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PORTOGALLO SPAGNA   Monica Pisani

Cantabria e Galizia, i grandi monasteri del Portogallo, le calde terre dell’Alantejo, Salamnca e Burgos

Dati sul viaggio

Periodo Dal 19/08/2006 al 08/09/2006
Mezzo Riviera Granduca P cilindrata 2500
Equipaggio Noi, anni 51 e 62
Km percorsi 5755
Gas 2 bombole di 15 kg
Frigo Trivalente capacità 150
Acque chiare Capacità 110
Acque grigie Capacità 1120
Elettricità Una sola batteria
Autonomia 3 giorni
Letture “Viaggio in Portogallo” Josè Saramago
Guide Touring Club Italiano “ Spagna e Portogallo del 1987 - “Itinerari e luoghi” mensile dove erano presenti articoli dei luoghi visitati
Diari di viaggi scaricati da Internet “ Guide d’Europa” Portogallo pubblicato, dal quotidiano La Repubblica nel 1999

Spese

Autostrada € 149.45
Gasolio € 626
Musei € 82.5
Parcheggi € 77.44
Souvenir € 185.2
Viveri € 168
Mezzi di trasporto € 28.6
Pranzi Cene € 273.6
Totale € 1590.79

Soste

Data Località Km Punto sosta Scarichi
19/08 St. Martin de la Crau 597 P :zza Francois Mitteran Bagni pubblici
20/08 Lannemarzan 480 P.zza du Forail C.S.
21/08 Santilara del mar 479 P.zza del Rey
22/08 S. Cosma de Barrieros 342 Prato adibito a parcheggio davanti Praia di Baquarencia Scarichi ed acqua ai bagni pubblici
23/08 Bon Josè do monte 399 Sulla strada poco prima del Santuario
24/08 Porto 95 Parcheggio custodito lungo le rive del Douro
25/08 Praia de Mira 190 Lungo mare a destra Acqua lungo la N 328
26/08 Tomar 239 Antica verzea grande L. go 5 de Antubo Acqua davanti il campeggio Praia de Mira
27/08 Peniche 161 P.ta de Lima Bagni pubblici davanti monastero di Tomar
28/08 Sintra 141 V. Julio Coelo Acqua lungo N 24
29/08 Lisbona 51 Campismo di Monsanto Presso campeggio
31/08 Evora 161 Parcheggio del Rossio
01/09 Salamanca 426 Impianti sportivi università
02/09 Burgos 252 Parcheggio pullman Acqua presso un distributore
03/09 Auritz Barguete 298 Parcheggio del ristorante
04/09 Saint Manphary 350 Davanti la scuola elementare C.S. lungo D 933
05/09 Tarascon 367 Parcheggio pullman C.S. lungo D 999
06/09 Ramatuelle 268 Parcheggio camper Presso campeggio
08/09 Casa 459


1° Giorno
19/08/06 Lucca St. Martin de la Crau Km 597

Come al solito siamo in ritardo, nonostante i buoni propositi, alle 11.38 partiamo. Ci immettiamo sull’autostrada a Lucca e fino a Ventimiglia ci attendono numerose code dovute al rientro delle vacanze marine. Usciamo dall’autostrada a Salon de Provence e arriviamo a St. Martin de la Crau dove sostiamo in P.zza Francois Mitteran per passere la notte.
Uno strano giuoco si praticava in questo paese. In una arena con al centro una piscina, numerosi bambini si facevano rincorrere da un toro scatenato. La bravura stava, naturalmente nel saperlo schivare cercando di farlo entrare nella piscina. Un gruppo di diciotto bambini ammassati uno sopra l’altro si facevano calpestare dal toro infuriato mentre usciva dai box.
Ogni tanto c’era qualche ferito che veniva raccolto dietro le tribune, ma nessuno si preoccupava.

2° Giorno
20/08/06 St. Martin de la Crau Lannemezan Km 480

Siamo nella piana della Crau, ed è come essere dentro l’omonimo quadro di Van Gogh, quanta luce e che cielo stupendo! Questa notte abbiamo dormito bene. La piazza è ben ombreggiata dai platani, è fornita di bagni pubblici dove è possibile scaricare la cassetta del WC e fare rifornimento di acqua. Alle 10.00 si riparte percorrendo la N. 113, ma a Gallarques siamo costretti ad entrare in autostrada per lavori in corso, si ritorna sulla nazionale a Montpelier Ovest., direzione Beziers. Nei pressi di Norbanne ci fermiamo a comprare le “coquilles” e ci cuciniamo un bello spaghetto allo scoglio. Ripartiamo verso le ore 16.00, a Carcassonne prendiamo la D 119 e a Foix entriamo nella D117 che confluisce nella N 117, alle ore 20.40 ci fermiamo a Lannemezan. Cittadina ai piedi dei Pirenei dove c’è un C.S. (come risulta dalla lista scaricata da internet). Il C.S. si trova nel centro della città e sulla strada statale non è segnalato. Dopo cena facciamo un giro per le strade deserte della città, ma, benché molto curata, non troviamo niente di interessante da ammirare, la temperatura è scesa e fa anche freddo.

3° Giorno
21/08/06 Lannemzan Santilara del mar Km 479
Ore 9.30, tempo nuvoloso. La città comincia a svegliarsi molto lentamente e noi riprendiamo la nostra marcia: direzione Tarbes percorrendo la R.N. 117. A Baionne (consigliato da sito internet) è preferibile inserirsi in autostrada (A63) per evitare il grosso traffico delle città balneari.. Arriviamo a Bilbao, ci dirigiamo verso il centro passando davanti alla moderna costruzione del Guggeneim e ci fermiamo nel parcheggio davanti il centro Zubiarte, situato dietro il museo, si pagano 40 centesimi e si può sostare fino alle 9.30 del giorno dopo.

L’attrazione di Bilbao è indubbiamente questa bellissima opera d’arte moderna composta di vetro, cemento e titanio, ma nella città si trovano anche altre opere moderne che si inseriscono molto bene a fianco di quelle antiche. La metropolitana risulta essere la più moderna del mondo, a me ha colpito il modo con il quale l’architetto le fa attraversare un tratto del parco che circonda il museo: cammina su di un verde prato e i binari si nascondono tra l’erba. In questo periodo, a Bilbao, si celebra la Settimana Grande e in ogni angolo della città c’e uno spettacolo: dal concerto rock, alla musica classica, dallo spettacolo di mimo a quello di cabaret. In città c’è una moltitudine di persone e appare molto vivace. Noi andiamo a visitare il Guggeneim. (€ 12.50). Nell’interno oltre ad apprezzare la straordinaria architettura delle sale, si può anche ammirare una collezione di pittura russa che va dalle icone alle avanguardie. Dal museo raggiungiamo il centro storico, Casco Viejo, dove abbiamo potuto ammirare: il teatro dell’Arriga, la cattedrale di Santiago e il mercato della Ribera. Percorrendo la Ria de Bilbao, lungo le rive del Nerviòn, non molto lontano dal museo, si può ammirare anche la forma originale del ponte Zubizuri. Ritornati al camper ceniamo e ripartiamo.
Percorriamo l’autostrada che in questo tratto non si paga, e alle 24 arriviamo a Santillana del Mar, ci fermiamo nel primo parcheggio che troviamo, proprio all’ingresso della città medievale.

4° Giorno
22/08/06 Santillana del mar S. Cosma de Barrieros Km 341.9

Questa notte ha fatto un po’ freddo.
Mentre stavamo facendo colazione è arrivato un parcheggiatore, al quale sono andata a chiedere informazioni e lui molto gentilmente mi ha spiegato che i camper devono sostare in una piazza limitrofa a questa, vicino all’ufficio turistico.
Mi regala anche una cartina per poterci arrivare, ma è talmente vicina che non ci possiamo sbagliare.
Il parcheggio è a pagamento (€ 2) e puoi sostare fino al giorno dopo. La città è un gioiello di arte medioevale. Le vecchie abitazioni di legno e pietra sono abbellite da fiori multicolori che qui crescono rigogliosi favoriti dal clima umido dell’Atlantico. La città appare ben tenuta e completamente restaurata, bellissima la chiesa medievale, originale per la terrazza prospiciente il magnifico portale e arricchita dallo splendido chiostro dai capitelli finemente scolpiti (€ 6). La città è inserita in un paesaggio intatto e stupendo: non è percorsa da auto e gli unici rumori che giungono alle nostre orecchie sono le campane delle pecore e mucche che pascolano nelle colline circostanti. Ho acquistata una talea di pianta a me sconosciuta e che qui compare appesa a molte balconate (sembra essere molto decorativa). Crescendo forma delle grosse palle floreali. Non ha bisogno di terra, vive dell’umidità che ogni tanto gli viene fornita e quando fiorisce fa dei fiori color fucsia. Si chiama Clevar, teme il freddo pertanto in inverno deve essere collocata in ambiente caldo. Vicino a questa cittadina ci sono anche le famose grotte di Altamira, conosciute per gli splendidi graffiti preistorici. Non è possibile visitare l’interno delle grotte perché i graffiti si rovinerebbero, ma un importante museo li ripropone. Lasciamo Santillana del Mar (ore 12.30) e percorriamo la N 634 lungo la costa alla ricerca di un posto panoramico dove fermarsi. A Ribadesella la sciamo la statale per seguire l’itinerario lungo costa e arriviamo sul mare a Praia de Vega, bellissima baia e oasi naturista. La spiaggia è attrezzata con bagni, docce e due ristoranti, si può sostare gratuitamente e se non fosse, che dobbiamo ancora da percorrere molta strada, meriterebbe fermarsi qualche giorno. Percorriamo, a piedi, un tratto del cammino di Santiago che passa anche da questa località. Io penso che questa regione così ricca di storia e di natura, di paesaggi mozzafiato, meriterebbe un viaggio di approfondimento. Riprendiamo il nostro cammino lungo costa per rientrare sulla N 634. In questo tratto di costa sembra di essere in Irlanda: alte scogliere, prati che arrivano sul mare, pecore che pascolano, piccoli villaggi ordinati e fioriti. La strada a 4 corsie che percorriamo è costruita da poco e si procede velocemente. Le guide affermano che in questa regione della Spagna si mangia molto bene, pertanto, decidiamo di andare a cena fuori.
Ci fermiamo in un piccolo villaggio dove troviamo un bar ristorante, nonostante il consiglio fornito dalle guide, noi, non si mangia bene. Dopo cena decidiamo di percorrere un altro tratto di strada per arrivare a San Cosme Barreiros, ultimo paese sul mare, da qui gireremo nell’interno per raggiungere il Portogallo.
Alle ore 23, arriviamo a Praia di Banquerancia, non si vede niente dalla nebbia, si sente solo l’ululare del vento e il rumore del mare, cade un po’ di pioggia e fa freddo.
Ci fermiamo in un prato davanti al mare, si sente una musica provenire da lontano e noi attratti come da una sirena andiamo a raggiungerla.
Un gruppo femminile latinoamericano si sta esibendo sul palco di un grande lunapark, la gente, che sembra non sentire il freddo, si scatena al ritmo della musica, noi invece decidiamo di andare a letto.

5° Giorno
23/08/06 S. Cosma de Brrieros Bon Jesus do Monte (Braga) Km 399

Ore 8.20 ci svegliamo, il tempo è come lo abbiamo lasciato ieri sera (vento, nebbia e pioggerella).
Ci troviamo davanti ad una scogliera granitica ai piedi della quale si insinua una grandissima spiaggia di fine sabbia dorata che si muove seguendo le forme della scogliera. Un camminamento in pietra percorre la scogliera. La zona è a carattere turistico residenziale (ville sul mare), c’è anche un campeggio, ma poiché in vari punti della scogliera sono installati i bagni pubblici, approfittiamo per svuotare la cassetta del wc e fare il rifornimento di acqua.
Partiamo quindi alla volta di Santiago percorrendo la N 634. Questa strada, che si immerge nel paesaggio della Galizia fatto di foreste e dolci declivi, si percorre gradevolmente. Ogni tanto si scorge qualche “pellegrino” camminare lungo il percorso del cammino di Santiago, la meta ormai è prossima anche per lui! Arriviamo a Santiago alle ore 11.30, seguiamo le indicazioni dei parcheggi che si trovano vicino alla cattedrale, dove i camper non possono sostare, ma poco più avanti, nel piazzale davanti all’auditorio di Galica, la sosta è gratuita. Il centro storico è vicinissimo e dopo 10 minuti ci troviamo di fronte all’imponente facciata della cattedrale. A me sembra troppo barocca, troppo tetra e troppo scura, pervade un senso di sottomissione. L’interno (occorre una lunga fila per entrare dato che questa è la meta di tutti i pellegrini che arrivano a Santiago) ha un altare molto barocco. La sua fama è data dal grande incensiere che viene fatto oscillare da 8 uomini, ma che oggi non è in funzione. Una lunga coda di fedeli si accalca per onorare la statua del Santos dos Croques che sembra elargisca fortuna e saggezza. Noi usciamo e percorriamo le poche strade intorno alla cattedrale, che formano il centro storico. Molti turisti stanno affollando i ristoranti, noi pranziamo in un ristorante dei meno frequentati e con € 30 mangiamo polpo alla galica e calamari fritti (niente di eccezionale). Dopo pranzo andiamo a visitare la porta dalla quale i pellegrini entrano in città. Delusione! Nemmeno una indicazione in ricordo. Ritorniamo al camper e dopo un salutare riposo, partiamo alla volta del Portogallo. Percorrendo la A 9, possiamo accertarci dell’immane disastro ambientale causato dagli incendi, che ha suscitato scalpore questa estate nelle televisioni di tutta Europa. Quello che avevamo potuto vedere dalle immagini televisive giunte fino a noi, non è niente confronto ai danni che possiamo constatare ora, con la nostra vista. Lungo il percorso autostradale Santiago – Braga non esiste più un albero verde.
L’incendio non ha risparmiato nemmeno un filo di erba, ettari di foreste distrutte (quanti secoli ci vorranno per riaverle?).
Il paesaggio è spettrale e sembra di essere nell’inferno di Dante. Questa cosa degli incendi sarà l’unico brutto ricordo che ci accompagnerà per tutto il viaggio in Portogallo, purtroppo spesso li ritroveremo lungo il nostro itinerario. Arriviamo a Braga alle ore 16.30 (ora locale).
Ci fermiamo nei pressi del mercato. E’ a questo punto che facciamo il primo incontro con la disponibilità e la gentilezza dei Portoghesi.
Un signore che ci vede parcheggiare dalla finestra di casa, scende in strada e ci fa notare che se rimaniamo per la notte, domani verremmo sopraffatti dalle bancarelle perché sarà giorno di mercato, ci suggerisce il parcheggio per la sosta dei pullman, il signore stesso ci accompagna. Sostiamo momentaneamente per la visita alla città, ma poiché c’è molto rumore andremo a passare la notte altrove.
Braga “la barocca” in realtà è una città moderna con qualche angolo barocco un po’ trascurato, interessante la cattedrale che visitiamo dall’esterno perché data l’ora è chiusa.
Ci spostiamo in collina, al Santuario del Bon Jesus do Monte, a 5 Km da Braga. A questo punto del viaggio, inizia l’avventura della segnaletica stradale, con la quale dovremo fare i conti per tutto il viaggio in Portogalo.
I cartelli stradali sono un’optional: potrebbero non esserci, oppure esserci fino a un certo punto, oppure esserci ma sbagliati. E’ necessario avere un buon senso dell’orientamento, che per fortuna non manca, e non stancarsi di chiedere indicazioni stradali ai portoghesi, ai quali piace sentirsi utili e non mancano di gentilezza.
Così tra una strada sbagliata e una richiesta di indicazione, arriviamo al santuario alle 21 dove sostiamo vicino ad altri camper in uno spazio panoramico sotto i lecci. Il sole sta tramontando e si cominciano a vedere le prime luci della città, lo spettacolo è stupendo.
Dopo cena ci concediamo una passeggiata, anche per scoprire il luogo. A me sembra che di sacro ci sia ben poco: bei ristoranti chiassosi e hotel di lusso, comunque l’aria è fresca e una leggera brezza ci concilia il sonno.

6° Giorno
24/08/06 Bon Jesus do Monte (Braga) Porto Km 95

La visita al santuario si conclude velocemente, ma l’imponente scalinata situata di fronte è veramente scenografica. Gioiello di epoca barocca, detta via crucis, percorrendola fino in fondo si può risalire con l’ascensore.
Noi la percorriamo fino a metà, fino ad arrivare al punto di vista più scenografico.
Proseguendo (la scalinata) si insinua in una foresta di lecci fino a raggiungere il parcheggio inferiore, dove era possibile anche sostare con il camper all’ombra di grossi lecci.
E’ mattina presto, pochissimi sono i turisti e la scalinata in questo momento è frequentata da sportivi che la percorrono correndo. Alle 10,00 partiamo e questa volta la direzione è Guimaraes, città natale del primo re del Portogallo, Alfonso I.
Dato che non esistono cartelli stradali indicativi, dopo pochi giri a vuoto riusciamo a immetterci nella N 101.
A Guimaraes sostiamo nel parcheggio dei pullman, che si trova poco fuori dal centro storico. La città è molto carina e ben conservata: la cattedrale di Nostra Senora de Oliveira in forme romaniche semplici è uno dei pochi esempi in Portogallo.
L’interno in stile tipicamente romanico conserva sull’altare maggiore una piccola statua di Madonna posta in cima ad un soppalco di forma trapezoidale così da crearle enfasi di solennità (colpisce questa prospettiva scenica).
La città medioevale è percorsa da strade strette e piazze in ciottolato dove si affacciano caratteristici edifici in legno balconati.

Percorriamo il centro storico fino al palazzo del duca, il cui interno (€ 3) è completamente arredato e di notevole interesse.
Di fianco al palazzo si trova una piccola cappella medioevale, famosa per aver dato il battesimo ad Alfonso I. Una caratteristica di Guimaraes sono le edicole religiose, ne sono rimaste 5, ancora ben conservate delle 7 che erano in totale.
La gente ci si ferma davanti a dire preghiere e accende le candele.
Sono chiuse da porte pieghevoli e all’interno si trovano statue a grandezza umana che rievocano scene della vita di cristo.
. Le statue sono così espressive da sembrare quasi grottesche. Nella piazza principale ci soni tanti caratteristici ristoranti, è ora di pranzo e ci fermiamo a mangiare il “bacalao”. Ci portano una specie di mousse con patate fritte, buono, ma niente di eccezionale (€25) Arriviamo a Porto tramite la A7 e la A3 e ci dirigiamo verso il centro. Percorrendo il tratto cittadino, troviamo l’indicazione del campeggio, ma noi decidiamo di andare lungo le rive del Douro. Poiché non esistono cartelli indicativi, ipotizzando che le strade in discesa sicuramente vanno al fiume, arriviamo in poco tempo lungo il fiume, a pochi passi dalla Ribeira. Sostiamo in un parcheggio recintato, il gentile custode dopo averci aiutato a fare le manovre per entrare ci dice che ci possiamo pernottare e che non ci sono problemi visto che il parcheggio è sempre custodito. A questo punto, devo sfatare ciò che ho trovato scritto in letteratura circa i disagi di questa città verso i turisti (strade troppo trafficate, autisti indisciplinati, furti e malavita in generale). A noi non è successo niente.
Siamo arrivati tranquillamente senza percorrere strade caotiche al parcheggio vicino alla Ribeira dove abbiamo anche passata la notte, escludendo quindi il campeggio. Fortuna? A noi, Porto, è sembrata essere come tante grandi città italiane. Dato che siamo in un punto della città strategico, decidiamo di cominciarne la visita.
Iniziamo con la bellissima chiesa di S. Francesco (€ 3) che si trova a pochi passi dal parcheggio, romanica nel suo aspetto esteriore e barocca nel suo interno. Pensate che per realizzare tutte le decorazioni sono stati impiegati 500 Kg. di oro proveniente dalle miniere del Brasile, quando questo era colonia Portoghese.
Io, forse avrei preferito le sue forme romaniche, ma questo barocco portato al suo eccesso, è unico. Percorriamo le strade più caratteristiche della città, con lo sfarzo delle sue chiese barocche e i sui palazzi rivestiti di azuleios.
Nella Ribeira, i colori delle vecchie case, affacciate sul Douro: ocra, rosso, giallo e castano scuro, sono un’armonia di colori della terra. In questo quartiere, le case disegnano le vie. La nostra visita prosegue al mercato Ferriera Borghes, oggi restaurato a teatro, la chiesa di S. Idelfonso e la stazione di S. Bento.
Percorriamo: l’elegante strada di S. Caterina, il coloratissimo mercato del Bolhao, la vasta avenida dos Aliados dominata dall’imponente camera Municipal.
Eppure in questa città si respira un’aria familiare! Sarà perché è un architetto italiano (Nicola Nazoni) che ha tracciato il nuovo volto di questa città? Infatti, molti monumenti sono opera di questo architetto toscano arrivato a Porto nel 1731.
Arriviamo alla cattedrale da dove possiamo ammirare un bellissimo tramonto sul Douro. Il sole è ormai calato cominciano ad accendersi le prime luci e noi scendiamo le lunghe scalinate che dalla cattedrale ci portano nel caratteristico quartiere delle Ribeira.
Le donne fanno il bucato sui pianerottoli di queste stade- scale e i bambini giocano come possono in questi angusti spazi. Stendardi di panni sono stesi in cima agli edifici e a noi sembra di scendere una scala trionfale fino laggiù in fondo, dove si trova la Ribeira. E’ ora di cena e nei suoi tetri e misteriosi vicoli si cominciano a sentire i profumi delle cucine.
Piano, piano tutto si anima di gente. Noi percorriamo un antico passaggio lungo il porto che ci conduce direttamente al parcheggio.
Gli anziani siedono accanto alla porta di casa a prendere il fresco, (sembra uno spaccato di vita inizio secolo), assaporano lo scorrere lento del tempo come quello del fiume, forse nel ricordo di terre lontane e sogni ormai perduti. Più avanti le sponde del Douro si allargano e lo scenario cambia: pescatori con le loro famiglie passano il tempo cercando un po’ di refrigerio e sportivi si allenano alla luce dei lampioni.
In questo tratto di costa si trova anche il nostro camper, anche noi ci assecondiamo alla vita della città e dopo cena andiamo lungo il Douro a passeggiare, facciamo anche delle foto all’altra sponda dove si trovano le antiche cantine del Porto (vino) che andremo a visitare domani.

7° giorno
Venerdì 25/08/06 Porto Praia de Mira Km 190

Decidiamo di continuare la visita alla città e tra un sali e scendi di piccole strade, ritorniamo alla Ribeira. La città stamani è diversa: poco traffico e poca gente in giro.
Anziane signore segnate dal tempo, vicino a una fontana fanno il loro mercato: vendono pesci, ma poiché per loro, la strada è una continuazione della casa, mentre mercanteggiano, fanno lavori utili e visto che si sta avvicinando l’ora di pranzo, pelano le patate che in seguito laveranno nella fontana pubblica. Lasciamo il parcheggio (€ 8.30) e ci dirigiamo verso Vila Nova de Gala per visitare le antiche cantine del Porto.
Dato che in questa zona non esistono parcheggi, torniamo indietro e sostiamo nei pressi del secondo piano del ponte Dom Luis I, dove si trova un parcheggio a pagamento. Tramite una lunga scalinata si arriva in basso, nella parte pedonale del ponte.
Decidiamo di visitare la cantina del Coleman, perché meno cara e meno affollata: (€ 2 a persona), guida in Italiano e assaggio gratis di due tipologie di vino (bianco e rosso).
Questo vino, anche se liquoroso viene principalmente usato come aperitivo. Il bianco è molto buono, così decidiamo di comprarne 8 bottiglie (€ 55.20) che useremo come regalo per gli amici. A me, ora, preoccupa ripercorrere la lunga scalinata carica di bottiglie, ma il destino ci viene incontro. Esiste una funicolare che percorre il crinale della collina. Con € 2 ci porterà a destinazione in pochi secondi, nella sua parte finale è collegata ad un ascensore che ci condurrà fuori terra proprio davanti al nostro parcheggio.
Dopo pranzo lasciamo Porto, ma per visitare bene questa città ci vorrebbero ancora alcuni giorni, un giorno spero di tornarci! Ora parto nel ricordo di quelle donne che facevano il bucato nelle strette scalinate di pietra della Ribeira, strofinando gli indumenti sulle pietre dei gradini.
Ripenso alle famiglie che la sera sedevano fuori dalle arroventate casupole a prendere il fresco lungo il Douro. Rivedo quelle vecchie che lungo il porto vendevano pesce, uova e patate. Ecco l’anima di questa città!
Alle ore 15 partiamo, destinazione Arouca. Una nostra vecchia guida, “ guide d’Europa” (pubblicata dal giornale Repubblica nel 1999) consigliava questa visita per il grandioso monastero.
Dopo una serie di indicazioni sbagliate e per lo più mancanti ci troviamo a percorrere una lunga strada tortuosa (N 224) che ci porta verso l’interno. Il monastero non è poi così tanto grandioso e tra l’altro, c’è un’aria impestata di olio fritto, per una sagra di paese. Noi facciamo spesa al supermercato molto ben fornito e torniamo indietro.
Dato che tutto è viaggio: è viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina.
E’ viaggio anche essere arrivati fino quassù, se non altro abbiamo potuto apprezzare il tipo di umanità che vive tra i piccoli paesi di queste montagne. Sembrava essere tornati indietro nel tempo.
Ai tempi della mia infanzia: quando, anche mio padre guidava quella vecchia moto Gilera e indossava il casco di pelle, con quei vecchi occhiali così aderenti alle orbite. Anche mia nonna si copriva il capo con quel fazzoletto annodato dietro la nuca..
Comunque, tra ricordi d’infanzia e questo girovagare tra boschi e valli riusciamo a trovare una fonte d’acqua, dove gli abitanti del luogo vanno a fare rifornimento, e possiamo fare il pieno.
Finalmente troviamo anche una indicazione per la A 25 che ci porterà ad Aveiro. In questa città, divenuta ormai troppo industriale, è bene non sostare perché una nuvola puzzolente di smog la sovrasta, pertanto ci dirigiamo dritti verso Mira (sulla costa).
Quando arriviamo è già notte fonda e nonostante la forte umidità, leggera e insidiosa che ti arriva fino alle ossa, c’è molto affollamento. La gente passeggia tranquillamente, tra bancarelle e negozi indifferente del clima che obbligherebbe (nelle nostre latitudini) a rimanere in casa.
Noi riusciamo a raggiungere la spiaggia dove sostano altri camper, sono le 21, ceniamo e nonostante l’andirivieni di persone, non abbiamo il coraggio di uscire a prendere tutta quella umidità che aumenta sempre di più.

8° Giorno
Sabato 26/08/06 Praia de Mira Tomar Km 239

Una nebbia così non l’ho mai vista neppure nella pianura Padana. Sento il rumore del mare molto vicino, riesco appena a vedere la sabbia finissima e bianca della spiaggia, però del mare si percepisce solo la presenza. Nonostante tutto, le famigliole si sistemano per fare il picnic sulla spiaggia, (da noi sarebbe improponibile con un clima di questo genere). Le famiglie, sono rappresentate dalle grandi famiglie patriarcali di una volta: mamma, babbo, nonni, zii, cugini e figli. Indifferenti del freddo e della nebbia, aprono i loro grandi ombrelloni, giocano a pallone e ping pong e fanno volare l’aquilone. Noi ci limitiamo a fare una passeggiata sulla spiaggia ben coperti da giacca a vento. Proseguendo la passeggiata, troviamo delle alte dune e stagni, gli arbusti sono coperti da licheni, l’aria è profumata da piante che non conosco.
Continuando la nostra passeggiata, troviamo un campeggio e una fontana pubblica. Nel frattempo l’aria cambia profumo: l’ora di pranzo è vicina e si sentono i profumi delle grigliate.
Noi facciamo il pieno di acqua e partiamo, (ore 12) nel frattempo, la nebbia si è completamente dissolta, lasciandoci ammirare una splendida giornata di sole.

Arriviamo a Coimbra e parcheggiamo in una strada lungo il Mondego, dopo pranzo andiamo a visitare il centro storico. Ci inerpichiamo su per le irte stradine che portano alla sommità del colle dove si trova l’università, una delle più antiche d’Europa (eccezionale la biblioteca e la cappella). Dalla sommità, cominciamo a scendere e incontriamo la cattedrale nuova con la sua scenografica facciata barocca, la cattedrale vecchia: il più bel monumento di stile romanico del Portogallo con lo splendido chiostro. Peccato che sul piazzale vi siano così tante macchine che ne offuscano il senso della stupefacente forza e robustezza delle sue forme. Scendendo lungo la strada ci fermiamo in un negozio per comprare qualche souvenir (€ 10). A questo punto ci dirigiamo verso Tomar, ma, per il nostro piacere a percorrere le strade secondarie, inizia un complicato itinerario fatto di: interruzioni senza indicazioni, strade alternative senza indicazioni, segnaletica che viene a mancare lungo il percorso e pure segnaletica sbagliata.
Per farla breve ci ritroviamo a percorrere una strada interna di montagna (N 17 anche se era segnalata come N 110 e per ben 22 Km non abbiamo incontrato nessuno. Intanto il serbatoio si stava prosciugando. Finalmente, riusciamo ad arrivare in un paesino (Serbino) dove c’è un distributore di benzina (€ 801). Comunque, poiché l’importante è il fine ultimo, cioè trasformare l’ostacolo in una opportunità e la rinuncia in una nuova occasione, anche in questo caso abbiamo potuto conoscere una parte di umanità che altrimenti ci sarebbe stata negata. Il benzinaio, ci racconta un pezzo della sua storia: aveva vissuto 40 anni in Brasile a lavorare nelle miniere ed era tornato nel suo paese natale realizzando il sogno di costruirsi una casa.
In Brasile, aveva conosciuto tanti italiani che come lui erano andati a cercare fortuna in terre sconosciute.
Mentre parlavamo col benzinaio sono passate due signore che tornavano dal lavoro nei campi. Portavano sul loro capo dei grandi fasci di fiori perché le loro mani erano impegnate a tenere attrezzi da lavoro, camminavano in modo così maestoso che a me sembravano regine.
Da Serbino, riusciamo a prendere una strada a scorrimento veloce che ci porta all’autostrada (€ 11.50) e alle 21 arriviamo a Tomar.
Durante il percorso ho notato che il paesaggio è molto cambiato e dalle verdi e rigogliose foreste del nord (quelle che sono rimaste dopo gli incendi), man mano che si scende il paesaggio diventa più arido e olivi, palme ed eucalipti si sostituiscono ad abeti, platani e pini.
A Tomar sostiamo in una grande piazza vicino al centro: Antica Verzea grande Largo 5 de Antubro. Questa sera andiamo a cena fuori per assaggiare il famoso “bacalao”. Delusione! Anche in questo ristorante non lo cucinano. Il pranzo non è dei migliori (€ 40).
Dopo cena visitiamo il centro storico pressoché deserto anche se nella piazza principale si esibivano comici e cantanti in uno spettacolo. La città è patrimonio dell’unesco, ma il centro storico non ci entusiasma.

9° Giorno
Domenica 27/08/06 Tomar Peniche Km 161

Alle 8.30 ci dirigiamo in cima alla collina dove si trova arroccato il convento. Davanti l’ingresso in una terrazza giardino in posizione panoramica, sostano due camper tedeschi, sotto questa meravigliosa terrazza ci sono i bagni pubblici, approfittiamo per scaricare. Il convento ci appare come una imponente fortezza medioevale (caratteristica costruzione templare), le visite iniziano alle 9 e la domenica l’ingresso è gratis. L’interno intriga, io avrei ambientato qui il libro e film “ Il nome della rosa”. Corridoi, scale e passaggi segreti si snodano in una intricata rete che collega tra loro chiostri e terrazze, le celle, il refettorio, la cucina, la cantina, le latrine. Nella chiesa conventuale si trova un caratteristico altare circolare e un coro in stile manuelino decorato come una pergamena e unico nel suo genere.
Sarà per il vento che sibila dalle finestre, ma non mi meraviglierei se accadesse qualcosa di paranormale!
Finita la visita proseguiamo per Batalha, il monastero, fantastica costruzione gotico fiammeggiante che ricorda le cattedrali francesi, ci appare in tutta la sua grandiosità in fondo alla vallata. Nel suo interno la chiesa ha linee semplici, eleganti e molto slanciate, mirabile il chiostro.
La ricchezza delle decorazioni unisce l’esuberanza manuelina al gotico e crea l’effetto scenografico che le appartiene.
In una cappella si venera il milite ignoto e due soldati fanno il turno di guardia. Suggestivo è il pantheon di D. Duarte, che non è stato ultimato ed appare senza volta, così, sopra le nostre teste, un cielo azzurro indaco illumina l’ambiente creando un gioco di luci e ombre. Lasciamo Bathala per andare verso Alcobaça, appena iniziata la IC 2 notiamo un’area picnic con fontana, è ormai ora di mangiare, così ci fermiamo e facciamo anche il carico di acqua e lo scarico di acque grigie. Alcobaça ci appare in fondo a una valle circondata da fertili colline.
Il monastero, imponente sulla città, sovrasta le basse case. La grande piazza, di fronte al monastero, da enfasi alla maestosa facciata barocca. L’interno, gotico, ha navate così alte (non ne ho viste di più alte) da creare una fredda atmosfera, il tutto sembra quasi non armonico: imponente e schiacciante. Di notevole pregio, sono all’interno le monumentali tombe di Pedro I e l’amante Ines de Castro. Molto interessante è il chiostro, (€ 9) a due ordini di archi. Di notevole interesse per la conoscenza della vita monastica, sono: il refettorio e le cucine con il gigantesco camino.
Visitiamo la città che cresciuta all’ombra dell’abbazia ci appare molto ordinata ed aristocratica. Peccato che nel centro storico possano circolare le macchine! Ci spostiamo sulla costa a Nazarè.
Che ci veniva così descritto: “Villaggio di pescatori dalle piccole e bianche case. Sulla spiaggia le donne fanno seccare le acciughe e aspettano al tramonto il ritorno dei pescatori dal mare”. Questa visione romantica non esiste più. Il villaggio, è ormai circondato da numerose costruzioni e non si riesce più a ritrovare il vecchio insediamento. Sulla spiaggia al posto delle sardine, ma, nello stesso modo, ci sono gli esseri umani che prendono il sole.
In realtà oggi è Domenica, ed anche le guide sconsigliavano di andarci in questo giorno, purtroppo noi abbiamo i nostri tempi da rispettare e dal caos che vi troviamo decidiamo di non scendere neppure per la visita. Arriviamo ad Obidos, e sostiamo nel grande parcheggio fuori dal centro storico. Definirei Obidos una bomboniera!
Circondata da possenti mura, vi si accede da una porta medioevale, il valore cromatico del bianco delle case è valorizzato dai colori ocra e azzurro che incorniciano le pareti. La città appare ben tenuta: spalliere di verzura ricadono sulle facciate, aiuole da cui si inerpicano bougainvillèe e vasi alle finestre.
Forse però, tutto questo imbellettamento crea un’immagine di falsità, come dire: vissuto artificialmente.
La strada principale è, praticamente, un centro commerciale, dove abbiamo acquistati souvenir e assaggiato il tipico liquore di ciliegie portoghese (un po’dolce). Sul cammino di ronda, che è possibile percorrere, si può apprezzare la distesa dei tetti disposti in modo piacevolmente disordinato.
Oggi concludiamo l’itinerario a Peniche, piccolo villaggio di pescatori dalle alte dune. Anche in questo caso del villaggio è rimasto poco, ormai alti grattacieli incombono. Comunque è l’ora del tramonto, le spiagge si stanno spopolando e dalle alte dune mi gusto questo tramonto da sogno.
Il camper lo sistemiamo di fronte al mare e anche se fa freddo e tira molto vento, penso che il viaggio di oggi non è stato lungo, ma sostanzialmente eccessivo, era meglio farlo con più calma.

10° giorno
Lunedì 28/08/06 Peniche Sintra Km 141

Peniche - P.ta de Lima ore 9. Una forte umidità (fortunatamente senza nebbia) che proviene dall’Atlantico ci attanaglia. Siamo sulla P.ta de Lima, battuta dalle onde del mare aperto, dove l’Oceano va a infrangersi nella scogliera dorata. Da qui possiamo ammirare anche tutta la lunga striscia di spiaggia e le alte dune che arrivano fino a Peniche. Ci dirigiamo verso Capo Corveiro, lungo il mare, qui le rocce modellate dal mare e dal vento assumono forme bizzarre. La strada lungo costa rientra nell’interno. Avevamo deciso di fare una giornata di relax al mare, ma visto che il tempo non si decide a migliorare decidiamo di andare a fare spesa in un Intermarchè ( € 30). Usciti dal centro commerciale, visto che il tempo non è cambiato, decidiamo di continuare il nostro viaggio verso sud. Questa zona è costellata anche di mulini a vento, riusciamo a visitarne anche uno, il guardiano non c’è. Appoggiati sul pavimento ci sono sacchi di juta contenenti frumento, mentre appoggiati alle pareti ci sono gli attrezzi che servono per la lavorazione. Il sole sta cominciando a farsi vedere dalle nubi e qua e là alcuni spiragli di azzurro cominciano a farsi spazio. Siamo ormai arrivati a Praia de santa Cruz, una delle poche zone di mare ben conservata e protetta da parco nazionale, le costruzioni sono tutte basse e distanti dal mare. Le spiagge con alte dune e scogliere sono bellissime e incontaminate.
Con il camper ci fermiamo davanti a una spiaggia bellissima, tra le dune, in fondo, si vede il mare azzurro indaco.
Andiamo a prendere il sole, ora la giornata si è fatta bella, ma comunque bisogna stare sempre riparati, perché su queste spiagge c’è sempre molto vento freddo. Così noi ci sistemiamo dietro una duna, mentre i portoghesi si attrezzano con delle specifiche paratie. Sono andata a mettere i piedi nell’acqua, ma è troppo fredda ( più fredda che quella di Capo Nord). Paolo decide di battezzarsi nelle acque gelide del mare, ma il battesimo dura poche secondi!!!
Alle ore 18 ripartiamo e percorrendo la litoranea arriviamo a Sintra, dove ci sistemiamo in V.Julio Coelo, nelle vicinanze del centro storico. La strada è senza uscita, quindi molto tranquilla e fiancheggiata da sontuose ville Liberty.

11° Giorno
Martedì 29/08/06 Sintra Lisbona Km 51

A Sintra andiamo a visitare il palazzo reale, residenza estiva dei re del Portogallo che hanno fatto di questa città la residenza estiva di molti nobili.
Il palazzo, Paço Real ( € 8) di stile gotico manuelino si trova al centro della città, ci seducono i suoi due grandi camini conici. All’interno splendidi affreschi e azulejos. Nel parcheggio sotto il palazzo si può sostare con il camper. Il centro storico intorno al palazzo reale è piccolo e poche caratteristiche strade lo percorrono. La città, è composta, prevalentemente, da ville circondate da immensi parchi. Qui la natura è rigogliosa e molto fertile. A Sintra si possono visitare anche il Palacio da Pena e il castello Dos Kouros, ma essendo raggiungibile per una strada stretta e tortuosa che si inerpica su di un colle decidiamo di non visitare. Tornati al camper troviamo una sorpresa. Nella strada senza uscita dove siamo parcheggiati sono stati fatti dei lavori alla carreggiata e ora come facciamo a uscire?
Gli operai hanno abbandonato il cantiere e, vista l’ora, sicuramente saranno andati a mangiare. Pertanto, sposto i cartelli stradali, facciamo passare il camper sul marciapiede e riusciamo a venirne fuori. Arriviamo a Lisbona percorrendo la IC 16 dove non esistono le indicazioni per il parco de Campismo de Monsanto. Comunque noi arriviamo alla torre del Belém e da qui troviamo le indicazioni che ci porteranno al campeggio. Il campeggio costa € 25.20 al giorno, le piazzole sono sistemate sotto pini e ulivi, in ogni piazzola si trova la corrente e lo scarico fognario, ma non quello delle acque grigie, l’acqua viene da un rubinetto strano per il quale diventa quasi impossibile fare il carico. Nel campeggio c’è una grande piscina, il tennis, il ristorante, il bar e lo spaccio. Dopo esserci riposati e ripulito casa decidiamo di andare a cena fuori, così inizieremo la visita ala capitale di notte. Per raggiungere il centro si prende il pullman N° 14 che passa davanti al campeggio (biglietto andata/ritorno € 4.40).
Alla reception del campeggio ci hanno dato un orario indecifrabile, è scritto talmente piccolo che ci vuole il microscopio per leggere, comunque la linea è ben servita. Iniziamo la nostra visita dal Bairro Alto caratteristico quartiere pieno di locali e ( guarda caso) ristoranti dove si canta il Fado.
Entriamo nel ristorante che ci ispira di più e finalmente riusciamo a mangiare il famoso “bacalao asado” ( € 38 ). La cena era ottima, ritorniamo in Praça do Commercio dove prendiamo il pullman 14 per rientrare al campeggio, sono le 22.

12° Giorno
Mercoledì 30/08/06 Lisbona

Le temperature sono decisamente cambiate e fa molto caldo. Dopo colazione partiamo alla volta della capitale, il solito pullman 14 ci porta in P.zza del Commercio, da qui partiamo a piedi per visitare i quartieri più caratteristici, i suoi monumenti e per scoprire l’anima di questa città. Cominciamo a salire nel quartiere dell’Alfama, la parte medievale. La percorre una strada principale dalla quale si diramano un dedalo di vicoli e viette stretti e tortuosi. Percorrendola si incontrano: la chiesa di S Antonio, la Sé Patriarcal, cattedrale di Lisbona costruita in forme romanico-francesi. La salita comincia a farsi sentire, arriviamo fino alla chiesa di Sao Vicente de fora, chiesa tardo-rinascimentale italiana da dove si può osservare un bel panorama sul fiume Tago. A questo punto decidiamo di non visitare il castello di Sao Jorghe, situato sulla sommità del colle, le cui rovine sono sistemate a giardino.
Stimolati dal continuo passaggio del famoso tram 28, (€ 2.40) che percorre avanti e indietro Alfama, Baixa e Chiado decidiamo di prenderlo al volo.
Eccoci arrivati al largo do Chiado ( la parte ottocentesca) da qui scendiamo nell’elegante rua Garret, dove notiamo che un Fernando Pessoa di bronzo seguita a sorseggiare il suo caffè davanti al bar “A Brasileira”, tappa obbligatoria per respirare, oltre all’aroma delle bevande e al gusto della favolosa pasticceria, l’atmosfera di luoghi che hanno incantato intellettuali, scrittori e gente comune di tempi ormai andati. (ottimo caffè e divine le paste a soli € 3.50). Non mancano le file dei giapponesi che si fanno fotografare mentre sorseggiano il caffè con il sommo poeta.
Andiamo verso la Estacao do Rossio, ma la stazione è in restauro e non si può visitare.
Scendiamo nella Baixa, ( città bassa) centro della vita commerciale, il quartiere settecentesco è percorso da una serie di strade che si incontrano ad angolo retto, così da formare una sorta di griglia . Percorriamo la via Augustea, ( la principale) con le solite, noiose, catene di negozi che ormai si trovano in tutte le parti del mondo.
Fa molto caldo e a questa ora per le strade si incontrano solo impiegati dei pubblici uffici che fanno la pausa pranzo, la stessa storia che si ripete in ogni città del mondo.
Prospiciente la Baixa c’è la Praça do Commercio. Per trovare qualcosa di più caratteristico delle usanze dei portoghesi andiamo al mercato, centro di vita e cultura di ogni popolo. La caratteristica costruzione in ferro battuto stile liberty è molto grande. Peccato che è già tardi (potevamo venirci prima?) molte bancarelle stanno chiudende e l’animosità tipica che pervade ogni mercato comincia a scemare. Approfittiamo per fare un po’ di spesa (€ 6).
Al piano superire ci sono ristoranti, sale da ballo e centri culturali. Saliamo e andiamo nel self-service dove con € 10 ( menù fisso ) puoi mangiare ciò che vuoi. Ci sono molti anziani, ma anche giovani e qualche turista, gli anziani dopo pranzo si dirigono nella sala da ballo dove una orchestrina suona.
Noi riprendiamo il nostro cammino e poco più avanti nella strada riprendiamo il pullman 14 che ci riporterà al campeggio.
Il pomeriggio lo passiamo rilassandoci in piscina e la sera ci facciamo una bella cenetta nel camper.

13° Giorno
Giovedì 31/08/06 Lisbona Evora Km 162

Decidiamo di lasciare il campeggio. Lisbona non ci ha stregato, gli volevamo dedicare 3 giorni , ma, praticamente in un solo giorno abbiamo già visto ciò che c’era da vedere. La storia narra che il 1° Novembre 1755 un violento terremoto rase al suolo la città.
Scrive Josè Saramago “la ricostruzione fu un violento taglio culturale da cui la città non si è ripresa dimostrata dalla continuità nella diffusa architettura che, a ondate disordinate, si è diffusa nello spazio urbano, è come se quel violento terremoto avesse, in questo modo rotto il legame culturale fra la città e la sua gente”. Prima di lasciare definitivamente Lisbona, ci rechiamo al Belém.

Sostiamo con il camper sul porto lungo la riva del Tago, vicino alla torre. In questa zona si può sostare anche di notte, sembra che le autorità chiudano un occhio e poi ci sono i parcheggiatori abusivi che dietro mancia fanno la guardia. Andiamo a visitare la torre del Belem, torre di avvistamento in stile Manuelino, emblema della città (€ 6).
Percorrendo al riva del Tago, poco sopra la torre del Belém, si trova il monumento alle scoperte, eretto in ricordo dell’epoca delle grandi esplorazioni marittime.
Se attraversiamo questa grande esplanade, dalla parte opposta, si trova il convento dos Jeronimos de Belém, capolavoro di arte manuelina, meraviglia di architettura, fondato nel 1502. All’interno della chiesa si trovano le tombe del navigatore Vasco de Gama e del poeta Portoghese Luìs de Comoes.
Meraviglioso il chiostro (€ 4.5), che per la bellezza delle sue decorazioni a me sembra non avere niente di sacro, ma piuttosto mi ricorda il cortile di un palazzo o l’harem di qualche sultano.

Percorrendo la zona del Belém si incontrano edifici moderni: il museo navale, il museo di arte antica, il museo del design nonché facoltà universitarie a carattere artistico.
Mentre stiamo pranzando sul nostro camper in riva al Tago penso che questa è la zona di Lisbona che mi è piaciuta di più. Dove i simboli della città antica ( la torre e il monastero) convivono pacificamente, fianco a fianco, con il monumento alle scoperte e il futuristico centro culturale appena realizzato da Vittorio Gregotti. E’ il centro della cultura, dove l’antico si unisce al moderno, è la storia che cammina. Da Lisbona inizia il nostro viaggio di ritorno, la prossima tappa sarà Evora, con la quale lasceremo il Portogallo per entrare in Spagna.
Lasciamo Lisbona alle h 16.00, attraversiamo il ponte 25 April uno dei più lunghi di Europa. Non è facile imboccare il ponte perché, le indicazioni assumono nomi diversi: alle volte viene indicato come A1, altre come Pont oppure come Sul. Come al solito bisogna lavorare di intuito.
Una volta riusciti ad attraversare il ponte percorriamo la N 14 e man mano che ci allontaniamo dalla metropoli lasciandoci dietro i cantieri e le fabbriche della periferia, il paesaggio cambia notevolmente. Da brullo, diventa sempre più fertile e ricco di vegetazione.
Foreste di sughero fanno da cornice a sconfinati vigneti. Se non fosse perché nei prati pascolano i tori sembra un angolo di Toscana.
Le terre dell’Alantejo producono i migliori vini portoghesi , ma sono anche terre ricche di storia e cultura, con importanti siti archeologici. Gli antichi paesi hanno tutti monumenti o musei da visitare.
Caratteristiche sono le case coloniche inserite in mezzo ai vigneti che completano questo idilliaco quadro. Sono bianche e basse, hanno la sagoma di un grande camino quasi sempre appoggiato ad ovest della casa e gli angoli degli edifici sono rifiniti di un vivace blu o arancio che fanno da cornice ad esaltazione del bianco delle pareti. Purtroppo non ci fermiamo da nessuna parte e capisco che questa zona meriterebbe, da sola, un viaggio per conoscerla. Arriviamo ad Evora alle 18. Parcheggiamo il camper nella vasta Piazza alberata (parcheggio del Rossio) proprio davanti a uno degli ingressi per la città. Appena scesi dal camper ci investe una forte folata di caldo che sembra soffiato dalla gola di un forno, ma non ci scoraggiamo, anche perché d’ora in poi i venti freddi dell’Atlantico saranno solo un ricordo lontano. La cittadina di impronta medioevale si sviluppa lungo le pendici di un colle, è circondata dalle mura, ha una cattedrale di impronta provenzale che non possiamo visitare perché chiusa. La sua origine romana, si intuisce dal tempio dedicato a Diana che si trova sulla sommità del colle, proprio nella punta più alta dell’abitato da cui si gode anche un bel panorama sulle ardenti terre dell’Alantejo. E’ un piacere percorrere nell’ora del tramonto queste piccole e tortuose strade medioevali in ciottolato e ogni tanto riposarsi sotto i grandi platani. Le vie di Evora sono un deserto, i negozi sono tutti chiusi e il sole picchia durissimo.
Arriviamo alla chiesa di S. Francesco quasi privi di forze, la mia vecchia guida dice che all’interno c’è una cappella di gusto alquanto macabro, costruita con le ossa dei morti (più di 5000). La cappella dos Ossos, che non possiamo visitare (fortunatamente) perché fuori orario di chiusura.
A notte fonda i monumenti sono tutti illuminati e l’atmosfera è suggestiva. Nella parte opposta di questa grande piazza si nota una costruzione strana ( albergo?), sembra una fortezza moresca con merloni e cuspidi, intanto un camper francese si è sistemato vicino a noi.

14° Giorno
Venerdì 01/09/06 Evora Salamanca Km 426

Prima di partire vado a vedere la strana costruzione e scopro che è una chiesa. L’ermida di Sao Bras è una chiesa gotico-mudejar del 1492 . Soltanto l’interno, molto semplice ad unica navata, ricorda una chiesa. Come sempre preferiamo non percorrere l’autostrada per goderci il paesaggio, pertanto imbocchiamo la N 18 direzione Estremoz . La decisione è stata giusta, perché il paesaggio è incantevole. Siamo sulla rotta dei vini dell’Alantejo. Perché perdersi questo spettacolo? Ci piacerebbe acquistare anche delle bottiglie di vino, ma alle fattorie non vediamo nessun cartello che incoraggia la vendita.
Siamo entrati nella N 4 che ci porterà direttamente in Spagna. Il paesaggio sta cambiando, in cima alle ormai aride colline, si adagiano bianchi paesi, ci stiamo avvicinando al confine e lungo questo percorso, non mancano castelli e fortificazioni. Ci piacerebbe fermarci in uno di questi incantevoli paesi e comprare un po’ di vino, così decidiamo di fermarci ad Elvas. Ci colpisce il monumentale acquedotto che porta le acque al paese, opera stupefacente con i suoi archi in muratura disposti su 4 ordini. Il paese è circondato da mura e noi cerchiamo di trovare un posto sosta al di fuori, impossibile.
Decidiamo così di entrare. Sbaglio madornale! Strette e tortuose strade di pietra fiancheggiate da bianche case, percorrono i borghi a formare uno intricato tessuto dal quale è difficile uscire. A questa ora del mattino c’è anche molta animazione, non manca il traffico e le auto parcheggiate male che ci ostruiscono il passaggio. Come al solito, non viene a mancare la gentilezza dei portoghesi che ci aiutano ad uscire da questo imbuto.
Rimango colpita dall’abbigliamento femminile, le donne sono coperte dalla testa ai piedi di nero, si riesce a malapena a scorgerne il volto, come in una visione di epoche molto lontane. Per concludere, visto che non ci possiamo fermare, non si compra il vino, ritorniamo sulla statale e facciamo il pieno di gasolio (€ 50). Alle ore 13 abbiamo percorso un tratto di Estremadura e arriviamo a Caceres. La città, che si trova in cima ad una collina a sinistra del Tago è percorsa da ampie strade alberate (ramblas) ed è una città molto vivace: tanto traffico, tanti negozi, tanta gente. Ci fermiamo ai lati di un viale alberato e fortunatamente davanti ad un negozio di prodotti tipici. Un cartello segna 40° e si sente! Faccio un salto nella pizzicheria qui di fronte, compro prodotti tipici della zona: prosciutto, formaggio, paté, vino e pane ( € 28 ). Mangiamo e ripartiamo velocemente: l’unico modo che abbiamo per difenderci dal caldo è viaggiare con l’aria condizionata al massimo. Oramai il paesaggio è deserto: ampie distese rocciose e brulle dove pascolano tori. Entriamo nella N 630 e io vado alla guida dando il cambio a Paolo che mi sembra stremato. Incontriamo ogni tanto qualche villaggio di poche case tipicamente spagnole, ma non c’è anima viva in giro, sembrerebbero abbandonati. A quest’ora si fa la siesta! Arriviamo a Salamanca nel pomeriggio.
La città è adagiata su di una collina sulla riva destra del fiume Tormes. Dopo aver percorso i viali di circonvallazione che la circondano, ci fermiamo di fronte agli impianti sportivi dell’università, sulla riva sinistra del fiume, sotto un filare di pioppi. Il posto è un po’ rumoroso perché abbiamo davanti un ponte di accesso alla città molto transitato, inoltre sulla riva opposta del fiume c’è l’ospedale con ambulanze che vanno e vengono, ma stremati dal caldo decidiamo comunque di rimanere.
Andremo domani a visitare la città, per ora facciamo la spesa nel vicino supermercato e ci cuciniamo una bella bistecca alla griglia.

15° Giorno
Sabato 02/09/06 Salamanca Burgos Km 252

Salamanca, si trova su di un altopiano a 800m di altitudine e la notte l’abbiamo passata all’addiaccio, non abbiamo dormito bene anche per il gran traffico, come avevamo previsto, pertanto di buana mattina ci prepariamo per andare a visitare la città. Attraversato il fiume Tormes ci inerpichiamo su per la collina ed entriamo nel centro storico passando dal quartiere dell’università. L’università, una delle più celebri e gloriose del mondo, fu fondata nel 1218. Poiché sono iniziate le lezioni, c’è un viavai di studenti che si apprestano ad entrare. Mi colpisce il fatto che qui gli studenti non hanno, come in Italia, di rigore lo zainetto Invicta . Che bello, molti portano ancora quaderni e libri sotto il braccio come facevo io. Andiamo a visitare la cattedrale (€ 6) che si compone di due edifici distinti e comunicanti tra loro: la cattedrale nuova, in forme gotiche del 1500 e la cattedrale vecchia del 1152, genuinamente romanica, conserva nel suo interno un grandioso polittico di Nicolò Fiorentino. Percorriamo l’elegante rua Mayor, dove si trova la casa de las Conchas, palazzo rinascimentale così chiamato per le 365 conchiglie in pietra, che rivestono i muri, a ricordo di Santiago de Compostela. Arriviamo in Plaza Mayor una delle più eleganti piazze barocche spagnole. Molto animata e ricca di caffè e ristoranti, anche noi ci concediamo una sosta in un bar con tavoli all’aperto e ci gustiamo un caffè con pasta. Dopo la breve sosta, continuiamo a girovagare per le eleganti strade dietro la pizza ricche di negozi e ci imbattiamo nel mercato, dove fanno gola numerosi banchi di buon pesce che acquistiamo.
Continuiamo a percorrere le antiche strade contornate da bei palazzi storici per tornare alla cattedrale, da qui scendiamo in piazza de los Basilios dove possiamo ammirare il convento domenicano di san Esteban con l’omonima chiesa gotica e a fronte il convento de la Duienas. A questo punto scendiamo lungo le rive del Tormes e ci dirigiamo verso il ponte romano dal quale si può apprezzare una notevole vista sulla città, da qui rientriamo al camper. Di questa meravigliosa città porterò con me il ricordo degli splendidi edifici rosa e l’eleganza dei suoi abitanti, sarà stato perché era Sabato, (giorno di festa) ma ho visto tante persone che indossavano abiti da sogno! Alle ore 13 partiamo per Burgos percorrendo la E 80. Lungo il percorso, mentre facciamo rifornimento, chiediamo di fare anche il pieno di acqua, che ci viene gentilmente accordato. Poco dopo ci fermiamo in una pineta per pranzare.
A Burgos ci fermiamo nel parcheggio dei pullman dove sostano anche altri camper. Un tedesco che sta andando via, mi regala il suo biglietto di sosta ancora valido, è gentile, ma oggi è sabato e la sosta è gratuita. La città è situata sulle rive del fiume Arlazòn, noi percorriamo la riva destra, la passeggiata più animata della città ornata di statue e fontane. I platani sono così fitti che non lasciano passare un raggio di sole è un piacere passeggiare o sostare in uno dei tanti caffè.
Attraverso l’arco di Santa Maria arriviamo alla cattedrale, capolavoro del gotico maturo. Grandiosa e ricca di finiture, con le sue alte guglie che si slanciano bianche nel cielo azzurro. Lo spettacolo è sublime.
L’interno visitabile in parte, perché vi si stanno celebrando funzioni religiose, è a tre navate, luminoso e suggestivo. Nella navata principale si trova un caratteristico orologio (sec. XVI) con la figura popolare del “Papamosca “ che apre la bocca al battere delle ore. Nell’interno sono collocate le tombe di molti re e regine, ma la più famosa è sicuramente quella del leggendario Cid Campeador. Usciti dalla cattedrale percorriamo le strade del centro cittadino, molto eleganti e animate da caffè e ristoranti. Gli antichi palazzi sono caratterizzati dalle balconate in legno. Attraversiamo ponte S. Paolo e ci trasferiamo sulla riva sinistra per continuare la visita del centro storico. Lungo questa riva, più a nord, si trova parcheggiato il nostro camper, è tardi, comincia ad essere l’ora di rientrare.
Questa sera, ci facciamo una bella cena con il pesce che abbiamo acquistato questa mattina, al mercato di Salamanca.

16° Giorno
Domenica 03/09/06 Burgos Auritz Barguete Km 298

Questa notte abbiamo dormito bene, comunque, nelle prime ore della mattina fa più freddo e si necessita di aggiunta di coperte. Sono le 8, le giornate sono scorciate, le luci dei lampioni sono ancora accese, il giorno arriva lentamente. Dopo colazione ci spostiamo per andare a visitare la Cartuja de Miraflores. Chiesa gotico-rinascimentale che contiene all’interno il mausoleo del re Giovanni II di Castiglia e della moglie Isabella del Portogallo. La chiesa si trova alla periferia orientale della città, dopo il gotico arco de la Vieja. Percorriamo il Paseo de la Quinta sulla riva sinistra dell’Arlazon, è Domenica, e lungo questo ombroso e rigoglioso Paseo molte persone fanno sport, mentre nella campagna intorno alla città molti vacanzieri si stanno preparando per consumare lauti pranzi all’ombra di querce secolari. Dopo circa 6 Km, si arriva in cima ad una collina di lussureggiante di vegetazione, ed ecco che ci appare questa meravigliosa opera d’arte, lo scenario è stupendo e per chi lo volesse, consiglio di sostare nell’omonimo piazzale davanti la chiesa. Con nostro rammarico, scopriamo che la domenica mattina la chiesa apre alle 11 e noi siamo in netto vantaggio, dovendo aspettare troppo tempo, ci accontentiamo di visitarla da fuori, e intanto mi consolo con il filosofico pensiero che, in un viaggio, se si perde un’occasione se ne trova un’altra (speriamo). Percorriamo la N 120, lungo il cammino di Santiago che passa nell’entroterra. La campagna è molto fertile: dolci colline sulle quali si alternano distese di grano e vigneti, qua e là qualche piccolo villaggio, chiesette romaniche, monasteri.
Queste prime ore della mattina, quando il sole non è ancora forte, l’aria è più luminosa e i colori sono più intensi, si adattano meglio a fare le foto. In queste ore si cammina anche meglio e lungo i sentieri, immersi nei campi di grano, passano i pellegrini. Attraversando un paesino notiamo una fontana e facciamo il rifornimento: meglio avere la botte pina che la moglie ubriaca. A Santo Domingo de la Calzada, usciamo dalla nazionale per dirigerci verso San Milan de la Cogolla, dove si trova il grande monastero de Suso y Yuso. Percorriamo una fertile vallata dalla terra rossa ricca di vigneti.
Il paese si trova in fondo alla vallata, poco dopo, dove finisce la strada si trova il monastero. Dall’alto della collina possiamo apprezzarne tutta la sua grandiosità. Le costruzioni in pietra rossa, contrastano con il verde acceso della campagna e le alte montagne le fanno da cornice. Il complesso conventuale si visita a pagamento ( € 3) con guida, naturalmente in spagnolo, comunque con il biglietto puoi prendere anche una breve guida scritta in italiano, la visita dura circa un’ora.
Il complesso monumentale comprende: il monastero de Yuso dove si trova il tesoro e una importante biblioteca dove i monaci scrivevano testi antichi. Sono ancora presenti gli antichi testi che i monaci scrivevano con rigore certosino.
Nel monastero de Suso, viene venerato il sarcofago di San Milan (non è visitabile).
Noi riprendiamo il nostro cammino e a Logrono siamo costretti a lasciare la nazionale per entrare in una autostrada di recente costruzione, che porta direttamente a Pamplona .
L’autostrada è gratis ed è costruita lungo il tratto della nazionale. Arrivati a Pamplona, percorriamo un po’ di strade principali e notiamo subito che la città non è molto ospitale con i camper, dato che i parcheggi sono tutti con la sbarra o molto stretti. Comunque noi troviamo posto lungo la riva del fiume Arga, proprio sotto la Plaza de Toros. In questa strada senza termine, anche se c’è un cartello con scritto divieto di campeggio, di dubbia interpretazione, si può parcheggiare, (o perlomeno il camper ci entra) perché c’è un marciapiede molto grande e parte del camper ci va sopra. Volevo rimarcare che la strada è senza termine, anche se non indicato, perché noi non sapendolo abbiamo sudato 20 camice per uscire, dopo che siamo arrivati in fondo. Il parcheggio si trova vicino al ponte medievale C. Cortes de Navarra, da qui passa il sentiero di Sntiago e i pellegrini che arrivano fanno tappa nel vicino ostello. Saliamo in cima alla collina dove si trova il centro storico e in poco tempo riusciamo a visitarla tutta. Famosa per corsa dei tori, a noi sembra poco attraente, tenuta molto male, tutta rotta (forse a causa della corsa dei tori?) e sporca. Ci fermiamo nella P.zza del Castillo, centro della città e ci gustiamo un gelato per poi tornare al camper e riprendere la rotta verso il passo di Roncisvalle. Man mano che si sale sui rilievi che ci porteranno sui Pirenei apprezziamo molto, questo lussureggiante e fresco panorama. Intanto si fa notte, così ci fermiamo poco prima del passo, ad Auritz Barguete, questa sera andremo ad assaggiare la cucina spagnola.
La cena ( € 38), non era proprio entusiasmante, ma i gestori sono molto gentili e ci lasciano dormire nel parcheggio. L’aria è fresca e questa notte dormiremo sicuramente bene.

17° Giorno
Lunedì 04/089/06 Auritz de Barguete Saint Manphary Km 350

Che bello svegliarsi tra le montagne, pensare che credevo che i Pirenei fossero montagne rocciose e ardite, al contrario sono ricche di vegetazione e con dolci altipiani, ricordano un po’ i nostri Appennini. Fra 4 Km arriviamo al passo: famoso perché qui trovò la morte il paladino Orlando il 15 Agosto del 788. Vi si trovano anche un santuario e una chiesa medievali. I pellegrini che iniziano, da qui, il cammino di Santiago, piantano una croce prima di iniziare la lunga marcia. Bisogna, però, non immaginare un monte pieno di croci come pensavo io, in realtà si tratta di un cumulo di terra con 3 o 4 croci. Scendiamo verso la Francia e qui lo scenario cambia completamente: in questo paesaggio mozzafiato, moltitudini di turisti animano i variopinti paesini di montagna: le strade, i caffè, i ristoranti e i negozi sono affollatissimi. Stiamo percorrendo la D933 direzione Mont-de-Marsan, ci fermiamo a fare rifornimento di acqua in un’area picnic di un piccolo villaggio dove si sono fermati anche altri camper, poi decidiamo di fare ancora un po’ di strada e ci fermiamo più avanti lungo le rive del fiume Adour, all’ombra di grossi pioppi pieni di licheni, dove pranziamo. Ripartiamo in direzione di Montauban, Albi e attraversiamo una campagna stupenda, zona di produzione dell’Armagnac. Incontriamo una serie di paesi, uno più grazioso dell’altro, molto tenuti e fioriti, tutti hanno a disposizione i Camper Service, così approfittiamo anche per scaricare. Si sta facendo notte, ci fermeremo nel prossimo villaggio, Saint Nanphary.
Tipico villaggio francese formato da una grande piazza, nella quale si trovano gli edifici principali: posta, edicola, pasticceria, bar e panificio, ristorante e scuola. Noi ci sistemiamo in una strada laterale in fondo alla piazza, è senza termine, dopo, usciamo per andare a cena nell’unico ristorante del paese.
A me, il ristorante, non fa una buona impressione: tutto è fatiscente e mi sembra anche sporco, due strani individui servono ai tavoli, data la sensazione, ordino un piatto freddo, Paolo, che non si fa scrupoli, soprattutto perché ha molta fame, si fa invece portare il bollito. Malauguratamente mi sono lasciata trasportare dalle sensazioni! La portata di bollito è semplicemente superba, si mangia con gli occhi! Io devo accontentarmi delle solite fette di prosciutto accompagnate dal solito formaggio.
Ci sono rimasta proprio male, cerco di rifarmi con una torta di fichi che è veramente buona. Lo dovrei sapere che la cucina francese non tradisce! Si, abbiamo mangiato proprio bene, ma ci hanno dato anche una bella salassata (€ 52.10), o meglio, forse, non eravamo più abituati a questi prezzi.
La notte fa molto caldo, ci manca, quel venticello che tutte le sere, in Spagna e Portogallo ci faceva compagnia.

18° Giorno
Martedì 05/09/06 Saint Manphary Tarascona Km 367

Poiché ieri sera ci siamo fermati davanti a una scuola elementare, questa mattina siamo stati svegliati dall’euforia del rientro a scuola. Di fronte a noi, in una villetta con giardino, una signora costretta a muoversi con una sedia rotelle elettrica e accompagnata da un cagnolino passeggia nel suo giardino, poi esce e va a fare compere nei negozi. La signora è anche molto gentile perché quando usciamo ci dice se abbiamo dormito bene.
Noi riprendiamo il nostro cammino per la statale N 999, direzione Tarascone. Il paesaggio è molto bello ma la strada è interminabile: si scende e si sale in continuazione e in più fa molto caldo. Siamo nella zona di produzione del Roquefort. I pochi villaggi che incontriamo sono molto graziosi e dotati tutti di camper Service e a Valbres l’Abbaye ci fermiamo a fare il pieno di acqua. Entriamo in un Intermarchè e facciamo rifornimento di formaggi, paté, pesce e vino ( € 60 ). Ci fermiamo a mangiare a Roquefort sur Soulzon, poco dopo, a Millan ammiriamo il grande ponte, inaugurato da poco, sembra che sia il più lungo di Europa ( così dicono i francesi) e subito per è business: pullman di turisti col naso in su estasiati nel guardare la mirabile opera. Il ponte unisce i due bracci della A 75 che collega Parigi alla costa mediterranea, sovrastando l’ampia vallata e diminuendo così i tempi di percorrenza da nord a sud e viceversa. Noi ci passeremo sotto e dal fiume Sontrou risaliamo la valle e ci troviamo in cima ad un altipiano. Incredibile! Il paesaggio cambia completamente, da verde e rigoglioso diventa brullo e deserto. Incontriamo una cittadina fortificata, La Cavolerie, costruita dai templari nel medioevo e meriterebbe una visita. Scendiamo dall’altipiano per poi risalire di nuovo e in una curva ci salta un cassetto, così, siamo costretti a fermarci per ripararlo.
Saliamo e scendiamo di nuovo, il paesaggio torna di nuovo montano e a un certo punto incontriamo una serie di paesini in pietra molto caratteristici. Per fortuna siamo arrivati nelle vicinanze di Nimes. Arriviamo a Tarascon e ci fermiamo nel parcheggio dei pullman vicino al castello sul Rodano. Dopo cena facciamo un giro in centro, la città è deserta e molto lasciata andare ( non me la ricordavo così) non ci sono negozi, tanto meno quelli di stoffe tradizionali, se voglio fare degli acquisti dovrò andare a Saint Remì domani.

19° Giormo
Mercoledì 06/09/06 Tarascona Ramatuelle Km 268

Come al solito ci siamo alzati tardi, (8.45) così dopo colazione partiamo immediatamente. Il tempo è nuvoloso ma a Saint Remy, oggi c’è il mercato. Che meraviglia! Ci sono bancarelle di ogni tipo che forniscono prodotti artigianali di grande gusto e molto particolari: dalle tipiche stoffe ( finalmente), ai cappelli, alle sciarpe, le spezie, la bigiotteria, i saponi, i quadri, oggetti di antiquariato, borse, scarpe e prodotti alimentari. Nella piazza principale due padellone di paella invitanti, forniscono da mangiare a chi lo vuole acquistare. Tutto è colore, tutto è allegria, tutto è musica, tutto è vita. Paolo si ferma a sedere su di uno scalino, mentre io mi perdo tra la moltitudine di bancarelle, a lui piace osservare la gente, soprattutto guardare il loro modo di vivere. Nel frattempo acquisto il buonissimo aglio provenzale, le coloratissime stoffe provenzali, due sciarpe di chiffon e un copriletto lavorato a boutì. ( € 120). Saint Remy è un bel paese, con le sue bianche e strette strade di granito e con negozi meravigliosi, vi si trova la casa di Nostradamus e l’ospedale psichiatrico che ospitò Van Gogh. Il camper lo abbiamo parcheggiato in un campo vicino al centro, perché era l’unico parcheggio segnalato e potrebbe essere anche adatto per sostare, dato che non ci sono problemi di spazio e si trova lontano dal traffico. Noi comunque dopo mangiato ripartiamo per St. Tropez percorrendo la N 999. Purtroppo, nel caos di attraversamento di Aix in Provence, finiamo sulla A7 per Marsiglia dalla quale usciamo e ci dirigiamo verso Tolone, incontrando molto traffico e tanto caos. Perdiamo molto tempo, ma finalmente riusciamo a riprendere la A 570. A Hyers, usciamo per continuare sulla litoranea fino a Ramatuelle, dove, sappiamo essere, un parcheggio comunale per camper. In questo modo, abbiamo potuto apprezzare la bellezza di questo mare molto esclusivo ( spiagge dorate tra gli scogli).
Trovare il parcheggio è stato complicato, perché noi venivamo dalla parte opposta alle indicazioni che avevamo, anche quando ho chiesto informazioni, (benché italofrancese) è stato complicato. Comunque alle 8.30 riusciamo a sistemarci in questo grande parcheggio tra le canne, inoltre, scopriamo che i servizi chiudono alle 17.30, per cui possiamo solo scaricare le acque grigie ( pazienza).

20° Giorno
Giovedì 07/09/06 Ramatuelle

Alle ore 9 ci bussano alla porta. E’ il gestore del parcheggio che ci fa pagare il biglietto (€7) perché dice che ci sono “beaucoup ladron” (l’espressione non fa una grinza). I servizi sono entrati in funzione alle ore 8, pertanto è di obbligo la coda, ma facciamo abbastanza velocemente. Molte persone muniti di annaffiatoi fanno rifornimento, penso che forse sono stanziali. I servizi sono forniti anche di docce. Oggi giornata di completo relax: mare, spiaggia, sole, bagni e lettura. La bella spiaggia di sabbia dorata non è nemmeno troppo affollata e c’è un bar e un ristorante ombreggiati da palme seccate. Proseguendo lungo la scogliera ( c’è un sentiero) ci sono calette completamente deserte. Il mediterraneo è sempre il mediterraneo! Acqua calda, mare calmo e clima asciutto. Per pranzo ci compriamo due pan bagna’e due acque minerali (€ 17). Verso le 17 torniamo al camper, facciamo le docce e decidiamo di partire domani presto prima dell’apertura.

21° Giorno
Venerdì 08/09/2006 Ramatuelle Lucca Km 458

Ore 7.30 siamo pronti per partire, ma il gestore ci ha rinchiusi tutti dentro e non lascia uscire nessuno prima di aver pagato i soliti € 7. Prendiamo l’autostrada a Frejus, prima però mi fermo ad una edicola di Saint Tropez e compro la mia rivista preferita che non riesco a trovare in Italia. Arriviamo a casa per l’ora di pranzo: la vacanza è finita.


Conclusioni

Per concludere (col senno di poi...) per chi volesse intraprendere questo viaggio, penso che 21 giorni sono pochi, come avrete letto certi posti sono stati visitati velocemente, meritavano di essere approfonditi.
Il nord della Spagna meriterebbe un viaggio da solo, poiché, questi luoghi oltre ad essere ricchi di storia e cultura sono adatti anche per fare escursioni nella natura (in bici o a piedi) qui la natura è incontaminata. In Portogallo darei molta importanza alle città storiche che sono ben conservate e, vanto nazionale, sono sicuramente i grandi monasteri. L’Alantejo è una regione tutta da scoprire e anche qui sarebbe opportuno fare un viaggio specifico di approfondimento. Molto interessante è il territorio interno del Portogallo (Montanhas) con le sue città fortificate ricche di storia e con spaccati di vita di altri tempi. Mi hanno rattristato i numerosi incendi che hanno devastato questo paese. Le coste sono un po’ tutte rovinate dalla cementificazione, sono stati costruite città intere, i vecchi villaggi di pescatori sono ormai inglobati da nuove e orribili costruzioni. Non siamo andati in Algarve perché la natura, che era l’attrazione di questa terra, è ormai profondamente compromessa dalla costruzione di villaggi turistici. Il clima atlantico molto umido e freddo condiziona la vita sulle spiagge, è necessario essere un po’ attrezzati (giacche a vento e maglioni) inoltre, c’è sempre la nebbia che si dissolve in tarda mattinata (verso le 13). Le città del centro della Spagna (Burgos e Salamanca) sono stupende, meriterebbero un viaggio da sole. Poiché sono lontane dagli itinerari classici, non ci sono neppure molti turisti, sono veramente una grande scoperta. Per chi volesse intraprendere un viaggio in Portogallo consiglio di leggere “ Viaggio in Portogallo” dello scrittore portoghese, premio nobel, Josè Saramago. Consiglio di procurarsi dei buoni stradari per il Portogallo, perché, ci sono poche indicazioni stradali e spesso sbagliate, inoltre, come anche nella vicina Spagna, sono state costruite molte strade nuove.
Io penso che un viaggio è sempre una grande esperienza di vita e anche nelle sue avversità è sempre un arricchimento, poiché, ogni viaggio, ha le sue contrarietà, ma anche i suoi richiami.







     
 

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