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Irlanda in camper...che avventura!!!

L’… Irlanda! Era già da qualche anno che avevo pianificato questo tour in Irlanda in periplo, più volte rinviato, ma che quest’anno siamo finalmente riusciti a concretizzare.

3Premessa. Ricordo ancora il commento del sito “Turismo Irlandese” (da me contattato per acquisire alcune informazioni) :  fare l’intero giro dell’Isola in camper è sicuramente una bellissima idea!

Bellissima idea, si! Ma non avevamo fatto i conti con le strade irlandesi che, specialmente nelle zone più remote fuori dai circuiti turistici più battuti e contrassegnati dal tracciato automobilistico della Wild Atlantic Way che segue per 2500 km la costa occidentale dell’isola, si presentano sinuose e strette (in alcuni tratti può passare solo un mezzo).

Inoltre dissuasori con rinforzo metallico posti lateralmente e al centro della carreggiata obbligano le ruote dei nostri mezzi ad un continuo calpestio sottoponendole ad un inevitabile stress (alcuni pneumatici sono infatti stati “sbucciati” dall’impatto con i suddetti dissuasori oltre ad un leggero, per fortuna, urto del mio deflettore destro con mezzo proveniente in senso contrario). Come se non bastasse, quelle poche piazzole di sosta (non i parcheggi) allocate lungo il percorso, non consentono di fermarsi in quanto dotate di sbarra orizzontale ad altezza auto. Posso capire la presenza di dette sbarre nelle aree a parcheggio dei centri abitati, ma è inconcepibile lungo la strada; mi sono già fatto carico di evidenziare al sito del Turismo Irlandese, la inopportunità di dette sbarre.

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In pratica, una rete stradale che non incoraggia il turismo itinerante in camper o caravan, specie a sud- ovest laddove insistono molte mete di eccellenza da raggiungere; per fortuna la situazione tende a migliorare a nord- est dove la viabilità è più fluida grazie alla costruzione in questi ultimi anni di alcune autostrade e statali anche a quattro corsie, fermo restante la solita situazione delle strade sui tracciati costieri e meno battuti, dove comunque prevale forte l’aspetto paesaggistico e incontaminato.

Breve cronaca del viaggio. Il tour era finalizzato ad una partecipazione di max 10 equipaggi; gli iscritti erano nove ma, circa dieci giorni prima della partenza, abbiamo avuto tre rinunce che hanno ridotto a sei il numero dei partecipanti. Oltre al sottoscritto, erano presenti gli ardimentosi equipaggi di Mimmo Giovinazzi, Rocco Perugini, Franco Giotta, Mimmo Lerede e Sergio De Caterina (nella foto sul traghetto manca l’equipaggio Lerede che si è unito a noi qualche giorno dopo).

Dopo una prima tappa dedicata alla visita di Londra con puntata a Windsor, abbiamo raggiunto l’isola di Smeraldo, cosi definita, sbarcando a Rosslaire Harbour da dove diamo inizio al nostro tour in senso orario, stante la guida a sinistra.

Dopo un primo impatto lungo la costa meridionale tra le contee di Waterford e Cork ed il primo approccio con un ottimo “fish & chips” a Kilmore Quay, risaliamo lungo le penisole occidentali affrontando (è proprio il caso di dirlo) il “Ring of Beara” (non molto consigliabile per le strade di cui sopra), il “Ring of Kerry” (da non perdersi) e il “Ring of Dingle” (idem) arrivando noi fino a Dingle, costretti a rinunciare nostro malgrado al giro della penisola, causa nebbia. Lungo il percorso visitiamo Kilmore Quay, Waterford, Tramore, Dungarvan, Kinsale, Timoleauge, il Dromberg Stone Circle, Glengariff, Castletownber,la Ballaghboy Cable Car, Allihies, Killarney, Waterville e Kilrusk. Continuiamo a risalire lungo la costa occidentale visitando le Cliffs of Moher, il Dunguaire Castle, Oughterard, Killibegs, le Slieve League Cliffs  per poi entrare in Irlanda del Nord a Busmills per visitare le Giant’s Causeway, la Old Bushmills Distillery, il Carrick-a-Rede Rope Bridge.

Riprendiamo il nostro itinerario verso sud, lungo la Causeway Coastal Route e, dopo aver trascorso la notte sul porto di Carrickfergus (dotato di CS), arriviamo a Belfast. Città fascinosa, un po’vittoriana e un po’ moderna, dove traspare nelle strade e nei locali la grande volontà del rinnovamento strutturale e del rigenerarsi attraverso la pace e la normalità, dopo decenni bui di guerra fra protestanti e cattolici.

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Ci trasferiamo poi a Dublino, bella e storica città dalla eleganza georgiana e fascino medioevale, dove i vichinghi costruirono fortezze e commerciarono schiavi. La città vibra di una grande energia attraverso il vivace mix di quartieri dove si intrecciano cultura, architettura, musica divertimento e gastronomia negli storici pub tradizionali.

Una cena sociale con maglie commemorative sancisce la fine del nostro tour con l’ultimo percorso verso l’imbarco di Rosslare Harbour, chiudendo così come era iniziato: strada stretta attraverso una vallata di torba fra eriche, ruscelli e pecore.

Considerazioni. Bella esperienza in un paese in cui la scarsa urbanizzazione, il basso numero di abitanti e la prevalenza di pascoli mantengono un diffuso aspetto naturalistico, grazie anche alla pioggia che contribuisce a renderla “sempreverde”, un pò come la Scozia. Campeggi molto ben organizzati e curati con servizi in piazzola.

Il tempo, mutevole nell’arco della stessa giornata, ci ha penalizzati con alcune giornate di pioggia che ci hanno costretto a saltare il ring della penisola di Dingle (anche per colpa della nebbia) oltre a due tappe a nord ovest dell’isola. Per fortuna, il tutto è stato ripagato dalla scoperta di una terra, a noi lontana, il cui fascino di una natura incontaminata ti toglie il respiro; in cui scogliere e paesaggi ti lasciano senza fiato; dove ogni itinerario si trasforma in un’avventura che suscita emozioni; dove ogni percorso ti riserva l’attraversamento di villaggi dai colori vivaci, siti culturali e  archeologici, castelli e monasteri, parchi naturali; dove anche nelle città si intrecciano tradizioni, storia, arte e cultura. Un’isola, dove abbondano le cose da vedere, da fare, da vivere e dove, almeno una volta nella vita, si gode il bello di provare a restare al … “verde”.

Abbiamo visto tanto ma molto ancora c’era da visitare, anche all’interno; i giorni dedicati e la pioggia ci hanno costretti a delle rinunce. Peccato!

Mi limiterei comunque un po’ a definirla “Isola di Smeraldo”. Nel nostro peregrinare per l’Europa abbiamo visto anche di meglio, soffermandoci poi a fare anche dei paragoni con la nostra Italia, che potrebbe essere la “Penisola di Rubino” se solo fosse gestita da altra “governance”!!!

Le successive tappe di alleggerimento per il rientro in Italia che ci hanno portato a visitare Bruges, Bruxelles e Lussemburgo, passano in secondo ordine, senza per questo doverne sottovalutare le eccellenze.

Conclusioni. Abbiamo percorso 7.500 km. in un tour di 30 gg., di cui 18 in Irlanda compresa quella del nord, attraversando Svizzera, Francia, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo. Costi prevalenti (in ordine cronologico) : gasolio/autostrada, imbarchi, campeggi.

Un grande e sincero ringraziamento a tutti i miei compagni di viaggio. Ad Majora

 

Mario Sebastiano Alessi

 

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