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Il Tour 2013 di Marcello Carucci: 23mila chilometri, 38 giorni attraversando 15 stati

I nostro amico Marcello Carucci ci racconta il suo Tour 2013 in moto, un viaggio a bordo della sua Honda Crosstourer 1200cc attraversando bellissime città, in compagnia di paesaggi meravigliosi, incontrando e conoscendo culture, persone e luoghi straordinari, 23mila chilometri, 38 giorni attraversando 15 stati: Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Kosovo, Romania, Moldova, Trasnistria, Ucraina , Russia, Kazakistan , Kirghizistan, Uzbekistan, Ungheria.

Il Tour 2013 di Marcello Carucci: 23mila chilometri, 38 giorni attraversando 15 stati

01/07/2013. Roma, alle 8,30 saluto mia madre , inizio il mio nuovo viaggio in solitaria con la mia Honda Crosstourer 1200cc . Percorro l’autostrada fino a Bologna e proseguo per Medicina . Alle 12 sono nella sede della nota Azienda di ammortizzatori del titolare Franco Gubellini, il quale interviene sostituendo il monoammortizzatore con il FQT31 e cambiando la parte idraulica, le molle delle forcelle e l’olio .Dopo che il Sig.Gubellini ha provato la motocicletta, rientro a Bologna.

Il giorno dopo sono a Reggio Emilia dalla “Cellularline”, per chiedere informazioni su un loro prodotto che dovrò testare nel mio viaggio. Nella serata, di Migliarino nella provincia di Ferrara. Mamut oltre a lavorare nel mondo del restauro e dell’antiquariato, ha una grande passione: i piccioni viaggiatori. Il 3 luglio lo saluto e rientro a Bologna, dove passo la notte a casa di alcuni cugini. Il giorno dopo, alle 8,30, saluto i parenti e vado a prendere l’autostrada che mi porta fino in Slovenia.

Arrivato nello stato straniero, compro il kit di pronto intervento e applico la vignetta (una tassa per il pedaggio autostradale) sul cupolino della moto. Alle 14 sono in Croazia ,nella bellissima località di Pula. Senza perdere tempo vado nel campeggio di Stoja, a tre chilometri dal cento. Qui c’è spazio in abbondanza, su una collina ombreggiata e la possibilità di fare il bagno dagli scogli. Visitando la città, la prima cosa che mi colpisce è l’anfitetro romano del primo secolo, interamente costruito in pietra calcarea, ben conservato, regna sulle vie cittadine.

Al di là dei siti storici Pula è un centro che si affaccia sul mare. Alle 20 rientro in camping , mi organizzo per la cena e, dopo aver mangiato, mi reco sugli scogli, osservando il mare calmo e pulito. In questo frattempo il sole incomincia a tramontare, c’è molta pace e silenzio, interrotto dai soli frangenti e dalle risate di una madre che osserva il proprio bambino che gioca, lanciando in mare dei piccoli sassolini. Successivamente la mia attenzione ,va ad un gabbiano, che planando in volo, fa rientro nel proprio nido. Poco dopo anche io mi ritiro nella mia tenda per riposarmi .

La mattina seguente alle 5,30 mi sveglio, faccio colazione, smonto la tenda e carico i bagagli sulla moto. Alle 7,30 sono a Rijeka,osservo la torre comunale di Korzo , una struttura che in origine era una delle porte d’ingresso che dal lungomare conducevano alla città; poi visito il castello di Trsat, una fortezza arroccata sulla collina. Al tardo pomeriggio sono in un camping tra i boschi, nei pressi di Postumia , qui ho possibilità di navigare su internet , mi metto in contatto con i miei amici per aggiornare il mio tour . Numerosi sono le persone da tutto il mondo che mi seguono.

Il 6 Luglio sveglia alle 6, tutti dormono. Oltre la consueta colazione , comunico un po’ su Facebook e alle 7 parto per Lubijana. Nello spostamento percorro una strada a flusso veloce, nonostante ciò, conduco un’andatura controllata per osservare la natura che mi circonda. Alle 8 sono in capitale , i parcheggi sono tutti a pagamento ma, girando un po’, trovo un ottimo luogo davanti ad una cattedrale, chiedo gentilmente al parroco se posso posteggiare e il sacerdote mi autorizza.

Vado subito verso il centro storico in stile barocco, l’architettura della città è ricca di case con il tetto a punta; visito il castello di Liubljana e per arrivarci percorro a piedi tutta una strada in salita, una volta giunto si vede tutta la città, il panorama è meraviglioso. Instancabile continuo a camminare, facendo sosta nella bellissima Cattedrale di San Nicolae ammirando il mercato centrale , il meraviglioso ponte dei Draghi , la piazza civica e tanto altro ancora.

Alle 21 sono in campeggio , trovo legata alla tenda una busta contenenti matite e giocattoli. E’ stata messa da alcuni italiani, ai quali il giorno prima avevo regalato dei giocattoli per i loro figli. Era un contributo per i bambini che avrei incontrato durante il mio tour . Il gesto umano mi gratifica molto. Mentre il mio risotto si cuoce , conosco alcuni austriaci e tedeschi.

Il giorno dopo lascio il campeggio che tutti ancora dormono . Mi vesto più pesante, fa freddo ed il cielo è nuvoloso. La mia prossima tappa è Zagabria.

Alle 9 sono nel grandissimo ed organizzato campeggio di Catez, a 30 km dalla città. Tantissime le persone, provenienti da tutta Europa,r impiango il soggiorno dei giorni scorsi dove regnava moltissima tranquillità e pace. In questo istante piove e mi accorgo di avere un problema alla macchina fotografica, non funziona il display, vorrei comprarne un’altra, ma riflettendo decido che non è il caso; stabilisco di risparmiare i soldi per il viaggio.

Dopo aver sistemato la tenda e scaricati i bagagli vado a visitare Zagabria: arrivo con la moto nelle vicinanze della Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria quindi parcheggio la moto . Visitata la bellissima cattedrale vado al mercato pittoresco di frutta e verdura e cammino nei dintorni ed in seguito visito anche la parte bassa della città. Alle 22,30 rientro stanco e felice di aver visitato le cose più caratteristiche della capitale.

Subito arriva un grande temporale, portando tantissima pioggia e vento , la temperatura si abbassa notevolmente,mi riparo in tenda e poco dopo mi addormento.

L’indomani mi sveglio alle 5:30, faccio la mia consueta colazione e parto, dopo due ore sono al confine Bosnia Erzegovina.
Alle 11,30 incontro nebbia, mi faccio strada, con tutte le luci disponibili compresi i fendinebbia.

Marcello Carucci - panorami del Tour 2013

Passano altre due ore, sosto a Sarajevo , visitando il quartiere turco, la moschea di Bascarsija, il bursa Besistan (una struttura in pietra sormontata da sei cupole), su alcuni marciapiedi noto le cosiddette rose di Sarajevo, buchi nell’asfalto provocati dall’impatto dei colpi di mortaio, simbolicamente riempiti di vernice rossa.
Su alcuni edifici sono visibili targhe d’ottone che riportano i nomi delle vittime degli ordigni.

Proseguo quindi il viaggio arrivando in serata a Mostar.

Subito dopo aver cenato esco a visitarla: è meravigliosa, sembra un presepe. Mi colpisce moltissimo lo stupendo Stari Most (il ponte vecchio), famoso in tutto il mondo, è la maggiore attrattiva della città che conferisce a Mostar il suo fascino inconfondibile poi visito la Moschea di Tabacica e tanto altro.

Il giorno seguente, 9 luglio, alle 6 mi sveglio, osservo fuori dalla finestra della camera ed il tempo è meraviglioso. Preparo velocemente i bagagli che lascio nel mio alloggio e, attrezzato di macchina fotografica e fotocamera, passeggio per Mostar scattando molte foto e riprendendo alcune parti caratteristiche della città.
Al rientro, mentre carico le valige sulla moto, conosco alcuni operai che parlano italiano e prendiamo confidenza, mi fanno alcune domande inerente al tour : Da dove provengo? Dove sono diretto?
All’occasione gli mostro su youtube dei video di alcuni miei viaggi, subito una loro esclamazione :”Marcello sei un grande!” Rispondo con una risata e li saluto con una stretta di mano.

Alle 10 del mattino arrivo a Medugorje, un tempo povero e anonimo villaggio dell’Erzegovina, diventata ora una delle località più visitate della ex Iugoslavia, da quando sei adolescenti riferirono di aver visto apparire la Madonna il 24 giugno del 1981.
Tre dei sei veggenti sostengono di avere tuttora visioni quotidiane ed in base ad alcuni studi scientifici , i tre vedrebbero la stessa cosa, nello stesso momento.

Dalla chiesa di San Giacomo, parte la via principale con un susseguirsi di negozi , in uno di questi compro una statuetta che rappresenta La Vergine Maria. Durante la visita mi soffermo vicino una statua che rappresenta il Cristo Risorto, circondato da moltissimi fedeli.
Questa statua bronzea alta 5 metri raffigura Cristo in posizione crocifissa (senza croce), dal ginocchio destro della statua scorgano gocce d’acqua ,considerate da alcuni miracolose,che molti pellegrini raccolgono su fazzolettini.

Terminato di visitare il luogo sacro, mi dirigo nella direzione di Belgrado e poi faccio sosta nella località di Donispionica, in un meraviglioso motel al prezzo di 22 euro compresa la colazione. Ceno in albergo, osservando il panorama che mi circonda: molta vegetazione verde , con un cielo minaccioso carico di nuvole pronte a scaricare pioggia .

Il giorno 10 appena sveglio, accuso dolori alle mani , causati dal viaggio, guardo dalla finestra, fortunatamente il cielo è sereno, aspetto le 7 per fare colazione in albergo. Poco dopo riprendo a viaggiare e in poco tempo supero il confine della Croazia e, alle 8,45 sono in Serbia, un paese costituito da villaggi tradizionali.

Cambio valuta e mi dirigo verso Belgrado,prendendo l’autostrada, la temperatura è di 26 gradi, viaggio piuttosto veloce e alle 9,30 sono in capitale. Visito la Cittadella di Kalemegdan, si presenta come un semplice parco tra mura fortificate, arroccata su una collina.
Successivamente mi sposto nel centro della città e con la moto continuo a percorrerla guardandola attentamente.

Alle 18,20 sono a Pristina, capitale del Kosovo e faccio sosta in un albergo quindi visito la città fino a tarda sera. La capitale ha l’aspetto di una città che sia stata fatta a pezzi e poi rimontata senza grande cura. Visito la zona del bazar, la Moschea Carshi ed un campanile alto 26 metri oltre il palazzo dell’Accademia. Personalmente la capitale non mi piace.

Ormai fatta sera cerco di rientrare in hotel con il buio, ho difficoltà a trovare la strada e chiedo ad alcune persone le indicazioni, ma non ottengo un riscontro positivo. Fortunatamente, dopo alcuni tentativi, arrivo a destinazione.
La mattina consecutiva, parto alle 8 allontanandomi per raggiungere il confine Serbo. La temperatura dell’aria è di 17 gradi.
Alle 9 sono in dogana, qui i controlli dei doganieri sono molto severi e scrupolosi. La mia attenzione va ai loro uffici che sono collocati in dei container. Superato il confine, viaggio fino alle 13, dopodiché mi fermo in un autogrill per pranzare. Finalmente si vede il sole, la temperatura è di 30 gradi, ne approfitto per riscaldarmi e per cambiarmi indossando abiti più leggeri.
Nella pausa ,conosco un biker serbo che, poverino sotto il sole spinge la propria moto rimasta senza benzina.

Alle 16 un ‘altra sosta nei pressi di Piacon, in Serbia, devo infilarmi velocemente la tuta antipioggia un temporale sta arrivando…. e dopo poco inizia la pioggia, giusto in tempo per vestirmi, e in un attimo cade tantissima pioggia. Nonostante ciò continuo a viaggiare, prestando molta attenzione nella guida perché la visibilità è scarsissima e c’è molta acqua sul fondo stradale.

Alle 18 sono in Romania, proseguo ancora un’oretta per fermarmi ad osservare la natura; scorgo una bellissima fattoria con animali ed una signorina che galoppa elegantemente sul proprio cavallo, la immortalo con la telecamera e la macchina fotografica.

Successivamente riprendo a viaggiare. Alle 20 sono a Timisoara, continuo fino alle 23,dove alloggio in un motel di Deva. Mi preparo la cena e contemporaneamente comunico su internet la mia posizione .

Il giorno dopo alle 7,40 parto per percorrere la famosa “transfagarasan“, il paesaggio è meraviglioso e percorrerla in moto è ancora più bello. Alle 12,30 sono in vetta. Molte persone si fermano per fotografare il panorama, lungo la strada c’è ancora abbondante neve e noto che passano moltissimi motociclisti di diverse nazionalità.

Continuo il viaggio intervallando con alcune soste. Alle 21 sono ad Onesti, decido di non proseguire perchè arriverei tardi a casa dei familiari della mia compagna Silvia.
Mi trattengo per un’ora con alcuni giovani romeni che parlano correttamente l’italiano e mi raccontano che hanno lavorato in Italia. Nell’occasione gli regalo delle magliette e cappellini offertomi da alcuni sponsor . Mi chiedono l’amicizia su facebook e promettono che mi seguiranno nel mio tour e nei prossimi anni.

Più tardi mi trovo a Bacau dove passo la notte in un distributore di benzina. Mangio e contemporaneamente tengo aggiornata la mia posizione su Facebook dove i giovani romeni conosciuti poco prima sono gia’ in contatto con me,a farmi compagnia 3 cagnolini ai quali do da mangiare e poco dopo si addormentano vicino a me.
Alle 5:30 continuo a viaggiare, fa freddo e mi copro adeguatamente, spesso mi fermo per scattare foto, ma anche perché mi si chiudono gli occhi, ho sonno ed ad un certo punto mi vengono a mancare le forze e la lucidità. Immediatamente mi fermo. Mi distendo su un prato vicino ad una abitazione e mi addormento per un po’.

Alle 9,30 sono a Carpineni (Moldova) a casa dei familiari di Silvia.
Alle 12 pranziamo e mi riposo per due ore. Una volta in piedi, eseguo un controllo accurato di tutta la moto con maggior attenzione alla bulloneria.
Alle 23,50 vado a coricarmi immerso nella tranquillità più assoluta, sento solo il canto delle cicale e l’abbaiare di qualche cane.

Il giorno seguente dopo aver pranzato con il gulasc, tipico piatto dell’est, insieme al papà della mia compagna andiamo in un paesino, Mingir, dove dono ad alcuni bambini giocattoli e peluche.
Rientrando verso casa ci fermiamo in un laghetto, dove dei bimbi fanno il bagno e alcuni adulti passano il loro tempo pescando.

Il 15 /07, insieme al padre di Silvia, andiamo a Chisinau per fare il cambio gomme alla moto, nel pomeriggio cambio le pasticche anteriori che sono piuttosto logorate. Il giorno dopo allestisco scrupolosamente le valigie portando il giusto necessario, oltre a un bel borsone di giocattoli da distribuire durante il mio percorso ai bimbi che incontrerò. Nel pomeriggio mi riposo un po’ e poi aiuto a setacciare il grano.

Il 17/07 saluto i parenti e mi metto in viaggio, il tempo è meraviglioso.

La prima tappa è la Trasnistria: sono in dogana alle 9,30, compilo velocemente con l’aiuto di un poliziotto tutti i documenti che mi vengono richiesti, in lingua cirillica. L’Aria che percepisco in dogana è quella di grande autorità e regime . Per superare la prima dogana a Dubasari impiego due ore e trenta minuti, senza pagare nessuna tangente. Dopo mezz’ora arrivo al confine con l’Ucraina: qui sono più veloci, solamente trenta minuti.

Percorro una strada dal pessimo manto stradale e la massima velocità a cui posso andare è di 80 km orari. Alle 16,30 mi fermo per mangiare, mi trovo a 40 km da Kirovograd, scatto alcune foto e, nell’occasione, mi copro con abiti termici: fa freddo e tira vento.
Viaggio fino alle 19 per fermarmi definitivamente in un discreto motel nella località di Kremencug al prezzo di 12 euro. Alle 20 ceno e , non potendo connettermi con gli amici, vado subito a dormire , recuperando le forze.

Il giorno seguente mi alzo alle 5,30 accuso dolori alle mani e al rachide cervicale, ho le mani gonfie e doloranti a causa della guida in strade sconnesse del giorno prima. Fatta colazione alle 6,30 ritiro la moto che ho parcheggiato in sicurezza in un autolavaggio, dopodiché, mi metto in viaggio.

Alle 8,40 vedo davanti a me una scena poco piacevole: un tir, durante il sorpasso di una autovettura, mentre rientrava nella sua corsia, aveva urtato violentemente l’automobile facendola sbandare,il conducente, perso il controllo del mezzo, aveva rischiato grosso! L’autotrasportatore, indisturbato,aveva proseguito senza fermarsi e mi chiedo: “se ne sarà accorto? e se fosse capitato a me?” Decido di fare molta attenzione e di avere tanta prudenza.

Alle 10 sono a 60 km da Belgorad, sosto in una fermata dei pullman, dove ho ombra e da sedermi, mi cucino del risotto e la temperatura esterna è di 26 gradi.

Alle 11,30 mi trovo al confine Russo, risolvo velocemente le pratiche burocratiche grazie ad un giovane, che mi compila tutti i moduli in lingua cirillico. Per riconoscenza gli offro dei cappellini e alle 13.30 entro nel paese. Molti i russi che dalle loro macchine mi salutano e mi fotografano.

Il paesaggio è monotono e stancante, alle 16,15 un poliziotto nascosto su di un colle con tanto di telecamera, mi contesta un’ infrazione: superavo più volte su striscia continua l’intenso traffico di macchine e di tir. Non posso far niente di fronte a tale video e il milite mi chiede subito patente e 5000 rubli come sanzione. Dichiaro che non li ho. L’agente di polizia è intenzionato a ritirarmi la patente internazionale, ma alla fine improvviso una messinscena e me la cavo pagando solo 20 euro.

Proseguo prestando molta attenzione. Durante le mie innumerevoli soste per pranzare o riposarmi conosco molte persone che mi chiedono dove vada e alla mia risposta, rimangono meravigliati, perché mi vedono da solo ad affrontare tanta strada .
Al crepuscolo cerco un motel; quando incontro il primo è già buio e chiedo quanto vogliono: 2500 rubli, lo considero caro e proseguo. In effetti a 50 km ne trovo un altro a 730 rubli, passo li’ la notte.

Venerdì 15 luglio : alle 5 mi alzo e mi preparo per la partenza, la temperatura esterna è dieci gradi; decido di coprirmi bene e intorno alle nove , mentre viaggio, accuso colpi di sonno, causati da stanchezza e dal panorama monotono piatto e deserto. Continuo a viaggiare alternando alcune soste brevi fino alle 16,30, orario in cui la voglia di dormire è tanta e mi adagio nel prato di un distributore di benzina, ma subito devo riprendere il viaggio, rimanere in quest’area è impossibile per la presenza di molti insetti che mi infastidiscono.

Alle 18 vedo un motel nei pressi della località di Kuzneck , il costo è di 1300 rubli con parcheggio custodito. Ho l’occasione di conoscere alcuni russi che con i loro figli vengono dall’Ucraina, dove hanno trascorso alcuni giorni e ai loro bambini regalo cappellini e giocattoli. Alle 21 vado a riposarmi, il Kirghizistan è ancora molto lontano. Fino ad oggi ho percorso 7000 km .

Il giorno seguente, 20 luglio, parto nella direzione degli Urali, finalmente il panorama cambia, non è più monotono.

A 50 km da Samara, alle 10,42 faccio una sosta e ne approfitto per mangiare del pane con del formaggio e bere del succo di mela, guardo la cartina geografica e noto che il confine con il Kazakistan è ancora molto distante.

La giornata è serena e la temperatura è di 27 gradi, ottima per viaggiare. Poco fa ho rischiato di cadere entrando in un solco creato dal passaggio dei tir sull’asfalto deformato. Oltre una certa velocità non posso andare, la moto non è stabile a causa del pessimo manto stradale. Alle 13 faccio una sosta ad un benzinaio , più di qualche russo mi chiede da dove vengo e dove sia diretto e tutti si meravigliano che viaggi da solo, qualcuno mi fa capire che sono coraggioso e gli racconto che ho sempre viaggiato da solo o con la mia compagna.

Alle 19,20 arrivo a Ufa, mi sistemo in un motel piuttosto scadente frequentato da tutti camionisti, l’impatto è piuttosto forte, ma poi prendo confidenza e familiarità con buona parte di loro. Divento un idolo , fanno foto e mi invitano a bere una birra, che gentilmente rifiuto perché sono stanco e voglio rimanere ancora lucido.
La signorina addetta all’ accettazione mi consiglia di portare tutti i bagagli in camera e cosi faccio. Inoltre copro con il telo la moto per renderla meno visibile. L’ invito di portare tutto in camera, da parte della reception e di alcuni camionisti, mi mette un po’ di agitazione per paura che possa succedere qualcosa alla moto. Alcuni di loro mi comunicano che mi hanno visto in viaggio.
Sono le 23 e il traffico nel parcheggio del motel aumenta, scatto qualche foto ricordo con i camionisti, dopodiché li saluto e vado in camera.

Giunto nella mia stanza sento alcuni autotrasportatori parlare di un italiano venuto in moto. Dentro di me rido, perché non credo che sia una “impresa”, visto che è la settima volta che attraverso buona parte della Russia e buona parte della Siberia.

Ceno con del pane ed una scatoletta di tonno e poi il meritato riposo. Sprofondo in un lungo sonno. Alle sette del giorno dopo mi affaccio alla finestra, nel piazzale del motel vedo pochi camion, la maggior parte dei camionisti è partita. Saluto i pochi rimasti e parto.

Arrivato sugli Urali faccio una brevissima pausa per indossare indumenti più pesanti, è presente anche una fitta nebbia e quindi devo fare molta attenzione nella guida. Per vedere meglio accendo i fendinebbia della moto, ancora a poca distanza dalla prima sosta mi fermo per rifornimento di carburante e mangio alcuni biscotti, il cielo è nuvoloso ed in alcune zone della strada c’è acqua, probabilmente la pioggia della notte.

Alle 11 concludo l’ attraversamento degli gli Urali, subito il cielo è sereno.
Alle 12,45 altra sosta stavolta indosso abiti più leggeri, la temperatura è di 22 gradi. Alle 14 mi sopraggiungono colpi di sonno, mi fermo ad una stazione di servizio di carburante e riposo per un po’.

Mi trovo a 250 km da Kurgan , domani entrerò per la mia terza volta in Kazakistan, mi auguro tanto di trovare strade migliori rispetto ai miei 2 tour precedenti.

Riposatomi, continuo a viaggiare fino alle 16 poi faccio rifornimento carburante e conosco due Ucraini che con i loro cinquantini devono raggiungere Vladivostok.

Parliamo un po’, facciamo due foto e proseguiamo nella stessa direzione, ma con ritmi completamente diversi.
Alle 20 sono a Kurgan, il tempo è pessimo, fortunatamente non piove.
Alloggio in un motel vicino ad una famiglia rom, questi ultimi sono molto interessati alla mia moto e, onestamente, sono un po’ preoccupato nel lasciarla tutta la notte vicino alla loro dimora.

Per stabilire un buon rapporto con loro, regalo ai bambini giocattoli mentre agli adulti dei cappellini. Copro la moto rendendola meno visibile, mi congedo salutandoli e vado in camera .Il 22 luglio alle 5,30 sono in piedi, guardo immediatamente alla finestra , il cielo è nuvoloso, spero di trovare durante il mio soggiorno in Kazakistan bel tempo, altrimenti affrontare le pessime strade con pioggia e con il carico della moto sarebbe difficile.

Dopo un ‘ora parto, e proseguo fino al confine Russia/Kazakistan, dove arrivo alle 12,15 facendo sosta nella città di Petropavlovsk, situata a 60 km dal confine russo, essa fa parte della Siberia.

Scelgo un confortevole ed elegante albergo al costo di 40 euro.
Faccio una doccia, mi cambio e vado a visitarla camminando per molte ore. Attraverso un viale alberato chiuso al traffico, per gran parte della sua lunghezza, qui molte persone passeggiano indisturbate dal traffico. Lungo il tragitto vedo la bella chiesa russo ortodossa con la cupola a bulbo, circondata da graziosi cottage in stile russo.

Rimango a girovagare in città, fino alle 20. Rientrato in albergo subito sopraggiunge un grande temporale. Il fuso orario rispetto all’Italia è di quattro ore. Dopo cena controllo i visti del mio passaporto, purtroppo mi accorgo che sono stati fatti con scadenze troppo vicine per cui dovrò aumentare la mia andatura di marcia , per non perdermi ciò che mi sono promesso di visitare.

Il 10 agosto devo essere fuori dal Kazakistan dopo aver visto Kirghizistan ed Uzbekistan.

Il giorno dopo alle 4,30 sono già in piedi preoccupato per come ho valutato i visti, devo aumentare l’andatura del viaggio.
Alle 13,30 sono ad Astana, incontro un motociclista Russo il quale si offre di accompagnarmi al di fuori della città per 30 km.

Viaggio nella steppa fino alle 23; di notte osservo il cielo, ho la sensazione di esserne schiacciato e che le stelle siano cosi vicine da poterle prendere allungando la mano. Mi fermo in un Motel, pago solamente 1000 rubli per il pernottamento e 270 per la cena. Alle 23,56 mi metto a letto piuttosto stanco, ho viaggiato per quindici ore e mi trovo a 900 km da Almaty.

Il giorno seguente alle 5,30 mi sveglio, sento un forte odore nauseante, non riesco a capire di cosa si tratti, se è del cucinato o altro. Alle 7, dopo aver fatto colazione con due uova, parto e attraverso nuovamente la steppa: la considero come un oceano, tolto qualche benzinaio il traffico relativo e qualche piccolissimo villaggio, non c’è niente.
Mi auguro che vada tutto bene, perché avere una avaria del mezzo qui o sentirsi male comporterebbe seri problemi.

Durante le soste, le persone mi chiedono da dove io venga; racconto il mio giro, mi stringono la mano e portano l’altra verso il loro cuore in segno di stima, gratitudine e solidarietà nei miei confronti.

Alle 15 mi fermo in un casolare, la temperatura è di 37 gradi, ma la sensazione è molto di più.
Mi butto per terra e dormo per un po’ perché più volte ho avuto la sensazione di colpi di sonno.
Riposatomi quarantacinque minuti, prima di partire prendo un caffè in un punto di ristoro, mi siedo e davanti a me noto una carcassa di una pecora avvolta in una busta di plastica con sopra un asciugamano e molte mosche, la carne sarebbe stata cucinata e offerta ai clienti.

Continuo a sorseggiare il caffè, venendomi alla mente i ricordi dei miei tour in Africa, situazioni ancora più disgustose. Dentro di me mi penso ….. fortunatamente non mangio carne.

Mi rimetto in viaggio e alle 17,30 in una pausa conosco una coppia di Neozelandesi, mi trattengo un po’ con loro facciamo alcune foto e poi si prosegue nella stessa direzione, chi prima chi dopo.

Alle 19,30 una sosta a 70 km da Almaty, il panorama cambia radicalmente la steppa si trasforma in prati verdi e alberati e in fondo montagne innevate al di là delle quali c’è la Cina.

Alle 21,30 sono in città , visitarla non mi interessa, chiedo il prezzo ad un albergo troppo caro e faccio sosta in un benzinaio dove ad una graziosa ragazza chiedo se posso sistemare la tenda nelle vicinanze, mi offrono uno stanzino dove c’è un letto fatto di cartoni, accetto volentieri ed è cosi che passo la notte.

La mattina appena alzato mi offrono anche la colazione , li saluto tutti e li fotografo per ricordarmi di loro.

Il 25 luglio alle 8,45 sono fuori dalla città, sono contentissimo, perché gli automobilisti sono piuttosto indisciplinati. Le possibilità di fare un incidente qui sono frequenti.

Alle 12,30 prima del confine del Kirghizistan, consegno a dei bambini dei peluche, loro corrono come impazziti verso altri coetanei i quali vedendo i regali vengono da me e ricevano giocattoli e cappellini.

Alle 13 finalmente attraverso il Kazakistan ed entro in Kirghizistan attraverso 40 km di strada battuta con sassi e pietrisco, sono fortunato, il tempo è stupendo e l’impegno su queste strade è ripagato da magnifici paesaggi.

Alle 17 arrivo a Karakol una tranquilla cittadina dagli edifici bassi con strade secondarie. Attorno alla città si estendono vasti frutteti di mele. Visito la moschea cinese costruita nel 1910 da un architetto e 20 artigiani senza l’utilizzo di un solo chiodo e completata dopo tre anni di lavoro.

Poi la Cattedrale della Santa Trinità e il Parco Pushkin. Rimango nella città due giorni ,nell’occasione lavo la biancheria e faccio manutenzione alla moto.

Il 27 Luglio lascio Karakol. Alle 10,30 mi ferma la polizia che mi contesta un’infrazione sulla velocità (20 km in più) vogliono 100 dollari li contesto in modo deciso e brusco e sono costretto a sbarcare 20 euro. Comunico ai militi che mi sarei rivolto alle autorità segnalando il loro numero di matricola, la loro targa e ciò che era successo, uno si spaventa e mi restituisce il denaro. Poco dopo mi fermo per controllare che non abbia lasciato nessun documento alla polizia, parcheggio la moto su un falso piano con me sopra il mezzo cade e rischio di farmi male. Subito allarmato chiamo un pastore per farmi aiutare ma in due non ce la facciamo; chiedo assistenza ad un conducente di un’autovettura all’inizio sembra che si fermi, poi prosegue dritto.

Per fortuna, subito un’altra macchina con due uomini si ferma ed in quattro solleviamo la moto con tutto il suo carico. Valuto i danni, come miracolato neanche un graffio ne io ne al mezzo. Provo ad accendere la moto per tre volte. Non dà segni, vivo un momento di panico, insisto e finalmente il motore risponde, ricontrollo accuratamente il tutto, salgo, saluto il pastore e via.
Provo i freni, la traiettoria della moto, tutto va bene, un grande sospiro e il viaggio continua.

In un piccolo centro mi fermo e mi rendo conto che la borsa di destra è stata completamente spinta all’interno verso la ruota, con uno scalpello faccio forza e la borsa ritorna nel suo stato iniziale, adesso è tutto a posto.

Risalgo in moto e continuo nel mio viaggio. Arrivato alle 17 a Bishkek, capitale del Kirghizistan, decido di non fermarmi perché troppo grande e caotica, la percorro in moto e nell’occasione vedo la Piazza Ala -Too, una vasta distesa di cemento che prima del 1991 si chiamava Piazza Lenin.

Proseguo per circa 60 km, fino a quando incontro un piccolo centro e chiedo ad alcune persone se c’è in zona un motel. Un giovane si offre di accompagnarmi facendomi strada con la sua macchina. Lo seguo, fino ad arrivare ad un albergo, trattiamo, il prezzo 1400 moneta locale, dico che è troppo e ci mandano ad un centro sportivo. Arrivati, comunico che mi va bene, chiedo quanto costa, ma il baldo giovane mi rassicura che ha già saldato il conto: rimango di stucco. Mi chiede se devo cenare e se vogliamo andare.

Il tempo di farmi una doccia, indossare abiti puliti e salgo sulla sua macchina destinazione ristorante dove mangiamo abbondantemente e bene.
Chiedo di pagare il conto ma non me lo permette. Mi faccio accompagnare in un centro di internet per comunicare la mia posizione a familiari ed amici e nell’occasione gli mostro il mio sito e la mia pagina di face book.

Poco dopo mi accompagna alla mia dimora, perché deve rientrare da sua moglie e dai figli.
Il 28 luglio alle 6,25 sono in piedi, già di prima mattina fa un caldo asfissiante, mi metto in viaggio.

Dopo aver attraversato montagne anche innevate, arrivo in un magnifico paesaggio dove ci sono tantissimi nomadi che vivono nelle loro Yurte.

Mi fermo e prendo confidenza con una famiglia, la quale mi offre da mangiare. In cambio offro loro pistacchi e bustine di the.
Guardo attentamente come cucinano, come sistemano le loro tende, le loro mandrie di cavalli e tanto altro. Trascorso del tempo con loro, li saluto e prima di ripartire mi consegnano del formaggio.

Proseguo molto sereno e calmo, osservando il paesaggio che mi circonda.
Alla mia destra pascoli verdi dove indisturbati vi sono cavalli, alla mia sinistra monti innevati e praterie attraversati da un limpido e gelido ruscello.

Alle 10,30 faccio sosta vicino al torrente ,faccio alcune foto di cui una anche alla moto e a me vicino ad un cartello stradale che indica la località di Om a 475 km.
Il panorama meraviglioso mi fa compagnia nel viaggio e nelle soste la temperatura segna 43 gradi.

Viaggio fino alle 19,30 per poi sostare definitivamente adun distributore di benzina. Ho a disposizione una branda e acqua per cucinarmi e lavarmi. Prima di riposarmi comunico con il gestore e nella serata mi trattengo con alcuni bambini incuriositi dalla moto. Gli regalo dei giocattoli.

Alle 22 mi sdraio sulla rete ed osservo ancora una volta il cielo limpido e stellato.
C’è molta afa, fortunatamente dormo bene e mi alzo piuttosto riposato.Mi trovo a 100 km da Osho.

Alle 5,30 del 29 Luglio, mi sveglio con il canto dei galli e con la preghiera proveniente dai minareti delle moschee.

Mi metto in viaggio e mi dirigo verso il confine dell’Uzbekistan, spero che mi facciano entrare perché il visto parte dal 1 Agosto.

Arrivato in frontiera prego tutti i Santi affinché non si accorgano del giorno di emissione del lasciapassare e fortunatamente è cosi.
Qui ho modo di scherzare e dialogare a modo mio con polizia e doganieri, due di loro sono praticanti di arti marziali, abbiamo l’opportunità di scambiare alcune tecniche sotto l’occhio sorridente dei passanti.

Alle nove della mattina sono in Uzbekistan, subito gli abitanti del luogo manifestano simpatia, cordialità e ospitalità nei miei confronti.

Alle 12 mi trovo a 300 km da Samarcanda, ho percorso fino a qui oltre 12.000 km; viaggiare è uno sforzo notevole la temperatura è di 40 gradi ma sembra molto di più, nella steppa si vede il riflesso del calore quasi sembra nebbia. Circolano pochissimi tir e macchine, proprio a causa dell’eccessivo caldo.

Nelle soste tutti mi salutano, in particolar modo i conducenti dei tir (loro sanno cosa vuol dire viaggiare e venire da lontano).
Quando parlo con loro rimangono meravigliati dello sforzo e dell’impegno che posso aver fatto partendo da solo dall’Italia.
Ad un distributore di benzina faccio il pieno ma, convinto che il gestore mi ha truffato sul prezzo, faccio presente ciò alla polizia e me ne vado.

Arrivato ad un punto ci sono dei controlli particolari, perché bisogna attraversare moltissima strada ove non ci sono benzinai. I poliziotti mi consigliano prima di avventurarmi di riempire anche la tanica. Ritorno indietro nella speranza di fare presto, un primo benzinaio non ha carburante, ritorno allo stesso in cui mi sono rifornito in precedenza e dove secondo me ero stato ingannato nel prezzo. I due giovani che gestiscono, si rifiutano di farmi il pieno.

Più volte li imploro perdendo la pazienza, la voglia di prenderli a schiaffi è tanta ma non posso permetterlo per non avere ripercussioni serie su di me.

Mi rivolgo alla polizia , un poliziotto mi dice di seguirlo e, arrivati al distributore, il milite arrabbiato comunica ai due di fare il loro dovere. Ringrazio tutti e continuo per la mia strada. faccio molta attenzione, ho 20 litri di carburante sul bauletto e l’ andatura è molto tranquilla.

Alle 16 sono nuovamente al controllo, ma avendolo già effettuato prima subito mi fanno passare. Nella prima sosta mi procuro 5 litri di acqua.

Affronto il deserto roccioso per oltre 400 km ad una temperatura di 50 gradi. I Tir viaggiano con il cofano aperto per far si che il motore prenda più aria.
In una pausa mi alleggerisco di tutto levandomi stivali, calzini e giacca il caldo è insopportabile, guardo il panorama: strada e roccia.
Chiunque passa mi saluta e mi chiede con la mano se è tutto O.K. Rispondo con un sorriso e confermo a gesti che tutto va bene.

Incomincio a mangiare e in questo istante si ferma un tir con due adulti ed un bambino. Mi invitano a consumare con loro una pizza e del melone fresco.
Accetto volentieri, ringrazio e comunico anche a loro il mio itinerario, rimangono sorpresi e compiaciuti.
Mi offrono due bottiglie di acqua da portare con me.

Viaggio fino alle 20,45 per fermarmi in una stazione di servizio. C’è un magnifico prato inglese, chiedo se posso riposarmi qui. Mi autorizzano, ma prima di farlo instauro un rapporto con molti giovani che lavorano qui in stazione.
Scattiamo anche delle foto ricordo e poi mi offrono del cibo e bevande. Nel frattempo osservo il traffico nella strada, è impressionante. Molti viaggiano approfittando che la notte è più fresca. Dopo mi infilo nel mio sacco a pelo e dormo profondamente fino alla mattina seguente.

Il 30 luglio sono a Samarcanda, alle 12 scelgo un magnifico albergo al costo di 40 euro. Dopo aver pranzato e riposato esco alle 15,30 andando a visitare la città. La prima cosa che visito è il Registan, un complesso di maestose e imponenti medressa, un’insieme quasi esagerate di maioliche, mosaici azzurri e vasti spazi armoniosi.
E’ il principale monumento della città e uno dei luoghi più singolari di tutta l’Asia centrale.

Poi è la volta di la Medressa di Ulughbek , la Moschea di Bibi Khanygm ultimata prima della morte di Tamerlano. Poi la Shah-i-Zinda questo viale di tombe rimane il luogo più suggestivo di Samarcanda.
In ultimo la moschea di Hazrat-Hizr incendiata da Gengis Khan e negli anni novanta restaurata da un ricco cittadino di Bukara.

Il Primo agosto alle 8,30 parto da Samarcanda per arrivare a Bukhara, percorrendo la strada vedo benzinai chiusi, finalmente alle 10,30 ce n’è uno aperto. Faccio il pieno alla moto e alla tanica.
Mi confermano che c’è difficoltà nel paese di reperire benzina e che è disponibile solo nelle grandi città. Nel percorso non si trovano posti di ristoro e vendita di acqua, la temperatura dell’aria sale, adesso è di 45 gradi.

Continuo a viaggiare fino alle 13,30 per sostare in una zona ombrata . Pranzo e mi ricarico con una bevanda ricca di sali minerali.
Alle 15 sono in albergo a Bukhara. Mi rigenero con una bella doccia, mi vesto e risalgo in moto per visitarla.

Bukhara, la città più sacra dell’Asia centrale, possiede edifici millenari e un centro storico tuttora abitato, che probabilmente non è cambiato molto nel corso degli ultimi due secoli.
Nel centro della città si trovano molte medressa, una massiccia fortezza reale e i resti di un mercato un tempo molto vasto.
Ritorno in albergo alle 22, dopo aver visitato i siti di maggior interesse della splendida città.

Il giorno seguente parto, mentre viaggio alle ore 9 la polizia mi ferma e mi contesta un’ infrazione al codice della strada viaggio, a 10 km in più .Mi controllano passaporto e patente e mi lasciano andare senza sanzionarmi.

Alle 12,30 sono nuovamente a Samarcanda e mi fermo sulla via principale dove precedentemente avevo dormito in un albergo. Mi trattengo con commercianti che avevo conosciuto nel mio soggiorno a Samarcanda. Racconto il mio tour facendo vedere alcune mie foto e più di qualcuno chiede di fare un piccolo giro in moto. Tutti ne scendono contenti ed entusiasti.

Dopo aver pranzato mi rimetto in viaggio fino a Tashkent.
La polizia mi comunica che attraversare il confine è concesso solo al personale a piedi. Non gli do retta, dopo 20 km arrivo ad un posto di blocco, mi confermano che devo assolutamente ritornare indietro.

Prendo nuovamente a viaggiare andando al confine che mi hanno indicato i poliziotti di frontiera. Trovare la strada non è facile, più volte mi fermo per chiedere le indicazioni alla fine arrivo al confine Uzbekistan/Kazakistan alle 2 di notte, sono stanchissimo e confuso. Un doganiere ubriaco che a stento si alza dalla sua sedia, mi chiede il passaporto e poi pretende la fotocopia del documento. Dichiaro che non ce l’ho ed esige 100 euro. Rispondo che non sono d’accordo. Mi faccio registrare e con decisione, gli strappo dalle mani il mio documento per allontanarmi, ma a questo punto ne interviene un altro per un ulteriore controllo.
Dichiaro di essere già stato registrato e di lasciarmi andare. Lo fa senza ostacolarmi.

Altro controllo in Kazakistan, dove passo ben due ore. Mi ispezionano i bagagli ed una volta uscito affronto la steppa. Ma è notte fonda, ritorno indietro, mettendomi vicino ad un tir. Tutti i miei preziosi li metto custoditi nelle borse della moto e pernotto per terra senza neanche mettere il tappetino. Mi copro solamente con il telo della moto. Riesco a dormire fino alle 5,30. Mangio per colazione un po’ di pane e proseguo nel viaggio.

Alle 11 della mattina sono a Shymkent. Breve sosta.
Riprendo fino alle 18,30 per fermarmi definitivamente in un motel. Ceno e alle 21 vado subito a dormire.

Il 4 Agosto riparto. Alle 7, durante una sosta, la moto rischia di cadermi, ma con tutta l’energia rimasta riesco a tenerla.

Ripasso nuovamente per Astana, dove prendo l’autostrada che mi porta in direzione di Petropavlovsk . Mi trovo a 30 km dalla città, è buio fitto e sto attraversando strade in terra battuta con moltissima polvere, più volte rischio di cadere, anche perché la polvere dei tir e delle macchine mi impedisce di vedere la strada.

Vedo un motel e domando il prezzo per una camera. Mi chiedono una cifra folle e rispondo a gesti che sono matti. Risalgo in moto e proseguo facendo molta attenzione, fino ad incontrare un benzinaio dove mi fornisco di carburante dato che ormai ne ero quasi sprovvisto. Chiedo se posso utilizzare un loro spazio per aprire la mia tenda. Il metronotte da risposta favorevole. Gli offro un gelato e una bevanda, vado riposarmi, sono stravolto.

Il giorno dopo alle 5 mi alzo smonto la tenda preparo i bagagli e riparto. Alle 7 sono alla dogana del Kazakistan, in trenta minuti sono in quella Russa, sposto le lancette dell’orologio per il fuso orario, alle 20 pernotto in un motel sugli Urali, mi trovo a 114 km da Ufa.
Il giorno dopo riparto ma dopo un paio di ore ho bisogno di fermarmi, accuso stanchezza.

Dal giorno della partenza ad oggi ho percorso oltre 17.000 km.

Verso le 17 mi fermo in un negozio per comprare qualcosa da mangiare. Un signore mi riconosce comunicandomi che mi ha visto viaggiare in Kazakistan, ci mettiamo per un po’ di tempo a parlare e poi riprendo la mia destinazione. Alle 19 riconosco un motel dove ho pernottato nel viaggio di andata, mi fermo e riprendo nuovamente la stessa camera, la numero tre.

In seguito cambio le pasticche alla moto, faccio un controllo generale del mezzo ed una bella doccia. Mi preparo la cena e rimango un po’ in strada a vedere il traffico, la maggior parte dei tir.

Alle 22 sono a letto. Il giorno dopo pernotto a Belgograd, alle nove sono in frontiera Russa, velocemente in quella Ucraina, rimetto di un ‘ora indietro le lancette dell’orologio per il fuso orario.
Attraverso la Trasnistria con le solite pignolerie burocratiche, ma stavolta risolvendo il tutto in trenta minuti

8 Agosto: sono in Moldova , dove rimango fino alla fine del mese.

Il 1 settembre sono a Roma.

Il tour in solitaria è durato 38 giorni attraversando i seguenti stati:

Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Kosovo, Romania, Moldova, Trasnistria, Ucraina , Russia, Kazakistan , Kirghizistan, Uzbekistan, Ungheria.
Effettuati 23.000 km con Honda Crosstourer
Colgo l’occasione per ringraziare gli sponsor che hanno aderito al tour. Acerbis, Alta Quota, Bergamaschi, Bagster, D’Amico Design, Faster 96, Gubellini, Klan, Interphone, Lightech, Mafra, Metzeler, Motocentro Marconi, Nolan, Putoline, Pronto Visto, Rinolfi, SIXS, Teknoselle, Tucano Urbano, Vendramini.

Marcello Carucci - Tour 2013 - Arrivo al Colosseo

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