{"id":1492,"date":"2011-03-03T11:03:08","date_gmt":"2011-03-03T10:03:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/magazine\/?p=1492"},"modified":"2011-06-08T15:04:55","modified_gmt":"2011-06-08T14:04:55","slug":"algeria-con-la-sabbia-negli-occhi-e-tra-i-denti-di-raul-e-rosanna-tassinari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.turismoitinerante.com\/site\/algeria-con-la-sabbia-negli-occhi-e-tra-i-denti-di-raul-e-rosanna-tassinari\/","title":{"rendered":"Algeria con la sabbia negli occhi e tra i denti &#8211; di Raul e Rosanna Tassinari"},"content":{"rendered":"<p>10 dicembre 2009 \u2013 11 gennaio 2010Dopo aver visto i deserti del Marocco, della Libia, della Tunisia, dell\u2019Egitto, della Giordania; eravamo curiosi di vedere quella parte del deserto Algerino di cui avevamo sentito parlare, che tante volte avevamo sognato e che rimane a sud di Tamanrasset.<\/p>\n<figure style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\" \" title=\"Deserto del Marocco\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/magazine\/img1\/algeriareportage-raultassinari-01.jpg\" alt=\"Deserto del Marocco\" width=\"500\" height=\"143\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Deserto del Marocco<\/figcaption><\/figure>\n<p>Interessati erano anche Ugo e Luisa con cui avevamo fatto il viaggio in Iran e abbiamo cercato cos\u00ec chi organizzava viaggi in Camper e fuoristrada per piccoli gruppi ed \u00e8 andata benissimo.  (dal 18 dicembre 2009 al 11 gennaio 2010) un gruppo pi\u00f9 lillipuziano difficilmente si former\u00e0 ancora, 3 camper e un fuoristrada. Di seguito il nostro reportage del viaggio<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>18\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Forl\u00ec  &#8211;  Genova porto  Km 383.Trasferimento allucinante con ghiaccio e neve (piegato braccio tergicristalli sinistro), buona parte della strada dietro a spazzaneve. Pernottamento in porto.<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>19\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Genova \u2013 Tunisi  nave.Incontro con i partecipanti al Tour, il gruppo forma una piccola carovana.3 camper: e 1 fuoristrada Toyota Land-cruiser.Sul fuoristrada viaggiano Sergio, l&#8217;organizzatore del viaggio, e il poliedrico giornalista\/ consulente editoriale Alberto, da Torino.I camperisti sono: Luisa e Ugo, cuneesi,  su Challenger profilato &#8211; Anna e Claudio, milanesi, su Laika mansardato &#8211; noi, Rosanna e Raul, forlivesi, su Adria profilato, con Pepe, compagno a 4 zampe di tutti i viaggi.Imbarco su motonave-traghetto Splendid della GNV; partenza per Tunisi con tre ore di ritardo.<\/p>\n<p>La nave non \u00e8 certo al meglio sia come manutenzione arredi che come pulizia, ma ormai siamo saliti e\u2026..Pernottamento in cabina nave<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>20\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Tunisi la Goulette &#8212;  Hammamet  Km 78.Arrivo a Tunisi con un&#8217;ora di ritardo; poi due ore di fila per passare la dogana.  Al cambio 1 Euro = (1,862) 1,9 dinari tunisini &#8211; Costo gasolio =  0,5 Euro. Dopo 78 km. arriviamo al camping &#8220;Samaris&#8221; di Hammamet. in periferia (direzione Sousse).<\/p>\n<p>Tranquillo; per\u00f2 dato il poco tempo a disposizione e la distanza, non riusciamo ad andare a vedere la medina e la kasbah.Si fa il pieno di acqua, e si iniziano  a leggere i libri che si \u00e8 portato Sergio per introdurci all&#8217;Algeria. Sono testi di Mano Dayak sul popolo TUAREG ,  &#8220;Con la sabbia  negli occhi&#8221; e &#8220;Tuareg: il popolo del deserto&#8221; Ed. EMI <a href=\"http:\/\/www.emi.it \" target=\"_blank\">www.emi.it <\/a>E cos\u00ec cominciamo a inquadrare meglio il popolo Tuareg (lingua = tamasheq \/ alfabeto = tifinagh) , distribuito nelle zone del Sahel di Algeria, Mali e Niger, popolo per il quale AMAM IMAN = l&#8217;acqua \u00e8 vita!Pernottamento presso camping &#8220;Samaris&#8221; di Hammamet  (40 29 953 N    6 39 981 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>21\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Hammamet  &#8212;  Nefta confine algerino  Km 464.Tappa di trasferimento con un bel sole fino al confine algerino; breve sosta Tozeur nella piazzetta del Museo Dar Charait (dove c&#8217;\u00e8 una trattoria gestita da emiliani) e poi  dopo Nefta giungiamo in frontiera: 464 km. tranquilli accompagnati dal sole.<\/p>\n<p>Alla frontiera la polizia ci blocca facendoci sistemare a fianco della sua palazzina: incontro con la guida algerina, un Tuareg di Tamanrasset che si chiama Moulud, il quale ci dice che alcuni giorni prima un gruppo di turisti che aveva attraversato la frontiera di notte \u00e8 stato depredato, e pertanto la polizia ci permetter\u00e0 di ripartire solo domattina.Moulud \u00e8 accompagnato dal pi\u00f9 piccolo dei suoi 4 figli, Islam (significa &#8216;pace&#8217;), che ben presto familiarizza con Pepe e rimarr\u00e0 con noi fino a Tam ma non per il ritorno, perch\u00e9 dovr\u00e0 riprendere la scuola.Pernottamento frontiera Algerina      (37 32 767 N    3 64 050 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>22\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Confine algerino &#8211;  Ghardaia  Km 500.Dopo 3,5 ore per pratiche di frontiera siamo in ALGERIA: ci hanno fatto anche il controllo sanitario (in piedi su una pedana e ripresi con telecamera a infrarossi per controllo temperatura), per verificare che non fossimo affetti da influenza suina . Cambio (100 euro = 10.250 DA dinari algerin) e assicurazione RCA (2600 DA).  Il gasolio costa 13,70 DA litro.<\/p>\n<p>La nostra destinazione \u00e8 GHARDAIA, passiamo pertanto da El Oued (la nostra guida dice che non \u00e8 gran che, ma nella Lonely \u00e8 presentata come la &#8220;citt\u00e0 dalle 1000 cupole, perch\u00e9 la maggior parte degli edifici \u00e8 sormontata da volte a cupole, concepite per affrontare il calore estivo, poich\u00e9 questa \u00e8 una regione particolarmente afosa; sarebbe da vedere dall&#8217;alto, salendo sul minareto.Ma \u00e8 un desiderio che rimarr\u00e0 tale anche al ritorno !). poi per le animate citt\u00e0 d&#8217;oasi, che sono paesi costruiti sulla sabbia, di  Tauggourt, Guerrara, Berriane, GHARDAIA.<\/p>\n<p>Quest&#8217;area dell&#8217;Algeria centrale \u00e8 dominata dalla variet\u00e0 dei paesaggi: i grandi Erg, immensi oceani di sabbia rosata distribuita su dune ondulate;  vi sono anche vaste pianure disseminate da arbusti, incorniciate da montagne dalla sommit\u00e0 piatta simili a quelle del Colorado, e poi fertili vallate verdi e neri altipiani vulcanici.Siamo nella regione del M&#8217;Zab, che inizia a sud di Berriane, un territorio arido che racchiude un gruppo etnico particolare, i mozabiti,  una stirpe di razza berbera che costituisce una comunit\u00e0 religiosa integralista, molto coesa, che aderisce alla corrente ibadita dell&#8217;islam. Quindi: berberi mussulmani integralisti.Giunsero qui intorno al XI sec. dopo essere stati cacciati dalle loro case del nord, e scelsero questa terra aspra e poco accessibile per proteggere la loro comunit\u00e0; gli ibaditi stanziatisi qui presero il nome di mozabiti, e sono rimasti estremamente legati alla tradizione. Sono considerati ricchi rispetto alla media degli algerini, per la loro abilit\u00e0 nei commerci e nell&#8217;imprenditoria.<\/p>\n<p>Anche quelli che si sono spostati ad Algeri o sono emigrati in Francia, mantengono i rapporti con Ghardaia, la loro citt\u00e0 di riferimento.     Ci rendiamo conto di essere nella loro zona gi\u00e0 a Guerrara, dove iniziamo a vedere le donne integralmente coperte da un grande mantello -in genere di colore bianco- che le avvolge tutte e che lascia scoperto solo 1 (uno) occhio. Impressionante.Gli uomini hanno barbe particolari e generalmente uno strano paio di pantaloni con cavallo bassissimo, molto molto larghi e &#8220;plisettati&#8221;, e una specie di  zuccotto in testa, i ragazzini anche loro con lo zuccotto.Il rigoroso settarismo dei mozabiti  ha contribuito al mantenimento della purezza razziale ed alla conservazione di abitudini e usanze immutate nei secoli.<\/p>\n<p>Con la loro operosit\u00e0 hanno scavato pozzi, hanno creato dal nulla rigogliosi palmeti e, una dopo l&#8217;altra, edificato le 5 citt\u00e0 del M&#8217;Zab. Aspetto che capiamo meglio l&#8217;indomani. Qui  si riconosce bene lo oued o uadi = alveo fluviale arido, letto di antico fiume, per lo pi\u00f9 prosciugato, che per il periodo delle piogge si riempie improvvisamente di pioggia; infatti all&#8217;inizio di uno uadi c&#8217;\u00e8 un cartello con una grafica che indica tale eventualit\u00e0.Anche a Ghardaia alcuni anni fa c&#8217;\u00e8 stata una pioggia particolarmente violenta, e in molti angoli se ne  riscontrano tuttora le tracce. Ora sono corsi ai ripari facendo della alte barriere in calcestruzzo per evitare  danni alla citt\u00e0.Pernottamento Residence Hotel Camping Oasis  (35 95 413 N    5 64 455 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>23\/12\/2009 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Ghardaia   Km 0.Giornata dedicata a GHARDAIA  (sito dichiarato Patrimonio dell&#8217;Unesco), che si estende su 5 colli su ognuno dei quali vi \u00e8 una cittadella; le 5 cittadelle costituiscono la pentapoli mozabita di cui  fanno parte Ghardaia, che \u00e8 la capitale &#8211; Beni Isguen la citt\u00e0 santa, e la pi\u00f9 integralista; &#8211; Melika la regina, con il grande palmeto &#8211; Bou Noura la luminosa &#8211; El Atteuf la decana, perch\u00e8 la pi\u00f9 antica.L&#8217;insieme delel cittadelle di Ghardaia \u00e8 famoso per l&#8217;armoniosa combinazione di semplicit\u00e0 di forme e stili; per gli urbanisti la pentapoli rappresenta la sintesi culturale di questo popolo austero (e ricco, rapportato con il livello di vita dell&#8217;Algeria), ogni elemento costruttivo \u00e8 legato alla quotidianit\u00e0  ed \u00e8 per questo che Le Corbusier ha tratto l&#8217;ispirazione per alcune delle sue opere architettoniche in Francia.<\/p>\n<p>Citt\u00e0-fortezze sono state erette all&#8217;interno di grosse mura di cinta diventando dei villaggi grandi il giusto per ascoltare da qualsiasi punto il richiamo del muezzin, da minareti ibaditi dalla particolare forma conica. Intorno alla sommit\u00e0 delle cittadelle scendendo vi sono i quartieri dei commercianti e le possibilit\u00e0 di contatto con l&#8217;esterno.Ogni cittadella ha la sua propria oasi e palmeto, luogo di riposo, di ritiro e di svago per le famiglie mozabite nella stagione calda. La visita di ogni cittadina non la facciamo con Moulud, ma con una guida locale, di cui \u00e8  obbligatorio dotarsi attraverso l&#8217;ufficio turistico.<\/p>\n<p>Andiamo in  tre delle cinque cittadelle che formano Ghardaia: belle ed interessanti.GHARDAIA l&#8217;ingresso alla citt\u00e0 vecchia si trova lungo la via Ibn Rosten (dove acquistiamo il primo dei cd di musica tuareg), che conduce ad una bella piazza contornata da portici, con il pavimento in acciottolato, rimasta inalterata nei secoli, dove si tiene il mercato giornaliero. Anche le vie che da essa dipartono sono piene di negozi, bancarelle, venditori, folla, rumori, odori e colori.Qui ci sono prodotti artigianali tipici del M&#8217;Zab (acquistiamo una sorta di teglia in terracotta con la superficie ondulata, usata qui per la cottura del pane) ma anche oggetti che provengono un po&#8217; da tutto il Sahara.  Qui, come nelle altre cittadelle, interessante \u00e8 percorrere le viuzze per giungere fino alla sommit\u00e0. Si incontrano tanti residenti e tanti asinelli.Poi passiamo a EL ATTEUF (dista 9 km. da Ghardaia), che in periferia ha rotonde stradali su cui poggiano grandi interessanti sculture di terracotta.<\/p>\n<p>La cittadella \u00e8 divisa per zone commerciali: i macellai, i lavoranti della pelle, ecc&#8230;   Suggestivo \u00e8 giungere nella parte bassa alla moschea di Sidi Brahim, un semplice edificio bianco risalente a 700 anni fa, la cui architettura ha ispirato Le Corbusier.Un gruppo di ragazze algerine ci chiama per far conversazione.    Verso sera passiamo a BENI ISGUEN, con i bastioni che si estendono per circa 2,5 km, alti 3 m. Il suo nome significa &#8220;i figli di coloro che detengono la fede&#8221; e si coglie subito che siamo in un ambiente pi\u00f9 rigido: un cartello all&#8217;ingresso della cittadella, vicino all&#8217;antica pesante porta,  chiede a chi entra di non fumare \/ di non fotografare le persone \/ di avere un abbigliamento che non offenda \/ e specifica che a nessun arabo (e tanto pi\u00f9 ad uno straniero) \u00e8 permesso penetrarvi dopo il tramonto.<\/p>\n<p>Nella piazza del mercato  nel tardo pomeriggio  la vendita avviene con l&#8217;asta quotidiana, dove il pubblico banditore propone gli oggetti.  Nella giornata abbiamo visto che era in corso anche l&#8217;incontro nazionale (Jambori) degli  Scout algerini.La sera, come ieri sera, siamo in sosta nel tranquillo giardino interno del Residence Hotel Camping Oasis e stasera, avendolo prenotato,  si cena col couscous.   Al mattino arricchiamo la colazione con i datteri i cui rami sono stati appena staccati dalle palme.Pernottamento Residence Hotel Camping Oasis  (35 95 413 N    5 64 455 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>24\/12\/2009 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Ghardaia  &#8212;  50 Km a Nord di In Salah  Km 585.Viaggio di trasferimento: paesaggi splendidi.   Pranzo in una trattoria &#8220;dove sostano i camionisti&#8221;: zuppa di ceci, zuppa di lenticchie, entro cui c&#8217;\u00e8 un pezzo di carne di  montone. Tocchiamo El Golea e ci accampiamo in campo aperto a 50 km. a N di  In Salah, in pieno deserto di pietre, tra montagne dalla cima piatta, soltanto noi, in un posto distante dalla strada, chiamato &#8220;il Raduno del Pellegrino&#8221;, perch\u00e8 qui c&#8217;\u00e8 un pozzo -non facile da individuare- e si ritrovavano le carovane che da Tamanrasset, El Golea e altri paesi andavano in pellegrinaggio alla Mecca e, al ritorno, per tradizione l&#8217;ultima notte la trascorrevano qui.Pernottamento a 50 km. a N di  In Salah, in pieno deserto di pietre  (30 97 727 N    4 66 747 E)<\/p>\n<p>.<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>25\/12\/2009 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>In Salah  &#8212;  Marabutto Mulay Lanchene  Km 500.Natale in viaggio e pranzo durante una sosta nel deserto. Ci siamo insabbiati ed abbiamo rotto due funi per poterne uscire.<\/p>\n<p>Per stare riparati da aria-sabbia-vento, molti di noi ormai si fanno il turbante (in lingua tuareg: taguel moust oppure cheque=ses).   Pernottiamo presso la moschea bianca e verde dove \u00e8 sepolto il Marabutto Mulay Lanchene, che ha dato il nome a questo luogo.I marabutti sono religiosi  che amministrano la giustizia e insegnano i versetti del Corano; nel mondo musulmano a quelli che sono venerati sono dedicati piccoli bianchi santuari.<\/p>\n<p>Da In Salah a Tamanrasset, a fianco della strada sulla destra troveremo sempre i lavori in corso per la realizzazione dell&#8217;acquedotto, che viene costruito da cinesi, che chiamano gli uomini rossi, perch\u00e9 questo \u00e8 il colore di quasi tutte le tute.<\/p>\n<p>Ci spiegano che, avendo trovato acqua al centro-nord, servir\u00e0 per  potenziare la zona desertica di TAM, dove sono stati individuati giacimenti di diamanti, ferro, uranio, mercurio,  oro, che in futuro saranno una grande risorsa per l&#8217;Algeria.  Per il loro sfruttamento \u00e8 prevista anche la realizzazione della ferrovia.E&#8217; impressionante la presenza di mezzi movimento terra, e di uomini addetti.  Nel primo tratto del nostro trasferimento la strada \u00e8 molto trafficata da camion su cui sono caricati 3 o 4 tratti dei grossi tubi, che poi vengono lasciati a fianco dello scavo e &#8216;deposti&#8217; dentro  al solco con particolari attrezzature.  E&#8217; previsto che sia completato nel 2011.Pernottamento vicino al Marabutto Mulay Lanchene   (27 33 966 N     6 66 907 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>26\/12\/2009 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Marabutto Mulay Lanchene  &#8212;  Tamanrasset  Km 270.Andiamo a vedere il bianco Marabutto, ed il vicino piccolo villaggio: piccole case a cubo gialle o rosso granata, il fuoristrada vicino all&#8217;ingresso, ed alcune galline e capre; su di una costruzione tanti pannelli fotovoltaici.Islam caccompagna a vedere un antico pozzo, per un sentiero in mezzo alle rocce che richiama tanto Capo Testa in Sardegna.Ripresa la strada principale, sempre ci accompagna il lavoro dei cinesi per la costruzione, senza sosta, dell&#8217;acquedotto.<\/p>\n<p>Passiamo a fianco della Montagna degli Spettri (190 km a nord di Tam): \u00e8 un grande massiccio, ora recintato con il simbolo di &#8216;pericolo&#8217;, perch\u00e8 i francesi durante la colonizzazione, dal 1960 al 1965, hanno fatto esperimenti nucleari  e tutta la zona \u00e8 ancora contaminata dalle radiazioni.Superiamo Arak e le sue gole; pranzo al &#8220;ristorante&#8221;, dove molti locali mangiano la &#8220;macarona&#8221; (= pasta cotta in un minestrone) e prendono acqua dalle guerba o ghirba, otri ricavate dall&#8217;intera pelle di una pecora o di una capra, che mantengono la temperatura freschissima, come verifichiamo toccando con mano !<\/p>\n<p>Superata la linea del Tropico, arrivo TAMANRASSET (i frequentatori del deserto la abbreviano in  TAM &#8211; Chiediamo se il termina ha un significato,  Moulud ci dice che Tamanrasset \u00e8 il nome di un piccolo scarabeo, di cui in passato ve ne erano moltissimi. Ci sistemiamo nel camping \u201cBois pietrifi\u00e9\u201d, nome che riprende i paesaggi lunari di foreste pietrificate che vedremo nei giorni successivi.<\/p>\n<p>Tam \u00e8 una citt\u00e0 moderna, con ampie zone per mercati, e con lunghi marciapiedi porticati, come misura di protezione dal caldo.  Tantissimi i fuoristrada e le moto da enduro, perch\u00e9 di qui partono i raid nel deserto.      La citt\u00e0 si vivacizza dopo le 18: non \u00e8 bellissima ma \u00e8 pur sempre la capitale del Sahara algerino.<\/p>\n<p>Ceniamo in un ristorantino tipico: spiedini di carne  fegato di montone e insalata mista, oltre all&#8217;omelette con le patate fritte inserite in cottura.<\/p>\n<p>Le donne indossano abiti dai colori vivaci; sono a capo coperto e a viso scoperto. Nell&#8217;hotel adiacente al campeggio vediamo la sala direzionale dello staff cinese che segue l&#8217;appalto dell&#8217;acquedotto, con tanti tabelloni dove sono indicati gli organigrammi  degli incarichi  e molti slogan sulla qualit\u00e0 totale.Dopo cena andiamo a conoscere la famiglia di Moulud: la moglie e gli altri 3 figli. Abitano in una villetta a schiera con cortile interno; in quest&#8217;occasione ci spiegano che l&#8217;Algeria ha un governo socialista che, con una contribuzione non troppo onerosa del cittadino, assicura la casa, l&#8217;istruzione e l&#8217;ambiente per avviare un&#8217;attivit\u00e0 commerciale.Pernottamento Tamanrasset,  camping \u201cBois pietrifi\u00e9\u201d  (25 23 923 N    7 57 851 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>27\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Tamanrasset  &#8212;  Assekrem (la fine del mondo) Km 88.Oggi inizia la parte di tour con i fuoristrada che ci terr\u00e0 fuori dal mondo fino al 31.   Si va a nord di  TAM per un percorso molto sassoso, dove si estende l&#8217;altipiano dell&#8217;Atakor, una regione di vette scure e terreni aridi in cui (a  82 km) da TAM svetta l&#8217;ASSEKREM (h. 2800 m.): bei paesaggi rocciosi (sembra di essere in Dolomiti, sulle Tre Cime di Lavaredo !) e tramonto sulla valle.  Questa zona \u00e8 chiamata &#8220;la fine del mondo&#8221;.<\/p>\n<p>Dal rifugio siamo saliti fino all&#8217;eremo costruito nel 1911 da Padre Charles de Foucauld,  un francese che, dopo una giovinezza gaudente, si trasfer\u00ec in Nord Africa arruolato nell&#8217;esercito francese, dove svolse l&#8217;attivit\u00e0 di topografo. Esplor\u00f2 la regione montuosa del Marocco,  e tornato in Francia a 31 anni divenne monaco trappista poi, ordinato sacerdote, part\u00ec per il Sahara.Prima realizz\u00f2 un eremo a Beni Abbes, poi raggiunse Tamanrasset dove fond\u00f2 questo eremo e un ordine religioso frugale, molto dedito alla preghiera.<\/p>\n<p>Foucauld trascorse gran parte del suo tempo (fino al 1916, quando venne ucciso da un gruppo di ribelli e sepolto a El Golea) nel deserto  e si avvicin\u00f2 al popolo tuareg, studiandone la cultura e la lingua tamashek.Va detto che la nostra guida tuareg dimostra di non apprezzare granch\u00e8 questo personaggio, in quanto francese ed accomunato comunque tra i colonizzatori dell&#8217;Algeria e del popolo tuareg.    Scesi dalla cima dell&#8217;Assekrem, sempre tra sassi grandi e aguzzi, ritorniamo al rifugio, dove c&#8217;\u00e8 tanto vento e molti hanno piantato le tende.Cena dentro al rifugio e, dopo un couscous, noi trascorriamo la notte in sala da pranzo trasformata in dormitorio, fitti sui materassini di gommapiuma. Noi, un gruppo di  lombardi di Avventure nel Mondo e alcuni belgi facciamo 22.Pernottamento Assekrem &#8220;la fine del mondo&#8221; rifugio CAF   (25 74 658 N    7 69 784 E).<\/p>\n<figure style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" title=\"ASSEKREM\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/magazine\/img1\/algeriareportage-raultassinari-02.jpg\" alt=\"ASSEKREM\" width=\"500\" height=\"136\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">ASSEKREM<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>28\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Assekrem  &#8212;  Moggar &#8211; Taratine deserto  Km 150.Sempre tra rocce, sassi, arbusti, alberi di acacia, qualche pastore con greggi di capre. Sosta a Movedi, dove a noi si unisce Fella (significa &#8220;Jasmine&#8221;), algerina di Algeri., che ha sempre un gran traffico con il telefonino!   Poi  ritorniamo alla periferia di Tam, dove troviamo un altro fuoristrada, condotto da Mohamed (si unisce a noi anche il figlio grande di Moulud, anch&#8217;egli di nome Mohamed), e prendiamo le provviste e le tende che ci serviranno nei prossimi 4 giorni nel deserto.Iniziamo ad andare sotto a Tam, verso  sud.<\/p>\n<p>Azazir, poi notte a Moggar (zona Taratine), sotto  il monte Argan (nome che significa: vecchio cammello).  Qui davvero di distingue la differenza fra un ERG (= deserto di sabbia) e un HOGGAR (=deserto di roccia). Stiamo facendo il  TASSILI HOGGAR.Moulud ci mostra il cespuglio con le foglie che, ripiegate, lasciano uscire un liquido simile al latte che, se messo a contatto con gli occhi, dicono porti alla cecit\u00e0. Durante le soste, si vedono bambini che sbucano dal nulla e da lontano ci guardano, Ugo e Luisa hanno portato matite e quaderni, cos\u00ec a volte li  chiamiamo e cercando di metterli in fila si distribuiscono i doni.<\/p>\n<p>Per cena una chorba di verdure e costolette di montone alla griglia.Pernottamento Moggar &#8211; Taratine deserto   (24 84 124 N    7 93 388 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>29\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Moggar &#8211; Taratine deserto   &#8212;  Tagrera pieno deserto  Km 144.Incontro con pastore che scuote, con un lungo bastone, le tenere  foglioline dagli alberi di acacia: appena arrivano a terra sono il cibo per le capre; diversamente le capre non potrebbero mangiare perch\u00e9 le acacie, e gli altri arbusti con foglie, sono tanto spinosi. Ancora deserto: rocce e sabbia. Numerosi insabbiamenti.  Raccolta di colicintis, i meloncini del deserto.Mohamed, che come tanti tuareg \u00e8 un grande conoscitore delle propriet\u00e0 curative delle erbe del deserto, va a cercare la piantina dell&#8217;artemisia, e da ora in poi preparer\u00e0 ad ogni pasto delle ottime tisane con le sue foglie argentate, in alterativa al te, cosa che viene molto apprezzata (incontrato un paio di Toyota, una in panne e col motore parzialmente smontato; Moulud e Mohamed parlano a lungo con gli autisti)<\/p>\n<p>.Pranzo  a Hkachacher e pernottamento a Tagrera: siamo a 180 km. dal confine con il NIGER.           Oggi e domani si vedranno tante meraviglie naturali: aspre catene montuose vulcaniche di picchi che sorgono dalla sabbia rossa, canyon profondi, pianure di ghiaia nera.In questa zona (a differenza di altre vicino a Djanet e a  Tam) non vi \u00e8 grande presenza di incisioni e dipinti rupestri -ne vediamo alcuni-, ma vi sono dei paesaggi eccezionali. Anche la flora, nella sua essenzialit\u00e0, ha il suo fascino.       Nottata sempre sotto vivide stelle, i nostri accompagnatori Tuareg preparano il pane, e cuociono pane e montone sotto alla sabbia.Pernottamento Tagrera  pieno deserto   (23 87 449 N    2 36 800 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>30\/12\/2009<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Tagrera  &#8212;  El Ghassour deserto  Km 49.Invertiamo la marcia: inizia il rientro verso Tam (Moulud non dice nulla ma si vede che non \u00e8 tranquillo, il viaggio ci avrebbe dovuto portare a non meno di 50 Km dal Niger, invece rientriamo 130 Km prima). Nel tardo pomeriggio giungiamo al  Parco naturale chiamato El Ghassour = Il Castello &#8211;  E&#8217; un luogo affascinante.   Ci sistemiamo in un cerchio di  alti picchi di roccia, dove piantiamo le tende.Bel giro a piedi a vedere i pinnacoli di El Ghassour, di rocce nere (diaspro vulcanico) e rosse, scattiamo tante foto e facciamo una gara fantasiosa a riconoscere qualcosa di concreto nei profili delle rocce: musi di scimmie, l&#8217;elefante, &#8230;&#8230;..  A sera altro bivacco: si cena  con una zuppa tipica, fatta con verdura e pezzettini del pane di ieri sera, cotto nella sabbia.<\/p>\n<p>E per finire: sempre la tisana di artemisia, sapientemente preparata da Mohamed autista, che impiega tanto tempo a trasferirla da una teiera all&#8217;altra, per ben ossigenarla, sempre tenendola sul fuoco alimentato con i rametti del deserto. La notte degli sciacalli. Mentre stiamo conversando sotto la luna, Pepe comincia insolitamente ad agitarsi e a borbottare.Moulud ci fa segno di tacere, e dopo un po&#8217; sentiamo degli ululati. Lui ci dice: Pepe agisce per tenerli lontani, abbaia, si allontana dal bivacco, corre nella sabbia e spesso sale sulle rocce. Questa notte usciamo meno del solito dalle tende. Ben presto la mattina ci rendiamo conto che gli sciacalli hanno lasciato diverse orme, che si sono avvicinati fino a una trentina di metri dal nostro bivacco, ma che non hanno raggiunto le tende.El Ghassour  deserto   (24 14 116 N     2 41 300 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>31\/12\/2009 <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>El Ghassour  &#8212; Tamanrasset  Km 174.Rientro a Tamanrasset: una bella doccia e poi in giro per la citt\u00e0, a far spesucce.   C&#8217;\u00e8 un centro di artigianato e qualche mercatino coperto, oltre al loro mercato alimentare. Acquistiamo una carta dell&#8217;Algeria e la croce di Agadez in argento (con girocollo a fili di cuoio), il pi\u00f9 tipico dei gioielli tuareg, antico ornamento con incisioni, che identifica localit\u00e0 e trib\u00f9.Visita in moschea.   Cenone di Capodanno  autogestito con ospiti Moulud, due suoi figli, e Mohamed in uno splendido abito da cerimonia color oro. Dopo cena Mohamed ci lascia in fretta, deve portare i pezzi di ricambio al Toyota che avevamo trovato in panne due giorni fa e che ancora attende.Pernottamento Tamanrasset camping \u201cBois pietrifi\u00e9\u201d   (25 23 923 N    7 57 851 E).<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" title=\"Mohamed in uno splendido abito da cerimonia color oro\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/magazine\/img1\/algeriareportage-raultassinari-03.jpg\" alt=\"Mohamed in uno splendido abito da cerimonia color oro\" width=\"250\" height=\"188\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Mohamed in uno splendido abito da cerimonia color oro<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>01\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Tamanrasset  &#8212;  In Salah  nel deserto  Km 699.Veloce trasferimento da Tamanrasset e sosta per il pranzo in un altro locale di transito per camionisti. Tirata lunga, brevissima fermata a In Salah (citt\u00e0 che alle spalle ha una duna di sabbia che gradualmente avanza, che forse meriterebbe una sosta pi\u00f9 lunga, per assaporare la vita locale),  dove la guida acquista alcuni pesci che poi preparer\u00e0 sulla brace, durante la sosta notturna nel deserto,  fuori dal paese.<\/p>\n<p>Siamo nel deserto dove sono state piantate tante piccole palme, che per\u00f2 sono essicate.   Per tutta la giornata  abbiamo sempre seguito il tracciato della condotta dell&#8217;acqua, in corso di esecuzione da parte dei cinesi.Pernottamento superato In Salah, deserto  (30 06 732 N     4 24 768 E)<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>02\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>In Salah  &#8212;  Timimoun   Km 573.Da In Salah in poi, deserto a volont\u00e0, piatto (attraversiamo anche il plateau di Tademait)  sino a Timimoun, vivace e movimentata cittadina.  Notiamo quanto vivace sia la periferia di Reggane, citt\u00e0 da cui parte da Bidon5, ovvero la strada che porta in Mali.<\/p>\n<figure style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" title=\"Resti di cammello morto nel deserto\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/magazine\/img1\/algeriareportage-raultassinari-04.jpg\" alt=\"Resti di cammello morto nel deserto\" width=\"250\" height=\"188\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Resti di cammello morto nel deserto<\/figcaption><\/figure>\n<p>La guida, timorosa del tempo da impiegare ai numerosi posti di blocco, purtroppo non ci fa sostare ad Adrar, dove sarebbe stato interessante vedere l&#8217;architettura della place des Martyrs. Giungiamo in una zona del Grand Erg occidentale d&#8217;Algeria  nota per gli accorgimenti idrici e l&#8217;abilit\u00e0 nel realizzare impianti di irrigazione che consentano di avere una qualche resa da terreni cos\u00ec aridi e giungiamo a Timimoun.<\/p>\n<p>Subito vediamo  il suo colore rosso (lo chiamano rosso ocra, ma sembra pi\u00f9 la tonalit\u00e0 rosso granata o succo di melagrana !) e la tipicit\u00e0 della sua architettura, che \u00e8 stata influenzata dagli spostamenti dei sudanesi, in tanti anni di commerci. Bell&#8217;esempio di patrimonio architettonico sono le porte d&#8217;accesso alla citt\u00e0, soprattutto la sontuosa Porte du Soudan, costruita anch&#8217;essa in epoca coloniale e orientata verso sud.<\/p>\n<p>Altra tipicit\u00e0 sono i foggar, cio\u00e8 dei coni rossi che sono posti sopra agli incroci delle condutture idriche; coni analoghi, se bianchi, sono le koubba, cio\u00e8 le tombe dei marabutti. Subito ci lasciamo prendere dall&#8217;atmosfera vivace  e giriamo a piedi nella lunga e larga via principale (avenue de 1er Novembre) e nelle viuzze laterali, inizialmente dandoci il cambio perch\u00e9 la guida ci consiglia di non perdere di vista i mezzi, fino a quando non li avremo messi in camping.Il mercato giornaliero \u00e8 piacevolmente chiassoso, in parte scoperto e in parte coperto.<\/p>\n<p>Un venditore che si fa particolarmente notare propone unguenti e rimedi di ogni genere.Vicino al mercato c&#8217;\u00e8 l&#8217;ufficio turistico con un  minuscolo museo. Ci sistemiamo nel gradevole piccolo campeggio &#8220;La Palmerarie&#8221;. Raul assaggia la &#8220;maccarona&#8221; preparata da Moulud,  che si rivela ottima. Dopo cena ci inoltriamo nella &#8220;medina&#8221;, che \u00e8 vicina al campeggio, e nei suoi vicoli stretti e tortuosi.Pernottamento Timimoun camping &#8220;La Palmerarie&#8221;  (32 40 370 N    2 30 931 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>03\/01\/2010 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Timimoun  Km 0.Dedichiamo l&#8217;intera giornata a TIMIMOUN:  ci fa da guida il giovane Abed, che anzitutto ci porta nella parte bassa della citt\u00e0, dove sorge il palmeto, pi\u00f9 vicino al lago salato.<\/p>\n<p>Ci mostra quanto siano operosi gli abitanti, che hanno scavato pozzi, realizzato ingegnose condutture e sistemi di irrigazione, sfruttato i minuscoli riquadri di terreno sabbioso sotto le palme, per piantarvi erba per gli animali e ortaggi.Vediamo uomini e donne al lavoro, generalmente con l&#8217;asino vicino; un uomo lava dalla terra le cipolline appena colte.<\/p>\n<p>Abed ci mostra dei fiori particolari. Poi ci porta di nuovo in citt\u00e0, nella medina che, vista con la luce del giorno, ha case e mura di un intenso colore rosso ed \u00e8 davvero suggestiva e, in larga parte, restaurata.Da un artigiano fabbro acquistiamo un bracciale in argentone, che ci viene presentato come riproduzione di antichi motivi tuareg.<\/p>\n<p>Di forte attrattiva \u00e8 l&#8217;ex Hotel de l&#8217;Oasis Rouge, costruito nel 1914, caduto in disuso negli anni scorsi e oggi centro culturale. Avrebbe  necessit\u00e0 di qualche restauro ma comunque belle sono le decorazioni, a motivi geometrici bianchi incisi sulle pareti rosse.Il custode \u00e8 assai gentile e ci conduce anche sulla terrazza, da cui vediamo tutta l&#8217;animazione e gli scorci della citt\u00e0; c&#8217;\u00e8 anche un punto vendita di un po&#8217; di artigianato locale, soprattutto pannelli  dipinti su sfondo di sabbia.<\/p>\n<p>Vicino al mercato acquistiamo 2 sciarpe in cotone colorato, genere batik, quelle portate dalle donne del posto; in seguito realizziamo che in una c&#8217;\u00e8 scritto &#8220;trade in  Arab Emirat&#8221; e nell&#8217;altra &#8220;made in Pakistan&#8221; !Continuiamo a girare per le pittoresche viuzze della citt\u00e0,  e ci rendiamo conto che qui -ancor di pi\u00f9 che negli altri luoghi- la popolazione \u00e8 un variegato connubio di etnie: come scrive la Lonely, ci sono haratini (neri) &#8211; berberi  zenete &#8211; arabi chaamba, originari dell&#8217;est &#8211; africani neri (discendenti dagli schiavi del Mali), ecc.La regione dove siamo \u00e8 la Gourara e la  lingua predominante nella regione \u00e8 lo zenete, un idioma berbero simile a quello parlato nella Kabylie e nello M&#8217;Zab.<\/p>\n<p>Pranzo in campeggio, dove ci sono alcune piante del cotone, con i loro ciuffi bianchi.Partiamo con i fuoristrada, per fare il Circuito della SEBKHA, diversi km. che si snodano  fiancheggiando un lago salato e attraversano bei  paesaggi, con piccoli villaggi e cadenti fortezze o ksar abbarbicate nella roccia rossastra.Ne vediamo alcune e dalla sommit\u00e0 delle fortezze si vedono piccoli palmeti e l&#8217;arido ma affascinante paesaggio in lontananza.     Sono visibili diverse grotte e alcune incisioni. Vediamo Tindjillet, costruita in equilibrio sul margine di uno sperone, e Tasfoud, con castello del XIII sec.<\/p>\n<p>Raggiungiamo un altro piccolo villaggio dove si \u00e8 costituita una cooperativa di donne che lavorano l&#8217;argilla e producono terraglie, ed anche oggettini in stoffa. Si tratta di cose molto semplici, che consentono a queste genti di viverci, ed \u00e8 interessante contrattare delle combinazioni di acquisti.<\/p>\n<p>Acquistiamo una brocca (che non sta in piedi) ed alcune ciotole di terracotta con inciso un motivo zigzagante.La guida, come ci aveva garantito, ci porta in un luogo di rocce e soprattutto sabbia, alla ricerca delle rose del deserto. Dopo un primo tentativo andato a vuoto, ci spostiamo e -scavando con le mani- troviamo numerose piccole  rose del deserto, ovvero scintillanti cristalli di sabbia.Rientrati a Timimoun  con il fuoristrada, ci facciamo fermare prima del campeggio, dove all&#8217;andata avevamo adocchiato un grande affollatissimo spiazzo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 il loro mercato, e dedichiamo  un po&#8217; di tempo a verificare le loro abitudini, sia nell&#8217;abbigliamento che nelle suppellettili per la casa.Anche qui un venditore pone all&#8217;asta coppie di pantaloni da tuta e mutandoni. Tante sono le bancarelle che vendono le pentole a pressione, attrezzo molto usato anche nel deserto per ottenere zuppe, &#8220;ciorbe&#8221;, veloci, e non consumare troppa legna per il fuoco.Pernottamento Timimoun camping &#8220;La Palmerarie&#8221;  (32 40 370 N    2 30 931 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>04\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Timimoun  &#8212;  Taghit   Km 523.Da Timimoun trasferimento su un percorso che, per lunghi tratti, \u00e8 costituito dalle dune ad un lato e la roccia dall&#8217;altro: immense dune dorate e ampi palmeti; tratti di strada con roccia da una parte e sabbia dall&#8217;altra. Sabbia, sabbia, alcuni fiumi con poca acqua.Sosta a BENI ABBES , altra interessante citt\u00e0 d&#8217;oasi che sorge sul margine di una scarpata, da cui domina la palmeraie e il largo uoed e, come Taghit, \u00e8 circondata da dune. Vi si respira atmosfera coloniale.<\/p>\n<p>Anzitutto andiamo a vedere il primo eremo di Charles De Focault, dove tutto \u00e8 semplice: chiesetta e cortile. Ci accoglie un &#8220;padre&#8221; che parla un buon italiano.Siamo sempre scortati dalla polizia. Visita allo ksar che sta andando in rovina, e poi al museo, dove ci sono esemplari di fauna (anche gli scaicalli e i fennec imbalsamati) e di flora del deserto, oltre ad una parte dedicata alla vita tradizionale.Le teche sono ben organizzate e i vari pezzi esposti sono catalogati.<\/p>\n<p>Arrivati a TAGHIT: alloggiamo nel cortile dell&#8217;Auberg Jeuness, e andiamo a mettere i piedi nudi  (soprattutto Pepe !) nella sabbia della grande duna.L&#8217;ostello della Giovent\u00f9 era sorto come una bella e recente costruzione, ma \u00e8 gestito cos\u00ec malamente che appare cadente e privi di manutenzione; la doccia \u00e8 priva del getto a ombrello e dal tubo arriva solo acqua fredda o assolutamente bollente !Cena, con omelette, al centro del paese. Giro in paese, nella zona della piazza, dove  alcuni negozi tengono aperto anche un po&#8217; dopo il tramonto. Acquisto di cous cous di  orzo macinato a mano.Pernottamento Taghit, cortile Auberg Jeuness    (34 21 284 N     5 92 511 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>05\/01\/2010 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Taghit  &#8212;  Decam  Km 445.Mattinata a  Taghit: c&#8217;\u00e8 chi sceglie di andare in fuoristrada a vedere le gravures rupestres. Noi rimaniamo in paese, pi\u00f9 attratti dalla parte antica. Dapprima saliamo ancora sulle grandi dune, vediamo il campeggio ora in disuso,  e poi facciamo visita all&#8217;interessante antica medina, costruita con mattoni e fango rosso e risalente al IX sec.Come in altri antichi luoghi sahariani, vi \u00e8 stato un intenso uso del legno dei tronchi di palma, per realizzare le soffittature e le porte, talmente duro che ancora oggi \u00e8 ben conservato.   Il percorso di scoperta nel labirinto dei vicoletti \u00e8 tutto segnato con frecce bianche, tracciate con la vernice sui muri dalla pro-loco. Interessante la moschea ed il vecchio ksar (forte).Tanti gli scorci sul palmeto sottostante. Alcune case sono ancora abitate; incontriamo gente e anche un cane da guardia. Riprendiamo il viaggio di trasferimento, tra aspre montagne e dune. Bechar &#8211; Beni Ounif : siamo nel punto pi\u00f9 vicino al Marocco (ci chiedono di non usare i cb, perch\u00e9 qui sono facilmente intercettabili) &#8211; Moghrar \u00e8 un bel paese\/oasi di montagna; qui i poliziotti ci fermano chiedendoci gentilmente di vedere l&#8217;interno camper &#8211; Tiut \u00e8 un&#8217;altra oasi in mezzo alle montagne; anche Chellala ha belle montagne. .Molti i dromedari nelle distese desertiche, con vegetazione ad arbusti.<\/p>\n<p>Citt\u00e0 di Ain-Sefra (dove \u00e8 sepolta l&#8217;avventuriera svizzera Isabelle Eberhardt).  Verso sera ci si accampa ai bordi di Decam; tre case, una moschea e la caserma.  E&#8217; la serata della Befana, ed \u00e8 abbastanza freddo.  Luisa e Ugo offrono biscottini piemontesi fatti con la farina di fagioli.Pernottamento Decam  bordi del paese    (36 72 339 N     2 53 576 E).<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>06\/01\/2010 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Decam  &#8212;  Metlili  Km 513.Da Becham andiamo ancora a nord verso El Bayard, poi verso nord-est sulla nuova strada con splendidi scenari, jebel (=catene rocciose) e deserto. Ghassoul &#8211; Gole e lago naturale* con barrage di BREZINA, tanti cammelli e tante fioriture viola.<\/p>\n<p>Giungiamo a  METLILI \u00e8 una citt\u00e0 animata, con tanti giovani e ragazzini che nel tardo pomeriggio escono da scuola.Giro per le viuzze del centro, con acquisto di olive, pizza e pasticcini. Notte passata alla periferia di Metlili nella corte di un parente della guida: bambini e pecore. Infatti il parente ha diversi camion per commerciare ovini: li acquista a sud e li rivende nella parte nord dell&#8217;Algeria, a un prezzo superiore.Con rammarico abbiamo conferma della consuetudine degli uomini di tenere isolate le donne; infatti le donne non sono presenti alla cena a cui partecipa anche una parte del ns. gruppo.<\/p>\n<p>Noi intanto andiamo in giro per il paese e quando torniamo, le donne in disparte nell&#8217;altra stanza chiamano Rosanna per fare un po&#8217; di conversazione, soprattutto con la gestualit\u00e0 !Pernottamento   Metlili, corte di una abitazione   (35 69 738 N     5 62 230 E).<\/p>\n<figure style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" title=\"Branco di cammelli\" src=\"http:\/\/www.turismoitinerante.com\/magazine\/img1\/algeriareportage-raultassinari-05.jpg\" alt=\"Branco di cammelli\" width=\"500\" height=\"77\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Branco di cammelli<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>07\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Metlili  &#8212;  Tozeur  Km 617.Da Metlili rifacciamo la strada dell&#8217;andata: sfioriamo Ghardaia &#8211; Berriane &#8211;  Touggurt  (in molte citt\u00e0 ci sono monumenti, musei e altre testimonianze della guerra di liberazione algerina, con cui il paese ha allontanato i francesi).<\/p>\n<p>Lungo la strada file di alberi -molti i pini- piantati per fare barriera contro l&#8217;avanzare della sabbia.Poco prima di El-Oued rivediamo gli antichi pozzi, con vicino gli asini che ancora vengono caricati d&#8217;acqua, ma non riusciamo a fermarci: Moulud ci vuole portare prima possibile in frontiera. Dove giungiamo a sera e dopo meno di un&#8217;ora passiamo il confine algero-tunisino.<\/p>\n<p>Rispetto all&#8217;immensit\u00e0 e soprattutto alla semplicit\u00e0 e al poco dell&#8217;Algeria, subito la Tunisia ora ci sembra il top del progresso e dell&#8221;accoglienza turistica.Nella notte raggiungiamo  Tozeur, dove ci sistemiamo nel camping &#8220;La palmeraie&#8221;, nella zona dove ci sono gli hotel, situato dopo l&#8217;opulento Hotel 5 stelle Dar Charait; dopo al campeggio c&#8217;\u00e8 il parco divertimenti dove ci sono finte rocce  in vetroresina e cartapesta che  rappresentano delle figure. Gli ibiscus sono fioriti.Pernottamento Tozeur,  camping &#8220;La palmeraie&#8221;    (37 52 732 N     4 18 582 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>08\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Tozeur  &#8212;  Kairouan  Km 306.Mattinata di visita nel cuore della citt\u00e0 carovaniera degli antichi commerci di Tozeur.  Andiamo nel centro storico (Ouled El-Hadef), con gli stretti animati vicoli, e andiamo fino al mercato coperto. Il ritorno lo facciamo su una carozzella e cavallo, e il conduttore lamenta che c&#8217;\u00e8 un calo di presenze dei turisti.Riprendiamo il percorso di rientro;  sulla strada vediamo altri peperoncini a essicare e  dopo Gafsa, a El Fey, ci fermiamo in un ristorante\/baracchino per mangiare il mechoui, la pecora cotta sulla brace, con buona insalata piccante di verdure e olive.<\/p>\n<p>Arrivo a Kairouan, e sosta in un luogo strategico per la visita della  vicina medina: il cortile recintato dell&#8217;Hotel Continental, proprio di fronte al palazzo antico dove \u00e8 situato l&#8217;ufficio turistico (syndacat d&#8217;initiative), dalla cui terrazza sopraelevata si vedono i bacini degli Aglabiti, grande opera idraulica. In medina: acquisto di dolcetti di pasta di datteri  -makhroud- alla pasticceria Segni, la pi\u00f9 rinomata della citt\u00e0.Pernottamento Kairouan,  parco Hotel Continental  (34 49 936 N     5 99 601 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>09\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Kairouan  &#8212;  Tunisi la Goulette Km 112.Mattina splendida di sole e gelo dedicata a Kairouan, terza citt\u00e0 santa dell&#8217;Islam.     Rivediamo la Grande Moschea nel tipico stile disadorno degli Aglabiti,  che \u00e8 il pi\u00f9 antico edificio di culto islamico del nord Africa. Poi la Moschea delle 3 porte, la Moschea del barbiere (Zaouia di Sidi Sahab). Ed anche il pozzo Bir Barouta con la noria azionata dal cammello, per sostare nel vicino bar.Andiamo a cercare la Moschea delle spade (Zaouia di Sidi Amor Abbada), riconoscibile per le 7 cupole bianche: ora \u00e8 in restauro ed \u00e8 interessante conversare con le maestranze che stanno eseguendo i lavori.<\/p>\n<p>Stavolta ci rendiamo ben conto di come \u00e8 disposta Kairouan, ed anche che all&#8217;inizio della medina, subito a destra dell&#8217; ingresso principale della Bab Tunis c&#8217;\u00e8 un bordello, molto attivo.Nello spaccio dell&#8217;ufficio turistico, acquisto di olio di argan. Nel pomeriggio raggiungiamo  Tunisi (non c&#8217;\u00e8 neppure il tempo di un giro alla Goulette, magari per una sosta da Stambali a mangiare una lablabi,  zuppa di ceci ), veloce visita ai venditori nella zona d&#8217;attesa dell&#8217;imbarco, acquisto di datteri, di una ciotola in ceramica blu. Poi attesa e, con tante ore di ritardo rispetto al previsto,  imbarco e via verso Genova.Imbarco la Goulette  (40 74 907 N     6 16 291 E).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>10\/01\/2010 <\/strong><\/span><\/p>\n<p>Dato il fortissimo ritardo, ancora in mare, con il vento contro.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>11\/01\/2010<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> <\/strong><\/span>Genova  &#8212;  Forl\u00ec  Km 390.Sbarcati a Genova alle 3 di notte. Cielo cupo decidiamo di fermarci, dormiamo nello stesso posto del giorno della partenza.  Si parte per Forl\u00ec.  Arrivo sulle 13: pranzo con tagliatelle alla Trattoria &#8220;Il Ponte&#8221;, e poi Rosanna va al lavoro, e Raul, dopo una prima scaricata di quanto c&#8217;\u00e8 nel camper, va in palestra.Pernottamento a casa nostra.<\/p>\n<p><strong>Percorsi complessivamente Km 7.563 di cui:<\/strong><\/p>\n<p>in Algeria Km 5728  (di cui Km 605 in fuoristrada)<\/p>\n<p>in Tunisia Km 1062,in Italia     Km   773.<\/p>\n<p>Il viaggio in Algeria \u00e8 stato fatto con la collaborazione dell&#8217;Agenzia di viaggi in fuoristrada e in camper  AVVENTURIAMOCI di Torino  <a href=\"http:\/\/www.avventuriamoci.com\" target=\"_blank\">www.avventuriamoci.com<\/a><\/p>\n<p>Sergio, uno dei titolari dell&#8217;Agenzia (insieme alla moglie Laila, che nel frattempo accompagnava un altro gruppo in Libia), ha fatto il viaggio insieme a noi avendo come passeggero Alberto, e ci ha seguito con molta attenzione, discrezione e buona conoscenza del Paese, portandoci a concludere che l&#8217;Algeria \u00e8 veramente una bella meta, che questo viaggio ci ha soddisfatto, e a riconfermarci che il deserto \u00e8 sempre vario e affascinante.Bibliografia: Lonely planet &#8220;Algeria&#8221; \u2013 EDTdi Raul e Rosanna Tassinari.<\/p>\n<div class=\"7863122cad8776726ec303240ed69aa5\" data-index=\"4\" style=\"float: none; margin:10px 0 10px 0; text-align:center;\">\n<script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script>\r\n<!-- 728x90, creato 23\/02\/11 -->\r\n<ins class=\"adsbygoogle\"\r\n     style=\"display:inline-block;width:728px;height:90px\"\r\n     data-ad-client=\"ca-pub-5798583071070083\"\r\n     data-ad-slot=\"5935394872\"><\/ins>\r\n<script>\r\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\r\n<\/script>\n<\/div>\n\n<div style=\"font-size: 0px; height: 0px; line-height: 0px; margin: 0; padding: 0; clear: both;\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>10 dicembre 2009 \u2013 11 gennaio 2010Dopo aver visto i deserti del Marocco, della Libia, della Tunisia, dell\u2019Egitto, della Giordania; eravamo curiosi di vedere quella parte del deserto Algerino di cui avevamo sentito parlare, che tante volte avevamo sognato e che rimane a sud di Tamanrasset. 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