e0 di prodotti di qualit\u00e0 (stile Eataly) anche italiani. Ritorneremo alla fine della giornata per fare la prima spesa &#8220;americana&#8221; (di prodotti italiani). Per vedere tutto il Museo di Storia Naturale (compreso nel New York City Pass) ci vorrebbero almeno un paio di giorni pieni (vista anche l&#8217;offerta di filmati in 3D e planetario), per cui ci limitiamo ad alcune sale.<\/p>\n<p>Prima i mammiferi del nord-America (diorami), poi la fantastica sala degli scheletri dei dinosauri, quella della vita marina (con la riproduzione della gigantesca balenottera) e quella della biodiversit\u00e0. Ampio self-service nel seminterrato. In moltissime sale erano presenti banchetti con due addetti che rispondevano alle domande dei ragazzi delle numerose &#8220;scolaresche&#8221; che affollavano il museo (erano gi\u00e0 iniziate le scuole o erano istituzioni tipo centri estivi?). Anche per il Central Park limitiamo la visita alla parte sud.<\/p>\n<p>Dall&#8217;ingresso situato davanti al Museo passiamo per Belvedere Castle, poi in direzione est verso il laghetto dei modellini (The Lake) con la statua di Alice in Wonderland, per proseguire, verso sud, in direzione di Bethesda Fountain, incontrando la zona dei tavolini da scacchi. Cominciamo ad accusare la stanchezza e, per andare a Strawberry Fields, usciamo a Columbus Circle e facciamo una fermata di metro.<\/p>\n<p>Il mosaico &#8220;Imagine&#8221;, nell&#8217;angolo del Central Park denominato Strawberry Fields, \u00e8 proprio di fronte al Dakota Building, il palazzo dove abitava (e davanti al quale fu ucciso) John Lennon. Il caldo non \u00e8 opprimente (sparite le nuvole \u00e8 sparita anche l&#8217;afa) e c&#8217;\u00e8 sempre una piacevole brezza; tale clima ci accompagner\u00e0 per tutta la settimana di permanenza. Spesa da Zabar&#8217;s e cena fredda in albergo (ma da domani si comincia a cucinare).<br \/>\nNota1: per i mezzi pubblici di trasporto di New York comoda la Card valida 7 gg (32$)<br \/>\nNota2: per i musei e attrazioni varie altrettanto comoda \u00e8 la New York City Pass (114$, comperato on-line dall&#8217;Italia), non solo per il risparmio, ma anche perch\u00e9 si salta la fila per l&#8217;acquisto dei biglietti. Esistono anche altre card per un numero superiore di &#8220;attrazioni&#8221;; per noi era perfetta questa (conteneva, tranne il MOMA, tutte le cose che volevamo vedere).<\/p>\n<p><strong>23 luglio New York (Theater District \u2013 Midtown East)<\/strong><br \/>\nTimes Square, a piedi dall&#8217;albergo, poi Macy&#8217;s, uno dei pi\u00f9 grandi magazzini del mondo (mi ricorda Harrods, a Londra). La vista di New York dall&#8217;Empire State Building \u00e8 da capogiro; con la New York City Pass si ha anche l&#8217;audioguida in italiano e si salta la fila per l&#8217;acquisto biglietti (alle 10,30, in verit\u00e0 non era eccessiva, all&#8217;uscita, alle 12,30, molto di pi\u00f9). Pranzo al Subway nella metro che ci porta al MOMA.<\/p>\n<p>Al museo non possiamo prendere l&#8217;audioguida, compresa nel biglietto, perch\u00e9 non accettano, come documento, il passaporto, ma solo carta di identit\u00e0 o patente, come \u00e8 scritto chiaramente nel cartello (ma non menzionato su nessuna guida e nemmeno sul loro sito e noi avevamo lasciato le patenti in albergo). Ci arrangiamo con la guida online ed il wi-fi messo a disposizione (per l&#8217;Ipad c&#8217;\u00e8 la app).<\/p>\n<p>Procediamo dall&#8217;alto (5\u00b0 piano) perch\u00e9 l\u00ec ci sono Van Gogh, Picasso, Braque, ecc, Wharol era al 2\u00b0 in una mostra temporanea. Riprendiamo la metro (benedetta card illimitata!) e andiamo a vedere, dall&#8217;esterno, le fattezze dec\u00f2 del Chrysler Building (dell&#8217;interno \u00e8 visitabile solo l&#8217;atrio) e quelle Art Nouveau della Grand Central dove visitiamo anche il market con prodotti di ogni origine (tipo Zabar&#8217;s).<\/p>\n<p>La New York City Pass comprende, per l&#8217;Empire State Building, oltre alla visita diurna, anche una visita notturna (nella stessa giornata), pertanto, dopo una cena consumata in albergo (finalmente spaghetti, visto che la camera aveva anche la cucina) ritorno all&#8217;Empire per ammirare (e fotografare) le mille luci di New York.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-32800\" alt=\"NY2\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY2-199x300.jpg\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY2-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/NY2.jpg 298w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a>24 luglio New York (Financial District &#8211; Ellis Island &#8211; Brooklyn)<\/strong><br \/>\nQuando la crisi da astinenza da espresso aveva raggiunto l&#8217;apice, siamo salvati da una casuale scoperta: in una caffetteria\/supermercato vicina al nostro albergo, all&#8217;angolo tra la 49th e la 8th, di fronte al World Wide Plaza, troviamo un espresso Illy (quello vero!). Nei restanti giorni newyorkesi questa sar\u00e0 la prima tappa, appena usciti dall&#8217;albergo.<\/p>\n<p>Nel seminterrato della caffetteria grande e ben fornito supermercato. L&#8217;imbarcadero della linea 1 per Ellis Island (tappa intermedia: la Statua della Libert\u00e0) \u00e8 a Battery Park, ma i biglietti si acquistano o si ritirano (come nel nostro caso, visto che Ellis Island \u00e8 compresa nel New York City Pass), al Fort Clinton. La gente in fila \u00e8 molta ma i traghetti sono capienti e non si aspetta molto. Sosta per ammirare e fotografare Lady Liberty e riprendiamo il traghetto successivo per Ellis Island.<\/p>\n<p>Per la visita (interessante, audio guida compresa nel biglietto) ci vuole almeno un&#8217;ora, peccato che molti reperti erano assenti per restauro dopo l&#8217;uragano che ha investito New York non molto tempo fa. Rientro e pranzo al &#8220;Shake Shack&#8221; una &#8220;hamburgheria&#8221; di qualit\u00e0 (niente a che vedere con il McDonald, costa il doppio ma li vale), al 215 di Murray Street (\u00e8 una catena e ce ne sono altri a New York). Ground Zero \u00e8 una tappa obbligata e il memorial, ma soprattutto il museo, portano via parecchio tempo; poi la Trinity Church e Wall Street.<\/p>\n<p>In metro andiamo a Brooklyn e precisamente a Washington Street, per uno scopo ben preciso: fare una foto del Manhattan Bridge con la stessa fantastica inquadratura resa famosa da un film cult: &#8220;C&#8217;era una volta in America&#8221;. Ritorno in albergo percorrendo, prima di prendere l&#8217;ennesima metro, il ponte di Brooklyn a piedi.<\/p>\n<p><strong>25 luglio New York (Midtown East \u2013 5th Avenue \u2013 Upper East Side)<\/strong><br \/>\nL&#8217;obiettivo della giornata \u00e8 il MET (Metropolitan Museum of Art) ma prima diamo un&#8217;occhiata (solo dall&#8217;esterno) alla originale sagoma del Guggennheim. Al MET seguiamo sull&#8217;audioguida (stavolta avevamo la patente), per il 1\u00b0 e 2\u00b0 piano, il &#8220;percorso del Direttore&#8221; (ma solo alcune opere hanno la spiegazione tradotta in Italiano). Pranzo nella caffetteria del museo.<\/p>\n<p>L&#8217;autobus n\u00b01 percorre tutta la 5th Avenue che, essendo sabato, \u00e8 molto trafficata, ma possiamo vederla tutta senza stancarci percorrendola a piedi (di km ne abbiamo fatti abbastanza al MET). Scorrono davanti a noi l&#8217;Apple Store, Tiffany e decine di store delle pi\u00f9 celebri griffe, oltre alla cattedrale di St. Patrick.<\/p>\n<p>Scendiamo in prossimit\u00e0 del Madison Square Park per vedere la curiosa sagoma del &#8220;Flatiron&#8221; e prendere un gelato da Eataly (al n\u00b0 200 della 5th). Prima di rientrare passiamo alla Port Autority per chiedere le modalit\u00e0 per prenotare un taxi la mattina che partiamo per Denver ma la risposta \u00e8 che non si prenota e non c&#8217;\u00e8 alternativa all&#8217;andare in strada e fermare il primo taxi che passa!<\/p>\n<p><strong>26 luglio New York (Midtown East &#8211; 5th Avenue \u2013 Chelsea &#8211; Greenwich Village)<\/strong><br \/>\nPer percorrere almeno un tratto della High Line (la ferrovia urbana sopraelevata dismessa e trasformata in giardino pensile) scendiamo dalla metro C alla 23th, camminando verso la 10th dove, all&#8217;incrocio con la 20th c&#8217;\u00e8 un ingresso. L&#8217;ex fabbrica di biscotti Nabisco (National Biscuit Company) trasformata in supermercato, il Chelsea Market, \u00e8 uno dei posti cult di New York (per arrivarci occorre lasciare la High Line all&#8217;altezza della 16th, il Market \u00e8 proprio di sotto).<\/p>\n<p>All&#8217;interno (un po&#8217; dark e molto freak) c&#8217;\u00e8 di tutto; d&#8217;obbligo la seconda colazione da Sarabeth&#8217;s Bakery (ottimi il &#8220;pain du matin&#8221; e la cheescake al limone). Anche un&#8217;altra bakery (Amy&#8217;s Bread) meriterebbe, ma non accettano carte di credito e banconote di taglio superiore ai 50$ (e noi avevamo solo tagli da 100). C&#8217;\u00e8 anche il negozio di Giovanni Rana con i suoi tortellini. Usciamo lasciando letteralmente gli occhi sulle aragoste di Lobster (uno dei ristoranti all&#8217;interno del Market), ma non sono ancora le 12 ed \u00e8 troppo presto per mangiare (almeno secondo le nostre abitudini, mentre qui mangiano a tutte le ore).<\/p>\n<p>Percorrendo Union Square si passa davanti all&#8217;Universit\u00e0 e si arriva a Wash ington Square, bel parco allietato dalle note di un pianoforte, posto nel centro del parco stesso, diventato col tempo un ritrovo bohemienne. Foto d&#8217;obbligo al Caf\u00e8 Wha?, dove iniziarono a suonare Bob Dylan, Jimi Hendrix e molti altri (all&#8217;angolo tra la Minetta Lane e la McDougal Street). Gironzolando per il Village passiamo davanti ad un campo da basket all&#8217;aperto e recintato, il famoso (veramente che era famoso l&#8217;abbiamo scoperto successivamente) Baskethall della 4th, detto &#8220;the cage&#8221; (la gabbia), dove stanno giocando due squadre femminili (tutte atlete di colore).<\/p>\n<p>Divoriamo affamati (si sono fatte le 15, anzi le 3 pm, come si usa dire negli States) ottimi hamburger (con birra e patatine fritte) al Corner Bistro. Certo non \u00e8 il massimo come alimentazione salutare e dietetica, ma a New York non conosciamo altro modo per spuntini veloci (usciti da New York e avendo a disposizione macchina e frigo portatile riusciremo a pranzare in modo pi\u00f9 sano). A Bleeker Street una lunga fila preannuncia la vetrina di Magnolia Bakery, ma non ci fermiamo: abbiamo gi\u00e0 esagerato. La tappa successiva \u00e8 Bryant Park dove approfittiamo di sedie messe a disposizione di tutti per riposare e fotografare il Bryant Hotel, dall&#8217;aristocratica architettura dec\u00f2, che mi aveva colpito vedendolo dall&#8217;alto dell&#8217;Empire tre giorni fa.<\/p>\n<p>Decidiamo di terminare la giornata andando a cercare la scultura &#8220;LOVE&#8221; scoprendo che \u00e8 sulla 6th all&#8217;angolo della via del MOMA, dove eravamo gi\u00e0 stati. C&#8217;\u00e8 la solita fila di gente che si deve far fotografare accanto e, pertanto, per fotografare l&#8217;oggetto senza presenze inopportune e non gradite \u00e8 necessario ricorrere al solito trucchetto: Stefania si mette in fila, arrivato il suo turno si posiziona ma ad un mio cenno si scansa repentinamente e io posso fotografare.<\/p>\n<p>Ripercorriamo un poco la 5th, fino a Tiffany, visitando la cattedrale di St. Patrick, poi basta, per oggi pu\u00f2 bastare. Spesa al Market Amish vicino all&#8217;albergo (731 della 9th Avenue) con buona scelta di prodotti di qualit\u00e0, anche delle fattorie Amish, a prezzi contenuti.<\/p>\n<p><strong>27 luglio New York (East Village \u2013 Nolita \u2013 Little Italy \u2013 Chinatown \u2013 Soho)<\/strong><br \/>\nDopo il solito caff\u00e8 Illy, raggiungiamo con la metro C la 14th e di l\u00ec la 1th Avenue e l&#8217;East Village. Tompkins Park \u00e8, come sempre, un ritrovo di homeless, St. Mark&#8217;s Place \u00e8 una piccola via con negozietti freak e murales, dove i fans dei Led Zeppelin vanno per fotografare il palazzo che si trova sulla copertina dell&#8217;album &#8220;Physical Graffiti&#8221;. Concludiamo l&#8217;ultima giornata newyorkese bighellonando per Nolita, Soho, Little Italy e Chinatown.<\/p>\n<p>Questi ultimi due sono stati un po&#8217; una delusione: Little Italy consiste, praticamente, in una sola strada di ristoranti &#8220;Italiani&#8221; (fino a che punto non lo sappiamo); Chinatown \u00e8 solo un susseguirsi di negozi di cianfrusaglie, alimentari (ovviamente tutto cinese compresi strani frutti che non siamo riusciti a individuare) e ristoranti.<\/p>\n<p><strong>28 luglio Partenza per Denver \u2013 Grand Lake (Rocky Mountain NP) 130 miglia<\/strong><br \/>\nNon ci fidiamo di cercare per strada un taxi (vista anche l&#8217;ora in cui dobbiamo partire: le 5,15 del mattino) pertanto ieri abbiamo chiesto all&#8217;addetto dell&#8217;albergo di farci venire un taxi per questa mattina (ovviamente non sar\u00e0 &#8220;Yellow Cab&#8221;, non prenotabile, come gi\u00e0 detto). Nonostante l&#8217;ora c&#8217;\u00e8 un gran traffico (allora \u00e8 vero che New York non dorme mai!).<\/p>\n<p>In centro molti Tir che consegnano merci e, in uscita da Manhattan, traffico quasi fermo. Arriviamo alle 6 al JFK, stampiamo le carte di imbarco alle postazioni self-service, poi ai desk per consegnare i bagagli da stiva (baggage drop-off), quindi la sicurezza che passiamo molto velocemente perch\u00e9 non ci fanno tirare fuori dalle borse le elettroniche (?). Carissima la colazione al bar interno anche se comodi gli Ipad a disposizione in ogni tavolino.<\/p>\n<p>A bordo dell&#8217;aereo (Delta) \u00e8 possibile acquistare la connessione wi-fi o accedere gratuitamente alle app di Delta per vedere, sul proprio tablet, film in streaming (rivediamo di nuovo &#8220;Jersey Boys&#8221; stavolta in versione originale). Aeroporto funzionale, quello di Denver, con trenino interno che porta ai nastri per recupero bagaglio e shuttle delle compagnie di rent car. Il noleggio (presso la compagnia Thrifty), comprensivo di assicurazione RCA e Kasko, l&#8217;avevamo gi\u00e0 pagato (come gli altri) prima della partenza dall&#8217;Italia (vedi NOTE \u2013 Prenotazione della macchina). Senza passare per Denver, ci dirigiamo verso le Rocky Mountains, pranzando con un&#8217;ottima fajita &#8220;Ranchero&#8221; al ristorante messicano &#8220;La Mariposa&#8221; di Lyons, 45 miglia dopo Denver, poco prima di iniziare la salita verso le Rocky Mountains.<\/p>\n<p>Si comincia a salire in un ambiente prettamente alpino in un&#8217;ampia vallata; il sole \u00e8 caldo ma l&#8217;aria comincia a rinfrescare. All&#8217;ingresso del parco, ci facciamo fare la tessera annuale (vedi sotto in COSTI) da una simpatica ranger che mostra soddisfazione e meraviglia vedendo la lista dei parchi che intendiamo visitare e iniziamo a percorrere la &#8220;Trail Ridge Rd&#8221;, la spettacolare strada che dai 2500 metri della stazione di &#8220;Fall River Entrance Station&#8221; sale, tra boschi e vedute mozzafiato, fino ai 3713 del passo.<\/p>\n<p>Lungo il percorso (velocit\u00e0 max 35 mph ma strada molto buona) si incontrano cervi e scoiattoli. Grand Lake, alla fine della Trail Ridge Rd, \u00e8 un tranquillo e turistico paese di montagna accoccolato attorno al suo lago, atmosfera bucolica e aria frizzante. Sistemazione nel soddisfacente motel Americas Best Value Inn Bighorn Lodge (con l&#8217;addetto alla reception che parlava abbastanza bene l&#8217;italiano) e spesa nella vicina grocery per la cena.<br \/>\nNota: segnaliamo, per chi ha interesse per il quilting, il bel negozio con modelli e attrezzi, vicino a &#8220;La Mariposa&#8221;.<\/p>\n<p><strong>29 luglio da Grand Lake a Hot Springs 288 miglia<\/strong><br \/>\nTappa di trasferimento con obiettivo Custer (South Dakota). Partiamo alle 9,45 seguendo la strada indicata dal TomTom che ci porta prima a sud, verso Granby, per poi risalire verso nord con la 125 State Highway. La strada \u00e8 (come quasi tutte le strade americane) buona ma con limiti di velocit\u00e0 di 35\/50 mph. Dopo un susseguirsi di abetaie e tundra, passiamo l&#8217;Arapaho National Forest dove notiamo alti e grigi abeti secchi, intervallati ad altri &#8220;sani&#8221; (motivo?).<\/p>\n<p>Tranne qualche raro ciclista colpisce l&#8217;assenza di traffico e di qualsiasi insediamento umano; solo una volta arrivati sull&#8217;altopiano compaiono poche case e qualche ranch (oltre all&#8217;immancabile Post Office con tanto di bandiera). La strada procede ora diritta (con intorno il nulla) fino a Walden e, dopo alcuni km, diventa Hwy 127, il paesaggio \u00e8 sempre costituito da tundra e abetaie. Si scende un po&#8217; di altitudine ma l&#8217;aria rimane fresca anche se il sole picchia ed enormi pascoli prendono il posto delle abetaie e della tundra.<\/p>\n<p>Nelle ampie praterie a perdita d&#8217;occhio cominciamo a vedere numerose mandrie di splendidi bovini neri; sono di razza Black Angus e, successivamente, verificheremo che oltre ad essere belle bestie hanno anche una ottima carne. Dopo Guernsey si imbocca la Hwy 270 che comincia a salire tra le colline ma dura poco perch\u00e9 dopo poche miglia il panorama torna ad essere piatto e continuiamo a viaggiare tra immensi pascoli. Prima di Hot Springs fermati per eccesso di velocit\u00e0: niente multa, solo un&#8217;ammonizione.<\/p>\n<p>Decidiamo di fermarci a Hot Springs e non avendo prenotato, ci fermiamo (errore \u2013 vedi sotto in ALBERGHI) al Baymont Inn &amp; Suites. La stanza \u00e8 ampia con 2 letti Queen ma abbastanza cara (176$). Dopo la cena da Pizza Hut (buona), proprio dietro l&#8217;albergo, prenotiamo l&#8217;albergo a Lead per il giorno successivo.<br \/>\nNota: in queste strade benzinai solo nei centri abitati: ne abbiamo incontrati, in 2,5 h di cammino, solo due.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MonteRushmore.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32801\" alt=\"MonteRushmore\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MonteRushmore.jpg\" width=\"448\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MonteRushmore.jpg 448w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MonteRushmore-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MonteRushmore-400x266.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>30 luglio Custer State Park 172 miglia<\/strong><br \/>\nIl Custer State Park (ingresso 15$, valido 7 gg; non \u00e8 un parco nazionale, ma statale e l&#8217;Annual Pass non \u00e8 valido) ci riserva colline verdi, panorami molto belli e bisonti (che negli USA chiamano bufali) e antilopi lungo la strada. L&#8217;aria \u00e8 fresca ma al sole fa caldo. Si percorre il Wildlife Loop fino al Wildlife Visitor Center dove si prende una strada, sterrata ma con fondo buono e privo di buche, che riporta al Visitor Center dopo un percorso ad U.<\/p>\n<p>Anche qui bisonti e molti piccoli roditori, simili a scoiattoli, curiosamente chiamati &#8220;Praire Dogs&#8221; (Cani della Prateria). La Hwy 16A, East verso il Monte Rushmore, presenta gallerie strette e basse, poi una deviazione della stessa 16A conduce al Monte. Dal parcheggio si arriva, in un paio di minuti al vasto piazzale dominato, dall&#8217;alto, dalle enormi sculture raffiguranti i volti dei 4 presidenti.<\/p>\n<p>Ci sarebbe anche un sentiero che porta alla base delle sculture, ma non lo percorriamo ritenendo che la vista sia migliore dal piazzale. Sullo stesso piazzale self-service, gelateria e chiosco con hamburger di bisonte.<\/p>\n<p>Con la 244 completiamo il giro della parte superiore del Loop e imbocchiamo la 16 per il Crazy Horse Memorial, la risposta indiana al Rushmore. Dal piazzale del parcheggio una navetta (4$ a testa) porta fin sotto l&#8217;enorme testa del capo indiano (l&#8217;unica parte del colossale monumento finora completata). Interessante il museo allestito nell&#8217;edificio del piazzale (assieme all&#8217;ovvio negozio di souvenir).<\/p>\n<p>Con la 87North completiamo il percorso del Wildlife Loop, percorrendo la parte sinistra superiore (The Needles). Terminata la visita al Custer State Park puntiamo su Lead dove abbiamo prenotato al Blackstone Motel (eguale a quello della sera precedente ma a met\u00e0 prezzo). Ceniamo all&#8217;Homestake Chop House (ristorante di livello vicino all&#8217;albergo), due fantastici sirloin di bufalo (110$ comprensive di birra artigianale, contorni e mancia).<\/p>\n<p>Nota1: nel caso si viaggiasse in camper, accertarsi, consultando gli opuscoli che danno al Visitor Center, dell&#8217;altezza delle gallerie sopra citate e, quindi, della possibilit\u00e0 di poter passare con sicurezza.<br \/>\nNota2: Il parcheggio coperto (sosta macchine 11$) \u00e8 attrezzato anche per bus e camper.<\/p>\n<p><strong>31 luglio Da Lead a Buffalo 256 miglia<\/strong><br \/>\nLa meta \u00e8 Yellowstone ma, vista la distanza (418 miglia), occorreranno due tappe. Partiamo alle 9,30 alla volta di Buffalo, decidendo di saltare la visita alla miniera di Lead e passando per Deadwood (ma non ci sembra che meriti una sosta).<\/p>\n<p>Con la US 14A arriviamo a Spearfish (con sosta al Wallmart), poi il Spearfish Canyon, il Cheyenne Crossing, le Four Corners (con la HWY 585), Sundance, passiamo per la Devils Tower (un enorme monolite) e infine, Buffalo (piccola cittadina da non confondersi con quella, ben pi\u00f9 grande, che si trova nello stato di New York). Pernottamento al Buffalo Inn.<\/p>\n<p><strong>1 agosto Arrivo allo Yellowstone NP 206 miglia<\/strong><br \/>\nSeconda e ultima tappa di avvicinamento a Yellowstone. Si passa, percorrendo l&#8217;altopiano, per Sheridan, traversando la Bighorn National Forest, per poi scendere verso Cody. Qui tutto \u00e8 &#8220;Buffalo Bill&#8221;. La &#8220;Old Town Trail&#8221; (1831 Demaris Dr. \u2013 Cody) si rivela un&#8217;attrazione artefatta perch\u00e9 le case sono state portate qui da diverse parti del Wyoming e del Montana e sono pochissime; sembra pi\u00f9 una cosa per bambini e decidiamo che non vale i 9$ del biglietto (peraltro dalla strada d&#8217;ingresso si vedono tutte le case perch\u00e9 sono veramente poche).<\/p>\n<p>Arriviamo a Wapiti (dove soggiorneremo i tre giorni in cui visiteremo il parco) all&#8217;albergo (pi\u00f9 un motel in verit\u00e0) Green\u00a0Creek\u00a0Inn\u00a0and\u00a0RV\u00a0Park che avevamo prenotato da gennaio. Il motel non \u00e8 un granch\u00e9 per quello che costa, ma siamo alle porte di Yellowstone, pertanto i prezzi salgono.<\/p>\n<p><strong>2 agosto Yellowstone NP 180 miglia<\/strong><br \/>\nle Upper Falls viste dall&#8217;Artist PointConstatiamo lo svantaggio di aver preso un albergo fuori del parco: da Wapiti all&#8217;ingresso est sono 30 miglia a cui vanno aggiunte altre 20 dall&#8217;ingresso alla zona interessante (ma gli alberghi all&#8217;interno del parco hanno prezzi altissimi); visti i limiti di velocit\u00e0 all&#8217;interno (normalmente 25 mph, raramente 40 mph) significa circa 2 ore ogni giorno solo per raggiungere il punto (Fishing Bridge) dove iniziano i percorsi di visita e, naturalmente, altrettante per tornare in albergo; in definitiva 4 ore sprecate al giorno!<\/p>\n<p>Durante il percorso vediamo 6 campeggi prima del parco e ben 12 all&#8217;interno dello stesso. Per oggi decidiamo di percorrere il lato dx dell&#8217;anello superiore, pertanto da Fishing Bridge prendiamo a dx verso Canyon Village e, dribblando i bisonti lungo la strada, vediamo i nostri primi due geyser: Mud Volcano e Sulphur Caldron. Anche se questi due primi geyser sono poca cosa rispetto agli altri che vedremo, l&#8217;ambiente \u00e8 affascinante. Arriviamo al Gran Canyon di Yellowstone e prendiamo la prima deviazione a dx (South Rim Dr) percorribile con strada asfaltata (ovviamente c&#8217;\u00e8 anche, parallelo, il sentiero).<\/p>\n<p>Lungo la strada tre parcheggi corrispondono ad altrettanti punti panoramici: il 1\u00b0 \u00e8 immediatamente dopo il ponte, dal 2\u00b0 parcheggio (Uncle Tom&#8217;s Point) si arriva con un breve sentiero alle Upper Falls View poi, percorrendo la Uncle Tom&#8217;s Trail (300 gradini!) si scende pi\u00f9 vicini al fiume. Ma \u00e8 al 3\u00b0 parcheggio, quello del sito denominato Artist Point che ci aspetta la pi\u00f9 spettacolare vista del parco: la vista frontale delle Lower Falls e di gran parte del canyon.<\/p>\n<p>Una seconda deviazione ci porta al Brink of Lower Falls, per vedere le cascate dall&#8217;alto (con arcobaleno). Una terza deviazione circolare a senso unico (North Rim) permette di raggiungere altri interessanti punti panoramici del canyon, in ordine: Overlook Lower Falls, Lookout Point, Red Rock Point, Grand Wiew (ognuno dotato di parcheggio). Una deviazione dalla North Rim Dr, con strada a doppio senso, porta ad Inspiration Point. Tornati sulla North Rim Dr proseguiamo fino a Canyon Junction (Canyon Village) per riprendere poi la Grand Loop Rd verso Tower Junction (a dx). Sulla piantina \u00e8 indicato il sito Washburn Hot Springs Overlook ma noi non lo abbiamo visto. Passiamo il Dunraven Pass (2700 m) e poi iniziamo a scendere.<\/p>\n<p>Poco prima di Tower Junction ci sono le Tower Fall (brevissimo percorso per arrivarci), ma dopo le cascate del Gran Canyon queste sono poca cosa. Sono le 19 ed \u00e8 ora di tornare indietro. Il TomTom ci avvisa che arriveremo alle 21 ma, poco dopo Fishing Bridge, troviamo il traffico bloccato dai bisonti, nello stesso punto in cui li avevamo visti la mattina all&#8217;andata. Arriviamo al motel alle 21,40.<\/p>\n<p>Nota1: consigliamo, alla luce dell&#8217;esperienza fatta, se proprio non fosse possibile alloggiare all&#8217;interno del parco (occorre prenotare mesi prima e sborsare cifre non indifferenti) di cercare alloggi prossimi all&#8217;entrata nord o, meglio ancora, a quella ovest: si \u00e8 quasi subito nella zona da visitare e si risparmiano almeno 30+30 miglia al giorno.<br \/>\nNota2: all&#8217;ingresso \u00e8 disponibile, oltre alla consueta mappa, anche un depliant in italiano.<\/p>\n<p><strong>3 agosto Yellowstone NP 234 miglia<\/strong><br \/>\nUscita al 7,50 (visto il tempo che occorre per arrivare nella zona di visita del parco, cerchiamo di uscire presto). Decidiamo di percorrere, oggi, la parte sx dell&#8217;anello superiore, pertanto, proseguiamo fino al Canyon Village, da qui a Norris e giriamo a dx per Mammoth. Non si riveler\u00e0, con il senno di poi, una scelta felice.<\/p>\n<p>La strada per Mammoth \u00e8 in rifacimento (ed \u00e8 chiusa la notte), molto dissestata, pi\u00f9 in l\u00e0 diventa a senso unico alternato e la velocit\u00e0 media non supera le 10 mph. Passiamo i laghetti citati dalla Lonely Planet. Dopo il Beaver Lake inizia un tratto costeggiato sulla dx da una parete di ossidiana. Arrivati all&#8217;Indian Creek cerchiamo la deviazione per Sheepeater Cliff, ma i lavori in corso hanno modificato l&#8217;assetto stradale e non riusciamo a vedere l&#8217;indicazione.<\/p>\n<p>Arriviamo all&#8217;incrocio con la Bunsen Peak Road, ma il percorso per arrivare al Bunsen Peak \u00e8 di 21 miglia e desistiamo, visto il ritardo accumulato per le condizioni della strada. Nel vicino parcheggio piccolo corso d&#8217;acqua con una famiglia di lontre. Arriviamo a Mammoth Hot Springs. Prima facciamo il percorso in macchina con strada a senso unico parcheggiando per vedere le concrezioni calcaree delle terrazze superiori; poi andiamo alle terrazze inferiori che si trovano vicine alla zona con il Visitor Center, negozi, alberghi e servizi vari.<\/p>\n<p>Purtroppo ormai le sorgenti sono quasi tutte secche da tempo e le concrezioni presentano molte zone grigie. Tutto sommato ci lasciano abbastanza indifferenti, forse perch\u00e9 abbiamo ancora il ricordo di quelle di Pammukale, in Turchia (ben altra cosa). Proseguiamo verso Tower Junction, ma, poco prima facciamo una breve deviazione per il Petrified Tree (\u00e8 un solo albero pietrificato non una foresta). Dopo Tower Junction (che \u00e8 praticamente l&#8217;incrocio con la strada per la Lamar Valley, deviazione che non facciamo perch\u00e9 ci porterebbe via troppo tempo), ci fermiamo al &#8220;Calcite Springs Overlook&#8221;, da dove si pu\u00f2 ammirare una sezione del Grand Canyon dello Yellowstone pi\u00f9 a nord di quelle visitate il giorno prima.<\/p>\n<p>Per dare un senso alla giornata e per avvantaggiarsi sulle cose da vedere l&#8217;indomani, ripercorriamo il tratto Canyon Village \u2013 Norris per vedere l&#8217;interessante Norris Geyser Basin e ne vediamo una parte. Al ritorno, dopo la zona popolata dai bisonti (Hayden Valley), da uno spiazzo nella Pelican Valley, avvistiamo, da molto lontano, due o tre grizzly. A parte i disagi provocati dai lavori stradali, il percorso da Mammoth \u2013 Norris \u2013 Tower Junction non \u00e8 stato entusiasmante e, specie se si ha poco tempo, potrebbe essere tranquillamente eliminato. Ritorno al motel per la solita via.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Yellow.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32802\" alt=\"Yellow\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Yellow.jpg\" width=\"448\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Yellow.jpg 448w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Yellow-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Yellow-400x266.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>4 agosto Yellowstone NP 261 miglia<\/strong><br \/>\nPurtroppo cielo grigio. Ci fermiamo di nuovo allo spiazzo della Pelican Valley e anche stavolta ci sembra di vedere tre orsi, ma sono lontani e ci vorrebbe un binocolo (che non abbiamo). Proseguiamo per Grant Village (verso sx dopo Fishing Bridge) e, una volta arrivati, decidiamo di tentare la sorte con il tempo (le nuvole si fanno sempre pi\u00f9 minacciose) e ritorniamo indietro un paio di miglia a Thumb dove c&#8217;\u00e8 la deviazione che, passando davanti l&#8217;Old Faithful, porta a Madison e quindi a Norris dove riusciamo a parcheggiare non senza difficolt\u00e0 (sono le 12, ora del pienone).<\/p>\n<p>A Norris completiamo la visita iniziata ieri per poi tornare indietro fino al Fountain Paint Pot (Lower Geyser Basin). Nella preparazione del viaggio avevamo previsto di completare per oggi la visita di Yellowstone e, pertanto avevamo prenotato (anche qui da gennaio) un albergo a Jackson, il Flat\u00a0Creek\u00a0Inn, per visitare il Grand Teton. Pertanto, vista l&#8217;ora e il tempo minaccioso, ci dirigiamo a Jackson (distante pi\u00f9 di 100 miglia) con l&#8217;intenzione di vedere la parte mancante di Yellowstone (soprattutto l&#8217;Old Faithful), l&#8217;indomani, partendo da Jackson.<\/p>\n<p>Cena alla Steakhouse &#8220;Gun Barrell&#8221;: ottimi sia il filetto di bufalo che la cotoletta di cervo (elk rib), poi la spesa al vicino Albertsons e a nanna, sperando, per l&#8217;indomani, nella clemenza di Giove Pluvio.<\/p>\n<p><strong>5 agosto Yellowstone NP 211 miglia<\/strong><br \/>\nPartenza alle 9,46 (eravamo stanchi). Purtroppo il cielo su Yellowstone non promette nulla di buono. Ai caselli d&#8217;ingresso un cartello avverte che tutte le strutture ricettive (campeggi compresi) sono piene. Ci fermiano all&#8217;Old Faithful per controllare l&#8217;orario del geyser e decidiamo di fermarci perch\u00e9 erutter\u00e0 tra circa 40&#8242;.<\/p>\n<p>Preciso come un orologio il forte getto si alza per decine di metri. Andiamo avanti fino al Firehold Paint Pot ed infine al Grand Prismatic. Dalla passerella, troppo bassa, non si vede come vorremmo ma, davanti a noi, su una collinetta, vediamo molte persone che stanno fotografando. Ci dirigiamo quindi, a piedi, al parcheggio poco pi\u00f9 avanti di quello del Prismatic, da dove partono dei sentieri, da uno di questi si sale (senza pi\u00f9 sentiero) alla collinetta.<\/p>\n<p>Effettivamente la vista \u00e8 migliore ma facciamo appena in tempo a scattare una foto prima di essere investiti da un improvviso temporale. Peccato, perch\u00e9 i colori del Prismatic sono fantastici. Scendiamo velocemente e, fradici nonostante i K-Way, arriviamo alla macchina. Il temporale ci seguir\u00e0 quasi fino a Jackson.<\/p>\n<p><strong>6 agosto Grand Teton 61 miglia<\/strong><br \/>\nGiornata dedicata al Grand Teton che visitiamo percorrendo la Teton Park Road dall&#8217;ingresso sud. Dapprima deviamo a sx per il Cunningham Cabin Historic Site poi, ritornati sulla Teton Park Road, raggiungiamo il Jackson Lake Jet; breve sosta al Signal Mountain Lodge (dove ci sono un po&#8217; di servizi) e poi di nuovo sulla Teton per imboccare la Signal Mountain Dr. dove c&#8217;\u00e8 un overlook.<\/p>\n<p>Purtroppo la giornata non \u00e8 limpida e i ghiacciai sono coperti da nubi basse.<\/p>\n<p>Iniziamo il ritorno verso sud, sempre sulla Teton Park Road, fermandoci al Potholes Turnout, poi verso il Jenny Lake, dove, nei pressi del Visitor Center, prendiamo il battello che ci porta dall&#8217;altra sponda del lago dove un sentiero, di soli 600 m ma con un buon dislivello, porta all&#8217;Inspitation Point da dove si scorgono le Hidden Falls. Un&#8217;ultima deviazione, all&#8217;altezza di Moose Junction, per imboccare la strada che porta a Wilson; qui incontriamo la Riserva Rockefeller ma chiudeva alle 17. Ritorno a Jakson.<\/p>\n<p><strong>7 agosto Trasferimento a Salt Lake City 308 miglia<\/strong><br \/>\nMeta: Salt Lake City. La strada passa per la Caribou National Forest (Idaho). Abeti e colline verdissime, ranch con i classici granai (barn). Ci colpisce vedere come quasi tutte le case siano il legno (pi\u00f9 in l\u00e0 constateremo che \u00e8 la normalit\u00e0 al di fuori delle grandi citt\u00e0). Molti cartelli di siti storici ricordano come nell&#8217;800 qui fu trovato l&#8217;oro nel Grey&#8217;s River.<\/p>\n<p>Adesso alle colline si sostituiscono immensi pascoli con le nere &#8220;Black Angus&#8221;, intervallati ad altrettanto immensi campi coltivati. Sul percorso totale assenza di macchine, abbiamo la strada tutta per noi; comunque \u00e8 una strada considerata &#8220;storica&#8221; perch\u00e9 passa in luoghi raggiunti dai pionieri nell&#8217;800.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto bucolico s&#8217;interrompe bruscamente a Soda Springs dove troneggiano enormi discariche e l&#8217;impianto della Monsanto. Passiamo per cittadine tutte costituite da case a un piano (di legno) lungo la strada. Arrivo a Salt Lake City. Pernottamento al Motel\u00a06 (pessimo).<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/SanFrancisco.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32803\" alt=\"SanFrancisco\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/SanFrancisco.jpg\" width=\"298\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/SanFrancisco.jpg 298w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/SanFrancisco-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a>8 agosto San Francisco<\/strong><br \/>\nArriviamo all&#8217;aeroporto di Salt Lake City e, consegnata la macchina, ci imbarchiamo sull&#8217;aereo per San Francisco. Arriviamo alle 13,30, taxi per l&#8217;albergo (non abbiamo preso subito la macchina perch\u00e9 l&#8217;albergo era in centro e i costi dei parcheggi in citt\u00e0 sono proibitivi).<\/p>\n<p>Visitiamo, nell&#8217;ordine: Union Square (proprio dietro al nostro albergo, l&#8217;ottimo Hotel Beresford), Chinatown (molto meglio di quella di New York), Nob Hill con le sue belle case vittoriane e dec\u00f2, Washington Square, la curiosa serpentina di Lombard Street (strapiena fino all&#8217;inverosimile), concludendo la giornata prima al Fisherman&#8217;s Water Front e poi, ovviamente, al famoso Pier 39 e all&#8217;Embarcadero.<\/p>\n<p>Animati fino all&#8217;inverosimile, zeppi di ristoranti e locali take-away, rutilanti di luci e di suoni (e di odori) il Fisherman&#8217;s WF e il Pier 39 sono veramente la vetrina pi\u00f9 spettacolare di questa affascinante citt\u00e0, viva ma non caotica, tollerante ma non anarchica, cosmopolita eppure cos\u00ec &#8220;americana&#8221;. Ritorno in albergo passando per Market St e Sutter St.<\/p>\n<p>Nota: nonostante che siamo ad agosto il clima \u00e8 primaverile, non fa assolutamente caldo, anzi, \u00e8 consigliabile portarsi appresso una felpa, anche a causa della costante ventilazione.<\/p>\n<p><strong>9 agosto San Francisco<\/strong><br \/>\nAl Visitor Center all&#8217;interno della stazione metro Powell (poco a sud di Union Square) acquistiamo la Card per i trasporti (Passport) valida 24 ore a 17$ (alle biglietterie della metro \u00e8 disponibile solo quella elettronica che costa 20$) e completiamo la visita a Frisco. Dall&#8217;atmosfera beat di Haight Ashbury a quella chicanos di Mission, per finire con quella trendy di Castro.<\/p>\n<p>Veramente imperdibile Mission: i suoi negozietti, i colori e gli odori, e i suoi murales fantastici. Da non perdere assolutamente la Casa delle Donne (Women&#8217;s Building \u2013 3543 18th St.\/Guerrero St.) interamente decorata (all&#8217;esterno) con murales coloratissimi. La Cartoville del TCI cita due vie dove poter ammirare i murales pi\u00f9 significativi, ma, oltre a quelli indicati ce ne sono molti altri, altrettanto belli e da vedere.<\/p>\n<p>Pranziamo (benissimo, con burritos e carne asada a la parrilla) alla Taqueria Cancun ( 2288 Mission St.\/19th St.). Il Mission Dolores Park \u00e8 il posto migliore per riposarci. Il parco \u00e8 pieno di ragazzi (e non): chi prende il sole, chi fa il pic-nic (riportando ordinatamente i rifiuti a due addetti ai bordi del parco), chi suona, chi si esibisce in virtuosismi vari e acrobazie; il parco non \u00e8 solo il polmone verde di San Francisco, \u00e8 il luogo dove si percepisce veramente l&#8217;anima di questa citt\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo Castro, feudo della comunit\u00e0 gay, dominata dalla gigantesca bandiera arcobaleno, facciamo, con il tram F, l&#8217;intero percorso da Castro fino a Fisherman&#8217;s Wharf, poi con il 30 e il 28 fino al Golden Gate Bridge, come sempre avvolto nella nebbia. Ritorno al Pier 39 per cena (frittura di pesce e, ovviamente, la classica &#8220;Crab Chowder&#8221; cio\u00e8 zuppa di granchio servita nella pagnotta svuotata) al Hook &amp; Cook.<\/p>\n<p>Non abbiamo avuto il tempo di provare i famosi Cable Car (una corsa compresa nel Passport), ma le file ai capolinea erano lunghissime.<\/p>\n<p><strong>10 agosto Da San Francisco al Yosemite NP 256 miglia<\/strong><br \/>\nRiusciamo a districarci dal rental car della Budget, all&#8217;aeroporto, solo alle 10,30 e partiamo in direzione di Groveland per entrare nello Yosemite NP dalla hwy 120, che proseguirebbe fino al Tioga Pass, ma, avendo escluso di raggiungere la ghost town di Bodie, avevamo gi\u00e0 deciso di non proseguire oltre l&#8217;incrocio con la &#8220;Big Oak Flat Road&#8221;, che prendiamo per dirigerci direttamente a Mariposa (visto che sono gi\u00e0 le 18), rinviando il giro del parco all&#8217;indomani.<\/p>\n<p>Lungo la strada passiamo per El Portal, lungo il Merced River (dove ci sono vari lodge che potrebbero essere pi\u00f9 comodi perch\u00e9 pi\u00f9 vicini alla Yosemite Valley, che avevamo trovato inavvicinabile per il pernottamento). Arrivati al motel Mariposa Lodge, precedentemente prenotato, andiamo subito a cena al ristorante Charles Street Dinner House (la migliore cena di tutto il viaggio), a pochi metri dal motel (uscendo a dx).<br \/>\nNota1: prendere la macchina all&#8217;aeroporto con la compagnia Budget era l&#8217;unico modo per non pagare la &#8220;one way fee&#8221;, visto che la macchina la consegneremo a Los Angeles. Con le altre compagnie non sarebbe stato possibile)<br \/>\nNota2: fare benzina prima di entrare nel parco, all&#8217;interno pu\u00f2 costare anche 1$ in pi\u00f9 a gallone.<\/p>\n<p><strong>11 agosto Yosemite NP 179 miglia<\/strong><br \/>\nFacciamo il percorso circolare one-way della Yosemite Valley. Purtroppo le famose cascate dello Yosemite, che s i possono ammirare da un parcheggio della Northside Dr, sono secche (ma lo sapevamo), quindi ci fermiamo ai vari parcheggi per ammirare i bei panorami fino ad arrivare a quello del Yosemite Village, dove prendiamo la navetta per il Visitor Center (in alternativa 10&#8242; a piedi) per vedere il villaggio indiano degli Ahwahnee e il Yosemite Museum (molto interessanti le ceramiche e gli abiti delle squaw esposti).<\/p>\n<p>Proseguiamo il percorso e alla fine della one-way usciamo in direzione di Fresno sulla Wawona Road. Immediatamente a dx ci sono le Bridalveil Falls che, purtroppo, come sempre d&#8217;estate, sono secche. Una manciata di miglia ed ecco in corrispondenza di un tunnel c&#8217;\u00e8 una vista veramente splendida dell&#8217;Half Dome e dell&#8217;intera valle. L&#8217;half dome \u00e8 uno dei monoliti pi\u00f9 grandi al mondo e questa \u00e8 la particolarit\u00e0 che lo rende famoso e che attira scalatori a cimentarsi su una parete quasi verticale.<\/p>\n<p>Dopo poche miglia, a Chinquapin si prende la deviazione per il Glaciar Point, che ci riporta fin sopra la Yosemite Valley e da dove si vede benissimo l&#8217;Half Dome.<br \/>\nDei tanti parchi visti in questo viaggio, il Yosemite \u00e8 quello che ci ha colpiti di meno. Intendiamoci \u00e8 un parco molto bello ma di una tipologia molto simile a quella di tante zone montane europee, una bellezza meno &#8220;diversa&#8221;, meno &#8220;unica&#8221; (come sono invece la Death Valley o il Bryce NP, tanto per fare un esempio) per cui viene spontaneo fare un paragone con le nostre Dolomiti o con le Alpi austriache (e il Yosemite ci perde).<\/p>\n<p>Pernottamento a Fresno al Piccadilly Inn Express.<br \/>\nNota: evitare di arrivare in tarda mattinata per non rischiare di trovare il parcheggio del Visitor Center pieno e, pertanto, chiuso dai rangers.<\/p>\n<p><strong>12 agosto Sequoia NP 307 miglia<\/strong><br \/>\nDa Fresno prendiamo la hwy 180 fino all&#8217;ingresso del parco. Poco dopo l&#8217;ingresso (Big Stump Entrance) la strada si divide: a sx per il King&#8217;s Canyon NP e a dx per il Sequoia NP. Facciamo un pezzo della strada del King&#8217;s Canyon per arrivare al General Grant Tree; poi torniamo indietro per riprendere la strada del Sequoia NP. L&#8217;aria \u00e8 fresca ma, a nche se siamo sopra i 1500 m, al sole fa molto caldo.<\/p>\n<p>Da un overlook sul King&#8217;s Canyon vediamo un incendio che avanza e copre di fumo il Canyon. Qui dei ranger ci spiegano come i piccoli incendi non vengano spenti, ma &#8220;controllati&#8221;; infatti se si lasciasse proliferare eccessivamente la vegetazione tra un albero e l&#8217;altro questa diventerebbe, una volta che scoppia un incendio, un combustibile di difficile spegnimento con il rischio di far bruciare anche gli alberi. Invece i piccoli incendi di vegetazione scarsa non danneggiano gli alberi in quanto un fuoco non eccessivo non intacca la loro corteccia (in particolare questo discorso vale per le sequoie).<\/p>\n<p>Dopo aver visitato il Visitor Center del parco ci spostiamo al parcheggio dove si prende la navetta per andare a vedere il General Sherman Tree, il pi\u00f9 maestoso delle gigantesche sequoie del parco. Lo spettacolo di questi alberi (non solo dei due citati) \u00e8 impressionante, ci si sente veramente piccoli. Terminata la visita ci avviamo verso Santa Maria, sulla costa, all&#8217;albergo prenotato. La General Highway, la discesa con tutti tornanti che passa per Amphitheater Point, \u00e8 impegnativa.<\/p>\n<p>Dopo poco ci fermiamo vicino ad un lago artificiale e, scendendo dalla macchina, sentiamo un&#8217;aria veramente bollente. Siamo partiti dal parcheggio del General Sherman Tree alle 15 e siamo arrivati a Santa Maria alle 19,20. Pernottamento al Days Inn.<br \/>\nNota1: in entrambi i parchi non esistono distributori di carburante.<br \/>\nNota2: ci sarebbe un parcheggio proprio sotto il breve sentiero che conduce al General Sherman Tree, ma \u00e8 riservato ai disabili.<\/p>\n<p><strong>13 agosto Santa Barbara \u2013 Los Angeles 241 miglia<\/strong><br \/>\nDa Santa Maria raggiungiamo il mare passando per Guadalupe ed entrando nella riserva delle dune (N 34\u00b057&#8217;55&#8221; \u2013 W 120\u00b039&#8217;01&#8221;). Il panorama delle dune e della spiaggia \u00e8 incantevole. Passiamo per la deliziosa Santa Barbara, pranzando con un buon piatto di pesce allo Shoreline Cafe (801 Shoreline Drive), una terrazza sulla spiaggia, poi di nuovo la 101 fino al bivio per Malib\u00f9 dove, alle 15, ritorniamo sulla costa, ma non \u00e8 un&#8217;idea felice perch\u00e9 il traffico \u00e8 completamente bloccato ed arriviamo all&#8217;hotel di Los Angeles alle 17,15, decidendo di uscire dall&#8217;autostrada e seguire le stradine suggerite da Maps.<\/p>\n<p>Dobbiamo sbrigarci ad andare all&#8217;aeroporto a prendere Andrea e Agnese, che dovevano arrivare da Charlotte dove il volo da Roma aveva fatto scalo, ma ci comunicano che la coincidenza \u00e8 saltata e che arriveranno solo l&#8217;indomani in tarda mattina. Noi dobbiamo comunque andare in aeroporto a consegnare la macchina per prenderne, presso la compagnia Dollar, una con portabagagli pi\u00f9 grande (a questo punto abbiamo 4 trolley grandi e 4 piccoli); optiamo per un suv, la Dodge Journey (in Italia venduta come Fiat Freemont), che si riveler\u00e0 ottima e, soprattutto spaziosa.<\/p>\n<p>Visto che i garage delle compagnia di rent car sono fuori (2-3 miglia) dall&#8217;aeroporto e distanti tra loro, una volta lasciata la macchina alla Budget, dobbiamo prendere la loro navetta per l&#8217;aeroporto e poi, una volta giunti, prendere quella della Dollar dall&#8217;aeroporto al loro garage. L&#8217;aeroporto di Los Angeles \u00e8 una vera bolgia, traffico pazzesco a tutte le ore, mai visto un aeroporto internazionale cos\u00ec congestionato. Pernottamento al The\u00a0Dixie\u00a0Hollywood.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Deathvalley.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-32804\" alt=\"Deathvalley\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Deathvalley.jpg\" width=\"298\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Deathvalley.jpg 298w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Deathvalley-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a>14 agosto Los Angeles 40 miglia<\/strong><br \/>\nSe San Francisco \u00e8 stata, per noi, una splendida scoperta, Los Angeles ha rappresentato una grossa delusione. Traffico caotico a tutte le ore, estrema difficolt\u00e0 di trovare parcheggi lungo le strade (vedi nota) mentre quelli privati, numerosi, costano cifre assurde; sembra una citt\u00e0 che vive solo per l&#8217;industria cinematografica.<\/p>\n<p>In definitiva tutto si esaurisce, per chi interessa, in una passeggiata sulla Walk of Fame per vedere le famose stelle con i nomi delle &#8220;Star&#8221; hollywoodiane sul marciapiede o le impronte delle mani e dei piedi di quelle ancora pi\u00f9 &#8220;Star&#8221; davanti al Teatro Cinese e arrivare ad osservare, dall&#8217;Osservatorio Griffith, la famosa scritta &#8220;Hollywood&#8221; sulla collina antistante. Molti quartieri sono off limits di sera (alcuni anche di giorno). Cena a Santa Monica.<br \/>\nNota: a Los Angeles il divieto di sosta lungo i marciapiedi \u00e8 segnalato dalla colorazione del bordo del marciapiedi stesso: rosso vuol dire divieto di sosta sempre, poi ci sarebbero altri colori di cui non abbiamo compreso il significato. In definitiva si pu\u00f2 parcheggiare solo dove il bordo del marciapiedi non presenta nessun colore. Pertanto \u00e8 consigliabile prenotare solo alberghi con parcheggio garantito (al Dixie, ad esempio, non lo era e, rientrati da una cena alle 23, era tutto occupato e abbiamo dovuti penare per trovarlo fuori dell&#8217;albergo)<\/p>\n<p><strong>15 agosto Death Valley 403 miglia<\/strong><br \/>\nCon la hwy 190 verso la Death Valley. Il caldo \u00e8 notevole (alle 15 ci sono 50\u00b0 C) ma, per fortuna, l&#8217;umidit\u00e0 \u00e8 nulla e, quindi, si riesce a tollerarlo decentemente. Uscendo dalla macchina l&#8217;effetto che si prova \u00e8 identico a quello che si ha aprendo un forno acceso da un bel pezzo a 200\u00b0C.<\/p>\n<p>Vediamo, nell&#8217;ordine e sempre sulla 190, Panamint Springs, le fantastiche Mesquite Flat Sand Dunes, Fournace Creek, la piana salina di Bad Water (un cartello sulla parete rocciosa antistante segnala che siamo a 86 metri sotto il livello del mare) e i fantastici colori dell&#8217;Artists Palette. Si ritorna a Fournace Creek per andare all&#8217;albergo a Beatty (Death Valley Inn &amp; RV Park).<\/p>\n<p>Nota1: a Beatty la benzina costa normalmente, ma, all&#8217;interno della Death Valley, costa fino a 2$ in pi\u00f9 al gallone.<br \/>\nNota2: nell&#8217;attraversamento della Death Valley \u00e8 consigliabile non usare il condizionatore (o farlo in maniera moderata) per non surriscaldare il motore. Ricordarsi che nella Valley non c&#8217;\u00e8 campo per i cellulari e chiamare un carro attrezzi risulterebbe problematico (per non dire impossibile).<\/p>\n<p><strong>16 agosto Death Valley NP\u2013 Las Vegas 244 miglia<\/strong><br \/>\nRitorniamo nella Valley per terminare la visita. Passiamo per la ghost town di Rhyolite (non di grande interesse) e ripassiamo per Fournace Creek per andare, tramite una diramazione della 190, a Zabriskie Point (vedute mozzafiato sui calanchi) e Dante&#8217;s View. Lungo la strada che porta a Las Vegas area pic-nic (N 36\u00b038&#8217;34&#8221; \u2013 W 116\u00b023&#8217;59&#8221;) con tavolini sotto gli alberi, bagni, benzinaio e market con gadget &#8220;alieni&#8221;.<\/p>\n<p>Visto che non si sa esattamente dove sia la fantomatica &#8220;Area 51&#8221; molti (market, alberghi, \u2026) la collocano nei loro pressi. A Las Vegas costatiamo, con rammarico, che il Museo del Neon aveva terminato i biglietti per quel giorno. Che dire di Las Vegas: che sfugge ad ogni catalogazione, \u00e8 il trionfo del kitch pi\u00f9 sfrenato, del lusso pi\u00f9 ostentato, \u00e8 pazzesca, insonne, esagerata in tutto. Passarci una mezza giornata \u00e8 divertente, di pi\u00f9 fa venire l&#8217;orticaria (almeno a chi scrive). Cena, con la solita (anche se ottima) bistecca, all&#8217;Harley Davidsons Restaurant e pernottamento al Flamingo\u00a0Las\u00a0Vegas\u00a0Hotel\u00a0&amp;\u00a0Casino.<\/p>\n<p>Nota1: in tutti i parchi che incontreremo da questo punto in poi (generalmente in tutti i parchi del sud-ovest) \u00e8 importante portarsi appresso (specie se si fanno percorsi) un&#8217;adeguata riserva d&#8217;acqua perch\u00e9 fa veramente caldo. A tal proposito ci sono espliciti cartelli all&#8217;inizio dei percorsi.<\/p>\n<p>Nota2: nel Visitor Center della Death Valley \u00e8 disponibile, oltre alle consuete mappe, anche depliant in Italiano.<\/p>\n<p><strong>17 agosto Zion NP 160 miglia<\/strong><br \/>\nDa Las Vegas allo Zion NP passando per St. George, dove ci sono molti centri commerciali. Arriviamo a Springdale, la porta dello Zion NP, all&#8217;ora di pranzo e, lasciati i bagagli all&#8217;albergo, prendiamo la navetta per il parco. Arrivati al termine del percorso della navetta, al Temple of Sinawava, inizia la Riverside walk che risale il Virgin River incassato tra le alte pareti del canyon; per un bel tratto l&#8217;acqua \u00e8 bassa, arriva al massimo alle ginocchia, dopo si fa leggermente pi\u00f9 alta: lo spettacolo \u00e8 suggestivo e la camminata non faticosa. Penottamento all&#8217;Holiday Inn Express.<\/p>\n<p>Nota: la navetta percorre la &#8220;Zion Canyon Scenic Drive&#8221; che non \u00e8 percorribile dai mezzi privati (dall&#8217;incrocio con la hwy 9). Ci sono fermate nei punti in cui iniziano sentieri per escursioni. Si prende al Visitor Center, dove ci sono ampi parcheggi per lasciare il proprio mezzo. C&#8217;\u00e8 anche una navetta che porta dal paese al visitor center, fermandosi in vari punti soprattutto vicino agli alberghi.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Bryce.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32805\" alt=\"Bryce\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Bryce.jpg\" width=\"448\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Bryce.jpg 448w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Bryce-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Bryce-400x266.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>18 agosto Bryce Canyon NP 232 miglia<\/strong><br \/>\nPartiamo per il Bryce percorrendo la panoramica hwy 9, che si imbocca un po&#8217; a nord di Springdale. Poco dopo il bivio s&#8217;incontra un tunnel (vedi nota sotto) e, immediatamente dopo, un parcheggio con segnalazione di un overlook .<\/p>\n<p>Il percorso per raggiungerlo \u00e8 di media difficolt\u00e0, ripido ma breve (poco pi\u00f9 di 200 m), affrontabile almeno con scarpe da ginnastica, ma vale la pena, la vista \u00e8 splendida. La hwy 9 finisce sulla 89, dove a destra si va al Grand Canyon e a sinistra al Bryce, dove siamo diretti noi. Imbocchiamo la 12 passando per il Red Canyon e arriviamo alla nostra meta.<\/p>\n<p>Il Bryce NP \u00e8 percorso da un&#8217;unica strada con vari punti di sosta che portano a dei percorsi o a punti panoramici. Conviene arrivare fino al Rainbow Point, ultimo punto panoramico e, poi, tornare indietro fermandosi agli altri indicati dalla mappa (consegnata, come sempre, all&#8217;entrata al parco). In alternativa si pu\u00f2 prendere uno shuttle gratuito che parte da Bryce Canyon City e fa varie fermate con l&#8217;autista che scende e illustra le particolarit\u00e0 delle vedute.<\/p>\n<p>La vista, dai vari punti di osservazione \u00e8 fantastica. Imperdibile la passeggiata lungo il percorso circolare denominato Navajo Loop (tempo di percorrenza: 1,15 h) che parte e arriva al Sunset Point. Il parco, come sopra detto, presenta vari percorsi da trekking ma, ovviamente, per poter visitare a fondo tutti i parchi ci vorrebbe una vita.<\/p>\n<p>La temperatura \u00e8 gradevole anche per la generosa ventilazione (ma la sera, al motel, sar\u00e0 di 9\u00b0C). Il Foster&#8217;s Motel, \u00e8 alquanto scadente; buona, invece, la cena (e la colazione all&#8217;indomani) alla steakhouse annessa.<br \/>\nNota: il tunnel sopracitato \u00e8 stretto, comunque percorribile gratuitamente per le autovetture; per camion, camper e comunque mezzi le cui misure eccedono quelle illustrate al casello d&#8217;ingresso al tunnel, c&#8217;\u00e8 un ticket da pagare in quanto, per farli passare, gli addetti bloccano il traffico nel senso opposto.<\/p>\n<p><strong>19 agosto Capitol Reef &#8211; Arches NP 347 miglia<\/strong><br \/>\nLa hwy 12, la strada panoramica verso Capitol Reef, corre tutta sull&#8217;altopiano, con un paesaggio contornato da rocce di colore grigio con venature sul rosso. Tra Escalante e Boulder si snoda la One Million Dollar Road, costruita dal Civilian Conservation Corps (CCC). Nelle valli pianure molto verdi con coltivazioni, sulle alture (a forma di tronco di cono) solo cespugli.<\/p>\n<p>Dopo Boulder si entra nella Dixie National Forest, bellisimo ambiente verde e fresco (alle 12 avevamo 18\u00b0C). La 12 termina sulla 24, dove giriamo a destra per Fruita. All&#8217;incrocio troviamo un benzinaio, il motel Days Inn e un locale con ottimo caff\u00e8 e deliziosi pasticcini al cioccolato. Anche per Capitol Reef il colore dominante delle rocce \u00e8 il rosso. Avevamo letto di frutteti (la strada parte dal Visitor Center) piantati dai primi abitanti alla fine dell&#8217;800 (coloni mormoni) dove vendevano frutta che si poteva cogliere direttamente dagli alberi, ma erano chiusi perch\u00e9 la frutta non era ancora matura.<\/p>\n<p>Il parco \u00e8 stretto e lungo e la 24 l&#8217;attraversa lungo il lato corto; per visitarlo bene occorre percorrere strade bianche e\/o percorribili solo con 4&#215;4. Non avendo auto adatta e dovendo, per ragioni di tempo, fare una selezione delle cose da vedere, decidiamo di limitarci a questo percorso, vedendo prima The Castle (formazione rocciosa) e dei petroglifi, che sembrano rappresentazioni di alieni. Una strada contornata da rocce di arenaria grigia ci porta ad Hanksville (pranzo al Duke&#8217;s Stick Rock Grill). L&#8217;interstate 70 presenta un ambiente desertico con, all&#8217;orizzonte, le formazioni rocciose del tipo di quelle della Monument Valley. Con la 191 e, poi, la 313 per le Canyolands arriviamo al Dead Horse Point, overlook molto bello che spazia su un ampio panorama tra cui il pianoro con strapiombo immortalato nella scena finale di Thelma &amp; Louise (10$ a vettura).<br \/>\nIl sole sta tramontando quando arriviamo all&#8217;Arches NP.<\/p>\n<p>Facciamo un giro esplorativo prima di recarci all&#8217;albergo a Moab, ci fermiamo subito al punto denominato Park Avenue, proseguendo verso gli archi, ma verifichiamo che sono o distanti dalla strada o, se sulla strada, lontani; pertanto, visto che si sta facendo buio e la temperatura sta scendendo (di giorno era gradevole), puntiamo su Moab (cittadina piena di ristoranti e motel), pernottando all&#8217;Aarchway Inn.<\/p>\n<p>Nota: L\u2019istituzione del Civilian Conservation Corps (CCC), la cui nascita fu chiesta espressamente da Roosevelt in un messaggio al Congresso del 21 marzo 1933. Il &#8220;CCC&#8221; dal 1933 al 1942 assold\u00f2 oltre tre milioni di disoccupati che furono destinati a curare la manutenzione e la conservazione delle risorse naturali. Lo stato forniva loro un riparo, dei vestiti, del cibo e un salario di 30 dollari al mese (una parte del salario doveva essere per\u00f2 inviato alle famiglie).<\/p>\n<p><strong>20 agosto Arches NP 164 miglia<\/strong><br \/>\nRipercorriamo la strada iniziata la sera prima e puntiamo subito al Delicate Arch. Dall&#8217;unico ingresso (il Visitor Center \u00e8 immediatamente dopo) parte l&#8217;unica strada che percorre il parco, con deviazioni per i vari Arches e ci sono circa 19 miglia per arrivare al parcheggio da cui parte il percorso per quello che \u00e8 considerato il pi\u00f9 bello degli Arches del parco (non a caso \u00e8 diventato il simbolo dello Utah).<\/p>\n<p>Il sentiero per raggiungere il Delicate Arch (Upper Delicate Arch Viewpoint) \u00e8 classificato come &#8220;difficoltoso&#8221; sia nella piantina, consegnataci, come sempre, all&#8217;ingresso al parco, sia in alcuni diari di viaggio. A noi \u00e8 sembrata, francamente, una classificazione esagerata; certamente \u00e8 in salita (146 m di dislivello) ma non ci \u00e8 sembrato nulla di terribile e abbiamo visto salire tranquillamente anziani (anche chi scrive non \u00e8 certo un fanciullo) e famiglie con bambini piccoli, ovviamente tenuti per mano in alcuni limitati punti (calcolare 2 h a\/r con sosta per foto). A nostro avviso, pi\u00f9 che il percorso, \u00e8 il caldo a preoccupare, anche perch\u00e9 nel suo sviluppo non presenta punti d&#8217;ombra; consigliabili berretti e molta acqua.<\/p>\n<p>Per fotografare il maestoso arco devo ricorrere sempre al solito trucchetto (come a New York). Lo spettacolo \u00e8 bellissimo, peccato che il sole era velato. Dal parcheggio di cui sopra si raggiunge, in pochi minuti, quello per ammirare (stavolta senza sentiero) il Delicate Arch dal basso (Lower Delicate Arch Viewpoint). Torniamo sulla strada principale del parco e proseguiamo fino al termine della strada per vedere il Landscape Arch. Da qui, tornando indietro verso l&#8217;entrata\/uscita, un&#8217;altra deviazione, dopo quella per il Delicate Arch, porta al Double Arch (dal parcheggio breve e facile sentiero).<\/p>\n<p>Usciti dal parco ci dirigiamo verso Monticello per il pernottamento, deviando, lungo il tragitto sulla 211, in direzione di Needles. Dopo circa 12 miglia si incontrano i petroglifi del Newspaper Rock State Historic Monument (carenti le indicazioni e ipotesi di ricostruzione storica). Per Needles sarebbero, complessivamente, 30 miglia quindi rinunciamo. Pernottamento a Monticello all&#8217;Inn at the Canyons.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MesaVerde.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-32806\" alt=\"MesaVerde\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MesaVerde.jpg\" width=\"448\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MesaVerde.jpg 448w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MesaVerde-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/MesaVerde-400x266.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>21 agosto Mesa Verde NP 145 miglia<\/strong><br \/>\nSi arriva a Mesa Verde passando per Cortez e Durango. Le visite (guidate, solo in inglese) ai due pueblo, Cliff Palace e Balcony House, edificati in grandi fenditure orizzontali della montagna, vanno prenotate al Visitor Center.<\/p>\n<p>Noi prenotiamo per il Cliff Palace per le 16,30, considerando che i due siti non sono molto diversi (almeno vedendo le immagini dei depliant) e, soprattutto, che per accedere al Balcony occorre, oltre che arrampicarsi su scale a pioli (non eccessivamente difficoltose, presenti anche nella parte finale della visita al Cliff Palace), percorrere gradini a picco sul canyon e un breve tunnel di 3,7 metri che, per le sue dimensioni, pu\u00f2 essere attraversato solo a carponi o strisciando, e chi scrive, con le ginocchia plurioperate, non poteva assolutamente farlo.<\/p>\n<p>Comunque nel Visitor Center, scale e tunnel sono riprodotti a grandezza naturale per permettere di effettuare prove prima di decidere la eventuale visita. Il pueblo Cliff Palace \u00e8 senza dubbio interessante e, assieme al Balcony, molto pi\u00f9 conservato e restaurato degli altri (a visita libera) della zona, come la Spruce Tree House. Interessante il Chapin Mesa Archeological Museum con bella collezione di vasi navajo.<\/p>\n<p>Tra lo Spruce e il Balcony si trova il Cliff Palace Loop, lungo il quale si possono vedere altre testimonianze della vita dei pueblo. Fa caldo anche se c&#8217;\u00e8 ventilazione. Stanchi torniamo in albergo (il Baymont Inn &amp; Suites a Cortez) ristorandoci in piscina, poi cena messicana e a nanna.<\/p>\n<p>Nota1: al Visitor Center, oltre alle consuete mappe e depliant, anche in italiano, gratuite, sono disponibili (ad 1$) le bruchure, in italiano, dei vari pueblo, con la storia e altre info. Sono consigliabili perch\u00e9 non \u00e8 facile comprendere l&#8217;americano parlato (ben diverso dall&#8217;inglese scolastico).<br \/>\nNota2: al Baymont lavanderia a gettone con asciugatrici.<\/p>\n<p><strong>22 agosto Verso la Monument Valley 135 miglia<\/strong><br \/>\nDopo la solita spesa al Walmart, diritti verso la Monument Valley, passando per Aneth, Bluff e Mexican Hut; lungo la strada molti agglomerati di case di legno e lamiera e anche di case-mobili. Prima del &#8220;cappello messicano&#8221; avevamo fatto una deviazione di 4 miglia per il Gooseneck State Park, per ammirare la serpentine che il Colorado River si \u00e8 divertito a fare per la gioia di noi turisti.<\/p>\n<p>Fa caldo (32\u00b0C). Arriviamo all&#8217;albergo nel tardo pomeriggio. Avevamo faticato molto (vedi sotto in ALBERGHI), per trovare una camera al Goulding&#8217;s Lodge, uno dei due alberghi (l&#8217;altro \u00e8 &#8220;The View&#8221;) che stanno dentro la Monument Valley, proprio davanti alle fantastiche &#8220;torri&#8221; rosse immortalate in tanti film (da Ombre Rosse a Forrest Gump), ma purtroppo una nuvola proprio davanti al sole rovina tutta la &#8220;magia&#8221; del tramonto nella Valley. Cena nell&#8217;ottimo ristorante dell&#8217;albergo (senza bevande alcooliche come in tutto il territorio navajo).<\/p>\n<p><strong>23 agosto Monument Valley 155 miglia<\/strong><br \/>\nSveglia prima dell&#8217;alba per non perderci la vista del sole che sorge da dietro le &#8220;torri&#8221;. Ma niente da fare, non c&#8217;erano molte nuvole in cielo ma quelle poche erano tutte proprio dove stava sorgendo il sole. Per fare bene e con tranquillit\u00e0 il giro del parco (con la nostra macchina) impieghiamo circa 3 ore (soste per foto comprese), considerando che si va piano perch\u00e9 il percorso \u00e8 alquanto accidentato (vedi nota). Inutile dire che il panorama \u00e8 fantastico. Usciti dalla Monument Valley, ci dirigiamo verso Page, avendo prenotato per la visita all&#8217;Antelope Canyon.<\/p>\n<p>Su consiglio di amici ci dirigiamo verso l&#8217;Horseshoe Bend (appena fuori Page &#8211; ampio parcheggio con breve sentiero, all&#8217;inizio in salita) dove il Colorado River crea nel suo percorso diverse anse, la pi\u00f9 spettacolare delle quali \u00e8 a forma di zoccolo di cavallo (da qui il nome del sito), sicuramente pi\u00f9 belle di quelle del Goosenecks State Park viste ieri. A Page cena Texana (anche se siamo nello Utha) al Big John Texas BBQ: sotto la pensilina di ex distributore di benzina, ambiente informale, complessino di musica country, tanta birra (\u00e8 evidente che non \u00e8 gestito da navajo) e squisite costine al BBQ che si scioglievano in bocca. Pernottamento al Motel 6 di Page.<br \/>\nNota1: il percorso nella Valley \u00e8 alquanto accidentato ma percorribile con qualsiasi mezzo (certamente andando piano e con attenzione).<\/p>\n<p>Noi eravamo in 4 su un suv (ma non 4&#215;4) e non abbiamo avuto nessun problema. Ci sono anche le visite guidate ma c&#8217;\u00e8 da tener conto, oltre che del costo, anche del fatto che sono di breve durata (90&#8242;, noi ci siamo stati il doppio) e che vengono effettuate con camioncini scoperti e che, quindi, la scorpacciata di polvere rossa \u00e8 assicurata.<br \/>\nNota2:a Page abbiamo avuto difficolt\u00e0 a trovare una stanza con 4 letti; tutti i siti di prenotazione proponevano 2 stanze da 2<\/p>\n<p><strong>24 agosto Antelope Canyon \u2013 Grand Canyon NP (South Rim) 174 miglia<\/strong><br \/>\nL&#8217;appuntamento, per visitare l&#8217;Antelope \u00e8 alle 10, a Page, presso la sede della Lake Powell Blu (una delle tante compagnie che effettuano le visite guidate al canyon), con la quale avevamo prenotato, ovviamente online, fin da marzo. Spettacolo di danza indiana davanti alla sede, poi in marcia verso il canyon a bordo di furgoni scoperti 4&#215;4. Arrivati sul posto si procede a piedi e il tour dura circa 40&#8242; ed \u00e8 molto affascinante; la luce che penetra fa strani riflessi sulle pareti contorte e percorse da numerose e leggere solcature e, anche se dal vivo sembrano grigie, in fotografia mostrano un caleidoscopio di colori.<\/p>\n<p>Purtroppo la gente \u00e8 tanta e fare belle foto \u00e8 estremamente difficile, anche se in alcuni momenti, come quando si arriva, quasi alla fine del percorso, al punto in cui il fascio di luce entra perpendicolarmente, gli accompagnatori fermano il gruppo permettendo di fotografare. Ci sono vari turni e quello migliore \u00e8 quello che permette di stare all&#8217;interno del canyon, almeno verso l&#8217;inizio o la fine della visita, quando il sole \u00e8 perpendicolare, cio\u00e8 dalle 11,30 alle 12,30. Alle 12 siamo di nuovo alla sede della compagnia.<\/p>\n<p>Fa caldo lungo la strada del Grand Canyon, nonostante che siamo a 5000 ft (oltre 1500 m) la temperatura \u00e8 di 100\u00b0F (37\u00b0 C); il paesaggio \u00e8 desertico, quasi lunare. Entriamo da est, sulla Desert Wiew (strada percorribile dalle auto private) e arriviamo a Tusayan, uscendo dall&#8217;ingresso sud, fermandoci in un paio di punti per ammirare il panorama.<\/p>\n<p>Fatto il check-in in albergo, rientriamo nel parco tornando al Grandview Point per vedere il tramonto (veramente il punto pi\u00f9 adatto per ci\u00f2 sarebbe il Lipan Point, ma \u00e8 troppo lontano e arriveremo a tramonto terminato), ma \u00e8 brutto tempo (ed infatti l&#8217;indomani ci sar\u00e0 un temporale). Pernottamento a Tusayan, al Best western Premier Grand Canyon.<br \/>\nNota: per l&#8217;Antelope Canyon quasi tutte le compagnie effettuano anche speciali tour fotografici, di costo e durata maggiore (e, probabilmente con meno calca).<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Antelope.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32807\" alt=\"Antelope\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Antelope.jpg\" width=\"298\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Antelope.jpg 298w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Antelope-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a>25 agosto Grand Canyon NP (South Rim) 101 miglia<\/strong><br \/>\nFacciamo il percorso, lungo la Hermit Road, servito dalla navetta rossa (interdetto ai veicoli privati) facendo, su consiglio della Lonely Planet, tre (Hopi Point, Mohave Point e Pima Point) delle nove soste che tale navetta effettua in prossimit\u00e0 di altrettanti punti di osservazione. Per arrivare a prendere la navetta rossa, dal Visitor Center, si pu\u00f2 prendere la navetta azzurra.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il panorama non cambia molto da punto a punto. Il Grand Canyon \u00e8 maestoso, ma non ci suscita quell&#8217;entusiasmo che abbiamo provato per altri siti (ad esempio: Yellowstone o Bryce). Certamente facendo percorsi trekking (che durano pi\u00f9 di un giorno) scendendo al fiume a piedi o a dorso a dorso di mulo o effettuando il giro in elicottero, la fruizione del canyon sarebbe stata pi\u00f9 intensa ma abbiamo scartato i primi per questioni anagrafiche di due di noi (la pendenza \u00e8 notevole) e la seconda per esplicito rifiuto di Stefania di salire su un &#8220;coso&#8221; che reputa poco sicuro. Arriva il temporale e la temperatura precipita a circa 14-15\u00b0C.<\/p>\n<p>Visitiamo il Museo Geologico al Yavapai Point poi usciamo dal parco puntando verso Flagstaff, dove abbiamo prenotato l&#8217;albergo, percorrendo la 180, una strada molto bella che attraversa una foresta a oltre 3400 m di altezza (foresta di Coconino). A Flagstaff, dove pernottiamo al Country Suite &amp; Inn, ci aspetta un altro temporale.<\/p>\n<p><strong>26 agosto Route 66 290 miglia<\/strong><br \/>\nLa vecchia e storica Route 66 \u00e8 stata inglobata nella moderna Interstate 40, tranne un tratto che \u00e8 rimasto come un tempo e che va da Seligman a Topock, passando Kingman e Oatman. In questo tratto, lontano dalla grande arteria, la Interstate 40, che da Chicago porta a Los Angeles, sembra che il tempo si sia fermato (nel secondo tratto, da Kingman a Oatman, ancor di pi\u00f9), anche se non si sa se tale atmosfera, tra il trasandato e il nostalgico, sia reale o ad uso turistico.<\/p>\n<p>A Seligman negozi vari di souvenir, tutti con arredi, poster, riproduzioni di insegne, rigorosamente anni &#8217;50, come le vecchie auto lasciate abbandonate ovunque, comprese quelle che hanno ispirato i personaggi di &#8220;Cars&#8221; (che proprio qui \u00e8 ambientato). Singolare il negozio di un vecchissimo e leggendario barbiere, Angel Delgadillo, uno dei personaggi pi\u00f9 pittoreschi della Route, che accoglieva i viaggiatori nella sua bottega anni &#8217;50, trasformata ora in bazar (non sappiamo se il barbiere \u00e8 ancora vivo \u2013 la barberia \u00e8 diventata una specie di museo).<\/p>\n<p>Fa molto caldo (37\u00b0C) quando iniziamo, a Seligman, il percorso storico della Route 66 e, lungo la strada, non potevamo non fermarci all&#8217;Hackberry General Store, una vecchia stazione di servizio trasformata in un museo di pompe di benzina e insegne anni &#8217;50, nonch\u00e9 store di gadget vari. Proseguiamo, incrociando la I40 a Kingman, fino a Oatman, paesino simpatico che ha saputo riciclarsi, una volta che la costruzione della grande arteria lo ha emarginato dalle rotte commerciali, in una attrazione turistica con negozi di artigianato vario, strani e improbabili personaggi e molti asinelli che vagano per le vie. Con la I-40 ritorniamo a Kingman dove pernottiamo al Best Western Plus King&#8217;s Inn &amp; Suites.<\/p>\n<p><strong>27 agosto San Diego 404 miglia<\/strong><br \/>\nPartenza per San Diego con la I-40. La strada, \u00e8 diritta e molto larga ma con limite a 75 mph; il panorama \u00e8 desertico. Inizialmente si notano, in lontananza delle montagne (The Needles) poi l&#8217;ambiente diventa ancora pi\u00f9 desertico (regione del Mojave Desert) e le montagne sempre pi\u00f9 lontane. A Newberry usciamo per andare a vedere il Bagdad Caf\u00e8 (location dell&#8217;omonimo film) che, in fondo, \u00e8 poco pi\u00f9 di una casupola in legno dove molti fotografano ma pochi consumano anche perch\u00e9 non \u00e8 che ci siamo molte cose da consumare (sar\u00e0 finanziato dall&#8217;apposito ente per il turismo??).<\/p>\n<p>Lungo la strada corre la Santa F\u00e9 Railroad su cui viaggiano lentamente kilometrici treni portacontainer. Data la distanza da coprire arriviamo a San Diego abbastanza tardi e visitiamo solo il Seaport Village e Gaslamp Quarter, andando poi a cena al famoso (meritatamente) Phil&#8217;s BBQ. Poca fila (siamo stati fortunati perch\u00e9 Andrea, lo scorso anno, ne ha incontrata una molto lunga) e ottime ribs americane cotte al bbq.<\/p>\n<p><strong>28 agosto San Diego 96 miglia<\/strong><br \/>\nIn mattinata visita al Point Loma NP con il Monumento a Juan Rodriguez Cabrillo (esploratore che approd\u00f2 nella Baia di San Diego nel 1542). Visita al faro dismesso, diventato museo con vista su San Diego; poi, lungo la costa per La Jolla, con colonie di uccelli e leoni marini. San Diego \u00e8 una bella citt\u00e0, ben tenuta, vivace ma ordinata, molto diversa dalla caotica e chiassosa vicina Los Angeles.<\/p>\n<p>Pomeriggio di relax sulla enorme spiaggia del Coronado. Al centro del grazioso Seaport village, oltre a vari ristoranti e negozi, c&#8217;\u00e8 una piazzetta alberata con tavolini e panche in maiolica dove poter mangiare i cibi che si prendono nei chioschi di vivande take-away che contornano la piazzetta stessa.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/LosAngeles.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32808\" alt=\"LosAngeles\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/LosAngeles.jpg\" width=\"448\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/LosAngeles.jpg 448w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/LosAngeles-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/LosAngeles-400x266.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/a>29 agosto Da San Diego a Los Angeles (Silver Lake) 166 miglia<\/strong><br \/>\nIl traffico nel tratto San Diego \u2013 Los Angeles (120 miglia) \u00e8 semplicemente pazzesco: arriviamo a Los Angeles in tarda mattinata. Gironzoliamo per il quartiere di Silver Lake (ma non ne valeva la pena) dirigendoci, dopo un frugale pasto e check-in in albergo, a Venice Beach.<\/p>\n<p>La spiaggia \u00e8 bella, larga e lunga, ma la strada che la costeggia, iperaffollata, \u00e8 strapiena di negozi di orrende cianfrusaglie.<\/p>\n<p><strong>30 agosto Los Angeles 81 miglia<\/strong><br \/>\nPartiti Agnese e Andrea, dedichiamo l&#8217;ultima giornata intera negli USA (calda, solo la sera rinfrescher\u00e0) al Getty Museum. Gran bel museo, con interessanti opere, alcune imperdibili, come gli Iris di Van Gogh. Anche la struttura stessa del museo \u00e8 notevole, sia per la sua architettura che per la vista su Los Angeles. Usciti dal museo torniamo in albergo facendo un giro per Beverly Hills.<\/p>\n<p>Nota1: per il Getty Museum prendere l&#8217;uscita 59 della 405 Nord, che porta all&#8217;apposito parcheggio per i visitatori, seguendo le indicazioni. Da tale parcheggio un trenino a cremagliera porta all&#8217;entrata del museo.<br \/>\nNota2: si paga solo il parcheggio (15$ a vettura) e con tale biglietto \u00e8 possibile visitare (nella stessa giornata) anche la Villa Getty che si trova a Malib\u00f9.<\/p>\n<p><strong>31 agosto Partenza per Roma<\/strong><\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><br \/>\nUna vacanza splendida e indimenticabile. Dei 14 Parchi Nazionali presi in considerazione, alcuni li abbiamo visitati a fondo, altri solo parzialmente; d&#8217;altronde anche se ci siamo stati 35 giorni, sono talmente tanti, vasti e lontani tra di loro che per una visita approfondita, compresi gli innumerevoli percorsi di trekking, ci vorrebbe almeno un anno.<\/p>\n<p>A chi ha la possibilit\u00e0 di recarsi negli USA pi\u00f9 di una volta e con meno anni sulle spalle (e ginocchia sane) daremmo il consiglio di vedere meno parchi per volta e farlo in maniera pi\u00f9 approfondita, comprese le escursioni e i percorsi di trekking.<\/p>\n<p><strong>Il viaggio in numeri:<\/strong><br \/>\n9 gli stati attraversati (New York, Colorado, South Dakota, Wyoming, Idaho, Utah, California, Nevada, Arizona);<br \/>\n18 i parchi visitati: 14 nazionali (Ellis Island e Statua della Libert\u00e0, Rocky Mountains, Yellowstone, Grand Teton, Yosemite, Sequoia, Death Valley, Zion, Bryce, Capitol Reef, Arches, Mesa Verde, Cabrillo), 2 statali (Custer e Gooseneck) e due della Comunit\u00e0 Navajo (Monument Valley e Antelope Canyon);<br \/>\n27 le strutture ricettive utilizzate (tra alberghi e motel);<br \/>\n7.947 i km percorsi in macchina.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>NOTE<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>PREPARAZIONE DEL VIAGGIO<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Documenti<\/strong><br \/>\nPassaporto: necessario passaporto con microchip incorporato o a lettura ottica o con foto digitale, accompagnato dall&#8217;ESTA (Electronic System for Travel Authorization), in pratica un visto turistico, valido due anni, per un soggiorno non superiore a 90 giorni consecutivi (occorre avere anche il biglietto di ritorno e andare negli USA solo per turismo, altrimenti occorre il visto vero e proprio).<\/p>\n<p>Patente internazionale: in alcuni stati \u00e8 valida la patente italiana, in altri ci vuole anche la patente internazionale (tra quelli da noi attraversati: il Wyoming, l&#8217;Arizona, e New York). Per sicurezza, da pi\u00f9 parti, consigliano di averla in ogni caso.<\/p>\n<p><strong>Alberghi<\/strong><br \/>\nAbbiamo prenotato gli alberghi utilizzando due siti specializzati (Booking e Hotels) e lo abbiamo fatto con largo anticipo, prima di partire dall&#8217;Italia; quelli nelle adiacenze dei parchi addirittura 5 mesi prima. Questa accortezza \u00e8 necessaria vista l&#8217;enorme affluenza nei parchi, infatti in molti di essi abbiamo trovato, al nostro arrivo, tutte le strutture ricettive al completo. Certamente questo implica, nella preparazione del viaggio, un&#8217;attenta pianificazione circa ci\u00f2 che si vuole vedere, dei tempi da dedicare ad ogni cosa che interessa e dei tempi di percorrenza in auto (tenendo conto dei limiti di velocit\u00e0 che, negli USA, sono molto bassi).<\/p>\n<p>Un altro motivo per prenotare prima \u00e8 dato dall&#8217;enorme differenza di prezzo che c&#8217;\u00e8 tra alberghi (o motel) molto simili per categoria e servizi. Con Booking o Hotels si ha la possibilit\u00e0 di comparare le offerte e scegliere quella con il miglior rapporto qualit\u00e0\/prezzo, di sapere le caratteristiche della stanza e i servizi offerti. Tra questi ultimi, importanti erano (almeno per noi), avere in camera un frigo e, possibilmente, forno a microonde, per poter consumare anche frugali cene in camera e non essere sempre costretti ad andare al ristorante (per la tasca e per la linea, considerando, anche, la lunghezza del viaggio).<\/p>\n<p>Parametro da tener presente, anche se non determinante nella scelta, avere la colazione (spesso sia continentale che americana). Importante \u00e8 scegliere stanze che possono essere disdette fino a pochi giorni prima (a volte anche un giorno prima), nel caso di variazioni di programma. In alcuni momenti del viaggio non eravamo sicuri di dove potevamo arrivare e, quindi, dormire: in questi casi abbiamo prenotato, un giorno per l&#8217;altro (sempre online e sempre con i siti citati). La nostra esperienza ci porta a sconsigliare di arrivare la sera in un posto senza aver prenotato: nelle tappe di trasferimento verso Yellowstone, non sapendo dove potevamo arrivare, non avevamo prenotato e, arrivati a Hot Springs, stanchi, decidiamo di fermarci.<\/p>\n<p>Nel primo motel incontrato (Baymont Inn &amp; Suites) ci dicono di avere solo una camera per 4 persone a 176 $ (cara per il livello della struttura e inutilmente capiente perch\u00e8 eravano in 2). Ovviamente non potevamo metterci a girare tutti gli alberghi della citt\u00e0 per poter scegliere e abbiamo dovuto accettare. La sera stessa, controllando sul sito dell&#8217;albergo abbiamo visto che lo stesso aveva stanze per due a circa 90$. Inutile dire che abbiamo evitato di far presente ci\u00f2 anche per la difficolt\u00e0 di intavolare una discussione (conosciamo l&#8217;inglese ma quello parlato in alcuni posti negli USA \u00e8 un&#8217;altra lingua).<\/p>\n<p>Strana, ma fino ad un certo punto, la scelta degli alberghi di Las Vegas: nel Flamingo\u00a0Las\u00a0Vegas\u00a0Hotel\u00a0&amp;\u00a0Casino, tre stelle, 28 piani, centinaia di stanze, abbiamo pagato 63$, compresi 25$ di tariffa resort (obbligatoria) per ogni suite con grande camera da letto (per due persone), salone con zona pranzo, zona salotto e zona colazione pi\u00f9 2 bagni. Il motivo di questa apparente stranezza sta nel fatto che tali prezzi servono ad accalappiare turisti per spennarli nei Casin\u00f2 (ogni albergo ne ha uno e sono enormi); con noi hanno avuto poca fortuna visto che detestiamo il gioco d&#8217;azzardo.<\/p>\n<p>I costi oscillano molto anche a parit\u00e0 di livello e per lo stesso luogo, pertanto, ripetiamo, \u00e8 importante comparare utilizzando i siti citati; tra i due abbiamo constatato come il pi\u00f9 efficace sia senz&#8217;altro Hotels, per tre fondamentali motivi:<br \/>\n1. i prezzi sono comprensivi delle varie tasse vigenti che sono diverse da stato a stato, evitando cos\u00ec di dover ogni volta calcolare;<br \/>\n2. che quando si paga alla prenotazione in euro si evitano i costi di commissione;<br \/>\n3. che dopo 10 notti consumate, l&#8217;11a \u00e8 gratis (la notte gratuita deve costare non pi\u00f9 della media dei prezzi pagati nelle 10 notti che hanno generato tale &#8220;benefit&#8221;, in caso costasse di pi\u00f9 si paga la differenza). Noi abbiamo usufruito per due volte di questa opportunit\u00e0.<br \/>\nIn ogni caso, sia Booking che Hotels, in caso di cancellazione, sono velocissimi nella restituzione delle somme gi\u00e0 pagate.<\/p>\n<p>Le strutture ricettive USA (sia gli alberghi sia i motel) hanno due caratteristiche che abbiamo trovato molto comode. La prima \u00e8 che in quasi tutte sono presenti stanze per quattro persone (adulte) con un leggero sovraprezzo rispetto a\u00a0quelle per due persone (comodit\u00e0 che abbiamo spesso sfruttato nella seconda parte del viaggio quando ci hanno raggiunto i due figli).<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 la presenza, sempre, di una o pi\u00f9 macchine produttrici di ghiaccio (e nelle camere c&#8217;\u00e8 sempre un cestello con bustina di plastica per prenderlo); questo perch\u00e9 gli americani usano mettere, nelle gi\u00e0 ghiacciate bibite, una quantit\u00e0 enorme di ghiaccio e tali macchine sono dappertutto: negli alberghi e nei motel (gratuitamente) ma anche, per pochi spiccioli, nei distributori di carburanti e supermercati. La maggior parte dei motel ha, di contro, una caratteristica negativa: le stanze hanno ingressi (e finestra) con accesso diretto dalla strada o su cortili comunque non chiusi; anche gli ingressi (e finestre) delle stanze al primo piano (negli USA \u00e8 chiamato secondo piano, perch\u00e9 quello che per noi \u00e8 il piano terreno, per loro \u00e8 il primo piano) danno su un ballatoio collegato con scale che terminano nei suddetti cortili.<\/p>\n<p>In definitiva si accede alle camere (e quindi alle finestre) senza passare per nessun filtro o controllo, pertanto \u00e8 necessario, per ragioni di sicurezza, dormire sempre con le finestre chiuse (in alcuni sono bloccate) e, quindi, viste le temperature (specialmente nel sud), con l&#8217;aria condizionata (quasi sempre abbastanza rumorosa), a meno che non si capiti in motel con sbarre alle finestre.<\/p>\n<p>I letti (almeno nei 27 tra alberghi e motel da noi utilizzati) sono molto larghi ma stranamente corti (non pi\u00f9 di 1,80 m). Inoltre in quasi tutti abbiamo trovato lenzuola cortissime, che non arrivavano neppure al cuscino (spesso abbondantemente al di sotto).<\/p>\n<p><strong>Prenotazione della macchina.<\/strong><br \/>\nAbbiamo prenotato tre volte la macchina con tre diverse compagnie (Thrifty \u2013 Budget e Dollar), sempre prima di partire dall&#8217;Italia e sempre online tramite il sito Rentalcars.com. Le macchine (con l&#8217;assicurazione, sia RCA che kasko) si pagano all&#8217;atto della prenotazione e, nella maggior parte dei casi, non \u00e8 prevista l&#8217;assistenza stradale (per cui occorre farla aggiungere); anche le tasse non sono comprese nella prenotazione e si pagano in loco.<\/p>\n<p>Nella maggior parte dei casi, qualora non si riconsegni l&#8217;auto nella stessa localit\u00e0 di ritiro, occorre pagare una tariffa commisurata alla distanza del luogo di riconsegna (one way fee): noi abbiamo pagato 300$ per l&#8217;auto presa a Denver e riconsegnata a Salt Lake City. Non \u00e8 detto che la macchina che troverete sia quella che avete prenotato, pu\u00f2 essere (come scritto in piccolo accanto ai vari modelli) una equivalente e state certi che sar\u00e0 proprio quella, cio\u00e8 l&#8217;equivalente, assai pi\u00f9 modesta. Ovviamente tenteranno di farvi prendere, con sovraprezzo, una pi\u00f9 grande. Le modalit\u00e0 riguardanti il carburante variano a seconda della compagnia: valutare caso per caso quando si firma il contratto se scegliere di riconsegnare la macchina con il serbatoio pieno (effettuato non oltre le 8 miglia dalla riconsegna) o meno.<\/p>\n<p>Se si sceglie la prima opzione attenzione perch\u00e9 fare il pieno non \u00e8 facile per un non residente negli USA (vedi STRADE E CARBURANTI).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>DOGANA<\/strong><\/span><br \/>\nGli oggetti non classificati come souvenir (abbigliamento, CD, elettroniche, \u2026) dovrebbero pagare il dazio per essere esportati. Il condizionale \u00e8 d&#8217;obbligo perch\u00e9 raramente il personale che controlla i bagagli ci fa caso; ma, per premunirsi contro un controllore &#8220;pignolo&#8221; \u00e8 meglio far in modo da sembrare &#8220;portati da casa&#8221;, ad esempio togliendo le etichette, compresa quella del prezzo, per i capi d&#8217;abbigliamento, o, l&#8217;imballo per le elettroniche. In teoria, per le elettroniche portate dall&#8217;Italia (fotocamera, tablet, PC, \u2026) si dovrebbe portare appresso la fattura di acquisto; se la si ha meglio portarla, non si sa mai.<\/p>\n<p>Ricordarsi che negli USA i bagagli che vanno in stiva negli aerei possono essere aperti dal personale di sicurezza, tant&#8217;\u00e8 che detti bagagli debbono essere muniti di lucchetto omologato per gli USA (TSA), munito cio\u00e8 di un sistema che permette al suddetto personale di aprirlo. In caso di lucchetto non da loro apribile sono legalmente autorizzati a spaccarlo per ispezionare il bagaglio.<\/p>\n<p>Le ispezioni all&#8217;aeroporto sono, com&#8217;\u00e8 noto, molto pignole ed estenuanti; chi scrive ha dovuto subire una super-ispezione a causa di un metal detector troppo sensibile che suonava nonostante non avessi nulla di metallico addosso (a meno che non percepisse il metallo, penso titanio, della protesi metallica al ginocchio).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>COSTI<\/strong><\/span><br \/>\nSi paga ovunque e per qualsiasi importo (anche pochi centesimi) con la carta di credito. Solo in un caso ci \u00e8 stato chiesto di digitare il PIN, in altri casi di firmare elettronicamente; nei supermercati ci \u00e8 stato chiesto un documento di identit\u00e0 solo in caso di acquisto di alcolici; la maggior parte delle volte la carta viene &#8220;strisciata&#8221; e basta. A proposito di alcolici, molto spesso, questi (birra compresa), non vengono venduti nei supermercati, ma in altre strutture adiacenti.<\/p>\n<p>Nei ristoranti la prassi \u00e8 di pagare con la carta dandola al cameriere che ve la riporta assieme al conto saldato ma con ancora da inserire la mancia (da scegliere tra tre opzioni: 10-15-20%): \u00e8 evidente che la transazione rimane aperta per consentire di inserire un importo diverso (comprensivo della mancia) successivamente. Questa \u00e8 la prassi osservata ovunque, ma a noi \u00e8 sembrata molto pericolosa.<\/p>\n<p>Il costo della vita negli USA (per un turista italiano nel 2015) non \u00e8 cara, diciamo, in media, come in Italia (almeno come a Roma); alcune cose (carne, abbigliamento, \u2026..) costano meno e sono di ottima qualit\u00e0. Certamente fino a due anni fa, con il dollaro a 0,75\u20ac, era un&#8217;altra cosa (conosciamo gente che partiva con la valigia vuota e si approvvigionava di capi d&#8217;abbigliamento, specie negli outlet attorno a New York o in California), ma nell&#8217;estate 2015 oscillava, purtroppo, intorno a 0,92\u20ac, raggiungendo, a volte, quasi la parit\u00e0.<\/p>\n<p>Nelle grandi citt\u00e0 convenienti i &#8220;Pass&#8221; sia per i trasporti che per musei e attrazioni varie.<\/p>\n<p>La mancia \u00e8 un&#8217;istituzione sacra negli States, si richiede ovunque, non solo nei ristoranti, come detto sopra, o negli alberghi (spesso troverete in camera una busta dove mettere la mancia per l&#8217;addetto\/a alle pulizie), ma anche in altri frangenti (ad esempio per conducenti dei bus-navetta)<\/p>\n<p>Convenientissima la tessera annuale (Annual Pass) valida per tutti i parchi nazionali (NP), in pratica per tutti quelli da noi visitati tranne il Custer e il Dead Horse Point (statali), Monument Valley e Antelope Canyon (questi ultimi due gestiti dalla comunit\u00e0 Navajo). Di questi non compresi riportiamo, nel diario, il prezzo del biglietto che non \u00e8 &#8220;a persona&#8221; ma &#8220;a vettura&#8221;, con max 4 persone. L&#8217;Annual Pass si fa in ogni Visitor Center o direttamente all&#8217;ingresso di ogni parco e costa 80$ e, considerando che l&#8217;entrata nei parchi costa 20$ (anche in questo caso a macchina con max 4 persone) la convenienza \u00e8 evidente. Noi, solo con le 5 entrate a Yellowstone-Grand Teton (il nostro albergo era esterno al parco), ce lo siamo ampiamente ripagato, senza considerare gli altri 12 parchi nazionali (senza la tessera avremmo speso pi\u00f9 di 300$). La tessera deve essere esibita all&#8217;entrata ai parchi unitamente ad un documento di uno dei due titolari della tessera stessa.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>TEMPO E TEMPERATURE<\/strong><\/span><br \/>\nAbbiamo trovato, generalmente, bel tempo e temperature abbastanza elevate. In montagna, anche a quote superiori ai 3000 m, se la mattina e la sera \u00e8 necessaria una felpa, di giorno fa caldo, ma sempre gradevole anche se il sole picchia e ti abbronza. A NY se \u00e8 sereno il sole si fa sentire ma il caldo \u00e8 mitigato da una ventilazione costante e, in definitiva, non \u00e8 un clima sgradevole; diversamente, se nuvoloso, l&#8217;afa diventa pesante. A San Francisco (ad inizio agosto) abbiamo girato sempre con una leggera felpa, complice anche una costante ventilazione.<\/p>\n<p>A Los Angeles, e in tutti i parchi localit\u00e0 del sud-ovest, abbastanza caldo, con record nella Death Valley (50\u00b0C). Comunque, anche in zone e periodi caldi, \u00e8 consigliabile, se si deve entrare in posti al chiuso (negozi, ristoranti, musei e attrazioni varie), portarsi appresso una felpa perch\u00e9 gli americani amano l&#8217;aria condizionata e la usano sempre &#8220;a palla&#8221; anche quando fa fresco.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>CIBO (ristoranti \u2013 negozi)<\/strong><\/span><br \/>\nOvviamente, vista l&#8217;ottima qualit\u00e0 della carne quando dovevamo cenare al ristorante abbiamo scelto quasi sempre delle steakhouse; o in alternativa, ristoranti etnici: ottimi quelli messicani, molto diffusi, e anche quelli orientali. A pranzo, durante i giri per le citt\u00e0, abbiamo utilizzato i fastfood molto diffusi come Subway , Shake Shack, \u2026.., in alcuni casi anche Mc Donald, anche se gli altri sono di qualit\u00e0 superiore. Un modo rapido e comodo, quando si \u00e8 in giro per i parchi o nelle tappe di trasferimento, per poter pranzare con dei panini, \u00e8 quello di acquistare nei supermercati una ghiacciaia di polistirolo espanso (da 2 a 7$) cos\u00ec, approfittando del fatto che in tutti gli alberghi si trova gratuitamente del ghiaccio (vedi PREPARAZIONE DEL VIAGGIO \u2013 Alberghi) \u00e8 possibile conservare cibi per tutta la giornata, specialmente se messi nella ghiacciaia gi\u00e0 freschi (ecco l&#8217;importanza del frigo in camera negli alberghi\/motel).<\/p>\n<p>Nei fastfood (alcuni sono aperti h24) per le bibite (sempre analcoliche, tipo Coca Cola, Fanta e similari) vige la regola del refill, pertanto il classico bicchierone di bibita che viene consegnato vuoto alla cassa pu\u00f2 essere riempito gratuitamente, quante volte si vuole. Gli americani usano riempirlo un&#8217;ultima volta, finito il pasto, e portarselo in macchina (notare come le versioni USA di tutte le macchine hanno un supporto porta-bicchierone per ogni passeggero (guidatore compreso).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda negozi e supermercati, molti chiudono tardi (anche alle ore 21 o 22), molti sono h24. Viaggiare \u00e8 conoscere e ci\u00f2 vale anche per il cibo, per\u00f2, specie in viaggi cos\u00ec lunghi, ad un certo punto la voglia di un piatto di spaghetti \u00e8 cosa normale. A New York in molti market (come da Zabar&#8217;s ma anche in negozi pi\u00f9 piccoli) abbiamo trovato molti prodotti italiani (non abbiamo appurato se ci\u00f2 e possibile in altre citt\u00e0). Nell&#8217;acquistare prodotti alimentari occorre fare attenzione alle diverse unit\u00e0 di misura usate negli USA: il prezzo degli alimenti solidi (come frutta, verdura, pane,\u2026) quando non sono venduti per unit\u00e0 (ananas,\u2026), \u00e8 espresso in dollari per libbra ($\/lb) dove 1 lb = 0,454 g.<br \/>\nI prodotti confezionati in Italia e importati hanno le misure italiane (ad esempio: la passata Pom\u00ec \u00e8 da 500 g); quelli confezionati su licenza negli USA hanno le misure americane (ad esempio: la pasta Barilla era da 1 lb cio\u00e8 454 g invece di 500 g). La stessa cosa vale per i liquidi venduti a libbre liquide o a galloni (vedere UNIT\u00c0 DI MISURA)<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>INFORMAZIONI SANITARIE<\/strong><\/span><br \/>\nAssolutamente indispensabile un&#8217;assicurazione sanitaria. Negli USA non esiste ancora (Obama ci sta provando) una sanit\u00e0 pubblica e, sentirsi male e necessitare di un ricovero o, semplicemente di una visita privata o al pronto soccorso, pu\u00f2 costare cifre elevatissime.<br \/>\nMoltissimi medicinali sono venduti liberamente nei supermercati dove c&#8217;\u00e8, comunque, anche una farmacia per quelli che necessitano di prescrizione. A titolo informativo: chi scrive ha avuto bisogno di un farmaco ma non aveva la prescrizione, il farmacista me ne ha dato uno similare che non ne necessitava e che si \u00e8 rivelato migliore di quello italiano.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>STRADE E CARBURANTI<\/strong><\/span><br \/>\nLe strade, anche quelle secondarie, sono quasi sempre molto larghe e, sempre, con un fondo perfetto; per questo ci sono sembrati, in alcuni casi, esageratamente &#8220;prudenti&#8221; i limiti di velocit\u00e0 che rendono, spesso anche a causa del panorama desertico, molto noiosa la guida.<\/p>\n<p>Nel Colorado il pagamento dei pedaggi autostradali si effettua con un sistema simile al nostro Telepass (in vendita, ci sembra di capire, anche presso la stessa Thrifty); non dovendo, noi, percorrere autostrade e dovendo, l&#8217;indomani, uscire dal Colorado (negli altri stati il pagamento si effettua con carta di credito), non la acquistiamo e, anzi chiediamo alla ragazza che ci fa il contratto della macchina come uscire dall&#8217;aeroporto senza utilizzare autostrade. Le spiegazioni non sono affatto chiare e difatti imbocchiamo, inavvertitamente, l&#8217;autostrada con il risultato che i primi di settembre ci arriva la tariffa maggiorata (54$) a casa.<\/p>\n<p>Se vedete una macchina della polizia stradale, con i lampeggianti accesi, che si accoda alla vostra macchina (non usano palette), accostarsi e attenersi a questa procedura:<br \/>\n1. non scendere dall&#8217;auto e abbassare il finestrino tenendo le mani sul volante;<br \/>\n2. aspettare che il poliziotto arrivi e vi chieda i documenti, dopodich\u00e9 rimettere le mani sul volante e aspettare;<br \/>\n3. anche gli eventuali passeggeri non devono assolutamente scendere e rimanere al loro posto;<br \/>\n4. attendere, senza scendere, che il poliziotto ritorni.<br \/>\nNon sappiamo quale sia il resto della procedura perch\u00e9 a noi ci hanno solamente &#8220;ammonito&#8221; (avevamo superato di poco il limite) e tutto \u00e8 finito l\u00ec.<\/p>\n<p>La rete di distributori di carburanti \u00e8 meno estesa e capillare rispetto a quella a cui siamo abituati in Italia. Forse una volta tali distributori erano pi\u00f9 numerosi, infatti in molte cittadine e lungo molte strade abbiamo visto un numero enorme di impianti dismessi, abbandonati o riciclati per altro uso.<\/p>\n<p>Normalmente si trovano solo nei centri abitati, pochi quelli lungo le lunghissime strade; anche sulle autostrade (almeno quelle da noi percorse) non esistono gli autogrill come sulle nostre, in compenso, abbondano le aree pic-nic con tavoli e wc (sempre puliti, attrezzati ed efficienti.)<\/p>\n<p>I distributori hanno tre tipologie di carburanti (regular, medium e premium), noi abbiamo usato quasi sempre la regular e non abbiamo avuto problemi; non tutti i distributori hanno il diesel, rarissimi i distributori di GPL. Il prezzo della benzina variava, normalmente in tutti gli stati da noi attraversati (eccetto la California), dai 2,8$ a 3,4$ a gallone (1 gallone = 3,79 litri), ma in alcune zone (ad esempio nella Death Valley) il prezzo pu\u00f2 arrivare a oltre 5$ a gallone. In California (stato pi\u00f9 caro non solo per i carburanti) difficilmente scendeva al di sotto dei 4$ al gallone.<\/p>\n<p>Abbastanza complicato, per i non americani, fare rifornimento di carburante. I distributori USA sono tutti self service e funzionano tutti con carta di credito (che ci sia o no il benzinaio), e fin qui tutto normale; il problema \u00e8 che la maggior parte di essi richiede un &#8220;Zip Code&#8221; che, altro non \u00e8 che il corrispondente USA del nostro Codice di Avviamento Postale e, ovviamente, un CAP italiano non pu\u00f2 essere inserito; veramente rari sono gli impianti che non richiedono tale Zip Code e richiedono invece il PIN della vostra carta.<\/p>\n<p>Pertanto l&#8217;unica soluzione \u00e8 pagare in contanti (sempre che sia possibile e cio\u00e8 se c&#8217;\u00e8 il benzinaio); in questo caso occorre scendere e dare i soldi al cassiere, facendo una stima di quanta benzina ci pu\u00f2 stare e arrotondare la cifra ai 10-20 dollari successivi. Il cassiere comanda a distanza da un gabbiotto, dialogando con il cliente tramite un microfono e scambiando i soldi tramite un cassetto mobile; a volte, invece, il cassiere sta dentro l&#8217;adiacente piccolo market, aperto di solito 24 ore su 24. Indicata al cassiere il numero della pompa, questi abiliter\u00e0 la stessa ad erogare la quantit\u00e0 di carburante pagata.<\/p>\n<p>Una volta selezionato quale carburante prendere (regular, medium e premium), premendo uno dei pulsanti estrarre la pistola e rifornire. In alcuni vecchi tipo di pompa, non esiste il pulsante per selezionare il tipo di benzina; in queste pompe bisogna prendere la pistola e poi sollevare verso l\u2019alto la base su cui essa normalmente sta appoggiata. Se alla fine non ci sta tutta la benzina pagata (capita se si vuole fare il pieno), tornare dal cassiere per avere il resto.<\/p>\n<p>Purtroppo in alcuni casi questa procedura non \u00e8 possibile perche i gestori non accettano di dare il resto; in tal caso non rimane che fare una stima in difetto del carburante da immettere; ovviamente, in questo caso, \u00e8 impossibile fare il pieno e ci\u00f2 pu\u00f2 dare problemi se si \u00e8 pattuito di restituire, al rent car, la macchina con il pieno. Solo un paio di volte ci \u00e8 stato possibile fare il pieno con un&#8217;altra procedura (che a noi sembrava la pi\u00f9 ovvia), cio\u00e8 dando la carta al cassiere, fare benzina, tornare dal cassiere e pagare.<\/p>\n<p>Considerare che il tubo delle pompe americane \u00e8 molto pi\u00f9 corto di quello delle nostre, per cui \u00e8 obbligatorio fermarsi con il tappo del serbatoio dal lato della pompa e proprio davanti ad essa.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>ALBERGHI UTILIZZATI<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alberghi.png\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32796 aligncenter\" alt=\"Alberghi\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alberghi.png\" width=\"660\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alberghi.png 660w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alberghi-300x204.png 300w, https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alberghi-400x272.png 400w\" sizes=\"(max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>UNIT\u00c0 DI MISURA IN USO NEGLI U.S.A.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Unit\u00e0 di peso<br \/>\n1 oncia (ounce, oz) = 28 g<br \/>\n1 libbra (pound, lb) = 454 g<\/p>\n<p>Unit\u00e0 di volume<br \/>\n1 oncia liquida (fluid once, fl oz) = 29,6 ml<br \/>\n1 pinta (pint, pt) = 473 ml<br \/>\n1 gallone (gallon, gal) = 3,79 l<\/p>\n<p>Unit\u00e0 di lunghezza<br \/>\n1 pollice (inch, in) = 25,4 mm<br \/>\n1 piede (foot, ft) = 0,305 m<br \/>\n1 iarda (yard, yd) = 0,914 m<br \/>\n1 miglio (mile, mi)= 1,609 km<\/p>\n<p>Conversione gradi centigradi (\u00b0C) in gradi Fahrenheit (\u00b0F)<br \/>\n\u00b0C = \u00b0F-32&#215;5\/9<\/p>\n<p><strong>Equipaggio<\/strong>: Maurizio (68 anni) \u2013 Stefania (63 anni) &#8211; Agnese (35 anni) \u2013 Andrea (29 anni)<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>FUSI ORARI<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>ORA LEGALE:<\/strong><br \/>\nTutti gli Stati, eccezion fatta per l\u2019Arizona, Hawaii, Porto Rico, Isole Vergini, Guam, Isole Marianne Settentrionali, American Samoa, osservano l\u2019ora legale (daylight saving time o DST); entra in vigore la seconda domenica di marzo mentre l\u2019orario solare torna la prima domenica di novembre. Per quanto riguarda l\u2019Arizona, i territori Navajo si distinguono dal resto dello Stato poich\u00e9 utilizzano l\u2019ora legale.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre \u201cAndiamo\u201d, e non sanno perch\u00e8. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.<\/span><\/p>\n<p>(Charles Baudelaire)<\/p>\n<div class=\"7863122cad8776726ec303240ed69aa5\" data-index=\"4\" style=\"float: none; margin:10px 0 10px 0; text-align:center;\">\n<script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script>\r\n<!-- 728x90, creato 23\/02\/11 -->\r\n<ins class=\"adsbygoogle\"\r\n     style=\"display:inline-block;width:728px;height:90px\"\r\n     data-ad-client=\"ca-pub-5798583071070083\"\r\n     data-ad-slot=\"5935394872\"><\/ins>\r\n<script>\r\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\r\n<\/script>\n<\/div>\n\n<div style=\"font-size: 0px; height: 0px; line-height: 0px; margin: 0; padding: 0; clear: both;\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I nostri amici Maurizio e Stefania ci accompagnano negli stati uniti alla scoperta dei grandi Parchi dell&#8217;ovest (da Yellowstone al Grand Canyon), ma anche New York, San Francisco, Los Angeles, San Diego e la mitica Route 66: 42 indimenticabili giorni negli States. 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