Dottrina - Sui segnali stradali privi di ordinanza sul retro
nota di S. Maini (da Vigilare Sulla Strada" - Maggioli Editore)
Per gentile concessione dell'editore cui va il nostro ringraziamento.



(Approfondimento 16/3/2005)

Cass.civ., sez. I, n. 6474/2000 e Ministero Infrastrutture e Trasporti - Nota nr. 3773 del 9 dicembre 2004 - Segnali stradali senza numero di ordinanza sul retro: interviene il Ministero, ma la soluzione era già "agli atti"

La questione della legittimità del segnale stradale di prescrizione mancante, sul retro, della indicazione degli estremi dell'ordinanza (esistente) di apposizione, ritorna, carsicamente, di attualità, con la solita - comprensibile ma, per quanto mi riguarda, non particolarmente meritata - enfasi mediatica.
Il casus, questa volta, è, però e tanto per cambiare, una voce "fuori dal coro", quella del Ministero delle Infrastrutture, che, con nota n. 3773 del 9 dicembre 2004, rispondendo ad una specifica richiesta di informazioni al proposito, ribadisce[1] che La mancata apposizione degli estremi dell'ordinanza, nella fattispecie in esame[2], non costituisce presupposto idoneo a rendere il divieto inefficace …, e che L'utente della strada, ai sensi del comma 2 dell'art. 38 del Nuovo Codice della Strada è tenuto comunque al rispetto delle prescrizioni imposte con la segnaletica presente su strada, ed è soggetto alle eventuali conseguenze sanzionatorie, dal momento che i segnali, in quanto installati, esplicano comunque la loro funzione.

La risposta, ancorché sintetica, è sufficientemente argomentata e non può che essere condivisa.
In effetti, preliminarmente e con considerazione dichiaratamente extra(ma non poi troppo)-giuridica, qualcuno potrebbe essere tentato di ritenere lontano, e non poco, dal senso comune, che un segnale debitamente assistito[3] da ordinanza di apposizione, possa essere impunemente e bellamente disatteso per il semplice fatto che, sul retro, non ne risultino indicati gli estremi (come "imposto" dall'art. 77, comma 7, Reg. CdS).

Ma, qualcuno potrebbe dire, altro è il senso comune ed altro può essere il rispetto della norma.
E sia. Ebbene, per quanto mi riguarda, è proprio (anche) sul terreno della interpretazione della norma, che la posizione che vuole illegittimo il segnale, per dir così, "retro-carente" - posizione che pare[4] godere del favore di numerosi Giudici di pace -, si mostri non particolarmente irresistibile, anzi. [5]
In particolare, credo possa essere utile, e forse addirittura sufficiente, soffermarsi sul complesso della norma "incriminata", cioè l'art. 77, Reg. Cds, e non soltanto sul suo settimo, citato, comma.
Principiando, comunque, da detto comma, si constaterà che esso richiede che sul retro dei segnali stradali, in generale, devono essere chiaramente indicati:
a) l'ente proprietario della strada;
b) il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale;
c) l'anno di fabbricazione;
d) il numero dell'autorizzazione concessa dal Ministero competente alla ditta per la fabbricazione dei segnali medesimi e sul retro (soltanto) dei segnali di prescrizione devono essere riportati, anche,
e) gli estremi dell'ordinanza di apposizione.
È previsto, insomma, che il retro dei segnali fornisca due "blocchi" di informazioni: uno per i segnali verticali in generale ed uno, ulteriore, per quelli di prescrizione.
Per potere, allora, ipotizzare una risposta alla domanda sulla essenzialità, o non, di esse ai fini della effettiva precettività del segnale, potrebbe essere interessante chiedersi perché proprio quelle informazioni, e non altre, debbono essere evidenziate, ma, soprattutto, parrebbe particolarmente rilevante domandarsi a chi esse siano rivolte (oltre che, mi permetto di suggerire, interrogarsi sul perché esse debbano essere riportate proprio sul retro, e non nella parte anteriore).
E, tentando di dare una risposta plausibile a detti interrogativi, diverse considerazioni, in effetti, mi pare portino ad opinare che tutte le informazioni sopra elencate siano destinate direttamente non all'utente della strada, ma agli organi di vigilanza.
Per quanto banale possa apparire, infatti, non posso non rilevare che la parte rivolta agli utenti è, mi scuso ancòra per l'ovvietà della osservazione, quella anteriore, e non il retro, e l'art. 77, cit., forse non a caso, distingue in modo netto tra la parte anteriore, visibile agli utenti, del segnale, ed il suo retro, che, proprio per non essere visibile agli utenti, deve essere di colore neutro opaco.
Ora, se pare innegabile che la colorazione (neutro opaco) del retro del segnale sia principalmente dovuta alla necessità di non "colpire" gli utenti che provengano dal senso di marcia opposto a quello verso il quale esso è rivolto, pare, tuttavia, parimenti difficilmente negabile che tutte le informazioni/prescrizioni agli utenti, che - per quanto qui di stretto interesse - giustificano l'esistenza del segnale debbano necessariamente essere rivolte, fisicamente, verso gli stessi (e perciò sulla faccia anteriore).
Né si dica che il posizionamento sul retro delle indicazioni sopra elencate è dovuto dalla necessità di fornire all'utenza informazioni/prescrizioni ulteriori rispetto a quelle riportabili sulla faccia anteriore del segnale, perché a tale funzione è specificamente previsto che assolvano i pannelli integrativi.
Le informazioni sul retro, dunque, non è - a mio parere - ragionevole possano ritenersi previste per prescrivere alcunché agli utenti della strada.
Perché, allora, è previsto che siano indicate? Ed a chi sono rivolte?
Sul perché, mi pare si possa ritornare alla suddetta divisione in "blocchi", che caratterizza l'art. 77, comma 7, cit..
Quanto al primo blocco, che riguarda le informazioni comuni ad ogni tipo di segnale verticale, oltre alla evidenza della prescrizione di cui alla lettera a), relativa all'ente proprietario della strada, parrebbe ragionevole ritenere che le notizie riguardanti il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale[6] ed il numero dell'autorizzazione concessa dal Ministero competente alla ditta per la fabbricazione dei segnali medesimi[7], abbiano precipuamente lo scopo di consentire, all'organo di vigilanza, di applicare le disposizioni degli artt. 192-194, Reg. CdS (e, nel caso, le sanzioni (anche) degli artt. 45, CdS e 195, Reg. CdS), mentre la indicazione relativa all'anno di fabbricazione[8], oltre a quanto appena detto, pare possa avere principalmente lo scopo di consentire, sempre a detto organo di vigilanza, le verifiche in ordine alla "durata" dei segnali, con particolare riferimento alle loro caratteristiche fotometriche e colorimetriche. Venendo al secondo "blocco", quello che più interessa queste note, relativo ai soli segnali verticali di prescrizione, è indubbio che in esso si trovi il riferimento ad una informazione di sicuro interesse anche per l'utente. Ma, ciò, in che senso? Nel limitato, limitatissimo, senso che le indicazione degli estremi dell'ordinanza di apposizione, rimandano, appunto, al provvedimento che legittima la presenza del segnale su strada. Perché "limitato, limitatissimo"? Perché, così credo, se detta indicazione - materialmente - manchi, ma l'ordinanza purtuttavia esista, il segnale, se sia violata la prescrizione che esso reca e rende conoscibile a chiunque, è legittima fonte di responsabilità per la sanzione amministrativa prevista dal CdS, e, per converso, se la indicazione - materialmente - esista ma, per qualsivoglia motivo, l'ordinanza, invece, manchi, la violazione della prescrizione (non legittimamente data) non può essere fonte di responsabilità per la sanzione amministrativa, di cui sopra.[9]
In realtà, dunque, sia per la collocazione fisica[10] per esse prevista, sia per il loro contenuto, appare ragionevole anzi che no opinare che i destinatarî delle "retro-indicazioni" non siano gli utenti della strada.
Del resto, la (intera) norma in questione, l'art. 77, reg. CdS[11], è posta in esecuzione ed attuazione di una ben specifica disposizione del CdS, l'art. 39, titolato Segnali verticali, che, dopo avere descritto la categorie in cui si dividono detti segnali (comma 1, lettere A, B e C), e dopo avere rinviato al regolamento per quanto attiene a forme, dimensioni, colori e simboli dei segnali stradali verticali e le loro modalità di impiego e di apposizione (comma 2), prevede (comma 3) una specifica sanzione[12] per coloro - purché diversi dagli enti proprietari delle strade [13] - che non rispettano le disposizioni del presente articolo e del regolamento. Il precetto munito di sanzione, insomma, è chiaramente rivolto ai soggetti diversi dagli enti proprietarî delle strade e la norma non dice alcunché, assolutamente alcunché, circa le conseguenze, sulla legittimità del segnale, del mancato rispetto delle disposizioni del presente articolo e del regolamento, tra cui, appunto, quella dell'art, 77, comma 7, cit. (mancato rispetto che, va ribadito, trova un sua propria, specifica, sanzione nel comma 3, art. 39, cit.).
Rimane invece fermo l'art. 38, CdS, che, al contrario, dopo avere imposto l'obbligo che Gli utenti della strada devono rispettare le prescrizioni rese note a mezzo della segnaletica stradale ancorché in difformità con le altre regole di circolazione, punisce espressamente chiunque violi tali prescrizioni, rimandando alle disposizioni dell'art. 146, CdS.
Dice sostanzialmente bene, poi, il Ministero delle Infrastrutture, cit., evidenziando che laddove il legislatore, dalla mancata apposizione sul segnale degli estremi autorizzativi, ne (sic - n.d.r.) ha voluto far discernere una vera e propria causa di inefficacia dello stesso, lo ha espressamente indicato, come per i segnali di cui all'art. 120 del Regolamento di esecuzione e di attuazione che al comma 1, lettera e), per i segnali di passo carrabile prevede: " ... la mancata indicazione dell'Ente e degli estremi dell'autorizzazione comporta l'inefficacia del divieto ...", anche se qualcuno potrebbe obiettare che le indicazioni prescritte da detta norma debbono essere riportate sulla faccia del segnale, e non sul retro (obiezione alla quale, oltre a quanto detto sopra, parrebbe agevole rispondere con la ovvietà che il rendere espresso, sulla faccia anteriore del segnale, il dato relativo agli estremi dell'autorizzazione, rende, da un lato, più complesso l'abuso da parte dell'interessato e, dall'altro, agevola sicuramente il còmpito dell'organo di vigilanza).
E dice non bene, ma benissimo, il Dicastero, cit., invocando a sostegno della propria - comunque condivisibile - posizione, .. anche la sentenza della Cassazione civile n. 6474 del 18.05.2000.
Ripeto: Cassazione civile n. 6474 del 18.05. … dell'anno 2000. Ed ecco così spiegato il riferimento - probabilmente altrimenti oscuro - del titolo, ad una soluzione già "agli atti".
Ciò che intendo dire, con evidente ed ammessa forzatura linguistica, è che della vexata quaestio in esame, in questi anni, si è occupata non soltanto la giurisprudenza di merito che ampio risalto ha ottenuto sui mezzi di informazione, specializzati e non, ma si è interessata anche, oggetto forse di non altrettanto consistente copertura mediatica, il Giudice di legittimità, con una decisione, quella appunto sopra citata, esemplare, che in poche e lucide righe fornisce cristalline indicazioni sulla corretta interpretazione della norma qui in esame.
Al ricorrente, infatti, che lamentava la violazione, appunto, dell'art. 77, comma 7, Reg. CdS, nonché insufficiente e contraddittoria motivazione per avere il pretore ritenuto irrilevante la mancanza, sul retro del segnale stradale che prescriveva il limite di velocità, di gran parte delle indicazioni obbligatorie prescritte dalla indicata disposizione, erroneamente opinando che la scritta "ANAS" ed il marchio della ditta che aveva fabbricato il segnale fossero sufficienti "per escludere che potesse trattarsi di un cartello abusivamente apposto", sostenendo che non essendo provata la legalità della prescrizione segnaletica, neppure risultava provata la … propria … responsabilità …, la Corte risponde riportando la questione nell'àmbito che le compete e, rilevato che Il pretore, con accertamento di fatto niente affatto illogico, ha ritenuto che il cartello fosse autentico, fa notare che Il ricorrente non assume che, in ragione della insufficienza delle indicazioni (sul retro) del segnale, egli non avesse potuto cogliere il contenuto della prescrizione (regolarmente raffigurata sul davanti), al cui rispetto era dunque tenuto, non essendo dall'art. 77, comma 7, reg. c.d.s. previsto che la omissione delle indicazioni formali dalla stessa disposizione contemplate esima l'utente della strada dall'obbligo di rispettare la prescrizione espressa dal segnale. Quelle indicazioni hanno infatti lo scopo di consentire agli stessi organi della pubblica amministrazione di controllare la regolarità della fabbricazione e della collocazione del segnale; e di rimuovere quelli apposti da soggetti che siano privi del relativo potere o che lo abbiano esercitato in violazione delle disposizioni che ne fissano le modalità di esercizio.
Che dire? Null'altro (in claris …), se non che la decisione della S.C. è non esattamente "di giornata"[14], ed invece assai più recenti sono le numerose decisioni di merito cui sopra ho accennato, che vanno di avviso esattamente opposto. Ora, se il Giudice può senza alcun dubbio permettersi di tenere in non cale gli orientamenti ministeriali (direttive, circolari, note, risposte a quesiti et similia) senza necessità di motivazioni particolari, le cose stanno un po' diversamente quando si tratti di principî di diritto promananti da chi a guardia della retta interpretazione della legge è posto, per cui delle due l'una: o quei (o alcuni di quei) Giudici di merito ignoravano il precedente di legittimità - il che è certo possibile e finanche comprensibile (ancorché si debba tendere a che ciò accada con la minor frequenza possibile), considerato il mare magnum della produzione giurisprudenziale in materia, ed allora è auspicabile che, essendo ora[15] esso ben altrimenti noto, vi si conformino[16], o, al contrario, quei (o alcuni di quei) Giudici hanno volutamente disatteso detto opinamento di legittimità - il che è certo possibile, anche se sarebbe buona regola il citarlo ed indicare con cura le ragioni per le quali si ritiene di non dovervisi attenere, ed è allora auspicabile che Essi rimeditino sulla loro posizione, in considerazione della particolarmente convincente argomentazione fornita dal Giudice di legittimità.

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1 Dopo la propria n. 7712/2002, che a propria volta segue un precedente avviso del Ministero dell'Interno.
2 Non mi è però chiarissimo, in realtà, se, nel caso proposto all'attenzione del Ministero, l'ordinanza esistesse (come parrebbe più verosimile) o non.
3 Addirittura, si è deciso che I segnali stradali debbono essere osservati anche se illegittimi, sotto il profilo dell'obbligo della comune prudenza, per evitare che l'altrui affidamento nella legittimità delle segnalazioni generi situazioni di pericolo. … Cass.pen., sez. V, n. 1409/82, in Cass.pen., 1983, 1847
4 Sempre che si acceda alla posizione, che non ho mai condiviso, che ritiene configurabile una "giurisprudenza del Giudice di pace": nozione, a mio sommesso avviso, scientificamente di dubbia sostenibilità, trattandosi di Ufficio Giudiziario polverizzato quant'altri mai sul territorio e non dotato di un Ufficio centrale del massimario.
5 Si potrà utilmente vedere, sull'argomento, Boccolini, F., Riflessioni e considerazioni sulla illegittimità o meno dello segnaletica stradale verticale di prescrizione priva di indicazioni formali, in Il Vigile Urbano, 2002, 1301
6 Lettera b)
7 Lettera d)
8 Lettera c)
9 Potendo però costituire fonte di altri tipi di responsabilità: … la situazione di illegittimità attinente l'irregolare apposizione di un segnale stradale se, nel caso di violazione della relativa prescrizione, esonera dalla responsabilità contravvenzionale (ovvero d'illiceità amministrativa), non esclude la responsabilità per delitto colposo, ove l'inosservanza dell'obbligo dettao dal segnale si sia posta come concausa dell'evento penalmente sanzionato. Cass.pen., sez. IV, n. 47/90, in Cass.pen., 1990, 482, e L'illegittimità di un segnale stradale impedisce che la violazione della relativa prescrizione sia punita come illecito; tuttavia, in caso di incidente stradale, tale violazione può essere addebitata come elemento di colpa, sotto il profilo della inosservanza di norme di comune prudenza. Cass.pen., sez. IV, n. 1003/82, in Cass.pen., 1983, 1422
10 Il retro del segnale
11 Che, tra l'altro, forse non va sottaciuto, è norma regolamentare e non legislativa.
12 Con rinvio (semplicemente) quoad poenam all'art. 38, comma 13, CdS
13 Ciò che porterebbe ad escludere la praticabilità, pure da alcuni auspicata, dell'addebito di sanzioni pecuniarie a carico degli Enti proprietarî per violazione del CdS.
14 Ecco, ripeto, il perché della forzatura relativa alla soluzione "agli atti".
15 Grazie anche al riferimento contenuto nella nota ministeriale qui in commento.
16 Naturalmente, se non abbiano serie motivazioni in diritto da opporre a quelle, per vero assai convincenti, espresse dalla S.C. in commento.




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