Continua il racconto dei nostri amici Luisa e Diego (che ringraziamo anche per le bellissime fotografie), vi invitiamo a seguire la loro pagina Facebook Quattro ruote e due cuori di Diego & Luisa. Buona lettura!
Il nostro viaggio è iniziato con quel senso di libertà che solo un camper ti può regalare. Lo avevamo lasciato a Isola di Capo Rizzuto; erano altri tempi e c’era una libertà che oggi non esiste più. All’epoca potevi fermarti in un’area libera, dove volevi, mentre oggi la sosta è giustamente regolata. Da quel “campo base” è partita la nostra esplorazione, tutta via terra, con uno scooterino che a malapena arrivava a venti all’ora. Mentre percorrevamo le strade del Crotonese, tra quelle colline che sembrano non finire mai, mettevo la musica di Gianni Morandi.

Lui cantava “Andavo a cento all’ora” e noi invece arrancavamo, ma con un’adrenalina addosso che non so spiegare. Quell’adrenalina è diventata vera tensione quando abbiamo incontrato le “Sentinelle”. Lungo i pascoli vivono questi maremmani bianchi enormi che proteggono le greggi. Abbiamo proseguito imparando la legge di questa terra: un patto di rispetto che ogni turista deve imparare. Grazie a quel girovagare lento, abbiamo scoperto posti che non sono sulle mappe, come la località Seleno, la Dersena. Qui il mare verde cristallino si apre all’improvviso e, tra i sassi e la creta, sono tornata bambina a giocare con l’argilla. Poco distante si trova Le Cannella, una spiaggia che sembra un miracolo della natura con la sua sabbia rosso-arancio,tra i granelli di sabbia rossa, ho trovato dei meravigliosi gigli bianchi che creano un contrasto incredibile con il turchese dello Ionio.

Dalle scogliere selvagge e dai giochi con l’argilla, il profilo del viaggio cambia e si apre verso il respiro millenario di Crotone. È una città che vive in un abbraccio costante con il mare, dove passeggiare per le strade significa ripercorrere i fasti della Magna Grecia. Il lungomare ti accoglie con file infinite di palme che svettano contro l’azzurro e la statua di Rino Gaetano. Ma Crotone è soprattutto la città di Pitagora, che qui fondò la sua scuola intorno al 530 a.C. I suoi tesori raccontano un’evoluzione continua: dal Museo Archeologico Nazionale, dove brilla il Diadema aureo di Hera Lacinia, fino a Capo Colonna, dove l’ultima colonna superstite del tempio svetta solitaria contro lo Ionio. La città vecchia è invece dominata dall’imponente Castello di Carlo V, una fortezza del XVI secolo dai cui bastioni si gode una vista mozzafiato su tutto il golfo.
Lasciata la costa crotonese, la strada ci porta verso nord, risalendo fino alla maestosa Scalea. Qui la storia si vede subito guardando in alto: il centro storico è un groviglio di case e vicoli che si arrampicano sulla collina, nati così per difendersi dagli attacchi che arrivavano dal mare. Si rimane a bocca aperta davanti ai resti del Castello Normanno e alla Torre di Talao, che sorge su uno scoglio che un tempo era un’isola; oggi sorveglia la spiaggia come un gigante di pietra. È un luogo dove il fascino del Medioevo si unisce alla roccia, raccontando di popoli e fortezze che hanno sfidato i secoli. Infine, scendendo lungo la Costa Viola, il nostro percorso giunge a Scilla, che è pura magia. Legata al mito di Ulisse, Scilla toglie il fiato. Sono rimasta senza parole davanti alla bellezza di Chianalea, l’antico borgo dei pescatori. Le vie sono così strette che sembrano segreti, e le case sono costruite direttamente sugli scogli.

Non c’è distacco: il mare ti esce fuori direttamente dal portone di casa. Ma il ricordo più bello è legato a una cena indimenticabile: seduti su una pedana di legno sospesa proprio sopra l’acqua, abbiamo mangiato del pesce freschissimo con il rumore delle onde che si infrangevano sotto di noi. È un mondo sospeso dove l’uomo e il mare hanno fatto un patto eterno. Ogni tappa di questo viaggio è stata una scoperta continua, un viaggio che ti cambia dentro e ti fa sentire parte di una terra antica, selvaggia e infinitamente accogliente.

Questa terra è un mosaico di contrasti che toglie il fiato, e raccontarla è per me un atto d’amore. Ma le parole possono solo sfiorare la bellezza di ciò che i vostri occhi vedranno. Da calabrese, vi invito a non fermarvi al mio racconto: venite a scoprire ogni suo angolo nascosto, ogni riflesso del suo mare e il silenzio delle sue pietre antiche. Vi raccomando, attrezzatevi di tutto il necessario per vivere in libertà, ma soprattutto portate con voi la voglia di lasciarvi meravigliare.








