Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere questo nuovo racconto dai nostri amici Luisa e Diego (che ringraziamo anche per le bellissime fotografie) e vi invitiamo a seguire la loro pagina Facebook Quattro ruote e due cuori di Diego & Luisa. Buona lettura!
C’è un legame invisibile che mi tiene stretta a Cutro, una radice profonda che non mi abbandona mai, nemmeno quando la vita mi porta lontano. Ho deciso di mettere nero su bianco questi ricordi per chi, come i viaggiatori in camper, ama scoprire l’anima vera dei luoghi. Spesso le grandi città offrono servizi e perfezione, ma il calore che si respira in un paese come il mio è qualcosa di unico, che va oltre le apparenze. A Cutro i problemi non mancano, ma se si ha la curiosità di fermarsi e guardare dentro, si scopre un’umanità, una cultura e un senso di sviluppo sociale che nascono dal rispetto reciproco.

Per capire Cutro bisogna guardare dove poggia i piedi: il paese sorge fiero su un altopiano di roccia arenaria, a circa 220 metri sopra il livello del mare, dominando le colline del Marchesato. È una posizione fiera, protetta dai corsi dei fiumi Tacina e Crocchio, che guarda alle distese delle valli sottostanti oltre le quali, in lontananza, brilla il mare Jonio. Questa sua natura “di roccia” l’ha resa storicamente una fortezza naturale, un luogo dove la terra è dura ma generosa. La mia storia comincia tra i vicoli di questo paese, in un tempo in cui la solidarietà era l’unica moneta che contava davvero. Ricordo gli anziani seduti davanti alle porte, pronti ad aiutarsi l’un l’altro, e noi bambini che crescevamo guardando i padri partire. Anche mio papà dovette andare via, prima in Germania e poi a Reggio Emilia, per cercare quel futuro che giù era difficile da costruire. Ogni sua partenza era un pianto disperato, ma mia mamma è stata una roccia. È rimasta a Cutro a crescerci, facendoci da madre e da padre con una resilienza incredibile, colmando ogni vuoto con l’amore e la presenza.
In quegli anni non c’erano i cellulari; una volta al mese facevamo una piccola processione verso la casa di una signora che aveva il telefono per poter sentire la voce di papà, oppure aspettavamo i telegrammi. Erano fili sottili che tenevano unita la nostra famiglia nonostante i chilometri. Anche la scuola era una palestra di vita: ho iniziato l’asilo a Cutro, poi ho vissuto la parentesi di Reggio Emilia fino alla terza elementare, ma il richiamo di casa è stato più forte e siamo tornati. Ricordo maestre piene d’amore che ci insegnavano il valore dell’uguaglianza e del mutuo soccorso. Se qualcuno era in difficoltà, i compagni più pronti erano lì per aiutarlo, perché l’obiettivo era crescere insieme. Ci insegnavano che il rispetto era il fondamento di tutto: se un bambino sbagliava, nessuno poteva permettersi di prenderlo in giro, perché l’errore di uno era un momento di crescita per tutti e la dignità del compagno era sacra.

Il ritmo della mia infanzia era scandito dai grandi ritorni: a Pasqua e a Natale il paese si riempiva di nuovo. Erano i momenti più attesi, quando tutti i papà tornavano dal Nord e le famiglie si riunivano finalmente in un abbraccio che sapeva di festa e di casa. Porto nel cuore le celebrazioni del Crocifisso, l’Anaca e il Centenario. Ero solo una bambina, eppure la comunità della mia via si fidava di me: mi affidavano le offerte per guarnire i santi e le strade, e io dividevo con cura i biglietti da cinquemila lire da quelli da mille, sentendomi custode della bellezza del mio paese.
Oggi, chi arriva a Cutro trova un paese che ha saputo evolversi senza perdere il cuore. Lungo il Corso Nazionale e tra le vie, ci sono le nostre case che si affacciano sulle vallate, piazze curate e chiese che sono piccoli gioielli. Ma il vero vanto è la nostra monumentale Scacchiera Pavimentale in Piazza del Popolo, che ricorda Giò Leonardo Di Bona, il cutrese che nel 1575 divenne il primo campione internazionale di scacchi. Cutro non è affatto quello che si sente dire superficialmente; è una terra di gente colta e di grandi lavoratori. Molti dei nostri costruttori sono emigrati diventando imprenditori di successo, e oggi i nostri giovani hanno una voglia incredibile di creare sviluppo e investire passione per far crescere questa terra.

Chi arriva qui trova un paese vivo e pieno di servizi: ci sono tantissimi negozi dove poter fare acquisti di ogni tipo. Dai negozi di scarpe a quelli di abbigliamento e stoffe pregiate, dai parrucchieri ai tanti alimentari ricchi di prodotti locali. C’è davvero di tutto, e oltre a un accogliente B&B, ci sono molte case in affitto pronte a ospitare chiunque voglia fermarsi e vivere la vera quotidianità del luogo. Soprattutto, chi ci viene a trovare scopre che a Cutro vivono ancora culture e tradizioni di migliaia di anni fa. Ogni estate si rinnova il rito della conserva, con le melanzane e i pomodori sott’olio, le olive in salamoia e i nostri insaccati: la soppressata, la coppa e l’immancabile ‘nduja. Visitare Cutro significa camminare tra le vie e sentire il profumo di “pipe e patate arrostute”, o quello delle “vrasciole” (le nostre polpette) che riempie l’aria nel periodo natalizio. Signora della tavola è la pitta ripiena, o i famosi taralli che facciamo giù, quelli perfetti da inzuppare nel latte. Sono sapori antichi che resistono, proprio come i nostri dolci tipici, le mastazzole.
La vera magia è però nella quotidianità e nell’incredibile servizio degli ambulanti, che sono l’anima delle nostre strade. Passano con le canzoni neomelodiche e portano davvero di tutto: dal pesce freschissimo alla frutta, dal pane appena sfornato fino all’acqua per chi non può uscire di casa. È un mercato itinerante fatto di attenzioni umane, dove la vita ha ancora un costo accessibile (un pezzo di pizza a taglio o un calzone costano un euro e cinquanta) e l’acqua degli acquedotti è fresca e pura. E a pochi chilometri, i calanchi offrono uno spettacolo naturale che sembra un deserto magico di fango.

Il mio sogno è che possa nascere un domani un bel piazzale, un’area attrezzata dove i camperisti possano sostare anche per l’inverno o decidere di fermarsi perché si innamorano del vivere qui. A chi visita le nostre coste, a chi va giù a Capo Colonna, allo Steccato o alle Castella, dico: risalite verso Cutro. Non fermatevi ai soliti itinerari, venite a fare acquisti nei nostri negozi e a scoprire la nostra ospitalità. Troverete un paese civile, intraprendente e, soprattutto, un rispetto sacro per l’ospite. Questa è la mia Cutro. Adesso basta parole: dovete venire a scoprirla voi.” A terra mia”








