Resoconto del viaggio dal 17/6 al 30/7/2004
PARTECIPANTI: 4 adulti
MEZZI DI TRASPORTO: 2 Camper Laika, Ecovip 4 e Kreos; biciclette.
PERNOTTAMENTO: Camper
ITINERARIO
Pordenone – Tarvisio – Mistelbak – Czestochova - Varsavia – Bialovietza – Trakoi – Vilnius - Penisola di Neringa – Pils Rundales – Riga – Sigulda – Salakina - Tallin – Helsinki – Tallin – Narva - S. Pietroburgo – Novgorod – Mosca – Pskov – Riga – Kaunas – Augustow – Varsavia - Czestochowa – Vienna - Pordenone
DIFFICOLTA’: nessuna di rilievo
SPESE SOSTENUTE
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DISTANZE |
RIFORNIMENTI |
PEDAGGI |
TRASPORTI |
INGRES |
CAMPEG |
EXTRA |
TOTAL |
| ITALIA |
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335 |
40 |
10 |
0 |
0 |
2 |
0 |
52 |
| AUSTRIA CECA |
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1.418 |
106 |
27 |
0 |
0 |
0 |
0 |
133 |
| POLONIA |
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1.674 |
142 |
0 |
6 |
36 |
55 |
6 |
244 |
| REP BALTICHE |
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2.540 |
147 |
0 |
108 |
53 |
150 |
62 |
519 |
| RUSSIA |
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1.756 |
51 |
30 |
50 |
82 |
194 |
74 |
480 |
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| TOTALI |
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7.723 |
485 |
67 |
164 |
171 |
400 |
142 |
1.428 |
A queste spese vanno aggiunti
- 430 euro per l’ottenimento dei permessi di ingresso e soggiorno in Russia (visti e inviti, prenotazione campeggi a S. Pietroburgo e Mosca, vidimazioni nei passaporti, assicurazione camper);
- 100 euro per l’uso del cellulare (prevalentemente messaggi)
- vitto
I pedaggi comprendono i costi autostradali e la multa in Russia
Gli ingressi si riferiscono ai costi di musei, parchi, palazzi
Le spese indicate sotto camper sono riferite anche a parcheggi o aree di sosta
Nella voce trasporti è compreso anche il traghetto da Tallin a Helsinki
N.B. Il chilometraggio non è stato preso in modo rigoroso, per problemi al contachilometri
PREPARAZIONE:
Passaporti validi; documenti per la Russia (visto, invito, assicurazione veicolo, ecc) presso l’agenzia S. Pietroburgo.it di Milano. Revisione veicolo. Rifornimento generi alimentari: pasta, riso, scatolame, caffè, olio, aceto, vino. Medicine di uso normale. Estensione delle prestazioni mediche nei paesi attraversati, esclusa Russia.
Guide usate: T.C.I. , Routard, Lonely Planet. Cartine stradali: F.M.B (Polonia, alcune imperfezioni, Marco Polo (Russia, ottima), Jana (S. Pietroburgo, ottima), Atlante stradale europeo De Agostini. Informazioni ulilissime, fondamentali sono state ricavate dai resoconti di viaggi, trovati in vari siti internet o nella rivista Plein Air; in particolare quelli di Giuliano Gavazzi, Piero Capnist, Jana Skrovinova, Eugenio e Pasquina Lopedote, Ciro Serpe, che ringraziamo.
17 giugno. Venerdì. Pordenone – Tarvisio. (84224 – 84380 km)
Arriviamo a Tarvisio dove incontriamo gli amici Rita e Bruno, con i quali affronteremo le incognite di un itinerario poco battuto dai camperisti. Rita e Bruno vengono da Fiorenzuola (Piacenza).
Nel primo pomeriggio andiamo a Fusine, fermandoci al lago. Bella vista sui monti e sul bosco di abeti. Non ci sembra opportuno sostare qui per la notte perché man mano che la sera si avvicina, i pochi turisti si allontanano e in breve rimaniamo soli.
Torniamo a Tarvisio e ci accampiamo fuori dell’area a pagamento, prossima al centro, dopo la caserma degli alpini, sotto gli impianti di risalita, perché il costo orario (2 € per 4 ore) ci pare proprio eccessivo e al momento tutti i servizi sono chiusi.
18 giugno. Sabato. Tarvisio – Mistelbak. (84380 – 84834 km)
Eccoci in viaggio, uno dietro l’altro, collegati dal CB. Compriamo la vignette (7,6 E) per l’autostrada austriaca e …via. Il traffico di camion quasi si annulla dopo Klagenfurt. Possiamo tranquillamente ammirare il paesaggio dominato dal colore verde, vallate con borghi, castelli sui rilievi, case sui fianchi dei colli tra prati e macchie boscose; sullo sfondo qualche cima ancora innevata.
L’attraversamento di Vienna, sulla tangenziale densa di traffico, è facilitata dalle numerose indicazioni: si segue la direzione per Bratislava e poi Brno sulla 7. Usciamo dall’autostrada per raggiungere la cittadina di Mistelbak, dove abbiamo intenzione di pernottare. Troviamo il posto adatto in un parcheggio fuori città, prima di una caserma che è sulla sinistra della strada.
Il campanile della chiesa di San Martino è visibile dal parcheggio. Il centro è costituito da una grande piazza rettangolare, limitata da un bel municipio monumentale e costellata da obbrobri architettonici di gusto e destinazione incomprensibile.
19 giugno. Sabato. Mistelbak–Olomuc-Area di servizio in Polonia. (84834–85145 km)
Dal parcheggio ci dirigiamo a sinistra e dopo 2 chilometri incontriamo la 7 per Brno. Al confine (84970 km) con la Repubblica Ceca compriamo la vignette (5 E); ci controllano i passaporti. A Brno percorriamo la tangenziale e imbocchiamo, seguendo le frecce, la D461. La strada è a strisce di cemento che imprimono al camper continui sobbalzi.
Entriamo ad Olomuc, uscendo dalla superstrada alla seconda indicazione. Arriviamo proprio in centro o meglio in un grande parcheggio per auto e autobus; qui sistemiamo comodamente il camper. Davanti a noi c’è un mercato stabile.
Il centro è veramente gradevole: molte chiese gotiche con alte torri a cima affusolata, palazzi principeschi dagli intonaci pastello, piazze e piazzette avvincenti.
Riprendiamo il viaggio. Passiamo il confine (85120 km) a Cjesy senza formalità. Proseguiamo per Katowice e fra Grodziec e Bielsko-Biola, dietro l’aria di servizio Kantor, troviamo un posto tranquillo dove sistemare i camper per la notte. Per arrivarci basta girare a destra al termine dell’area e quindi imboccare la piccola strada che porta a una chiesa.
20 giugno. Domenica. Area di servizio – Czestokowa – Varsavia. (85145 – 85524 km)
Il posto dove sostiamo è il parcheggio della chiesa (anche se piuttosto malmesso) e quindi dobbiamo sloggiare prima delle 8, per far posto alle macchine che arrivano dal circondario.
Dopo Bielsko-Biola viaggiamo su una superstrada a 2+2 corsie, non mancano, comunque i solchi e i tacconi. Arriviamo presto a Chestekowa. Parcheggiamo i camper in uno spiazzo custodito sul fianco della zona del santuario. Visitiamo il santuario, ammirando le statue della Via Crucis che circondano le mura della fortezza.
Ripartiamo alla volta di Varsavia. Ci fermiamo al campeggio 123. Sistemazione ottimale con attacco elettrico e servizio di docce calde (58 slt al giorno). Al momento ci sono pochi altri camper e i bungalows sono quasi tutti vuoti.
21 giugno. Lunedì. Varsavia.
Rivediamo con piacere questa città. Compriamo all’edicola,vicino alla fermata, il biglietto valido per tre giorni e per tutte le linee (12 slt a testa).
Scendiamo al Palazzo della Cultura, che ospita tra l’altro una multisala cinematografica. Poi l’autobus 175 ci porta a piazza Zambowy. Piove. Entriamo nell’arcicattedrale di S. Giovanni. Visitiamo quindi il Palazzo Reale (36 slt per due persone). A parte i quadri del Canaletto, di cui alcuni in restauro, il resto, pur interessante per gli ambienti e i pavimenti di legno intarsiati, su cui si deve camminare con scomode pantofole da calzare sulle scarpe, non merita una successiva visita.
Il Rynek Starego Miasta ci appare vivace e raffinato. Attraversiamo il Barbakane invaso da venditori artigiani, che espongono le loro creazioni di buona fantasia ma di rozza fattura e arriviamo al Rynek Nowego Miasta, dominata dalla bianca chiesa delle Sacramentine. Torniamo verso il Barbakane e percorriamo via Pluga. Entriamo nel vestibolo della Chiesa della SS. Vergine dove c’è un monumento commemorativo al soldato polacco: possente e indifeso soldato, lacero, ripreso in un’agonia struggente come un Cristo in croce. Di fronte alla Chiesa, sullo sfondo del moderno Palazzo di Giustizia, appare il gruppo dei soldati in armi a ricordo dell’insurrezione di Varsavia del ’44.
Percorriamo via Miodowa e poi via Senatorska e siamo di fronte alla monumentale ed estesa facciata del teatro Wielki. Sul prato un’enorme sedia di legno contrasta con le linee severe dei palazzi vicini.
22 giugno. Martedì. Varsavia.
L’autobus 130 ci porta a Wilanowski. Il palazzo è chiuso, per cui ci limitiamo ad ammirarne l’esterno, il giardino e il parco (9 slt per due). Sul canale innumerevoli ninfee e ranuncoli gialli. I viali sono attorniati da alberi giganteschi con tronchi dalla corteccia solcata da mille intrecci. All’esterno molte bancarelle. Ci spostiamo ad un altro parco, il Luzienkowski, con l’autobus 116. Nel parco ci sono parecchie persone a passeggiare o sedute sulle panchine intorno alla grande fontana, fiancheggiata dal romantico monumento a Chopin. Arriviamo fino al Palazzo sull’acqua, e al teatro greco, in scena un pavone innamorato che cerca di attirare l’attenzione della femmina con l’esibizione di una ruota coloratissima. La nostra giornata si conclude alla Nowy Swiat, la strada “bene” di Varsavia, con bar fioriti e negozi di lusso.
23 giugno. Mercoledì. Varsavia – Bialowieska (85524 – 85787 km)
Imboccare la strada per Byalistock dal campeggio è piuttosto semplice: si va a destra per prendere la corsia di verso opposto appena possibile, poi dritto sotto il cavalcavia; alla rotonda si seguono la frecce. La strada è inizialmente a 2+2 carreggiate, poi si restringe, rimanendo, come spesso, con lunghi solchi scavati dal traffico pesante. Ai margini si allineano venditori di funghi, mirtilli, ciliegie e fragole. Siamo stretti tra alti abeti dal tronco scortecciato che mostra impudicamente la pelle rosata. Fragili betulle si accompagnano agli abeti. Notiamo opere stradali nuove per favorire la viabilità, sottopassi e cavalcavie.
A Zambrow seguiamo le indicazioni per Bielk Poldaski e quindi prendiamo la 66. La strada è decente e come altrove la pulizia accurata. Dopo Zambrow sono prevalenti le vaste distese coltivate a cereali e foraggio. Poche le abitazioni, qualche fattoria con mucche al pascolo; il traffico è inesistente. A Hajnowka ci colpisce la visione della chiesa ortodossa, grande con grandi cupole a cipolla. A Bialowieska ci sistemiamo nel parcheggio vicino all’ingresso della riserva naturale, dietro il bureau per la prenotazione delle visite guidate.
Dopo pranzo facciamo un giro in bicicletta fino allo zoo. Le bestie, lupi, cavalli, bisonti, cinghiali, renne, sono più addormentati di quello che mi erano apparsi nella precedente visita, una pena vederli così annoiati senza un briciolo di vitalità. Solo un’altra coppia di visitatori, oltre noi; è evidente che non c’è proprio turismo. I venditori dietro le bancarelle hanno la stessa espressione degli animali! Anche il paese sembra in disarmo: case dimesse senza fiori ad adornarle, poca gente in giro.
Andiamo a prenotare la visita guidata nella riserva per domani mattina. La guida costa 165 slt indipendentemente dal numero dei partecipanti. E’ bene chiedere, all’atto della prenotazione, di essere inseriti in un gruppo, così si risparmia. Se non si fa esplicita richiesta, succede, come a noi, di dover pagare l’intera cifra.
24 giugno. Giovedì. Bialowieska – Krzywe (85787 – 86023 km)
Alle 9 con la guida entriamo nella riserva naturale. Il nostro accompagnatore è un uomo di mezza, parla polacco ma si fa intendere. L’escursione consiste in una passeggiata di sei chilometri tra piante centenarie. Di animali solo qualche traccia, perché si muovono all’alba o al tramonto e comunque è rarissimo avvistarli. La foresta viene lasciata al naturale, le piante cadute rimangono nel terreno e così si possono osservare i vari stadi di trasformazione in humus. Vi sono vari tipi di piante. La visita è certamente interessante, ma per noi è costata troppo.
Nel pomeriggio ripartiamo. A Hajnowka seguiamo le indicazioni per Byalistock, evitiamo così di passare per Bielk Podaski. La strada è decente in una campagna vasta e piatta. Grandi distese di grano, pascoli immensi dove le mucche si sperdono. Ai lati della strada molti alberi con ciuffi di vischio. Attraversiamo vari paesi con piccole case di legno e giardinetti curati; anche le chiese sono di legno, vivaci nella struttura composita delle cupole trionfali e nei colori. Piove. Dalla cima dei pali, dritte sul nido, le cicogne sorvegliano il traffico.
A Suwahki imbocchiamo, al secondo tentativo, la strada per Seinj. Arriviamo a Krzywe e poco prima del segnale di fine paese, sulla sinistra all’ingresso del parco troviamo una piccola area di sosta recintata dove parcheggiare per la notte. La casupola adiacente è anche centro informazioni. La custode è molto gentile e ci assicura sulla tranquillità del luogo.
25 giugno. Venerdì. Krzywe – Trakoi. (86023 – 86239 km)
Ci muoviamo in direzione di Sejny, poi deviamo a destra e ancora a destra per andare al monastero Camaldolese, che sorge in posizione elevata, al centro del parco, vicino a due laghi. Il posto è bellissimo e dà un’impressione di tranquillità e serenità.
Riprendiamo il cammino verso la frontiera, che attraversiamo a Ogroduiki (86050 km). Traffico inesistente.
Arriviamo a Trakoi da Alytus sulla 28 e poi sulla A4. Non è la strada più breve, ma l’altra ci è sfuggita. Ci sistemiamo sul lungolago in un parcheggio a pagamento per autobus.
Andiamo verso il castello che si trova nel lago ed è unito alla terraferma mediante un ponte. Sia per la posizione che per la struttura e il colore il castello è incantevole. Nelle bancarelle allineate al di qua del ponte sono in mostra molti monili d’ambra.
26 giugno. Sabato. Trakoi – Vilnius (86239 – 86272 km)
Ci spostiamo con la A4 a Vilnius. Seguendo il traffico verso la città, passiamo sotto un tunnel e quindi, subito dopo il ponte sul fiume Neris, giriamo a destra. Percorriamo un tratto di strada parallelo al fiume fino ad individuare l’albergo Lituva, nel cui cortile dovremmo trovare parcheggio. Ma le cose sono cambiate rispetto a quelle descritte in una relazione di un camperista, ora c’è un nuovo Hotel Lituva, un alto grattacielo ultra moderno; l’unico cortile è inaccessibile ai camper, che possono solo fermarsi davanti all’ingresso dei fornitori, sorvegliato da una telecamera, al prezzo, ci dice il portiere, di 20 euro per notte. Salutiamo rispettosamente e giriamo l’angolo, nel senso letterale del termine, perché proprio nello spiazzo sotto l’albergo, vicino a un vasto edificio che ospita tra l’altro un fornitissimo supermercato, esteso su più piani, troviamo, gratuitamente, dove sistemarci. Il posto, un’area adibita a parcheggio, non custodito, del supermercato e degli altri servizi presenti nell’edificio, è raggiungibile girando a destra prima del ponte sul Neris che porta in centro.
Giro in centro sotto la pioggia: via Gedimino, la Cattedrale con ampio sagrato, la via pedonale fiancheggiata da bancarelle, il piazzale del municipio, sotto il cui portico si apre l’ufficio del turismo, la chiesa barocca di S. Casimiro, la zona universitaria, interessante, vicoli laterali. Le chiese si sprecano, una ad ogni piè sospinto, con un interno in genere di cattivo gusto, ad eccezione di quella dei Bernardini, laterale alla Chiesa di Sant’Anna. Quest’ultima ha un esterno gotico in mattoni rossi con struttura molto complicata.
27 giugno. Domenica. Vilnius – Penisola di Neringa. (86272 – 86612 km)
Scopriamo che c’è un parcheggio a pagamento, custodito, proprio dietro la Cattedrale lungo il fiume Vilnia, un affluente del Neris. Informazione utile da diffondere.
Per prendere la A1 verso Kaunas dobbiamo rifare il percorso di ieri fino all’indicazione per Kaunas.
La A1 è un’ottima strada a 2 + 2 carreggiate, fiancheggiata dapprima da abeti e betulle poi da vaste praterie a grano e foraggio, interrotte da villaggi di piccole case, rannicchiate sotto i tetti spioventi. Nel verde chiazze di pervinca.Poi sulla destra ci accompagna una serie di laghetti; le ondulazioni del terreno, appena accennate, adorne di chiazze arboree più o meno vaste, sono coperte di prati qua e là fioriti di bianco, di giallo , di pervinca.
Decidiamo di lasciare la visita di Kaunas al viaggio di ritorno e proseguiamo verso Klaipeda. Qui traghettiamo sulla penisola di Neringa, invasa da turisti domenicali. Scesi dal traghetto, ci dirigiamo a nord e ci fermiamo nel piazzale della Fortezza, dove c’è un acquario.
Per la notte ci fermiamo nel parcheggio, anche se siamo soli.
28 giugno. Lunedì. – Nida. (86612 – 86658 km)
L’ingresso al parco è a pagamento, eventualmente anche con la Visa. Il bosco è fitto e ben tenuto. Ci fermiamo a Nida, all’estremo della parte lituana, in campeggio. Per raggiungerlo basta seguire le frecce. Dopo pranzo con le bici andiamo in paese. Visitiamo la casa di Tomas Mann, che sorge su una collinetta; vi si accede tramite una scalinata di 75 gradini a più rampe, la casa è in legno dipinto, come tutte le case del paese, circondata da un giardino molto curato.
Andiamo quindi a ovest verso la spiaggia sul baltico, un percorso nel bosco, con salite e discese. La spiaggia è una lunga distesa di sabbia chiara, quasi pomice, tra una lunga duna stretta e continua e il mare ondoso. Il sole caldo invoglia i lituani a fare il bagno.
29 giugno. Martedì. Nida – Juodkante. (86658 – 86709 km)
La nostra meta è la grande duna a sud. Con meraviglia e anche piacere ci accorgiamo che le famigerate scale, paventate nelle relazioni lette in internet, sono state sostituite da una larga strada percorribile anche da pulman. Salire sulla duna è una passeggiata. Il terreno è ricoperto da una distesa di piante che contribuiscono a rinsaldare e trattenere la sabbia. La forestazione è iniziata a metà dell’ottocento ed è costata anche in vite umane, tanto che un vallone si chiama “vallone della morte” a ricordo dei francesi, prigionieri di guerra dei tedeschi nel periodo 1870- 72., che qui sono morti di fatica e di privazioni.
Sulla cima della duna c’è uno gnomone di marmo, a forma di prisma a base triangolare, con uno spigolo in direzione del meridiano. E’ stato decapitato da un uragano e alla base rimangono ancora i grossi frammenti.
Dopo pranzo partiamo, dopo aver effettuato carico e scarico; non c’è fretta, perché in questo campeggio l’orario di uscita non è rigido. L’acqua ha un colore giallastro, ma per i servizi non è nociva. Noi l’abbiamo usata anche per fare da mangiare, dopo bollitura!
Ci fermiamo a Juodrakante in un parcheggio a pagamento all’inizio del paese.
Subito ci dirigiamo verso la collina delle streghe. E’ un viaggio nel fantastico e nel grottesco: sculture di legno ci attorniano; nasi adunchi, sorrisi demoniaci, smorfie beffarde animano i visi di questi personaggi in una rappresentazione perfettamente armonizzata con l’ambiente boschivo circostante. Siamo veramente divertiti e ogni nuovo incontro è una piacevole e allegra sorpresa.
Un giro in paese ci fa ammirare un altro tipo di scultura, questa volta in pietra: grossi massi che assumono l’aspetto stilizzato di una pecora, di un coccodrillo o di altri animali o oggetti ed ornano il prato del giardino prospiciente il litorale.
30 giugno. Mercoledì. Juodrakante – Palanga. (86709 – 86767 km)
Ci dirigiamo verso Palanga. Qui troviamo il parcheggio custodito indicato da altri camperisti. Si trova su una parallela alla strada principale oltre la chiesa, il mercato e la stazione delle corriere, provenendo da sud; accanto c’è un distributore di benzina, i cui servizi possono essere usati dai camperisti.
Andiamo al museo dell’ambra, allestito in una stupenda villa nel parco. E’ proprio una panoramica sui vari tipi di ambra e su quello che può essere fatto con questa resina fossile. Strada facendo entriamo nella chiesa gotica in mattoni rossi e al ritorno facciamo qualche spesetta nelle bancarelle; notiamo che i prezzi dell’ambra sono superiori a quelli di Nida e la qualità inferiore.
Girando per le strade fino alla spiaggia ci sembra di esser in una qualsiasi stazione balneare italiana: stessi bar, stessi giochi, stesse attrazioni, stessa animazione. L’impressione è confermata alla sera, dopo cena, quando andiamo sino al mare per ammirare il decantato tramonto.
1 luglio. Giovedì. Palanga – Pils Rundales (86767 – 87049 km)
All’uscita da Palanga seguiamo le frecce per Kretinga. Bel tempo.
Dopo Kretinga deviamo a sinistra per Salutai, dove è segnalato il Museo.
Non entriamo in città perché prima vogliamo visitare Moselis. Qui giunti notiamo come il paese sia costellato di massi di granito, tra aiuole fiorite, a memoria degli eroi della patria. Un piccolo museo di minerali raccoglie il lavoro di ricerca di appassionati locali iniziata nell’800. Ripartiamo un po’ delusi e, senza accorgercene, superiamo Salutai. Niente Museo!
Ci fermiamo alla Collina delle Croci. Una visione inquietante! Qui il colore si spegne, appare uniformemente diffuso quello del legno, invecchiato senza difese alle intemperie. Innumerevoli croci, assiepate, puntano verso l’alto a perforare l’esistenza, a ricordarti qualcosa, a denunciare la sofferenza, a testimoniare una storia di soprusi e di tenacia. Ti allontani dal luogo e senti nel cuore un dolore sordo che permane e offusca la gradevolezza del paesaggio.
Attraversiamo la frontiera con la Lettonia. (87030 km). Un soldatino “di piombo” entra a ispezionare il camper; ha il viso severo, ma negli occhi mi pare di scorgere uno sguardo divertito.
Andiamo a Rundales Pils (Palazzo di Rundales): una residenza principesca, una vera reggia, opera di Rastrelli, voluta dalla zarina Anna per regalarla al suo amante, il Duca di Curlandia.
Il Palazzo è straordinariamente bello, elegante e ben tenuto, compresi i giardini che visitiamo in serata, dopo aver deciso di fermarci per la notte nel parcheggio dei visitatori.
2 luglio. Venerdì. Rundales – Riga. (87049 – 87129 km)
Andiamo verso Bausca e poi Riga. Poco traffico, qualche camioncino, rare macchine. Ma chi in questo paese può permettersi una macchina, se un pensionato non arriva a 100 euro al mese?
A Riga inversione di tendenza; un traffico denso e incessante, con scatti estemporanei degli automobilisti, ci porta sul ponte che entra in città; seguiamo il flusso lungo il fiume e qui dopo il ponte della ferrovia troviamo posto in un piccolo parcheggio pieno di macchine. Piove, piove, piove. Giro nella città vecchia, a due passi dal parcheggio. Case ristrutturate tra case ancora sberciate, palazzi con belle facciate, splendida quella delle Teste Nere, sede dell’Ufficio del Turismo. Sul piazzale antistante ragazzini tendono la mano, un segnale della povertà della gente.
L’alto campanile della Chiesa di S. Pietro e Paolo è un punto di riferimento per il nostro vagare. Non ci è possibile visitare l’interno della Cattedrale, perché inagibile.
Dopo pranzo sotto la pioggia ancora più intensa andiamo al mercato nei magazzini Zepelin. Ci sorprende la quantità di banchetti che si allineano fuori e al coperto, soprattutto quelli di frutta e verdura.
3 luglio. Sabato. Riga – Salakina (87129 – 87323 km)
Usciamo da Riga, una periferia interminabile, costellata di supermercati, case caserme, qualche chiesa. Percorriamo 20 chilometri prima di essere sulla A2, nel verde del bosco. Pochissime in città le segnalazioni stradali, moltissimi i semafori. Arrivati a Sigulta, superiamo il centro diretti al parco di Turaida, dove ci fermiamo per una visita.
Ne vale le pena, perché l’estensione e la sistemazione del complesso sono impareggiabili. A coronare il tutto il Castello medioevale con la sua rossa torre e la leggenda di Rosa (Maia) una fanciulla bellissima uccisa dal suo innamorato polacco. Sul prato sculture rocciose.
Ripartiamo verso Iuciems, dove confluiamo nella strada Riga Valmiera. Superiamo Straupe con un maniero imponente e severo, da restaurare, lasciamo il parco di Gaia. Verso Tija entriamo nella A1 per Parnu. Ci dirigiamo a Ainaki, dove alcuni camperisti segnalano un parcheggio tranquillo, ma quello che vediamo è squallido e isolato. Torniamo indietro a Salakina, dove c’è un grazioso porticciolo turistico. Ci sistemiamo in uno spiazzo circondato da case, dietro i servizi del porto.
4 luglio. Domenica. Salakina – Tallin (87323 – 87548 km)
Passiamo la frontiera (87335 km). La strada è a 1 + 1 carreggiata, buon fondo. Si attraversa una zona boscosa di abeti alti, pioppi, betulle, pini, case di legno alcune dipinte, qualche casermone di regime.
Alla periferia di Parnu ci viene incontro una sfilata di case popolari che necessitano di tinteggiatura, non mancano però case signorili in cemento, circondate da giardino. Notiamo che la manutenzione strade è attiva anche di Domenica, ma si capisce perché la stagione buona qui dura poco.
A Tallin ci dirigiamo verso il campeggio vicino all’antenna Tv. Si percorre la lunga via Vabaduse che confluisce nella Parnu, poi, in vista del mare, nella Pirita, che è una strada litorale, oggi, Domenica, affollata di macchine. Superato un corso d’acqua e un convento diroccato sulla destra, si gira a destra e alla biforcazione si prende a sinistra verso l’orto botanico; poco dopo c’è il campeggio, un po’ malmesso ma dotato dei necessari servizi (300 EEK al giorno =19,5 euro).
5 luglio. Lunedì. Tallin
Davanti al campeggio ferma l’autobus che ci porta in centro (15 un biglietto). Scendiamo al capolinea, vicino alla posta centrale. Da qui costeggiamo dall'esterno le mura della città, lungo una tranquilla strada fiancheggiata da case basse, arriviamo alla torre, detta “la grassa Margherita” e le dimensioni non lasciano dubbi sulle ragioni del nome. Accanto su un rilievo erboso c’è “La linea spezzata”, il monumento alle 852 vittime del naufragio del traghetto Esperia nel 1992.
Entriamo in città per la porta Margherita, percorriamo via Pikk, via Lai, visitiamo la chiesa di S. Olaf, grande, spaziosa, interno bianco con robusti pilastri.
Usciamo all’esterno delle mura da via Aida, per ammirare la sfilata delle torri. Il convento cistercense femminile ospita ora il ginnasio, intorno ad esso vecchi palazzi con bellissime facciate.
Si aprono intorno a noi scorci di strade animate da turisti, case particolari, vetrine attraenti. In una traversa tra via Pikk e via Lai, Habuseporn, c’è una gioielleria con creazioni originalissime: anelli, collane, spille dalle fogge fantasiose e raffinate. Non ho mai visto gioielli di pari bellezza.
Ogni giro d’angolo riserva una sorpresa, come la torre del Municipio o il teatro all’aperto di struttura moderna nel cortile di una casa del XIII secolo di un ricco mercante.
Saliamo verso la città alta. Bel panorama. Stupisce per le dimensioni la chiesa ortodossa, uno sproposito. L’autobus per tornare in campeggio parte dal terminal, a cui si accede dall’atrio di un supermercato scendendo una scala. I biglietti, comprati in edicola costano 10 EEK (0,65 euro).
6 luglio. Martedì. Tallin.
Scendiamo dall’autobus in via Porski, perché oggi vogliamo visitare il quartiere di case di legno. Qui infatti le case sono quasi tutte di legno, di varie dimensioni e di varie epoche, grandi come palazzi o minute come villette di villeggiatura. Alcune sono opere di insigni architetti di San Pietroburgo in stile liberty. Dopo vari giri e molta pioggia, arriviamo in via Tartu, dove dovrebbe esserci una vecchia chiesa di legno. Non troviamo la chiesa ma un grattacielo di cristallo che assieme ad altri simili trasforma la vecchia zona in un quartiere di New York. Proprio davanti all’albergo Olimpia c’è la chiesa di legno più bella di Tallin, dipinta di un tenue verde, con enorme cupola a cipolla e un alto e slanciato campanile. Torniamo nel centro storico verso la città alta. Ammiriamo il panorama dal terrazzo belvedere e poi passeggiamo tra belle case ottocentesche.
7 luglio. Mercoledì. Helsinki.
Sveglia alle 6 e alle 6.45 l’autobus ci porta vicino al porto. Alle 7.30 siamo sull’aliscafo per Helsinki. Dopo un’ora sbarchiamo.
Ci accoglie un vivace mercatino di bancarelle, che si estendono anche su barche. Poi la vivacità è alienata dalle lugubri costruzioni che si allineano ai bordi delle strade, scure, di pietra con decori pesanti da mausoleo. Il peggio è la stazione con quattro ceffi che reggono palle votive e sembra dal loro sguardo demenziale che vogliano lasciartele cadere addosso da un momento all’altro. Anche la Cattedrale che si erge su una collina, pomposa e inelegante, malgrado il colore bianco, non rallegra l’ambiente.
Siamo proprio sconfortati, quando incontriamo due dei ragazzi che l’ente del turismo ha disseminato per le strade del centro per dare informazioni. Ci indicano l’ufficio del turismo e qui abbiamo le indicazioni giuste per cambiare la rotta della nostra visita a Helsinki. Le indicazioni, chiare ed essenziali, sono pubblicate in un libretto tradotto anche in italiano.
Saliamo sul tranvai 3B che fa il giro della città e ne seguiamo il percorso tramite un opuscolo che segnala le caratteristiche di ogni fermata. Scopriamo così che Helsinki non è fatta solo di palazzi tetri e magniloquenti, ma anche di ampi spazi verdi, specchi d’acqua, case luminose, piazze con mercati di bancarelle e tanti, tanti parchi. Scendiamo dal tram vicino al parco dove c’è il monumento a Sibelius, poi fiancheggiamo la sponda del porto turistico, quindi ci dirigiamo verso la chiesa di Tempeeliankio, sublime, unica, di un misticismo estremo; c’è la povertà, il pianto e la luce. Un progetto da artista.
Ritorniamo verso il porto dopo varie tappe:
il parlamento, la casa Finlandia, la galleria di cristallo e acciaio di Alvaralto, una sosta all’esplanade ad ascoltare musica, una capatina in una mega galleria per acquistare una mappa della Russia, l’isola di Katajanokka, con la grande chiesa ortodossa di un aggressivo color rosso.
Alle 18.50 riprendiamo il traghetto, stanchi, ma riconciliati con Helsinki.
8 luglio. Giovedì. Tallin – Vosu. (87548 – 87655 km)
Dopo le operazioni di rito partiamo dal campeggio. Tempo buono. Ci fermiamo in un grande supermercato e poi via verso il parco. Ci fermiamo in un parcheggio libero a Vosu, vicino alla spiaggia. Il tempo sereno e il sole caldo ci permettono finalmente di stare a braccia e gambe nude. I locali invece sono in costume da bagno e si tuffano nelle acque gelide e sporche della baia. Meravigliosi colori ci circondano: l’azzurro del mare e del cielo, il verde della pineta con alberi giganteschi, il pastello della case in legno ben sistemate. Gente cordiale e rilassata. sul terreno solido.
A sera tramonto di sogno intensamente rosso.
9 luglio. Venerdì. Vosu – Narva (87655 – 87844 km)
Bel tempo. Attraversiamo la foresta e ci fermiamo a Palmse: luogo piacevole, aristocratico, accogliente. Una grande casa padronale, una versione estone della villa veneta. Parco con lago e bersò civettuoli che vi si specchiano. Serra di piante esotiche, frutteto strutturato come un aranceto arabo.
Ripartiamo verso Narva. Alcuni tratti di strada sono appena stati asfaltati, altri a corsia unica e percorrenza alternata perché “stiamo lavorando per voi!”, altri in rifacimento.
Arriviamo a Narva. Un signore del luogo ci guida gentilmente verso l’area di smistamento dove, assieme ad altri camion e macchine, dobbiamo attendere il nostro turno per accedere poi alla frontiera. Pare che questo sistema serva per non creare file troppo lunghe davanti al confine. Quest’area si trova a sinistra sull’ampia strada che proviene da Tallin diretta alla frontiera. Aspettiamo per almeno tre ore sotto un sole cocente chiusi entro un recinto che ci isola dalla città. Finalmente, pagato una sorta di pedaggio, assieme ad altri sei veicoli, ci avviano al confine. Qui ci danno dei fogli da compilare, uno riguarda il contenuto del camper (cosa trasporta, se ci sono armi, droga e altro dichiarabile, l’attrezzatura, ecc.), gli altri due le nostre generalità e dove siamo diretti (una parte dovrà essere timbrata a San Pietroburgo entro tre giorni dal nostro arrivo e riconsegnata in frontiera all’uscita dalla Russia) e controllano rapidamente l’interno del camper. Si prosegue per qualche metro. Consegniamo i fogli compilati, i passaporti, l’assicurazione e il libretto del camper. Qui si accorgono che il nostro permesso di soggiorno in Russia inizia il 10 luglio. Ora sono le 10 di sera (le 20 ora italiana), per cui dobbiamo attendere le 24 per passare. Ci spostiamo di lato e nell’attesa ceniamo. Alle 23 ci consegnano passaporti e permessi. Siamo liberi, anzi invitati ad andarcene.
Appena fuori della zona frontiera non ci accorgiamo di uno Stop, messo lì a bella posta per accalappiare i distratti: 30 euro di multa incassata con un sorriso ironico da un giovane poliziotto che non dà ricevuta. Subito dopo in un distributore di benzina ci sistemiamo per la notte; il posto è abbastanza tranquillo, perché l’area è piuttosto piccola.
10 luglio. Sabato. Area di servizio – San Pietroburgo. (87844 – 88001 km)
Bel tempo. Lasciamo il distributore Ars diretti a S. Pietroburgo. La strada è spesso disastrata, pochi i tratti scorrevoli. Procediamo guardinghi, ma il “nemico” è sempre in agguato a sorprendere una qualche infrazione o a inventarsene una. Noi che precediamo la colonna “di due camper” siamo i più esposti. E infatti ci fermano. Dicono che abbiamo superato i 50 in centro abitato. Notare che non c’è nessun cartello e non abbiamo superato i 50. Incredibile: riusciamo a convincere i poliziotti che è il nostro contachilometri che non funziona! Un avvenimento da scriversi negli annali dei camperisti! Dopo di che procediamo fino a S. Pietroburgo a passo d’uomo, mentre le macchine locali ci superano da ogni lato con la massima noncuranza. La cartina comprata a Helsinki si rivela utilissima, riusciamo ad arrivare in pieno centro facilmente.
Ci fermiamo in piazza Tura dove c’è la succursale russa dell’agenzia di Milano. Veniamo accompagnati fino all’area di sosta: un prato sassoso recintato e sorvegliato; ci sono più prese d’elettricità e un rubinetto dell’acqua. Lo scarico delle acque nere è fuori del recinto. Avevamo sentito parlare tanto male di questo posto da alcuni tedeschi incontrati a Varsavia, che ora non ci sembra neanche male. Al momento siamo soli; il custode, un giovane studente universitario, dal viso simpatico e dal corpo atletico, sorveglia l’area dalle 9 alle 21 da uno sgabuzzino “altolocato” . Il tutto ci costa 16 euro al giorno.
Ci riposiamo e poi andiamo ad esplorare i dintorni. Noi siamo sull’isola di Krestovski, ricca di boschi, nei quali sorgono un centro sportivo, “Dinamo”, e un immenso parco di divertimenti, che oggi ha richiamato moltissima gente. Da qui passiamo all’isola Elagin, adibita a parco, il cui ingresso nei giorni festivi è a pagamento (15 rubli). La troviamo animata e festosa. Passiamo ad un’altra isola, Kammempi, e da qui rientriamo.
11 luglio. Domenica. S. Pietroburgo.
Oggi affronteremo il centro. Ma prima affrontiamo la metropolitana: è come scendere in miniera; una scala mobile vertiginosamente verticale con le persone sensibili girate indietro per non vedere il precipizio. Io sono tra queste e conto il tempo che ci separa dall’arrivo. La linea 4 è quella che passa per l’isola dove c’è il parcheggio. Alla terza fermata si scende; le fermate sono poche, ma il tragitto tra una e l’altra è lunghissimo e percorso a velocità folle: almeno a sentire lo sferragliare dei vagoni sulle rotaie.
Arriviamo nella piazza Sennaia, zona di mercati e gente indaffarata. Percorriamo una traversa che supera due ponti e al secondo sulla sinistra scorgiamo in lontananza la Chiesa di S. Isacco. Grande statua equestre sulla piazza che, comunque, pare piccola rispetto alle dimensioni della chiesa. Un giardino fiorito con aiuole curatissime ci porta ad un altro monumento equestre, quello di Pietro il Grande, che dall’alto di una rupe sembra sfidare il mondo. E’ certamente una visione romantica e tale deve sembrare anche ai russi visto che è molto richiesta come sfondo alle foto degli sposi: avvolta in nuvole di tulle bianco lei, generosamente scollacciata, elegantissimo lui tra amici festanti.
Procediamo. Ammiragliato, Hermitage e dintorni, teatro, chiesa “Sul Sangue versato”, un indescrivibile accumulo di cupole fantasiosamente rivestite e di colori contrapposti. Entriamo nel vicino giardino, chiuso da una bellissima cancellata liberty e circondato da palazzi stupendi.
Oggi concludiamo qui la prima giornata a S. Pietroburgo. Nella nostra testa ruotano le immagini grandiose di questa città, così ricca e affascinante.
12 luglio. Lunedì. S. Pietroburgo.
Arriviamo come ieri in piazza Sennaia e ripercorriamo via Gricova fino al canale Gribocdova. Camminiamo lungo la sponda e siamo al ponte Baukovski, custodito da due leoni neri con le ali d’oro.
Dalla Chiesa di Nostra Signora di Kazan passiamo sulla Nevski Prospect, la via commerciale per eccellenza.
Dalla Nevski facciamo alcune deviazioni e soste:
- alla piazza delle Arti, dominata dalla statua di Puskin, antistante il Museo Russo, progettato da Rossi
- alla Chiesa Armena raccolta e luminosa
- al caffè pasticceria con arredamento cinese fine 800 che serve ottimi caffè e ottime paste
- alla via pedonale che termina con una curiosa fontana in cui zampilli d’acqua permettono ad una grossa sfera di granito di roteare quando viene spinta
- al negozio di gastronomia “Eliseev” arredato in stile liberty e fornito di ogni ben di Dio
- all’ulica Rossi in cui si allineano senza soluzione di continuità palazzi neoclassici
- al ponte Anichkov adorno alle quattro estremità di cavalli indomiti tenuti a freno dai loro giovani stallieri.
Al ponte prendiamo un battello che percorre una parte del canale Fontanka e poi, tornato indietro, esce sulla Neva fino all’ammiragliato; bella vista su stupendi palazzi, come il palazzo d’estate e il palazzo d’inverno, su ponti e l’isola di Pietro..
13 luglio. Martedì. S. Pietroburgo.
Oggi abbiamo appuntamento con l’Hermitage. Riusciamo ad evitare l’interminabile fila, perché, assieme ad altri quattro italiani, veniamo contattati da una guida, che ci richiede la quota di ingresso di 350 rubli a testa e ci porta all’interno, facendoci sgattaiolare tra un gruppo e l’altro. Non riceviamo nessun biglietto e certo tutta la quota finisce nelle tasche della guida.
Da anni sognavamo di visitare l’Hermitage e ora….ci sentiamo in un grande mercato. Confusione e rumore. Certo i palazzi sono belli, gli arredi anche, i decori pure e non parliamo dei pavimenti, preziosissimi intarsi, ma per godere queste bellezze bisognerebbe organizzare la visita a scaglioni. La scelta invece è diversa: più gente viene, più incassiamo, anche se tra le maglie scappano parecchi soldi. Siamo molto delusi e questo stato d’animo influenza il nostro giudizio: fra tante cose valide ci sembra di scorgere molte croste! E che incuria nella sistemazione dei quadri, nessuna attenzione alla luce che si riflette sui vetri impedendone la piena visione. Malgrado ciò riusciamo ad incantarci di fronte a numerose opere. Al secondo piano ci godiamo la pittura francese dell’ottocento e novecento e le sculture di Rodin.
Usciamo stravolti anche perché ai piani non c’è nessun servizio di ristoro né sedie per riposarci.
14 luglio. Mercoledì. S. Pietroburgo
S. Nicola, bellissima, splendente, armoniosa, la chiesa ci accoglie mentre si celebra la funzione. Siamo al piano superiore tra suoni, canti, oro a profusione, ma non cupo e polveroso, bensì colmo di luce, un gloria a Dio in concerto con il coro dei celebranti. Tante icone alle pareti, tutte belle e significative. Il trono vuoto dello zar sembra in attesa di una nuova guida, lungimirante, però, per il bene di tutti gli uomini, non suo. Sessanta rubli a testa ben spesi.
Dall’azzurro di S. Nicola passiamo al verde del teatro Mariinskij, ex Kirov. Si nota il grande tamburo, retaggio delle rappresentazioni circensi che qui si tenevano, e le notevoli dimensioni complessive. Entriamo nella hall sperando che ci diano il permesso di visitare l’interno, ma dobbiamo accontentarci di un modellino in vetrina.
Andiamo a passeggiare sulla Nevski prospect e a curiosare nei vari negozi. Decisi a visitare la Chiesa “Sul sangue versato”, la troviamo chiusa per turno di riposo. Passiamo davanti al Museo Russo, attraversiamo il viale che porta al Castello di Michajlovskij, sfioriamo l’edificio del circo, superiamo il ponte Belinskogo, poi ancora avanti e su una traversa della Nekrasova troviamo il negozio di porcellane segnalato dalla guida, la porcellana bianca dipinta al cobalto della fabbrica “Gzel” è famosa.
Per tornare alla fermata della metropolitana in piazza Sennaia, costeggiamo il canale Fontanka davanti al Palazzo Serementev, chiuso per restauri, attraversiamo il ponte Anichkov, percorriamo la Nevski prospect con sosta al caffè “cinese” e quindi ulica Sadovaya lungo il mercato Apraksin, frequentato da un’umanità popolaresca.
Tornati in camper, ceniamo e riposiamo in attesa del pulmino, prenotato per noi dalla gent.ma Sig.na Olga, responsabile della succursale dell’agenzia S. Pietroburgo.it. Alle 24 arriva il pulmino e andiamo in centro, fermandoci in vari punti della città. Le piazze illuminate e i palazzi hanno un fascino fiabesco nella notte, cui contribuisce un cielo sparpagliato di nuvole bianche.
La notte è animata di giovani, alcuni dei quali pattinano nelle piazze libere dal traffico e di gente che, come noi, si prepara ad assistere all’apertura dei ponti. Uno spettacolo antico che si replica ogni notte e conserva sempre l’attrattiva dell’attesa. Ed ecco lentamente le ali del ponte si sollevano, trascinando nella salita i lampioni, che ora appaiono in una buffa posizione inclinata. Il traffico fluviale ha inizio. Ci spostiamo a vedere un’altra apertura e poi un’altra ancora e l’emozione si ripete. I ponti di S. Pietroburgo non si aprono all’unisono, ma a intervalli l’uno dall’altro. Alle 2.30 ci prepariamo a rientrare in parcheggio, mentre il cielo inizia a schiarirsi per l’alba imminente.
15 luglio. Giovedì. S. Pietroburgo.
Dal metrò 4 alla fermata Dostoeviskaia passiamo al metrò della linea 1 da cui scendiamo a Cernysevskaia. La linea 1 è molto affollata e viaggia a livello molto profondo per cui la risalita all’aria aperta è lunga. Attraversiamo il giardino di Tauride; nel laghetto alcuni bambini, incuranti della pioggia, stanno facendo il bagno. Il palazzo di Tauride si intravede dietro gli alberi. E’ chiuso. Percorriamo la ulica Spalernaia. Il bel palazzo Kikin è impacchettato per restauri. Spettacolare, malgrado le parziali coperture, si presenta davanti a noi il complesso Smolny; azzurro intenso, quasi turchese, con profili bianchi. Una scenografia elegante, leggera, luminosa anche con la pioggia. Giorno di chiusura per la Cattedrale, ma riusciamo a dare una sbirciatina all’interno bianco e disadorno come si addice a chi vuol lasciare fuori dalla porta il lusso terreno.
Per tornare sulla Nevski prospect prendiamo un pulmino collettivo, il 192 (14 rubli a testa), che percorre la via Suvorovski.
Finalmente riusciamo a visitare la Chiesa “Sul sangue versato” (250 rubli a testa). L’interno è una tapezzeria di mosaici, belli, e di marmi pregiati; stupore ma non piacere. Meglio il fantasioso esterno, certo ispiratore di qualche castello disneiano.
16 luglio. Venerdì. S. Pietroburgo – Novgorod (88001 – 88227 km)
amo dalla città, sotto un’abbondante pioggia. Imbocchiamo la M20, anziché la M10 che porta a Mosca. Questa strada va comunque bene per due ragioni, la prima è che troviamo un ipermercato grandioso fornito di tutto a prezzi molto buoni, la seconda è che nel passaggio tra la M20 e la M10 c’è Puskin e i suoi palazzi imperiali.
L’ingresso al Palazzo di Caterina, che vogliamo visitare, è però alle 16 per i visitatori stranieri singoli, per cui abbiamo tempo di pranzare e riposarci. Ci fermiamo in un parcheggio custodito a pagamento (e che pagamento! 4 ore 150 rubli).
Verso le 15 ci avviamo a visitare il parco (70 rubli a testa). Molto bello con grandi viali adorni di statue, aiuole, costruzioni che si specchiano nello stagno. Non ci resta che visitare il palazzo, ma….ci rinunciamo: 500 rubli a testa sono troppi anche per una stanza rivestita d’ambra.
Ripartiamo. Arriviamo a Novgorod e ci fermiamo all’albergo Inturist, nel cui cortile si può sostare. Il luogo è piuttosto squallido ma c’è la presa d’elettricità ed è possibile fare carico e scarico acqua. Il tutto per 10 euro al giorno.
17 luglio. Sabato. Novgorod – Area di sosta (88227 – 88408 km)
Dedichiamo la mattina alla visita di Novgorod. Bella città! Se S. Pietroburgo è aristocratica e raffinata, Novgorod è borghese e contadina. Borgo di agiati mercanti che costruivano chiese per propiziarsi i santi. Sulla riva sinistra del fiume c’è un parco di basiliche, una più antica dell’altra, una più suggestiva dell’altra.
Sulla sponda opposta sorge il Cremlino, che tra le mura massicce, sorvegliate da torrioni a cuspide, racchiude una vera perla: la basilica di S. Sofia. L’interno raccolto intorno all’iconostasi ha robusti pilastri che lo suddividono in ombrose gallerie, mentre il centro è illuminato da un’alta cupola. Le pareti sono tutte affrescate con immagini bellissime nelle forme e nel colore. Non ci stanchiamo di passare lo sguardo dall’una all’altra per cogliere ora un’espressione ora il panneggio delle vesti. All’esterno la porta occidentale ha formelle in bronzo di fattura tanto ingenua quanto affascinante, provenienti da Sigulda. Alle 10 ci coglie il concerto di campane, eseguito mirabilmente da un giovane salito sulla piattaforma dell’originale campanile. Ancora una chicca: il monumento alla Russia in bronzo, eretto nel 1862 in occasione del millennio.
E che dire del panorama dal ponte pedonale che congiunge le due rive! Insomma Novgorod ci ha del tutto soddisfatti.
Dopo pranzo ripartiamo. La strada è pessima per quasi 150 chilometri, poi migliora un po’ e si allarga a tre corsie. Il paesaggio è pianeggiante con alternanza di boschi, villaggi, case sparse con una bella scorta di legna nel piccolo cortile. Ai bordi della strada commercio spicciolo: finferli, fragole, mirtilli, prodotti dell’orto e anche tè caldo. La strada decente dura poco. Camion sfrenati passano indenni davanti agli occhi di poliziotti attenti solo agli stranieri.
Dopo Edrovo vediamo un parcheggio per TIR recintato e pulito, attrezzato anche con motel. Si chiama ABT(P)ARK. Ci fermiamo per la notte.
18 luglio. Domenica. Area di sosta – Mosca (88408 – 88778 km)
Notte tranquilla anche perché la zona del parcheggio dove abbiamo sostato è riservata ai piccoli mezzi. Subito dopo la partenza superiamo un passaggio a livello e poi Vypolzovo.
Strada e paesaggio simili a quelli di ieri. Lavori in corso, voragini, scalini, brevi tratti decenti. Notiamo le ammucchiate di camion intorno a un cafe o a una teiera fumante. Un’occasione per salutare i colleghi, magari abituali, e riposarsi la schiena. Attraversiamo il, placido e ampio. Dopo Torzok la strada si fa più ampia e per un po’ anche meno tormentata. Siamo a 200 chilometri da Mosca. Solo dopo Tver la strada assume un aspetto decente. Molto traffico nell’attraversare Zelenograd e soprattutto disordinato. Siamo alle porte di Mosca.
Superiamo una linea ferroviaria su un cavalcavia. Arrivati al ring troviamo sulla destra la salita che si biforca nei due versi, la strada a sinistra porta al giro orario, quello che imbocchiamo noi per poi deviare alla prima a destra fino ad una rotonda; ancora a destra e si arriva all’Hotel “Sojuz” in via Devoberegnaya 42. L’albergo è nuovo con un ampio parco e una zona con fondo di cemento in cui possono sostare i camper, allacciamento elettrico e possibilità di carico e scarico. Troviamo un altro camper italiano di Prato. Gli occupanti arrivano verso sera e ci danno utili ragguagli.
19 luglio. Lunedì. Mosca.
Arriva nel parcheggio la Signora Irina, la referente dell’agenzia S. Pietroburgo a Mosca. A lei paghiamo il costo della sosta (530 rubli al giorno).
Con taxi collettivo (10 rubli a testa) e metrò (10 corse 70 rubli) andiamo in centro. Alla 9° fermata siamo in Piazza dei Teatri, vicino al Bolscioi, guardato a vista da un accigliato Carlo Marx.
Girato l’angolo eccoci nel cuore di Mosca: la Piazza Rossa e il Cremlino, la prima grande, il secondo pieno. I due aggettivi vorrebbero sintetizzare la prima impressione che si ha dei due luoghi. In effetti l’ingresso nella Piazza Rossa (che vuol dire bella) è immediatamente seguito da un moto di stupore per la vastità del posto; in fondo lontano, lontano, come le casette delle fiabe, si scorgono le cupole sovrapposte di San Basilio, una costruzione variopinta e composita, che sembra pronta a spiccare il volo grazie alle sue cupole rigonfie come mongolfiere, un volo diretto verso un mondo fantastico, un mondo che non c’è. Rimani stupefatto ma non estasiato. Giriamo intorno alle mura del Kremlino e, dopo una fila di mezz’ora, sotto un sole cocente, e il pagamento di 300 rubli a testa, entriamo nella fortezza, che non ha niente della fortezza, ma è un agglomerato di palazzi e chiese. Il biglietto dà diritto a sette visite e noi le effettuiamo tutte con scrupolo e un tantino di noia: 4 chiese, 1 palazzo (2 stanze), 1 mostra di medaglie, il cannone più grande, la campana più grande, facciate di palazzi, giardino. Ordine e pulizia ovunque,i prati sono tappeti, le aiuole ricami, gli alberi fanno del loro meglio per non avere la chioma scarmigliata.
Fuori del Kremlino sostiamo nel giardino di Alessandro con fontana a 4 cavalli. Infine giro nel Gum e ritorno al camper.
20 luglio. Martedì. Mosca.
Giornata soleggiata, calda. Ancora sulla Piazza Rossa per una ripresa con la telecamera, giro esterno intorno a San Basilio, ulica Varvarka, fiancheggiata da belle chiese e costruzioni interessanti, piazza Slavjanskava, chiesa della trinità impanchettata, ulica Jlinka fino alla vecchia corte dei mercanti, ora galleria commerciale disabitata (pare che venga usata in occasione di fiere o eventi particolari).
La Lubianka, ex sede del KGB, sembra un innocuo palazzone, mentre il centro commerciale Detskij Mir il paese di balocchi; all’entrata una grande giostra con cavalli bardati e poi tanti, tanti giocattoli, per lo più di importazione, come i peluche della Trudi. Vi sono altri reparti oltre a quello dei giocattoli, una cartoleria fornitissima di articoli allettanti, un negozio di oggettistica, ecc . Ci riposiamo in un simpatico locale, il “Caffè Mania”, dove appunto servono un ottimo caffè. Proseguiamo per ulica Rozdestvenka, dove visitiamo la chiesa di S. Nicola dei suonatori, piccola e raccolta, circondata da un giardinetto pieno di fiori, e il monastero di Rozdestvenskij, che, malgrado sia in restauro, trasmette il senso del sacro. Percorriamo via Petrovka con deviazioni nelle gallerie di negozi in, le firme italiane si sprecano!
21 luglio. Mercoledì. Mosca.
Stavolta dal metrò 2 scendiamo alla 10° fermata, Tretyiakovskaja. Entriamo alla Galleria Tret’jakov. Esposizione prevalentemente di pittura russa dal XVIII al XX secolo, in particolare degli “ambulanti”. La scoperta per noi dell’esistenza di questa pittura realista che va dallo scherzo alla denuncia, dal lirico al decorativo ci rende felicemente appagati. Pranziamo in un Mac Donald, affollato come tutti.
Ormai siamo degli esperti a girare Mosca con il metrò; passiamo dalla linea 8 alle linea 7, scendiamo a Proletarskaja, di nome e di fatto: molti grattacieli decadenti, quartiere trasandato, gente stolida, a giudicare dall’edicolante, a cui chiedo dove sta il Monastero di Novospasskij e quella pare cadere dalle nuvole.
Il monastero è a 550 metri dalla fermata del metrò! Entriamo, io con una gonna a nascondere i pantaloni e la testa coperta; nel recinto, circondato da mura merlate, alta torre, chiese con cupole variopinte, abitazioni dei monaci, e un negozio di ricordini con commesse molto gentili. Tutto è in restauro per cui gli interni non sono visitabili.
Per il ritorno al parcheggio utilizziamo i metrò 7 e 2, abbiamo così modo di ammirare le famose gallerie di alcune stazioni.
22 luglio. Giovedì. Mosca.
Il metrò 2 ci porta fino a Tverkaja, da qui il 9 fino alla Biblioteca di Lenin, una fermata. La costruzione è scura, severa con Dostoevskij di guardia vicino all’ingresso.
Percorriamo l’ulica Vozdvijenka, in cui ammiriamo qualche facciata e poi l’ulica vecchio Arbat, piena di negozi e bancarelle per turisti. Qualche deviazione non migliora il nostro giudizio su questa strada di poco interesse.
Con il metrò 1, scendendo a Sportvaia, andiamo al Monastero di Novodevicij. Bella posizione, bella struttura, belle costruzioni, ma la chiesa che contiene la famosa iconostasi è chiusa. Siamo delusi. Deludente anche il cimitero, che immaginavo meno caotico. Rendiamo omaggio alla tomba di Raissa, che ha un commovente monumento funebre, una dolce fanciulla in posizione eretta, e passiamo davanti alle tombe di alcuni personaggi illustri della cultura e della politica.
Questa visita rappresenta la conclusione del soggiorno a Mosca.
Giudizio a caldo di questa capitale? E’ una capitale con mille sfaccettature, talvolta antitetiche: negozi di grido e banchetti monouso; palazzi in stile e casermoni squadrati; ragazze seminude e matriosche infagottate. Ma non è così in ogni grande città? Qui è palese la volontà di riavere una posizione di preminenza e di prestigio nel mondo. C’è un gran fervore nel sistemare, restaurare, lustrare, controllare. La cosa non controllata è il traffico, velocissimo e disordinato.
Si nota anche l’impegno culturale, tanti teatri, gallerie d’arte, musei. Peccato che per le strade non vi siano cartelli ad indicare come raggiungerli. O è superfluo, se si ha una guida? Per noi no, infatti talvolta ci siamo trovati un attimo imbrogliati nel raggiungere rapidamente la meta prefissata.
23 luglio. Venerdì. Mosca – Area di sosta sulla M9. (88778 – 89250 km)
Dall’albergo Sujuz raggiungiamo la tangenziale, 6 + 6 corsie, girando, usciti dal cancello, a sinistra poi a sinistra per due volte, si gira quindi intorno alla rotonda per imboccare il cavalcavia, ancora avanti dritto e subito dopo il ponte a destra e a destra. Molte le frecce per la M9. Traffico da tangenziale, ampio panorama sulla città. Sulla M9 il traffico scema rapidamente. Incontriamo centri satelliti con costruzioni a villette o a palazzotti più o meno grandi. Dopo meno di 100 chilometri la strada si restringe a 1 + 1 carreggiate, si increspa in rattoppi mal fatti, si ondula nei solchi delle ruote di carichi pesanti, si crepa in attesa di rappezzamenti. Comunque sembra meglio di quella percorsa da S. Pietroburgo. Viaggiamo in un rettilineo nel verde della prateria, chiazzata di epilodio e di betulle frondose. Rari paesi dimessi con vie non asfaltate. Prevale la solitudine. Quando lo sguardo riesce a spaziare mi vengono in mente le grandi ritirate storiche: file di soldati, stanchi, nel freddo, in un territorio senza fine e senza ripari. Penso questi soldati e li sento presenti intorno a me, il paesaggio non è più verde, ma gelido inanimato.
Avanti, avanti. La strada è decisamente migliore di quella da S. Pietroburgo, spesso proprio buona.
Subito dopo il bivio per Velikia Luki troviamo un’area di parcheggio, sulla sinistra, recintata e custodita. Ci fermiamo qui per la notte.
24 luglio. Sabato. Area di sosta – Pskov. (89250 – 89526 km)
Bel tempo. Partiamo dal parcheggio, colmo di camionisti ancora addormentati, dopo un probabile bisboccia con le miss del caffè. Incontriamo alcuni autobus di linea. Alle fermate scendono gruppetti di persone che si avviano nei viottoli laterali verso villaggi nascosti tra il verde. Roba da film western.
Il paesaggio è leggermente ondulato con stagni e boschetti. Niente traffico. Il fieno in govoni si asciuga al sole.
Giriamo sulla M20. Siamo a 190 km da Pskov. Attraversiamo boschi di betulle e abeti, simili a quelli della vicina Estonia. Presso un lago c’è un campeggio. Incontriamo villaggi, seppure con poche case, ma tanto da vivacizzare l’ambiente. La strada è buona con opere di manutenzione in atto.
Una pattuglia ci ferma per controllo documenti, controlla solo i nostri avendo capito che l’altro campero è con noi. Nessuna infrazione stradale. I russi lampeggiano per avvertirci di qualche poliziotto in agguato; anche noi ricambiamo la cortesia.
Arriviamo a Pskov. Avanti fino in centro, superiamo il ponte e a destra troviamo un parcheggio dove fermarci. E’ un po’ sgangherato, ma tranquillo e illuminato. Alcune malridotte corriere sono qui in sosta. Il custode ci fa sistemare lontano dalla rete di chiusura, quando capisce che ci fermeremo qui anche per la notte (60 rubli al giorno).
Fa caldo. Pranziamo, ci riposiamo e quindi in giro per la città. C’è festa: 60 anni dalla liberazione. Un concerto nel parco con strumenti a corda e fisarmoniche, la musica accompagna il canto e le movenze di una donna dal corpo flessuoso, viso dolce, vestita di un abito tradizionale, chioma al vento. Interpretiamo questa musica e questo canto come il nostro commiato dalla Russia, siamo commossi; questo viaggio ci ha dato molto, la Russia è una terra che si fa amare, perché senti che ha un’anima.
Proseguiamo arrivando ad un lungo parco che si estende fino al fiume, percorriamo il lungofiume per tornare al parcheggio. L’impressione di Pskov è ottima, è una città ridente, animata, ben tenuta.
25 luglio. Domenica. Pskov – Sigulda. (89526 – 89877 km)
La periferia di Pskov è una conferma delle condizioni economiche della città: caseggiati fitti ma di bell’aspetto, giardini curati. Ci fermiamo prima della frontiera in uno spaccio per spendere gli ultimi rubli. Facciamo anche gasolio perché il prezzo in Russia è veramente basso. Prima della frontiera si incontrano molti distributori. Passiamo la frontiera a Kashino (89887 km). Le pratiche doganali ci impegnano per un’ora e quaranta minuti, per lo più di attesa. Gli incaricati controllano anche l’interno del camper ma con molta discrezione e gentilezza.
Siamo in Estonia, ma per soli 20 chilometri, poi passiamo in Lettonia. Regoliamo gli orologi un’ora indietro. Dalla A2 deviamo malauguratamente sulla P32, che si rivela poco dopo una strada bianca sassosa. Non ci resta che proseguire per altri 40 chilometri, ormai il camper è infarinato dentro e fuori, una rovina. Finalmente confluiamo in una strada asfaltata, quella che avremmo dovuto prendere dalla A2, se non fossimo stati imbrogliati dalle indicazioni della guida “Routard”. Ci dirigiamo verso la A6 per Bauska, ma un ponte interrotto ci blocca. E qui capita il fattaccio…Bruno, nel fare retromarcia, tampona una macchina locale. Discussione infinita, interviene la polizia; non vogliono accettare il CID; telefonata all’ambasciata italiana col numero di emergenza; chi risponde chiarisce alla polizia che la carta dell’assicurazione è valida e impone al poliziotto di accettarla. Tutto è accomodato e …dalla portiera dell’ambasciata, che risponde alle telefonate di emergenza!
Non ci buttiamo in altre avventure, torniamo indietro a Sigulda, dove ci fermiamo in campeggio lungo il fiume per la notte.
26 luglio. Lunedì. Sigulda – Kaunas. (89877 – 90219 km)
Due ore di pulizia al camper, pieno di polvere fin dentro le pentole.
Poi via verso Riga. Dopo Garkaline c’è l’indicazione per Kauna, strada E67. Si seguono le indicazioni per Bauska, sulla A7. Qui ci fermiamo in un supermercato della Rimi. Superiamo la frontiera con la Lituania.
A Kaunas seguiamo le frecce per il centro (Centras) e per l’ufficio informazioni (I). Passiamo vicino alla strada pedonale, a destra, sulla sinistra poco dopo si staglia il grande municipio moderno, preceduto da una grande piazza, di fronte, sulla nostra destra c’è l’università, subito a destra c’è un parcheggio recintato a pagamento, dove troviamo posto anche per passare la notte. Ci avevano detto che a Kaunas i parcheggi liberi non sono tranquilli e questa sistemazione ci ha rassicurati. Possiamo muoverci per visitare la città.
E lo facciamo immediatamente. Una breve strada pedonale ci porta al fiume superato da uno strano ponte ripido, pure pedonale, molto lungo perché è anche cavalcavia. Torniamo indietro e imbocchiamo la strada pedonale che dalla Cattedrale di S. Michele (bianca, e non blu come descritto dalla guida, con cupole argentee) arriva fino alla città vecchia. E’ un lungo rettilineo di 2 chilometri, con alberi, fanali, belle aiuole fiorite, bar, negozi soprattutto di sport, e tante belle ragazze che vi passeggiano, corpo snello e andatura diritta.
Un sottopasso ci porta nella parte vecchia della città: quasi deserta, negozi chiusi, squallida. Alcune case devono essere appartenute a mercanti tedeschi, lo indica la facciata appuntita e scalinata.
Arriviamo alla piazza del Municipio; è interessante per la forma squadrata, per le chiese e i palazzi che la circondano, per l’alto campanile del municipio, ex chiesa, per le due statue che la ornano, una tradizionale e l’altra strana, una confluenza di forme umane.
Rientriamo senza vedere il castello diroccato perché è tardi.
27 luglio. Martedì. Kaunas – Serach (90219 – 90619)
Piove abbondantemente tanto che rinunciamo a proseguire la visita di Kaunas. Al confine smette di piovere, ma il cielo rimane minacciosamente coperto. Passiamo la frontiera polacca (90531 km) senza alcun controllo. Ad Augustow prendiamo la 61 per Varsavia. La strada ha tratti nuovi, finanziati dalla comunità europea, altri in costruzione, altri in distruzione. Comunque il panorama è bello: distese sconfinate di graminacee di varie tonalità di colore, dal giallo al bruno, intervallate da appezzamenti di verde intenso; abbiamo tutto il tempo di ammirarle visto che le soste per strada bloccata sono numerose. Le vaste estensioni diventano ancora più vaste prima di Lauza, un mare giallo con isole di fattorie o ciuffi di alberi e sullo sfondo lontano la fitta cornice della foresta.
Finalmente la strada migliora e rimane buona. La pioggia ha portato un calo alla temperatura ed ora è decisamente freddo. O è la stanchezza?
Prima di Serach, una località vicino ad un lago, vediamo sulla destra un albergo ristorante con ampio parcheggio. Chiediamo se può ospitarci e la risposta positiva ci rallegra.
28 luglio. Mercoledì.Serach – Distributore Kantor (90619 – 91038 km)
Vogliamo evitare Varsavia, per cui giriamo a destra sulla 62, poi sulla A7 in direzione Varsavia, superato il ponte sulla Vistola prendiamo sulla destra la 579 che attraversa il parco nazionale Kamposki. La strada è buona, la località non ha molto del parco, anche se incontriamo un piccolo campeggio, è piuttosto un’area agricola con qualche villaggio. Proseguiamo sulla 579, dopo aver attraversato la E30 per Lodz. A Radzejowice prendiamo la E67. Dopo Czestockowa ci fermiamo al supermercato Auchar per spendere gli sloti rimasti. Qui il gasolio costa meno che in altri posti. Superiamo Katowice sulla tangenziale scorrevole. La strada continua ampia, 2 + 2 carreggiate; anche il paesaggio non è da meno. Dopo Bielsko Biala la strada si restringe, ma i lavori in corso preannunciano un suo allargamento. Superiamo un altro supermercato Auchan, una fabbrica di ceramica, Pilk, ed ecco il distributore della Kantor sulla sinistra. Il posto vicino alla chiesa è libero e ancora malconcio. Notte tranquilla assicurata.
29 luglio. Giovedì. Distributore – Stazione di servizio dopo Vienna (91038 – 91441 km)
Prima di passare la frontiera facciamo gasolio e compriamo la vignette. Ci rendiamo conto che è più conveniente comprarla passato il confine. Anche nella repubblica ceca le strade sono spesso interrotte per lavori.
Passiamo il confine con l’Austria (91570 km). Incredibile, ci chiedono i passaporti! Altra vignette.
Malgrado il cielo coperto il paesaggio si fa ammirare per la doratura delle messi che ricoprono vaste aree di territorio collinare. A queste si aggiungono le corolle gialle dei girasoli, che inclinano la testa sul verde del fogliame, i filari delle viti in schieramento compatto e ordinato, i riquadri di erba medica e granoturco.
Dopo Vienna ci fermiamo in una stazione di servizio dell’autostrada.
30 luglio. Venerdì. A.S. – Pordenone. (91441 – 91920 km)
Abbiamo dormito abbastanza tranquillamente perché la stazione di servizio è riparata da una fila di alberi. Il traffico è scarso, contrariamente a quanto ci aspettavamo. In prossimità di Villach sosta per accomiatarci dagli amici con i quali abbiamo felicemente condiviso questo viaggio straordinario. Saluto commosso da entrambe le parti.
Il sole splende sul lago, sulle colline e sulle cime nei cui anfratti brilla ancora la neve.
Siamo alla frontiera italiana. Proseguiamo fino a Udine per scaricare a Ledra, poi non ci accorgiamo della deviazione per Pordenone e rimaniamo in autostrada fino a Portogruaro, più strada ma meno tempo. All’una siamo a casa!
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