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Monti Sibillini e Gran Sasso d'Italia
Giugno 2007

di Simone Bei

pian-grande-castelluccio-di-norcia
La splendida fioritura nel Pian Grande, ai piedi di Castelluccio di Norcia


NOTE GENERALI

Partenza 08/06/2007
Ritorno 01/07/2007
Equipaggio Simone, 43 anni (pilota e cuoco)
Sabrina, 43 anni, detta “Duchessa” (co-pilota, co-navigatore, mozzo)
Marco, 12 anni, detto “Duchetto” (addetto alla musica e navigatore).
Mezzo Mc Louis 560 del 10/2001, detto “Ottobre Rosso” su Ducato 2.8 jtd
Km percorsi 1596
Litri gasolio 190
Spesa gasolio € 220.00
Spesa autostrade € 15.00
Spesa varie € 1300.00 (i prezzi dei biglietti d’ingresso sono intesi totali)
Spesa totale € 1535.00
Supporti Ci siamo avvalsi delle Guida Verdi del Touring Club Italiano “Umbria”, “Marche” ed “Abruzzo”, dell’atlante stradale “Centro Italia” (sempre Touring Club), di varie carte escursionistiche 1:25.000, oltre a vario materiale reperito su siti web di camperismo e turismo.

Un grazie a Marzia, camperista del Nord, il cui diario di viaggio ci è stato di aiuto e spunto.


DIARIO

Venerdì 8 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Prato – Casteldelpiano 165
Totale tappa 165
Totale generale 165

Quest’anno varie ragioni ci hanno indotto ad una ferie senza allontanarci troppo.

  1. Budget limitato, dopo un inverno con due fastidiosi esborsi odontoiatrici.......
  2. Periodo siccitoso, con scarsissime precipitazioni, che ci ha indotto ad evitare zone dove potrebbero verosimilmente esserci delle limitazioni sull’erogazione dell’acqua.

Ecco quindi che abbiamo deciso per girare la barra del timone verso un triangolo che interseca tre regioni: Marche, Umbria ed Abruzzo.

La meta sono i Monti Sibillini ed il Gran Sasso – Monti della Laga, località forse non frequentatissime (anche i diari on-line non sono poi così abbondanti), ma universalmente indicate come belle, fruibili e rilassanti (speriamo!!). Peraltro, non poniamo limiti alla voglia di girovagare in libertà, quindi l’intero programma è fluido, per cui ci sono tappe e tempi fissati. Se riusciremo a visitare tutto bene, altrimenti pazienza.

Tanto per non cambiare la tradizione che prevede una classica frenetica ultima settimana di lavoro, sono reduce da un viaggio negli USA iniziato Martedì scorso, e dal quale sono rientrato solo oggi a mezzogiorno.
Dopo un pomeriggio passato a ciondolare in casa alla ricerca di un pò di riposo per limitare il jet-lag, siamo partiti verso le 23, rotta su Casteldelpiano al Monte Amiata, dove vivono i genitori e la nonna di Sabrina. La deviazione si è resa necessaria per andare a fare scorta di ciliegie appena colte dall’albero.

Viaggio tranquillo, siamo arrivati alle 1.30 di mattina.

Sabato 9 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Casteldelpiano - Corbara 102
Corbara - Todi 24
Totale tappa 126
Totale generale 291

Stamani ci siamo svegliati verso le 8 quando sono arrivati da Firenze i miei genitori, coinvolti anch’essi nella raccolta delle ciliegie.
Tempo bello, soleggiato ed abbastanza limpido verso la montagna, mentre si nota una certa caliggine in direzione della piana Maremmana verso Ovest.
Ci siamo portati a casa dei suoceri, dove abbiamo fatto colazione, e subito iniziato un abbondante assaggio di ciliegie, tra cui spiccano le ottime “biancone”. Si tratta di una varietà che, a vista, non è assolutamente attraente dato il suo colore biancastro con pochi riflessi rossi. Si tratta invece di una razza squisita, con sapore netto e non eccessivamente dolce, ed una polpa soda e carnosa.
Dopo qualche chiacchera durante la quale il Duchetto ha incassato varie paghette dai nonni, siamo andati nel piccolo appezzamento dove ci sono i ciliegi, abbastanza carichi.
Siamo rimasti un’oretta (ovviamente passata a mangiare a piene mani ciliege colte direttamente dalla pianta).

Verso le 11 abbiamo salutato la truppa e ci siamo messi in moto verso l’Umbria, seguendo le pendici del Monte Amiata, poi la SS2 Cassia fino a San Lorenzo Nuovo, e da qui verso Orvieto. La strada, specie il tratto Amiatino è tortuosa, ma regala grandi panorami. Noi oramai conosciamo questo zone più che bene, ma lo ribadiamo perché la bellezza dei luoghi lo merita.

Da Orvieto ci siamo portati a Corbara, un paesino il cui nome è conosciuto perché una diga sul Tevere ha creato un bel bacino lacustre. Ci siamo fermati poco dopo al ponte sul “Tevere morto”, ed abbiamo passato il pomeriggio a pescare nelle profonde acque del lago (che peraltro manca di almeno 4-5 metri di livello). La giornata è davvero calda ed abbastanza afosa, e senza ombra si soffre davvero il forte morso del sole.

Verso le 20 ci siamo mossi ripassando sull’altra sponda del lago attraverso la stradina subito a valle della diga, e da qui, seguendo la strada che costeggia la sponda Sud del lago, siamo arrivati a Todi.
Degna di nota la selvaggia strettoia che segna l’ingresso del Tevere nel bacino del Lago di Corbara: le “Gole del forello”. Avevamo intenzione di vederle dal fiume, usufruendo di un servizio barche scovato su Internet, ma non abbiamo visto segni di attività in tal senso, forse ancora la stagione non è iniziata. Poco male, ripasseremo sulla via del ritorno.

A Todi ci siamo piazzati nel parcheggio a ridosso della chiesa si Santa Maria della consolazione, comodo e quasi deserto.
Rapida cena, ed alle 22.30, dopo aver assistito ad un breve scroscio di pioggia, ci siamo gettati in branda.

Domenica 10 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Todi 0
Totale tappa 0
Totale generale 291

Dopo una tranquillissima notte (inizialmente un pò afosa), ci siamo alzati verso le 8.30. La giornata è dedicata alla visita di questa celebrata cittadina Umbra, che avevo già avuto modo di vedere una vita fa assieme ai mie genitori e mio fratello (1977).
Tempo bello, ottima temperatura, ma molta umidità con conseguente foschia e sensazione “a pelle” più da luoghi tropicali che da Italia centrale.
Io sono fuori fase, sarà un pò di pressione bassa, saranno i postumi dei due cambi di fuso orario in tre giorni, e solo un bel caffè riuscirà a rimettermi in sesto.

Todi merita la visita, arroccata su un colle da cui si gode di una bella vista sulla Valle del Tevere. L’impianto cittadino di strette viuzze e ripide scalette, le belle chiese tra cui spiccano la gotica San Fortunato ed il romanico Duomo, la bella Piazza del Popolo oggi animata da un mercatino di cose d’epoca, sono elementi centrali della visita.
Un piccolo amarcord personale, la vista della Fonte di Scannabecco, dove alle 23 circa di una sera del 1977 cadde a mollo Lea, il cane che avevamo all’epoca (grandi risate e poi olio di gomito per asciugarla con fogli di carta).

Per pranzo ci siamo fermati ad una piccola pizzeria a taglio in prossimità di Piazza del Popolo, ottima e veramente economica.
Suggestiva la visita alle cisterne sotterranee di via Mazzini (5.50 €), testimoni dell’abilità idrica raggiunta dai Romani. Altrettanto valida la salita sul campanile della chiesa di San Fortunato (4.50 €), da cui si gode di bellissima vista sul borgo e sulla circostante campagna.
Il tempo nel frattempo è cambiato, e l’alta umidità ha formato grossi cumuli nembi che non lontano scaricano acqua a catinelle. Fortunatamente siamo riusciti a rientrare al camper senza prendere pioggia, e poi la situazione meteo si è stabilizzata su una velata nuvolosità che però non desta preoccupazione.
Visto che tra un’ora ci sarà il GP di Formula 1, e che la TV prende comodamente il primo canale, decidiamo di rimanere per la notte. Facciamo una bella doccia, e riempiremo i serbatoi visto che abbiamo la cannellina pubblica tre metri dietro il camper.

Domattina, puntata su Deruta, capitale Umbra della ceramica, alla ricerca di un pezzetto appetibile, e poi (ma vediamo come si sviluppa la giornata) Spoleto.

Lunedì 11 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Todi - Deruta 27
Deruta - Montefalco 31
Montefalco - Spoleto 38
Totale tappa 96
Totale generale 387

Stamani ci siamo mossi di buon’ora destinazione la vicina Deruta, una delle capitali Italiane della maiolica. Giornata ancora “monsonica”, caldo, umidità, foschia e qualche nuvolone ad evoluzione temporalesca.
L’intenzione è di comprare qualche pezzetto per noi, e per fare dei regali, sperando in prezzi migliori rispetto a quelli praticati nei negozietti che affollano i paesini della zona.
La parte bassa di Deruta è un continuo susseguirsi di aziende che propongono i loro prodotti, alcuni veramente pregevoli, altri un pò più dozzinali (ma sarà davvero tutta produzione locale? Mah!!).

Lasciato il mezzo in prossimità del parcheggio del campo sportivo, ci siamo messi alla ricerca dell’oggetto interessante. Dopo un paio d’ore, vagabondando nei vari fondi e stando molto attenti a non fare danni, abbiamo concluso i nostri acquisti con soddisfazione.
Visto che si era fatta ora di mangiare, abbiamo fatto una rapida spesa di alimenti pronti al Conad, e li abbiamo consumati nel camper.
Ripartiti subito, ci siamo portati su Montefalco, noto paese a vocazione oleo-vinicola, che domina dalla sua terrazza naturale la piana di Foligno, e regala panorami fino al monte Subasio, Assisi, Spello, Trevi e Spoleto. Ottima l’area camper, pianeggiante, gratuita, con camper service e servizi igienici (anche corrente, con modica spesa).
Il paese è piccolino e molto tranquillo, tutto raccolto attorno alla sua bella piazza su cui si affacciano palazzi storici e belle enoteche. Interessante la visita alla chiesa-museo di San Francesco (sconsacrata), che conserva begli affreschi di Benozzo Gozzoli (€ 13.00).

Dopo aver acquistato una bottiglia di Sagrantino, il vino “cult” locale, rotta verso Spoleto, dove abbiamo un pò penato a sistemarci per la notte (abbiamo fatto oltre 10 km in su e giù per le varie zone della cittadina a visionare i luoghi). Delle varie aree suggerite dai camperisti web, l’unica realmente possibile per potersi fermare, cenare e dormire, è il parcheggio P1 (€ 5.00 al giorno) che è peraltro a ridosso della SS Flaminia e di una pizzeria, quindi decisamente rumoroso. L’unica area veramente dedicata ai camper (in via dei filosofi) è decisamente brutta, un pò in abbandono, e frequentata non troppo bene.
Gli altri parcheggi indicati sono per mezzi decisamente più piccoli del nostro.
Morale, consigliamo di pernottare in zona, esempio proprio a Montefalco, arrivare presto al mattino e parcheggiare, solo un parcheggio, lungo qualche strada. Fatta la visita, via, verso lidi più ospitali. Diciamo che siamo rimasti solo perché sulla qualità di Spoleto non ci sono dubbi, altrimenti avremmo tirato dritto.

Abbiamo cenato, ora Marco e Sabrina giocano a carte ed io mi vado a fumare un bel sigaro Toscano. Speriamo di dormire bene, domani vogliamo vedere il paese vecchio e fare una passeggiata verso Monteluco da dove si dovrebbero godere di ottimi panorami.

Martedì 12 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Spoleto – Preci 44
Totale tappa 44
Totale generale 431

Nottataccia, ho preso sonno numerose volte, ed altrettante mi sono risvegliato per vari disturbi, molti dei quali proprio dovuti alla vicinissima SS3 ed alla pizzeria. Poi il sonno è passato (non ovviamente la stanchezza) e mi sono trascinato in una notte di sonno leggero che non mi ha riposato troppo.
Alle 7.15 mi sono alzato ed ho fatto una passeggiatina di oltre mezz’ora per comprare il giornale e bermi un caffè in relax.
Tornato al mezzo e fatta colazione, ci siamo incamminati per la nostra visita “downtown”. I postumi della notte agitata mi sconsigliano di intraprendere camminate lunghe e con dislivello altimetrico, lasciamo perdere Monteluco.

Spoleto è senz’altro una bella cittadina, anche se i suoi panorami sono attualmente un pò compromessi dalle numerose gru ed impalcature che sono onnipresenti. Un signore ci ha spiegato che si tratta di restauri che si sono resi necessari dopo il terremoto del 1997, i cui effetti in questa specifica area furono inizialmente sottostimati (anche a causa dei ben maggiori danni che si verificarono ad Assisi e Foligno). La zona della piazza del mercato (l’antico Foro) è molto pittoresca, il vero cuore della città Romana, piena di bei negozi che vendono vini e varie prelibatezze locali (ottima la salumeria all’imbocco della piazza lato Sud). Conviene girovagare senza troppi schemi, anche se comunque è davvero consigliabile la visita alla casa Romana (6.50 €), al possente Ponte delle Torri, ed alla soprastante Rocca Albornoziana (45’ di visita guidata, 16.00 €).

Finita la visita alla parte alta di Spoleto, abbiamo fatto uno spuntino in piazza del mercato, poi ci siamo portati sulla parte bassa della cittadina, bella ma molto meno fascinosa. Da segnalare la bella scalinata di Via delle mura ciclopiche, che da sotto al Duomo portano vicino all’anfiteatro Romano.
Rientrati al mezzo verso le 15.30, abbiamo fatto acqua e poi ci siamo diretti in Val Nerina attraverso una panoramica strada che supera la montagna passando per Forca di Cerro.

Lungo la strada che risale la valle costeggiando il fiume Nera, ci siamo fermati in uno spiazzo giusto per vedere che le acque sono ricche di trote, e che le regole di pesca sono proibitive (chissà se siano davvero queste restrizioni che salvano la fauna ittica, o solo un ripopolamento generoso possibile in virtù del costoso permesso giornaliero.....).
Il nostro viaggio ha avuto termine a Preci, un piccolo paesino della Val Castoriana, dove abbiamo visitato il Ristorante il Castoro, indicato nella fedelissima guida Slow Food.
Sono le 23, la cena è stata ottima, abbondante e di prezzo senz’altro commisurato a qualità e quantità.
Andiamo a letto, ‘notte.

ponte-delle-torri-a-spoleto
Il maestoso Ponte delle Torri a Spoleto

Mercoledì 13 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Preci – Abbazia S. Eutizio 4
Abbazia S. Eutizio - Forca Arcantaro 10
Forca Arcantaro - Norcia 10
Norcia – Piano Grande di Castelluccio 24
Totale tappa 48
Totale generale 479

La notte è trascorsa tranquilla, se si esclude l’improvvisa canizza esplosa verso le 3, probabilmente causata da qualche animale selvatico che si è avvicinato troppo ad un recinto di cani da cinghiale poco sopra al ristorante. Sabrina, causa la cena “oversize”, non ha dormito bene, io invece ho fatto un gran bel pisolone (Marco ovviamente ha tirato diritto).
Stamani il tempo è incerto, ma rapidamente il caldo sole riuscirà a dissolvere molta dell’umidità che causa foschia a mezzacosta.

Abbiamo fatto una puntata dentro al paesino di Preci, noto in antichità per la sua rinomata scuola chirurgica. E’ un piccolo e grazioso borgo, tutto in salita e quindi pieno di scalinate, ben tenuto ed apparentemente quasi disabitato (perlomeno così pensiamo, visto l’assoluto silenzio e la quasi totale mancanza di persone in vista).
La successiva breve visita ha interessato la vicinissima Abbazia di S. Eutizio, bella e silenziosa, ma oggi pressoché deserta (il piccolo museo annesso era chiuso).

Ci siamo quindi spostati verso la Forca di Arcantaro, il valico che permette di scendere verso la piana di Norcia. Qui, a poche centinaia di metri (sterrati) sorge la Pineta del Pettenaio, un ameno luogo con tavolini, barbecue e fontanella d’acqua. Ci siamo fermati per pranzare (ottima la ricotta salata acquistata ieri a Spoleto), ed abbiamo potuto ammirare di fronte a noi il bel Monte Patino con la sua croce sommitale.

Siamo poi scesi a Norcia, dove abbiamo parcheggiato sul lato Sud delle mura, approfittando di una fontanella per rifornire di acqua. La cittadina è bella, affacciata su una strana pianura completamente circondata di montagne. Il centro è grazioso, ed è degna di nota la piazza centrale dove si affacciano i monumenti cittadini più rappresentativi. Sono però anche da menzionare le stupende norcinerie che vendono bontà d’ogni genere, a cui non abbiamo saputo resistere. Da segnalare anche un ottima cioccolateria, dove abbiamo fatto qualche acquisto goloso.

Oramai a pomeriggio inoltrato, ci siamo messi in marcia verso Castelluccio. La strada, che sale lungo i monti al margine Nord della piana di Norcia, è davvero uno spettacolo per i panorami che offre. Arrivati poi in cima, si rimane veramente colpiti dalla vista del Piano Grande con Castelluccio sullo sfondo. Il piano è una bella distesa verde circondata da monti veramente superbi, ed offre un silenzio ed una pace davvero speciali.

La sosta è possibile in uno spiazzo ben indicato a circa metà del piano (siamo in compagnia di una decina di mezzi, in un’area che probabilmente può contenerne almeno cinquanta). C’è un signore di Forlì con il suo cavallo, e ci sono anche dei Tedeschi con i loro deltaplani caricati sul tetto dei furgoni (la zona è infatti famosa per attività aeree, incluso il parapendio).

Sono le 22.50, ed il silenzio assoluto ci consiglia di andare a fare una saporita dormita.

Giovedì 14 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Piano Grande di Castelluccio – M.te Prata 10
M.te Prata - Castelluccio 6
Castelluccio – Forca di Presta 9
Totale tappa 25
Totale generale 504

La notte è trascorsa placida e silenziosa in questo magico luogo. Ci svegliamo verso le 8 con una discreta giornata, vento leggero, poche nuvole e cielo prevalentemente azzurro.
La mattina è stata spesa in una piacevole e tranquilla escursione in bici che ci ha portati al Piano Piccolo, stupendo, e poi ai piedi di Castelluccio attraverso un sentiero che traversa il Piano Grande. Qui ci siamo divisi, Duchetto e Duchessa sono rientrati al mezzo, io sono salito in paese (solo 1.5 km, ma salita dura).

La zona del Piano sottostante il paese è una meraviglia di colori. Giallo, rosso, viola, azzurro, bianco, la policromia dei fiori che riempiono i campi delle lenticchie.
Castelluccio è un pò una delusione... bellino come colpo d’occhio da lontano, si rivela molto poco valorizzato, cadente e scortecciato. Non ho idea della ragione, forse era un paese abbandonato, e solo da poco è risorto ma non ha ancora trovato gli spunti economici che ne possano segnare un vero florido rinascimento. Sicuramente è un luogo che ha enormi potenzialità, e potrebbe essere una piccola Bolgheri in terra d’Umbria.

Dopo mangiato siamo rimasti un pò in ozio nella meravigliosa pace del luogo, scambiando impressioni con un simpatico Faentino che col suo cavallo ha scorrazzato nei dintorni.
A metà pomeriggio, per sgranchirsi un pò le gambe, siamo andati al parcheggio di Monte Prata, e qui abbiamo fatto un paio d’ore andata e ritorno alla Fonte della Jumenta. La passeggiata di per se non è niente di eccezionale o faticoso, ma regala relax e bei panorami.

Per cena siamo andati alla Taverna di Castelluccio, dove per una cifra del tutto onesta abbiamo gustato le ottime lenticchie con salsiccia (Marco), un castrato alla brace da Oscar (io), ed un filetto al tartufo splendido (Sabrina).
Per la notte ci siamo spostati alla Forca di Presta, di fronte al Rifugio degli Alpini, dove abbiamo trovato un camper di Tedeschi.
La serata è fresca, tira un vento molto teso e tagliente, e grosse nubi nere avvolgono il Monte Vettore.

pian-grande-in-fiore
Castelluccio di Norcia: il Pian Grande in fiore

Venerdì 15 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Forca di Presta – Arquata del Tronto 16
Arquata del Tronto – Foce di Montemonaco 32
Totale tappa 48
Totale generale 552

Alle 7.15 ci siamo alzati per preparare colazione, panini e vestiario a strati per affrontare la camminata che intendiamo fare stamani: la salita sulla cima del Vettore.
La giornata non è troppo incoraggiante, a causa del vento che non da tregua, e per una certa nuvolosità alta e stratificata che non promette bene.
La girata che ci attende non è leggera, perché a parte il dislivello, circa 1000 mt, si vede bene che il sentiero è in vari punti molto ripido.
Alle 9.30 ci siamo messi in marcia, e subito il forte vento ci ha messi alla prova. Io ho dovuto mettere una bandana in quanto avevo l’orecchio sinistro in crisi dopo neanche mezz’ora di salita.

Il poco allenamento e la pendenza importante hanno rapidamente fiaccato Sabrina, che ha dato forfait su una sella a quota 1940 mt, dopo circa due ore di cammino e 400 mt di dislivello. Io e Marco abbiamo proseguito chiacchierando alacremente per non guardare il ripidissimo finale che ci attendeva prima della Sella delle Ciaule dove è sito il Rifugio Zilioli.
Ci siamo fermati per mangiare un pò, ed ho purtroppo dovuto rinunciare a fare gli ulteriori 45 minuti che servono per arrivare sulla vetta del Vettore; dei signori di Carrara ci hanno riferito della presenza di un vento pazzesco, e Marco mi pare già abbastanza provato dalla salita appena conclusa. Il panorama dalla sella è notevole, con il vallone glaciale del Lago di Pilato ed il Pizzo del Diavolo che lo sovrasta.

La discesa non è altrettanto banale in quanto è pressoché continua ed in molti punti particolarmente sconnessa. Risultato, gambe dure e dita dei piedi arrossate.
Arrivati al camper abbiamo dato una rassettata alla roba, e ci siamo diretti su Arquata del Tronto, principalmente per fare gasolio. Abbiamo rinunciato alla visita di questo piccolo e grazioso borgo in quanto il parcheggio è praticamente inesistente.
Ripresa la salita, ci siamo diretti verso Montemonaco, e da qui a Foce, solitaria frazione incastrata tra i monti. Molto bella la gola che si attraversa pochi km prima di arrivare a destinazione. Il luogo è una classica partenza per il vallone che termina al Lago di Pilato.
Questo versante dei Sibillini appare piuttosto bello, boscoso e solitario.

Foce è deserta (non che ci aspettassimo chissà cosa), e sostiamo nella piazza centrale accanto ad un altro mezzo.
E’ ora di fare una bella doccia, mentre Marco è fuori e gioca con la fontana, l’altalena, ed i girini di un microscopico stagnetto.

Sabato 16 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Foce di Montemonaco – Santuario di Madonna dell’Ambro 26
Totale tappa 26
Totale generale 578

Notte tranquillissima e sveglia alle 7 per preparare colazione e panini in vista della giornata che si annuncia bella e non troppo ventosa.

Verso le 9 ci siamo messi in marcia, ma purtroppo non siamo mai arrivati a vedere il piccolo laghetto-simbolo dei Sibillini. Il percorso presenta infatti una ripidissima risalita al termine della valle di Foce, faticosa per chi ha una buona gamba, fatale per chi non è in forma. Abbiamo lasciato Sabrina a riposare lungo il sentiero, ed abbiamo proseguito io e Marco.
Purtroppo anche lui ha rapidamente iniziato a scadere, e dopo un’oretta mi sono reso conto che era arrivato il momento di chiudere. Non mancava molto, ma avrei dovuto lasciare anche lui per coprire i circa 45 minuti rimanenti per arrivare alla meta, ed ho dovuto a malincuore rinunciare anche considerato il molto tempo trascorso (5 ore di cammino per 800 mt dislivello). Nonostante ciò, è doveroso segnalare che i luoghi sono veramente bellissimi, sia la valle di Foce che quella del Lago di Pilato. I monti circostanti, le fasce rocciose, i pratoni sommitali, i ghiaioni, i fiori, gli alberi, il silenzio assoluto rotto solamente dal ronzio di api intente nell’incessante lavoro di raccolta del nettare, sono un videotape mentale che rimane dentro.

Rientrati al camper, ho purtroppo realizzato che i miei scarponi (ottima marca di cui propri oggi tessevo le lodi) hanno avuto un incredibile cedimento della suola, completamente scollata. Da ora dovrò fare affidamento solo su un paio di scarpe da trekking basse.
Visto che abbiamo una bella fontanella di gelida acqua proprio dietro al camper, abbiamo deciso di fare una ricca doccia, senza tanta parsimonia. Poi, visto che oltre alla cannellina c’è anche una sorta di lavatoio, abbiamo fatto un piccolo bucato ai sudatissimi indumenti da camminata.

E’ oramai sera, Foce è completamente deserto, una pace incredibile in questo catino circondato dalle montagne. Nell’attesa che i panni abbiano finito di gocciolare, abbiamo cenato apprezzando varie leccornie comprate nei giorni scorsi: ottima ricotta salata, pecorino al tartufo nero, salamino al vino rosso, salsicce di cinghiale, capocollo (qui chiamato lonza), pecorino di fossa, salsa al tartufo “scorzone”, il tutto annaffiato da ottimo Sagrantino di Montefalco (una cena veramente “low fat” non c’è che dire).
Sono le 10, i panni sono quasi asciutti, per cui li trasferiamo dentro (ho fatto una piccola asta telescopica per appenderli dentro al mezzo), e ci mettiamo in marcia verso il Santuario di Madonna dell’Ambro. Domani passeremo una giornata in relax, per dare modo alle gambe di riacquistare vigore ed alle mie vesciche di seccarsi.

I km sono pochi, ma la strada abbastanza tortuosa. I paesini di Montemonaco e Montefortino, solo attraversati, sembrano abbastanza carini.
Nel parcheggio del Santuario solo un altro mezzo, grande silenzio rotto solo dal rumore del torrente che scorre a pochi passi.

Domenica 17 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Santuario di Madonna dell’Ambro 0
Totale tappa 0
Totale generale 578

Stamani sul presto ho sentito una leggera pioggerella tamburellare il tetto del camper, ma alle 7.30 il tempo è già discreto. Qualche nuvola, ma in genere sole ed ottima temperatura. Il luogo è già preso d’assalto da macchine che sfornano famigliole armate di tutto punto pronte alla italica tradizione della mangiata all’aperto. Ci sono anche numerose auto in rapido passaggio, si tratta di persone che vengono a fare scorta di ottima acqua che sgorga da una fontanella proprio affacciata sul parcheggio.

Alla luce diurna il luogo si manifesta notevole: boschi, il bel torrente che sgorga da una gola piuttosto stretta, pareti di roccia. In mezzo a tutto ciò, il Santuario con il senso di pace che diffonde.
Basta però fare pochi metri ed ecco la sorpresa: la piazza antistante è un brullichio di attività.
Per usare una canzone di Marasco, un cantautore Fiorentino, “l’è pien di bancarelle che vendon d’ogni cosa. Croccanti, torroncini, semi e lupini a iosa”.
Girellando tra i banchini, non abbiamo saputo resistere ad una bufala Campana, burrata e taralli Pugliesi, pane di Altamura, pomodori e frutta.

A metà mattina io e Marco siamo andati a fare una risalita pescatoria lungo il torrente, veramente stupendo con le sue cascatelle ed i bozzi d’acqua cristallina. Trote niente, ne ho vista qualcuna ma sono molto sospettose e forse disturbate dal passeggio di escursionisti, ma grande appagamento della vista. Riproverò domattina molto presto, quando probabilmente non ci sarà anima viva.
Dopo mangiato siamo stati in completo relax fino alle 16.30, poi io e Marco siamo ritornati sul torrente risalendone ancora un tratto ulteriore.

Lunedì 18 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Santuario di Madonna dell’Ambro - Rubiano 11
Rubiano – Lago di Fiastra 47
Totale tappa 58
Totale generale 636

Stamani mi sono alzato alle 5 e sono andato a fare una pescata alle trote nell’Ambro.
Niente di eccezionale, una sola trota, ma comunque l’ambiente è bello e si sta bene anche senza prendere pesci.
Il luogo si è svuotato, solo un altro camper arrivato a sera ci fa compagnia. Il tempo è bello, fa abbastanza caldo e c’è una discreta umidità.

Appena fatta colazione ci siamo spostati nel piazzale di fronte al Santuario, ed abbiamo fatto acqua, poi via verso Rubiano, per la visita delle Gole dell’Infernaccio. La strada che porta al punto sosta per la visita delle Gole è sterrata, e serve un pò di prudenza per i molti rami bassi. Arriviamo pensando di essere soli, ed invece ci sono numerose auto ed un altro camper (anche se poi troveremo veramente pochissima gente lungo la via).

Le Gole sono molto belle, sia nella parte ad orrido (veramente stretta), sia nella successiva faggeta che costeggia il torrente Tennano. Camminando lungo lo stradello ho anche pescato, ed ho preso una paio di trote valide.
Proprio all’imbocco dell’orrido, molto carina la grottarella (uno strapiombo, più che una grotta) delle Pisciarelle, dove affioramenti di acqua creano un abbondante stillicidio che cade a pioggia sul sentiero sottostante.
Non abbiamo percorso l’intero sentiero, siamo arrivati all’inizio della discesa che immette nella parte superiore della valle. Il panorama è bellissimo, un vallone ampio, probabilmente glaciale, circondato da vette verdi e da ampi affioramenti di roccia che svetta sulle nostre teste.

Siamo rientrati al camper sudati come bestie, e subito ci siamo messi in marcia direzione San Lorenzo al Lago, sul lago di Fiastra. Arrivando, si apprezza la bella gola dove scorre il torrente Fiastrone. Abbiamo fatto sosta nell’area pic-nic indicata dalle guide, tranquillissima, con fontanella di ottima acqua e barbecue in pietra. Io ho fatto un tentativo di pesca a spinning, in quanto lo specchio d’acqua antistante è pieno di bollate, e si vedono in trasparenza grossi pesci che si aggirano a pelo d’acqua. Nessuna cattura, anche perché ho poi potuto capire che si tratta di carpe, quindi insensibili alle esche artificiali. Domani si prova col mais, esca regina per il poderoso ciprinide.

Una bella doccia e cena abbondante mettono la parola fine ad una giornata piacevole.

gola-dell-infernaccio
Acque trasparenti nella Gola dell’Infernaccio

Martedì 19 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Lago di Fiastra 0
Totale tappa 0
Totale generale 636

Stamani un pò più di sonno corroborante. La notte è trascorsa tranquillissima, questa piccola area è veramente un ottimo punto sosta.
Abbiamo deciso che staremo qui e non visiteremo la gola del Fiastrone, ben descritta e raccomandata dalle guide. La gola di fatto l’abbiamo intuita, visto che la strada in arrivo alla diga passa lungo uno dei suoi fianchi. La girata richiederebbe di fatto una giornata, e noi preferiamo rimanere in relax. Appena fatta colazione ho iniziato una pescata che terminerà solamente a tardo pomeriggio. La giornata è bella, e già si preannuncia molto calda, tanto che non ho potuto fare a meno dell’ombrellone per resistere sulla riva del lago. La zona circostante all’area è molto particolare, c’è un’ampia zona di bosco che, a causa del buon livello del bacino, è completamente allagata e risulta piuttosto fascinosa. Nell’acqua piuttosto limpida si scorgono grosse carpe che stazionano all’ombra.

La giornata calda, come spesso avviene, è stata causa di una mattina priva di risultati sul fronte pesca. I pesci visibili sono tutti quasi fermi in tratti di acqua all’ombra degli alberi, zona che non risulta praticabile.
Intanto Marco e Sabrina sono in relax all’ombra dei provvidenziali, alberi senza i quali il sole sarebbe davvero mordace.

Nel primo pomeriggio l’ombra ha cominciato ad invadere la zona di acqua che avevo pasturato col mais, e si sono cominciati a vedere i primi movimenti. Un paio di carpe piccole, un cavedano ed una carpa di circa 1 kg. Poi verso le 16 la prima tirata seria: una bella carpa regina di circa 3 kg che mi ha costretto ad una decina di minuti di tira e molla.
Dopo una mezz’ora, il bis, altra regina appena più piccola ma sicuramente molto più resistente e combattiva (entrambi i pesci rilasciati, richiedono cotture un pò sofisticate che in camper non sono fattibili).

Per cena ci siamo fatti una bella grigliata delle trote che ho pescato in questi giorni, ottime. Appena il sole è tramontato una grande umidità ha assalito la zona, e ne sentiremo gli effetti anche andando a letto (lenzuoli appiccicosi). Bello lo spettacolo di lucciole, non più comunissime in quantità così elevata.
Andiamo a letto in un silenzio assoluto.

carpa
Una bella Carpa Regina (subito rilasciata) posa accanto al mais che l’ha ingannata

Mercoledì 20 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Lago di Fiastra – Bolognola 9
Bolognola – Frontignano 42
Totale tappa 51
Totale generale 687

Stamani ci siamo fermati nella piazzetta di San Lorenzo al Lago per comprare il giornale, i “Chupa-chups” per Il Duchetto, un pò di affettati e frutta in una bella bottega di prodotti tipici. Anche oggi è bello, con un tasso di umidità decisamente inferiore (e meno male) a ieri.
Abbiamo fatto pochissimi km portandoci su Bolognola, un comune costituito da piccolissimi borghi piuttosto carini. Abbiamo fatto sosta nel piazzale dove c’è pure un camper service, incredibile, onore all’amministrazione comunale.

Gita della giornata, la visita nella Valle dell’Acquasanta raccomandata dalla brochure dell’Ente Parco.
La passeggiata è veramente banale dato il dislivello praticamente inesistente, e rilassante in quanto si svolge al 90% in una bella faggeta. Interessante la canalizzazione di acqua, parte della quale in galleria, che corre costantemente parallela al sentiero. L’unica leggera difficoltà il tratto finale, dove ci sono tre o quattro passaggi un pò scoscesi e appena esposti a causa di piccoli smottamenti che hanno interessato il sentiero.

La parte alta della valle è davvero notevole, circondata da pareti di roccia stratificata in mille direzioni, segno evidente delle forze che devono avervi agito. Dove la valle si trasforma in un vero e proprio canyon ci sono numerose cascatelle, probabilmente imponenti in caso di abbondanza d’acqua, ma comunque davvero spettacolari. Io ho risalito la piccola pescaia in cemento che segna l’inizio del canyon (attenzione, operazione un pò rischiosa che avviene su una parete verticale e gradini di ferro a piolo), ed ho potuto godere della magnifica vista sul tratto soprastante. Potenzialmente si potrebbe proseguire, ma la gola è molto stretta, circondata da pareti verticali, ed a rischio caduta sassi.

Il ritorno, su richiesta di Sabrina che voleva evitare i tratti scoscesi, è avvenuto seguendo il corso del torrente fino alla sua confluenza nel Fiastrone. Ambiente molto bello, molto verde e fioriture, e tante squisite fragoline di bosco lungo la via, ma purtroppo si perdono circa 250 mt di quota, poi da riguadagnare tutti per rientrare a Bolognola.
Gli ultimi 2.5 km, su asfalto, sono stati duri a causa del caldo feroce e dell’esigua acqua rimasta nelle borracce (il Duchetto era in crisi nera).

Arrivati finalmente nella piazza principale di Bolognola, ci siamo rifugiati nel bar dove io mi sono fatto un bel panino col golosissimo “ciauscolo”, mentre Marco e Sabrina si sono mangiati ben due gelati.Il simpatico gestore, un giovane originario del Lago di Bracciano, ci ha detto che la zona non è assolutamente valorizzata a fini turistici come invece le sue bellezze permetterebbero.
Sistemato il carico/scarico del camper, ci siamo diretti verso Frontignano, passando per il Santuario di Macereto, bello nel suo splendido isolamento.
Frontignano è deserto, un luogo classico da sport invernali (non molto carino in verità) del tutto ignorato in questo periodo. In compenso la vista sul Monte Bove è eccezionale, così come il silenzio ed il fresco.
Dopo una bella doccia io ho cucinato dei fagioli all’uccelletto, grande passione di Marco.

Giovedì 21 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Frontignano – Visso 16
Visso – Passo Gualdo 17
Passo Gualdo - Castellucio 5
Totale tappa 38
Totale generale 725

La nostra visita a Forntignano termina immediatamente, in quanto la seggiovia che dovevamo prendere per arrivare sotto la parete sud del Monte bove è chiusa (chissà quando aprirà mai).

Scendiamo su Ussita per fare un pò di spesa, e poi ci portiamo su Visso. Si tratta di un bel paesino nella alta Valnerina, circondato da bei boschi. Molto carina la piazza principale con i suoi portici, le belle botteghe di norcineria, e la chiesa.
Abbiamo saltato la visita di Castelsantangelo sul Nera, in quanto siamo arrivati ad ora bruciata, con un caldo veramente notevole. Bella comunque la vista sul paese che si gode salendo verso il Passo di Gualdo. Il forte caldo ci ha consigliato di stare al riparo; giunti sul passo ci siamo fermati all’ombra dei faggi, trascorrendo un pomeriggio in relax in attesa dell’ora di cena (torniamo alla Taverna di Castelluccio). Cena ottima e prezzo onestissimo, confermata la positiva impressione avuta la scorsa settimana.

Venerdì 22 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Piano Grande di Castellucio – Prati di Tivo 125
Totale tappa 125
Totale generale 850

Stamani alle 5.20 mi sono messo in marcia per andare a vedere il famoso Lago di Pilato. Stavolta ci vado da solo, quindi se non ci arriverò dovrò arrabbiarmi solo con me stesso!!
Dopo alcune “discussioni” con cani da pecora piuttosto infastiditi dalla mia presenza, mi sono incamminato sul sentiero che passa in prossimità della Capanna Ghezzi, passa da Forca Viola, e costeggia la valle fino al Lago di Pilato.
La giornata è bella, aria tersa e limpida, foriera di gran caldo (ho 2.5 Lt di acqua fresca nelle zaino).

Sono arrivato a destinazione alle 9.00, in totale solitudine. L’ambiente è magnifico, il piccolo lago, che in questo periodo è separato da una lingua di sassi in due metà, al centro di un grandioso circo glaciale, e sovrastato dal roccioso Pizzo del Diavolo. L’acqua limpidissima permette di scorgere il piccolo organismo rosso che vive in queste acque (e solo in queste). Volgendo lo sguardo a 360° non si scorge alcun segno di presenza dell’uomo, un luogo fuori dal tempo che probabilmente è immutato da millenni. Mi sono rimesso in marcia alle 9.45 ed ho percorso la via del ritorno complicandomi un pò la vita a causa di una deviazione che mi ha portato un pò fuori sentiero su un ghiaione piuttosto scosceso. La meta finale non è stata Castelluccio, da cui Sabrina si è allontanata di buon mattino, ma il parcheggio nel Piano Grande (che noia gli ultimi 2.5 km sull’asfalto caldo).

Sono arrivato alle 13.30 ed abbiamo subito mangiato perché sia io che il Duchetto avevamo una discreta fame. L’area è modestamente affollata di camper in assetto “campeggio” (tendalini e quant’altro) e da un gruppo di persone con cavalli al seguito.
Alle 15 ci siamo messi in marcia salutando gli splendidi Sibillini, rotta su Prati di Tivo. Purtroppo io mi sono distratto ed ho sbagliato strada, quindi siamo passati da Ascoli e Teramo. La salita alla meta finale è piuttosto dura, ed il camper ha spesso avuto bisogno della ventola per rimanere in temperatura.

Prati di Tivo è semideserta, e noi ci siamo portati oltre, fino al Piano del laghetto, poco sotto l’Albergo Diruto. Silenzio totale, un pò di vento, due auto in sosta, e quattro simpatici cani da pecora di razza pastore Abruzzese con cui ho fatto amicizia a base di fette di lonza.

lago-di-pilato
La magica solitudine del Lago di Pilato

Sabato 23 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Prati di Tivo 0
Totale tappa 0
Totale generale 850

La notte è trascorsa un pò disturbata da fortissime raffiche di vento che scuotevano il camper e facevano vibrare gli sportellini dei vent. Il tempo è bello, ma dalla piana di Teramo salgono continuamente nuvole che a tratti ci immergono nella nebbia. Fortunatamente, questa massa di umidità si dissolve non appena arriva in quota, e da disturbo si trasforma in uno spettacolo.

La zona si è rapidamente animata a causa di numerosissimi escursionisti ed alpinisti che partono da qui per recarsi all’Arapietra, seguendo il sentiero che passa per l’Albergo Diruto. Fatta colazione, visto che la densità di auto è in costante aumento, decidiamo di spostarci su Prati di Tivo, perché temiamo che il nostro ingombrante mezzo possa alla fine rimanere imbottigliato.

Parcheggiato l’Ottobre Rosso all’ombra di bei faggi, ci siamo portati alla partenza della seggiovia che porta all’Arapietra. Qui la sorpresa (ma c’era da immaginarlo): causa vento forte l’impianto non è ancora fruibile, c’è da aspettare ad oltranza. E noi aspettiamo fino alle 10.30, quando finalmente il tecnico da il via libera.

La panoramica salita dura una ventina di minuti (27.00 €), ed il punto di arrivo presenta una bellissima vista sulle pareti Nord-Est del massiccio, sui Monti della Laga, e sui Sibillini stessi (si vedono chiaramente il Monte Vettore e il Monte Sibilla). Continua la scenografica risalita delle nubi, in continuo dissolvimento non appena toccano la quota 2000 mt. Non ci siamo avventurati sul sentiero che prosegue verso il Rifugio Franchetti, indicato ottimisticamente ad un’ora di cammino. Sabrina non ha voglia, ed io ho ancora le gambe un pò dure dopo la passeggiata di ieri al Lago di Pilato.

Rientrati al camper, abbiamo trascorso l’intero pomeriggio in completo relax, all’ombra dei faggi e rinfrescati da una piacevole e fresca ventilazione.
Prima di cena, mi sono spostato un pò più lontano dal piazzale, in quanto un cartello indica che la Domenica c’è un mercatino e quindi la libertà di sosta diminuisce.
Rapida cena, ed a letto presto, perché domani io e Marco intendiamo camminare fino al ghiacciaio del Calderone.

Domenica 24 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Prati di Tivo – Pietracamela 7
Pietracamela - Lago di Campotosto 109
Totale tappa 116
Totale generale 966

Stamani sveglia alle 7 in punto, perché io e Marco abbiamo in programma la salita al ghiacciaccio del Calderone, l’unico dell’intero Appennino.
Saliremo in seggiovia all’Arapietra, come ieri, e poi seguiremo il sentiero attraverso il Vallone delle cornacchie, e passando per il rifugio Franchetti.

Purtroppo le nostre intenzioni sono rimaste deluse, in quanto, arrivati alla partenza della seggiovia, abbiamo appreso che anche oggi c’è un forte vento in quota, e l’impianto è fermo. Speranzosi in un recupero, abbiamo atteso anche perché l’alternativa di andare al Piano del laghetto non è praticabile a causa del forte afflusso di persone e delle conseguenti difficoltà di parcheggio. Dopo oltre due ore di attesa, abbiamo alzato bandiera bianca, anche perché il sole picchia molto forte, e l’idea di andare su a prendere una mostruosa scaldata non ci sfagiola. Pazienza, torniamo al camper scornati, e decidiamo subito di andarcene, per una breve visita al sottostante paesino di Pietracamela.

Si tratta di un piccolo e grazioso borgo, sormontato da un gigantesco scoglio, parte del quale (ma non si vede dalla piazzetta principale) attrezzato a palestra di roccia, con vie anche piuttosto dure.
Dopo uno spuntino salato acquistato nelle botteghine locali, siamo ripartiti intorno alle 13, rotta verso il lago di Campotosto, un bacino realizzato negli anni ’30 sopra una piana a torbiera.

La strada che, finita la discesa di Prati di Tivo, percorre la stretta valle in direzione L’Aquila, è piuttosto scenografica, incastonata tra boschi e rocce, e animata da radi gruppi di case. Il camper service che dovevamo trovare a Ortolano è chiuso con un lucchetto, ed il gestore di una locale trattoria si è detto arrabbiato con l’Ente Parco in quanto si era offerto di gestire il punto scarico e non ha avuto riscontri di sorta. Fortunatamente possiamo fare acqua, intanto sistemiamo questa che è la cosa urgente.

Arrivati al Lago di Campotosto, bello nella sua collocazione montana (siamo intorno ai 1300 mt di altitudine), ne abbiamo percorso il periplo, apprezzando i vari panorami che si offrono.
Belli i Monti della Laga, e bello lo scorcio sul massiccio del Gran Sasso.
Una mia sottovalutazione della risorsa gasolio, ci ha costretti ad un dietro front fino ad Aprati, dove c’è uno dei pochi distributori di zona. Per il rientro su Campotosto siamo passati da una stretta, panoramica ed impervia stradina che sale direttamente da Ortolano.

L’idea che avevamo era di recarci presso un locale agricamping, indicato lungo la via, per approfittare del bel tempo e lavare un pò, ma abbiamo rinunciato in quanto la rampa di accesso era un vero e proprio “muro“ condito da una miriade di sassi (roba da non credere che uno che vuole ospitare campers abbia un accesso praticabile solo dai SUV....).

Ci siamo sistemati in un’area barbecue vicino allo sbarramento sul lato di fronte a Campotosto. Il panorama sui monti è bellissimo, il silenzio assoluto. Siamo in compagnia di una famigliola che si è accampata e sta preparando un delizioso arrosto di Coregone, il pesce che è stato con successo introdotto nel lago.
E’ sera, una magnifica e rilassante sera con ottima temperatura. I nostri vicini ci hanno offerto un paio di coregoni, veramente, veramente ottimi, incredibile per un pesce d’acqua dolce.

Lunedì 25 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Lago di Campotosto - Ortolano 32
Totale tappa 32
Totale generale 998

Stamani alle 6.30 ho fatto un infruttuoso tentativo di pesca a spinning (nel lago ci sono i Lucci), poi sono rientrato al mezzo per colazione e stesura diario.
Verso le 10 ci siamo spostati su Campotosto paese per fare un pò di spesa alimentare e per ottenere (2.50 €) il permesso giornaliero di pesca.
Poi abbiamo fatto rotta su un’area barbecue deserta posta non troppo lontana dal Ponte delle Stecche. Prima ho fatto una ricchissima casseruola di fagioli cannellini all’uccelletto, poi ho dato fuoco alla carbonella e ci siamo fatti un delizioso pranzo a base di salsiccia, rosticciana (le costine) e di bistecchina di maiale (la braciola per il resto d’Italia).

La giornata è molto bella e soleggiata, ma tira un tesissimo scirocco che ha formato delle vere onde sul lago. Da lontano vediamo delle persone alle prese con wind-surf e kyte-surf, velocissime per la forte pressione del vento.
A metà pomeriggio ci siamo spostati su una sponda abbastanza sottovento dove ho tentato fino alle 20 la pesca del Coregone e della Tinca, senza esiti.
Per la notte ci siamo spostati sulla piccolissima frazione di Ortolano lungo la SS80, dove abbiamo cenato e fatto acqua.

Martedì 26 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Ortolano – Campo Imperatore 43
Totale tappa 43
Totale generale 1041

Notte tranquillissima, nonostante il parcheggio sia posto bene o male sotto una strada statale che conduce al capoluogo Abruzzese. Appena fatta colazione ci siamo messi in marcia, giornata piuttosto bella ma ventosa, traffico inesistente.

Lasciata la SS80, abbiamo percorso il vallone che porta al bivio Fonte Cerreto-Assergi, un ambiente veramente bello, selvaggio ed assolutamente rilassante. Tanti animali in libertà, cavalli, vacche con graziosi vitellini al seguito, pecore.
Siamo saliti fino al piazzale di arrivo della Funivia del Gran Sasso, quota intorno ai 2100 mt, dove sorge anche lo storico Albergo Campo Imperatore. Poche auto, un paio di campers ed un anziano artigiano che batte il rame (totalmente insensibile o incurante delle condizioni climatiche avverse, causate un fortissimo e freddo vento che spira dalla conca Aquilana).

Per ingannare il tempo in attesa di una diminuzione del vento, siamo andati all’Ostello dove ci sono gli interessanti resti della vecchia funivia (cabina, motore, pulegge, quadro comando), ed al giardino botanico dove ci sono delle ricostruzioni di ambienti tipici di vita della flora di alta quota..
Purtroppo la nostra attesa sarà infinita, perché il vento non mollerà mai impedendoci di intraprendere escursioni. Inizialmente pensavo che fossimo noi quelli poco coraggiosi, ma ho cambiato idea dopo aver visto numerosi gruppi partire e tornare indietro dopo pochi minuti scuotendo la testa. Una giornata quindi di relax totale, lettura, e partite a ramino.
A proposito, alle 7 di sera, l’omino del rame era sempre al suo posto, imperturbabile (alla faccia di noi giovanotti).

piazzale-funivia-campo-imperatore
Piazzale della funivia a Campo Imperatore; il vento taglia!

Mercoledì 27 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Campo Imperatore – Fonte Vetica 22
Totale tappa 22
Totale generale 1063

Stamani ci siamo svegliati sotto un cielo di un azzurro incredibile, quindi l’escursione non può attendere. Il vento c’è, ma molto inferiore a ieri, e probabilmente qui non ce n’è mai meno di così, diciamo che “fa parte del panorama”.
Colazione robusta e via verso il Rifugio Garibaldi, datato 1886. Giunti al bivio, Sabrina va per il rifugio, io ed il Duchetto ci avventuriamo verso il Corno Grande, dove vorremmo arrivare attraverso la via normale, indicata faticosa ma più facile rispetto alla ripida ed esposta cresta Ovest (ho un pò di timore a portare Marco su un qualcosa per il quale non penso sia ancora pronto).

La risalita è abbastanza faticosa ma neanche troppo, magari un pò monotona, e credo che questa visione di salita a cottimo, più di un’effettiva stanchezza, sia stata la causa della rinuncia di Marco, quando eravamo arrivati a quota 2700 mt.
Il tempo è sempre bello, anche se il vento si fa più sentire ed in certi momenti diventa fastidioso. Il panorama bellissimo, davvero selvaggio e severo.

Siamo tornati al Rifugio Garibaldi dove intanto Sabrina era bella rilassata a far salotto con i simpatici gestori ed il loro giocoso cane pastore Tedesco. Mangiata una bella polenta e ripreso fiato (la discesa ripida sui ciottoli non è un giochino rilassante per i muscoli delle gambe e le ginocchia), siamo ripartiti verso Campo Imperatore seguendo una via di ritorno diversa rispetto all’andata. Si scende lungo il magnifico Campo dei Pericoli fino all’inizio del sentiero che si inoltra nella Val Maone, e poi si risale una ripida china che porta al Passo della Portella.
All’inizio del sentiero abbiamo visto un bel Camoscio Appenninico intento a pascolare tenendoci bene sotto vigile controllo. Da notare che il dislivello fatto per guadagnare il Passo della Portella, è stato maggiore di quanto mancava per guadagnare la vetta del Corno Grande, quindi avevo ragione sul fatto che Marco si è fatto intimorire dai ghiaioni e non era ancora cucinato (un mio amico alpinista dice che “in montagna quando non ce la fai più, hai ancora il 50% del serbatoio a disposizione, è solo una questione di testa”). Scollinati dal passo, un facile sentiero a mezza costa e modesta pendenza riporta in circa 30 minuti a Campo Imperatore.

Rientrati al mezzo, ci siamo subito spostati di pochi km, precisamente sul lato opposto dell’altopiano, località Fonte Vetica, dove un paio di bei piazzaloni asfaltati a sufficientemente piani offrono ottima possibilità di sosta.
Siamo soli, nel solito silenzio che da giorni ci circonda. Ricca doccia, cena e saporito sonno!!

vetta-del-corno-grande
Marco in posa sulla dura salita per la vetta del Corno Grande

Giovedì 28 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Fonte Vetica – Rocca di Calascio 25
Rocca di Calascio - Fossa 36
Fossa - Stiffe 6
Totale tappa 67
Totale generale 1130

Una bella mattinata di sole ci ha accolti, ed il vento di ieri sera sembra decisamente calato (“sembra”, poi non sarà così).
Fatta colazione ho lasciato la truppa e mi sono messo in marcia, meta della scarpinata il Monte Camicia, che svetta sopra di noi. Si tratta di una montagna che, vista da Campo Imperatore, non è molto spettacolare e non suscita particolare impressione, ma la sua parete Nord è famosa per la sua severità, e molti alpinisti la scalano per allenarsi in vista dell’attacco allo Svizzero Eiger.

Per guadagnare la cima ho percorso il Vallone di Vradda, ed il sentiero è piuttosto faticoso; costantemente ripido, con un fondo abbastanza irregolare e frequenti gradoni che costringono le gambe a discreto sforzo, regala però bellissimi panorami sulla piana sottostante e sulla dorsale del Sirente. Il vento, assolutamente non scomparso come sembrava, costringe a continui apri e chiudi della zip al torace. Nei tratti protetti il sole morde e ci si deve scoprire per non andare in abolizione, ma appena si rimane esposti alle fredde folate, si ghiaccia letteralmente.

Poco prima di arrivare alla sella da cui si arriva brevemente in vetta, è possibile seguire il pendio erboso ed affacciarsi dalle “Terrazze”, aeree balconate che dominano la rocciosa, verticale e maestosa parete Nord del monte. Il tutto è piuttosto impressionante, perché il passaggio da un pratone all’abisso è veramente repentino, e la visione è letteralmente aerea, quasi si fosse affacciati al finestrino durante un volo di linea (il tutto amplificato da qualche nuvola che risale la parete spinta dalla termica). Poco lontano, in cresta, ho anche visto dei camosci che, con i loro 150 m di spazio di sicurezza, mi osservavano curiosi.

La vetta del Camicia è un piccolo cucuzzolo pietroso con 360° di vista, e ci ho trovato un vento terribile, molto teso e freddo. Bello il panorama, specie perché un si gode interamente la vista del sentiero su cui ha faticosamente fatto la sua risalita.
Per tornare al camper ho percorso il crinale in direzione Sud, passando per il Monte Tremoggia e la Sella di Fonte Fredda. Anche questa via, se percorsa a ritroso per guadagnare il Camicia, risulta senz’altro altrettanto faticosa nel tratto tra la Sella ed il Tremoggia.

Durante la mia assenza Sabrina e Marco hanno girellato nel boschetto di Fonte Vetica, ed hanno fatto anche il pieno di acqua da bere. Fatto pranzo, ci siamo mossi di un paio di km fino alla macelleria Giuliani, poco più di una baracca in mezzo al pascolo, dove è possibile cucinare sulla brace le numerose squisitezze in vendita. Io ho preso un paio di kg di castrato per riportarmelo a casa, e degli arrosticini consumati immediatamente come ammazzacaffé (Marco ha apprezzato molto).

Ripresa la via abbiamo salutato Campo Imperatore e siamo scesi a valle, godendo di bei panorami tra cui quello di Castel del Monte, un bel paesino e della Piana di Navelli, famosa per la produzione dello zafferano.
Fatta ancora della strada siamo andati a visitare la bella Rocca di Calascio, molto scenografica ed arroccata in splendida solitudine. Il paesino sottostante è oggetto di notevoli restauri che ben promettono sul recupero edilizio di un luogo incantevole.
Ripresa nuovamente la strada siamo scesi fino alla valle del fiume Aterno, precisamente a Fossa, un bel paese addossato ad una parete rocciosa, dove abbiamo fatto cena all’Osteria del Melograno, (suggerimento Slow Food) ottima.
Per la notte ci siamo spostati di pochi km fino al parcheggio della biglietteria delle Grotte di Stiffe, che visiteremo domani.

rocca-di-calascio
La bella Rocca di Calascio

Venerdì 29 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
Stiffe – L’Aquila 33
Totale tappa 33
Totale generale 1163

Nottata tranquillissima, ed un bel sole ci accoglie al risveglio, intorno alle 8.30.
Il parcheggio è ancora popolato solo da noi e da un mezzo Germanico a cui arrivano scarsi segnali di vita. Fatta colazione mi sono recato alla soprastante biglietteria che ha aperto con qualche minuto di ritardo. L’ingresso della grotta è lontano circa 2 km, per cui abbiamo rimesso in moto dando anche un passaggio ad una signora di Roma ed a sua figlia, rimaste a piedi in quanto pensavano che biglietteria e grotta fossero adiacenti.

All’entrata della cavità siamo in una ventina di persone, accompagnati da un giovane piuttosto taciturno.
La grotta è una risorgiva di acqua alimentata dall’Altopiano delle Rocche, ed è caratterizzata quindi dalle presenza del fiumiciattolo che produce belle pozze di acqua cristallina ed alcune cascate piuttosto belle, anche se forse non al loro massimo splendore dato il periodo estivo.
Non mancano le concrezioni anche se non abbondantissime. La visita, che dura circa una cinquantina di minuti, è molto semplice in quanto passerelle e marciapiedi (anche troppi per i miei gusti) rendono agevolissimo il percorso.
Finita la visita siamo tornati alle porte di Fossa per acquistare mozzarelle e scamorze presso l’omonimo ottimo caseificio ai piedi del paesino.

La tappa successiva è L’Aquila, precisamente l’area camper adiacente Porta Napoli, totalmente gratuita, gestita dalla locale Associazione Camperisti (1000 grazie amici per il vostro impegno!!). Appena arrivati tutti i posti disponibili erano occupati, e ci eravamo già visti in marcia verso un’altra area quando un mezzo è partito lasciandoci campo libero.
L’area è carina, in quanto nei momenti più caldi del giorno i mezzi sono ben protetti dall’ombra di una serie di tigli (unico problema i minuscoli fiorellini gialli che popolano la chioma che cadono incessantemente, si infilano dappertutto, e toglierli è una dannazione). E’ dotata di scarico e carico, posti dietro una piccola costruzione che era un tempo adibita a pesa pubblica.

Vista l’ora ed il sole mordace, abbiamo pranzato e siamo stati in relax fino alle 17 prima di metterci in marcia.
La giratella pomeridiana nel centro storico della città è stata piacevole e rilassante. L’Aquila è una bella cittadina, un pacioso e tranquillo paesone appoggiato su un cucuzzolo, con belli scorci, caratteristiche scalinate, tante chiese, un saliscendi che ricorda alcune zone di Siena, e la bella Piazza del Duomo, spaziosa e piena di vita. Una cosa apprezzabile del centro è che non ci sono solamente le botteghe orientate al turista, spesso artificiose e con prezzi da oreficeria (purtroppo ormai tipiche di molti centri storici Italiani), ma anche veri negozietti per la spesa di tutti i giorni di chi qui ci vive.

Prima di tornare al camper, visto che il sole ormai basso invita a godere della nascente frescura, siamo andati nella parte bassa del paese, precisamente a Porta Rivera dove è posto uno dei più noti monumenti Aquilani: La Fontana delle 99 cannelle. Si tratta di un’opera che intese rendere omaggio agli altrettanti castelli presenti sul territorio, che decisero di comune accordo di creare una zona dove poter tenere mercato ponendo così le fondamenta della città. E’ un bel monumento, che si presenta improvvisamente al visitatore con un’ampia corte di cui tre lati presentano i mascheroni con le cannelle.

Tornati al mezzo e cenato, ci siamo cimentati in una partitona a ramino. La sera è fresca, i 700 mt di altitudine del capoluogo Abruzzese fanno sentire i loro benefici, e molto tranquilla. Il cielo pulito illuminato dalla Luna quasi piena. Andare a letto, un piacere.

santa-maria-di-collemaggio
Santa Maria di Collemaggio

Sabato 30 Giugno 2007

Tappa Km percorsi
L’Aquila 0
Totale tappa 0
Totale generale 1163

Oggi la bella giornata di sole è dedicata ancora alla visita di L’Aquila.
Abbiamo trascorso gran parte della mattinata visitando il bel mercato che quotidianamente si tiene in Piazza del Duomo. Come tutti i mercati è molto affascinante, pieno di gente, colori e profumi, incorniciato nella bella ed ampia piazza. Abbiamo fatto un po’ di acquisti tra cui un ottimo pecorino locale, ed un po’ di libri di seconda mano (io se non ho sempre una ventina di libri da leggere accumulati proprio non stò bene).

Anche oggi abbiamo optato per tornare al camper dato che nelle ore centrali la temperatura è decisamente caldina, e visto che alla TV ci sono le qualificazioni al GP di Formula 1, e la gara di MotoGP.
Alle 17 io e Marco ci siamo rimessi in marcia, mentre Sabrina ha rinunciato in quanto dolorante al Tendine d’Achille. Meta della visita il possente Castello, al cui interno si trova un interessante museo che raccoglie opere archeologiche, una pinacoteca, una raccolta di monete, di ventagli d’epoca, ed uno scheletro enorme di “Elephans Meridionalis” rinvenuto in zona negli anni ’50 del secolo passato.
L’ultima sera delle vacanze è trascorsa tranquilla, docciona, cena, lettura, un bel sigaro al fresco e nanna.

Domenica 1 Luglio 2007

Tappa Km percorsi
L’Aquila - Roma 152
Roma - Prato 281
Totale tappa 433
Totale generale 1596

Alle 7.15 mi sono alzato per sistemare un pò, svuotare la cassetta WC e scendere dai cunei di livellamento. Il camper è invaso dai petalini dei fiori di tiglio, ci vorrà un paziente lavoro di aspirazione per bonificare tutte le fessure dove i terribili pezzettini si sono andati a nascondere (non vi dico delle retine sopra i vent, brrr!!!).
Rapida colazione, svuotato il cassone delle grigie, ci siamo messi in marcia per Roma, dove passeremo a far visita a mia zia (la gemella di mia madre, entrambe 70enni da tre giorni).

Invece della comoda autostrada, abbiamo optato per un giro un pò più lungo: Antrodoco, Rieti, Monterotondo, Mentana. I molti km fatti in più sono stati comunque piacevoli, in quanto i luoghi sono belli, molto verdi e con belle montagne a far da cornice.
Traffico vivace, specie in direzione opposta, di “domenichini” in gita fuoriporta e motard in pericolosa emulazione di Valentino Rossi.
Alle 12 siamo arrivati a Roma, dove ci siamo trattenuti per il pranzo ed il primissimo pomeriggio (gran premio di F1 alla TV, e discreto caldo che consiglia di attendere un pò).
Alle 16.30 siamo ripartiti sotto un caldo abbastanza intenso. Viaggio ok, con discreto movimento di auto che però non impedisce una circolazione più che scorrevole (molto più complicata la situazione sulla carreggiata Sud della A1).
Alle 19.30 siamo a Prato, e ci vorrà un’ora buona per svuotare il camper da zaini, scarponi, “balle” di roba da lavare ecc, ecc, ecc.


CONCLUSIONE

Per quanto riguarda l’aspetto escursionistico, i Sibillini regalano grandi scenari, pace e molta “wilderness”. Arrivate con un pò di allenamento aerobico (meglio sarebbe se avete un “buon” allenamento), e non tralasciate assolutamente di fare delle belle passeggiate, altrimenti vi perderete il meglio. Muovetevi con indosso una buona stratificazione di indumenti, perché una bella giornata di sole può cambiare brutalmente, e nuvole e vento vi fanno passare dalla canottiera al giaccone col pile. Occhio al sole, siamo in montagna e lui picchia duro anche se magari il vento nasconde la cosa. Tenere a mente che, nonostante questo sia il “rassicurante” Appennino, si tratta pur sempre di un ambiente che spesso passa i 2000 mt di altitudine, è piuttosto ventoso, e propone spesso salite che, pur se non eccessive nel dislivello, sono comunque abbastanza ripide e faticose. Il Gran Sasso non lo dobbiamo certo giudicare noi, un ambiente bellissimo che richiede, forse più dei Sibillini, di camminare in modo robusto per potere vedere le cose migliori, invisibili a chi si limita alla visione dal finestrino del veicolo.

Sebbene questi luoghi siano, al di la di ogni altra considerazione, assolutamente da vedere per la loro bellezza, uno degli aspetti sicuramente negativi per noi che giriamo con le case mobili è rappresentato dai camper service, che nella zona dei Sibillini sono scarsissimi, e nel Gran Sasso pressoché inesistenti (salvo clamorose sviste da parte nostra).
Attenzione quindi ad avere un mezzo con del generoso margine nella capacità di carico-scarico, ed a gestire il reparto acque con grandissima parsimonia ed oculatezza, altrimenti si rischia di passare delle mezze giornate a far km (su strada di montagna) cercando un luogo attrezzato. Specialmente nei Sibillini, tenere sempre gli occhi aguzzi quando si passa nei paesi, perché una fontanella o un bagno pubblico (mi raccomando, molta discrezione ed assoluta pulizia), possono essere ossigeno. Onestamente questo aspetto è da tenere bene a mente, perché può diventare un gran limite ed elemento di vero disturbo nel godimento di un viaggio da queste parti (specie per quei mezzi con equipaggi numerosi dove la cassetta si riempie vertiginosamente ed i cassoni si svuotano a tempo di record).
Occhio al Gran Sasso, messo male sia sul fronte carico che su quello scarico. Un esempio su tutti, Prati di Tivo, un luogo che potrebbe essere la base per sostare dei giorni e fare bellissime escursioni; ebbene, il campeggio è chiuso da tempo, non abbiamo trovato traccia di una fontanella pubblica, e neanche di un bagno pubblico. Forse la stagione è giovane, e magari in Agosto tutto sarà ok, ma pensare di dover fare in su e giù i km di dislivello per ritrovare la SS80 e cercare un’area attrezzata (magari quella di Ortolano, peccato che è chiusa col lucchetto), è cosa davvero poco invitante. Per contro, dobbiamo onestamente ammettere che c’è assoluta libertà di sosta in posti bellissimi e silenziosi, e totale tolleranza nei confronti dei classici “sconfinamenti” di noi camperisti (cunei di livellamento, finestre a compasso aperte, verande stese, seggiole e tavolini spalancati).

Una nota riguardante i Parchi quali “soggetti giuridici” titolari dei territori visitati: la loro funzionalità ed efficacia ai fini della fruibilità delle zone, non c’è sembrata assolutamente sufficiente. Quasi tutte le “Case del Parco” e “Foresterie del Parco” che abbiamo trovato lungo il nostro girovagare erano rigorosamente chiuse (anche la Domenica), e francamente qualche tabellone informativo in qua e la non è molto. Se non ci fossimo autonomamente muniti di carte e guide, magari confidando di avere informazioni e consigli in loco, saremmo rimasti delusi. Sicuramente la creazione di questi parchi ha posto dei forti vincoli di tutela ambientale, e forse anche salvato luoghi bellissimi da probabili speculazioni, ma un pò più di promozione e valorizzazione sarebbe auspicabile.


CIAO a TUTTI DA SIMONE, SABRINA E MARCO









 

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