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POLONIA LITUANIA ESTONIA   Nunzio e Laura Suppa

Polonia e Repubbliche Baltiche

Equipaggio: Laura (34) e Nunzio (42)

Camper: Miller Alabama 2006

Giorno di partenza: 26/08/2006

Giorno di ritorno: 16/09/2006


26 e 27/08/2006 Marina di Ragusa – Cassino - Klagenfurt

Ancora paesi dell’Est quest’anno, dopo Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria nel 2002. Si avvicina il 26 Agosto, il sabato prescelto per la partenza e la gioia di sperimentare il camper nuovo fiammante. Partiamo da Marina di Ragusa intorno alle 9,30 e intorno alle 13 siamo a Messina per il traghetto. La Rc-Sa è il solito sacrificio da compiere: tra Atena Lucana e Sicignano veniamo addirittura dirottati sulla SS19 per una trentina di km in una coda di traffico micidiale, per alleggerire la A3 utilizzata quindi solo verso Sud ma alle 23 siamo comunque a Cassino dove pernottiamo al solito Parking Europa piccolo decoroso campeggio poco fuori città e con l’Abbazia bene in vista in cima a Monte Cassino.
Giornata di trasferimento anche la domenica, nessun intoppo sulla Firenze-Bologna e siamo in Austria a Villach intorno alle 20: abbiamo percorso 1627 km e siamo appena usciti dall’Italia dopo 2 giorni di viaggio. Di sicuro qui c’è un freddo che il 27 Agosto a Marina di Ragusa non conosciamo. Sfruttiamo questo poco di luce che rimane per arrivare a Klagenfurt sul Wortersee in nel bellissimo Camping Strandbad a pochi metri dal lago.
www.tiscover.at/camping-klagenfurt

28/08/2006 lunedì, Klagenfurt - Zakopane

Sveglia alle 8,30, colazione e inizio delle operazioni di camper service. Il campeggio è costato € 21, molto funzionale, tutta erba e servizi nuovissimi. All’uscita ci accorgiamo di essere proprio sul lago e ne approfittiamo per una passeggiata su un moletto. Atmosfera da fine estate, zona di villeggiatura austriaca per anziani, ci sembra, prati verdi con macchie floreali dai colori vivaci. Un paio di foto, un caffè con la moka e via verso est, ci aspetta una giornata di trasferimento.
Attraverseremo l’Austria da Est a Ovest e sfiorando Vienna e Bratislava via Trencin e Zilina arriveremo intorno alle 22,30 a Zakopane, località turistica sui Monti Tatra all’estremo sud della Polonia e troviamo quasi subito (con il navigatore) il campeggio www.podkrokwia.pl ; per via della pioggia caduta per tutta la giornata il fondo è fangoso. L’impressione è che l’erba non abbia il tempo di crescere, disfatta sotto le ruote dei mezzi nella terra sempre bagnata.
Il campeggio ha anche un ristorante all’interno, qualche bungalow, servizi non eccelsi, abbastanza frequentato da giovani con le tende. Ci addormentiamo soddisfatti dopo aver notato che il televisore non riproduce i suoni; sarà così per tutto il viaggio fino al ritorno in Austria, si vede che le trasmissioni avvengono su frequenze diverse da quelle in uso nell’Europa Occidentale.

29/08/2006 Zakopane, Wieliczka

Abbiamo appreso da altri diari di viaggio che una bella escursione sui Monti Tatra è quella all’Occhio del Mare”, il Morskie Oko, un lago dall’aspetto dei nostri laghi alpini che la leggenda vuole collegato, tramite un canale sotterraneo, al mare. Vi si arriva utilizzando dei minibus da prendere nei pressi dell’ingresso del campeggio per proseguire poi a piedi per circa 7 km. Ebbene stamattina ci svegliamo abbastanza tardi e siamo fuori intorno alle 10, la mattinata è piovosa.
Inutile dire che l’escursione non ci solletica molto. Il colpo di grazia viene da un Ufficio Informazioni Turistiche che si trova al rondò appena fuori il campeggio dove ci sconsigliano di intraprendere l’escursione perché il tempo è nebbioso e non vedremmo niente. Meglio dirigersi alla Dolina Koscieliska (Vallata di Koscielisko) o alla Dolina Chocholowska (Vallata Chocholowska). Nel dubbio (e allo scopo di evitare una scarpinata in una giornata che è già molto piovosa) decidiamo di rinunziare ad ogni velleità escursionistica e di puntare verso il centro della città, peraltro vicinissimo.
Ora c’è da dire che Zakopane è una città turistica invernale posta nel bel mezzo dei Monti Tatra (Carpazi), meta sciistica d’inverno (c’è anche un trampolino di salto) con la caratteristica via principale (Krupòwki) pedonale che accoglie i migliori negozi e le passeggiate dei villeggianti. Vi arriviamo ben bagnati perché la pioggia non ha mai smesso di cadere, non scrosciante ma insistente. Laura in particolare, con un bel soprabito di marca, è bagnata da capo a piedi. Troviamo subito un ombrello a 10 zl (2,5 Euro, un affare) e soprattutto una bella giacca a vento impermeabile così possiamo proseguire nella passeggiata.
I negozi sono il meglio che quest’angolo di mondo può offrire, molti souvenir e alla fine, sotto una sopraelevata, un mercato all’aperto molto caratteristico con articoli in lana, maglioni, calze, scialli e pantofole in cuoio. Un discretamente caotico bazar che prelude al piazzale con l’ingresso della funicolare che porta al Monte Gubalòwka. Viene superato un bel dislivello in mezzo ai boschi per un paio di minuti di percorso. Lassù però il vento è tagliente. Ci sono diversi negozi di souvenir, quasi tutti chiusi, un panorama invero bellissimo sulla città e sui monti Tatra e molti bar con barbecue all’aperto dove si arrostiscono le salsicce e qualcos’altro di carne e patate. Certo non è ora di mangiare e il freddo è davvero intenso. Ritorniamo giù, io compro la mia tazza souvenir e pian piano facciamo la strada a ritroso verso il campeggio. Ha smesso di piovere e c’è anche un sole timido tra le nubi. La cittadina è graziosa, lo scenario è bello e certo sarà tutt’altra cosa in inverno con la neve. Costo del Campeggio 69 zl.
Ripartiamo diretti alle Miniere di Sale di Wieliczka non lontane da Cracovia. Qui d’estate si entra fino alle 19,30 e ci sono diversi ampi parcheggi; a quest’ora non c’è visita né in Italiano né in Inglese, aspettiamo che si formi il gruppo per discendere: 72,60 zl in due. La miniera si sviluppa fino a 327 metri di profondità (la visita si spinge sino a 135 metri) e si ha evidenza del suo sfruttamento da nove secoli; deriva dal prosciugamento del mare e dall’innalzamento dei Carpazi e costituisce motivo di benessere economico per la popolazione locale; vi lavorò anche il giovane Karol Wojtyla.
Mi è piaciuta molto la visita che giudico suggestiva e originale. Riemergiamo dalle profondità con un piccolo ascensore veloce dove stiamo in sei al buio, stretti come sardine. Sono le 21,30 e ripartiamo per Cracovia diretti al campeggio. Ci dirigiamo al Krakowianka 171 ( www.krakowianka.com.pl ) perché ne ho letto su altri diari di bordo, perché è citato nella mia guida dei campeggi Europei Deagostini e avendo l’indirizzo posso inserirlo nel navigatore Mio 269plus: infatti arriviamo tranquilli e senza mai perdere la strada, al primo colpo. E’ organizzato a piazzole erbose delimitate da siepi e fornite di presa per l’acqua e corrente elettrica. La reception serve anche il coesistente hotel; buoni i bagni.

30/08/2006 Cracovia

A dispetto del periodo il campeggio appare pieno di camper: sono tutti italiani e formano un gruppo diretto in Ucraina per qualche opera di solidarietà; familiarizziamo con un equipaggio che in mattinata stessa partirà. Noi invece andiamo ad acquisire informazioni alla reception dove ci spiegano come raggiungere il centro. E’ una passeggiata attraverso un parco fino alla strada ferrata del tram; al di là della strada c’è un centro commerciale Carrefour; biglietti a bordo (5 zl in due) e fermata al Wawel dove inizia la nostra visita alla città. Il complesso è delizioso, molto ben curato (come in genere tutto quanto in Polonia) e interessante sotto il profilo architettonico. Si tratta di una cittadella murata posta in alto su una rocca dotata del castello e della cattedrale. Vi accediamo dal lato sud attraverso una strada pedonale in leggera salita che inizia proprio di fronte alla fermata del tram. All’interno delle mura, aiuole, desk informazioni, ufficio postale e biglietteria dove si può comprare l’accesso alle attrazioni all’orario assegnato. Diciamo subito che il Wawel si compone essenzialmente di una cinta muraria che contiene il Castello e la Cattedrale oltre ad altri edifici privi di interesse in sé. Nel castello si visitano le Camere Reali, gli Appartamenti Privati, l’Armeria con il Tesoro della Corona e il Museo d’Arte Orientale; dal lato esterno del Castello (ma sempre all’interno della cinta muraria) si accede ad una Mostra: il “Wawel perduto”, allestita nelle cucine reali e consistente di reperti antichi.
Scegliamo di visitare le Camere Reali e gli Appartamenti Privati Reali, e ci assegnano gli orari delle 11.20 e 13.30; compriamo anche il biglietto per l’Antro del Drago ma per questo l’orario è libero.
Le due attrazioni al nostro occhio poco sapiente ci appaiono identiche, nel senso che gli ambienti, di identica fattura e di molto simile arredamento, potrebbero benissimo far parte della stessa visita ovvero, alla visita delle prime stanze, nulla aggiunge vedere le seconde. Si tratta di una sequenza di ambienti rinascimentali restaurati, insieme agli arredi, con estrema cura, belli davvero. Tra l’una e l’altra visita entriamo in Cattedrale, sede di Karol Wojtyla ai tempi dell’elezione al Soglio Pontificio, il cui biglietto fa parte di una gestione separata e si acquista di fronte all’entrata della Cattedrale stessa, da una Suora. E’ una struttura gotica eretta nel XIV secolo dove già due edifici erano stati costruiti che si caratterizza come un labirinto di lapidi e sarcofaghi.
Quello più evidente è il mausoleo del Santo Vescovo Martire Stanislao cui è intitolata la cattedrale insieme a San Venceslao, posto al centro della navata centrale. Innumerevoli le cappelle laterali la più bella delle quali è quella di Re Sigismondo evidente all’esterno per la cupola dorata. Da visitare le cripte ( in quella Reale sono sepolti molti eroi polacchi tra cui T. Kosciuszko e J. Pilsudski di cui sentiremo per tutto il viaggio e ovunque in Polonia) ma soprattutto la Torre di Sigismondo in cima alla quale si trova l’omonima Campana alta 2 mt, larga 2,5 e pesante 11 tonnellate! Si vedono chiaramente gli attacchi per sei funi, necessarie perché altrettanti uomini robusti possano farla suonare in rare occasioni.
Usciamo dal Wawel attraverso una via d’acqua qui detta l’Antro del Drago cui è legata una leggenda: è un tunnel che si imbocca presso la Torre dei Ladri da cui si gode una bella veduta della Vistola e della città, porta attraverso una discesa scavata nella roccia alla base della collina, all’esterno, ove è posta una statua moderna che raffigura il mostro che sputa fuoco ad intervalli regolari: d’obbligo una foto.
Giunti lungo il fiume vediamo il parcheggio citato in diversi diari di bordo e utilizzato da altri equipaggi anche per il pernottamento. In effetti è centralissimo. Da qui raggiungere la piazza del mercato è proprio una passeggiata in mezzo a belle chiese e palazzi. L’impressione che dà la città è di grande quiete e pulizia, silenziosa e bella.
Percorriamo la Ul. Grodzka, parte della Strada Reale, che termina nell’imponente Rynek Glowny (Piazza del Mercato), un quadrato di 200 metri di lato che accoglie al centro l’edificio del Sukiennice, il Mercato dei Tessuti, ora occupato da innumerevoli stand che vendono qualsiasi souvenir ma principalmente l’immancabile ambra. E agli angoli orientali della piazza si trovano la chiesa di Santa Maria, davvero bellissima con le due torri asimmetriche e di Sant’Adalberto, tra le più antiche di Cracovia.
A lato del Fondaco dei tessuti c’è la Torre del Municipio che è ciò che rimane del vecchio palazzo di città. Il tutto “condito” da una infinità di piccioni, sembra di essere a Venezia. La piazza è veramente notevole la attraversiamo nel tramonto e il momento è davvero suggestivo; rimaniamo soddisfatti di ciò che abbiamo visto e completiamo la Strada Reale percorrendo Ul. Florianzka verso il Barbacane. Qui ci sono un paio di intagliatori di sughero che creano belle statuette con il legno e un chitarrista con l’immancabile cappello per la raccolta delle offerte. Oltre la fortezza c’è un piccolo giardino e ancora più avanti un bel vialone. Il tempo è stato clemente sinora ma il cielo è sempre coperto. Prendiamo un mezzo pubblico per raggiungere il Kazimierz ma qui ci coglie la pioggia.
Sicchè attraversiamo rapidamente il quartiere fino alla prima fermata utile del tram. Prima di salire sul tram compriamo delle birre (le birre polacche sono molto buone) e dei Kinder Bueno! in un bottega di alimentari. Poi prendiamo il nostro trenino che in breve ci porta alla Krakowianka: cena con cotolette, favolose.

31/08/2006 Auschwitz, Chestochowa, Varsavia

Il prezzo del campeggio è 101,20 zl. Riusciamo a partire per le dieci. Mediamente questo sarà il nostro orario di uscita per tutte le mattine del viaggio; i camperisti lo sanno: o doccia o camper service o lavaggio dei piatti della sera o semplicemente voglia di indugiare sotto le coperte ( a proposito, il piumone non lo toglieremo MAI), mattinate durante il viaggio se ne fanno di rado. Ebbene imbocchiamo l’autostrada A4 diretta a Katowice verso ovest, l’unica a pagamento se ben ricordo e la abbandoniamo per dirigerci ad Auschwitz.
All’arrivo scegliete il parcheggio di destra (due giovani vi si pareranno davanti facendo ampi gesti e agitando cartelli con il prezzo per indurvi a scegliere il parcheggio di destra o di sinistra); noi abbiamo parcheggiato a sinistra ma poi abbiamo decifrato le scritte sui cartelli: quello di destra fa pagare le ore effettive di sosta, quello di sinistra un tot per scaglioni di ore.
Qualunque prezzo tuttavia risulta così inferiore rispetto a quelli che paghiamo noi nell’area Euro per i medesimi servizi che ci sentiamo un po’ come gli americani a Roma ai tempi della dolce vita (con un pochino di vergogna). Ben diversa è la vergogna che si prova per il genere umano entrando nel campo di concentramento. L’ingresso è gratuito, le donazioni sono gradite, ciò che si paga è la guida se la si desidera (e se la si trova; in italiano non ne abbiamo trovate).
L’atmosfera è agghiacciante e desolante è ripercorrere le varie tappe dell’orrore: le camerate, i luoghi di conta utilizzati prima e dopo le partenze giornaliere per il lavoro - ho capito che ipocritamente i campi sono stati inizialmente istituiti per accogliere i prigionieri adibiti ai lavori forzati di costruzione di linee ferrate o strade mentre in seguito si abbandonerà la finzione e si procederà allo sterminio senza neppure attendere la consunzione dei deportati per fatica o fame o la necessità di infliggere loro una punizione per presunte infrazioni commesse durante la detenzione – il filo spinato, le camere a gas, i forni crematori.
La quantità di scarpe dei prigionieri ammucchiata e conservata è immensa e esse parlano per i loro proprietari. Usciamo dal campo – e non avremo bisogno di andare anche a Birkenau, vicinissimo e venti volte più grande – e mi interrogo sul perché alcuni uomini hanno avuto la sfortuna di nascere in un certo periodo storico e in un certo posto e quindi sono stati torturati e uccisi. Ringrazio quindi il Signore per essere nato in una certa altra era e in un certo altro posto, senza un merito particolare.
Ma la Polonia ha tanti luoghi pieni di gioia e di speranza: ci dirigiamo a Chestochowa per visitare il famosissimo Santuario di Jasna Gora – Collina di Luce.
Dista in tutto circa 150 km da Cracovia e vi arriviamo intorno alle 17. Qui come altrove siamo a cavallo tra l’orario d’ingresso estivo e quello invernale, la confusione fortunatamente non c’è più, né qui né in alcun altro posto che visiteremo. Possiamo goderci il Santuario all’interno dove si venera il dipinto della Madonna Nera e all’esterno dove c’è un palco d’aggetto su una spianata concepita per accogliere una moltitudine di pellegrini. Non è difficile immaginare Giovanni Paolo II rivolgersi alla folla accalcata sotto il palco, sul prato.
Lui ci guarda comunque salutando, con lo sguardo familiare di uno di casa, dall’imponenza del bronzo che lo raffigura; è pressoché onnipresente in Polonia, Papa Wojtyla, il papa è sempre lui, qui, e un po’ anche a noi pare che non se ne sia mai andato. All’interno la situazione è decisamente più mistica: una piccola cappella di circa 10 metri per cinque (distinta dalla chiesa vera e propria) accoglie i fedeli e il celebrante la messa, mentre qualcuno, come noi, percorre sulle ginocchia il perimetro della cappella stessa, passando alle spalle dell’altare dove è appeso il quadro venerato, “vestito” ogni giorno con paramenti diversi. Scopriremo che la Polonia ospita molte copie di questo quadro venerato, qui c’è l’originale.
Abbiamo il tempo per visitare i negozi di souvenir dove prendiamo qualche ricordino, e uno scroscio di pioggia fortissimo ci accompagna al camper. Io sono contento lo stesso anche se sono bagnato per benino: il camper è come casa nostra, è bello trovare i vestiti asciutti. 220 km di autostrada ci porteranno a Varsavia e il Mio 269plus davanti all’ingresso del Camping123. Domani Varsavia ci riserverà delle belle sorprese.

01/09/2006 Varsavia

Il campeggio è stretto e lungo, una strada asfaltata con una striscia d’erba a destra e una a sinistra, in fondo i servizi. Accanto, convenzionati, il campo da tennis e la piscina all’aperto (brrrr). Colazione e doccia calda. La giornata è bella e decidiamo perciò di prendere lo scooter. Scopro che il tempo necessario per tirarlo fuori dal garage è mezz’ora, anche perché nel garage sta anche altra roba che bisogna tirare fuori e poi risistemare. Mi accorgo che di fronte a noi c’è una giovane coppia olandese con una Twingo blu che fa colazione su un’asse di legno appoggiata su due sedie; c’è qualcosa di strano in loro che non riesco ad afferrare ma lo capiremo più avanti nel viaggio.
Portiamo con noi il navigatore (ma anche una bella mappa comprata per 10 zl alla reception, non si sa mai) e partiamo per il centro di Varsavia, badando a memorizzare le coordinate del campeggio per non avere sorprese al ritorno. Arrivare al centro è facile e divertente, sfrecciamo nel traffico come se avessimo sempre abitato a Varsavia... e invece Laura legge il navigatore e mi grida le indicazioni e io guido lo scooter lungo i vialoni e le sopraelevate, fino al centro storico, a ridosso del quale c’è un parcheggio a pagamento con sbarra e custode.
Come quello di buona parte delle città polacche anche il centro storico di Varsavia è stato meticolosamente ricostruito; fa un certo effetto vedere le foto esposte un po’ ovunque della città dopo i bombardamenti dell’aviazione Alleata durante la II Guerra mondiale: un cumulo di macerie riportate, nei decenni successivi, allo splendore originario attraverso un impegno delle maestranze che si intuisce profuso ben oltre i doveri lavorativi e invece conferito con grande amore per la propria Nazione, sovente donato.
Il primo esempio lo troviamo nel Castello all’inizio della Città Vecchia (Stare Miasto) che ha meno di 40 anni ma riproduce esattamente cosa fosse l’edificio due secoli fa. E’ molto ben curato, ordinato, pulito. Ingresso 36 zl in due. Notevoli i pavimenti intarsiati, le dorature degli stucchi e dei legni, gli arredi perfettamente riprodotti, talora provenienti da altri edifici pubblici, perfette le tende e tutte le tappezzerie, sontuosi i lampadari e gli specchi, raffinate le decorazioni in filo d’argento.
Il Castello accoglie ben 23 tele di Bernardo Bellotto, nipote del più famoso Giovanni Antonio Canal detto il Cataletto ma con la stessa abitudine di dipingere vedute fotografiche con precisione maniacale nei particolari. Il Castello è il primo monumento che incontriamo nella visita alla città vecchia. All’uscita percorriamo la Ul. Swietojanska che ci conduce alla piazza della Città Vecchia: ora questa è una delle poche cose caratteristiche di Varsavia ma forse il luogo più bello che ho visto in questo viaggio; la piazza (un cumulo di macerie alla fine della II Guerra) è all’ incirca quadrata e delimitata da una teoria di edifici rinascimentali e settecenteschi tipicamente mittelEuropei. Ricostruiti con estrema attenzione creano un palcoscenico ben adatto agli artisti che animano la piazza e frequentano i molti caffè.
Tanti sono i pittori che offrono i loro dipinti e disegni e altrettanti i venditori di gioielli in ambra. Al centro della piazza trova posto la Sirena, sin dal 1855, scultura simbolo di Varsavia e fontana artistica. L’atmosfera è magica per la serenità che trasmette, percorriamo la piazza sotto braccio come per possederla. E’ uno di quei momenti in cui sono felice di viaggiare in piena autonomia e prendermi tutto il tempo che mi ci vuole per godermi una sensazione.
Ci spostiamo verso la Città Nuova (non si confonda con la Varsavia moderna, siamo sempre nel centro storico chiuso al traffico e parliamo di una parte della città nata alla fine del ‘300 e che agli inizi del secolo successivo veniva dotata di una giurisdizione propria e distinta da quella della Città Vecchia con il proprio Municipio) e siamo al Barbacane, una costruzione in mattoni rossi integrata nelle mura della Città Vecchia: anche qui artisti con le loro creazioni, figure intagliate nel legno e dipinti. Oltre c’è Ul. Nowomiejska e poi Ul. Freta con la modesta casa natale di Marie Curie, il premio Nobel che visse e operò a Parigi.
Vediamo finalmente qualche latteria (nel senso polacco del termine), fuori dalla zona più “in” del centro storico e infine la Piazza della Città Nuova: qui il tempo sembra immobile come i palazzi e come le persone, silenzio, calma. Torniamo sui nostri passi, recuperiamo lo scooter e andiamo nella Varsavia moderna a visitare i Giardini Sassoni. All’ingresso c’è il monumento al Milite Ignoto con due soldati di guardia sotto il mausoleo: tante le iscrizioni che citano le battaglie combattute dal libero esercito polacco soprattutto dopo la liberazione e non può mancare “Monte Cassino 1944”; mi scopro emozionato, dopo tutte le sofferenze patite i polacchi vennero a morire in Italia per combattere contro i tedeschi e partecipare alla nostra liberazione con un tributo immenso di morti.
I giardini sono belli, quieti e ben tenuti, passeggiamo romanticamente, c’è un salice secolare, un laghetto, le caratteristiche aiuole fiorite. Ancora sullo scooter e via verso il Palazzo della Cultura e delle Scienze. Questa sagoma mi ha incuriosito subito come la sua storia: palazzo donato dai sovietici e costruito tra il 1952 e il ’55 nello stile molto diffuso all’epoca e di cui è ricca Mosca (e ne vedremo uno simile a Riga). E’ circondato da una vasta area adibita a parcheggio, da una immensa zona di edifici in costruzione e da un quartiere nuovo e denso di moderni grattacieli occupati da compagnie aeree, banche, assicurazioni. Posteggiamo lo scooter sotto uno di questi palazzi ricchi di marmi e andiamo verso il Palazzo. Ai piedi c’è un mercato coperto pieno di mille piccoli spazi delimitati, ognuno corrispondente a un negozio:
bigotteria, telefonini, abbigliamento, tantissime scarpe e lingerie, un caos ordinato, una folla gentilissima si snoda tra le bancarelle. La superficie è di circa 2000 metri, i negozi minuscoli e perciò tantissimi; curiosiamo e dopo una mezz’ora siamo fuori, pronti a visitare questo relitto dell’età sovietica così odiato dagli abitanti di Varsavia, così ingombrante e certo ormai presenza forte e forse non più eradicabile.
Paghiamo il nostro biglietto (40 zl in due) per vedere questa “exibition” che parte bene, c’è una sorta di modulo lunare all’interno del quale chiudersi, coibentato, insonorizzato e al buio serve per misurare la nostra capacità di valutare il tempo quando veniamo privati di punti di riferimento: alla fine, aperto il portellone si legge su un display il tempo trascorso e si vede se ci s’azzecca. Ma l’exibition partita bene, arriva male: il palazzone è semideserto e le attrazioni sono poche e qualcuna stucchevole (per insulsaggine assomigliano a quelle del Millennium Dome di Londra poi chiuso); ma l’emozione che provo nel visitare un simile palazzo è tanta, mi sembra particolarmente anacronistico in un paese che fa parte oggi dell’UE. Il panorama è comunque bellissimo, Varsavia mi piace e mi ha sorpreso piacevolmente.
Torniamo allo scooter e via verso Ul. Nowy Swiat percorsa con un’auto della Polizia alle calcagna. Riflettiamo sul fatto che non abbiamo visto uno scooter in tutta la giornata, non se ne vedono tuttora e anzi non ne abbiamo visti da quando abbiamo lasciato l’Italia. E’ una via elegante con caffè alla moda e bei negozi. Parcheggiamo e cominciamo con il visitare una libreria, poi un grande magazzino e infine decidiamo di passeggiare finché troviamo una latteria. Bene, mi dico, è la volta che mi faccio uno stinco con patate.
Cerchiamo di decifrare il tabellone con il menù appeso in una saletta con una decina di tavoli e le pietanze che passano dalla finestra della cucina, con le piastrelle bianche ai muri ma non si capisce una parola, solo polacco.
Chiediamo alla giovane cassiera se parla Italiano o Inglese: niente. Mi passa per testa che questo paese deve fare ancora tanta strada se vuole attrarre i turisti, come si fa a stare alla cassa in Ul. Nowy Swiat senza conoscere l’Inglese; ma poi rifletto sul fatto che siamo in un bar-latteria che è come una nostra osteria e che a casa mia a Ragusa in via Roma magari non sanno neppure l’Italiano, altro che Inglese.
All’improvviso una folata d’alito ad elevato tasso alcolico ci stende: un barbone attacca discorso individuando immediatamente la nostra origine e pronunzia la parola magica: Berlusconi.
Ora, se volevano farmi girare i cabbasisi, come dice Camilleri, ci sono riusciti alla grande: come ci si indirizza ad un Italiano a Varsavia? Cosa gli si dice per far capire che si conosce lo Stivale? Venezia?, Roma?, Napoli?, Ferrari?, Cannavaro?, Totti?, Montezemolo?, no si cita un signore pelato che gira con i tacchi per non sentirsi più basso degli altri! Ma allora ditemi Lino Banfi che è un gran simpaticone!! Fuggiamo da quella latteria, ne troviamo una meno caratteristica e ceniamo molto degnamente: le pietanze sono esposte e basta indicarle con il ditino; in due 26,30 zl. Alla fine riguadagniamo la moto e torniamo al Camping 123 con l’ausilio del navigatore; bello girare di sera in moto in una città dove non sei mai stato, come a Toledo due anni fa.
Ma domani dovremo vedere se ci riesce di scorgere i bisonti, come mi ha detto Ciccio Caruso prima di partire.

02/09/2006 Bialowieza

La foresta di Bialowieza viene presentata come l’ultima foresta primordiale di pianura d’Europa, permanendo diverse foreste primordiali in montagna. La foresta si estende tra Polonia (35%) e Bielorussia (65%) con molte varietà di piante e con la presenza del bisonte Europeo reintrodotto all’indomani della I guerra mondiale quando si era pressoché estinto. Lasciamo Varsavia in mattinata e attraversiamo buona parte della Polonia Orientale su strade corrispondenti alle nostre statali, tracciate in mezzo a foreste di abeti come colpi di bisturi, con la sede stradale rialzata per lasciarle indenni dagli allagamenti: le strade sono nuove, molte volte in corso di ultimazione e quasi dappertutto campeggiano cartelli giganti con lo stemma dell’Unione Europea della quale la Polonia (come le Repubbliche Baltiche) fa parte dal Maggio 2004, evidentemente con ottimo profitto.
Ai margini sono tanti venditori di funghi verosimilmente raccolti nei boschi circostanti, una varietà di porcini venduti ad un prezzo bassissimo: ci vengono proposti a 50 zl per un canestro che dopo blanda contrattazione diventano 30 zl. I funghi si riveleranno gustosi la sera, cucinati da Laura con la lonza di maiale.
Arriviamo a Bialowieza intorno alle 16 e ci sistemiamo in un campeggio all’inizio del paese; si chiama U Michala, Lat. 52° 41’ 38” e Long. 23° 49’ 51”, gestito da una signora (Michala presumo) gentile ed effervescente.
Il campeggio è semivuoto e si compone di un appezzamento di terreno con un blocco di servizi (ottimo) e niente scarico per WC nautico sicché avremo problemi per le acque chiare, ma questa è una costante di tutta la Polonia.
Presenti dei tedeschi e guarda un po’ anche la Twingo viola della coppia olandese. Considerato l’orario ancora favorevole ci rechiamo all’ingresso del parco che si trova al centro di Bialowieza a circa mille metri da campeggio dove c’è un ampio parcheggio (10zl) con grill-bar e un Ufficio del PTTK (l’Ufficio del Turismo). Lo scopo è quello di prenotare una escursione per l’indomani e dopo un colloquio snervante con un giovane impiegato antipatico (che tuttavia rintraccia una guida che parla italiano) rimaniamo intesi per l’indomani alle 7 di mattina qui al PTTK. Paghiamo subito 165,00 zl, domattina compreremo i biglietti d’ingresso.
Cosa diversa rispetto al Parco Nazionale che visiteremo domani ( e dove il bisonte vive allo stato brado ed è quasi impossibile vederlo) è la riserva dove alcune specie animali stanno nei recinti (ampi ma pur sempre tipo zoo). Si può visitare sino alle 18, sicché decidiamo di andarci, si trova a circa 5 km di distanza dal paese e in breve siamo là. Altri 10 zl per il parcheggio e 12 per l’ingresso in due.
Abbiamo visto dei cavalli, una specie di alce, dei cinghiali, dei cervi e infine un ibrido – incrocio tra bisonte e mucca, realizzato per l’ottima qualità della carne e per le dimensioni notevolissime che questi raggiunge, circa 1300 kg – e i veri bisonti Europei, più piccoli dell’ibrido, lontanissimi nel recinto, poco disposti ad avvicinarsi e farsi fotografare. Ottimo miele in vendita all’ingresso come anche delle casette per uccelli di tipo artigianale.
Soddisfatti, torniamo al campeggio e decidiamo, dopo cena, di terminare la serata con una bella passeggiata lungo l’unica strada di collegamento con il centro di Bialowieza. Serata fredda e umida, incontriamo la coppia della Twingo già di ritorno dal centro e arrivati nei pressi dell’ufficio PTTK troviamo l’ingresso del Parco del Palazzo. Il parco è aperto anche di notte, ha due laghetti e la discreta presenza di giovani; il palazzo non c’è più da tempo, distrutto dall’ennesimo incendio. Era stato costruito per lo zar ed era funzionale alle battute di caccia che con la corte si svolgevano all’interno della foresta che in virtù del fatto che era di appannaggio dello zar per le battute è stata rispettata quasi sempre nel corso dei decenni (fatto salvo naturalmente il periodo dell’invasione tedesca durante la II Guerra).
Dopo un breve giro nel Parco del Palazzo torniamo al campeggio e ci accorgiamo di un particolare che non avevamo notato a Varsavia: la coppia della Twingo dorme in macchina.

03/09/2006 Area severamente protetta del Parco Nazionale di Bialowieza

Alle 7 in punto siamo al PTTK e troviamo la nostra guida, Adam, ad attenderci in una bella mattinata di sole. Dopo le rapide presentazioni cominciamo la scarpinata che ci porterà all’interno dell’Area Severamente Protetta per una lunga escursione.
Attraversiamo il Parco del Palazzo che vediamo nella sua bellezza di giorno, con i laghetti frequentati da pescatori e ciò che resta del Palazzo al posto del quale c’è un Hotel. Più avanti, verso l’Area, comperiamo i biglietti d’ingresso e una mappa all’interno di una costruzione molto “sovietica” che negli anni passati aveva ospitato le guardie del corpo di Breznev e che ora è un piccolo Hotel ai bordi del Parco Naturale.
La natura è splendida a quest’ora, sull’erba ci sono centinaia di ragnatele che splendono in controluce. Adam ci spiega che le medesime querce che vediamo qui, immense nella loro vetustà e perciò dalla chioma larga, avranno diverso portamento all’interno dell’Area, come tutti gli altri alberi, slanciate verso l’alto e strette perché in lotta per mostrarsi al sole in alto. Finalmente arriviamo all’ingresso dell’Area Severamente Protetta: c’è un cancello in legno con una pensilina e la scritta in alto Parco Nazionale, poi alcuni cippi commemorativi di persone variamente dedicate alla istituzione e allo sviluppo del parco.
Io e Laura siamo già stanchi di camminare e siamo appena entrati nell’Area! Pazienza, ci muove la speranza di vedere i bisonti nel loro ambiente naturale ma .... ve lo dico subito: dei bisonti neppure l’ombra o meglio, per la verità qualche traccia biologica l’abbiamo avvistata ma ecco, nulla di più. In compenso tanti uccelli di varie specie, inconfondibile il ticchettio dei picchi sugli alberi, con Adam che tirava fuori il libro con le foto degli uccelli per renderci partecipi.
Alla fine avremo fatto circa 10 km a piedi che a Marina di Ragusa non facciamo neppure in bici in pianura. In compenso la vegetazione è bellissima, gli odori per me nuovi, i rumori della natura ci hanno accompagnato per tutto il percorso e siamo arrivati molto vicini al confine bielorusso dove si estende il resto della Puszcza. Alla fine dell’escursione non ci resta che preparare un ricco caffè con la Moka giusto per rinfrancarci in maniera degna. Torniamo in campeggio e sistemiamo le cose per la prossima tappa: siamo diretti in Lituania. Ci arriviamo dopo un intero pomeriggio di trasferimento, passiamo da Bialystok, Augustow e quindi, senza dirigerci a Marijanpole puntiamo verso Alytus passando la frontiera a Ogrodniki (PL)/Lazdijai (LT) e prima della mezzanotte siamo a Trakai.

04/09/2006 Trakai e Vilnius

Il campeggio si trova sulle sponde dello stesso lago sul quale (anzi su un’isola del quale) si trova la maggiore attrattiva del luogo, il Castello. Abbiamo l’impressione di stare all’interno di un cratere, erboso beninteso, dove c’è un campo di calcio e tutt’attorno a questo prendono posto i camper.
I servizi sono passabili (tralascio le ragnatele), il fondo erboso è in larga parte fangoso dopo ore di pioggia. Per arrivare qui abbiamo fatto conoscenza con i famosi solchi nelle strade polacche e poi in quelle lituane. E’ piovuto tutta la notte ma al momento di alzarci e andare ai bagni è spuntata una bella mattinata fresca ma soleggiata. Ottemperiamo ai doveri del pagamento (non accettano carte di credito ma in compenso accettano 17,30 Euro) con il proprietario sistemato in una costruzione sui bordi del cratere) e ci accorgiamo di essere in compagnia di un solo camper (tedesco) e di un Westfalia di non so dove.
Compriamo la cartina di Trakai e ci dirigiamo verso il centro girando attorno al lago che è splendido nella mattina come era tetro nella nottata al momento dell’arrivo.
La cittadina è come morta, silente e gli aspetti ex sovietici sono evidenti: io ne sono affascinato sotto il profilo storico, sono vestigia dell’Europa che in Italia non abbiamo mai visto se non in televisione, come il palazzo della Cultura e delle Scienze a Varsavia e ne troveremo altre in Lettonia ed Estonia. Sicchè l’unica attrattiva di Trakai è il Castello posto su un’isola e collegato alla terraferma da un camminamento su passerella di legno. C’è un comodo parcheggio a pagamento a moneta di fronte a un piccolo lungolago presso il quale si possono affittare i pattìni se si vuole raggiungere l’isolotto del castello su un natante. Qui è pieno di bancarelle con souvenir, prevalentemente oggetti in ambra a prezzo conveniente. Non siamo entrati nel castello perché eravamo privi di moneta locale e la biglietteria non accettava carte di credito e neppure zloti o Euro. Ci siamo limitati ad effettuare un giro attorno al perimetro delle mura fortificate, davvero molto caratteristiche. Tornati sulla terraferma abbiamo visitato il mercatino dove abbiamo acquistato 2 collanine di ambra e infine abbiamo fatto una passeggiata per il paese che, ripeto ci ha poco entusiasmato. Un ottimo caffè sul camper e siamo partiti verso la capitale della Lituania, Vilnius.
Chiariamo subito che il nostro navigatore Mio 269plus con hard disk da 2 GB contiene precaricate le mappe di quasi tutti i paesi d’Europa. Quel “quasi” significa che mancano le Repubbliche Baltiche, per esempio, sicché, lasciata la Polonia, la navigazione ulteriore era lasciata al buon vecchio metodo antico delle carte stradali (nel nostro caso Estonia/Lettonia/Lituania dello studio FB di Bologna) con le classiche problematiche però legate ai centri urbani.
Giunti nella capitale Vilnius ci siamo perciò orientati alla bell’e meglio e alla ricerca di un parcheggio segnalato presso un famoso Hotel a nord del fiume Neris e quindi del centro, siamo finiti al centro del centro, a ridosso della zona pedonale e a fianco della cattedrale.
Qui esistono i parcheggi, senza restrizioni per i camper, con i parchimetri: il problema è trovarli liberi! Mentre valutavamo qualche spazio, sempre troppo stretto per il nostro Alabama, un signore in livrea con elegante portamento ci faceva cenno di salire sul marciapiede in uno spazio decisamente capiente, davanti a un cancello chiuso in compagnia di altre vetture. Era il portiere del palazzo che evidentemente approfittava di quello spazio per arrotondare lo stipendio, dando ospitalità ai mezzi voluminosi in cerca di parcheggio nella caotica piazza della Cattedrale.
In breve, con 5 Euro e la promessa di tenere d’occhio il camper per tutta la giornata, ricevute assicurazioni in un fantasioso mix di spagnolo-francese-italiano sul fatto che il camper era al sicuro da qualunque multa per sosta sul marciapiede, armati tutti i sistemi d’allarme di cui il camper è dotato, ci siamo diretti verso la zona pedonale per visitare Vilnius.
Dico subito che ci è sembrata deliziosa. Il centro è quasi tutto interdetto al traffico che è comunque meno intenso di quello che affligge altre capitali Europee. Si tratta di un dedalo di stradine acciottolate piene di bei negozi, librerie, bar e ristorantini. Percorriamo Pilies gatvè (via del Castello) e indugiamo per i negozi. L’ambra è ovunque molto finemente lavorata. Diffusi sono banchetti apparentemente improvvisati con in vendita souvenir della città e del passato sovietico della Lituania come berretti dell’esercito e mostrine militari e ovunque ambra in tutte le declinazioni. Sembra di essere fuori dal tempo se non fosse per l’appetito che ci riporta alla realtà.
Pranziamo con la pizza e vi assicuro che il gusto è decisamente apprezzabile e il conto tranquillizzante (32 lt in due). Decisamente salato è invece il conto telefonico. Mi telefona Andrea dall’Italia e in tre/quattro minuti – ho la Wind - si volatilizzano ben 15 Euro!!! Ma tant’è.
Riguadagnata la piazza della Cattedrale con la sua bizzarra forma a teiera e la vista del camper, ci dirigiamo verso il castello superiore i cui resti si trovano in cima a una collina, raggiungibile con una funicolare; qui accade un episodio degno di nota: il cassiere non ha il resto della banconota con cui intendiamo pagare per la funicolare e alla fine rompe gli indugi e stacca lo stesso i due biglietti che ci permettono di salire con l’intesa che pagheremo al ritorno.... una bella prova di fiducia.
Del castello rimane la torre ottogonale di mattoni (entrata 4 lt a testa e tre piani di scale a chiocciola). Da lassù si gode una vista mozzafiato. La bella Vilnius si distende sotto di noi; la parte antica e medievale, tranquilla e pedonale e la parte moderna con alti palazzi e il traffico delle città, ben attrezzata di verde. Scorgiamo a distanza la collina delle tre croci di cui abbiamo letto la triste vicenda e il fiume Neris che scorre placido e avvolge la città con le sue anse. La cattedrale e il Varpinè avvolto dalle impalcature del restauro.
Quassù l’acciottolato è sconnesso ed è difficoltoso anche camminare; percorriamo il perimetro di questo ex castello e discendiamo con la funicolare; saldato il debito, torniamo verso il camper: sorpresa! Il camper è là, intatto, ma il portiere dall’elegante portamento “non ce sta ‘cchiù” sembra di aver vissuto un episodio degno di un film di Totò. Poco male comunque, ci sorbiamo un ricco caffè domestico e togliamo le tende diretti ad ovest: cerchiamo di raggiungere la costa prima di sera.
Bene, l’uscire dalla città è decisamente problematico: non un segnale che è uno e questa sarà una costante delle repubbliche baltiche, solo la circumnavigazione del centro e l’intuizione di seguire una coda interminabile ci porta sull’autostrada che esce dalla capitale; entro le 20.30 avremo percorso i circa trecento chilometri necessari per raggiungere Klaipeda sul baltico. E’ la cittadina che da adito alla penisola Curlandese che è una lingua di terreno parallela alla costa che forma una specie di laguna del tratto di mare compreso tra la penisola e la terraferma.
La penisola in sé è un Parco Nazionale con vegetazione molto simile a quella comune all’Europa ad occidente della Germania: boschi di abeti, pini, larici, lecci. Percorrendo la penisola verso sud circa a metà della stessa si arriva al confine con la Russia intesa come enclave baltica di Kaliningrad. Ma prima occorre arrivare alla penisola: la parte attaccata alla costa è quella russa a sud, mentre a nord, in territorio lituano occorre arrivare via traghetto partendo da Klaipeda.
Noi siamo a Klaipeda intorno alle 20.30 e vi assicuro che non è per niente facile arrivare al porto dove partono i traghetti per la penisola curlandese. Seguendo le indicazioni per il porto, arriviamo infatti al porto internazionale da dove salpano le grosse navi traghetto dirette a Kiel in Germania o a Danzica in Polonia. Vi dirò anzi che è abbastanza diffuso che i tedeschi vengano qui a cambiare aria imbarcando il camper a Kiel.
L’aspetto di questo porto è spettrale: le luci attenuate dalla foschia rischiarano appena le banchine dove non c’è anima viva nella penombra delle 9 di sera. Sono combattuto tra il timore di aver sbagliato porto e quello di essere arrivato fuori tempo massimo per le traversate. Scendiamo dal camper e entriamo in un edificio illuminato dove troviamo una guardia di sorveglianza e un giovane che in un buon inglese ci illustra la circostanza e ci spiega come tornare in città e raggiungere il Porto Nuovo e ci fornisce pure una cartina. Solo con questa riusciamo ad orientarci perché di segnali non ce ne sono e ammesso che ci siano, sono assolutamente incomprensibili.
Noto che persino il tedesco risulta familiare se paragonato agli idiomi incontrati in questo viaggio. A tentoni arriviamo al Porto Nuovo, buio pesto e tre macchine davanti a me, con i guidatori in attesa presso una biglietteria. Vento a raffiche ma il posto è quello giusto: con 111,50 lt (e la mia Mastercard) ci aprono la sbarra e dopo circa venti minuti ci fanno salire sul piccolo traghetto diretto di fronte, sulla penisola.
Viaggio brevissimo e sbarchiamo 2 km a sud di Smyltine dove si arriva andando a destra; verso sinistra si scende verso sud e verso Nida, la famosa località balneare dove domani vorremo vedere la duna mobile. Intanto, percorsi 5 km arriviamo a un posto di esazione tipo “chi siete... cosa volete... un fiorino” con tanto di poliziotto con auto posteggiata, dosso artificiale, sbarra e vecchia signora bigliettaia: cosa nostra 30 lt e via per altri quaranta chilometri sino al campeggio www.kempingas.lt a Nida e attenzione a non superare i 50, talora 40 km all’ora.
Attraversiamo una località balneare che ci sembra bella al buio e vedremo domani (Juodkrantè), per il resto si corre su questa striscia di terra e all’inizio il mare è a sinistra, laguna, e poi è a destra, Baltico, ma sempre e comunque boschi attorno. Il campeggio, infine, è bello davvero, attrezzato e al tempo stesso immerso nella natura. Ci accoglie uno scroscio d’acqua significativo ma la ragazza alla reception non si esime dall’accompagnarci alla piazzola. Diversi camper e anche qualche roulotte. Cuciniamo le cotolette mentre il ticchettare della pioggia mi fa sentire felice di essere un camperista: che volete a me e a Laura le vacanze piacciono così.

05/09/2006 Nida, Riga

La mattinata è splendida dopo una notte di pioggia. Salutiamo gli occupanti degli altri camper.
Il fondo del campeggio è in ghiaia, talora in sabbia resa pappetta dalla pioggia, le piazzole sono delimitate da basse staccionate in legno. Alberi dappertutto.
I servizi sono veramente buoni, si vede che il campeggio è bene organizzato e d’estate è frequentato intensamente.
Si sente il rombo del mare vicino, attutito dalla vegetazione e dalle dune.
Dopo le abluzioni mattutine via allo scarico del wc chimico, paghiamo 70 lt e usciamo in camper alla ricerca delle dune. Orbene succede quello che non ti aspetti ma ti auguri: le famosissime dune altissime sul mare sono appena fuori dal campeggio in cima a una salitina che si può percorrere in camper, dove c’è un parcheggio, oltre il quale una breve altra salita di 100 metri reca sulla duna più alta dalla quale il panorama è travolgente: le dune verso destra a perdita d’occhio, quasi un deserto, il mare davanti con le nubi incombenti e il suo colore plumbeo, spumeggiante a riva e verso sinistra la spiaggia lunga 6/700 e alla fine Nida.
Le guide suggeriscono normalmente di recarsi a Nida e poi giunti al porto (turistico) andare in spiaggia e puntare verso le dune che si vedono alla fine della spiaggia; qui c’è una scala in legno con un numero interminabile di rampe che sale in cima alla prima duna.
Vediamo arrivare qualche tedesco estenuato dalla salita ma attrezzato con pantaloni tirolesi e alpenstock. Qualche coppia prova a inoltrarsi nel deserto e scompare dopo poco tra le onde di sabbia in direzione del territorio russo che si intravede in lontananza oltre il promontorio in mare ma dopo una decina di minuti eccola ritornare; la sabbia è bagnata dalla pioggia della nottata ma qui e là il vento l’ha già asciugata e comincia a sollevarsi in mulinelli.
Nell’organizzarci per una foto con autoscatto all’improvviso inspiegabilmente sento un dolore inatteso e profondo al polpaccio della gamba sinistra; l’impressione è quella di essere stato colpito con forza con la punta di un ombrello. Probabilmente è uno stiramento muscolare, fatto sta che la contrattura funesterà molte delle mie giornate a venire. Comunque sia lo spettacolo delle dune è molto bello e originale.
Torniamo indietro verso il parcheggio, passiamo dal curiosissimo monumento in marmo semidistrutto dalle intemperie e dall’opera di un fulmine che intanto si è popolato dei tanti turisti che cominciano ad arrivare con i torpedoni; nella piazzola sono già state allestite delle bancarelle con souvenir prevalentemente di ambra. Non ci resta che visitare Nida; arriviamo in pochissimi minuti e parcheggiamo nei pressi del porto turistico accanto ad un camper tedesco i cui occupanti si godono la giornata di sole; la cittadina è parecchio bella con le casette in legno sparse, ciascuna con il proprio verde, belle e linde.
Verso il mare ci sono i negozi di souvenir, qualche supermercato, i ristoranti. L’impressione generale è molto favorevole, pulita e tranquilla, Nida sembra un luogo di villeggiatura per anziani, forse perché ormai a settembre di giovani in vacanza ce ne è pochi. Di certo l’oligarchia sovietica aveva ragione a venire a fare le vacanze qui.
Facciamo la spesa in un supermercato, tutto è a buon mercato, mi attrae il latte fresco venduto anche in buste di plastica molle con manico e in bidoncini e la vodka.
Nel tornare verso il traghetto ci fermiamo a Juodkrantè per qualche altra foto e infine dopo essere tornati a Klaipeda ci fermiamo nel parcheggio del piccolo porto per cucinare un piatto di spaghetti. E qui assistiamo a dei movimenti a dir poco strani tra soggetti in attesa in auto nel parcheggio e soggetti in arrivo con il traghetto, strette di mano, consegna di borsa e macchine che ripartono. Mah! Dopo il rituale caffè si riparte diretti in Lettonia, a Riga e vi arriveremo passando da Siauliai e dalla Collina delle Croci. Si tratta di un luogo, visitato anche da Giovanni Paolo II nel 1993, dove un numero sterminato di croci, continuamente in crescita, crea un paesaggio suggestivo e surreale. Ci si mette anche il vento che soffia tra le migliaia di piccole e grandi croci producendo un tintinnio sinistro. Incisioni sul legno con testimonianze di presenze, molto di sovente, italiane. Ce ne andiamo con il convincimento che al di là della suggestione che questi luoghi creano, aleggia un profondo senso religioso.
Sulla strada per Riga in una stazione di servizio compriamo le mappe di Riga e di Tallin che saranno indispensabili con il navigatore non utilizzabile. L’ingresso a Riga è relativamente facile seguendo la cartina ma ciò che ci sorprende è il campeggio ( www.janisnaglis.lv/abc ): altro non è che un Hotel, sul retro del quale c’è un ampio cortile dove posteggiano le auto degli ospiti dell’hotel. Negli spiazzi erbosi c’è posto per le tende e i camper, poi piscina, servizi (ottimi), scarico per wc chimico. Tutto sommato funzionale sebbene minuscolo, 10 Lv. Lat. 56° 55’ 57’’ Lon. 24° 01’ 01’’.

06/09/2006 Riga

Tenuto conto del dolore che affligge il mio polpaccio sinistro e che mi impedisce di muovermi disinvoltamente, considerato che non riesco a capire quasi niente delle spiegazioni avute alla reception sul dove prendere l’autobus per arrivare al centro, chiediamo un taxi che nel giro di un quarto d’ora ci preleva e ci porta ai margini del centro storico chiuso al traffico, in Piazza del Castello (Pils) che oggi ospita la residenza del Presidente della Repubblica lettone, con tanto di guardie che si muovono sul marciapiede con passo marziale.
Diciamo subito che Riga ha un centro storico delizioso, specchio dell’origine e dello sviluppo della città ai tempi della Lega Anseatica di cui Riga faceva parte. Fondata in pieno Medioevo nel 1201 da mercanti tedeschi, mantenne questa classe dirigente praticamente sino all’ottocento.
Dal Palazzo Presidenziale dove ci ha lasciato il taxi ci spostiamo “lento pede” verso la piazza del Duomo, la principale della città. Qui si affacciano palazzi di diverso stile che formano tuttavia una scenografia suggestiva: il Duomo, il Palazzo della Borsa, la sede della Radio di Stato. C’è anche un caratteristico caffè con i tavolini all’aperto realizzati su basi che una volta erano quelle delle macchine per cucire.
Il duomo è ancora chiuso, ci andremo più tardi e intanto visitiamo il Museo della Storia di Riga e della Navigazione; capiamoci subito: non siamo né agli Uffizi né ai Musei Vaticani ma una oretta di pace alla scoperta di qualche curiosità si può anche trascorrere qui dentro. Belle le testimonianze dell’epoca tra le due Guerre che vide Riga definita la Piccola Parigi. Una sorta di Belle Epoque ricostruita nelle foto e negli oggetti esposti, accendisigari, bottiglie, portacipria, locandine che poi avranno riscontro per strada negli edifici con begli esempi di Liberty; se si fa il giro dell’isolato seguendo Palasta Iela e Jauniela se ne trovano di diversi.
Il centro di Riga è bellissimo da percorrere a piedi; le strade acciottolate celano piccoli tesori: in Maza Pils Iela ci sono i tre fratelli, tre case adiacenti storte e bizzarre con musicisti di strada aggregati, poco distante San Giacomo sede dell’arcivescovo cattolico e il Parlamento, palazzo rinascimentale un po’ anonimo. E ancora Torna Iela con le Caserme di San Giacomo, edificio lunghissimo occupato da negozi di lusso, poi la Pulvertornis e scendendo per Meiestaru Iela la Grande e la Piccola Corporazione, il palazzo del Gatto nero, edificio giallo in stile Liberty con due gatti neri in posizione impertinente in cima alle due torrette della facciata. Siamo così arrivati in Kalku Iela e decidiamo di fare una sosta da T.G.I. Friday’s per un bell’hamburger e una coca cola. Dalle ampie vetrate che danno sulla strada principale di Riga si vede uno spaccato degli abitanti della capitale più popolosa delle Repubbliche Baltiche, sembrano prevalentemente giovani belli, alti, desiderosi di fare, con alle spalle, definitivamente, la dominazione sovietica e i suoi anni grigi.
Usciamo da T.G.I. e arriviamo ad una piazzetta veramente caratteristica alle spalle della chiesa di San Pietro popolata da bancarelle con articoli d’artigianato. Visitiamo la chiesa dalla caratteristica guglia tripartita e l’interno ha l’aspetto di un tempio gotico in mattoni rossi. Dalla chiesa di San Pietro si scende verso la Piazza del Municipio e la Casa delle Teste Nere, che in realtà sono due splendidi edifici totalmente ricostruiti dopo la distruzione operata dai sovietici alla fine della guerra, con la facciata in mattoni.
Le Teste Nere erano i mercanti scapoli, dal Santo protettore Maurizio, dalla pelle scura. Ora gli edifici accolgono l’Ufficio Informazioni Turistiche, un salone per concerti da camera, un caffè dove approfittiamo delle comode sedie per riposarci un po’ in un bell’ambiente, moderno; l’espresso è buono, per quanto non ne siamo ossessionati perché come tutti i camperisti abbiamo la nostra moka in camper e non avremo mai il tempo di rimpiangere il caffè italiano. Debbo dire però che, negli anni, in diversi luoghi d’Europa, cominciano a saper usare bene le macchine professionali per il caffè espresso che pure hanno sempre avuto; intendo dire che cinque anni fa, in Germania, l’espresso fatto con la Rancilio aveva ancora l’aspetto di una cioccolata calda. Questo è un medio caffè espresso italiano, ormai.
Di fronte, sull’altro lato della piazza c’è il municipio. A questo punto decidiamo di spostarci percorrendo Kungu Iela fino al Mercato Centrale “Centraltirgus” che si tiene su un’area molto grande situata oltre la linea ferroviaria dove sorgevano i capannoni utilizzati per la costruzione dei dirigibili Zeppelin: cinque hangar allineati che ospitano dei supermercati forniti di prodotti prevalentemente alimentari, formaggi, carne ma anche abbigliamento e arredamento. All’esterno bancarelle e stand di fiori, biancheria leopardata e tanti altri prodotti tra i quali si aggirano turisti e cittadini.
Dopo aver curiosato un bel po’ decidiamo di ritornare al campeggio con un taxi. La mia defaillance ci fa fare i signori oggi, una bella e confortevole Mercedes con 500.000 km presa in fila davanti alla stazione dei treni a due passi dagli hangar e in venti minuti siamo al campeggio con soli 8 lv.
Soddisfatti della visita ci mettiamo in movimento per raggiungere l’ultima capitale degli stati Baltici, Tallin. Compiamo tutte le operazioni propedeutiche e ci mettiamo in moto per il nord; almeno così mi sembra invece giunti in autostrada seguendo le indicazioni per il nord veniamo sballottati ad est tutto attorno a Riga girandole da sud.
Ritengo che lo scherzo ci costi complessivamente almeno due ore di tempo perso che si rifletterà nell’orario di arrivo a Tallin. Dell’Estonia abbiamo deciso di visitare la sola capitale per la quale abbiamo programmato un giorno. Nel trasferimento verso nord in occasione di un rifornimento compriamo gomme da masticare a metraggio e la mappa di Tallin che risulterà utilissima per penetrare in centro; giunti che siamo (intorno alle 22) troviamo impraticabile la soluzione del parcheggio dell’Hotel Viru come segnalata in alcuni diari: sono una ventina di posti per auto davanti all’entrata dell’hotel tutti occupati dai clienti. Adiacente all’hotel c’è un parcheggio multipiano, come al solito con altezza 2,30 mt. Di fronte (anch’essa soluzione suggerita in diari di bordo) il piazzale dell’ufficio postale, molto grande, è recintato e sottosopra, popolato da gru e bobcat, ma ad ogni buon conto si trova a 59°26’15 Nord e 24°45’18 Est.
Torniamo indietro sulla stessa Parnu e troviamo un comodissimo parcheggio recintato con le sbarre e a pagamento, adatto anche ai camper per le dimensioni delle sbarre, dei posti e delle corsie di entrata e uscita e per di più incollato all’ingresso del centro storico. Certo la tariffa è una tariffa ufficiale e a tempo, ma bisogna ragionevolmente contestualizzare tutto: non siamo in Norvegia, sino all’indomani pomeriggio ci costerà 318 kr ma per la comodità della soluzione e la relativa sicurezza del luogo (c’è una guardia giurata nella garitta all’uscita h24) la prossima volta tornerei qui, sempre che nel frattempo non abbiamo aperto un campeggio a Tallin; siamo a 59°25’59N e 24°44’40E.

07/09/2006 Tallin, Gauja

E’ la capitale tra le tre Baltiche che mi è piaciuta di più, un gioiello autentico. La nottata è passata in maniera tranquilla, quando so che il camper è sistemato bene so che sono sistemato bene anch’io e dormo come un pargolo, anche se le sgommate là fuori sulla via principale sono durate per buona parte della notte.
Di buon ora quindi, quando gli schiamazzoni dormivano, verso le nove di mattina, colazione fatta, siamo usciti per visitare Tallin.
Giornata splendida, leggermente coperta, clima perfetto quindi, ci siamo avvicinati alla piazza centrale del nucleo storico, Raekoja plats, piazza del Municipio e siamo rimasti deliziati dall’armonia delle costruzioni medievali che danno su di essa. C’è il museo della Farmacia annesso ad un farmacia antica dove abbiamo comprato l’Aspirina e bei caffè con i tavolini fuori. Si visita secondo l’ispirazione percorrendo le strade acciottolate, i sottopassaggi romantici i localini accoglienti. La città pare dei giovani: giovani nei pubblici esercizi, nei negozi, nelle strade, nei bar, negli Uffici Informazioni, che bellezza.
Noi abbiamo percorso il Pikk e siamo arrivati sino a Margherita la Grassa, torre a Nord alla Grande Porta del Mare, visitando la chiesa dello Spirito Santo, la casa delle Teste Nere, sant’Olaf (si può salire in cima al campanile), le Tre Sorelle, case di mercanti ora albergo. Presso la Torre Margherita (la Grassa) c’è un bel giardino dal quale si scorge il mare; al ritorno abbiamo seguito le mura orientali appena fuore le stesse lungo la Uus, gli scorci sono molto belli, la città è dolce e romantica, si aggiunga che le vacanze nel mese di settembre ci consegnano sempre luoghi di grande attrattiva non saturi di turisti e avvolti da relativa quiete: alla porta di Viru si apre una delle vedute più pittoresche della capitale e noi troviamo McDonald’s dove pranziamo con 107 Kr in due.
C’è un centro commerciale molto moderno, bei negozi, bei caffè e ristoranti e lungo le mura dei banchetti con articoli caratteristici in lana, maglioni, sciarpe lunghissime, cappelli, dove occorre patteggiare. Lungo Viru si torna alla piazza del Municipio dalla quale siamo partiti e da qui torniamo verso il parcheggio ma solo per salire sulla collina della Cattedrale (in tedesco Domberg e qui Toompea). La collina riserva altri scorci di serena bellezza, anche inusuale per noi che vediamo la seconda chiesa ortodossa della nostra vita con le sue cupole a cipolla, l’interno circolare, i mosaici e gli affreschi di colori vivissimi all’interno e l’odore d’incenso penetrante: la Cattedrale Russa Ortodossa di S.Alessandro Nevskij che si trova nel punto più alto di Toompea proprio di fronte al Parlamento dipinto in rosa. L’altra attrattiva della collina è la cattedrale di Santa Maria la Vergine, tutta bianca con l’interno piuttosto spoglio ricco tuttavia di stemmi di enormi dimensioni in legno e di panche e palchi per i notabili.
La visita alla città è finita, siamo felici perché è davvero valsa la pena di venire sin quassù in Estonia a visitare Tallinn, città dal centro storico dolce e a misura d’uomo. Comincia il nostro viaggio verso Sud durante il quale riprenderemo quelle cose tralasciate per motivi legati alle traiettorie di viaggio. Stasera saremo di nuovo in Lettonia e dormiremo a Gauja; in un depliand troviamo segnalato un campeggio e dobbiamo fidarci perché non c’è grande pubblicistica sui campeggi in Lettonia e noi non pratichiamo mai il campeggio libero a meno che costretti.
E in effetti guidando per tutto il resto del pomeriggio arriviamo verso le 21 in questo posto in mezzo ai boschi, una cosa a metà tra il Blair Witch Project e una colonia estiva per bimbi sovietici; il campeggio è prevalentemente formato da cottages, ma non disdegnano di accogliere i camper e gliene siamo grati. Un incaricato ci accompagna al posto dove dormiremo, accanto alla presa dell’elettricità e allo stabile con gli spogliatoi e le docce, 5 o 6 posti doccia in un unico stanzone. Le mattonelle azzurre sui muri hanno conosciuto tempi migliori, ora sono largamente imbrunite dallo zolfo contenuto nell’acqua che lascia i capelli odorosi e limacciosi.
La notte passa tranquilla come tutte le altre del nostro viaggio. Siamo felici per questa esperienza in più. www.janisnaglis.lv/engl/gauja e N57o08,537' EO24o17,730'.

08/09/2006 Gauja, Kuldiga, Rundale.

L’aver visitato solo Riga ci fa sentire in colpa nei confronti della Lettonia. Leggiamo sulla Rough Guide che dovremmo visitare almeno una cittadina caratteristica per farci un’idea della provincia lettone. Sicchè ci imbarchiamo di buon’ora in un viaggio che dall’est all’ovest del paese, passando per il nodo stradale di Riga, ci rechi a Kuldiga, cittadina appunto di provincia.
Il viaggio è quanto mai accidentato per via del fondo stradale solo a tratti asfaltato, per il resto in terra battuta, spianato, ma senza asfalto. Campagna e campagna ai lati della strada con alberi di mele e cascine di agricoltori.
Le vibrazioni paiono smontare il camper e coinvolgere anche il midollo delle nostre ossa, ma alla fine arriviamo. Il giudizio sulla cittadina sconta il disappunto per cotanto fastidioso viaggio, ‘che altrimenti sarebbe un paesino grazioso formato da una strada principale con i negoz(iett)i e una strada che incrocia la principale laddove c’è il municipio e porta verso le cascate probabilmente più larghe d’Europa - 240 mt - (e contemporaneamente più basse poiché hanno si e no 2 mt di dislivello). Sono le Ventas Rumba che si trovano appena fuori città, raggiungibili a piedi dopo aver posteggiato davanti a un bar (a pagamento) 56°58’18N e 21°58’49E e attraversato un ponte in ferro sospeso.
Riteniamo che il gioco non valga la candela e che visitare Kuldiga e le cascate sia un lusso molto costoso in termini di tempo e denaro in confronto a quello che c’è da vedere. Terminata la visita ripartiamo per il castello di Rundale; ebbene questa residenza principesca detta la Versailles del Nord vale davvero la pena di essere visitata.
Si trova 12 km a ovest di Bauska, con il parcheggio gratuito a 59°26’15N e 24°45’18E ed è meravigliosa. Posta in mezzo al nulla, campagne sterminate intervallate a boschi, è di una grazia e di una eleganza che meraviglia per la sua collocazione. Apprendiamo che la magione fu progettata dall’italiano Francesco Rastrelli, stesso architetto del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo e costruita dal 1736 in poi. Potrete farvi un idea visitando www.rundale.net ma vale davvero la pena di visitarla. Non fate però come me che ho dimenticato di fare il pieno di gasolio e, appena fuori dal parcheggio, diretti a Bauska, siamo rimasti in mezzo alla statale, a secco.
Fortunatamente viaggiamo con lo scooter nel garage, ma la perdita di tempo è stata notevole nonostante la stazione di servizio fosse a cinque km. Ad ogni modo tutto è bene quello che finisce con una buona tazza di caffè italiano fatto con la moka e, in serata, tardi, siamo arrivati in Polonia a Stary Folwark, ad est di Suwalki subito dopo il confine polacco e siamo riusciti a trovare questo campeggio o quello che era, un ampio parcheggio con ghiaia, leggermente in discesa, accogliente, se non fosse stato che non aveva servizi, se non i bagni chimici, la doccia da prenotare (chissà perché, non c’eravamo che noi). E’ stato anche un po’ difficile da trovare, ma solo perché siamo arrivati molto tardi, per via del tempo perso con l’inconveniente del gasolio.
A proposito di campeggi, vi suggeriamo di procurarvi subito la Polka Mapa Campingow 1:750.000 molto diffusa anche nelle edicole, che noi abbiamo comperato in campeggio a Varsavia e che è risultata molto utile nel programmare i pernottamenti (per chi fa campeggio libero, fate finta che non abbia detto niente).
Cotolette a tutta forza e ottima birra polacca per cena.

09/09/2006 Tana del Lupo, Malbork

Con 50 pl ce la siamo cavata, abbiamo caricato l’acqua, lavato il camper all’interno e siamo ripartiti in direzione ovest, diretti alla Tana del Lupo. Questo nome bizzarro è attribuito a una vasta area posta accanto al villaggio di Gierloz, 8 km a est di Ketrzyn, che per quasi tutta la II Guerra mondiale (dal 26 giugno 1941 al 20 novembre 1944) rappresentò il quartier generale, fatto di bunker di cemento armato, di Hitler; all’arrivo dei Sovietici i bunker furono fatti brillare con decine di tonnellate di tritolo e le loro macerie sono ancora lì coperte dalla vegetazione.
L’impressione che si ricava avvicinandosi alla zona e ancor più, visitandola, è che il posto sia gestito da privati, ma forse è solo un’impressione. Qui Hitler subì il famoso attentato del 20 luglio 1944 ad opera del Generale Von Stauffenberg, non riuscito, tanto che il giorno stesso il Fuerer ricevette, con lievi ferite, Mussolini giunto in visita.
E’ una esperienza storico-bucolica e ne è testimonianza il fatto che il luogo non subì mai bombardamenti per l’ottima mimetizzazione tra gli alberi che ebbe. D’altr’onde questa è la zona dei Grandi Laghi Masuri, disposti un po’ dappertutto a macchia di leopardo. Noi però preferiamo visitare un altro monumento prima di sera e andiamo ancora verso ovest a Lidzbark Warminski.
Il castello vale da solo il viaggio (anche perché qui non c’è nient’altro). È un maniero fatto di mattonacci rossi, quadrato e possente al quale si arriva attraverso un ponte che scavalca il fossato che a sua volta cinge l’intero perimetro della costruzione. Attenzione che d’estate chiude alla 17 e da settembre in poi alle 16. Oggi ospita il museo della Warmia mentre nel corso dei decenni ha svolto le più svariate funzioni. L’insieme è suggestivo, bello il corso d’acqua che lo cinge con diversi angoli di struggente bellezza. Struggente perché, in generale, tutto appare silente e melanconico. Anche la cittadina, che abbiamo attraversato a piedi, era deserta, letteralmente. Solo un paio di coppie venute da chissà dove e dirette a visitare il castello.
Ripartiamo e in serata siamo a Malbork. Non ricordo il nome del campeggio ma le coordinate sono: 54°02’50N e 19°02’22E; un bellissimo prato accanto a un campo di calcio e annesso ad un albergo, servizi passabili. L’indomani ci accorgiamo però che c’è un nuovo campeggio posto a 54°02’46 e 19°01’31 dall’altra parte del fiume che permette di raggiungere il castello a piedi mentre noi ci siamo spostati con il camper e abbiamo usufruito di uno degli ampi parcheggi posti nelle adiacenze del castello.

10/09/06 Malbork, Danzica

Siamo fuori alle 9 per visitare il castello in tranquillità. Nonostante siamo a settembre inoltrato i turisti (tedeschi soprattutto) diventeranno molti con il passare delle ore. La guida in italiano purtroppo non c’è e questo è fastidioso considerato che la regola è che il castello andrebbe visitato solo con la guida.
Immaginate perciò di dover procedere ambiente per ambiente e attendere tutta la spiegazione in una lingua incomprensibile senza poter andare avanti, soddisfatti per l’aver visto. Alla lunga però capiremo che la regola può essere infranta e ci accoderemo ai vari gruppetti a seconda della convenienza, passando dall’eloquio russo a quello tedesco con levità sorprendente. Una guida cartacea a pagamento tuttavia è disponibile nel primo ambiente da visitare e con quella alla fine ci si orienta sufficientemente. Il palazzo ha una mole maestosa e si presenta in condizioni pressoché perfette, restaurato senza rimaneggiamenti. Si sviluppa su diversi livelli e su diversi corpi, aggiunti nel corso dei secoli a seconda delle alterne fortune che lo coinvolgevano. In origine fu un castello dei Cavalieri Teutonici come molti altri in Polonia, lungamente dominata dai tedeschi nel corso dei secoli. Alla fine si visita anche un museo dell’ambra presentato come il più grande del mondo. Le due ore della visita sono ben spese come il denaro per il biglietto d’ingresso (75 pl in due), piuttosto caro per i canoni polacchi ma tuttavia, ripeto, ben speso.
La distanza tra Malbork e Danzica è molto breve e in un batter d’occhio arriviamo in quella che risulterà la città più bella che abbiamo visitato in questo viaggio. C’è un campeggio a Sopot, quartiere frequentato per le spiagge ma noi scegliamo il campeggio Stogi 218 www.camping-gdansk.pl in Ulica Wydmy 9, più vicino al centro, anch’esso vicino al mare ma dai lidi meno mondani di Sopot. Siciliani quali siamo non ci solletica l’idea di sperimentare i bagni nel Mar Baltico e quindi scegliamo quello che ci pare il campeggio più vicino al luogo dal quale proveniamo e più vicino al prossimo luogo che visiteremo, oltre che il meglio servito come collegamenti con il centro.
Aggiungiamo che il fido navigatore conosce la strada e ci porta senza indugi fino all’ingresso. Alla fine pagheremo 51 pl per un giorno e 4,2 pl a testa per ciascuna tratta di tram diretto al centro e la cui fermata è appena fuori dal campeggio. Lo Stogi si trova immerso in una pinetina e si compone prevalentemente di alloggi in bungalows, con una piazza centrale rotonda e asfaltata dove trovano posto i camper. Tranquillo e dai servizi buoni, ha un gestore alto, simpaticone e prodigo di suggerimenti se richiesti.
Il centro storico di Danzica si concretizza in una Strada Reale, la più corta tra le tre polacche (Varsavia, Cracovia e Danzica), ma sicuramente la più bella per i palazzi che accoglie. Cominciamo la visita da ovest appena scesi dal tram, dalla Porta Superiore e poi via via verso est fino al fiume in susseguirsi di prestigiosi palazzi dell’età Anseatica. Qualunque guida turistica vi illustrerà le bellezze della città ma ci piace segnalare, come straordinaria per suggestione, Ulica Mariacka e la sua atmosfera apparentemente fuori dal tempo. Rimarremo delusi per non aver potuto raggiungere Westerplatte (il luogo dove avvenne la prima resistenza dei polacchi ai tedeschi ai cannoneggiamenti del 1° settembre 1939, all’inizio della tragedia infame della II Guerra) in battello poiché questi esauriscono le loro corse già alle sei di pomeriggio e partono dal molo appena alla fine di Ulica Dluga (che è in sostanza il nome della Strada Reale).
Ci siamo accontentati di una passeggiata sul lungofiume che è anch’esso molto pittoresco e tranquillo, in una zona piena di ristoranti, grill-bar e birrerie. Consideriamo la visita a questo punto finita e soddisfatti torniamo al campeggio con il caratteristico tram 13. Prima di ritirarci per una delle nostre cenette luculliane ci informiamo con il gestore del campeggio sull’indirizzo del Media-World di Danzica (che qui si chiama Media-Markt) e apprendiamo che è a Sopot. Laura vuole comprare un computer portatile e crediamo di approfittare del cambio favorevole. Domattina saremo lì.

11/09/06 Danzica, Breslavia

Decisi a raggiungere Sopot che non è esattamente nella direzione di Breslavia, la nostra prossima meta, impostiamo il navigatore e in circa un’ora e mezza arriviamo a destinazione in una zona densa di negozi e centri commerciali, facendo lo slalom tra i lavori in corso che affliggono Danzica. L’apertura è alle 11 (strano ma vero) così nel parcheggio di Media-Markt prepariamo una bella tazza di caffè italiano attendendo l’orario.
Grave delusione quando all’alzata delle saracinesche del centro commerciale, apprendiamo che in nostro negozio rimarrà chiuso fino al pomeriggio per inventario (a settembre?!?). Decidiamo però di fare lo stesso un giro fra i negozi e torneremo nel camper con un bel lampadario che ora fa bella mostra di se in soggiorno a casa. Con grande delusione di Laura andiamo via, nella certezza però che troveremo a Breslavia un altro Media-Markt. Arriveremo a Breslavia di sera dopo aver attraversato mezza Polonia verso Sud dal Mar Baltico alla Slesia ma andremo a letto contenti: c’è un Media-Markt proprio al centro di Breslavia e ci andremo domattina.

12/09/2006 Breslavia (Wroclaw)

Il campeggio è affascinante, ieri sera siamo arrivati che era già buio ma senza nessun problema grazie al navigatore. Si chiama Camping nr 117, ul. Paderewskiego 35 e si trova all’interno della vasta area dello Stadio Olimpico (ma quando si sono tenute le Olimpiadi qui?) in una zona molto verde e si compone di un appezzamento di terreno erboso di circa 5000 mq rettangolare dove solo tre o quattro equipaggi di anziani tedeschi sono sistemati dove capita. C’è anche una specie di mezzo militare di una giovane coppia, ciascuna ruota mi arriva alla cintola ma, come si dice, è bello ciò che piace. Non c’è una marcata distinzione tra i bagni degli uomini e quello delle donne ma l’acqua, come nella totalità dei campeggi visitati in questo viaggio è caldissima e gratuita.
La giornata è splendida, facciamo colazione e tiriamo fuori lo scooter. Le indicazioni per raggiungere il centro con i mezzi pubblici sono state frammentarie e approssimative, così, approfittando della bella giornata decidiamo di utilizzare il Liberty. Portiamo il navigatore con noi ed è un gran divertimento raggiungere il centro ostentando sicurezza nella guida: Laura mi suggerisce puntualmente le mosse e nonostante dei lavori in corso lungo l’asse che collega il campeggio con il centro, in un quarto d’ora arriviamo alla Galeria Dominikanski, un grande centro commerciale multipiano con Hotel incorporato. Posteggiamo lo scooter e in pochi istanti siamo nel centro storico al Rynek con lo splendido Municipio.
Al solito non sto a farvi da guida turistica, dico solo che Breslavia va collocata tra le più belle città polacche con un centro storico molto ampio, largamente pedonalizzato e delizioso da percorrere e visitare a piedi. Plac Solny, l’Università, l’isola di Piasek, l’isola di Ostrow Tumski con la cattedrale e i tanti altri edifici religiosi dove sembra di essere fuori dal tempo. Non tralasciate il Panorama di Raclawice dipinto lungo 120 metri e alto 15 situato all’interno di una sala espositiva circolare nel bel mezzo di un parco; la visita funziona con l’attribuzione di un orario all’acquisto del biglietto d’ingresso.
Alla fine del giro turistico siamo tornati alla Galeria Dominikanski dove finalmente abbiamo trovato Media-Markt!! I prezzi dei PC portatili tuttavia non erano particolarmente convenienti anzi erano pressocchè pari a quelli italiani e quindi, con grande delusione ma ragionevolmente, Laura ha rinunziato all’acquisto e ci siamo limitati a comperare una campana di DVD vergini, questi sì convenienti perché privi dell’assurda tassa della SIAE tutta italiana.
Facciamo uno spuntino da Mc Donald’s e poi via con lo scooter di ritorno al campeggio. Breslavia è l’ultima città visitata nel nostro viaggio in Polonia e Repubbliche Baltiche, da ora in poi il viaggio sarà volto al rientro. In serata raggiungeremo Dresda e dormiremo in un campeggio fuori città, il Luxoase www.luxoase.de e dopo tanto tempo il nostro televisore riacquisterà la voce che aveva perso in Polonia.

13/09/2006 Dresda-Seregno

Trasferimento verso Seregno dove ci aspetta la nostra cara amica Debora dalla quale siamo ospiti a cena. Ormai siamo in Italia e ritroviamo di colpo i vizi e le tante virtù del nostro Bel Paese.

14/09/2006 Seregno-Empoli

Passiamo per Casalecchio di Reno dove finalmente troviamo il Media-World che cercavamo e Laura può finalmente comprare il suo bravo portatile ad un prezzo anche migliore di quello degli altri Media-Markt all’estero ma soprattutto con le istruzioni, il sistema operativo e la garanzia in Italiano. Ma a Casalecchio troviamo soprattutto l’Ikea che non c’è ancora dalle nostre parti dove compriamo due o tre cosette davvero graziose per casa nostra. La sera siamo dai nostri cugini Anna e Luigi a Empoli ospiti a cena: è sempre una delizia incontrarli.

15/09/2006 Empoli-Avellino

Sosta dagli zii ad Avellino dove arriviamo di pomeriggio e visita a Montevergine con il camper. La salita è interminabile, credo che non la farò mai più, molto meglio la funicolare.

16/09/2006 Avellino-Marina di Ragusa

Partenza alle 10,30 circa e arrivo a Marina di Ragusa alle 21. Contachilometri 10.586. Lunedì si torna al lavoro.


Considerazioni finali

Ogni volta che viaggiamo fuori dall’Italia ci ripetiamo che dobbiamo momentaneamente dimenticare Firenze, Roma e Venezia e predisporre l’animo a vedere luoghi e conoscere usanze diverse. Così anche quest’anno siamo stati contenti di aver scelto questa meta Europea.
Il viaggio ci ha soddisfatto ampiamente, i luoghi meritevoli di essere visti, molte volte sorprendenti. Una caratteristica comune è stata l’ordine, la pulizia la bella predisposizione della gente ad accogliere il turista anche se in maniera improvvisata, talora.
+ Nazioni in crescita che stanno facendo tesoro dell’importante opportunità offerta dall’ingresso nell’Unione Europea per spiccare un bel balzo in avanti negli investimenti in infrastrutture. Mettete in conto tuttavia una certa carenza di campeggi (se li usate nei vostri viaggi in camper) nelle Repubbliche Baltiche, meno accentuata in Polonia; prezzi molto favorevoli per qualunque bene o servizio, a cominciare dal gasolio.
Alla prossima.

Km percorsi: 9.526
Litri di gasolio consumati: 1.390
Costo complessivo del gasolio: € 1.543,44
Costo dei pernottamenti in campeggio: € 503,95







     
 

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