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TUNISIA e LIBIA   Claudio Brumat

Resoconto di viaggio in Tunisia e Libia

Il Traianocamperclub ha organizzato un tour in Tunisia e Libia nei mesi di gennaio e febbraio 2007 e noi vi abbiamo partecipato con molto entusiasmo. Il mio equipaggio è formato da Lucia e Claudio (entrambi 60) con camper Laika e assieme ad altri dieci equipaggi (presidente compreso), ci siamo imbarcati sul traghetto della Grimaldi. In verità noi ci siamo imbarcati a Palermo (benché si provenga dalla provincia di Gorizia) perché Lucia soffre il mal di mare e così si accorcia l’agonia, mentre tutti gli altri si sono imbarcati a Salerno. Ma prima di fare il resoconto del nostro viaggio, voglio elencare tutte le particolarità che sono peculiari per un viaggio di questo tipo, che incontra popoli entrambi islamici, ma di costumi ormai diversi, non avendo risorse uguali e dovendo quindi misurarsi con problemi differenti per sopravvivere.

  • Strade: in Tunisia sono abbastanza curate, anche se la carreggiata è spesso molto stretta e bisogna fare attenzione a chi viene incontro. Purtroppo la qualità dell’asfalto non è la migliore e mangia molto le gomme. In Libya siamo su un pianeta diverso, infatti sembra di correre sulla luna con buche e crateri incredibili che hanno messo a dura prova i nostri camper. È fantastico come i locali corrano come pazzi fregandosi altamente dei danni che possano subire, anche se in verità ai bordi delle strade c’è un cimitero continuo di gomme e auto sfasciate che testimoniano la loro bravura.
  • TV satellitare: è possibile captare i nostri programmi fino al parallelo di Gadames. Più a sud è impossibile trovare una risposta di programmi europei.
  • Radio: in tutto il nostro percorso abbiamo sempre sentito RADIOUNO sulla frequenza di 567 MHZ su onde medie, preferibilmente alla sera e alla mattina. La tv di RAIUNO si riceve benissimo nell’area di Tunisi senza parabola.
  • Negozi di frutta: in genere la frutta costa un dinaro (arance, mele locali, pomodori, cetrioli, ecc) sia in Tunisia che in Libya e al cambio vale 0.60 Euro, ma ci rammarichiamo che in Sicilia il prezzo è di 0.40 Euro. Si trovano anche mele del Trentino specie in Libya, ma costano il doppio.
  • Donne e uomini: i maschi sono arroganti e dominanti nei confronti delle donne, e in un’occasione in cui siamo stati in casa di una guida in Libya, le donne sono state separate dagli uomini per bere il tè. In genere le donne sono più coperte quanto più ci si allontana dalla costa e dalle capitali, ma abbiamo scoperto che in segreto si vestono in modo molto ardito nella famigliarità.
  • Gasolio: in Tunisia costa poco meno di metà che in Italia, mentre in Libya ha un prezzo politico costando circa 0.08 Euro. La reperibilità in Libya è precaria, poiché non essendoci uno scopo di lucro, se ne fregano di distribuirlo con sicurezza, per cui è bene portarsi una tanica di scorta nell’eventualità di trovare la pompa sprovvista.
  • Cambio: sia in Tunisia che in Libya c’è il dinaro e vale 0.60 Euro in entrambi i paesi, diventa comodo il calcolo.. È bene conservare un tagliando di cambio bancario, se si vuole ricevere in uscita il cambio in Euro dei dinari rimasti.
  • Costi: se in Tunisia la vita è economica (come in Sicilia), non vale lo stesso per la Libya, che avendo risorse petrolifere, se ne frega altamente di produrre cose proprie (dalle necessità all’artigianato), per cui comprano tutto dall’estero e molto dall’Italia e conseguentemente i prezzi si lievitano. In Tunisia i prezzi della paccottiglia venduta nei negozi di ricordi vanno sempre trattati all’esasperazione, mentre in Libya sono sempre fissi anche se spesso assurdamente lievitati.
  • Pratiche di confine: per entrare in Tunisia bisogna compilare alcuni cartoncini per se stessi e per il camper, che verranno con lentezza letti e trasferiti su computer dalla polizia e bisogna conservare i talloncini di tutto, per l’uscita. Ciò si ripete anche tornando dalla Libya in Tunisia. Per l’entrata in Libya è tutto molto più veloce poiché l’agente del tour operator avrà già espletato le pratiche avendo trasmesso tutti gli estremi del passaporto e del camper all’operatore stesso. Ciò costa e non poco, e non sperate che vi sia restituito il carnet al rientro, perché l’operatore lo intascherà e non vi è soluzione diversa essendo obbligatorio entrare in Libya utilizzando un operatore turistico. In cambio dovrete applicare la targa libica davanti al camper, quindi è bene munirsi di fil di ferro sottile. L’uscita dagli stati è di durata proporzionale all’entrata.
  • Deserto con 4x4: la zona delle alte dune dei laghi Ubari mette a dura prova la schiena, specie a chi ne soffre. Poi nel deserto dell’Akakus si viaggia meglio.
  • Riparazioni: abbiamo subito guasti da usura anche rilevanti, quali la rottura di una balestra di un camper, ma tutto si è risolto molto in fetta grazie all’efficienza dei locali, che modellano una balestra a misura in meno di un giorno (domenica che sia) o trasformano una pompa di gasolio di un IVECO in FIAT facendo un mix di entrambi, pur di far correre il mezzo. Altri guasti sono in genere legati alle strade dissestate della Libya, che danneggiano la convergenza facendo mangiare in fretta le gomme.
  • Luce: gli attacchi per la luce, che non costa niente, sono del tipo francese a 10 ampere con spinotto della terra centrale. Ciò vale per entrambi i paesi.
  • Modo di guidare: in Tunisia sono prudenti, lenti, ma a volte distratti nelle partenze. In Libya sono tutti autisti della croce rossa, e ti vengono contro sollevando terra e sassi che a qualcuno hanno segnato il parabrezza.
  • Guide locali: non ci si può fermare in Tunisia che si è attorniati da ragazzini che chiedono qualcosa e da fatiscenti guide che vogliono condurvi in giro, che si conclude poi nel classico negozio di tappeti. Ma quest’ultime spesso sono iscritte al sindacato per cui non si deve dare più di 15 dinari. In Libya c’è l’accompagnatore ufficiale per tutto il tour e nessuno vi disturberà, in più ci dovrebbe essere la scorta armata (un poliziotto ogni 6 camper) che purchè pagata, s’è volatilizzata alcuni giorni dopo.
  • Campeggi: in Tunisia sono più organizzati nel deserto che sulla costa dove ce ne sono pochini, ma spesso piccoli e mal attrezzati. In Libya ci sono lungo il percorso tranne poche occasioni, e tutto sommato mi pare siano più attrezzati che in Tunisia.
  • Telefono: In Tunisia funziona il sistema GSM ovunque (anche nel deserto), e ci sono cabine automatiche a costi molto ridotti (un dinaro al minuto). In Libya il GSM funziona sulla costa e nell’area di Sehba, e le cabine telefoniche sono ancora con l’operatore al quale si indica il numero da chiamare. Il costo è come in Tunisia.
  • Gas: se necessita il gas in bombole, in Tunisia c’è il nostro attacco, ma la bombola è più panciuta. In Libya non c’è compatibilità.
  • Ristoranti: il menù è arabo, quindi couscous di verdura o carne o pesce ma con tanto cumino. Solo sulla costa ci sono ristoranti di pesce, ma attenti ad ordinarlo senza cumino, altrimenti vi mangerete la loro droga che ha quel piacevole sapore del sudore…
  • Gentilezza: i tunisini sono cortesi ma invadenti, i libici arroganti e supponenti. In particolare in Tunisia si può chiedere sempre alla polizia dove sostare, e quelli vi scorteranno presso il comando e vi terranno d’occhio.
  • Carte geogr. e guide: le più esaustive sono le guide EDT che includono ogni tipo di richiesta; le più complete dal punto di vista descrittivo per i siti archeologici, e con le migliori piantine delle grosse città sono quelle del Touring. Servono entrambe.
  • Acqua: c’è maggior reperibilità nel deserto, dove è anche sicuramente potabile, mentre sulla costa l’acqua è in genere salmastra.
  • Acqua gassata e alcolici: non si trova l’acqua gassata in genere nei due paesi benché in un’occasione l’ho trovata a Sahbrata, mentre gli alcolici sono assolutamente assenti e vietati in Libya, ma tollerati in Tunisia. Qui sono reperibili nei grossi ristoranti e in alcune rivendite di Jerba e nella capitale, ma in genere sono dettaglianti tedeschi.
  • Abitazioni: in Tunisia sono meno fatiscenti che in Libya, in quest’ultima è difficile distinguere fra una casa diroccata, abitata o in costruzione. Il segnale di abitazione attiva è in genere definito da una parabola!
  • Trasporti pubblici: in Tunisia ci sono taxi e bus a prezzi convenienti (circa 1 dinaro X 2 Km), mentre in Libya non ci sono bus ma solo taxi. Gli unici bus che abbiamo visto sono quelli che portano i clandestini nigeriani verso la costa.
  • Temperatura: nell’interno o nel deserto fa decisamente caldo di giorno (anche 34°C a Ghat), ma di notte abbiamo sfiorato lo zero nel deserto. Sulla costa c’è un clima mediterraneo umido od assolato a seconda del passaggio delle perturbazioni atlantiche.

Ed ora il resoconto ricordando che in terra africana abbiamo percorso circa 6.600 km.

6 gennaio: imbarco a Palermo sulla nave Sorrento della Grimaldi che ci riserva subito una sorpresa perché siamo costretti tutti a risbarcare a causa di una presunta bomba a bordo (!?) Qui ritroviamo tutti i nostri compagni di viaggio già imbarcati a Salerno. Il viaggio di andata è tranquillo con mare calmissimo.

7 gennaio: arriviamo a Tunisi dove espletiamo le pratiche burocratiche con carte e timbri e facciamo subito il primo pieno di gasolio a 0.45 Euro. Poi dritti a Kairouan per la visita della moschea ritenuta la quarta al mondo per importanza (parcheggiamo in un piazzale vicino) e la visitiamo con l’aiuto di una guida locale già pronta appena spenti i motori (sarà ovunque così). Poi ancora tra le viuzze del centro storico della medina dove scopriamo che tutte le attività sono già ferme, perché vi si lavora solo mezza giornata. Al pomeriggio visita del monastero e della vecchia cisterna ormai da tempo in disuso. Immancabile raduno al negozio dei tappeti e pernottamento all’hotel Continental con acqua, scarico e corrente elettrica. (8 Euro).

8 gennaio: deviazione su Sbeitla per visitare il sito archeologico romano del primo sec. D.C. che contiene tre templi meravigliosamente conservati, nonché il solito assurdo restauro alla francese. Poi una tirata fino a Metlaoui dove cerchiamo di parcheggiare nel piazzale della stazione ferroviaria (vista la programmata escursione con la lucertola rossa dell’indomani mattina) ma cortesemente ci aprono il portone dell’area ferroviaria e stiamo tutti parcheggiati all’interno.

9 gennaio: dopo una notte tormentata dal gran passaggio di treni carichi di fosfati provenienti dalla vicina cava, saliamo sulla lucertola rossa, un treno vecchio più di 100 anni che risale il corso di un Wady che ha scavato profonde gole nel terreno rendendo il paesaggio meraviglioso. In un paio di ore si va e si torna, per partire verso Tozeur dove ci sono alcuni campeggi e viviamo la prima esperienza di insabbiamento di un camper (risolto con l’aiuto di tutti). Poi una bella gita con le carrozzelle nell’oasi che conta oltre 200.000 palme e nella città vecchia dove veniamo forzatamente portati nel solito negozio di tappeti e cianfrusaglie.

10 gennaio: sosta con pranzo di tutto il gruppo nell’area del campeggio. Rivisita della città, del belvedere e qualche acquisto nei negozietti cittadini. Relax.

11 gennaio: escursione alle oasi di montagna di Chebika dove percorriamo il corso di un fiumiciattolo alquanto suggestivo che dà vita all’oasi, quindi Tamerza dove una guida ci porta per un passaggio un po’ ardito nel bosco di palme e ci fa guadare a piedi un wady, ma alla fine si arriva nel corso asciutto di un fiume che ha scavato un sick stretto e alto. Poi ancora si arriva a Mides a uno sputo dall’Algeria.
Qui con la guida berbera percorriamo la gola di un wady con anse e controanse scavate a una profondità di 150 m. all’interno dell’oasi. S’è fatto tardi e la visita a Nefta viene spostata al giorno dopo. Al rientro a Tozeur il presidente spacca una balestra del camper ch’è il primo serio incidente del percorso, ma la solerzia tunisina smonta nottetempo la balestra rotta e s’impegna a sostituirla il giorno dopo.

12 gennaio: si parte per Nefta “acefali”. Questa oasi che si presenta come una fossa detta la Corbeille, è ormai un enorme ricettacolo di spazzatura: l’oasi è quasi secca e la città vecchia non merita alcuna visita. La sconsigliamo a chi la mette in programma. Si torna indietro a Tozeur e da qui si punta su Kebili che si raggiunge attraverso un lago salato ormai prosciugato, dove si può realmente raccogliere il sale a piene mani. È un’enorme distesa fra il bianco e il rosa che un tempo era un braccio di mare ormai precluso ed asciugatosi. Da qui a Douz nel camping Desert Club (caro ma modesto e comunque il migliore della Tunisia).

13 gennaio: visita di Douz per qualche acquisto di pane e frutta, poi verso il dromedariometro dove si tengono le corse dei camelidi, e dove inizia il deserto del Sahara con le dune e qualche palma. Alla sera qualcuno decide per una cena a base di couscous e arrosto di agnello per pochi Euro.

14 gennaio: partenza per Mattala dove veniamo guidati nella visita delle case scavate nel terreno in pozzi profondi una dozzina di metri.
Qui è stato girato il film “Guerre stellari” negli anni 70. Quindi sosta pranzo a Toujane che raggiungendola dall’alto sembra un presepe tant’è carina. Arriviamo a metà pomeriggio in una Gorfa (ex granaio) di Metameur. È suggestiva con il suo cortile interno e attorno i depositi che assomigliano a tanti loculi. C’è un ristorante all’interno (in effetti qui non c’è proprio niente altro) e stasera couscous per tutti (offre TCC).

15 gennaio: giornata dedicata alle escursioni nei paesini con vecchie gorfas (granai) e ksar (fortificazioni), una più curiosa dell’altra, a cominciare da Ksar Hadada quindi Guermessen (però non raggiungibile con il camper) e Chemini la più bella e fotogenica, per arrivare poi a Duirat al tramonto, per vederla come una montagnola con la guglia al centro, e solo a sera con ormai l’oscurità s’arriva a Ksar Aoued Soltane, dove parcheggiamo in uno spiazzo in attesa dell’alba per poterla vedere velocemente prima di andare al confine libico.

16 gennaio: escursione alla gorfas di Soltane che è veramente ben ricostruita, e di corsa al confine libico di Ras el Jadit dove ci aspettano per le 11.00. Arriviamo al confine e i tunisini la fanno un po’ lunga con i documenti che devono ritirarci: ci visitano alcuni camper e con la modesta mancia di 1 dinaro a camper possiamo passare in Libya dove ci aspetta la nostra guida con la scorta militare che in 10 minuti e senza visita alcuna ci fa proseguire verso Nalut (quindi nessun problema per portare alcolici o salumi).
La prima impressione della Libya è che c’è maggior disponibilità visibile dal parco delle automobili circolanti che sono più nuove e grosse nonché dalla disponibilità di prodotti occidentali nei negozietti. Eppoi ci sono case meno fatiscenti, almeno sulla costa, ma è lo sporco ch’è diffuso ai quattro venti, con spazzatura e disordine, nonché il comportamento indescrivibile dei guidatori che fa perdere tanti punti a questa gente. Insisto nel dire che guidano tutti come se fossero della croce rossa, camion a rimorchio inclusi. E non ci si aspetti la pompa di benzina al confine: si devono percorrere almeno 40 km prima di trovarne una. Ma la soddisfazione a questo punto è grande perché un litro costa 0.08 Euro, quando in Italia il prezzo era di 1.10 Euro. S’arriva a Nalut che è già notte, ma fa comunque un bel effetto scalare la montagna per arrivarci in un zigzagare di tornanti illuminati da 1000 lampioni (tanto l’energia non costa niente).

17 gennaio: al primo mattino visitiamo Nalut vecchia e diroccata anche se parzialmente ricostruita, ma assolutamente disabitata. C’è il vecchio castello con i suoi granai su tre livelli e con i depositi d’olio. C’è il frantoio e la vecchia moschea, ma il tutto si illumina grazie alla posizione elevata che assume la vecchia medina. Poi via verso Gadames con una breve tappa per il pranzo e il rifornimento al noto prezzo di 0.08 Euro. Non hanno proprio in considerazione il gasolio visto che ne spargono a secchi sul terreno durante i rifornimenti e se il totalizzatore non dà una cifra tonda continuano a versarlo facendo tracimare il liquido sul camper e sulla ruota. Giungiamo a Gadames in un campeggio e la visita è rimandata al giorno dopo. C’è chi fa un po’ di bucato, chi rassetta il camper e chi corre subito al centro città.

18 gennaio: giornata dedicata alla visita di Gadames con relax prima delle due grosse tappe che ci porteranno ai laghi Ubari. Visita guidata al museo etnografico e poi alla città vecchia ch’è un vero labirinto con le stradine tutte in galleria e qualche tromba di luce di tanto in tanto. In qualche incrocio c’è una piazza all’aperto con qualche coraggioso albero che cerca di sopravvivere. La città già bombardata dai francesi nel 1943 è praticamente ricostruita, ma è assolutamente disabitata se non dai pochi turisti di gennaio.
Alla sera cenone offerto dal TCC nel ristorante del padre del nostro agente turistico in Libya. È situato nella città vecchia e morta in una casa veramente molto caratteristica che è possibile vedere nella foto accanto. Qui si mangia seduti a terra e scalzi secondo la loro usanza, e dopo due minuti ti prendono i crampi alle gambe e vorresti scappare. Al centro della foto si vede anche Mr Ryda, la nostra guida libica.

19 gennaio: tappa di trasferimento attraverso un deserto pietroso, monotono e piatto e ci si ferma ad Ash Shuwayrif in un posto sporco che difficilmente è descrivibile. La strada che ci ha portato fin qui non era malvagia, a parte alcune interruzioni per lavori (ma non in corso) attraverso il deserto. Per strada non c’è altro da vedere se non la lunga sequela di carcasse di pneumatici, e qualche auto distrutta da chi non sapeva guidare sempre dritto.
La notte è sconvolgente, perché arrivano i bus (gli unici visti in tutta la Libya) che portano verso la costa i clandestini per l’imbarco verso Lampedusa. E questi fanno un baccano incredibile con grida, motori accesi e clacson a tutta. Al mattino qualcuno non trova più l’antenna del C.B… la nostra scorta armata riposa tranquilla tutta la notte prima di dileguarsi del tutto.

20 gennaio: secondo giorno del gran trasferimento a sud, e il panorama è la copia del giorno prima, con qualche dromedario in più, morto al lato della strada travolto da qualche mezzo. A Tekartibah arriviamo dopo aver percorso da Sehba gli ultimi 150 km su un fondo dissestato spaccacamper. Ricordo che a Sehba (solo dopo la costa) c’è segnale GSM.
Il campeggio che dopo 550 km sembra un miraggio, lo è davvero, perché per raggiungerlo dalla strada principale dobbiamo aiutare più di qualche camper ad uscire dalla sabbia. Poi il camping non è male considerando la latitudine. L’area in cui ci troviamo è tutta coltivata a ortaggi e cereali e sembra quasi un Nilo nel deserto perché a poche centinaia di metri dalla strada si vedono grosse dune di sabbia gialla. Siamo infatti lungo il percorso di un wady. Stanchi della nottata precedente e della lunga e brutta strada, tutti vanno a letto presto, trasferendo al domani sera la cena offerta dal TCC.

21 gennaio: giornata dedicata alla visita dei laghi Ubari con i fuoristrada. Partenza alle 9.00 e via per le dune più belle del deserto. Si alternano scenari meravigliosi dai colori che variano dal grigio ad oriente all’ocra a ponente.

E i 4x4 volano sui percorsi saltando e mettendoci a dura prova le vertebre lombari. Poi d’incanto si arriva al primo dei cinque laghi superstiti, e lo scenario sembra uscito da una cartolina: un lago inserito fra le dune di sabbia, contornato da palme in un contrasto di quattro colori; blu del cielo, verde delle palme, giallo della sabbia e verde/azzurro del lago. E lo spettacolo si ripete per tutti i laghi, mentre i 4x4 ci fanno assaggiare le montagne russe più naturali. Una giornata che ripaga la fatica e qualche delusione per arrivare fin qui, e che sicuramente vale un viaggio in Libya, ma ci sarà anche l’Akakus!
Alla sera una cena in allegria fra tutti i componenti il gruppo.

22 gennaio: trasferimento ad Al Aweinat attraverso un deserto pietroso senza particolari variazioni, ma con una strada veramente dissestata che ci costringe a velocità di lumaca. Arriviamo in un campeggio e ci prepariamo armi e bagagli per la avventurosa escursione di tre giorni e due notti con i fuoristrada nelle tende sui monti dell’Akakus. Verso sera arrivano al campeggio quattro venete che ci informano della spettacolarità della traversata, ma ora tocca a noi e siamo ansiosi, ma anche titubanti.

23 gennaio: prepariamo i sacchi a pelo e i vestiti più consoni per il deserto dell’Akakus e carichiamo il tutto sui fuoristrada che lasciano il campeggio inoltrandosi subito nel deserto. In breve arriviamo verso quello che è il cuore del nostro tour attraversando zone aride e sabbiose alternate con altre pietrose, il tutto affiancato da catene di montagne che erose dal vento e dalla sabbia ci fanno immaginare le figure di animali più strani. Eppoi ammiriamo archi scavati dal vento, pinnacoli e panettoni, insomma lo spettacolo varia di continuo, talvolta risaltato dai colori che gli impone il sole, talvolta dai giochi di ombre. Ogni tanto una sosta nelle vicinanze di qualche caverna ci fa scoprire i graffiti preistorici che rappresentano scene di caccia, di costume, di guerra e che ci ricordano come tutta l’area un tempo fosse abitata da giraffe, gnù e altri animali della savana. A sera bisogna piantare le tende fornite dalle guide e si vede chi a fatto lo scout e chi solamente il bancario.
Stanchissimi, dopo un pasto di spaghetti cucinato dal cuoco nigeriano, crolliamo tutti a “letto” in un sonorosissimo fragore di segheria. Alla notte il cielo si illumina di quante più stelle non se ne possano immaginare, grazie anche ad una notte senza luna.
Comunque per la notte successiva bisogna ricordarsi di allontanarsi dalla tenda di chi lavora con la motosega.

24 gennaio: al risveglio dopo una colazione “continentale” si riparte alla scoperta di altri graffiti, archi, caverne, dune, montagne dalle forme bizzarre ecc. la sera tutti sono professori nell’approntare le tende e dopo la cena a base di couscous, un gran falò con “giochi di società”.

25 gennaio: cominciamo a essere veramente stanchi di questa traversata del deserto, e si vede sempre minor entusiasmo nella rincorsa alla foto da cineteca. Per dar conferma alla situazione anche un fuoristrada non vuol più partire e bisogna rimorchiarlo fino al campeggio. Riassunto: un viaggio indimenticabile con migliaia di foto che immortalano la grande fatica. Torniamo al campeggio desiderando solo ardentemente una doccia.

26 gennaio: attraverso la catena dell’Akakus si snoda la strada che ci porta a Ghat. Il percorso ci fa ammirare altissime dune di sabbia ocra alternate a montagne dallo sviluppo regolare e dal colore nero che mi ricordano la banchina carboni del porto di Trieste com’era tanti anni fa. A Ghat ci fermiamo davanti alla piccola fortezza (costruita dagli italiani) ora sede della polizia e visitiamo la vecchia città ormai diroccata sovrastata da un castello intatto (anch’esso costruito dagli italiani). Dopo Gadames, solo questa città è altrettanto celebrata dalle guide turistiche, e in verità le stradine e i cortili sono molto simili. Lasciata nel primo pomeriggio la cittadina tuareg, ci riportiamo al campeggio della notte precedente. Vicino c’era una festa di matrimonio secondo i costumi dei tuareg, ma ci potevano accedere solo le donne, così alcune delle nostre hanno ballato e festeggiato con tante giovani graziose vestite con i colori più sgargianti.
Alla sera c’è la cena offerta dal TCC, ma questa volta cucina la moglie del presidente e quindi si tratta di CUCINA ITALIANA e festa per tutti con lazzi e balli. Nella foto invece si può vedere la festa del matrimonio tuareg.

27 gennaio: ripercorriamo a ritroso il lungo wady che ci riporta a Sehba. Tutto il percorso si snoda fra le catene montuose da un lato e le dune giallo/ocra/salmone dall’altro e una continua coltivazione di ortaggi e orzo dal colore iperverde che sembra di plastica. Una sosta a Germa per visitare l’antica capitale ormai ridotta ad un cumulo di castelli di sabbia calpestati, ma d’altra parte essendo costruita con il fango, non può reggere néail vento, né alle sporadiche piogge. A Sehba sostiamo in un curioso campeggio con cavalli, struzzi e tanti animali del deserto, e ci sono tanti galletti che cantano tutta la notte.

28 gennaio: il giorno dopo visitiamo Sehba, ch’è una grossa città alquanto animata, ma dalle caratteristiche poco importanti se non fosse per la presenza lungo la strada principale di alcuni uomini, chi con una lampada in mano, chi con un rullo da pittore, chi con scalpello e martello ecc. a offrire la propria opera a seconda dell’attrezzo che recava. Poi andiamo a Hun, ma diverse pompe di gasolio sono chiuse o ne son sprovviste e entriamo in crisi di rifornimento (specie quelli che la sera prima non ritenevano di farne). Attendiamo che un camion scarichi il suo carico alla pompa e pranziamo pazientemente. Poi per strada incontriamo un forte vento che alza la sabbia per la felicità dei nostri motori. Eppoi ci sono foibe, buche anticarro, dossi e spaccature che mettono a dura prova i nostri camper, benché si procedesse a 25 km/h. Poi attraversiamo un tratto di deserto che con la luce del tramonto diventa rosa antico eppoi entriamo nel deserto nero lavico formato da ciottoli neri, grossi, perfettamente accostati. Ma per qualcuno i salti della strada sono fatali: infatti le convergenze anteriori si sfasano e le gomme si distruggono in fretta. Si ricorre ai meccanici di Hun sperando nella buona sorte. Isch Allah. Sostiamo in un parcheggio su una strada rumorosa. Hun è una cittadina moderna che si discosta dal resto della Libya finora visitata, ma non ha riferimenti turistici.

29 gennaio: la strada verso la Sirte cambia per fortuna in meglio e attraversa differenti aree desertiche molto piacevoli, con sfumature e colori sempre diversi per arrivare quindi in mezzo a colline di sassi che ci costringono a un saliscendi pieno di curve. Si arriva alla Sirte in casa di Gheddafy e la sorveglianza si incrementa subito, siamo seguiti dalla polizia e scortati all’albergo che ci riceve per la sosta. Qui è vietato fotografare e guardare troppo!! La città è tutta nuova e pare perfino pulita. Una breve gita al centro (che non esiste perché sono tutte strade nuove) ci porta ai negozi, che offrono cose preziose non ancora viste durante il tour.

30 gennaio: lasciata Sirte (unico esempio di città moderna) si torna alla lordura che fiancheggia la strada (si fa per dire, perché al posto delle foibe e delle buche anticarro ora ci sono profondi crateri spaccasospensioni) che porta lungo il mare al confine con la Tunisia.
La tappa per il pranzo è a Misrata: una città dal traffico intenso e caotico con qualche tombino stradale scoperto (qualcuno mi spieghi come ci si deve comportare alle rotonde visto che c’è sia il cartello di dare la precedenza, sia quello di rotatoria con diritto di precedenza per chi entra), con impossibilità di parcheggio tranne dove ci siamo fermati noi in pieno centro, con la diversità che era a pagamento. TCC offre il pranzo in un ristorante vero!! Si pranza a base di pesce alla brace e finalmente non è male! Una diversione a Zliten a curiosare all’interno di una nuova moschea (anche se è vietato) eppoi al parcheggio N° 1 del sito di Leptis Magna, dove l’area è riservata ai soli turisti stranieri. E qui si passa una notte poco tranquilla a causa della rumorosità del traffico.

31 gennaio: visita della favolosa Leptis Magna che ci offre tantissimi reperti, palazzi, fori, terme, teatri ecc. molto più ben conservati che a Roma e che una visita guidata di tre ore non dà l’idea della sua grandezza e della trascorsa prosperità.
Poi si passa a visitare la vicina arena, scoperta per caso da un archeologo siciliano perché sepolta nella sabbia. Infine si riprende la strada verso Villa Sileen. Molti credevano di rivedere la villa del generale di Piazza Armerina, ma che, a parte alcune figure composte da micromosaici, non offre altro che trascuratezza e pressappochismo nella conservazione di simili beni. Poi attraverso il solito percorso di guerra costellato di buche, dossi e quantaltro, arriviamo a Tripoli in un parcheggio centralissimo e altrettanto disturbato per ammirare una sorprendente capitale che non pare neanche in Africa dopo migliaia di km di deserto e villaggi fatiscenti.

1 febbraio: tutta la mattinata è spesa per la visita dei quattro piani del museo della Jamahiriya che illustra tutta la storia della Libya da 300.000 anni or sono ai giorni nostri, con particolare rilevanza di reperti del periodo fenicio/greco/romano. Non possono mancare pompose illustrazioni della rivoluzione e dei 38 anni di dittatura del rais. Al pomeriggio si visita il souq e la medina, nonché la più importante moschea. Ci fanno accedere per osservare da vicino cortili e lavabi per i piedi, e la scuola coranica. Quindi via per i dedali del bazar della città vecchia: un te o un caffè in un bar caratteristico, qualche acquisto eppoi, sorpresa, l’ex banca di Roma con adiacente una chiesa cattolica purtroppo molto spoglia. Vediamo nella città nuova la moschea moderna, bellina, ma non visitabile. Poi libera uscita per tutti e ci spargiamo per la città, chi alla ricerca delle cose necessarie, chi un regalo, chi solo a curiosare. Poi cena a base di pesce offerta da TCC e festa per tutti. Sintetizzando si può affermare che Tripoli è una capitale che merita una visita di qualche giorno, perché ha diversi riferimenti da vedere e visitare. Poi passiamo una notte infame, poiché nel nostro parcheggio i giovani libici hanno giocato a palla fino alle 3.00 del mattino e successivamente con gli sportelli delle auto spalancati hanno suonato a tutto volume le loro litanìe fino alle 5.00 quindi è ripreso il traffico…purtroppo sarà sempre così trattandosi della vigilia del dì di festa.

2 febbraio: mattinata libera con rivisita del souq ( chiuso nella maggior parte delle attività essendo venerdì) e dell’arco di Marco Aurelio estremamente cannibalizzato delle sue statue e fregi. Poi nel pomeriggio trasferimento a Sabratha. E qui succede il secondo grave guasto a un camper del gruppo perché gli si rompe la pompa del gasolio, ma il fuoristrada della nostra guida lo rimorchia alla meta recandolo da un “meccanico”. Visita del sito di Sabratha su cui troneggia il teatro con il proscenio alto tre piani colonnati e abbastanza ben ricostruito. Anche il resto del sito merita un decoroso sguardo e ripercorriamo le terme, fontane, fori, ecc. Parcheggio in un’area adiacente al sito.

3 febbraio: ancora una volta i meccanici arabi riescono a combinare in poche ore ciò che da noi possono necessitare alcuni giorni: infatti riescono a fare un fritto misto fra una pompa del gasolio IVECO e quel che rimane della pompa rotta del FIAT in modo da far correre il camper. Poi una breve visita in casa della nostra guida libica che solo per caso è proprio di Sabratha e poi verso il confine dove si rifanno le stesse pratiche del primo ingresso in Tunisia e ci vuole un’eternità per poter passare i confini, benché siano complici alcune cioccolate e penne biro per i poliziotti. Poi tutto il gruppo si ferma in direzione di Jerba nella cittadina di Zarzis dove sostiamo su un ampio spiazzo sul mare, poiché s’è fatto troppo tardi.

4 febbraio: mentre quattro equipaggi rientrano a Tunisi per l’imbarco noi andiamo dritti fino ad Aghir percorrendo l’antico ponte che collega Jerba alla terraferma e qui in un camping veramente bello sostiamo per 6.50 Euro a notte. Bisogna fare attenzione perché l’acqua calda delle docce dura poco. Finalmente si pasteggia con il pesce comprato al vicino mercato di Midoun. Poi tanto rassetto dei camper.

5 febbraio: giorno di relax con qualche corsa in taxi alla vicina Midoun e bucato steso all’esterno di ogni camper.

6 febbraio:visita della costiera di Jerba e del suo capoluogo, poi traghettati per la via più breve verso Gades si arriva fino a Marhes per pernottare in attesa della visita della medina di Sfax. La polizia ci consiglia di fermarsi davanti alla sede del comando e ubbidienti lo facciamo.

7 febbraio: entriamo nella medina di Sfax dopo aver girato un po’ per trovare un parcheggio per i camper, e scopriamo una città vecchia che contiene diversi souq molto tranquilli, non essendo usi ad avere turisti e quindi non ci tormentano per venderci le loro cianfrusaglie. C’è anche un’importante moschea che intravvediamo all’interno attraverso una finestra, ma non ci fanno entrare. Nel pomeriggio si arriva a El Jem dove ci sorprende un’arena grandiosa e ben conservata che visitiamo in ogni suo spalto. Quindi si va al museo che comprende tre ville romane con mosaici meravigliosi che ancora una volta ci fanno capire come i nostri predecessori sapessero trattarsi bene. La notte la passiamo sulla costa a Mahdia dove la polizia turistica ci scorta in un vasto parcheggio vicino al castello.

8 febbraio: oggi è la festa della lana e le attività pubbliche sono ferme. Si visita Mahdia verso la medina, il castello e la città nuova rivedendo i soliti negozietti di cianfrusaglie e tappeti. È una bella cittadina che è anche molto rilassante. Poi passiamo a Monastir lungo la costa, e vediamo una città che non ha nulla a che fare con la Tunisia fin qui visitata, essendo colonizzata dagli europei che hanno modificato la città a loro misura, e anche i negozi e l’ambiente sono tanto più accoglienti e perfettini che non altrove.
Si vede un luogo fiorito e pulito con una moschea grandiosa molto simile nello stile a quella di Casablanca ed è anche dello stesso periodo (1973) eppoi c’è il mausoleo di Burghiba (vedi foto) fondatore della Tuni sia moderna Passiamo quindi a Sousse una città altrettanto moderna e votata al turismo con una grossa medina e una notevole moschea. Parcheggiamo in un’area un po’ periferica presso l’hotel Rojal con il beneplacito della polizia turistica.

9 febbraio: rivisita mattinale e più accurata di Sousse attraverso la sua moschea e il souq. Poi lungo la costa ci si porta a Nabeul dove tentiamo di fermarci all’ostello della gioventù, ma è migliore il letamaio esterno che l’area interna, per cui passiamo al celebrato camping Jasmin che non è male, ma neanche bene. Sembra però un posto tranquillo.

10 febbraio: giornata dedicata alla visita di Nabeul che detiene la palma della città tunisina della ceramica e sicuramente ha questo merito. Poi si va ad Hammamet per curiosare dov’è sepolto Craxi e dove abitava. E questa città ha una bellissima medina e un bel lungomare che arriva fino a Jasmine la quale per certi versi ci ricorda gli alberghi che sfacciatamente ricopiano posti importanti come a Las Vegas. E qui il turismo europeo ha invaso massicciamente tutta l’area. Poi cena a base di pesce nel miglior ristorante di Nabeul, che per puro caso è quello del campeggio ed è condotto da una signora di Lublijana e si chiama “Slovenia”. Ora perdiamo ancora due equipaggi che si fermano qui, mentre noi proseguiamo il tour.

11 febbraio: si costeggia la penisola di Capo Bon arrivando a Kelibia dove troviamo una lamentosa e petulante guida con la quale visitiamo il castello che sovrasta la città. In effetti è un bel fortino con le mura ben conservate. Poi ci si avventura a Capo Bon per una strada che si inerpica con una notevole pendenza e il nostro presidente rinuncia alla vetta perché ha il camper troppo appesantito, ma gli altri coraggiosi arrivano fino alla punta dove ci sarebbe uno spettacolo naturale meraviglioso con lo strapiombo sul mare, ma la giornata particolarmente ventosa offusca la visibilità poiché solleva una nube d’acqua dal mare. Poi nel fare la manovra per scendere, mi becco un chiodo che mi fa schiantare la gomma anteriore in un minuto, quanto basta per raggiungere un falsopiano della strada e sostituirla. Ma questa è normale vicissitudine per chi viaggia: la sorpresa è che benché sia domenica in un batter d’occhio trovo chi la ripara celermente.
Fossi stato in Norvegia avrei dovuto aspettare il giorno dopo. Poi attardati dal mio problema e dall’aver trovato chiusa la strada a Korbous ci siamo fermati a Soliman come già più volte, scortati dalla polizia al parcheggio del comando.

12 febbraio: tiriamo dritti fino a Bizerte a riscoprire la città forse visitata dal Ns presidente 40 anni or sono e troviamo una città adagiata in una conca su un braccio di mare interno molto bello. Poi la città ripete lo schema già visto troppe volte con la sua medina circondata da alte mura, la gran moschea, ma qui c’è anche un porto per grosse navi che per passare fanno sollevare il ponte che collega la città al resto della Tunisia. Quattro acquisti di generi alimentari nel souq eppoi prendiamo la via del Capo Farina, fino a Sidi Ali El Mekki dove c’è una bella spiaggia con promettenti ristoranti di pesce, ma sono tutti chiusi a febbraio. Ci rifugiamo a Ghar el Melk che sta su un braccio di mare interno, ma, a parte le barche dei pescatori, non troviamo proprio niente. Comunque passiamo la notte sul molo (con il beneplacito della polizia).

13 febbraio: lasciamo la misera cittadina di pescatori per portarci a Sidi Bou Said dove dopo qualche vicissitudine entriamo nel porticciolo con sosta a pagamento per pernottare. Visitiamo la bella cittadina bianco/azzurra disposta su un colle, ma al rientro ci fanno uscire dal porticciolo perché vietato e ci mandano all’esterno, ma neanche lì altri poliziotti ci lasciano stare. Scegliamo, data la tarda ora, di fermarci al parcheggio presso l’hotel Amilcar.

14 febbraio: ci portiamo al centralissimo parcheggio in piazzale Kennedy a Tunisi. Qui per 3.50 Euro si può trascorrere la notte e non c’è eccessivo rumore. Visitiamo la medina seguendo l’itinerario consigliato dalla guida EDT e nel pomeriggio andiamo al museo del Bardo che ci entusiasma per i suoi preziosi mosaici, ma non meno per la bellezza del palazzo che ha fantastiche volte e soffitti elaborati nello stile islamico. Poi visitiamo, spendendo gli ultimi dinari, i negozi di artigianato statali di via Bourghiba.

15 febbaio: ultimo giorno in Tunisia e cerchiamo qualche altro negozio artigianale segnalato dalla guida EDT, ma ne scopriamo uno nella medina che è eccezionale per la merce che espone attraverso una ventina di stanze che si sovrappongono fino ad arrivare in un attico che domina tutta la medina. Il negozio si chiama Ed Dar e si trova in Rue sidi Ben Auros 8, angolo Souk Ettrouk 7 ed ha un prodotto eterogeneo dall’originale tunisino, a pezzi d’antiquariato francesi ed europei, dal dozzinale al prezioso. Lo consigliamo a chiunque decida di ricercare qualcosa di interessante e diverso dalla solita paccottiglia offerta nel souq.

Poi al pomeriggio, avendo ritrovato tutti i superstiti in terra tunisina, ci portiamo alla Goulette per l’imbarco e il rientro in Italia. Per fortuna noi sbarchiamo a Palermo, perché il mare è agitato e non è stato possibile dormire con la nave che sballottava e scricchiolava.
Concludendo porgo un grosso ringraziamento al Traianocamperclub che mi ha dato l’opportunità di partecipare ad un viaggio che sicuramente non avrei intrapreso da solo, e un grazie a tutti i partecipanti per essersi dimostrati esperti in viaggi di questo tipo, che visti dall’Italia sembrano avventurosi, ma, dopo rientrati, sono abbastanza normali.







     
 

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