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Sardegna: dal Sinis all’isola di S. Pietro
1-18/07/2006 di Alberto Gottardis |
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Diario di viaggio di Alberto, Paola, Chiara e Davide da Trieste alla volta della Sardegna con il nostro meraviglioso compagno Arca America 403. |
| 01/07/06 |
Ci siamo; dopo mille impegni dell’ultima ora, si parte. Sono le 16.30, ottimo orario per andare in vacanza! …e quale non è?
Sostiamo lungo la A1 nel parcheggio Canova per la cena e poi riprendiamo la strada verso Livorno, nostra prima tappa. Avrei voluto uscire a Firenze Signa per percorrere la superstrada invece che la A11, ma scopro con rammarico che l’uscita e momentaneamente chiusa e ciò mi costringe ad un giro piuttosto tortuoso attraverso delle provinciali per infine ricongiungermi alla FI-PI-LI.
Pensavo di fermarmi a Marina di Pisa, dove avevo letto di un A.A., non facendo i conti con il week end, ovviamente è esaurita e non ci rimane, come molti altri equipaggi, la soluzione del parcheggio nelle vie limitrofe. |
| 2 luglio |
Diciamo, che la spiaggia che mi ritrovo al mattino non è quella che immaginavo; non voglio dire che il posto sia brutto ne che mi aspettavo uno spiaggione, ma i tratti di sabbia sono esigui, anzi direi che sono dei fazzoletti e non c’è spazio nemmeno per stendere l’asciugamano. Ok! Ci diamo una “sciacquatina” nel mare toscano e togliamo le ancore. D’altra parte la giornata era destinata alle visite dei pareti di stanza a Livorno, quindi sotto con i doveri.
Dopo una pizza in serata con i cognati, imbocchiamo l’Aurelia e ne usciamo a S. Vincenzo, pochi km. a nord di Piombino, ci fermiamo per la notte in un piccolo parcheggio oltre i binari svoltando a destra e risalendo la strada per quasi un km.. Qui ci troviamo con gli amici di sempre provenienti da Torino. |
| 3 luglio |
Al mattino presto siamo già all’imbarco a Piombino, e con un po’ di ritardo il nostro traghetto per le sospirate vacanze salpa.
Il programma prevede qualche giorno di sosta in campeggio, per rinfrancarsi gli adulti e per dare l’opportunità ai ragazzi di sfogarsi tra discoteca, biciclettate e …vita notturana, così ci dirigiamo al camping Isuledda poco sotto Palau. |
| 4-5-6 luglio |
Giornate tranquille di relax. |
| 7 luglio |
Io e Paola erano già due giorni che scalpitavamo per partire, non siamo proprio tipi stanziali… Lasciamo momentaneamente i nostri amici al camping e affrontiamo la “libera Sardegna”. L’itinerario previsto per la giornata odierna è quello di scendere lungo la costa orientale per poi in serata fare l’attraversamento verso Oristano e arrivare alla penisola del Sinis nostra prima vera meta.
Percorrendo la statale 125 visioniamo Marina di Iu Impostu, che troviamo piena e troppo complicata per la sosta, quindi superiamo Budoni e svoltiamo a sinistra lungo un piccolo tratto di sterrato che ci conduce ad un parcheggio attrezzato anche per camper dove chiedono &euro 10 per 24 ore compreso il carico dell’acqua.
Siamo proprio dietro la piccola linea di pineta che separa l’entroterra dalla spiaggia. La nostra idea era di starcene il pomeriggio e ripartire rapidamente, anche prima di cena; sarà il sapore della libertà, la spiaggia e il mare deliziosi, sta di fatto che ci ritroviamo al camper alle 19.30. Nulla è perduto.
Veloce doccia, quindi riempiamo la pancia e pronti per l’attraversata sarda.
La S.S. 131 DCN (che vuol dire me lo domando ancora) è in ottimo stato, altro che la Ravenna - Orte! In due ore arrivo a Putzu Idu sulla penisola del Sinis, supero il paese e mi dirigo a Mandriola, qui trovo subito la segnalazione del parcheggio camper in direzione Su Pallosu. Si è fatto buio e la stradina sterrata e i camper parcheggiati mi inducono a dirigermi immediatamente verso di loro, …ma l’entrata è ovviamente dalla parte opposta!
Il parcheggio è separato dalla spiaggia da una piccola collinetta, che non impedisce alla brezza marina di arrivare alla mia mansarda. Notte tranquilla e fresca. |
| 8 luglio |
La sosta costa &euro 7 dalle 8 alle 20.00, si possono pagare anche frazioni da due alle sei ore. La spiaggia è divisa in due grandi tronconi, una piccola isola li separa, lasciando il tratto a sinistra battuto dalle onde e dal maestrale che questa mattina soffia leggermente, rendendo invece il tratto a destra molto tranquillo anche per il benefico frangersi del moto ondoso contro una specie di barriera rocciosa di poco sommersa. Tant’è vero che poi verso il tardo pomeriggio, quando il maestrale rinforzerà un pochino e le onde si faranno più imponenti, i ragazzi del luogo le cavalcheranno con i surf facendo delle buone performance.
La nostra giornata trascorre piacevolmente al mare e prima della cena con i nostri ragazzi, in un entusiasmo a forza placato…, ci incamminiamo verso la cima del costone, dove sorge una delle innumerevoli torri di avvistamento sarde.
Lo spettacolo che ci si presenta è mozza fiato, verso nord distinguiamo il porticciolo di Su Pallosu e in lontananza le spiagge di Is Arenas , a sud il costone roccioso di Capo Mannu, in fondo delle alte falesie bianche, mentre di fronte a noi c’è l’isoletta Di Mal di Ventre.
La serata la trascorriamo al bar/trattoria Sottovento, proprio sulla spiaggia, mangiando discretamente a prezzo fisso &euro. 23/adulti e &euro. 15/bimbi.
Decidiamo quindi di rimanere a dormire al parcheggio, e ripartire l’indomani molto presto. |
| 9 luglio |
Alle 8.00 siamo già sullo sterrato che unisce le località di Mari Ermi a Punta Is Arutas, visioniamo i due agricampeggi che insistono fronte mare, e scegliamo il Muras. A &euro.10 si soggiorna con alcuni lavatoi per piatti all’esterno, dei wc e delle docce, l’acqua non è potabile. La spiaggia è lunga ma non molto ampia, i granelli sono come chicchi di riso, il mare è subito profondo. Bello!Il problema ce l’abbiamo invece con la linea telefonica. Qui il cellulare Tim non prende, mi pare di ritornare agli inizi dove eri sempre in cerca del campo. Le tacche appaio solo se si arriva sulla cima del colle retrostante, ma non posso mica passare la mia mattinata a fare la piccola vedetta? Si, perché la nostra amica Anna, che sta arrivando da Cagliari, per passare la giornata con noi, non conosce molto la zona e non è una gran navigatrice. Fortunatamente tra sms arrivati e non, e con avvistamenti da sbarco in Normandia ci si trova.
Il secondo problema della giornata riguarda la televisione, stasera l’Italia si gioca il mondiale. Noi in camper non l’abbiamo, qui non c’è un bar, o si va a piedi fino al ristorante in fondo alla spiaggia o… un magnanimo campeggiatore, tira fuori da una roulotte un televisore e lo piazza a mo’ di maxischermo, …cioè minischermo. Va bene così! Viva l’Italia e viva i campioni del mondo. |
| 10 luglio |
Cerchiamo anche oggi di andarcene via presto poiché vorremmo visitare il sito archeologico di Tarros ad un ora “umana”. Sono le 8.30 che parcheggiamo dietro la chiesa paleocristiana di S.Giovanni, dove constatiamo che alcuni camper hanno trascorso la nottata, il parcheggio costa come a Su Pallosu, noi scegliamo questa volta di fermarci per 6 ore al costo di &euro 5.25.
Decidiamo di sfruttare il trenino che continuamente percorre la strada, in salita, che porta al sito archeologico e poi continua fino sotto la punta della penisola sfiorando tutte le spiagge che ci sono nel circondario. Costa &euro 2/ad. e &euro 1.5/bim. Facciamo quindi un giro fino all’estremità e ci facciamo riportare al sito archeologico. La visita guidata comincia alle 9.30, si paga &euro 4/ad. e &euro 2/bam., il luogo risulta affascinante ed interessante, ma alla conclusione, dopo un ora siamo cotti, cotti dal sole. Fortunatamente ci siamo portati dietro costume e asciugamano, riprendiamo quindi il trenino che ci lascia in una piccola baietta all’interno del cosiddetto “mare morto”, cioè la parte che da sul golfo di Oristano, mentre quella esterna viene detta “mare vivo”, ovviamente il significato è legato al movimento ondoso e non, dei mari. Qui l’acqua è oltre che tranquilla è particolarmente trasparente. Dopo il caldo di prima il fresco dell’acqua è impagabile.
Oggi è comunque una giornata di trasferimento e quindi verso le 14, riprendiamo il trenino che ci riporta al paese. Breve visita alla bella Chiesa, che pur essendo spoglia trasmette delle meravigliose sensazioni; quindi in marcia verso Oristano, dove contiamo di fermarci per fare provviste e per caricare e scaricare i liquidi del camper. In via Petri, dopo aver scaricato le grige, scopro con rammarico che lo scarico deve essere intasato poiché defluiscono molto lentamente, quindi decidiamo di spostarci a quello in via della Repubblica, per scaricare la cassetta delle nere.
Ripartiamo dirigendoci verso Arborea, attraverso grandi distese di campi coltivati a mais; giunti a Marceddì ci fermiamo di fronte al ponte che reca l’insegna di divieto di transito, ponendoci un grande punto interrogativo.
Una signora, ci racconta che il ponte ha un problema annoso, relativo alle responsabilità; per tutto quello che potrebbe succedere al manufatto stesso, quindi se abbiamo capito bene nessuno lo ha mai preso in carico e si è ben pensato di fare all’Italiana!!! Ci mettiamo un cartello e che ci passino sopra…
Sta di fatto che il percorso è lungo e la carreggiata è molto stretta, un camper ed una macchina non transitano in contemporanea. Bisogna stare molto attenti a percorrerlo senza avere auto in senso contrario.
Arriviamo a Torre dei Corsari poco prima delle 19.00, con una fame da lupi, visto che il nostro pranzo a Tarros è praticamente saltato a scapito del mare.
Chiediamo a che ora servono le pizze alla prima pizzeria che incontriamo e mentre aspettiamo la fatidica ora, ammiriamo la bellezza naturale delle dune di sabbia che sovrastano la spiaggia della suddetta località. Sono fantastiche.
Qui commetto un piccolo errore, non ascolto Paola e quindi non scendo fino alla spiaggia con il camper dopo la cena. Avremmo trovato il parcheggio per i nostri mezzi e saremmo stati già da domani assieme ai nostri amici torinesi che finalmente si sono “scollati” dal campeggio e ci stavano raggiungendo.
Proseguiamo fino ad arrivare a Marina di Arbus, dove notiamo poco dopo il paese, su uno spiazzo sterrato fronte mare, alcuni camper in sosta. E’ il ps indicato su T.I., ci sistemiamo nelle vicinanze e poi tutti a nanna. |
| 11 luglio |
Al mattino scopriamo purtroppo che il mare è poco accessibile, le lastre di pietra continuano sott’acqua, a pochissima profondità, coperte di alghe e limo, rendendo difficile l’entrata, nonché la spiaggia alcune centinaia di metri verso il paese è letteralmente coperta da cumuli enormi di alghe in secca. Dopo una veloce pianificazione, decidiamo di ripartire immediatamente, dirigendoci a Piscinas.
La strada sterrata e i due guadi non risultano particolarmente disagevoli, sicuramente il tratto che porta al secondo guado è meglio farlo in discesa che in salita, non altro per la difficoltà che potrebbero avere i mezzi con trazione anteriore in salita in corrispondenza delle 2 o 3 curve quasi a tornante .
Arrivati all’incrocio dove viene segnalato il divieto di accesso ai camper, non vediamo nessun mezzo parcheggiato nel piccolo piazzale antistante e quindi, non conoscendo l’esatta distanza dalla spiaggia, ci dirigiamo al campeggio comunale che dista ulteriori 2/3 km. dal bivio.
Devo confessarvi che sono rimasto piuttosto esterrefatto da questo campeggio; intanto sono disponibili si e no una decina o poco più di posti camper, nè il carico, nè lo scarico delle acque è compreso anche se si soggiorna per più giorni, la navetta per la spiaggia è soltanto ad alcune ore prestabilite, il costo complessivo quindi non mi sembra economico, insomma sarà anche comunale, sarà per la distanza, ma io non lo ho apprezzato per nulla.
Visto che alla spiaggia possiamo andare o alle 13 o alle 15.30, e siamo poco dopo le 11, decidiamo di sistemarci e magiare velocemente, per imbarcarci su quello dell’ora del sol leone. Il rientro sarà alle ore 19.30.
Quindi armati di ben 2 ombrelloni, e tutto il resto… andiamo a vedere questa meraviglia di Piscinas.
Attendiamo la fine del pomeriggio per dedicarci alla scalata delle dune, molto faticosa ma di indubbia soddisfazione all’arrivo in cima. La spiaggia vista da quassù è affascinante, e viene voglia di isolarsi dagli altri bagnati, raggiungendo i lembi più lontani dell’arenile. Il scendere è un vero spasso, con enormi passi e salti da gigante.
Che dire, indubbiamente è un posto molto bello e caratteristico, con queste enormi dune di sabbia alle spalle, il mare bello e subito profondo, ma la distanza dal campeggio non aiuta ad apprezzarlo appieno.
Telefoniamo dalla spiaggia, visto che al campeggio, guarda caso, i telefonini tim non hanno campo, per consigliare ai nostri amici di ritrovarci all’indomani più a sud. |
| 12 luglio |
Sono le 8.30 e siamo già in viaggio verso Capo Pecora, abbiamo percorso la strada che da Piscinas si dirige verso il centro minerario e quindi a sud. Il Centro completamente abbandonato e così imponente da lasciare meravigliati e anche attoniti pensando alla quantità di persone che lavoravano. A noi ha colpito molto l’indicazione per l’ospedale, sinonimo di infortuni ma anche di un numero elevato di residenti.
Superato il centro minerario, si scende verso il mare lungo una bella e panoramica strada di montagna, con scorci che danno la dimensione del paesaggio montano ricco d’acqua della Sardegna.
Raggiungiamo Capo Pecora e ci affianchiamo finalmente agli amici “torinesi”, parcheggiati placidamente sul piazzale sterrato a margine della fine della strada asfaltata. La spiaggia è di ciotoli e l’entrata al mare non è agevolissima, ma la costa è affascinante, l’acqua è molto trasparente e ricca di pesce. Una escursione nei dintorni con la canoa, ci fa scoprire delle bellissime insenature e una spiaggia che Davide battezza “dei giganti” per la quantità di pietroni rotondi enormi.
Verso sera ci dirigiamo qualche km più a sud nel paesino di Portixeddù.
Nella piazzetta arrivando sulla destra ci sono 4 docce, mentre nella parte pedonale, sempre a destra c’è una spina per l’acqua usata per innaffiate le piante.
Seguendo la strada con l’indicazione del parcheggio, ci si trova sopra la piazza, con due pastini sterrati, dove troviamo già alcuni camper e dove anche noi ci sistemiamo per la notte. Salendo sul promontorio, abbiamo cenato alla pizzeria/ristorante, con una bellissima vista e un buona cucina. |
| 13 luglio |
Giornata interamente dedicata al mare, distesi a crogiolarsi al sole nella bella spiaggia, che arriva fino a Buggerru, con l’acqua calda e tranquilla.
Verso sera, alle 19.00, continuiamo la nostra discesa, attraversando il paese di Buggerru, dove vediamo all’inizio della salita, fronte mare, un area a pagamento per camper e caravan, con utilizzo di tende, come dire un “semicamping”, mentre al porto c’è l’AA e se si vuole a 5&euro l’una si può caricare e scaricare. Il paese è comunque un ottimo riferimento per provviste e qualsiasi altra esigenza.
Si sale quindi la scarpata che sovrasta il paesino e alla fine della successiva discesa troviamo il cartello che ci indica la stradina per Cala Domestica.
Il posto ci affascina immediatamente, è sera, l’area parcheggio per i camper è ampia, fornita di solo carico acqua e di docce calde esterne, ma è vicina alla spiaggia, che è molto bella e soprattutto, vista l’ora, vuota.
Si rimane completamente isolati poiché oltre al buio, il silenzio e le stelle, qui …nessun telefonino prende. |
| 14 luglio |
Dopo una nottata serena, già alle 8 percorriamo il sentierino che dalla spiaggia principale ci porta alla piccola cala laterale, la vera Cala Domestica, attraversando una piccola galleria scavata nella pietra che di per se stessa è già spettacolare; ma nulla a confronto della baia che troviamo completamente vuota e contornata dalle alte rocce. Il tuffo è d’obbligo e la sensazione di piacere per aver scelto quest’isola per le vacanze, ora è veramente al massimo.
Poco più tardi ci raggiungono Angelo Marina e Marco, mentre Ale se ne andato a pesca e la dormigliona di Chiara …arriverà; ma pur con il passare delle ore, la spiaggia non si riempie e rimangono spazi per tutti.
Al pomeriggio girovaghiamo con la canoa di Angelo per gli anfratti, trovando due meravigliose grotte, dove ci si infila all’interno e soprattutto nella seconda illuminata dalla luce del sole attraverso il crollo della volta interna, il mare propone dei colori smeraldo e azzurri incredibili.
Qui commettiamo forse un errore a non rimare una giornata in più, ma la voglia di raggiunger l’isola di S. Pietro ci porta a partire. Quindi alle 18.00 siamo in strada in direzione Portoscuso lungo la S.P. che viene indicata interrotta, ma che da informazioni avute in realtà sembra percorribile. Così lo è. Solo un tratto di circa 1 km. risulta sterrato e stretto, ma più che sufficiente per transitare.
Ci fermiamo lungo il tragitto per ammirare al tramonto il Pan di Zucchero e per una breve veduta di Porto Flavia. Inoltre godiamo degli scenari panoramici che offre la strada che da Masua porta a Fontanamare.
Alle 20.20 ci imbarchiamo a Porto Vesme in direzione Isola di San Pietro, alla modica, si fa per dire, cifra di &euro 39,60.
In 30 minuti siamo all’attracco al porto di Carloforte, dove intravediamo già dal traghetto sulla sinistra i camper fermi nel parcheggio vicino al luna park.
Vista l’ora tarda, ci avventiamo sulla prima pizza al taglio che troviamo sul lungomare e concludiamo la cena con una meravigliosa crep al gelato.
Abbiamo bisogno di scaricare le acque grige e visto che al porto non c’è lo scarico, proviamo al parcheggio indicato da T.I. sopra la stazione dei Carabinieri. Qui le indicazioni per lo scarico non ci sono più, ma i chiusini di ghisa che coprono i pozzetti ci sono ancora. Per correttezza chiediamo a delle persone che abitano nei dintorni, se a loro risulta che si possa scaricare, la risposta per nostra fortuna è positiva. Quindi scarichiamo e ci spostiamo nell’adiacente tratto asfaltato dove sosta già un altro camper per la notte.
Sarà la notte più calda trascorsa in queste vacanze, l’aria proprio mancava, nemmeno una piccola bava di vento, eppure eravamo sulla parte più alta di Carloforte, immaginiamo al porto. |
| 15 luglio |
Siamo diretti alla spiaggia della “Caletta”, dove superato il campeggio e quasi alla fine della strada, troviamo l’AA ( &euro 5,00/g.) gestita dal bar della spiaggia. Si entra in un cancello e sulla sinistra ci sono circa una decina di posti, si può richiedere l’allaccio alla corrente ( &euro 5,00/g.) e si può caricare acqua ( &euro 5,00).
Ci sistemiamo e facciamo un primo bagno nell’attesa che ci raggiungano degli amici di Cagliari. Sarà che è sabato, sarà che amano dormire sta di fatto che all’ora di pranzo arrivano, giusti giusti per sistemare i tavoli all’ombra di gigantesche lavande e mangiare …quasi al fresco.
La serata la trascorriamo al Luna Park, per la gioia dei ragazzi e dei nostri portafogli.
Decisi a cercare un po’ di fresco ci dirigiamo per la nottata alla “Punta”, zona buia , ma sicura, come confermatoci dal proprietario dell’unica casa sul luogo oltre ai magazzini per l’inscatolamento del tonno. |
| 16 luglio |
Effettivamente il luogo ci ha dato quel po’ di refrigerio che ci serviva per trascorrere una buona notte, ma il posto, pur affascinate per la costa frastagliata e le scogliere, impedisce la balneazione sicura e preferiamo quindi spostarci a “Cala Fico“.
Qui troviamo un ampio allargamento della sede stradale sulla curva dove parte la stradina per la cala, ma non contenti decidiamo di scendere fino al mare, poiché sotto intravediamo solo due automobili.
Ci sistemiamo uno dietro l’atro, pronti alla facile conversione per risalire.
Dalle fotografie e da quanto decantata, la baia ci delude sia per la spiaggia poco comoda con le sue grandi pietre e per l’acqua poco limpida e piuttosto sporca.
Parlando con alcune persone che sono dell’isola e che la frequentano spesso, ci dicono sia molto protetta dal vento di maestrale e sia l’unica fruibile in quelle occasioni.
Comunque a noi non è piaciuta e quindi, all’ora di pranzo decidiamo di cambiare aria.
Facile a dirsi difficile a farsi!
Le automobile dopo l’esaurimento dei pochi posti a pettine, si sono parcheggiate lungo la stradina e di conseguenza la stessa è impraticabile per noi così grossi.
In realtà non avremmo dovuto avere così tanta fortuna, vista la nostra stoltaggine, e soprattutto l’arroganza di scendere, ma i proprietari delle tre auto che stavano sulla curva, nel giro di meno di dieci minuti se ne vanno e ci danno il via libera alla risalita.
Che fortuna!!!
Breve visita sotto il sole cocente a Capo Sandalo, dove c’è un ampio spazio asfaltato per fermarsi, ma in pendenze e non sono in vista particolari spiagge. Riprendiamo la strada che in breve tempo ci porta alla spiaggia della “Bobba”, dove il parcheggio sorvegliato da ragazzi è ad offerta libera, ma non è possibile fermarsi per la notte, poiché viene chiuso da una sbarra ad una certa ora della sera.
Il posto è molto bello, ma piuttosto frequentato, con una breve passeggiata, si possono raggiungere i faraglioni detti “le colonne”, molto affascinanti e contornati da varie calette con grandi pietre piatte, raggiungibili abbastanza facilmente e perfette per un tuffo in uno splendido mare trasparente.
Ci lasciamo quindi trascinare e cogliamo l’occasione di un bagno refrigeratore e solitario.
Ceniamo al parcheggio e quindi ci risposiamo a Carloforte per passare nuovamente la nottata al piazzale delle mura sopra i Carabinieri sperando di non soffrire troppo il caldo. |
| 17 luglio |
Per noi è il giorno della risalita verso Olbia. Salutati i nostri amici che si dirigeranno invece all’isola di Sant’Antioco, ci imbarchiamo sul traghetto delle 8.00 per Porto Vesme.
Risalendo l’isola, ci incuriosisce il paesino di San Sperate, addobbato a festa. Purtroppo la sagra della pesca si è conclusa nella nottata precedente, ma la località è molto particolare e piacevole sia per passeggiare che per l’acquisto di frutta e artigianato locale.
Siamo quasi a Siniscola ed io muoio di fame, ma non voglio andarmene prima di aver mangiato in un locale “Sardo” come lo interpreto io.
La fortuna ci assiste, poiché notata una piccola indicazione, decidiamo di seguirla. Ci porta all’azienda agricola Sa Tanca e Bore, dove in mezzo alle vigne, mangiamo molto bene con specialità tutte del luogo, pagando un prezzo onesto fisso (&euro 30 adulti e &euro 15 i ragazzi) con menu fisso ma …infinito.
Ciò ci costringe a una fermata digestiva alla prima spiaggia disponibile sul litorale vicino e precisamente alla Caletta, dove il parcheggio evidenzia un bel cartello di divieto per camper, ma all’interno sono fermi una decina di mezzi, e io se non mi distendo scoppio.
Arriviamo al porto industriale di Olbia alle 18.45, dopo aver sbagliato luogo, perché io sono andato dritto dritto al punto di sbarco dell’andata, convinto che rientravamo a Piombino, invece il rientro è previsto su Livorno.
Quindi imbarco sul ponte scoperto dove rimangono un bel po’ di posti vuoti e partenza con ritardo alle 20.45. |
| 18 luglio |
Traversata tranquilla e fresca, tanto da dover chiudere le finestre, ma arrivo a Livorno con ben 2 ore di ritardo che ci fanno viaggiare proprio nel peggiore orario possibile per il traffico. Quindi dopo file per lavori ed incidenti, arriviamo a Trieste nel primo pomeriggio, stanchi ma molto soddisfatti di una vacanza magica in un isola che non ci delude mai! Grazie Sardegna. |
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