A volte, passando in posti
che ci rapiscono per la loro bellezza, forse ci dimentichiamo di quanti
siano i motivi di interesse e di quanta storia siano intrisi.
E' questo forse il caso di
un posto bellissimo a pochi Km. Da Torino che, anche se in territorio francese,
si può inserire tranquillamente in un weekend Piemontese.
Stiamo parlando del valico
del Moncenisio.
Arrivarci dopo una ventina
di Km. di salita da Susa vuole dire aprirsi in una splendida cornice naturale
a cui fa da contraltare il grande bacino artificiale del Lago del Moncenisio,
creato dalla società elettrica Francese negli anni sessanta con
la costruzione di una poderosa diga.
Ma la storia del Moncenisio
parte dalla definizione data da tutti i documenti storici: "La porta millenaria
delle Alpi"
"In effetti, ciò che
colpisce è il perdurare del fenomeno del passaggio. Dai primi allevatori
di renne in cerca di pascoli, da Annibale e le sue coorti di elefanti alla
conquista dell'Impero Romano, dai pellegrini del medioevo in marcia verso
Roma, Gerusalemme o San Giacomo di Compostela, dai lenti convogli di mulattieri
e mercanti che si dirigevano verso le fiere della Champagne, verso Ginevra
o Lione, Genova o Venezia, dal tintinnare delle armi e delle bardature
che accompagnava le colonne dei militari alla ricerca dei campi di battaglia,
si potrebbe ricostruire tutta la storia dell'Europa studiando le testimonianze
sull'attraversamento del Moncenisio"
Questo trafiletto, tratto da
una delle poche pubblicazioni monografiche che parlano di questi luoghi,
è chiarificatore su quello che è il senso della storia che
attraversa questo magnifico, affascinante e storicamente inquietante valico.
Andarci in primavera
Per vedere quanta storia è
"sepolta" sotto le acque del grande bacino artificiale, basta arrivarci
all'inizio della primavera, quando il passo è appena stato aperto.
La strada che si inerpica
dopo Susa ripercorre il tracciato che costruì Napoleone, ma già
i collegamenti franco-italiani erano assicurati dal precedente sentiero
che partiva da Novalesa, luogo dove campeggia la splendida Abbazia
Tracciato questo, dei duchi
di Savoia, che, partendo da Novalesa, arrivava con un sentiero che risaliva
a zig-zag (chiamato "scale") arrivando al villaggio della Gran Croce e
da lì, fiancheggiando la riva nord del lago e passando dall'ospizio
del Moncenisio, fondato dall'imperatore Ludovico nel 825, scendeva poi
a Lanslebourg.
La prima strada carrozzabile
la si deve, come abbiamo detto, a Napoleone che volle una strada a "pendenza
e larghezza adeguate".
I suoi ingegneri, per sostituire
lo stretto sentiero delle "scale", costruirono una strada a tornanti che
scavalca continuamente il torrente Cenischia con muri e ponti.
Poi il tracciato fu fatto
puntare decisamente verso Susa, tagliando fuori definitivamente Ferrera
e Novalesa, decretandone di fatto il loro tramonto come punti di riferimento
dei traffici franco-italiani sui quali fino a quel momento avevano vissuto.
Ed è proprio il tragitto
Napoleonico che si percorre ora.
Inforcando le "scale" (rapida
successione di tornanti in salita: i parapetti sono ancora in gran parte
quelli napoleonici!) , vivendo l'esperienza di passare spesso tra due muraglioni
di neve appena spazzata, ci si porta fino a quello che, prima della costruzione
della diga, era il "portale" del pianoro di Moncenisio: il villaggio della
Gran Croce, ora poco più che un agglomerato di case disabitate.
Quelle case e locande, testimonianze
di una architettura curiosa, sviluppata sulla esigenza di essere uno dei
tanti posti tappa dell'impervio valico, giace ora in completo abbandono,
anche se da tempo si è intrapreso un lavoro di recupero architettonico
e ambientale, anche per recuperare i pascoli circostanti inariditi dai
cantieri eretti per la costruzione della diga.
Dopo La Gran Croce si abbandona
la strada Napoleonica, per percorrere quella nuova fatta dopo la costruzione
della diga, che ci porterà fino al "Plan des Fontainettes", il lungo
tragitto che sovrasta l'attuale bacino del Lago.
La grande diga, costruita
nel 1968, ha innalzato il livello del lago preesistente di 53 metri, inabissando
tutto ciò che c'era.
L'enorme bastione di terra
e pietrame è lungo 1500 metri ed alto 120; alla base la larghezza
della barriera raggiunge circa 500 metri
Nei primi giorni di maggio,
non appena il passo è stato riaperto (la data di apertura può
però variare anche di parecchi giorni) le acque del grande bacino
artificiale si trovano al loro livello minimo: le centrali idroelettriche
di Villarodin, nei pressi di Modane e quella italiana di Venaus in Val
Cenischia hanno voracemente assorbito la maggior parte dei 320 milioni
di metri cubi che il lago è in grado di contenere.
Ecco che allora le acque si
ritirano e come in un sogno si dischiude un mondo cancellato più
di trent'anni fa
Il lago quasi in secca lascia
intravedere sul fondo, semisepolte dalla terra accumulatasi nel tempo,
le vestigia di un passato neanche tanto lontano.
Ecco qua e là tratti
della vecchia carrozzabile, ed ecco i pochi ruderi che ricordano la presenza
dell'ospizio, punto di passaggio e soggiorno obbligato per i viandanti.
E' una esperienza incredibile scendere sul fondo e ripercorrere mentalmente
le antiche avventure dei viaggiatori del secolo scorso.
Vedere come era il lago a
quei tempi, con i vecchi sbarramenti che lo chiudevano a valle tre punti,
e ammirare quanta vastità sia stata sottratta dalla nuova grande
diga. Scendendo verso l'Italia seguendo la vecchia statale 25 si nota come
il tracciato, sorretto da possenti muraglioni, si è conservato piuttosto
bene.
Anzi, quando il livello dell'acqua
è molto basso, si scopre il tratto pressoché rettilineo dell'originaria
strada settecentesca.
Ed ancora le opere fortificate
del Vallo Alpino, con i suoi desolati bunker…Queste e altre scoperte si
possono fare tra ruderi di case di controllo dei vecchi sbarramenti, camminando
su un paesaggio quasi lunare, con le zolle di fango essiccate e screpolate
al primo sole primaverile.
In questa stagione le possibilità
di sosta, che in estate sono enormi, si riducono ai posteggi ai lati della
strada in corrispondenza del bar ristorante e della caratteristica chiesa-piramide
(che l'EDF edificò a ricordo dell'ospizio sommerso). Da lì
chi vorrà vivere l'avventura di un tuffo in un inquietante passato,
dovrà "calarsi" lungo le impervie sponde del lago, fino a giungere
sul fondo, a vedere quanto da lì a poco verrà di nuovo sommerso.
Il moncenisio com'era,
in una vecchia cartolina degli anni '60....
|
...e, anche se da una diversa
angolazione, com'è ora
|
Andarci in estate
Il paesaggio, dalla pacata
tristezza nel ricordo del tempo che fu che scaturisce dalla visita primaverile,
passa allo splendore di uno dei più bei paesaggi alpini che si possano
immaginare, nemmeno tanto rovinato dalla moltitudine di "tintarellari"
che cercano di ottenere il colore giusto prima di esibire gli abbronzati
glutei in qualche affollata spiaggia…
La frescura la fa da padrone,
lo splendido colore delle acque del grande bacino artificiale fa dimenticare,
almeno per un attimo, tutta la storia che esso ha sepolto
Per i camper ora si prospettano
grandi possibilità di sosta, naturalmente grazie all'assenza totale
di qualsivoglia divieto, fatta eccezione quello di sosta per tutti i veicoli
che impedisce di stazionare in alcune zone ritenute a rischio perché
troppo vicine all'acqua, visto che il livello del bacino si può
innalzare improvvisamente in qualsiasi momento.
Un punto sosta che si può
consigliare è quello che si trova oltrepassando i due bar –ristoranti
e seguendo le indicazioni per la scuola di vela, girando a sinistra: si
scende per circa 1 Km di ripida strada asfaltata, fino a giungere ad un
capiente slargo che spesso ospita spesso "colonie" di pacifici e discreti
camperisti, capaci, loro sì, di convivere pacificamente con il meraviglioso
ambiente naturale circostante.
Gite in mountain-bike, passeggiate
nella meravigliosa natura circostante e, perché no, stendersi "in
panciolle" sulle sponde delle limpide acque a prendere il sole sono tutte
attività diurne che trovano il limite solo nella fantasie di chi
le attua.
Ma la storia del Moncenisio
si intreccia necessariamente con le vicende belliche che, come passaggio
di frontiera, lo hanno attraversato.
Se con la cessione della Savoia
alla Francia nel 1860 il Moncenisio divenne terra di confine, dal 1870
il rapporto tra Francia e Italia peggiorò decisamente e, nel corso
degli anni a seguire, vennero edificati parecchi forti da una parte e dall'altra.
Ci sono pervenuti, dei forti
ottocenteschi, ben conservati solo Forte Varisiello e Forte Roncia.
In special modo il Varisiello
è facilmente visibile e raggiungibile, perché situato sulla
sponda opposta del lago.
Lo si può raggiungere
addirittura con il mezzo, attraversando la strada bianca che corre sulla
sommità della diga.
Non per creare falsi allarmismi,
ma bisogna puntualizzare che detta carrozzabile è senza protezione
né verso il lago e neanche verso valle, ed è spesso battuta
da forte vento.
Detto questo, la visita a
questi forti, alcuni come il Roncia e il Malamot, raggiungibili con non
impossibili passeggiate, può veramente completare storicamente una
visita al Moncenisio.
E la piramide citata prima?
Curiosa costruzione eretta,
come detto, a ricordo dell'ospizio sommerso, e esattamente a metà
strada tra Parigi e Roma, si compone di una chiesa e della "Sala storica
del Moncenisio" che è probabilmente uno dei più alti musei
d'Europa.
E anche uno dei più
frequentati, visto che accoglie tra luglio e Agosto più di 10.000
visitatori.
L'associazione degli amici
del Moncenisio presenta qui una esposizione permanente: "Moncenisio, porta
millenaria delle Alpi"
Assolutamente da visitare,
mette in contatto i visitatori con la storia del Valico da Annibale in
avanti.
I visitatori, oltre ai documenti
raccolti e spiegati con grande passione e rigore scientifico, che fanno
entrare il visitatore appieno nell'atmosfera e nella storia dei luoghi,
riescono a fare quello che molti musei più dotati di materiale e
fondi, non sono capaci: fare sognare e rivivere la storia.
E qui di storia ce n'è
tanta.
Ma una delle cose più
belle le potrete assaporare di notte.
Quando avete trovato il vostro
punto di sosta ideale (quello che qui è consigliato è uno,
ma ve ne sono altri, come per esempio nel parcheggio del museo o giù,
giù negli slarghi adiacenti lo sbarramento artificiale) e viene
la notte, si accende la poesia: la completa oscurità e l'assoluto
silenzio ci fanno trasportare quasi in un'altra dimensione, dimenticata
da tempo "grazie" allo scorrere frenetico e autodistruttivo della nostra
esistenza.
Poi provate, freddo permettendo,
a uscire dal vostro camper in piena notte e a rivolgere lo sguardo verso
l'alto: potrete ammirare il cielo più meravigliosamente stellato
che abbiate mai visto.
Nei dintorni
Ferrere – Moncenisio
Sulla strada che da Susa porta
al valico, un bivio a destra conduce a questo piccolo villaggio che in
passato, prima della "variante" Napoleonica, era punto di passaggio obbligato
per i viandanti che si cimentavano sul Moncenisio.
La strada che vi conduce è
in verità piuttosto stretta e può porre difficoltà
di incrocio con i nostri voluminosi mezzi.
Proprio a questo proposito
l'amministrazione locale, dimostrandosi particolarmente sensibile verso
il turismo itinerante ha in fase di realizzazione una serie di piazzole
di incrocio (sul modello delle "single trak" scozzesi) per facilitare il
transito dei mezzi più voluminosi delle auto.
Arrivati al paesino si respira
tutta l'atmosfera del villaggi di montagna.
Preceduto da un ameno laghetto
e da un bar-ristorante (con parcheggio), il piccolo abitato, con le sue
anguste viuzze e le sue caratteristiche casette ci trasporta in atmosfere
che la convulsa vita delle grandi città ci ha fatto purtroppo da
tempo dimenticare.
Attraversato il villaggio
e lasciata a sinistra la cappella di S.Barbara, il tracciato della strada
reale, tuttora percorribile agevolmente, risaliva il versante destro della
valle e su per le "scale" fino alla Gran Croce, porta, come abbiamo visto,
del Moncenisio.
Punto di partenza di belle
passeggiate, sulle tracce dei viandanti del settecento, risente per ora
solo di scarse possibilità di sosta per veicoli ricreazionali.
Per ora, perché è
in procinto, a breve, di essere realizzato un parcheggio con una sezione
riservata ai camper con tanto di camper service…
Che dire…"chapeau" agli amministratori
locali…che siate di esempio per qualche vostro collega!
Conclusioni
Posti intrisi di storia, deliziosi
borghi montani, inquietanti e affascinanti vestigia del passato e paesaggi
da sogno sono la quintessenza di un viaggio attraverso "la porta della
Alpi".
Viaggio che proprio il camperista,
per la sua capacità di apprezzare l'intima essenza dei luoghi che
visita e per la mancanza di superficialità e che lo contraddistingue,
sa apprezzare più del frettoloso turista Domenicale, intento solo
a fuggire l'insopportabile calura della città afosa ed inquinata.
Si potrebbe scrivere e dire
molto di più, tante e tali sono le risorse che il Moncenisio riserva
al turista in camper, come ad esempio il ridiscendere sul versante francese
alla scoperta della deliziosa Lanslebourg o dell'impervio Col de L'iserand,
che può essere una interessante (solo estiva, però: il Col
de l'iserand "svetta" a 2770 m.!) variante ad un percorso "avanti e indietro"
obbligato.
La strada che scende poi dal
L'iserand permette il rientro in Italia attraverso il colle del Piccolo
S.Bernardo e la Valle D'Aosta…per chi magari ha qualche giorno in più
da passare fuori casa!
Note Pratiche:
Per arrivare a Susa, da
dove parte la "scalata" al Moncenisio bisogna prendere, da Torino, l'autostrada
A32 direzione Frejus, e uscire a Susa.
Da lì le indicazioni
sono molto chiare.
L'autostrada in oggetto
si prende direttamente dalla tangenziale Torinese, sia arrivando dalla
Piacenza-Torino che da Milano.
Bisogna altresì
ricordare che, ance se vicinissimo all'Italia, il Lago del Moncenisio si
trova interamente in territorio Francese.
Quindi, anche se da tempo
le frontiere non sono più abitualmente presidiate, è opportuno
munirsi di carta d'identità, per ovviare al problema di qualche
saltuario controllo che le autorità Francesi intendessero effettuare.
La frontiera Francese è
presidiata all'altezza dello slargo prospicente il villaggio disabitato
della Gran Croce, dopo la rapida successione di tornanti in salita.
Il cambio della moneta
(ultimo posto utile l'abitato di Bar Cenisio) è utile ma generalmente
non necessario. i vari esercizi (bar, ristoranti) presenti sul "Plan des
Fontainettes" accettano normalmente pagamenti effettuati in lire, e così
si può dire anche degli eventuali acquisti effettuati a Lanslebourg.
Il passo, in primavera,
apre normalmente all'inizio di Maggio, ma è meglio sincerarsene
prima, perchè la data di apertura può variare molto in relazione
alle condizioni atmosferiche.
In quel periodo è
buona regola portarsi appresso le catene!
Ultima nota: tutto il tragitto,
a dispetto della zona montuosa, non presenta difficoltà particolari
neanche per mezzi di grosse dimensioni, eccezion fatta per la strada che
porta all'abitato di Ferrere - Moncenisio, dove le anguste dimensioni della
strada impongono prudenza e...circospezione.
Ma a breve (forse già
mentre leggete...) saranno realizzati, come detto nel testo, slarghi di
incrocio. |