Dottrina - Sui segnali stradali privi di ordinanza sul retro

nota di G. Carmagnini (da Vigilare Sulla Strada" - Maggioli Editore)
Per gentile concessione dell'editore cui va il nostro ringraziamento.



La legittimità della segnaletica verticale in assenza delle indicazioni sul retro

La nota ultima del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (9/12/2004 n. 3773) offre l'occasione di tornare sul tema della regolarità della segnaletica verticale, anche in assenza delle indicazioni sul retro del cartello, come prescritte dall'articolo 77 del regolamento.
Alcune sentenze di merito, come al solito debitamente pubblicizzate dalla stampa a discapito di altrettante decisioni in senso nettamente contrario, avevano ingenerato la convinzione in molti che la segnaletica non a norma ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 77 del regolamento di attuazione del Codice della Strada fosse da ritenersi illegittima e che di conseguenza il verbale di accertamento della violazione alla norma pubblicizzata da un siffatto segnale fosse soggetto all'annullamento da parte dell'autorità investita della decisione del gravame.

Chi scrive ha sempre sostenuto l'infondatezza di tale tesi e sulle stesse motivazioni si è mosso il Ministero nella sua ultima circolare che ricalca in gran parte quanto già pubblicato in questo servizio in merito a tale problematica. In tempi non sospetti (18.11.2002 e anche in precedenza), scrivevo…

Domanda
Alla luce dell'art. 77, comma 7, i segnali stradali di prescrizione posti dall'Amministrazione privi dell'indicazione dell'ordinanza di apposizione sono da ritenersi illegittimi e quindi inefficaci?
Vorrei conoscere eventuali sentenze che sanciscono il contrario.

Risposta
Suppongo che il quesito scaturisca dalla preoccupazione derivante da recenti pronunce dei giudici di merito che hanno accolto le opposizioni di alcuni ricorrenti che avevano sollevata la questione relativa alla legittimità della segnaletica priva delle indicazioni di cui all'articolo 77 del regolamento del codice della strada.
Ritengo però, che la prescrizione dell'ultimo comma dell'articolo 77 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, sia improduttiva di effetti diretti sulla legittimità della segnaletica, e quindi dell'accertamento della violazione delle prescrizioni imposte da questa, in quanto il dettato è ordinatorio e non perentorio. In tal senso vale la pena ricordare che laddove il Legislatore ha voluto legare alla mancanza di elementi previsti dal regolamento un effetto sulla validità della segnaletica, lo ha fatto specificandolo, segnatamente all'articolo 120, comma 1, lettera e) del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, in relazione al segnale di "passo carrabile". È quindi pacifico che la presenza degli elementi previsti non assurge a crisma di legittimità della segnaletica, ma solo a strumento di eventuale facilitazione nel controllo della segnaletica.
Quindi, in buona sostanza, si conclude che il comma 7 dell'articolo 77 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 ha contenuto ordinatorio, per cui improduttivo di effetti sulla legittimità del segnale, ne spaventino le decisioni di alcuni Giudici di pace che per altro, in quanto negative, sono le uniche pubblicizzate dai media, mentre invece non avranno mai risonanza quelle che respingono un ricorso basato sulla stessa pretesa illegittimità del segnale.
Questo non significa che l'ente proprietario della strada debba rispettare il dettato dell'articolo 77, non fosse altro per evitare un inutile e dannoso contenzioso.

Oggi il Ministero sostiene che …

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Nota Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 9/12/2004 n. 3773
Richiesta informazioni - Segnali senza numero ordinanza sul retro: legittimità
Con riferimento alla nota a margine si comunica che l'art. 5 del Nuovo Codice della Strada attribuisce agli Enti proprietari di strade il compito di provvedere alla regolamentazione della circolazione con ordinanze motivate e rese note al pubblico mediante i prescritti segnali.

Le ordinanze hanno essenzialmente lo scopo di legittimare la collocazione dei segnali e per fissare termini di decorrenza del provvedimento connesso, anche in funzione dell'art. 37 del citato codice che, al comma 3, prevede il ricorso contro i provvedimenti e le ordinanze che dispongono o autorizzano la collocazione di segnaletica entro un termine che decorre proprio dallo stesso provvedimento.
L'utente della strada, ai sensi del comma 2 dell'art. 38 del Nuovo Codice della Strada è tenuto comunque al rispetto delle prescrizioni imposte con la segnaletica presente su strada, ed è soggetto alle eventuali conseguenze sanzionatorie, dal momento che i segnali, in quanto installati, esplicano comunque la loro funzione.
La mancata apposizione degli estremi dell'ordinanza, nella fattispecie in esame, non costituisce presupposto idoneo a rendere il divieto inefficace.
Di converso, laddove il legislatore, dalla mancata apposizione sul segnale degli estremi autorizzativi, ne ha voluto far discernere una vera e propria causa di inefficacia dello stesso, lo ha espressamente indicato, come per i segnali di cui all'art. 120 del Regolamento di esecuzione e di attuazione che al comma 1, lettera e), per i segnali di passo carrabile prevede: " ... la mancata indicazione dell'Ente e degli estremi dell'autorizzazione comporta l'inefficacia del divieto ...".
A sostegno di tale posizione si richiama anche la sentenza della Cassazione civile n. 6474 del 18.05.2000.

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È chiaro che la risposta del Ministero ha pienamente rispecchiato il pensiero dello scrivente (si vedano le evidenziazioni in neretto), espresso ben due anni prima rispetto alla emanazione della nota stessa.
Per altro, già in precedenza, ma sempre successivamente alla risposta di chi scrive, il Ministero si era così espresso in maniera più laconica, poi integrando la nota del dicembre 2004 (vedi sopra) con il riferimento all'articolo 120 del regolamento:

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Risoluzione Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 10/12/2002 n. 2321/Segr./3427
Valore delle indicazioni prescritte sul retro dei segnali stradali verticali e loro legittimità
In esito a quanto richiesto con la nota a riferimento (del Comune di Verona Ndr), qui pervenuta per il tramite del Ministero dell'interno, si forniscono le seguenti informazioni. L'art. 5 del d.lgs. 285/92 attribuisce agli enti proprietari delle strade il compito di provvedere alla regolamentazione della circolazione con ordinanze motivate e rese note al pubblico mediante i prescritti segnali stradali. Le ordinanze hanno essenzialmente lo scopo di legittimare la collocazione dei segnali e per fissare termini di decorrenza del provvedimento connesso, anche in funzione dell'art. 37 del citato codice che, al comma 3, prevede il ricorso contro i provvedimenti e le ordinanze che dispongono e autorizzano la collocazione della segnaletica entro un termine che decorre proprio dello stesso provvedimento. In ogni caso, ai sensi dell'art. 38, comma 2 del c.d.s. l'utente della strada è tenuto comunque al rispetto delle prescrizioni imposte con la segnaletica presente sulla strada ed alle eventuali conseguenze sanzionatorie, dal momento che i segnali, in quanto installati, esplicano comunque la loro funzione.
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Vi è da dire che già alcuni giudici di pace, forse più attenti alla sostanza della disposizione regolamentare, avevano concluso correttamente e su tale piano si era già mossa la Cassazione nel 2000, occupandosi tra l'altro anche della questione di cui si tratta.

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SENTENZA
Cassazione Civile Sent. n. 6474 del 18-05-2000
omissis
2.1. Col secondo motivo viene denunciata violazione dell'art. 77, comma 7, del regolamento di esecuzione e di attuazione del codice della strada, nonché insufficiente e contraddittoria motivazione per avere il pretore ritenuto irrilevante la mancanza, sul retro del segnale stradale che prescriveva il limite di velocità, di gran parte delle indicazioni obbligatorie prescritte dalla indicata disposizione, erroneamente opinando che la scritta "ANAS" ed il marchio della ditta che aveva fabbricato il segnale fossero sufficienti "per escludere che potesse trattarsi di un cartello abusivamente apposto". Sostiene che, non essendo provata la legalità della prescrizione segnaletica, neppure risultava provata la responsabilità dell'Esposito.
2.2. Anche tale censura è infondata.
Il pretore, con accertamento di fatto niente affatto illogico, ha ritenuto che il cartello fosse autentico.
Il ricorrente non assume che, in ragione della insufficienza delle indicazioni (sul retro) del segnale, egli non avesse potuto cogliere il contenuto della prescrizione (regolarmente raffigurata sul davanti), al cui rispetto era dunque tenuto, non essendo dall'art. 77, comma 7. reg. c.d.s. previsto che la omissione delle indicazioni formali dalla stessa disposizione contemplate esima l'utente della strada dall'obbligo di rispettare la prescrizione espressa dal segnale. Quelle indicazioni hanno infatti lo scopo di consentire agli stessi organi della pubblica amministrazione di controllare la regolarità della fabbricazione e della collocazione del segnale; e di rimuovere quelli apposti da soggetti che siano privi del relativo potere o che lo abbiano esercitato in violazione delle disposizioni che ne fissano le modalità di esercizio.
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Il Giudice di pace di Centuripe (1), rifacendosi ai principi giurisprudenziali noti agli addetti ai lavori, respingeva il ricorso ritenendolo basato su motivi pretestuosi. Invece, una volta stabilito che il segnale è stato apposto a seguito di un'ordinanza, come dispone il codice della strada, deve essere valutato se questo sia idoneo a rendere edotto l'utente della strada della particolare norma di comportamento prevista dalla legge; per il giudice, l'assenza delle indicazioni previste dall'articolo 77 del Codice della strada non è idonea a determinare l'illegittimità e la non validità del segnale, ma si risolve in una semplice irregolarità amministrativa. Il giudicante, richiamandosi alla dottrina maggioritaria, conferma che un atto amministrativo è irregolare quando viola una norma di minore rilievo, ovvero quando è affetto da una imperfezione di limitata gravità, che lo rende non tanto invalido, quanto invece soltanto irrituale. Per il giudice, un diverso orientamento peccherebbe di eccessivo formalismo, mentre invece è essenziale tenere presente la sostanza. Infatti, se può essere vero che le iscrizioni dei dati sul retro del cartello possono costituire per l'utente una garanzia di autenticità della segnaletica, è altrettanto vero che questo può essere utile in una grande città, dove la notevole estensione del territorio può rendere molto difficile, se non impossibile, la vigilanza e il controllo del segnale stradale da parte delle autorità, ma questo non può valere in una piccola città dove il cartello, collocato in piazza del Duomo, è agevolmente oggetto di continua vigilanza da parte della polizia municipale. Quindi, sulla base di questi motivi, il giudice di pace di Centuripe ritiene che i motivi addotti dal ricorrente non appaiono idonei ad inficiare la legittimità e l'efficacia della segnaletica.
Alle stesse conclusioni era pervenuto il giudice di pace di Padova che, in relazione alla mancanza delle indicazioni sul retro del segnale ai sensi dell'articolo 77 del regolamento di esecuzione del Codice della strada, la definiva come una mera irregolarità formale, inidonea ad inficiare l'efficacia della segnaletica.

Tra le altre citiamo anche la sentenza del Giudice di Pace Vicenza 25/6/2003 n. 380 massimata su questo servizio.
(1) Giudice di Pace Centuripe 29/9/2003 n. 74.


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