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Primavera 2002 -
LUCANIA***
Natura - Cultura - Incontri
di Rosanna
Gardella Tassinari
equipaggio su SLEEK 541
2,8 ITD: Rosanna Gardella
e Raul Tassinari
24.4.02 – merc.
ore 14.30 partenza - sosta per la notte TERMOLI nel piazzale di imbarco
per le isole Tremiti. In serata: pioggia.
25.4.02 - giov. -
Termoli-Foggia-Candela MELFI,
città delle Costituzioni Federiciane e dei Concilii: vediamo il castello
normanno, la cattedrale e il suo bellissimo campanile con intarsi
geometrici. Lo spostamento verso Venosa, via Lavello, lo facciamo sotto la
pioggia: le strade sono fiumi di fango, che scende dai campi laterali di
ulivi e di viti. Di impianti fognari neppure l'ombra.
A
VENOSA**, grazie ad una
richiesta di informazioni, ci viene regalata una bottiglia di buon rosso,
dalla famiglia Brolio, produttori di vino e olio; parcheggio camper
davanti all'Abbazia della Trinità. Visita alla zona archeologica romana,
con il complesso delle terme, delle residenze, con bei mosaici. In fondo
alla zona romana il complesso dell'Incompiuta, iniziata tra la fine
del XI e l'inizio del XII sec. con il progetto di creare un'unica grande
basilica con l'antistante, più antica abbazia della Trinità, capolavoro
dell’architettura benedettina, che all'epoca contava oltre 100 monaci ed
era una delle più potenti del Sud Italia.
Particolarmente
interessanti i 5 capitelli delle colonne che svettano verso il cielo, di
marmo rosato, e le epigrafe ed i simboli scolpiti in alcuni dei blocchi di
pietra. Poi visita all'Abbazia di S. Trinità, dove una troupe tedesca
stava preparandosi a filmare gli affreschi che, in realtà, sono davvero
belli. Buona parte del pavimento è sottostante al camminamento normale,
proprio per consentire di vedere anche il preesistente, di età romana.
Tra i pilastri affrescati emergono, solenni, le tombe normanne degli
Altavilla.
Poi via Frusci, c.so
V. Emanuele con la cattedrale, ed arriviamo al castello voluto da Pirro
del Balzo Orsini intorno al 1460. Con il medesimo biglietto dell'area
archeologica (= € 2.50) vediamo anche il Museo Archeologico, interno al
Castello, che si presenta davvero ricco di reperti; camminamento sugli
spalti. Poi piazza Orazio: infatti Venosa ha dato i natali al poeta del
"carpe diem".
Ripartiamo. Ancora pioggia
e fiumi di fango lungo le strade. Un cartello segnaletico avverte: "immaltamenti"!
A RIPACANDIDA
ci fermiamo solo per vedere l'interno di S. Donato, all'ingresso del
paese. Ha un bellissimo organo ed un ciclo di affreschi, nelle pareti e
campate, con soggetti che vanno da Adamo ed Eva al Giudizio Universale,
dipinti con molta ingenuità e candore nell'Alto Medio Evo. Per la vena
artistica di questi affreschi il paese viene chiamato "Assisi
lucana".
Dopo aver attraversato
Rionero di Vulture, arriviamo ai LAGHI
DI MONTICCHIO e, per la notte, ci sistemiamo al camping-area
pic-nic "Europa", sul Lago Grande.
Caruccio, soprattutto in
relazione al basso livello dei servizi: 20 € (se però si soggiorna più
di un giorno, la tariffa diventa 15 €).
Passeggiata intorno al
Lago Piccolo.
Stanotte dormiamo sul Lago
Grande, dopo aver appreso che qui sta piovendo da mesi……..e continua a
piovere…..
26.4.02 - ven. -
All'arrivo di 3 pullmann di scolaresche nell'area pic-nic del parco Europa
usciamo dal campeggio e facendo il giro del Lago Grande arriviamo
all'abbazia di S. Michele, grande costruzione bianca abbarbicata alla
montagna, perché ha inglobato alcune grotte. Infatti nell'abside c'è
l'ambiente rupestre davanti al quale fu costruita la struttura monastica,
con l'edicola di S. Michele, decorata in modo tale da ricordare le chiese
e gli ambienti rupestri della Cappadocia.
Dall'interno dell'abbazia,
così come dal piazzale della statua del Santo protettore del corpo
forestale, si hanno bellissime vedute sui due laghi.
E' arrivato il sole, che
ci consente di godere dei bellissimi paesaggi di queste colline, in
particolare dei diversi verdi del grano ancora giovane.
Direzione Rionero di
Vulture, poi prendiamo verso S. Andrea di Atella. Intravediamo il
Monastero di S. Maria degli Angeli, quindi arriviamo ad ATELLA,
l'antica "Vitalba", dove ci fermiamo al mercato settimanale.
Bellissima l'architettura e la facciata della cattedrale di S. Maria ad
Nives, con un singolare portale in pietra del '300, scolpito con motivi di
stampo islamico, che non hanno altri riferimenti in area lucana. La piazza
del paese e le strade sono movimentate. Un vigile ci consiglia di non
perdere la massima attrattiva del luogo: il sito paleontologico, con due
zanne di mammouth. I denti in effetti sono ben visibili; il luogo è un
po' maleodorante, perché si trova in una collinetta sopra ad una
porcilaia. Facciamo raccolta di rucola, da mettere poi in un'insalata
mista, che mangiamo con vista sul castello di Lagopesole, distante una
decina di km. Da Atella.
Il castello federiciano di
Lagopesole è bello, severo e ben conservato, imponente.
Singolare il cartello
della Soprintendenza, sul logo UE; dice "Castello di …….Opera
finanziata con i fondi della Comunità europea": ha cioè dimenticato
di precisare che l'opera è "il restauro", mentre il castello a
suo tempo se lo costruì Federico senza i contributi UE. Nel portone
d'ingresso l'apertura pomeridiana è data per le 15. Insieme ad altri ci
mettiamo in paziente attesa ma, siccome alle 15.35 è ancora chiuso,
riprendiamo la strada, con bellissimi paesaggi di campi e boschi, questi
ultimi con tanti asfodeli, altri fiori rosa intenso e piccole ginestre.
Tantissimi voli di rapaci. La nostra direzione è ACERENZA**.
Sosta camper in un parcheggio davanti al bar Royal, sulla strada per il
centro storico.
Bella Acerenza. A
distanza, vedendola posizionata su una roccia, ci rendiamo conto del
motivo per cui viene chiamata "città cattedrale". Suggestivo
camminare per i vicoli del centro, con le case bianche e le donne in nero
sedute vicino all'uscio di casa ed i vecchi, con la coppola, che fanno
piccoli capannelli.
Ce l'avevano anticipato
ieri a Venosa, ma finché non abbiamo visto non abbiamo creduto che alcune
sculture, che ornano il semplice e bel portale del Duomo sono di figure
avvinghiate in posizioni eloquentemente terrene e sessualmente impegnate.
L'interno è grandioso e spoglio. Al di sotto del presbiterio c'è la
cappella Ferrillo. Illuminata, l'abbiamo trovata particolarmente
interessante, esempio di integrazione culturale tra le novità
rinascimentali e spunti ancora di matrice romanica. In particolare la
nicchia che contiene il sarcofago di Giacomo Ferrillo e Maria Balsa ha una
volta a botte che, pur tanto più ridotta, ricorda da vicino la cappella
de' Pazzi a Firenze. Interessante il soffitto, diacromo, con prevalenza di
blu, e la decorazione pittorica delle pareti, con quattro
rappresentazioni.
Il giro intorno alla
Cattedrale ne mette in evidenza la complessità architettonica. Superbo
panorama al belvedere.
Nel tardo pomeriggio
finalmente Raul trova il giornale e Rosanna sceglie un riquadro di una
freschissima torta di ricotta, al bar Duomo (sopra c'è il ristorante,
con un'interessante carta di piatti tipici).
Seguendo la direzione
Bari, dopo aver visto anche una zona a calanchi (la prima, qui in Lucania),
ci spostiamo a Tolve. La prova di essere al Sud ci viene data anche dalle
greggi che frequentemente incontriamo per strada, per cui ci fermiamo fino
a che il pastore non le raccoglie verso un lato della strada, aprendoci in
varco per passare.
Anche TOLVE
è sicuramente un paese pieno di tracce del passato. Sulla collina, nel
punto più alto c'è la statua di S. Rocco, sul belvedere, che sia nel
bronzo che in altre immagini che vediamo in giro, viene rappresentato come
un gentiluomo spagnolo dei tempi di Cervantes.
Sosta notturna in una
piazza del paese, quella che ci contiene, ma che domattina avrà in una
parte il mercato a partire dalle 7…. La piazza per la sosta notturna
è lungo corso Umberto I, che si prende svoltando a ds. Dopo la piazzetta
Pagano, cuore del paese, con bella fontana.
27.4.02 - sab. - Il paese è molto animato
già nella prima mattinata. Facciamo spesa nella macelleria Lardiello, di
fronte al nostro posto di sosta: uova fresche in un cesto, dove gli
avventori si servono direttamente, salsicce lucane con peperoncino e
finocchio, fettine di bestiame locale.
Prima delle Dolomiti
Lucane, decidiamo che non possiamo non andare a Tricarico.
Il percorso
Tolve-Tricarico si sviluppa in strade tra il bosco (lungo strada sono
tanti i cipressi, molti con la chioma più scapigliata di quelli toscani),
dove ci attraversa tranquillamente la volpe, vediamo bellissimi
voli e planate di grossi rapaci, che sfruttano le correnti ascensionali:
il nibbio reale, riconoscibile in volo dalla coda di forma a
"v", la poiana, che in volo ha la coda piena e l’upupa.
Tanti tanti fiori; in questa zona vediamo dei "tulipani
selvatici" gialli, molto odorosi. Ci fermiamo e prendiamo in fiore di
ogni specie: in pochi minuti raccogliamo un mazzetto di straordinarie
varietà.
Al passo d Tre Cancelli
(M.te Cupolicchio) troviamo una zona archeologica, con attrezzature.
Chiusa. Come in tanti altri casi; strutture, belle, finanziate con i fondi
dei progetti UE, non funzionanti. Si capisce la ragione di una presenza
turistica così scarsa…
TRICARICO** si riconosce
da lontano, per il torrione normanno.
Noi parcheggiamo il camper
proprio sotto al torrione (si potrebbe anche pernottare), su
consiglio di un vigile, trovato nella centrale piazza Garibaldi.
Portale del convento
S. Chiara (non visitabile, perché in restauro), S. Francesco, con il lato
dell'orologio che dà sulla piazza centrale. Palazzo Ducale
Pignatelli-Revertera (interessante il corridoio esterno d'ingresso ed il
doppio portale), dove vediamo la mostra sulle testimonianze archeologiche
del Medio Basento "UNA VIA DI TRANSITO DALLO IONIO AL TIRRENO";
molti sono i monili, i vasi e gli oggetti di uso domestico della civiltà
ellenistica, che ha lasciato notevoli tracce in queste zone. Il
seicentesco Palazzo Griptoleo (di professione "notar"). Arco di
Re Ladislao.
Segue poi la parte più
suggestiva della città: i quartieri SARACENA e RABATANA (arabo). Al
termine del quartiere saraceno digrada sulla valle la Torre Saracena. Il
quartiere arabo sembra una kasba di case bianche dai grandi camini, con
viuzze e piazzettine che creano labirinti. Non sono zone degradate: le
semplici case sono per la maggior parte abitate (come vedremo poi anche
nei centri dei paesi successivi), con tanti bambini vocianti, tanti gatti
e anziani in nero. Dopo i su e giù per il quartiere Rabatana, arriviamo
alla porta Rabatana e poi, con altri saliscendi, arriviamo al torrione.
Da Tricarico si arriva
alla ss. Basentana (calanchi), poi, sotto una pioggerella, facciamo alcuni
paesi della Comunità del Medio Basento: Garaguso -palazzo Revertera con
il loggiato a tre arcate-, Oliveto Lucano -giro del paese. Oliveto è
tutto sotto sopra per via della metanizzazione; attualmente la Basilicata
ci appare interessata da un intenso piano di metanizzazione, che riguarda
la viabilità ed i centri; fino ad ora in questi paesi per gli usi
domestici hanno utilizzato la legna. Ogni casa ha la sua riserva di legna,
variamente collocata; in giro si incontra frequentemente gente che è
andata a far legna, dai tronchi alle fascine, caricata su carretti,
carriole o a dorso dell'asino o della mula. In giro per i paesi i camini
mandano fumo con un gradevole aroma di fuoco di legna. Senz'altro il
metano modificherà in poco tempo queste abitudini. Molte abitazioni dei
paesini che stiamo visitando, all'esterno, hanno il forno a legna per la
cottura del pane, ancora in funzione.
Toccata e fuga su
Accettura. Siamo nel "Parco Naturale di Gallipoli Cognato e delle
Dolomiti Lucane".
Decidiamo di passare la
notte in uno dei due paesi delle DOLOMITI
LUCANE**. Lasciata Accettura prendiamo la strada che valica il
Monte Malerba e passa da Gallipoli. Lì c'è il Centro del Parco: l’antico
bellissimo complesso di Palazzo (sec. XII), con uffici, chiesa, parco
botanico, ecc… Naturalmente: chiuso, eccetto il cancello, e ciò ci
consente di entrare a piedi e di girovagare fra gli edifici, ma non c’è
possibilità di informazioni.
Arriviamo in vista
delle frastagliate punte rocciose delle Dolomiti (Goreme? Le Meteore? La
Gallura? Il confronto le avvicina soprattutto ai giochi delle rocce della
costa N della Sardegna). Puntiamo su PIETRAPERTOSA (visto che all'imbocco
della strada per l'altro paese -Castelmezzano- la strada è parzialmente
sbarrata con più cartelli con il divieto di transito- poi ci dicono che
potevamo tranquillamente trasgredire, tutti lo fanno, ed il finto
sbarramento ha la funzione di meglio reperire i finanziamenti statali per
una nuova strada…).
Pietrapertosa ci appare un
pugno di case sotto le rocce. Poi giriamo l'angolo ed andiamo
all'Alimentari Maria (corso Umberto I). Dopo approvvigionamento di fave,
cacio-cavallo e di vino (il suo, un buon rosso che va a prendere a casa),
ci dà utilissime indicazioni per visitare il paese e per la sistemazione,
alla quale ci accompagna; il piazzale a fianco e dietro al Comune.
Intanto scopriamo che dall'altro lato delle rocce si estende tutto il
resto del paese, grande, addossato alla montagna, tanto che molte case
sono tutt'uno con la roccia, che si incunea all'interno dell'abitazione.
Giro per le scalelle del
paese.
27.4.02 – dom. _ Caffè al bar centrale,
nel palazzo liberty del paese: € 0,60.
Trekking PIETRAPERTOSA**-CASTELMEZZANO**.
Impegnativo: dai 1088 m. del primo paese, che è il più alto della
Basilicata, scendiamo fino in fondo al torrente Caperrino, attraversiamo
il ponte pre-romano ad unica arcata, giriamo il vecchio mulino Setari,
passiamo dal cimitero e arriviamo ai 770 m. di Castelmezzano.
L'ambientazione dei due
paesi, entrambi sovrastati dalle rocce delle Dolomiti, è bella da mozzare
il fiato. Castelmezzano ha la maggior parte delle abitazioni rimesse a
nuovo, con salvaguardia dell'originaria struttura. Dopo l'attraversamento
di tutto il paese e delle sue scalelle, arriviamo ai piedi delle rocce.
Purtroppo, non essendo provetti scalatori attrezzati, non riusciamo a
salire per la ripidissima scaletta intagliata nella roccia che sale sulla
sommità del pinnacolo centrale, in quanto è venuto a meno l'accesso per
la partenza. In passato la sommità serviva come sito di vedetta militare.
Ritorniamo alla
piazza del paese e ripartiamo fino alla bianca chiesetta di S. Maria (è
raggiungibile anche per una comoda strada e vi è uno spiazzo per poter
sostare in tranquillità) e oltre, dove ci
sono sentieri che portano ai belvederi.
Il Comune di
Castelmezzano è in un piccolo edificio, con l'ingresso sovrastato da un
ovale con dipinti due cavalieri. In una bacheca comunale, più sotto, a
fianco della chiesa, troviamo un ritaglio di stampa, dove sono elencati i
14 più bei borghi della Lucania vedere in fondo.
Rientro a Pietrapertosa
molto impegnativo, per la salita proprio marcata.
Altro giro per il paese:
chiesa madre, con bei dipinti dietro all'altare, pitture rupestri ed i
balconi e i portali, alcuni magnifici, di via Garibaldi.
Lasciando paesaggi di colline coltivate a frumento
che si alternano e boschi e a calanchi, si arriva in vista dell’Appennino
che si affaccia sulla Valle del Basento che, a sud-est di Potenza, si
innalza conformazioni rocciose scolpite da mille erosioni: sono le
Dolomiti lucane, così bizzarre e affascinanti da meritare –da sole-
un viaggio in Lucania.
Pareti di pietra si ampliano, si restringono, si
deformano con l’erosione formando delle sagome uniche e
impressionanti: gli agenti atmosferici e l’instabilità dei versanti
dovuta alle frane, hanno fatto e fanno l’azione di modellamento, che
produce una lenta ma costante modificazione del paesaggio.
Il nome Dolomiti, infatti, più che a vere e
proprie rocce dolomitiche, si riferisce all’aspetto aspro e
frastagliato dei profili delle montagne, costituite da pietra e
arenaria compatta.
Custoditi tra le Dolomiti lucane, e loro custodi,
ci sono due paesi:
»
Pietrapertosa: abitanti 1447 –
altitudine mt. 1088
Il toponimo deriva dal dialetto locale "pertusa",
riferendosi alla conformazione della roccia forata.
» Castelmezzano: abitanti
1000 – altitudine mt. 890
Fatti di case costruite sulle rocce, di contrade
bianche, vicoli stretti, di scalelle; gli abitanti dei due paesi hanno
dato nomi fantasiosi alle vette che incombono su di loro, forse per
mitigare la sovranità della montagna. Da non perdere sono le
fortificazioni dei due paesi, roccaforti erette ai tempi degli Svevi e
dei Normanni. Di lì, l’orizzonte è ai nostri piedi!
Le Dolomiti lucane consentono di vedere specie
endemiche rare e sono inserite nel Parco di Gallipoli Cognato, di
oltre Ha 27, con i verdissimi boschi di Gallipoli, Croccia e
Montepiano, percorsi da una fitta rete di sentieri che danno la
possibilità di entrare in contatto con elementi naturalistici e
storici.
Punti di riferimento per organizzare un soggiorno:
Pietrapertosa :
Comune tel. O971-983002
Albergo-ristorante "Il Frantoio" – tel.
0971-983190
Bed&Brekfast "Penelope e Cirene" di
Teresa Colucci
Castelmezzano: Comune tel. 0971-986041
Albergo-ristorante "Dolomiti" tel.
0971-986075
28.2.02 - lun.- La mattinata è dedicata
ad un accurato giro per Pietrapertosa, per il dedalo di viuzze e le rocce
dalle forme più fantasiose: l'aquila, il gufo, il becco della civetta,…
Partiamo dalla chiesetta romanica posta alla propaggine del paese, poi
saliamo al castello, il fortilizio saraceno, incuneato nelle rocce.
Saliamo scalini scavati nella roccia, raggiungendo altezze notevoli, che
consentono di vedere le Dolomiti Lucane a 360°. Visita esterna alla
Chiesa Madre, poi ritorniamo ancora nella Rabata, per via G. Sepe, che è
la direttrice principale della parte più antica, ed i vari vicoletti. Ci
sorpassa un signore sistemato sul basto di un mulo, arriva alla base delle
scalelle e noi ci chiediamo dove mai parcheggerà l'animale. Con la
massima disinvoltura invece comincia a salire le scale in groppa al mulo,
con un gran sferragliamento degli zoccoli, e lo vediamo sparire in alto,
dopo alcune rampe. Stupefacente.
Spesa all'alimentari
Maria e Michele (via Umberto I°), ripartiamo in direzione Bosco di
Montepiano (foresta bellissima, sottobosco tutto fiorito e carrareccie)
fino a Stigliano.
Dal centro di
Stigliano prendiamo la 103, direzione Craco, per intraprendere
l'itinerario delle MASSERIE,
edifici di vita rurale generalmente risalenti al periodo post-unitario
costituiti da un edifico principale quale centro logistico delle attività
agricole e residenza estiva del proprietario, oltre ad altre strutture di
servizio e, spesso, al jazzo per l'allevamento degli ovicaprini. La
direzione di queste strutture era affidata a uno o più massari, che
gestivano figure di salariati. L'inizio degli anni '50, con la riforma
agraria e la distribuzione delle terre, segna il declino delle grandi e
medie masserie che hanno perso la loro funzione e in molti casi appaiono
abbandonate. Giriamo verso S. Spirito e dopo pochi km troviamo la Masseria
Palazzo S. Spirito che (vedere articolo su Itinerari e Luoghi - n. 109
genn. 2002) viene indicata come l'esempio più rilevante di masseria
fortificata delle aree interne della Lucania.
Siccome piove e la strada
diventa un sentiero sbrecciato, non proseguiamo a piedi, come previsto, ma
continuiamo la strada verso Gannano, poi giriamo verso Calvera, dove
vediamo alcune masserie, lo splendido jazzo Digilio -visto da lontano, e
guardato bene anche con il binocolo, per non incappare nei numerosissimi,
poco pazienti, cani bianchi dei pastori-. Parliamo a lungo con un pastore,
che ha un enorme e splendido caprone nero, e che ha lavorato 24 anni al
petrolchimico di Pisticci.
Lungo la 103: Masseria del
Monte e Masseria Indorata.
Si arriva alla
"città fantasma" di CRACO,
spettrale paese abbandonato a causa di una frana, nel 1964, ultima di una
serie di smottamenti iniziati alla fine dell'800. Guardiamo ciò che si
vede dalla strada esterna; non ci pare che il divieto di entrare nel paese
sia trasgredibile, perché quello che è rimasto in piedi è sbilenco e
cadente. Tra non molto tempo sarà un cumulo di macerie. E pensare che
intorno al 1260 era talmente fiorente che divenne sede Universitaria!
Quasi tutti gli abitanti di Craco si trasferirono più a valle, a
Peschiera.
Raggiungiamo la ss. 104
sinnitica e andiamo a S. Maria d'Anglona**,
splendida chiesa e unico edificio rimasto del borgo che era sorto intorno
al 1000 sul sito della greca "Pandosia".
Ci dirigiamo verso Tursi,
e siamo nel cuore della zona dei CALANCHI**
argillosi. Lo spettacolo è reso più affascinante del colore del
tramonto.
Arriviamo a TURSI
e troviamo sistemazione per la notte nella piazzetta adiacente
la Comunità montana. Domattina nella piazzetta c'è il mercato
settimanale del martedì. Puntiamo la sveglia presto, per non trovarci
accerchiati dalle bancarelle. Non è un problema alzarci prima, perché
qui ci sono talmente tante cose da vedere che le giornate bisogna
intensificarle al massimo.
29.4.02 - mart.- Visita di TURSI, in
particolare la parte vecchia. Attendiamo l'apertura della chiesa Rabatana,
segnalata per le 10: non accade. La vallata su cui sorge Tursi, di terra
rossa, è piena di grotte, agavi, ulivi e fichi d'India, molti con i
frutti maturi.
Prendiamo la sinnica
(viste di Valsinni e Colobraro) e arriviamo a SENISE,
dopo aver attraversato il lago di Monte Cotugno, formato dalla diga di
Senise; siamo ai confini del Parco del Pollino e vediamo le cime più alte
ancora innevate.
Bellissimi il
coro e il polittico di Simone da Firenze (1523) e gli affreschi
posti in due nicchie in fondo alla navata, in particolare una semplice
crocifissione del XV sec.
Ci spostiamo a CHIAROMONTE,
paese situato all'interno del Parco Nazionale del Pollino.
Vediamo il Palazzo Giura,
con bel portale e torre cilindrica merlata; quel poco che è rimasto del
Castello dei Sanseverino e l'esterno della chiesa di S. Tommaso, frutto di
un recente riuscito restauro, il belvedere, da cui si ha la vista sulla
vallata del Sinni (non c'è acqua, ma un letto esteso, simile a quello del
fiume Marecchia). L'inserimento di Chiaromonte nella lista dei "più
bei borghi d'Italia" ci aveva creato delle aspettative, e la visita
ci delude un po'. Nella centrale piazza Garibaldi chiediamo agli anziani
del paese, asseduti sulle panche, la direzione per Sant'Arcangelo. Dopo
l'indicazione e i saluti, appena ce ne andiamo sentiamo: …sono quelli in
roulotte! Evidentemente sanno bene quel che accade nel loro paese.
Passiamo per Castronuovo
di S. Andrea (decisamente in salita), Roccanova (viene indicato da una
tabella all'inizio del paese come paese del vino, ma non troviamo traccia
di vendita).
Arriviamo al CONVENTO
DI ORSOLEO, prima di proprietà dei Marra, dei Carafa, dei Colonna
e poi acquistato dalla Regione che lo ha recuperato, restaurato (ora si
presenta da lontano, in mezzo al verde dei campi di grano, di un bel
pastello rosato) e dato in gestione alla Comunità Montana. Infatti ci
accolgono tre signore, dipendenti par-time della Comunità, che ci danno
informazioni, l'opuscolo descrittivo e il cd rom dei 5 Comuni (Santarcangelo,
Roccanova, Missanello, Gallicchio, Armento). La chiesa è decorata in modo
singolare; molto belli la cantoria e il coro, con un intaglio in legno che
rappresenta la Madonna e due animali: orso e leo(ne)= ORSOLEO. Dalla scala
che conduce al pulpito è possibile vedere un particolare delle volte del
convento, non visitabile perché in restauro. Belli sono la torre
campanaria e l'esterno della cupola, elegantemente decorata da un motivo
di coppi ad anelli a rastremazioni successive.
Le dipendenti della
Comunità ci insegnano anche qual è il fiore del lampascione, per
riconoscerlo.
Prima di S. Brancato (la
parte nuova di Sant'Arcangelo) c'è la Torre Molfese (chiusa); a
Sant'Arcangelo ci fermiamo al supermercato, che è abbastanza grande, una
vera rarità!
Prendiamo per ALIANO**,
una bellissima strada tra i calanchi. Superiamo Alianello e Aliano Nuova.
Prima di arrivare al paese la strada è interrotta causa frana e, sotto
alla sede dove ricostruiscono la nuova strada, hanno organizzato una
deviazione, ammessa ai mezzi fino a 3,5 ton. Noi ci rientriamo e…via. Si
tratta di un otto volante su montagna russa e, dopo aver fatto strettoie,
cure e saliscendi, all'ultimo otto in curva le ruote… ahnoi…slittano e
non riusciamo a proseguire. E' stato un attimo di vero panico, posti a
penzoloni sui calanchi. Gli automobilisti che teniamo bloccati con il
nostro ingombro, coordinati dal vigilie che nel frattempo è a arrivato
con lo scuola bus, spingono il mezzo, consentendoci di arrivare in paese.
Poi ci raggiunge il vigile, che si presenta come Vigile Cifarelli, e ci
dà indicazioni utili sulla sosta (nella piccola piazzetta all'ingresso
del centro storico della parte vecchia, con fontana) e sul paese.
Camminata nelle vie del paese, alla ricerca della casa dove visse il
confino Carlo Levi durante il periodo fascista, con lettura delle targhe
su terracotta che, riportando stralci di vita vissuta dallo scrittore, ce
lo descrivono così come lui l’aveva visto e vi ambientò il suo romanzo
più celebre "Cristo si è fermato a Eboli".
1.5.02 - merc.- Mattinata dedicata ad
ALIANO. La ragazza del Bar
Centrale ci racconta della vita del paese, le attività del Parco "Carlo
Levi" ed i premi letterari che ogni anno vengono organizzati. Ci
dice che la sistemazione della casa Carlo Levi sarà completata a
settembre; in tale occasione aprirà anche la piccola pinacoteca da
allestire nell'edificio in sasso posto nella piazzetta dove abbiamo
dormito, con quadri di Carlo Levi prestati a rotazione da musei italiani
che li detengono. Oggi l'edicola è chiusa e i quotidiani sono in vendita
al Bar Capriccio, allineati su alcune seggiole (così come a Pietrapertosa
di domenica, con l'edicola chiusa, i giornali sono in vendita dal
barbiere).
Nelle strade vediamo donne
che portano ancora la grande secchia dei panni lavati in bilico sulla
testa.
Andiamo al cimitero, in
fondo al paese, dove è sepolto Levi, sulla terra (n. 1902 - m. 1975).
Poi andiamo alla casa dove egli visse da confinato, all'altro capo del
paese, vicino all'otto volante. La casa egli l'ha abitata nella parte
superiore, dipinta di bianco, con i profili azzurri di porte e finestre,
mentre al piano terra è sistemato un magnifico frantoio per l'olio, che
va ad occupare con le volte anche l'abitazione vicina.
Non ripercorriamo la
strada della sera precedente, che sarebbe molto più breve, ma andiamo
verso N, poi giriamo ad anello riprendendo la Val d'Agri, ,saltiamo
Missanello e Gallicchio, e andiamo ad ARMENTO*.
Lasciamo il mezzo alla base della parte più antica del paese, saliamo le
scale coperte d'erba. La parte più antica, molto abbandonata, e quella un
po' più nuova, sono collegate da un sentiero lastricato, dove incontriamo
un piccolo e magro signore col cane che, al ritorno, ci consiglia di
vedere Palazzo Terenzio. Nella parte meno antica, dopo che una donna che
aveva messo del pelo di pecora steso al sole convince la ragazza dall'auto
viola a portarci la chiave, vediamo la chiesetta di S. Vitale, che
all'interno è tutta affrescata e che un tempo era la cripta della
chiesa-madre, rovinata anni fa a causa di infiltrazioni d'acqua. Al
ritorno ci fermiamo a Palazzo Terenzio; il signore magro abita di fronte,
ci mostra i suoi 5 cani e si offre di guidarci per ripide scale a
esplorare ambienti che si presentano come il tempo li ha lasciati:
magnifici forni semisferici, vecchi camini a vani, la cantina nella roccia
con il vascone dove si pigiava l'uva e si filtrava il mosto, i pertugi
scavati dai soldati nella guerra mondiale. Il signore, che è Andrea
Violante, ci racconta un pezzo della sua storia (in parte passata in
Germania) e, soprattutto, ci fa rivivere le immagini della vita di paese
com'era. Prima di accomiatarci, Andrea ci dona una grossa vecchia chiave
completa di serratura: ai nostri dinieghi insiste, perché -ci dice-
dandovi questa, posso immaginare di avere una famiglia in Romagna.
Andiamo a Montemurro, poi,
avendo in vista le verdi acque del lago artificiale del Pertusillo (con
sponde molto boscose), ci fermiamo a Spinoso.
Passando per Sacconi
andiamo a Molinterno, sovrastato da un Castello poco caratterizzato
(famoso il pecorino canistrato - brutta quanto mai la facciata della
chiesa-madre), poi alla zona archeologica di GRUMENTUM.
La zona è molto ampia, con i resti romani del foro, della basilica, delle
terme repubblicane e di quelle imperiali, soprattutto del teatro e
dell'anfiteatro. Vicino alla zona archeologica ed al museo (aperto fino
alle 20) c'è un campeggio. Noi andiamo a cercare sistemazione
notturna a GRUMENTO NOVA e ci
sistemiamo tranquillamente nel cuore del paese, nella piazzetta di
fronte al Comune con veduta sulla Val d'Agri, poi facciamo una lunga
chiacchierata con un gruppo di uomini locali. Tra le altre notizie, ci
confermano che in questa terra non esistono vini etichettati e
commercializzati, a parte l'Aglianico. Perché ognuno il vino se lo fa da
solo, con l'uva del suo pezzettino di vigna, e quindi non sono seguite né
le tecniche d’invecchiamento né la commercializzazione dei vini. E, ci
dicono, per avere certezza di mangiare tipico e genuino va meglio
l'agriturismo.
2.5.02 - giov.- Partenza da Grumento, dopo
aver fatto rifornimento di cacio-cavallo e di pecorino canestrato.
Direzione Viggiano e
Laurenzana. La strada che conduce a quest'ultimo paese passando per il
bosco della Riserva naturale dell'abetina (che ci hanno vivamente
consigliato) ha il divieto per i mezzi di larghezza >m.2. Con i nostri
m. 2,22 giriamo verso CORLETO
PERTICARA, dove andiamo a prendere un'enorme pagnotta cotta nel
forno a legna.
Poiché chi, del
nostro equipaggio, funge da autista comincia ad avere il rigetto dei
tornanti {e come dargli torto?}, rinunciamo ad
andare a GUARDIA PERTICARA, che dovrebbe essere molto bello -struttura
mediovale e abitazioni in sasso- ma che sembra avere una strada infame (e
poi Guardia, come Marsicovetere, Calvello, Brienza, Picerno, ecc…,
saranno un motivo per tornare qui in Lucania per un nuovo viaggio….).
Prendiamo per
Castelmezzano seguendo una strada interpoderale per una ventina di km. Ci
dirigiamo a CAMPOMAGGIORE, dove ci fermiamo all'agriturismo-ippoturismo
"La fattoria del Conte". Lì, davanti alla cicoria selvatica con
i pomidori secchi e all'agnello arrosto, il gestore Mario Caprara ci dà
indicazioni sulle interessanti possibilità escursionistiche che offre la
zona.
Arriva il sindaco del
paese, con cui abbiamo uno scambio di vedute. Lui ci chiarisce che non è
proprio vero che Basilicata e Lucania siano sinonimi; la regione nacque
come Lucania (da terra di "luce" o terra di boschi "lucus",
o da Lyki, popolazioni nomadi dell’Anatolia centrale che si insediarono
nella zona dopo aver attraversato l’Adriatico), poi per ragioni
politiche si preferì chiamarla Basilicata; in realtà dove noi siamo è
Lucania, mentre il resto è ad est, oltre il fiume Bradano e nel materano.
Il sindaco e Mario ci parlano anche di una suggestiva rappresentazione
storica, con rievocazioni del periodo del brigantaggio, organizzata vicino
a Brindisi di Montagna, con la scenografia di Rambaldi (quelli di ET) e
visibile ogni fine settimana da giugno a settembre.
Il resto del pomeriggio
Mario ce lo fa trascorrere visitando il suo uliveto e CAMPOMAGGIORE
VECCHIO**.
In uno scenario altamente
singolare, tra le colline rocciose della Valle del Basento, si presenta il
nucleo antico che, dal 1673, entrò a far parte dei possedimenti del Conte
Rendina, famiglia di stampo illuminato che avrà un ruolo rilevante per la
storia del paese fino alla fine dell'800. Infatti Campomaggiore Vecchio
era il paese dell’utopia sociale, progettato su indicazioni di
Teodoro Rendina, ispirandosi alla teoria dei socialisti del tempo, Owen e
Fourier.
Nel 1885 un movimento
franoso di grande portata determinò l'abbandono del paese e oggi sono
rimaste una serie di rovine architettoniche di grande pregio nell'impianto
urbanistico a scacchiera, di cui c'è ancora traccia. Il Palazzo Baronale
aveva 99 stanze; a fianco la diruta Chiesa di Santa Maria del Carmelo,
dentro cui crescono fichi e asparagi, mostra ancora intatto il campanile.
Saliamo sulla cima della collina, dove ci sono tante greggi, il frantoio
che faceva parte del villaggio, il laboratorio del vino e un bel palazzo,
scoperchiato, residenza estiva dei Rendina, chiamato il Casino della
Contessa. Con Mario ci addentriamo nel Palazzo, cucina, dispensa e la
magnifica tromba dello scalone, tra le ortiche e alte erbe spontanee.
Vediamo le sculture di
Campomaggiore nuova, esito del simposio biennale, poi ci dirigiamo verso
la via Appia e, passando per Vaglio Basilicata, imbocchiamo la 658 (detta
anche "superstrada dell'Aglianico"); arriviamo fino a Barile,
dove ci sistemiamo per la sera nel piazzale della stazione,
"disturbati" solo dagli uccellini che cantano per tutta la
notte.
3.5.02 - ven.- Andiamo a Rionero sul
Vulture, a prendere l’unico vino DOC della regione, l’Aglianico, un
rosso di 12.5°.
Qui ci sono 3 cantine: la
Sociale, la cantina Martino e la cantina D'Angelo.
Cominciamo a lasciarci
alle spalle la Lucania e via per Candela - Foggia, puntiamo verso il lago
di Lesina, per andare a mangiar l'anguilla. Dopo una puntata a Rodi
Garganico, facciamo sosta sotto la torre di Mileto, tra i 2 laghi.
Pomeriggio rilassante.
Cena con il pesce della bancarella del piazzale e primizia di ciliegie del
contadino.
4.5.02 - sab. – Siamo a
Portonovo, sul mare.
5.5.02 – dom. – Ancora
un po’ di mare e di relax a Marotta, poi alle 16 siamo a casa.
P.S. La pagnotta di
Corleto Perticara, cotta nel forno a legna, ci durerà per 10 giorni.
centri della Basilicata, < 2.000
abitanti, indicati come i + bei borghi d'Italia per la ricerca ANCI:
Acerenza**
Castelmezzano**
Pietrapertosa**
Venosa**
Tricarico**
Montescaglioso
Miglionico
Chiaromonte
Picerno
Satriano di Lucania
Rivello
Molinterno
Montemilone
Maratea
Legenda:
parti in corsivo: sono indicazioni per la sosta camperistica, utili a chi intenda intraprendere lo stesso viaggio;
parti in giallo, con asterischi: località toccate e valutate
particolarmente interessanti .
Km. totali percorsi: 2150 Km. percorsi in Lucania
nell’anello da Melfi a Melfi: 920
Bibliografia
utilizzata per la preparazione del
viaggio:
Plein Air n. 314 / n. 341 / n. 356
Itinerari e Luoghi n. 13/93 e n. 109/02
Guida escursionistica e
carta "Parco Naturale di Gallipoli C. e Dolomiti lucane", a
cura della Regione Basilicata
Pianeta Sud 2001, a cura della
Provincia di Potenza
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